I fantamiliardi dell’Europa: ora un’altra stretta al bilancio statale, vero Mr Tremonti?

Basta la parola. Seicentomila miliardi. E la Borsa esplode in giubilo. Una scena già vista. I mercati non funzionano sulla base di criteri oggettivi, ma di emozioni. Ai mercati basta suggerire le paroline giuste, salvo poi venir scoperti in flagrante.

Ecco perché già la scorsa settimana il Ministro Tremonti ha annunciato la manovrina autunnale di 25 miliardi di euro – avete letto bene, 25… – che si abbatteranno come una scure sul più che emendato bilancio statale. A cosa si dovrà far a meno, d’ora in poi? Abbiamo tagliato anche i cori lirici. Non resta che il Palazzo (che sia la volta buona?).

Di fatto, senza una strategia di ristrutturazione del debito – pubblico e pèrivato – non se ne esce. I cittadini, ed è una costante per tutti i paesi dell’Eurozona, non hanno riserve: hanno sinora vissuto a debito, più o meno come lo Stato. Comprare una macchina o una casa, un televisore al plasma piuttosto che l’I-phone, è possibile solo facendo debito. La società occidentale non riesce più a creare sufficiente ricchezza per mantenere il proprio status né per ripagare il debito. Questo il punto cruciale: la produzione di ricchezza è inceppata. I piccoli e medi imprenditori o rinnovano o sono fuori; possono tutt’al più esternalizzare, ovvero trasferire la ‘baracca’ laddove il costo della manodopera è basso. A produrre qui in Europa, nell’Europa dell’ovest, quella dell’Euro, non si crea valore aggiunto. In primis perché non il proprio prodotto non permette ulteriori margini di sviluppo e diversificazione. Buona parte del settore manifatturiero italiano è in questa situazione, e subisce naturalmente la concorrenza cinese contro la quale non può opporrre alcuna strategia difensiva. Anche il grande capitale estero è in fuga: in Italia almeno una decina di casi eclatanti, fra cui quello della chimica (LyondellBasell – caso giunto alla ribalta nazionale in questi giorni per il rischio chiusura degli impianti di Terni, in realtà società multinazionale in crisi sin dal 2008, dai giorni del primo ‘mostro’ della crisi, durante i quali la LyondellBasell USA chiese l’ammissione al Chapter 5, l’amministrazione controllata).

E allora basta con i festeggiamenti. L’accordo raggiunto in Ecofin ha in realtà sancito:

  1. la fine delle politiche keynesiane di stimolo della domanda aggregata sostituite da un rigido monetarismo sganciato dall’economia reale e rivolto alla sola conservazione di valore della moneta;
  2. l’inizio del governo della BCE, vero soggetto politico della UE, sovraordinato agli organi istituzionali – Commissione, Consiglio, Parlamento – sganciato da qualsiasi dinamica democratica e dotato ora anche di potere di intervento sui mercati mediante la pratica del quantitative easing e di emissione di eurobond che impegneranno tutti i paesi aderenti all’Unione.

La sbornia durerà poco e i banksters torneranno a cannoneggiare qualche altro paese che viene appena dopo la Grecia. Ora sanno che paga l’Unione e che non c’è fine al (fanta)fondo di garanzia. Tanto basta fare dei clic su un computer: si chiama ‘finanza elettronica’, signori.