In Germania l’antieuro si fa partito

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Oramai è opinione comune il fatto che la cura tedesca per la crisi del debito è tale da ammazzare il paziente. Le regole che l’Unione Europea si è data per ravvicinare le politiche finanziarie non erano frutto di decisioni prese ‘in prossimità’ del cittadino europeo, bensì nei lontanissimi palazzi a Bruxelles. Il Parlamento Europeo è percepito più come una fabbrica di burocrazia, che come il luogo della rappresentanza popolare. Senza discussione, l’euro è non solo una moneta senza Stato, ma è anche una moneta senza popolo.

A Sud, nei paesi soggetti alle stringenti regole della Trojka, esplode la crisi, la disoccupazione; il malcontento sociale, e addirittura la miseria, riesce a coinvolgere pure il ceto medio. I PIIGS muoiono sotto il peso del loro debito a causa dei tagli alla spesa operati dai governi ‘fedeli alla linea’ di Bruxelles, che è poi quella linea economica che subodora della ideologia tedesca della ‘svalutazione salariale’ (una svalutazione interna eseguita con la compressione dei salari a sua volta ottenuta con una maggiore tassazione – specie quella ‘erga omnes’ come l’IVA – o con dei tagli effettivi alla quota salari, come è avvenuto in Grecia). La cura da cavallo è tale da schiantare le economie dei paesi dell’eurozona. E’ una ricetta profondamente sbagliata. Di base contiene l’idea che l’inflazione sia un male assoluto da combattere con ogni mezzo. La fede nell’indicatore macroeconomico rende ciechi. Nei paesi del sud Europa non c’è inflazione, se non quella importata con i prodotti petroliferi. Senza inflazione, l’economia è costretta a contrarsi. La mano pubblica usa il raccolto della tassazione per coprire un debito garguntesco, non investe e non paga i fornitori. A catena si innesca la chiusura delle aziende e la disoccupazione.

Questa è la realtà in paesi come Spagna, Portogallo, Italia e Grecia. In Germania, invece, l’opinione pubblica è terrorizzata di dover rinunciare alla propria ricchezza per pagare il debito dei ‘maiali’. Così la politica cieca di Merkel e della Buba, che in realtà uccide l’Unione monetaria, in patria è intesa come pericolosamente europeista. Un paradosso. In vista delle elezioni di settembre 2013, la tensione contro l’euro è destinata ad aumentare. Tanto che è nato un partito antieuropeista chiamato ‘Alternativa per la Germania’:

A guidare il nuovo partito tedesco, che raccoglie l’eredità del partito euroscettico “Liberi elettori”, c’è l’economista Konrad Adam e l’ex numero uno della Cancelleria del Lander Assia, Alexander Gauland. Il fondatore di “Liberi Elettori” Hans Olof Henkel è infatti uno dei firmatari del nuovo partito, convinto sostenitore del separatismo, tanto che ha spesso auspicato la creazione di un’Europa del nord ed un’Europa del Sud (L’euroscetticismo approda in Germania. Nasce il partito separatista).

Uno dei fondatori del movimento è un giornalista, Konrad Adam. E’ stato redattore della FAZ. Oppure troviamo l’ex sottosegretario del Primo Ministro democristiano dell’Assia, Alexander Gauland. Adam è nato nel 1942, Gauland nel 1941. E’ un partito di signori attempati, di anziani teorici del nulla. Hans-Olaf Henkel, altro fondatore, ex presidente della Confindustria tedesca e forse figura di spicco del movimento/partito, è anche lui nato nel 1940. E’ stato colui che per primo è giunto a teorizzare, nel Novembre 2010, una suddivisione dell’eurozona a due velocità: un euro forte del nord (per i paesi quali Germania, Benelux, Austria, Finlandia e Irlanda, ritenuti in grado di rispettare la disciplina finanziaria), un euro debole per i paesi del sud, capeggiati dalla Francia (!). Henkel considera i trattati sullo scudo dell’euro come dei veri e propri colpi di Stato, aperte violazioni dei trattati istitutivi dell’eurozona.

E’ evidente anche nel linguaggio la profonda cesura fra nord e sud Europa. A nord le novità in politica provengono da attempati signori che gridano al colpo di Stato per quei deboli tentativi di istituire una politica comunitaria in materia di finanza pubblica; a sud le piazze e le istituzioni sono presi d’assalto (democraticamente e non) dai giovani senza lavoro, prime vittime della crisi. In entrambi i casi chi va in fiamme è la casa comune europea.

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Nessun accordo per salvare l’Europa

Tutti d’accordo che l’euro e l’Europa vadano salvati ma accordo zero su come debbano essere salvati. Scrivono su Le Monde che la distanza d’opinione fra Merkel e Sarkozy sia abissale e che l’incontro di oggi abbia sancito l’isolamento del presidente francese, spiazzato dalle dichiarazioni di Mario Monti, a sorpresa orientato sulla lughezza d’onda di Berlino.

Riporto e traduco un articolo di Le Monde che riassume le diverse posizioni dei leader europei.

Tratto da Le Monde, 25/11/2011, traduzione propria

Angela Merkel : la riforma dei trattati

Angela Merkel ha fatto della riforma dei trattati europei la conditio sine qua non per il nuovo sforzo di solidarietà. Per lei, questa revisione “limitata” è quella di scrivere nella pietra i principi della disciplina di bilancio tanto cara alla Germania.

Per integrare ulteriormente il governo economico della zona euro, la Cancelliera domanda nuovi trasferimenti di sovranità di bilancio. Essa propone, tra l’altro, di rendere possibile il deferimento alla Corte di giustizia europea contro gli Stati non in grado di soddisfare il patto di stabilità. Prima del Consiglio europeo del 9 dicembre, che può essere preceduto da un picco [negativo] nella zona euro, la signora Merkel sta cercando di convincere i suoi partner, piuttosto divisi sull’utilità e le modalità di tale revisione. Il processo è lungo e complicato, potrebbe anche fallire in fase di ratifica, se si ricorda la triste esperienza della Costituzione respinta da Francia e Olanda nel 2005. La Francia, riluttante in un primo momento, vuole allargare il dibattito a favore della convergenza economica e fiscale. Essa propone la fine dell’unanimità in materia fiscale.

Nicolas Sarkozy : costruire il firewall BCE

Per Nicolas Sarkozy, come molti leader della zona euro, la Banca centrale europea (BCE) dovrebbe essere trasformata in un prestatore di ultima istanza dell’unione monetaria. Sarebbe un modo per allineare la sua azione con quella di altre banche centrali come la Federal Reserve e la Banca d’Inghilterra, molto attive nel sostenere i loro stati. Visti da Parigi, ma anche da Londra e Washington, la BCE è oggi l’unica in grado di calmare la crisi, così come il fondo di salvataggio costituito da un anno potrebbe essere rafforzato nel tempo. La Germania si oppone a questa visione e obbietta che i Trattati europei vietano alla banca centrale di ‘far camminare la macchina da stampa‘ per tirare fuori dai guai gli stati. Ansioso di difendere la sua indipendenza, Mario Draghi , il presidente della BCE dopo la partenza di Jean-Claude Trichet il 1 ° novembre, ha avvertito che gli interventi in corso della Banca dal Maggio 2010 che hanno comprato il debito dei paesi in difficoltà, sarebbero stati temporanei. La questione divide il consiglio di amministrazione dell’istituto in cui una grande minoranza, guidato da Jens Weidman, presidente della Bundesbank, si oppone a eventuali cambiamenti nel ruolo della BCE.

José Manuel Barroso: eurobbligazioni e federalismo

José Manuel Barroso , presidente della Commissione europea, ha proposto Mercoledì 23 novembre di passare ad una più o meno completa condivisione dei debiti europei. L’introduzione delle obbligazioni in euro hanno il vantaggio di facilitare il finanziamento dei paesi a basso costo in difficoltà. A Bruxelles, questa opzione è considerata possibile solo se messa in atto un vero e proprio sistema integrato di sorveglianza di bilancio. Senza attendere, la Commissione ha inoltre proposto Mercoledì che gli Stati e il Parlamento europeo si dotino di nuovi poteri di controllo dei progetti di bilancio dei paesi in disavanzo eccessivo, anche prima della approvazione dei bilanci da parte dei parlamenti nazionali.

“Senza una più forte governance economica, sarà difficile se non impossibile, mantenere una moneta comune“, ha avvertito Barroso. L’obiettivo è quello di placare Germania, Finlandia e Paesi Bassi. Per questi paesi, gli Eurobonds sono suscettibili di favorire il lassismo dei meno virtuosi. Angela Merkel, che ha respinto sin dall’inizio della crisi l’istituzione di un tale meccanismo, ha descritto Mercoledì come “estremamente inappropriate” le proposte della Commissione.

David Cameron : contro un’area euro onnipotente

David Cameron, il primo ministro britannico, teme la creazione di una Europa a due velocità, guidata da una unione monetaria più integrata. Le sue preoccupazioni sono condivise dalla maggior parte degli Stati dell’Europa centrale, Polonia in testa, la cui adesione all’euro è ritardata a causa della crisi del debito. Ansioso di non essere emarginati, ma tenendo i piedi più che mai lontani da l’euro, il Regno Unito ha affermato il diritto di rivedere alcune decisioni dell’unione monetaria, in particolare nel regolamento finanziario. David Cameron ha avvertito che in caso di aggiunta di nuova revisione dei trattati, il partito più conservatore ed euroscettico è sicuro che chieda il rimpatrio dei poteri trasferiti da Londra a Bruxelles. Questa posizione è un anatema per i suoi partner, a cominciare da Nicolas Sarkozy. “Sarebbe stato meglio tacere“, ha fatto sapere il presidente francese in un recente Consiglio europeo, circa i consigli del sig Cameron. Se la riforma del trattato dei 27 sembrerebbe essere impossibile, a causa degli inglesi, i francesi sono i soli a considerare la possibilità di un trattato tra i soli paesi della zona euro. Una sorta di zoccolo duro, a condizione che l’euro superi la crisi.

[scritto da Philippe Ricard (Bruxelles, Ufficio europeo) per Le Monde, tradotto in italiano da cubicamente]