Fini ad personam

Fini dixit: il garantismo è un principio sacrosanto, ma mai e poi mai può essere considerato una sorta di immunità permanente. Ecco, ditemi come si fa a dire questo e allo stesso tempo contemplare l’ipotesi di votare nuovamente il Lodo Alfano o il Legittimo Impedimento, come spiegato ieri dal palco di Mirabello dal Presidente della Camera. Tanto per dire, come si fa a cospargersi il capo di cenere sulle leggi a personam e poi sostenere la necessità di “leggi che tutelano il capo del governo, non la cancellazione dei processi, ma la loro sospensione”. Poiché, a mio modesto avviso, la differenza che passa fra tutelare la funzione del presidente del Consiglio e tutelare Berlusconi risiede soltanto nel fatto che l’eventuale leggina resta mentre Berlusconi passa (o passerà). Insomma, B. è del tutto transitorio, mentre quella legge, che non potrà che essere costituzionale, sarà una modifica permanente al nostro ordinamento. Tale da creare cioè un super primo ministro, immune alla giustizia, una carica rifugio dalla presunta persecuzione dei magistrati. Ecco, questo è il dubbio: perché consegnargli ancora l’illusione di essere un perseguitato? Perché sostenere ancora – anche chiamandosi fuori dalla mischia dei proni sudditi della corte – il teorema della magistratura politicizzata, delle toghe rosse, questa enorme balla?

Affinché quello di Mirabello si possa definire veramente ‘strappo’, Fini avrebbe dovuto affermare chiaramente che chi si candida alle urne come nuovo Presidente del Consiglio non deve avere pendenze con la giustizia. Ma non l’ha detto.

(Qualcuno ha però notato la citazione a fine discorso di Ezra Pound, poeta americano che visse in Italia durante il ventennio, particolarmente amato dai giovani missini – e si presume anche dal giovane missino Fini – poiché apertamente schierato per il fascismo:

“Se un uomo non è disponibile a correre qualche rischio per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla o è lui che non vale nulla.”

Tanto per dire, la destra…)