Censurare Internet, il Governo prepara il decreto.

Così i fan di Tartaglia su Facebook hanno innescato la reazione governativa che testé ha rispolverato una serie di misure che il Ministro dell’Interno teneva nel cassetto, misure inapplicabili, pena la limitazione della libertà d’espressione, ovvero della libertà di internet.
Ecco cosa studia Maroni:
– attribuzione al Gip e non al Pm del compito di avviare la procedura giudiziaria;
– sanzioni pecuniarie;
– filtri alla libera navigazione.
Ora, quali diritti viola l’attribuzione al Gip di questa competenza? Il diritto alla difesa è garantito? Le sanzioni pecuniarie saranno applicate come provvedimento amministrativo, quindi a prescindere dal giudizio di un Tribunale, oppure verrà garantito il diritto a un giusto processo? Iil decreto rispetterà il quadro normativo definito recentemente dal Parlamento Europeo attraverso il Pacchetto Telecom e il famigerato Emendamento 138? I filtri sono sostanzialmente censura. Vietano all’utente, al netizen, di frequentare liberamente il web, ovvero di scegliere i siti e i contenuti che più preferisce.
L’articolo di Michele Ainis pubblicato su La Stampa.it pone in luce alcuni aspetti significativi che meritano di essere sistematizzati qui di seguito:

  • tre fattori per parlare di libertà d’espressione che minaccia la libertà e la dignità personale

– posizione del parlante;
– il mezzo che si usa per parlare;
– dipende da cosa dico;

  • due condizioni:

– sussistenza di una specifica intenzione delittuosa;
– pericolo immediato.

Le domande da porsi a questo punto sono le seguenti: 1) la posizione dei fan all’interno dei gruppi su Facebook che inneggiano a Tartaglia, quale è? Quella di semplici individui che chiacchierano come se fossero al bar, oppure di persone che rivestono una determinata responsabilità? 2) Il mezzo scelto, ovvero Facebook, ha davvero attendibilità? Una minaccia al (finto) premier scritta su Facebbok ha lo stesso valore di una lettera minatoria o di una informativa del servizio segreto che annuncia attentati contro di lui? 3) la minaccia può davvero essere raccolta e trasformata in azione? 4) Esiste cioè l’intenzione concreta di procurare un danno? E il pericolo è imminente?
Naturalmente la risposta è implicita nella superficialità di un mezzo come Facebook. I rapporti che si formano nel social network non è detto siano rapporti di amicizia effettivamente praticati. L’amicizia su Facebook può significare semplice affinità. Magari pure di migliaia di persone che mai si sono viste in faccia, e mai si vedranno. E pure ciò che si dice può non avere il valore di una espressione seria ed essere puramente occasionale, priva di profondità e di ragionamento; in una parola, futile. Questo dovrebbero cercare di considerare, i titolari dell’esecutivo. Dovrebbero dare il giusto peso alle parole, e verificare quando esse preludono all’azione. Sul web, la parola è quasi sempre scissa dall’azione. E la condanna solo sulla base di una parola, è una condanna preventiva che ricorda i peggiori regimi politici.

    • Giovedì il Consiglio dei ministri esaminerà nuove, più rigide norme sulle manifestazioni e su internet. Lo ha annunciato il ministro degli Interni Roberto Maroni, parlando di "misure più adeguate e urgenti" per cui è ipotizzabile che il governo agisca per decreto

    • Tra i provvedimenti in esame, a quanto è dato di sapere, ci sarebbero: l’attribuzione al Gip del compito di adottare provvedimenti cautelari quando si ravvisi l’urgenza di un intervento, sanzioni pecuniarie per chi commette in rete istigazione a delinquere e apologia di reato e persino il tentativo di rendere più difficoltosa la navigazione sul web verso quei siti che istigano alla violenza o fanno apologia di reato, attraverso una serie di filtri

    • sarebbero state messe sul tavolo tutte le difficoltà di un intervento che andrebbe ad incidere, come ha ammesso lo stesso ministro, sulla libertà personale e sulla privacy dei cittadini, arrivando dunque alla conclusione che l’unica possibilità concreta è quella di cercare di rendere più difficoltosa la navigazione verso certi siti

    • dove i "filtri" già esistono (come in Cina, in Iran negli Emirati Arabi Uniti) la navigazione verso quei siti diventa impossibile. Nel caso di Facebook, ad esempio, per rendere irraggiungibile una singola pagina, si finirebbe per mettere off limits l’intero network

    • ruolo del Gip, il suo intervento sarebbe ipotizzato nei casi in cui c’è la necessità di evitare che sul web si compiano attività di istigazione a delinquere e apologia di reato. L’informativa degli investigatori che monitorano costantemente la rete non arriverebbe più ai pm ma direttamente ad un giudice che, con un provvedimento motivato, ordinerebbe agli amministratori la chiusura del blog, del sito o del gruppo

    • Lo squilibrato che ha ferito Berlusconi raccoglie 50 mila fan tra i navigatori della Rete. Significa che la Rete è a sua volta squilibrata? Significa che ha urgente bisogno di una camicia di forza, o almeno d’una museruola? Calma e gesso, per favore. E per favore smettiamola d’invocare giri di vite e di manette sull’onda dell’ultimo episodio che la cronaca ci rovescia addosso.

    • come ha scritto il giudice Holmes nella sua più celebre sentenza, vecchia ormai di un secolo – la tutela più rigorosa della libertà d’espressione non proteggerebbe un uomo che gridasse senza motivo «al fuoco» in un teatro affollato, scatenando il panico. Insomma, dipende

    • dipende dall’intreccio di tre fattori differenti

    • In primo luogo, gioca la posizione del parlante. Altro è se racconto le mie ubbie agli amici raccolti attorno al tavolo di un bar, altro è se le declamo a lezione, soffiandole all’orecchio di fanciulli in soggezione davanti alla mia cattedra

    • nei manuali di diritto si distingue tra «manifestazione» ed «esternazione» del pensiero. La prima è una libertà, riconosciuta a ogni cittadino; la seconda è un potere, vale per i cittadini investiti di pubbliche funzioni, e ovviamente copre uno spazio ben più circoscritto. Ma non c’è potere in Internet. C’è solo libertà

    • In secondo luogo, dipende dal mezzo che uso per parlare. Il medesimo aggettivo si carica d’assonanze ora più forti ora più fioche se lo leggo su un giornale che ho scelto d’acquistare, oppure se mi rimbalza dentro casa quando accendo la tv. Ma è un’edicola la Rete? No, e non ha nemmeno l’autorità dei telegiornali. È piuttosto una piazza, sia pure virtuale. Un luogo in cui si chiacchiera, senza sapere bene con chi stiamo chiacchierando

    • Le chiacchiere, poi, hanno sempre un che d’aereo, di leggero

    • sono sempre parole in libertà. Meglio: sono lo specchio dei nostri umori, dei nostri malumori. Sbaglieremmo a infrangere lo specchio

    • E in terzo luogo, certo: dipende da che cosa dico. Se metto in palio mille dollari per chi procurerà lo scalpo di Michele Ainis, probabilmente offendo la legge sulla tutela degli scalpi, e in ogni caso lui avrebbe qualcosa da obiettare. Ecco infatti la soglia tra il lecito e l’illecito: quando la parola si fa azione, quando l’idea diventa evento

    • a due condizioni, messe nero su bianco da decenni nella giurisprudenza americana: che vi sia una specifica intenzione delittuosa; che sussista un pericolo immediato

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