Finanziamento Partiti: la riforma Letta e il trucco dell’inoptato

Secondo il progetto di riforma preparato dal Governo Letta, uno dei meccanismi che dovrebbe regolamentare il Finanziamento dei partiti politici sono il 2xmille e le detrazioni d’imposta per le cosiddette erogazioni liberali. Fondamentalmente lo schema del disegno di legge somiglia a quanto proposto dal democratico Walter Tocci ma con alcune sostanziali differenze. La prima, la più evidente, che ha fatto insorgere l’ala dura del M5S: il meccanismo del 2xmille studiato dal governo somiglia molto al sistema dell’8xmille che regola le distribuzioni dei soldi della tassa sul reddito alle organizzazioni religiose, specie per la parte in cui si regola la gestione dell‘inoptato. L’inoptato è l’insieme delle somme che non sono state disposte ad alcuno semplicemente perché il contribuente non ha espresso la sua volontà. Il ministro Orlando (PD), intervistato da SkyTg24, ha cercato invano di sostenere la propria affermazione secondo cui nel 2xmille non ci fosse alcuna traccia di meccanismo distributivo automatico dell’inoptato in stile 8xmille. Orlando si è letteralmente arrampicato sugli specchi.

Va da sé che il testo del DDL non è ancora pubblico e qualsiasi ragionamento in proposito è difficile da fare. Perciò dobbiamo fidarci (ed è una bella sfida) di quanto riportano i giornali online stasera. Secondo il Fatto Quotidiano, il provvedimento del governo Letta ha il trucco: la parte di tassazione inoptata viene distribuita tra i partecipanti proporzionatamente alle scelte ricevute. Tutto il contrario di quel che accade con il 5xmille (una formula di democrazia fiscale dedicata agli enti privati e pubblici specie del terzo settore), in cui l’inoptato viene trattenuto dallo Stato per la spesa corrente (e spesso il 5xmille legittimamente disposto dal contribuente non viene nemmeno pagato). La proposta Tocci non contiene alcuna norma in proposito. Se Tocci e gli altri firmatari non hanno inserito norme in proposito, è evidente che l’intenzione del legislatore è quella di non ammettere che l’inoptato sia suddiviso proporzionalmente alle scelte effettivamente praticate. Ciò eviterebbe di gonfiare in maniera spropositata la quota di tassazione da suddividere fra gli aventi diritto.

Ho chiesto al Senatore Tocci – via Facebook – di specificare cosa intende fare in merito. In attesa della risposta – che pubblicherò su questa pagina non appena l’avrò ricevuta – è utile segnalare due ulteriori aspetti che differenziano la proposta Tocci e il disegno di Legge del Governo: 1) la percentuale di tassazione da disporre per ogni contribuente è dell’uno per mille (governo Letta: 2xmille); 2) la proposta Tocci pone il tetto dei 50000 euro annui alle erogazioni liberali (governo Letta: nessun limite, ma introduce la formula della detrazione – 52% sino a 5000 euro, 26% sino a 26000 euro; nulla per cifre superiori, che pure possono essere donate); 3) la proposta Tocci intende regolare, con le medesime modalità definite per i partiti, il finanziamento delle fondazioni (governo Letta: non dispone nulla in merito); 4) gli aventi diritto sono tutti quei partiti che hanno superato l’1% di voti (governo Letta: ogni partito che ha eletto almeno un rappresentante).

Per un confronto:

proposta Tocci

il comunicato stampa del Governo sul DDL di riforma

Proposta Letta, la gestione dell’inoptato:

Art. 4 – (Destinazione volontaria del due per mille dell’imposta sul reddito)

Le destinazioni di cui al comma precedente sono stabilite sulla base delle scelte effettuate dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi mediante la compilazione di una scheda recante l’elenco dei soggetti aventi diritto. Il contribuente può indicare sulla scheda un unico partito o movimento politico ovvero può dichiarare che intende mantenere il 2 mille della propria imposta a favore dello Stato. In caso di scelte non espresse, la quota di risorse disponibili, nei limiti di cui al comma 4, è destinata ai partiti ovvero all’erario in proporzione alle scelte espresse. Nel caso di cui al periodo precedente, la ripartizione di risorse fra i partiti e movimenti politici è effettuata in proporzione ai voti validi conseguiti da ciascun avente diritto nelle ultime consultazioni elettorali per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

Scarica la bozza del disegno di legge finanziamenti-partiti

Walter Tocci risponde a Yes, political! sul meccanismo dell’inoptato

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Finanziamento Partiti, la Proposta Tocci è disegno di legge

La pancia dei gruppi parlamentari del PD continua a produrre la propria proposta legislativa in merito ai temi caldi della politica, specie quelli cari ai professionisti della retorica anti-casta. Mentre il M5S si lacera intorno alle parole del Capo Comico, pronto a bruciare persino l’idolo Ro-do-tà, gli indisciplinati hanno trasformato quella che era una semplice proposta in un vero e proprio disegno di legge inerente alla riforma del Finanziamento dei Partiti. La famosa (per chi legge questo blog, almeno) Proposta Tocci.

Walter Tocci è senatore del PD. E’ stato eletto alle primarie per i parlamentari lo scorso Dicembre. Ma è anche un navigato parlamentare, reduce delle legislature XIV, XV e XVI. E’ tutt’altro che da rottamare. Ha avuto un’idea per modificare la disciplina dei rimborsi elettorali, l’ha pubblicata sul suo blog, l’ha discussa in rete insieme ad altri – specie dell’area degli indisciplinati di Civati – ed oggi l’ha proposta all’aula con la firma di Monica Cirinnà, Giuseppe Civati, Paolo Corsini, Erica D’Adda, Antonio Decaro, Nicoletta Favero, Elena Fissore, Paolo Gandolfi, Marianna Madia, Corradino Mineo, Massimo Mucchetti,  Luca Pastorino, Alessia Rotta, Sandra Zampa.

Il provvedimento prevede tre strumenti per ripartire della libera scelta dei cittadini: il contributo pari all’uno per mille del gettito Irpef da ripartire secondo le indicazioni dei contribuenti; il credito d’imposta per le libere donazioni private con massimali ben definiti; il rimborso parziale delle spese elettorali effettivamente sostenute. Sono escluse, quindi, tutte le forme di finanziamento diretto dello Stato che non siano legittimate dalla scelta dei cittadini. “L’idea di fondo – spiegano i deputati del Pd – è quella di ritrovare un legame stretto tra la partecipazione dei cittadini e le forme di finanziamento dei partiti per restituire credibilità alla politica. Questo implica dunque un partito centrato sul popolo delle primarie, capace di mettere a frutto giorno per giorno la disponibilità di milioni elettori: non si tratta solo di forme di finanziamento, si tratta di rendere i cittadini protagonisti dell’azione politica”.
L’auspicio dei firmatari è che sin d’ora il Pd valuti l’opportunità di rinunciare volontariamente ad una parte dei rimborsi elettorali non spesi nel 2013 (AgenParl).

Quello che segue è il testo del DDL. Leggete e commentate, per favore. Soprattutto voi, lettori fan del Capo Comico. Dal blog di Walter Tocci: http://waltertocci.blogspot.it/2013/05/diamo-ai-cittadini-le-scelte-di.html

La proposta prevede, per esempio, la cancellazione dei rimborsi elettorali previsti dall’attuale legge, n. 157/1999 come modificata dalla legge 96/2012, con l’entrata in vigore della medesima proposta ma solo per la parte di spesa che i partiti sono in grado di rendicontare e con interruzione delle erogazioni previste a partire dal quarto esercizio finanziario successivo.

DISEGNO DI LEGGE:
ATTUAZIONE DEI PRINCIPI COSTITUZIONALI SUI PARTITI POLITICI
 
 
Art. 1
(Principi fondamentali)
 
1.            La presente legge stabilisce le modalità e le regole di trasparenza attraverso le quali i cittadini possono contribuire e partecipare alle scelte di finanziamento dei partiti e dei movimenti politici
 
Art. 2.
(Abolizione del finanziamento ai partiti).
 
1.    A partire dall’entrata in vigore della presente legge sono aboliti i rimborsi elettorali di cui alla legge 3 giugno 1999, n. 157 secondo le modalità previste dagli articoli seguenti.
2.    Le disposizioni previste dalla presente legge si applicano ai partiti e movimenti politici che liberamente decidono di presentarsi alle elezioni politiche con proprie liste di candidati, d’ora in poi denominati partiti e movimenti politici
3.    A partire dall’entra in vigore della presente legge, i partiti e i movimenti politici che intendono avvalersi delle agevolazioni previste dagli articoli 2,3,4 e 5, istituiscono nel proprio sito internet una sezione apposita per la trasparenza dei bilanci in cui sono pubblicate tutte le voci di bilancio in entrata ed in uscita ed il bilancio annuale in forma esaustiva
 
Art. 3.
(Finanziamento dei partiti secondo le libere e volontarie indicazioni dei cittadini).
 
1. A decorrere dall’anno finanziario della data di entrata in vigore della presente legge, ciascun contribuente, contestualmente alla dichiarazione annuale dei redditi, può destinare l’uno per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) ai partiti e ai movimenti politici che hanno depositato il proprio statuto ai sensi dell’articolo 6.
 
2. La destinazione volontaria avviene contestualmente alla dichiarazione dei redditi, su una scheda separata e anonima, al fine di garantire il rispetto della riservatezza. La scheda contiene l’elenco dei partiti e dei movimenti politici aventi diritto, ai sensi del comma 1. Il contribuente indica sulla scheda il partito politico cui intende destinare la quota dell’imposta.
 
3. L’importo versato da tutti i contribuenti ai sensi del comma 2 compone un apposito fondo devoluto ai singoli partiti in misura corrispondente alle indicazioni preferenziali effettuate dai contribuenti.
 
4. Possono accedere alle agevolazioni di cui al presente articolo solamente i partiti ed i movimenti politici iscritti nel registro delle Persone giuridiche di cui all’articolo 1 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica, 10 febbraio 2000, n. 361, che abbiano depositato il proprio statuto presso la presidenza della Camera dei Deputati e la presidenza del Senato della Repubblica e che rispettino le prescrizioni previste dall’articolo 7.
 
Art. 4.
(Credito d’imposta per i contributi in favore dei partiti politici).
 
1. Ai cittadini italiani e agli stranieri residenti in Italia che erogano contributi volontari in denaro in favore di partiti o movimenti politici di cui all’articolo 2 comma 4 è riconosciuto, a decorrere dal periodo d’imposta successivo all’entrata in vigore della presente legge, un credito di imposta pari:
a) al .… per cento dell’ammontare del contributo stesso, per i contributi fino a 2.000 euro, per ciascun periodo d’imposta.
b) al …. per cento dell’ammontare del contributo stesso, per i contributi da 2000 a 5000, euro per ciascun periodo d’imposta.
Non è previsto alcun credito d’imposta per le donazioni effettuate dalle persone giuridiche.
 
2.     Le erogazioni liberali volontarie in denaro a partiti e movimenti politici da parte di una singola persona fisica non possono superare l’importo massimo di 50.000 euro l’anno pena l’esclusione dai contributi previsti dalla presente legge. Per le persone giuridiche il limite di cui al periodo precedente è di 100.000 euro.
 
3.     Sono abrogate tutte le precedenti agevolazioni fiscali previste per le donazioni e le erogazioni liberali in favore dei partiti e movimenti politici.
 
Art.5.
(Misure in favore della formazione politica dei giovani e dell’attività di ricerca)
 
1. Ogni partito o movimento politico può costituire una fondazione per l’attività di ricerca, per la formazione delle giovani generazioni, per gli scambi con enti di ricerca internazionali e per concorrere alla crescita culturale del paese
 
2. Le fondazioni che svolgono attività di ricerca e di formazione ricevono un contributo pari a quello versato ai rispettivi partiti e movimenti politici ai sensi dell’articolo 2. Con successivo decreto sono definiti i criteri di verifica dell’effettivo svolgimento delle suddette attività.
 
3. I bilanci della fondazione sono allegati ai bilanci dei partiti e dei movimenti politici.
 
4. Il controllo sui bilanci dei partiti e le sanzioni pecuniarie previste dalla legge 96 del 2012 si applicano alla disciplina di finanziamento di cui al comma 4 dell’articolo 4.
 
Art. 6
(Rimborso delle spese per la campagna elettorale)
 
1. I partiti ed i movimenti politici di cui all’articolo 2 comma 4 che concorrono alle elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento italiano, per il rinnovo del Parlamento Europeo e dei Consigli regionali possono richiedere il rimborso delle spese effettuate per la campagna elettorale dietro presentazione di adeguati giustificativi di spesa e dimostrazioni di avvenuto pagamento.
 
2. Il rimborso è corrisposto nella misura massima di 20 centesimi di euro per ogni voto valido ottenuto da ogni singolo partito o movimento politici alle elezioni politiche, del Parlamento Europeo e dei Consigli regionali e alle elezioni amministrative.
 
3. Il rimborso delle spese elettorali è corrisposto alle liste che ottengono almeno l’uno per cento dei voti validi nelle elezioni politiche, per il Parlamento Europeo e per i Consigli regionali.
 
Art. 7.
(Statuto dei partiti e dei movimenti politici).
 
1I partiti politici e i movimenti politici che vogliano avvalersi delle agevolazioni previste dalla presente legge sono tenuti a dotarsi di un atto costitutivo e di uno statuto. L’atto costitutivo e lo statuto sono redatti nella forma dell’atto pubblico.
 
2. Lo statuto viene depositato presso la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, entro sessanta giorni dalla data di iscrizione del partito o del movimento politico nel registro delle persone giuridiche di cui all’articolo 1 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica, 10 febbraio 2000, n. 361. Eventuali variazioni successive dello statuto sono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale entro sessanta giorni dalla loro approvazione.
3. Allo statuto sono allegati, anche in forma grafica, il simbolo che, con la denominazione costituisce elemento essenziale di riconoscimento del partito o del movimento politico medesimo.  La proprietà del simbolo appartiene al partito o al movimento politico e non può costituire in alcun modo una garanzia in rapporti di nessun tipo con terzi.
 
Art. 8.
(Princìpi e criteri direttivi per gli statuti dei partiti).
 
1. Tutti i cittadini e gli stranieri residenti in Italia hanno diritto di chiedere l’iscrizione ad un partito politico e di avere risposta, entro tre mesi, dagli organi competenti previsti dallo statuto.
 
2. Al fine di assicurare il rispetto del metodo democratico di cui all’articolo 49 della Costituzione, ogni partito nel proprio statuto di cui all’articolo 6, comma 1, deve indicare:
a) gli organi dirigenti, le loro competenze e le modalità della loro elezione da parte di un organo rappresentativo degli iscritti e la durata degli incarichi;
b) i casi di incompatibilità tra cariche dirigenziali all’interno del partito e incarichi, o nomine, a livello istituzionale e delle amministrazioni pubbliche nazionali e locali;
c) i diritti e i doveri degli iscritti e i relativi organi di garanzia; le modalità di partecipazione e di consultazione degli iscritti; le regole per l’istituzione e per l’accesso all’anagrafe degli iscritti.
d) le modalità di selezione delle candidature per il Parlamento europeo, per il Parlamento nazionale, per i consigli regionali e comunali, nonché per le cariche di sindaco e di presidente della regione
 
3. Lo statuto può altresì contenere norme integrative, adottate in conformità a quanto stabilito dalla presente legge.
 
4. Per quanto non espressamente previsto dallo statuto, ai partiti si applicano le disposizioni del codice civile e le norme di legge vigenti in materia.
 
Articolo 9
(Trasparenza dei bilanci)
 
1. I controlli sui bilanci dei partiti e dei movimenti politici sono effettuati secondo le procedure previste dalla legge 96 del 2012
 
2. Sul sito internet dei partiti e dei movimenti politici di cui all’articolo 1 comma 3, sono indicati gli organi competenti a redigere e approvare il bilancio annuale dell’ente centrale. Questo bilancio, con allegati i bilanci degli altri enti controllati o collegati e il bilancio annuale consolidato, è pubblicato sul sito. Il bilancio dell’ente centrale e il bilancio consolidato devono essere certificati e devono essere accompagnati da informazioni esaustive sulle proprietà, sui soggetti creditori e debitori, sui rapporti di questi con i partiti o i movimenti politici e sull’eventuale controllo di organi di informazione diffusi su qualsiasi piattaforma tecnologica.
 
3. Sul sito internet dei partiti e dei movimenti politici di cui all’articolo 1 comma 3, sono inoltre pubblicati gli stati patrimoniali e dei redditi dei componenti degli organi dirigenti.
 
Art. 10.
(Misure transitorie e finali)
 
1. I movimenti e i partiti politici, ai quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, è riconosciuto il rimborso per le spese elettorali ai sensi dalla legge 96 dell’anno 2012, continuano ad usufruirne nell’esercizio finanziario in cui è compresa la predetta data e nei due esercizi successivi, esclusivamente per le spese sostenute e comunque secondo le riduzioni seguenti:
a) nell’esercizio di entrata in vigore della presente legge il rimborso è riconosciuto nella misura spettante in base alla citata legge n. 96 del 2012;
b) nel primo e nel secondo esercizio successivi a quello di entrata in vigore della presente legge il rimborso è riconosciuto nelle misure, rispettivamente del sessanta e del trenta per cento dell’importo determinato ai sensi della lettera a).
 
2. Il rimborso per le spese elettorali di cui alla legge 3 giugno 1999, n. 157, cessa a partire dal quarto esercizio finanziario successivo a quello in cui è compresa la data di entrata in vigore della presente legge.
 
3. Nel primo e nel secondo esercizio successivo a quello dell’entrata in vigore della presente legge, la parte restante dello stanziamento previsto dalla legge 96/2012 è destinato alla copertura finanziaria delle misure previste dalla presente legge e costituisce il fondo di cui all’articolo 2 comma 3.
 
4. Sono destinati comunque alla copertura finanziaria delle misure previste dalla presente legge i fondi attualmente destinati alle detrazioni fiscali dell’attuale normativa per quel che riguarda le erogazioni liberali ai partiti politici.
 
5. Il credito d’imposta erogata in base alle modalità previste dall’articolo 3 è erogata a valere sul fondo di cui all’articolo 2 comma 3 senza prevedere finanziamenti ulteriori, fino ad esaurimento dei fondi a disposizione.
 
6. Con regolamento da adottare con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente, sono regolamentati i meccanismi di funzionamento della presente legge e le sue modalità di attuazione.
 
7. Al termine dei primi tre anni di applicazione della presente legge il Ministero dell’Economia e della Finanza, attraverso apposito decreto, provvederà alla revisione dei coefficienti di cui all’articolo 5 comma 1, in base all’effettiva partecipazione dei cittadini e comunque in modo tale da non superare lo stanziamento attuale.
 
8. Per i rimborsi elettorali dovuti per le elezioni politiche generali dell’anno 2013 è possibile, per i partiti politici che abbiano diritto a tali fondi, richiedere il rimborso solamente delle spese effettivamente sostenute dietro la presentazione dei giustificativi di spesa e dei mandati di pagamento.
 
 

 

Walter Tocci, Monica Cirinnà, Giuseppe Civati, Paolo Corsini, Erica D’Adda, Antonio Decaro, Nicoletta Favero, Elena Fissore, Paolo Gandolfi, Marianna Madia, Corradino Mineo, Massimo Mucchetti,  Luca Pastorino, Alessia Rotta, Sandra Zampa.

 

M5S e Grillo | Analisi dello Tsunami, ehm, fundraising tour

Beppe Grillo ha oggi pubblicato il resoconto finanziario dello Tsunami Tour. A questo indirizzo potete trovare l’elenco completo di tutti i finanziamenti ricevuti e delle spese sostenute: http://www.beppegrillo.it/movimento/donazioni/

L’operazione non è immune da critiche. Per esempio, i nomi dei donatori sono stati censurati: compaiono solo le iniziali. L’elenco è lunghissimo ed è in grado di mettere in crisi un foglio di calcolo. In ogni caso, ho provato ad eseguire una piccola analisi del flusso dei finanziamenti ricevuti, in buona parte tramite il sistema Paypal (a cui il Movimento ha versato circa 29 mila euro di costi di transazione). In totale, il fundraising tour ha maturato ben 774208.05 euro. I versamenti più alti non superano i 1000 euro, ma sono presenti anche micro finanziamenti di un euro effettuati tramite carta di credito (le banche e Paypal ringraziano). Secondo i dati messi a disposizione, la raccolta è partita il 28 Dicembre 2012 e si è conclusa il 26 Marzo 2013, ben oltre il voto e la conclusione della campagna elettorale.

In un solo giorno, il 28 Dicembre 2012, lo Tsunami Tour ha raccolto più di 23 mila euro. Nella tabella che segue ho indicato la media al giorno per i singoli mesi. Per tutto Gennaio e Febbraio, lo Tsunami Tour ha maturato circa 11 mila euro al giorno.

Mese Media (euro) No. Giorni
12 11783 2
1 10954 31
2 11131 28
3 2257 26

Il grafico che segue mostra l’andamento progressivo della raccolta fondi, che cresce fino alla prima settimana di Marzo:

ImmagineCome anticipato prima, non ci sono stati versamenti superiori a 1000 euro e ciò testimonia il fatto che si è trattato di un fundraising dei micro pagamenti. La media dell’importo versato ha sempre oscillato fra i 25 e i 35 euro, tranne che per il periodo immediatamente successivo alle elezioni, quando la media giornaliera degli importi è cresciuta episodicamente anche sopra i 50 euro, una stranezza che può essere spiegata dal fatto che il successo elettorale può aver spinto molti a versare contributi generosi al Movimento.

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Riempire il vuoto di #OccupyParlamento

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L’iniziativa di protesta dei 5 Stelle contro la decisione di Pietro Grasso di non avviare la costituzione delle Commissioni permanenti in assenza di un governo, è purtroppo una protesta priva di contenuto. Per chi ha all’attivo zero – o poco più – proposte di legge, a cosa possono servire le Commissioni?

Ecco, penso che questo vuoto possa essere riempito. Ci sono due idee interessanti, che provengono da Walter Tocci e Giuseppe Civati e Filippo Taddei.

Primo. La riforma del finanziamento dei partiti. C’è chi lo vuole abolire. C’è chi, come Tocci, pensa che una forma di regolamentazione del finanziamento dei partiti ci debba essere. I 5 Stelle dovrebbero adottare a questa proposta come fosse sua. Mi permetto di riassumere la sua proposta in queste brevi frasi:

  1. riduzione del 50% degli emolumenti dei parlamentari;
  2. gestione collettiva dei finanziamenti della politica;
  3. uso della tecnologia web – es. Obama e Organizing for America – per mobilitare il cittadino sulle decisioni pubbliche;
  4. distinguere fra una indennità sobria in diretta attuazione dell’articolo 69 della Costituzione e un’altra quota variabile che tenga conto della funzione svolta;
  5. finanziamento dei partiti dietro libera scelta del cittadino attraverso uno strumento del tipo 5xmille (fonti: http://www.europaquotidiano.it/2013/03/12/contro-le-facili-demagogie-le-proposte-chiare-del-pd/ ; http://waltertocci.blogspot.it/2013/03/dignitadeicosti.html)

Secondo. Il Tetto del Quirinale (cfr. Ciwati). Non ci sono solo i costi della Politica ma anche gli emolumenti degli alti Papaveri della Pubblica Amministrazione a pesare sui bilanci pubblici. Civati e Taddei si sono rivolti a uno dei Saggi nominati da Napolitano, Valerio Onida, ex presidente della Corte Costituzionale, che è stato coinvolto dai due proponenti proprio per i suoi trascorsi alla Consulta. Quest’ultima si era già espressa contro una legge del governo Berlusconi IV che doveva tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici superiori a 90 mila euro (si trattava del decreto legge 78 del Maggio 2010 – v. sentenza 223 del 2012). Secondo La Consulta, infatti, la riduzione dello stipendio prevista dal DL 78/2010 si configurava come un tributo, indipendentemente da come viene chiamato. Pertanto non poteva essere limitato ai dipendenti pubblici poiché in tal senso costituisce una violazione del principio della parità di prelievo a parità di capacità contributiva, e per poter essere consentito doveva essere disposto per tutti i contratti di lavoro pubblici e privati con retribuzione superiore a 90 mila euro annui.
Esiste una terza via? Secondo Civati e Taddei, sì, esiste. Ci vuole una norma secondo la quale nessun dipendente pubblico dovrà percepire uno stipendio annuale superiore a quello del Presidente della Repubblica. Molto semplice. Non un taglio ma un tetto. Può funzionare?

Intanto, anziché fare sterile polemica contro la mancata attivazione delle Commissioni, si discuta preliminarmente, magari in streaming, con i cittadini di queste proposte. Civati lo farà a Parma domenica 14 Aprile insieme al consigliere comunale e capogruppo a 5 Stelle Marco Bosi. Vito Crimi e Roberta Lombardi pensano di aggregarsi?

http://www.ciwati.it/2013/04/09/incontri-ravvicinati-della-terza-repubblica/

Appello per la trasparenza del bilancio M5S: #Beppefirmaqui

Ieri Beppe Grillo, con la provocazione rivolta a Bersani di firmare un documento contenente una sorta di rifiuto dei rimborsi elettorali, lanciava l’hashtag #Bersanifirmaqui diventato immediatamente popolare poiché è molto popolare l’argomentazione secondo cui i partiti non debbano ricevere neanche un euro di denari pubblici.

E’ ammirevole come quelli dello Staff (Grillo, Casaleggio, ecc.) seguitino a indirizzare la discussione politica sul medesimo terreno che ha alimentato il loro consenso elettorale, ovvero l’indignazione verso i privilegi della Casta. Peccato che, in materia di bilancio e di finanziamenti, neanche loro brillino per trasparenza. In rete potete trovare i bilanci pubblici dei 5 Stelle, ma solo dei gruppi consiliari comunali, o regionali, o delle singole formazioni territoriali. Non esiste una struttura nazionale, o così sembra. Pertanto non esiste nemmeno un bilancio nazionale. E io mi chiedo, per esempio, con quali denari è stato finanziato lo Tsunami Tour? Chi ha pagato piazza S. Giovanni?

E chiedo direttamente al signor Beppe Grillo di firmare la seguente dichiarazione:

Il sottoscritto Giuseppe Piero Grillo, detto Beppe, nella fattispecie co-fondatore del Movimento 5 Stelle e legale proprietario del logo che lo rappresenta, si impegna, entro una settimana dalla presente, a rendere pubblici:

a. L’elenco dei finanziatori del M5S (piccoli e grandi, con indicazione della somma versata);

b. La rendicontazione delle spese dello Tsunami Tour, e più precisamente,

i. La rendicontazione delle spese per la manifestazione di Piazza S. Giovanni.

c. Nomi e funzioni delle persone appartenenti al gruppo che gestisce tali finanziamenti;

d. Nomi e funzioni delle persone che verranno coinvolte nella formazione delle società editoriali private preposte alla gestione dei fondi dei gruppi parlamentari

Firma

Sì, è una provocazione. Chi di spada ferisce.

Il governo taglia del 20% il finanziamento a partiti e sindacati. In Spagna

Il giorno nero della Spagna: il governo di Mariano Rajoy ha annunciato misure draconiane per un totale di 65 miliardi di euro. Saranno approvate venerdì, dal Consiglio dei Mnistri, e saranno applicate immediatamente. Questo è il risultato del bailout del EFSF, per salvare le banche spagnole.

Ecco le misure prese:

  1. aumento dell’IVA agevolata dall’8% al 10%;
  2. aumento dell’IVA normale dal 18% al 21%;
  3. aumento delle accise;
  4. riduzione delle detrazioni per l’abitazione principale;
  5. eliminazione della tredicesima per i dipendenti pubblici e riduzione dei giorni di ferie;
  6. riduzione della indennità di disoccupazione a partire dal settimo mese;
  7. riforma delle pensioni;
  8. riduzione del 30% delle consulenze esterne ;
  9. riduzione di 600 milioni della spesa dei ministeri;
  10. ma soprattutto: taglio del 20% al finanziamento pubblico a partiti e sindacati.

    Che dire: Rajoy non è ancora stato linciato dai partiti spagnoli, ma dinanzi alla eliminazione della tredicesima il 20% di taglio ai soldi destinati ai partiti era doveroso.

Finanziamento partiti, 66 firme per sprofondare

Alla fine sono in sessantasei. Sessantasei parlamentari che si oppongono alla presentazione del ddl sul finanziamento dei partiti della triade #ABC, Alfano, Bersani, Casini, in sede legislativa alla Camera.

Secondo AdnKronos, la Lega Nord avrebbe raccolto ben 66 firme per appellarsi al regolamento di Montecitorio. Il provvedimento, partorito in tutta fretta dalla Triade inciucista, doveva seguire l’iter accelerato passando in sede legislativa in Commissione Affari Costituzionali. Ebbene, i leghisti, proprio loro, boicottano l’intervento dell’ABC. Questa è opposizione? Il partito di Belsito e di Rosy Mauro (ex partito) non è nella posizione per ostacolare un provvedimento del genere, seppur incompleto e provvisorio. Ai leghisti si sono aggiunti i parlamentari di Popolo e Territorio – sì, a questo punto possiamo dirlo: Maroni, Bossi, Calderoli sono sulla stessa lunghezza d’onda di Scilipoti, Grassano, Calearo.

Queste sessantasei firme sono le fime di chi si è autocondannato alla propria fine (politica, s’intende). Dead Parlamentary Man Walking.