L’assassino di Samb Modou e Diop Mor leggeva Tolkien

(c) fabrizio porfidia 2006

Non puoi andare in mezzo a un mercato e uccidere due vu’ cumprà, così scrivono i giornali, senza essere un pazzo squilibrato. Lo si vede dai gesti, dal fatto che sei uno solitario, e soprattutto dal fatto che leggi. Se leggi devi esser per forza matto, o perlomeno strano. Soprattutto se leggi Tolkien.

Gianluca Casseri, il killer di Firenze, era “perso in un mondo tutto suo, fatto di miti celtici, di teorie della supremazia della razza e di paccottiglia ideologica legata ai romanzi dello scrittore John Ronald Reuen Tolkien” (Asca News).

Poco importa che sei razzista, che sei pervaso dall’odio per i neri, che sei profondamente fascista e predichi la purezza della razza.

Il killer razzista non è uno di noi, è un solitario, è estraneo alla società, infatti “è appena arrivato in citta”: “Gianluca Casseri, 50 anni, è un tipo solitario e ombroso. Abita a Firenze da poco tempo, ha passato il resto della sua vita in un paesino in provincia di Pistoia, a Cireglio sull’appennino” (La Repubblica).

Poi per giunta, lui, l’estraneo, il killer, viene dalla ‘provincia’, da un paese di montagna, e questo ci tranquillizza, lassù in montagna sono tutti introversi e strani, hanno sempre quel grugno che non capisci, comunque non è gente normale, non è gente normale come quella di città. Ecco, per giunta, oltre ad essere ombroso e solitario, il killer è un anonimo ragioniere, questa ‘poco eroica’, sì avete letto bene, “poco eroica professione di ragioniere” (Asca News, cit.).

In rete, si trovano alcune delle ”opere” del killer, saggi esoterici e neopagani dove rivaluta i ”Protocolli dei Savi di Sion”, famoso libro antisemita degli inizi del secolo, e le presunte origini celtiche e precristiane della vecchia Europa (ibidem).

In rete si trova di tutto, si direbbe. In rete si rivalutano anche i Protocolli dei Savi di Sion, testi apertamente falsi ma sempre utili alle tastiere dei revisionisti storici da strapazzo.

Quel che voglio dire è che tutte queste biografie estemporanee non spiegano il gesto, né contribuiscono a tranquillizzare e a sollevare dalle colpe gli altri cittadini. Samb Modou e Diop Mor sono morti per la mano di questo cinquantenne razzista, che ha ritenuto la vita di due ambulanti ‘neri’ talmente miserrima e indegna da essere terminata su un marciapiede. Casseri non è uno di noi, dicono con una certa fretta quelli di Casa Pound, quando invece i giornali indicavano alcune simpatie o sporadiche frequentazioni fra il Casseri e l’organizzazione giovanile neofascista. Nessuno direbbe oggi che Casseri è uno di noi. Tutti rifiutano l’orrore di cui è stato capace quest’uomo. Qualcuno, qualche fanatico e qualche trollista, certo, lo starà esaltando su qualche pagina facebook. Una inutile pagina facebook. Ma l’idea che i giornali e le tv respingano Casseri e lo mettano ai margini della società, perché la società non è in grado di essere razzista nella sua dimensione normale, è una idea molto facile da veicolare, direi quasi istintiva, legata alla naturale repulsione per l’orrido che c’è in noi.

Perché noi non siamo capaci di far del male, e il male è sempre qualcosa che viene da fuori: è sempre colpa degli stranieri, dei Rom, e quando sono gli stranieri ad essere uccisi, allora l’assassino, l’uomo nero, viene dalla provincia. E’ solo, frustrato e legge libri. Il ritratto perfetto – e sbrigativo – del mostro.

Prossima Fermata Italia: non si tratta di PD ma di metodo

La diretta streaming su cubicaTV

Civati: “si parlerà della Terza Repubblica, di cittadinanza, di ambiente, di diritti, di banda larga, di fisco, di ricerca. E di una politica diversa da quella degli ultimi vent’anni”.

Avvertenza per l’uso: non si parlerà di PD, bensì di politica, del modo di fare la politica. Per fare della cosa pubblica una “questione pubblica” e non una privata.

Dalla pagina Fb dell’evento:

Metafora ferroviaria, alla Calvino: se una notte d’inverno… finisse, finalmente. E si aprisse un’altra stagione.

Una Repubblica in cui la politica è una cosa tra le altre, non rinuncia al suo ruolo di guida, ma non si impone ai cittadini. Al contrario.

Una Repubblica in cui si ritrovi una misura e una credibilità, si punti al ricambio, si ridia voce agli elettori per scegliere i loro rappresentanti, provincia per provincia. Di stazione in stazione, appunto, con un’attenzione speciale per chi in questi anni è stato lontano dal potere.

Una Repubblica in cui i parlamentari siano la metà e guadagnino come i sindaci di una città come Firenze, non tre volte tanto. Perché non si fa politica per fare soldi, in nessuna accezione del termine.

Una Repubblica fondata sul lavoro, come una volta, non sulla rendita e sulla speculazione. In cui si torni a investire dove serve, in cui si torni a ragionare su quello che ci attende, e non solo su quello che è appena accaduto.

Una Repubblica in cui ci siano regole che danno la libertà proprio perché sono rispettate. E perché sono comprensibili, però.

Una Repubblica aperta e rigorosa, ordinata, in cui se si dice no al nucleare, si presenta un piano energetico alternativo (che sarebbe anche l’unico): perché, come ha detto qualcuno, la patria è quello che capiterà a chi viene dopo di noi.

Una Repubblica in cui non si sprechi e si risparmi, dall’ambiente alla spesa pubblica.

Una Repubblica in cui sia premiato il merito, perché però la scuola e le occasioni per crescere saranno alla portata di tutti.

Una Repubblica delle famiglie, a cominciare dalla casa in cui vivere.

Una Repubblica in cui i diritti non siano negati e i doveri non siano una domanda: «dov’eri?».

A Firenze «ci divertiremo seriamente», come abbiamo promesso di fare. Ascolteremo le voci dell’Italia che ci piace e di chi politica la fa bene, con gusto e con passione. E con la preparazione che ci vuole.

Matteo Renzi è promotore, riferimento e ospite di un momento politico partecipato e condiviso. Oltre (http://www.andiamooltre.it/) mette a disposizione la propria struttura (unica espressione del politichese che ci permettiamo) per rendere più gradevole e democratica la partecipazione di tutti.

Per parte nostra, l’unica cosa che faremo sarà quella di mettere tutti nelle condizioni di partecipare, intervenire, discutere. «Alla pari», senza precedenze, né candidature da lanciare, né cordate da sostenere.

Ci rivolgeremo, perciò, a tutte le tribù democratiche e progressiste del Paese. E chi vorrà promuovere con noi l’iniziativa, è il benvenuto. Nessuna primogenitura, abbiamo tutti cose più importanti da fare che continuare a ‘etichettare’ cose e persone.

A voi chiediamo soltanto di venire e di replicare, in futuro, questo appuntamento. Perché le stazioni sono tante, diffuse in quasi tutto il Paese. E le idee corrono sulla rete. E vorremmo abbonarci a un’Italia diversa, rinnovata. La prossima: vicina, solidale, nuova e, a suo modo, rivoluzionaria.