Mali, i francesi stanno per prendere Timbuctu

Lo scrive The Guardian dopo che ieri sera tardi i militari francesi hanno annunciato di aver raggiunto e liberato la città di Gao, sede di un importante aeroporto internazionale. Sarebbero appena 600 i militari francesi alla testa di una truppa composta da maliani, ciadiani e nigeriani. Timbuctu, insieme a Gao e Kidal, è una delle città più importanti del Sahel cadute sotto il controllo degli jihadisti. Questi ultimi non sembrano poter opporre una grande resistenza e sembrano sul punto di trattare la liberazione di un ostaggio francese, Gilberto Rodriguez Leal, rapito lo scorso Novembre nell’ovest del Mali.

Soldati francesi in Mali (www.saharamedias.net)

Soldati francesi in Mali (www.saharamedias.net)

Ripercorri la storia della guerra nel Mali del Nord, dalla insurrezione di MNLA al caos di Bamako, alla distruzione dei monumenti di Timbuctu, alle bombe francesi.

Nel Mali è guerra aperta fra Tuareg e Jihadisti

Da venerdì scorso sono scoppiati violenti scontri fra il Movimento Nazionale per la liberazione dell’Azawad e i gruppi jihadisti di AQMI e Mujao, nel nord del Mali, presso la città di Menaka. I guerriglieri di Mujao sono riusciti a bruciare tre vetture appartenenti al MNLA e sembra che i tuareg abbiano dovuto abbandonare la città di Menaka. Proprio da Menaka era partita la loro rivolta, lo scorso Gennaio. Le tensioni erano aumentate anche in corrispondenza della cittadina di Anhengyu, che si trova a 100 km dal Gao, verso nord, dopo che il MNLA aveva arrestato otto membri del Mujao, uccidendo uno di loro in circostanze misteriose, considerate da Mujao un vero e proprio “atto di vendetta”. Secondo l’ANSA, “nella battaglia [di Menaka] avrebbero prevalso i guerriglieri del Mujao, grazie anche all’aiuto di miliziani di al Qaida nel Maghreb islamico, che avrebbero avrebbero dato man forte agli alleati”. Saharamedias.net rivela che gli scontri sono andati avanti per ore e che MNLA avrebbe avuto perdite gravi. AQMI avrebbe attaccato il gruppo dei Tuareg con ben sedici auto dotate di armi pesanti. Dal proprio canto, il portavoce del MNLA, riporta Sahara Medias, ha negato che i tuareg hanno perso il controllo della città, ha rivendicato il successo della battaglia di Tagrengbuet, che si trova a 50 km dalla città di Anhengyu, vicino al confine con il Niger e che AQMI avrebbe subito pesanti perdite, e ciò sarebbe testimoniato dai medici della città di Gao, secondo i quali sarebbero arrivati più di 100 feriti combattenti di Mujaoe di AQMI all’ospedale della città.

Intanto, il primo ministro del governo provvisorio di Bamako, Modibo Diarra, ha detto, mentre era in visita nella capitale del Burkina Faso, che il dialogo con le parti ribelli “non è inevitabile”. Essi sono nostri cittadini, ha detto.

In Mali mentre muore il capo di Al Qaeda si attende l’attacco ECOWAS

Negli ultimi mesi la situazione in Mali non è mutata. Le tre organizzazioni jihadiste, AQMI, Ansar Dine e Mujao si sono divise le principali città del nord del paese, controllando i traffici di droga e imponendo la sharia. AQMI si è localizzata in Kidal, Ansar Dine in Timbuctu, Mujao in Gao. Il controllo del traffico di droga è esercitato mediante l’imposizione di tasse sui trasporti e chi si rifiuta di pagare viene brutalmente mutilato. Secondo fonti locali, a Gao, il gruppo Mujao avrebbe disposto lunedì mattina la pena della mutilazione di mani e gambe a cinque persone accusate di banditismo e di transazioni commerciali vietate. Non è chiaro, dalle cronache locali, se si trattasse di trafficanti di droga, ma l’impressione è che venga passato per le lame chiunque trasgredisca la legge islamica, sia o non sia un traffico illecito.

Le cinque persone sono state arrestate e portate nella città di Gao, dove sono state incriminate di banditismo e rapina e di effettuare transazioni commerciali vietate. Il processo si sarebbe svolto in pubblico al fine di terrorizzare gli abitanti.

Intanto il capo di Al Qaeda del Maghreb Islamico, Nabil Makhloufi, noto con il nome di battaglia di ”Emiro del Sahara’, è morto in un incidente stradale avvenuto nei pressi della città di Gao. Non è chiaro come questo fatto possa incidere sulla sorte dei quattro cittadini francesi rapiti il 16 settembre 2010 da AQMI presso il sito delle miniere di uranio di Arlit, nel nord del Niger. In un video divulgato da Saharamedias.net verso la fine di Agosto, i rapiti si rivolgono al presidente francese Hollande affinché siano riprese la trattative per la liberazione.

In ogni caso la morte di Makhloufi arriva proprio nel momento in cui i gruppi islamici si starebbero armando per fronteggiare l’imminente intervento militare di ECOWAS, la Comunità Economica Africana. Ma paradossalmente il traffico di armi che investe la zona non è soltanto ordinato dagli islamisti bensì anche dall’ex presidente del Mali, Amadou Toumani Touré, noto con l’acronimo di ATT. Quale sia la destinazione di queste armi è un mistero. Il carico di armi pesanti era comunque diretto in Mali ed è stato bloccato in Guinea. Il fatto è stato rivelato da un funzionario diplomatico della Guinea medesima, poi confermato dal Vice ministro della Difesa, Camara. Il carico comprendeva 20 vettori blindati giunti nel paese con una nave proveniente dalla Bulgaria. Un altro sequestro è stato eseguito nel porto di Dakar, in Senegal. Questa volta si tratta di circa mille armi leggere. ECOWAS sta considerando se sbloccare o meno il sequestro, ma le intenzioni di ATT non sono affatto chiare. Il presidente Touré fu infatti deposto da un golpe militare lo scorso Aprile. Ancor oggi il paese è retto da una giunta militare in coabitazione con un governo civile. Il comando militare di ECOWAS ha detto che questa settimana verrà discusso l’intervento diretto in Mali per riprendere il controllo del deserto del Nord, come richiesto dal governo di Bamako. ECOWAS intende prima stabilire nella capitale del Mali un governo civile forte, prima di ottemperare agli impegni presi e a dare il via libera al riarmo del paese.

Intanto il MNLA, Movimento per la liberazione dello stato dell’Azawad, ha chiesto ad alcune tribù tuareg di dissentire nei confronti dei gruppi islamisti e di congiungersi al MNLA per liberare l’Azawad dal giogo jihadista. Le sorti del MNLA appaiono però sempre più compromesse.

Nel Mali del nord l’Azawad diventa uno stato islamico

Aggiornamento 01/06/12:

La fusione tra i ribelli tuareg del Mali e il gruppo islamico Ansar Dine volta a costituire un stato autonomo nel nord del Paese e’ stata sospesa ieri sera a causa di disaccordi di fondo, tra i quali l’applicazione della Sharia (la legge musulmana, ndr). Lo ha annunciato Ibrahim Assaley, del Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad (Mnla).

”Ci siamo rifiutati di varare la dichiarazione finale poiche’ e’ diversa dal protocollo d’intesa che avevamo firmato. I colloqui sono andati avanti per un intero giorno, ma non e’ stato raggiunto alcun accordo”, ha dichiarato l’insorto.

Ieri gli stessi tuareg e le milizie islamiche fondamentaliste avevano proclamato la nascita di un ”Consiglio di transizione” nell’Azawad, scosso di recente da un golpe, nel tentativo di dar vita all’istituzione di uno Stato indipendente e autonomo (asca news).

E’ stato firmato ieri sera a Gao un accordo fra MNLA, il Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad e il gruppo tuareg islamico denominato Ansar Dine. I tuareg cedono all’ala islamica e rinunciano alla dottrina dei diritti umani che in un primo momento sembrava essere l’elemento caratterizzante del Movimento di Liberazione. Il sito web del MNLA non viene più aggiornato da diverse settimane e non vi è traccia dell’accordo siglato ieri, segno forse della rottura fra la propaggine parigina del movimento e e il leader Mahmoud Ag Aghaly.

L’accordo prevede la costituzione dell’Azawad come stato indipendente e l’applicazione della sharia. Verrà formato un “Consiglio di transizione” tramite il quale si realizzerà la fusione fra MNLA e Ansar Dine. E’ stato firmato da Abbas Ag-Intalla, a nome di Iyad Ag Ghali, il leader di Ansar Dine, e il segretario generale del MNLA Bilal Ag-Sharif, in presenza di una serie di personalità di alto livello nel territorio del Azawad e dell’inviato del presidente del Niger, in aggiunta ad una serie di leader tribali nella regione.

Nel testo dell’accordo si specifica che tra i due movimenti è stata raggiunta una condivisione di intenti su concetti di base quali il concetto di blasfemia negli idoli, il concetto di lealtà fra i due gruppi e la necessità di stabilire uno stato islamico in Azawad. Nello stato dell’Azawad la legge islamica regolerà tutti i settori della vita, secondo l’approccio sunnita al Corano. I due gruppi hanno inoltre deciso di costituire una unica forza armata. E’ evidente che l’accordo è innanzitutto di tipo politico-militare. ECOWAS è in procinto di inviare un contingente di 3000 uomini per la repressione dei separatisti e il ripristino del governo di Bamako sull’area del Sahel. Lo Stato islamico dell’Azawad ha infatti la caratteristica della transitorietà poiché è tale il suo organo esecutivo, una sorta di consiglio di guerra congiunto fra MNLA e Ansar Dine.

Nell’accordo restano fuori le due correnti qaediste di AQMI e Mujao (i rapitori di Rossella Urru). Ansar Dine è forse la parte più moderata fra i gruppi jihadisti presenti nell’area. Ansar Dine non si finanzia con il rapimento degli occidentali. Oggi già controllano Timbuctu, Gao e Kidal, le tre città più importanti del nord del Mali, dove hanno già imposto la sharia. Un certo malcontento era emerso, poiché la sharia non permette ai giovani di giocare a pallone, o di guardare la televisione, per esempio. A metà aprile sembrava che MNLA dovesse entrare in conflitto con Ansar Dine proprio dentro la città di Timbuctu. Poi la situazione umanitaria piuttosto precaria e la presenza nella città di donne e bambini indusse il Fronte per la liberazione ad farsi da parte e ad accamparsi fuori dalle mura.

Parlando con Al Jazeera UK, Akli Sha’kka, portavoce del Movimento Giovanile Tuareg, ha detto che l’operazione è “un punto di svolta importante nella storia dell’Azawad”.
“Questa [la cooperazione] arriva dopo irte discussioni che hanno avuto luogo per quasi un mese. I due gruppi ancora non sono d’accordo ideologicamente”, ha detto Sha’kka.
“Ma la comunità internazionale deve sapere che questo non sarà uno stato estremista. Si tratta di uno stato islamico e la MNLA ha detto chiaramente all’inizio dei negoziati che la Sharia non sarà applicata nel modo in cui Ansar Dine stava spingendo fin dall’inizio.” (Al Jazeera).

E’ sbagliato pertanto scrivere e pensare che si stia creando un regime di Talebani a due passi dall’Europa. MNLA è secolarizzato, e Ansar Dine non era minimamente interessato a una indipendenza del Sahel. L’unione fra i due gruppi è strategic e servirà al MNLA per fronteggiare l’offensiva restauratrice.

Il Mali cede sotto i colpi dei Tuareg

Dopo Kidali è caduta Gao, oggi Timbuctu. L’esercito maliano è in disfatta. Secondo Sahara Media il colonnello Elhadj Ag Gamou si è unito ai combattenti Tuareg. Due giorni fa il capo della autoproclamatasi Giunta Militare del Mali, Amadou Sanogo, ha lanciato un appello per un aiuto militare straniero. Viene scritto, anche sui giornali italiani – come La Repubblica – che i ribelli Tuareg si sono alleati con la cellula di Al Qaeda nel Sahel, AQMI. In realtà si tratterebbe di un gruppo minore, islamista, chiamato Ansar Edine, una formazione politico militare che vorrebbe applicare la Sharia nel nuovo stato dell’Azawad. Ma l’Azawad è la terra dei Tuareg e i Tuareg sono nomadi, seppur islamizzati, e mantengono una identità culturale ben definita.

Dire che i Tuareg si sono alleati con Al Qaeda non è completamente corretto. Il Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad (MNLA) si è formato all’inizio dell’Ottobre 2011. L’impulso per questa nuova guerra dei Tuareg (l’ultima è terminata nel 2009) è venuto alla fine del regime di Gheddafi in Libia. Tuareg di diverse tribù hanno combattuto sia per il Raìs che contro. Il comandante militare dell’MNLA, Mohammed Ag Najm è stato certamente un ufficiale libico di origini maliane ed ha servito durante il regime di Gheddafi ma si è espressamente dichiarato in disaccordo con il regime fin dall’inizio dell’insurrezione di Bengasi. Ma non si tratta di mercenari. Essi sono ex ufficiali libici di etnia Tuareg. Combattono ora per il loro vero paese.

Ansar Edine è un gruppo salafista Tuareg. Certo è difficile distinguere. La presa della città di Kidal è un punto di non ritorno. Dopo sono cadute Gao – in seguito a una sanguinosa battaglia in cui l’esercito maliano ha dispiegato persino degli elicotteri, senza evidentemente ottenere l’effetto di fermare l’avanzata dei ribelli berberi – e Timbuctu. Il nord del Mali è fuori del controllo del governo di Bamako e potrebbe suggerire alla cellula di Al Qaeda in Algeria, AQMI, responsabile dei rapimenti di Rossella Urru e dei due cooperanti spagnoli, di iniziare attività terroristiche o di guerriglia in territorio algerino. Aveva ragione Giulio Sapelli sul Corriere: la caduta di Gheddafi ha spezzato l’equilibrio dell’area, importantissima per la produzione di petrolio ma anche per il traffico della droga e degli immigrati verso l’Europa. L’Azawad potrebbe nascere come narcostato, come Stato Canaglia, un nuovo Afghanistan, palestra del terrore qaedista. O forse no. Forse ci stiamo ingannando. forse siamo vittime della propaganda del governo diBamako, che già otteneva i soldi e le armi dalla Comunità Internazionale per combattere il Terrore di AQMI, soldi che invece hanno ingrassato le tasche dell’ex presidente ATT, Amadou Toumani Touré, deposto dai militari.

Cosa succederà se la guerra coinvolgerà l’Algeria? Cosa farà la Francia, da sempre dominus dell’area? Le elezioni presidenziali in Francia saranno discrimine per un intervento militare straniero, come è successo per la Libia, questa volta però in chiave conservativa, anti-ribelli? Oppure anche Francoise Hollande vede nell’Azawad una minaccia agli interessi francesi?