Sentenza Dell’Utri: i passi salienti sul pentito Spatuzza. Nessun diritto alla protezione

La sentenza di appello Dell’Utri ha messo in forte pregiudizio la credibilità del pentito Gaspare Spatuzza, il manovale delle stragi, l’uomo che rubò la cinquecento di Via D’Amelio e la caricò di tritolo, l’uomo che afferma di aver visto in quei frangenti, ovvero mentre imbottiva la vettura che ha ucciso Borsellino di esplosivo, un agente dei servizi segreti, individuato con estrema difficoltà nell’agente Sisde Narracci. Ebbene, i giudici della Corte di Appello di Palermo hanno tracciato uno schema argomentativo che critica l’uso delle dichiarazioni di Spatuzza e ne pone in evidenza due aspetti fondamentali che ne inficiano la veridicità:

  • la limitata se non insussistente consistenza nonché la manifesta genericità;
  • la colpevole tardività.

La genericità delle accuse di Spatuzza:

  1. [Incontro al Bar Doney di Roma con Graviano] fino a quel momento non aveva mai sentito neppure nominare Dell’Utri che pertanto era – e rimase – un perfetto sconosciuto non avendo chiesto alcunchè al suo interlocutore (pag.55: “PM: … All’epoca aveva mai sentito nominare l’odierno imputato Dell’Utri ? Spatuzza: No, no, mai. PM: E non chiese nulla a Graviano Giuseppe, <<ma chi è questo Dell’Utri>> ? Spatuzza: No, questo non lo chiesi”)
  2. anni dopo i fatti riferiti, nel 1999, mentre si trovava detenuto al carcere di Tolmezzo con i fratelli Graviano, aveva avuto modo di commentare con Filippo Graviano i discorsi che in quel periodo circolavano tra i carcerati riguardo ad una possibile dissociazione da cosa nostra […] Nell’occasione Flippo Graviano gli aveva fatto capire che la cosa non
    poteva interessare perché i magistrati non potevano dare nulla mentre “tutto deve arrivare dalla politica”
  3. richiesto di chiarire se egli avesse capito il senso di questa frase e da dove sarebbe dovuto arrivare qualcosa, Gaspare Spatuzza ha riferito che, sulla base delle parole pronunciate da Flippo Graviano, egli aveva subito capito che si riferiva a quanto egli aveva sentito dire nel colloquio del bar Doney ormai quasi 11 anni prima;
  4. frutto solo di una mera deduzione non avendo egli, dopo le poche criptiche parole di Filippo Graviano, rivolto alcuna domanda al suo interlocutore con il quale peraltro ha espressamente escluso di avere parlato, in questa o in altre occasioni, di Berlusconi o Dell’Utri, né soprattutto dell’incontro del bar Doney con il di lui fratello Giuseppe
  5. Spatuzza ha infatti dichiarato che non rivolse alcuna ulteriore domanda al Graviano, né al bar Doney, nè in auto durante il successivo viaggio da Roma a Torvaianica e ritorno, per cercare di comprendere a cosa il capomafia di Brancaccio facesse riferimento e quali fossero soprattutto i fatti che legittimavano una tale “euforica” convinzione.
  6. la pretesa euforia che animava il capomafia di Brancaccio per avere ormai “il paese nelle mani” grazie alla serietà delle persone che ciò avevano voluto e consentito, era destinata a svanire subito se proprio quello stesso Giuseppe Graviano, appena qualche giorno dopo quelle tanto entusiastiche quanto infondate previsioni, è stato arrestato a Milano assieme al fratello Filippo

La tardività delle dichiarazioni ai pm

  • oggettivo ed ingiustificato ritardo con cui i pochi fatti riferiti alla Corte erano stati dallo Spatuzza portati a conoscenza dell’A.G. nel corso delle indagini, ben oltre il termine dei 180 giorni che la legge sui collaboratori impone per riferire le notizie relative ai “fatti di maggiore gravità ed allarme sociale”
  • da quando ha formalmente manifestato l’intenzione di collaborare il 26 giugno 2008 […] Gaspare Spatuzza ha dolosamente taciuto quanto egli ha poi affermato di sapere riguardo all’incontro del bar Doney e soprattuto alla grave confidenza ricevuta da Giuseppe Graviano sul conto dell’odierno imputato e di Silvio Berlusconi
  • ha cercato in vario modo di spiegare l’evidente omissione affermando di non averne parlato volutamente in quanto si era espressamente “riservato” di farlo solo nel momento in cui gli fosse stato accordato il programma di protezione, dunque in palese violazione comunque della legge
  • lo Spatuzza vuol accreditare l’insostenibile tesi secondo cui, parlando di tabelloni pubblicitari e dei Graviano, egli aveva già effettuato un riferimento, non esplicito ma sottinteso, a Marcello Dell’Utri che sarebbe stato agevole rinvenire analizzando i pretesi “indizi” da lui “seminati”

La menzogna

  • già a novembre del 2008 lo Spatuzza aveva fatto il nome di Silvio Berlusconi, rivelandosi dunque falsa l’affermazione fatta alla Corte secondo cui egli prima del giugno 2009 non aveva voluto parlare dei politici […] Il verbale è quello del 9 luglio 2008, siamo ancora a ben … un anno quasi, prima del 16 giugno 2009, quando … pag.14 del verbale riassuntivo, a domanda risponde, parlando dell’episodio dell’incontro di Campofelice di Roccella [con i Graviano], a domada risponde: <<Né nel corso del colloquio a Campofelice di Roccella, né in altre circostanze, Graviano Giuseppe mi ha mai precisato chi o quali fossero i suoi eventuali contatti>>

Conclusioni:

  • Nel caso in esame deve ritenersi provato oltre ogni possibile dubbio che Gaspare Spatuzza ha volontariamente taciuto “notizie e informazioni processualmente utilizzabili su … fatti o situazioni … di particolare gravità” che erano a sua conoscenza attestando invece formalmente il contrario in seno al “verbale illustrativo dei contenuti della collaborazione” da lui sottoscritto, condotta da cui deriva, secondo l’inequivoco contenuto della legge sopra richiamato, il divieto di concessione delle misure di protezione ovvero, se già accordate, la loro revoca

Ma la tardività delle dichiarazioni di Spatuzza può essere presa come fattore di pregiudizio della veridicità delle stesse? Forse Spatuzza ha difettato di precisione. Si è rivelato essere poco informato, anche in virtù del fatto che era più che altro un manovale della mafia, un assassino specializzato in stragi. Tant’è che lui non conosce nemmeno Dell’Utri e deve chiedere a Graviano se quel Berlusconi fosse veramente quello di Canale 5. La vaghezza delle sue rivelazioni è legata alla sua posizione gerarchica in Cosa Nostra: egli sa, ma non conosce. L’episodio del cartello pubblicitario da abbattere, che lui verifica su indicazione di Graviano esser stato realmente abbattuto, lui lo riconduce a Dell’Utri soltanto in quanto il Dell’Utri era ai vertici di Publitalia, ergo interessato di pubblicità. Eppure analisi e retroanalisi giornalistiche avevano costruito ipotesi su quel cartellone pubblicitario che interessava Dell’Utri: si era detto che fosse il cartellone pubblicitario del primo esperimento politico di Dell’Utri medesimo, quel Forza Italia! Sicilia Libera che forse nei progetti doveva essere il referral politico di Provenzano, di chiara impronta regionalista e secessionista, l’alter ego della Lega Nord, e che invece divenne un partito nazionale destinato a governare (con alcune brevi parentesi) il paese per i susseguenti quindici anni.

E qui ritorna l’intervista, ripresa da questo blog, a Calogero Mannino: Mannino, forse per primo, negò che le stragi fossero soltanto opera della mafia – Riina non ne è capace, disse; ipotizzò l’esistenza di un piano militare e di uno politico-finanziario; legò la fase di destabilizzazione del 1992-93 all’esistenza di un vuoto politico “da riempire”. E guarda caso, già nel 1992, come spiegava Ezio Carlo Cartotto – ex manager Fininvest – ai pm Tescaroli, Gozzo e Palma in due deposizioni datate Giugno 1997:

Nel maggio-giugno 1992 sono stato contattato da Marcello Dell’Utri perché lo stesso voleva coinvolgermi in un progetto da lui caldeggiato. In particolare Dell’Utri sosteneva la necessità che, di fronte al crollo degli ordinari referenti politici del gruppo Fininvest, il gruppo stesso “entrasse in politica” per evitare che una affermazione delle sinistre potesse portare prima ad un ostracismo e poi a gravi difficoltà per il gruppo Berlusconi (L’Odore dei Soldi, di Elio Veltri e Marco Travaglio, Origini e misteri delle fortune di Silvio Berlusconi, Editori Riuniti).

Dell’Utri inaugura il progetto nel maggio-giugno 1992. Il “crollo degli ordinari referenti politici del gruppo” per opera dell’inchiesta Mani Pulite era appena avviato. Nessuno allora poteva ipotizzare che la DC e il PSI sarebbero scomparsi. Fino all’aprile 1992, Mario Chiesa era un semplice “mariuolo” (definizione che fu di Craxi); Falcone sarebbe saltato in aria a Maggio, durante il voto per il Presidente della Repubblica (una congiura della mafia/massoneria contro Andreotti?); Borsellino venne ucciso a Luglio. Mentre accadeva questo, Dell’Utri operava per creare un contenitore politico a beneficio degli interessi di Fininvest, contro l’ascesa delle Sinistre, ritenute un pericolo per l’azienda. A settembre 1992 si tenne la convention dei manager Fininvest a Montecarlo, nel corso della quale Berlusconi fece il suo primo discorso politico: “I nostri amici che ci aiutavano, contano sempre di meno; i nostri nemici contano sempre di più; dobbiamo prepararci a qualsiasi evenienza per combatterli” (rivelando una indiscussa propensione per le categorie amico-nemico, ritenute dalla politologia contemporanea come il fondamento della guerra, del conflitto e della divisione, più che della politica). Poi le stragi del ’93, la guerra del Sisde che voleva decapitare lo Stato, la preparazione di nuove elezioni e il vox populi sul nuovo partito-azienda di Berlusconi. Tutto in una precisa scansione temporale che per ora è possibile solo definire come “coincidenza”.

In ultima istanza, resta estremamente critica l’interpretazione data dalla Corte d’Appello di Palermo circa la delusione dei mafiosi per le aspettative riversate nel partito Forza Italia, in virtù delle posizioni garantiste manifestate in campagna elettorale, andate invece deluse:

Deve tuttavia registrarsi, all’esito dell’esame delle dichiarazioni di Maurizio Di Gati, che comunque anche da tale collaboratore proviene la conferma del fatto che in cosa nostra, pur dopo l’impegno sostenuto a favore di Forza Italia nel 1994 (senza che il collaborante sia a conoscenza di pretese garanzie ed impegni dati in cambio del sostegno elettorale: pag.21 esame), erano diffusi alla fine degli anni ’90 i malumori degli uomini d’onore che, a fronte di sperati ed attesi interventi legislativi di favore da parte del governo di “centro-destra”, si ritrovavano invece a subire una legislazione sempre più sfavorevole come nel caso della trasformazione in legge del regime detentivo del 41 bis (pag.13 esame: “La lamentela nostra è stata, come abbiamo votato tutti per fare salire il Centro-Destra, e adesso ci stanno mettendo il 41 bis? Ce lo stanno confermando come legge ? La promessa era che il 41 bis veniva, anche se veniva confermato come legge, veniva più agevolato nel senso del regime carcerario”).
Emerge dunque con evidenza che si cominciò a diffondere tra gli appartenenti all’associazione mafiosa una crescente delusione perché le aspettative di una legislazione che si riteneva sarebbe stata più favorevole da parte di un governo di “centro-destra”, fondate o meno che fossero su pretesi ma in realtà non provati impegni specifici assunti da esponenti politici e soprattutto, per quel che qui interessa, dall’imputato Marcello Dell’Utri, risultavano del tutto smentite dalla constatazione oggettiva di un progressivo inasprimento dell’azione di contrasto alla mafia che lo Stato e le sue articolazioni istituzionali, al di là delle contingenti e mutevoli maggioranze di governo, hanno voluto e saputo complessivamente e costantemente realizzare (Sentenza d’Appello Processo Del’Utri, p. 516).

La domanda è la seguente: può un Tribunale, una Corte d’Appello dare una valutazione della politica in fatto di antimafia di un governo? la constatazione oggettiva è tale poiché proviene dall’interno di Cosa Nostra? Ma non è una mera deduzione, questa?

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Deriva psichiatrica e omertà mafiosa: Mr b pronto a un nuovo “predellino”.

Si teme un nuovo strappo, un nuovo scarto in avanti, o a latere, del (finto) premier. Domani sarà a Milano per la campagna di tesseramento del PdL e terrà un discorso: gli ambienti più vicini allo psico-premier parlano di un imminente nuovo attacco al Quirinale e alla Consulta che metterà a dura prova i residui legami con Fini. L’attacco verrà condotto con la copertura televisiva del Tg1 del Minzo che ieri si è inerpicato in una vergognosa difesa di Mr b, paragonandolo – suo malgrado – a Andreotti a alla presunta persecuzione giudiziaria che il matusalemme del Senato avrebbe subito ai tempi delle accuse di mafia e del bacio con Totò Riina. Certamente il Minzo, avvocato dei perseguitati, non ha fatto menzione alcuna riguardo alla condanna prescritta a Andreotti, quella per mafia prima del 1980, che nessuno ricorda naturalmente.
E mentre tutti sostengono che Filippo Graviano ha smentito Spatuzza, nessuno dice che il boss ha semplicemente negato quel che Spatuzza ha riferito al Giudice nella scorsa seduta, mentre non ha fornito alcun elemento oggettivo riguardo a ciò – né la sua deposizione ha inciso in alcun modo sull’impianto accusatorio che ha portato alla condanna di Dell’Utri in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. Ovvero, questa fase dibattimentale non aggiunge niente al quadro probatorio che già era servito a condannare il collaboratore di Mr b (di cui potete ampiamente leggere qui: Dossier Dell’Utri). Minzolini non vi ha fornito nemmeno la metà di questo quadro informativo, anzi, ha fatto un vero e proprio panegirico televisivo, spacciando per approfondimento ciò che in realtà è pura semplificatoria attività di maquillage:

La deposizione dei Graviano:

Di seguito l’articolo pubblicato da Il Fatto e ripreso da Micromega in cui la politologa Barbara Spinelli parla di “deriva psichiatrica” dei dittatori e della pericolosità della situazione italiana, appena salvaguardata dai pericoli di una “Weimar” dalla nostra stessa Costituzione, la quale – nonostante quel che dica il (finto) premier –  esce rafforzata da questo tritacarne, poiché diffusa sarebbe la convinzione che non serva cambiarla. La Spinelli sottolinea come la platea di Bonn che udiva Mr b demolire l’impianto costituzionale e democratico della nostra Repubblica, non abbia levato alcuna critica al despota, e evidenzia come questo prefiguri una politica dell’appeasement, una morbida accondiscendenza verso Berlusconi, come spesso gli europei hanno verso i dittatori.

    • Barbara Spinelli, tra le più riconosciute osservatrici dei fatti politici italiani, fa un’analisi secca e lucida della situazione politica e dello scontro istituzionale
    • “Siamo di fronte a una crisi acuta ma ormai è anche finito il tempo di chiedersi ‘cosa accadrà’
    • La Spinelli sottolinea l’importanza della reazione di Napolitano, un presidente “che finora non è che abbia detto molto sul tipo di regime messo in piedi da Berlusconi”
    • individua in Fini “la chiave di volta della situazione” perché “il regime autoritario può essere scalzato soltanto dalla maggioranza”
    • la reazione “abbastanza scandalosa” del Partito popolare europeo, dove “non si è alzata una voce contro ciò che ha detto Berlusconi: in parte si tratta di una forma di appeasement, la tendenza a accomodarsi con i regimi autoritari
    • se l’Europa fa un esame di democrazia ai paesi che entrano, non richiede altrettanto a quelli che sono già dentro
    • Sel’Italia non fosse già nell’Unione europea, non potrebbe avervi accesso
    • non trova scandaloso “che Berlusconi parli di Italia piuttosto che di Europa. Quel che è grave è che Berlusconi utilizzi una sede internazionale per fare un attacco molto pesante alla Costituzione e alle istituzioni del proprio paese”
    • l’Europa, che potrebbe intervenire “di fronte a queste frasi golpiste resti in silenzio: per quel che riguarda l’euro siamo tutti affratellati, e questo ha reso meno importante la politica. La Merkel dovrebbe vergognarsi dei baci con Berlusconi, che si trovavano in tutte le foto. È come il bacio tra Breznev e Honecker”
    • “Berlusconi dice in maniera chiara cosa vuol fare, cambiare la Costituzione a maggioranza semplice, la sua”
    • “Ciò che mi sembra positivo è che in realtà la Costituzione ne esce enormemente rafforzata: la consapevolezza è ormai diffusa che non si sia nessun bisogno di cambiarla, come si è invece sostenuto negli ultimi 10-15 anni”
    • possiamo parlare di “stato d’eccezione”, come scriveva Ezio Mauro ieri su Repubblica, “la differenza è che la nostra Costituzione ci tutela più di quanto quella della Repubblica di Weimar tutelasse la democrazia tedesca”
    • rispetto alla minaccia più o meno ventilata, di un nuovo predellino che porti il Cavaliere direttamente alle elezioni anticipate, la Spinelli fa notare che “non è che Berlusconi può sciogliere da solo le Camere. È più difficile, in un’aula parlamentare, saltare su predellini”
    • “Se Berlusconi dal punto di vista delle uscite televisive e della piazza è imbattibile, non so se lo sia altrettanto dal punto di vista del gioco parlamentare. Minaccia continuamente le elezioni anticipate, ma poi ritira tale minaccia. Perché non è così che funziona: il Parlamento non è un predellino, non è lo scenario perfetto per un tg di Minzolini, né una fiction. E tanto per cominciare, Napolitano potrebbe certo dare l’incarico a qualcun altro della stessa maggioranza di Berlusconi”
    • l’editorialista nota che “tutti i dittatori hanno una deriva psichiatrica, ma l’aspetto politico è molto più importante. La psichiatria non è di nessun aiuto per le vittime delle dittature”
    • una notazione sui processi di mafia: “Non credo che verranno fuori grandi cose. Penso che i capi della mafia in carcere si guarderanno bene dal dire cose compromettenti. Ma è interessante vedere come le posizioni rispetto ai pentiti cambino: vengono considerati farabutti e uomini che sciolgono i bambini nell’acido quando tirano in ballo i politici, e se ne fanno elogi sperticati quando tacciono (come Mangano chiamato un eroe, o Filippo Graviano descritto da Dell’Utri come uomo di grande dignità)”

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Fra bombe atomiche inesplose e arresti a orologeria. Tranquilli, è fiction.

Lo sceneggiatore si è dato da fare: ha creato il pathos su una deposizione di un pentito in realtà solo co-protagonista di uno scenario in cui l’attore principale entrerà in scena, come si usa nei copioni di mafia, solo l’undici di dicembre – dichiarazioni dei fratelli Graviano al processo d’appello di Dell’Utri – di cui nessuno finora conosce la portata delle dichiarazioni, né le ragioni profonde che lo spingono a farle – mettere sotto scacco Mr b? avere indietro i soldi da Mr b?
Ha poi messo in mano al ministro dell’Interno due carte, il sapiente sceneggiatore, tenute nel cassetto per mesi, due boss, uno emergente, pericoloso e criminale, l’altro un boss sulla via del tramonto, ma dal nome altisonante. Sono Giovanni Nicchi, capomandamento di Pagliarelli, e Gaetano Fidanzati, uomo d’onore dai tempi di Buscetta, superlatitante, magari non più dentro alle trame e ai traffici di droga ma pur sempre un bel nome da sbattere in prima pagina. Eccolo confezionato, il colpo di scena. Il governo che "più ha fatto contro la mafia" vede il proprio (finto) premier accusato da un pentito che non è un infame, un delatore, e proprio nelle stesse ore il colpo della Polizia ne ingabbia altri due. E’ chiaro, il governo è minacciato dalla mafia, è un attacco che i malavitosi stanno conducendo da mesi, dai tempi dello scandalo D’Addario, ma certo, e ora ci provano con la complicità dei pm rossi e della Sinistra e dei poteri forti. Vedete che è necessaria la legge sul processo breve. Lui, Mr b, è sotto minaccia perché sta riducendo la mafia a un manipolo di sgherri. Lo ha detto il Tg1, stasera, che c’è la crisi delle cosche. Picciotti in declino, a quanto dicono.
Il copione è finito. Protagonisti Raoul Bova, Ricki Memphis, Michele Placido nei panni del boss. A Gennaio su questi teleschermi.

    • Quando la rappresentazione ha inizio, comincia anche l’attesa per il colpo di scena annunciato come «una bomba». Una bomba da disinnescare in ogni modo, tanto che il sen. Dell’Utri promette addirittura un proprio intervento diretto, dichiarazioni spontanee, nell’intento di rintuzzare Spatuzza e togliergli anche un pezzo di visibilità. Ma non risulterà necessaria, la contromossa di Dell’Utri. Non che Spatuzza si sia tirato indietro, questo no.

    • È accaduto, però, che quel nome – pronunciato anche con l’enfasi sottolineata del «signor Berlusconi» – si è quasi diluito nella genericità della trama raccontata dal pentito. Per questo, forse, uno dei legali della difesa ha avuto gioco facile nel declassare a «petardo» la deposizione di Spatuzza.

    • Dei suoi ricordi, però, oggi resta un solo punto fermo: il colloquio intrattenuto al Bar Doney, a Roma, con Giuseppe Graviano che sollecita l’ennesima strage, quella (fallita, per fortuna) dello stadio Olimpico «da fare a qualunque costo, così chi si deve muovere possa darsi una smossa»

    • «la smossa» doveva essere in direzione delle «necessità» di Cosa nostra. A muoversi dovevano essere «Berlusconi, quello del Canale 5 e il nostro paesano Dell’Utri»

    • Spatuzza non è stato molto aiutato, nello sforzo di offrire un racconto organico: troppe interruzioni, anche da un pubblico ministero esageratamente sensibile alla cura del particolare non sempre decisivo.

    • Uno come Spatuzza può raccontare nei particolari ogni fase della preparazione di un attentato, di un omicidio, ma può incontrare difficoltà nel riferire argomenti più complicati o spiegare credibilmente – come faceva Tommaso Buscetta – gli ingranaggi del pensare mafioso.

    • «Asparino», sembra aver voluto concedersi anche il ruolo di «portatore di altro», come quando si attarda a descrivere il suo «rapporto particolare» coi Graviano

    • anche i Graviano, per la verità, non sembrano nutrire sentimenti ostili contro Spatuzza. Certo non fino a far da riscontro alle sue rivelazioni, ma senza mai additarlo come bugiardo e infame

    • Proprio questo incomprensibile legame, più forte delle stesse leggi della mafia, continua ad offrire spunti di dubbi sulla natura del pentimento di Spatuzza. Se il pentito non è rinnegato dalla proprio «famiglia», vuol dire che può parlare tranquillamente, anche in nome del capofamiglia?

    • troverebbe conferma la suggestione che vuole i Graviano impegnati in una sorta di braccio di ferro col governo «inadempiente» rispetto alle aspettative di Cosa nostra

    • La Polizia ha arrestato a Palermo il superlatitante Giovanni Nicchi. Il capomafia è stato catturato in un appartamento in via dalla sezione Catturandi della Squadra Mobile. Il latitante, 28 anni, si trovava in una palazzina di tre piani in via Filippo Juvara 25

    • Il covo di Gianni Nicchi era a poche centinaia di metri dal palazzo di Giustizia di Palermo

    • Il giovane mafioso è considerato il pupillo del capomafia Nino Rotolo. Nato il 16 febbraio 1981 a Torino, Nicchi, era ricercato dal 2006 per associazione di tipo mafioso, estorsione ed altro

    • L’uomo é nell’elenco dei 30 latitanti di massima pericolosità

    • Nicchi é considerato uno degli elementi di spicco di cosa Nostra. È stato messo a capo del mandamento di Pagliarelli, su indicazione di Antonino Rotolo. Avrebbe avuto un background come killer di mafia e gestore del traffico di cocaina dall’America. Fuori da Palermo, si hanno notizie di suoi avvistamenti a Milano, città dove avrebbe interessi e appoggi, ma é praticamente scomparso dal maggio 2006

    • Nicchi farebbe parte dell’ala corleonese di Cosa Nostra incline ai metodi più efferati, e avrebbe subito l’ostilità di Salvatore Lo Piccolo che, dopo l’arresto di Bernardo Provenzano, era considerato tra i più influenti elementi di cosa nostra assieme a Matteo Messina Denaro e Domenico Mimmo Raccuglia

    • Un altro duro colpo a Cosa Nostra è stato messo a segno a Milano. Si tratta dell’arresto di Gaetano Fidanzati, uno dei boss mafiosi appartenenti alla lista dei 30 ricercati per mafia più pericolosi

    • Gaetano Fidanzati è uno dei capimafia storici palermitani. Per avere un’idea della sua posizione all’interno dell’organizzazione basta ricordare che nel ’70 un’auto venne fermata casualmente ad un posto di blocco. Dentro, con documenti falsi, c’erano, oltre a lui, Tommaso Buscetta, Salvatore Greco, Giuseppe Calderone, Gaetano Badalamenti e Gerlando Alberti, padrini che avevano e avrebbero fatto parlare a lungo di loro. Fidanzati è entrato a pieno titolo nel gotha dei trafficanti di droga mafiosi.

    • Fidanzati è ritenuto dagli investigatori uno dei più importanti boss del narcotraffico

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Spatuzza Day, le reazioni della stampa estera.

Ancora poca eco sui giornali e siti esteri: il Times titola su Amanda Knox, ma non su Spatuzza, così il NYT, mentre il The Washington Post non pare interessato alle vicende nostrane, a parte qualche cenno sull’Afghanistan e l’invio di 1000 soldati italiani.

Invece il The Guardian titola a grandi lettere, “Berlusconi colluso alla mafia in una corte di giustizia”, e parla vagamente delle dichiarazioni di oggi del pentito Spatuzza, senza un grande approfondimento, a onor del vero. Invece El Pais esce con un articolato commento sulla vicenda e titola: “Spatuzza coinvolge Berlusconi e Dell’Utri negli attentati mafiosi del 1993” e cita il passaggio chiave delle dichiarazioni del pentito, l’incontro con il boss Giuseppe Graviano al bar Doney a Roma:

Spatuzza ricorda un incontro nel 1994 con il suo capo diretto a Roma: “Ho incontrato Giuseppe al bar Doney di Via Veneto, era felice come se avesse vinto la lotteria. Ci siamo seduti e disse che dovevamo uccidere un po’ di poliziotti per dare il colpo di grazia. Quello che abbiamo ottenuto era tutto quello che volevamo. E questo grazie alla serietà di quelle persone (Berlusconi e Dell’Utri, citati poco dopo) che avevano portato avanti questa storia, e non come quei quattro socialisti cornuti che avevano preso i nostri voti nel 1988 e 1989 e poi ci hanno fatto la guerra “, ha detto.[…]

I giudici vogliono confrontare ora la credibilità della testimonianza. Il processo d’appello di Dell’Utri continua a Palermo il giorno 11 di dicembre con le dichiarazioni del teste Giuseppe e Filippo Graviano tramite video conferenza.

La Rai, invece, nonostante il clamore per la vicenda, non ha apprestato né edizioni straordinarie, né dirette dall’aula bunker. Il vero servizio pubblico oggi lo ha fatto SkyNews24. L’UsigRai, in una nota del segretario Carlo Verna, si domanda perché il CdA si ostini a tenere RaiNews24 senza risorse. Perché oggi non hanno nemmeno dedicato un pezzo di trasmissione di approfondimento. addirittura il Tg1 delle 20 mette la vicenda Spatuzza come secondo titolo, dopo l’Afghanistan e l’invio di nuove truppe (notizia di ieri).

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    • «Un evento di cronaca giudiziaria cruciale anche per la politica. La deposizione di Spatuzza, l’intervista a Dell’Utri, che lo smentisce, i commenti sulla vicenda abbiamo potuti seguirli in diretta e/o in tempo reale sui siti dei più importanti quotidiani e sulla tv a pagamento. Dove era il servizio pubblico? Ad aspettare l’ora dei tg?»
    • segretario Usigrai Carlo Verna. «Essendo l’interrogatorio dibattimentale del pentito di mafia atteso da giorni, come mai non si è pensato ad allestire uno studio con ospiti in contraddittorio e diretta sulle tre reti generaliste – chiede ancora Verna -? Perchè a Rainews24, non vengono forniti mezzi e budget adeguati per poter svolgere la propria funzione di canale all news ed essere volano per le altre testate? Può essere la rete dedicata alle notizie 24 ore su 24 solo una foglia di fico per dire che la Rai è presente su eventi come il No B day previsto domani a Roma e snobbato dalle principali reti? Da una seria risposta a queste domande dipende, con la legittimazione o meno del servizio pubblico, anche il suo stesso futuro»

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Spatuzza implica a Berlusconi y a Dell’Utri en los atentados mafiosos de 1993

Instant blogging: Spatuzza fa i nomi!

"Graviano mi disse che le persone con cui avevamo preso contatti erano persone serie e non erano come i "crasti" socialisti del 1988, che poi ci hanno fatto la guerra". Lo ha spiegato il pentito Gaspare Spatuzza riferendo dell’incontro avvenuto a Roma con il boss Graviano nel 1993. Spatuzza ha spiegato che i socialisti di cui si parlava erano 4 candidati alle politiche dell’epoca.
"Graviano mi disse che l’attentato ai carabinieri all’Olimpico doveva essere il colpo di grazia". Lo ha riferito il pentito Gaspare Spatuzza nella deposizione al processo che vede imputato Marcello Dell’Utri. "Capii che c’era un’anomalia – spiega Spatuzza – quando mi disse che la questione Contorno doveva essere messa da parte in quel momento perche’ c’erano altre priorita’"
Graviano mi fece il nome di Berlusconi, quello di canale 5, e di Dell’Utri e mi disse che grazie alla serieta’ di queste persone avevamo chiuso tutto e che avevamo il Paese nelle nostre mani". Lo ha detto Gaspare Spatuzza nella deposizione a Torino nel processo a Marcello Dell’Utri
"Giuseppe Graviano ci spiego’ che c’era in piedi qualcosa che se andava a buon fine avremmo avuto benefici tutti quanti". Lo ha detto il pentito Gaspare Spatuzza parlando al processo a Marcello dell’Utri dell’incontro con il boss Graviano che gli diede oridine a fine ’93 di uccidere un po’ di carabinieri per dare "una mossa a chi si deve muovere".
Quando avvennero la strage di Capaci e quella di via d’Amelio abbiamo gioito, ma Firenze e tutto il resto non ci appartiene". Lo ha detto il pentito Gaspare Spatuzza che ha spiegato che gli attentati del 1993 erano "un’anomalia" per Cosa Nostra.

Fuorionda di Fini: Berlusconi attento! Fai la fine di Luigi XVI.

Il Re Luigi XVI e la sua fine sono stati evocati in un fuori onda da Gianfranco Fini, Presidente della Camera e alleato politico di Berlusconi. Fini avrebbe avvertito il finto premier ricordandogli che fine fecero fare i giacobini al monarca assoluto. Chissà se Berlusconi, una volta evocata l’immagine della propria testa che ruzzola nel cesto sotto alla ghigliottina, abbia pensato più alla Maria Antonietta da portare con sé al patibolo oppure a come evitare di spargere per terra i pochi capelli rimasti, con quello che sono costate le ricostruzioni…
Eccolo, dunque, il famoso fuorionda. Qui Fini dice quello che tutti pensano. Senza filtri. Ma commette un piccolo errore quando parla di Mancino: il vicepresidente del CSM non è mai stato chiamato in causa dal pentito Spatuzza, bensì il suo nome compare invece nei verbali di Massimo Ciancimino nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia. Tuttavia, ciò non cambia il senso delle parole del Presidente della Camera, ovvero non sposta di una virgola il fatto che le tre inchieste combinate (Palermo-Caltanissetta-Firenze) potrebbero disegnare – se opportunatamente suffragate da dati oggettivi – uno scenario alquanto inquietante.

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    • Un video che risale al 6 novembre, ma che potrebbe essere stato registrato anche più recentemente tanto sono ancora attuali i temi che vengono affrontati
    • i rapporti con il premier e le rivelazioni del pentito Spatuzza considerate una «bomba atomica». Protagonista del ’fuoriondà, che è stato pubblicato oggi sul sito di Repubblica.it, è il presidente della Camera, Gianfranco Fini
    • attraverso una nota del suo portavoce sottolinea la «coerenza» delle sue parole «allorquando, al di là dei toni colloquiali ed informali, dice in privato esattamente quanto afferma poi pubblicamente»
    • Tutto accade a Pescara dove Fini si trovava per partecipare alla giornata conclusiva del ’Premio Borsellinò
    • scampoli di conversazione che il presidente della Camera ha con il procuratore della Repubblica, Nicola Trifuoggi
    • Una chiacchierata confidenziale che si svolge nella convinzione di entrambi che i microfoni siano spenti. Ma non è così.
    • parla del pentito Gaspare Spatuzza e presagisce il rischio che deflagri una «bomba atomica»
    • «Il riscontro delle dichiarazioni di Spatuzza… speriamo che lo facciano con uno scrupolo tale da… perché è una bomba atomica»
    • Trifuoggi osserva che «non ci si può permettere un errore neanche minimo» e Fini sottolinea: «Sì, perché non sarebbe solo un errore giudiziario, è una tale bomba che… lei lo saprà .. Spatuzza parla apertamente di Mancino, che è stato ministro degli Interni… uno è vice presidente del Csm e l’altro è il Presidente del Consiglio…». E al procuratore che osserva che comunque queste indagini si devono fare, la terza carica dello Stato risponde: «E ci mancherebbe altro»
    • Il procuratore ribatte che «è nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l’imperatore romano», e la replica di Fini è eloquente: «Ma io gliel’ho detto… confonde la leadership con la monarchia assoluta…. poi in privato gli ho detto… ricordati che gli hanno tagliato la testa a… quindi statte quieto»
    • La conversazione prosegue tra aneddoti, citazioni “giolittiane”, poi un’altra frecciatina ancora riservata al presidente del Consiglio. Un ragazzo dal palco osserva che «nessuno è eterno» e lui ironizza: «… se ti sente il presidente del Consiglio si incazza»

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Dell’Utri si difende in tv. “Spatuzza non sa nulla!”. E cosa dovrebbe sapere?

Secondo Dell’Utri, intervenuto oggi alla trasmissione di Lucia Annunziata “In 1/2 h”, il pentito Gaspare Spatuzza, da quel che si evince leggendo i verbali, “non dice nulla e non sa nulla”. La frase di per sé è comprensibile, ma a sua volta può generare una domanda: e cosa dovrebbe sapere Spatuzza che invece a giudizio di Dell’Utri non sa?
Spatuzza è pur sempre colui che rubò la cinquecento che esplose in Via D’amelio. Forse Dell’Utri non sa, non ricorda. Spatuzza lo sa, lo ha raccontato ai giudici e ne ha dato riscontro, tanto che con molta probabilità verranno rifatti i processi per le stragi di Via D’Amelio e forse di Capaci.
Spatuzza parla solo ora, ha aspettato quindici anni, è segno di una macchinazione dei giudici che lo governano a piacimento. Spatuzza avrà parlato solo di recente, ma esistono altri pentiti più o meno tali che chiamano in causa il duo Berlusconi-Dell’Utri (ad esempio Antonio Giuffré) e pure Giovanni Brusca ha fatto i loro nomi.
Spatuzza, secondo Dell’Utri, fa parte di un più ampio progetto architettato dai giudici per conto della Sinistra e dei poteri occulti. Bé, un massone epurato dai massoni? E poi quale Sinistra? Quella del centro-snistra con il trattino, quella radicale, quella movimentista, quella giustizialista, quella socialista, quella verde o quella antiproibizionista? Se Dell’Utri accusa la sinistra almeno specifichi di quale settore si tratta. Risulterebbe più credibile.

    • Si dovrebbe modificare la legge sui pentiti (…) I pentiti vanno regolamentati: sono utili, sono una cosa giusta, ma vanno regolamentati (…). Com’è ammissibile che dopo 15 anni uno si alza e dice: ‘Dell’Utri, Berlusconi…’, perché quelle cose non le ha dette prima”? ha detto oggi il senatore Pdl intervistato nella trasmissione “In mezzo’ora” su RaiTre, parlando anche di “collegamenti precisi” tra pm di diverse procure che indagano su di lui.

       

    • ”Dai verbali si capisce che non dice nulla, non sa nulla” e ”può inventarsi qualsiasi cosa”.

       

    • Il senatore del Pdl si dice ”angosciato per queste accuse assurde” ma quest’ultime, insiste, sono ”assolute falsità”

       

    • la ”coscienza è tranquilla” perché ”non mi aspetto nulla da nessuna procura. Mi aspetto solo che si acclari la verità su queste falsità”.

       

    • ”Si cercano pentiti che grazie a delle provvidenze possano parlare e poi si fa la convergenza del molteplice: una cosa assurda, fuori dal mondo”. Qui ”non si cerca il reato, si cerca di fare dei delinquenti’

       

    • ”Le sciocchezze vengono ben confezionate, ben montate e finché durano fanno danno. Per fortuna c’è la gran parte del paese che non ci crede…”

       

    • Ma come mai Silvio Berlusconi non decide di farsi processare come ha fatto Giulio Andreotti e come sta facendo lo stesso Dell’Utri? ”La giustizia – risponde il senatore a Lucia Annunziata – è un bene supremo, l’ingiustizia no”

       

    • ”Il premier è un carattere diverso, lui prova sgomento, lo indigna… Non ha mai avuto niente a che fare con queste cose. Ritiene le accuse un’ingiustizia, Berlusconi è una persona diversa da me’

       

    • ‘Non deve dimettersi per niente, la presunzione di innocenza vale fino al termine dei gradi di processo”. ”Giustifico il comportamento di Berlusconi perché lo conosco troppo bene”, insiste Dell’Utri che nel corso dell’intervista ha pure modo di ribadire: “Mangano è stato un eroe e lo ripeto”

       

    • c’è un’azione organizzata contro Silvio Berlusconi. ”I giudici sono l’elemento catalizzatore di tutto, ma c’è una parte politica, la sinistra, i poteri occulti che non vedono Berlusconi di buon occhio, hanno tentato in tutti i modi di far desistere Berlusconi dal fare politica, e l’arma più forte è quella giudiziaria”

       

    • ”cercano di puntare al patrimonio del premier”, ma ”non ci riusciranno perché anche i più grandi teoremi cadono di fronte alle cose che non esistono”. E’ ”offensivo” poi leggere le cose di questi giorni su un’azienda come Mediaset

       

    • Nemmeno a parlarne di ‘complotto’ dalla maggioranza. C’è una ”dialettica dall’interno” del Pdl, dice il senatore. ”Ho sentito le posizioni del presidente Fini di recente, ma la sua è una normale dialettica

       

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