L’azione invasiva di Nsa contro il Brasile: il caso Petrobras

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Il Brasile è importante snodo di comunicazioni per tutta l’America latina ed è stato al centro di una vasta rete di intercettazioni illecite relative a  informazioni industriali e politiche riservate che comprendeva tutta la fascia del Sudamerica. Gli  Usa e i suoi alleati avrebbero usato anche le sedi diplomatiche delle capitali asiatiche come centro di raccolta dati, secondo un programma, denominato”Stateroom,” che coinvolgerebbe 80 tra ambasciate e consolati in tutto il mondo (Der Spiegel e Sydney Morning Herald). La Nsa ha spiato anche  la vita privata della presidente Dilma Rousseff e, in particolare, l’andamento economico dell’impresa petrolifera di stato, Petrobras, che recentemente ha annunciato un piano di investimenti di 237 miliardi di dollari per progetti in acque profonde.

La risposta brasiliana alla violazione della privacy ad opera degli Stati Uniti è avvenuta su più livelli. Dal punto di vista della sicurezza informatica, il governo brasiliano ha già promosso per il 2014 una conferenza mondiale che avrà come tema principale l’identificazione di nuove pratiche antispionaggio. Nel contempo la Presidente ha annullato l’incontro che doveva tenere negli Stati Uniti con Obama e i negoziati per l’acquisto di aerei multi-funzioni, pari a 4 miliardi di dollari.

E ancora, la presidenta ha fatto rilevare che sono state intercettate informazioni industriali riservatissime, sollecitando le Nazioni Unite a mettere a punto un protocollo che regoli la condotta degli stati membri per quanto riguarda internet e le tecnologie informatiche. Il Brasile chiede che,in tempi brevi, sia attivato un piano per la memorizzazione locale dei dati per internet attraverso i grandi social network e Google, per cercare di  mantenere le informazioni industriali tra gli utenti brasiliani senza l’intromissione della NSA, contrastando così  lo spionaggio USA .

Germania e Brasile, grazie all’appoggio di altri 19 paesi, hanno dato vita a una bozza di risoluzione dell’Assemblea Onu in modo che stabilisca maggiori diritti alla privacy su Internet.  Il Brasile è una potenza energetica politicamente sospetta agli occhi delle élite politiche di Washington e l’aumento del profilo energetico di Petrobras ha destabilizzato le compagnie petrolifere statunitensi. Già nel 2007, per esempio, le imprese statunitensi, come la Exxon-Mobil, si erano lamentate del Brasile per il “clima inadeguato agli investimenti esteri” e della ”dominanza Petrobras”.

Penetrando nelle reti informatiche di Petrobras, la NSA potrebbe aver acquisito preziose informazioni circa la tecnologia offshore che potrebbe drasticamente trasformare le fortune economiche del paese.

Attualmente lo Stato brasiliano sta concludendo anche un accordo con la Russia che prevede la creazione di imprese miste specializzate nella fabbricazione di grandi turbine per l’estrazione del petrolio e del gas. La multinazionale russa Gazprom si assocerebbe con la brasiliana Petrobras per lo sfruttamento del giacimento gasifero di Santo Basin. Attualmente l’holding Gazprom è già operativa in Venezuela, associata alla statale PDVSA nell’imponente riserva della Fascia petrolifera dell’Orinoco, nella fase preliminare del GasodottoTrans-Americano Venezuela-Brasile.

È evidente che la misura adottata dal governo brasiliano è legata allo sviluppo e al potenziamento del settore petrolifero brasiliano in relazione all’alleanza dei paesi del BRICS (Brasile, Russia, India, China, Sud Africa) e ad un apertura agli scambi con il mercato energetico occidentale. In termini maggioritari, si può teorizzare che i paesi del BRICS, anche in seguito all’alleanza, continueranno a detenere la maggioranza nella gestione del campo Libra (Petrobras e le due imprese cinesi insieme controllerebbero il 60% del giacimento Libra).

In Venezuela, già Hugo Chàvez aveva previsto la realizzazione di un gasdotto Venezuela-Brasile per soddisfare la domanda latino-americana attraverso un accordo tra la multinazionale russa Gazprom e la venezuelana PDVSA.

Inevitabilmente, la sorveglianza informatica della NSA si intreccia con la trama degli interessi commerciali degli Stati Uniti. La tecnologia di spionaggio massivo viene strumentalmente giustificata dalla minaccia terroristica. I politici sono convinti di potere fermare la mercificazione delle informazioni ma è pia illusione. La sorveglianza di NSA e PRISM sono illecitamente attivate e, fino a quando non avremo spiegazione esauriente dei motivi per cui un dato non dovrebbe essere messo sul mercato, non potremo illuderci di proteggerlo poiché, anche con severe regolamentazioni, le agenzie di intelligence si limiterebbero a comperare sul mercato quello che oggi ottengono segretamente ed in maniera illecita.

Questa  rete spionistica che sta coprendo la Terra fa riferimento ad una sorta progetto di controllo assoluto del mondo da parte di élite ben identificabili, alla creazione di una dittatura globale, de facto se non de jure. Difficilmente però il raffreddamento dei rapporti tra i due giganti del nord e del sud America avrà come epilogo la sospensione delle relazioni tra i due paesi.Tanto più che il Brasile fa la sua parte in termini di spionaggio. I diplomatici di Russia, Iran e Iraq sono stati sotto il controllo dell’Agenzia brasiliana di intelligence (Abin), i servizi segreti del Paese sudamericano, durante il 2003 e il 2004. L’operazione di spionaggio si chiamava “Scrivania” e includeva anche alcune sale affittate dall’ambasciata americana all’ultimo piano di un centro commerciale nel quartiere Mansôes Dom Bosco in Brasile.

Il sospetto di Abin, che ha portato all’attività di spionaggio, è che all’interno delle stanze gli americani avessero piazzato strumenti di comunicazione e computer. Dieci anni dopo quelle sale sono ancora chiuse con le inferriate, le uniche protette nel palazzo.

L’economia è più forte di qualsiasi attività di spionaggio ed è facile dimostrarlo con l’attività spionistica messa in atto proprio in Brasile dall’impresa mineraria Vale ai danni degli attivisti delle organizzazioni sociali. I contractors che lavoravano per l’impresa mineraria avevano messo a punto un vero e proprio archivio dei “sovversivi”: ciascuno aveva un proprio dossier personale, a partire dai leader del Movimento Sem Terra e del Movimento do Atingidos por Barragens.

L’impresa mineraria teneva sotto controllo anche i sindacalisti.
Tutto questo per dire che la protesta del Brasile in sede internazionale contro gli Stati Uniti è sacrosanta, e lo spionaggio Usa è un fatto gravissimo, ma la governance brasiliana  dovrebbe occuparsi anche dello spionaggio interno ai danni dei movimenti sociali: nel paese verde-oro, invece, l’infiltrazione e il monitoraggio delle organizzazioni popolari non sono considerati illegali e finora l’unica voce levatasi per denunciare la Vale è stata quella dei parlamentari  del Psol (PartidoSocialismo e Libertade), che hanno chiesto la costituzione di una commissione parlamentare sulle attività della Vale.

Occorrerebbe un approccio più equilibrato tra sicurezza e privacy. Anche per il Brasile.

La guerra dei gasdotti. Unione Europea dimenticata. Il conflitto d’interesse si fa internazionale.

A quanto pare, come intuito qualche post fa, la determinante della politica energetica del governo Berlusconi è il conflitto d’interesse. Scrive Molinari (con questo pezzo riscatta i deludenti articoli sulla sanità obamiana) su La Stampa che a Washington hanno un sospetto: interessi particolari legano Mr b a Putin e a Gazprom. In ogni caso, la scelta di privilegiare il partner russo ha un prezzo: quello di rendere sempre più lontana una politica energetica comune in Unione Europea. I paesi europei vanno in ordine sparso, e questo è un grave danno per la comunità europea dei cittadini tutti. L’Italia, alle origini della CEE grande paese promotore dello spirito europeo (De Gasperi, oggi lodatissimo a destra, ne fu uno dei fautori, ma se ne sono dimenticati), oggi tradisce le proprie “radici” e rinuncia al suo ruolo in Europa per divenire un vassallo della Russia-Gazprom. Un danno incalcolabile. Poiché oltre alla dipendenza da madre Russia, il governo diventa ostile ai partner europei, all’alleato americano. Il governo esclude il paese da una reale integrazione, mentre dovrebbe farsene promotore. Considerata la grave fase di stallo nel rafforzamento delle istituzioni europee, in seguito al fallimento del trattato di Lisbona, l’energia poteva (e doveva) essere un nuovo elemento di integrazione rinnovando la logica “funzionalista” delle origini (Schuman-Monnet), ricreando le condizioni per un ulteriore fase di prosperità per il continente derivata dalla cooperazione fattiva e dal libero scambio.

Ma nessuno nel governo italiano ha la stoffa politica e la lungimiranza dei padri dell’Europa: Schuman, Monnet, De Gasperi. È un paese che guarda all’Unione con diffidenza e che promuove la divisione anziché la cooperazione, che promuove un modello delle relazioni internazionali basato sull’equilibrio delle potenze anziché il modello proto-federale della multi-governance.

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    • Le scelte di politica energetica di Silvio Berlusconi e dell’Eni preoccupano l’amministrazione Obama.
    • «L’interesse italiano dovrebbe essere diversificare le fonti di approvvigionamento mentre in questa maniera si aumenta la dipendenza da Mosca» afferma un diplomatico ben a conoscenza del dossier.
    • un altro diplomatico usa toni più aspri chiedendo l’anonimato: «Non comprendiamo perché l’Eni si comporti da lobbista di Gazprom in Europa promuovendo con South Stream un oleodotto destinato a trasformare l’Italia nella nuova Ucraina d’Europa, totalmente dipendente dal gas di Mosca».
    • Il linguaggio poco paludato svela un’irritazione americana che nel mondo petrolifero è di pubblico dominio. Al 14° piano del grattacielo al numero 475 della Quinta Strada, l’Eurasia Group di Ian Bremmer produce resoconti periodici sulla rivalità fra il South Stream, con il quale la Russia vuole creare una nuova linea di trasporto del proprio gas verso l’Europa Occidentale, e il Nabucco, sostenuto da Washington e da un folto gruppo di Paesi europei, accomunati dal desiderio di importare gas non russo per scongiurare la dipendenza energetica dal Cremlino.
    • «La competizione è sulla fonte a cui attingere per il gas – spiega John Levy, specialista di Eurasia Group per il Caucaso – perché South Stream è sostenuto da italiani, francesi e tedeschi, che da tempo fanno importanti affari con Gazprom, mentre Nabucco è voluto da chi cerca nuovi partner per gli approvvigionamenti».
    • «Mosca vuole il South Stream per non dover più far passare il proprio gas destinato all’Europa Occidentale attraverso l’Ucraina, con cui è ai ferri corti, e al tempo stesso per essere lei a distribuire in Occidente il gas dei ricchi giacimenti kazaki e turkmeni», mentre Washington «ha interesse a non veder l’Europa dipendente dalla forniture russe»
    • Sono partite strategiche opposte perché gli Stati Uniti puntano a sfruttare il gas per integrare l’Europa con le repubbliche indipendenti del Caucaso e con l’Iraq, mentre Mosca sta tentando di creare un legame energetico con l’Europa Occidentale talmente consistente da indebolire i rapporti transatlantici, ovvero la solidità della Nato.
    • tanto South Stream che Nabucco sono progetti teorici, perché la Russia non ha gas a sufficienza per il primo e l’Azerbaigian non mette ancora a disposizione il gas per il secondo
    • «siamo ancora nella fase della trattativa fra i due fronti» e per questo colpisce che «l’Italia, attraverso l’Eni, sta giocando con i russi a poche settimane di distanza dagli abbracci dell’Aquila fra Obama e Berlusconi»
    • Agli specialisti del settore non è sfuggito che lo scorso 5 giugno a San Pietroburgo il vicepremier russo Igor Sechin – ex agente del Kgb, regista della politica energetica del Cremlino e fedelissimo di Putin – nel suo discorso sulle priorità di politica energetica della Federazione russa abbia nominato un unico personaggio straniero: l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni
    • Nella bozza del testo preparata dagli speechwriter di Sechin il nome di Scaroni non c’era, è stato Sechin ad aggiungerlo di proprio pugno. Ma gli americani non si fidano di Sechin, presidente della compagnia petrolifera Rosneft che ha ingoiato le proprietà della Yukos di Mikhail Khodorkovsky
    • è l’impressione che l’Italia si sia schierata con la Russia nel grande gioco per gli equilibri energetici del XXI secolo, tanto più che il South Stream dovrebbe vedere la luce nel 2015, appena tre anni dopo il North Stream grazie al quale Mosca potrà esportare direttamente gas alla Germania senza dover più attraversare i territori delle confinanti e irrequiete Bielorussia e Polonia.
    • uno scenario che porta a prevedere che la Russia fornirà alla Germania ben il 60% delle importazioni di gas ed all’Italia almeno il 20%, consentendo a Gazprom di controllare nel 2015 il 33% del mercato europeo rispetto all’attuale 28
    • Il sospetto che circola a Washington è che «Berlusconi possa avere interessi particolari nell’aumentare i legami energetici con la Russia» ma nelle sue frequenti missioni negli Stati Uniti Scaroni ha spiegato che c’è continuità fra le scelte dei governi Berlusconi e Prodi perché sono frutto della situazione energetica in cui versa l’Europa
    • la produzione europea di gas – Norvegia esclusa – è destinata nei prossimi anni a scendere da 250 a 150 miliardi di metri cubi annui per far fronte a un fabbisogno di 550 miliardi significa dover programmare un aumento delle importazioni, che al momento sono di 300 miliardi di metri cubi
    • Ciò che distingue il monopoli dell’energia è però l’incertezza delle alleanze perché trattandosi di geopolitica tutto può cambiare rapidamente, rimettendo in discussione gli attuali equilibri: un rasserenamento dei rapporti fra Mosca e Kiev taglierebbe le gambe al South Stream mentre se Teheran dovesse aprire a sorpresa all’America, l’Occidente avrebbe gas a sufficienza per far decollare il Nabucco.
    • L’amministrazione Obama guarda invece in altra direzione: per garantire all’Europa l’energia di cui avrà bisogno nei prossimi 20 anni pensa a una ricetta composta da nucleare, energie rinnovabili, risparmi nei consumi e carbone pulito. Si spiega così quanto dice Morse sulla «novità europea più interessante del momento» ovvero il «boom di arrivi di carbone nei porti di Amsterdam, Rotterdam e Anversa»

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UE, la politica energetica del fai da te.

L’Unione Europea è sempre più divisa sulle politiche energetiche. Manca una politca comune, manca una volontà politica comune. Fors’anche lo spirito comunitario è alquanto messo male.
La vicenda South Stream, che vede coinvolta l’Italia con l’ENI, ma pure la Germania con l’alter ego del South Stream e cioè North Stream, mostra come in Europa esistano posizioni divergenti sulla strategia più opportuna da adottare in fatto di energia, esitazioni che inducono al fai da te e minano alla base le alleanze politiche filo atlantiche consolidate da almeno cinquanta anni.
La Russia e Gazprom operano in maniera spregiudicata in modo da evidenziare le divisioni fra i paesi della UE e garantirsi così nuovi clienti, o aumentare la dipendenza energetica di quelli vecchi. E dipendenza energetica equivale a una nuova egemonia. L’egemonia di Gazprom.
Viene facile l’equazione: il nuovo equilibrio di potere che si affaccia sul mondo non è determinato da potenze aventi ordinamento interno di stampo democratico. Accade sia nel settore commercio (Cina), che in quello energetico (Russia). Il cambio di paradigma nelle relazioni internazionali comporta una perdita di valore del modello democratico in favore di forme oligarchiche nelle quali i diritti civili sono messi da parte.
Per l’Unione Europea si tratta di un’altra occasione mancata. Avrebbe potuto rafforzare le proprie istituzioni, durante questa crisi. Avrebbe potuto affermarsi come modello di multi governance nelle relazioni internazionali. Avrebbe potuto adottare politiche energetiche alternative (solare ed eolico di ultima generazione). Ma la miopia dei governi, in sprimis quello italiano, in cui da diversi anni ormai latita quello spirito europeista delle origini della comunità, manda in frantumi l’idea di unione e promuove per contro una personalità politica stile ectoplasma. La UE vuol restare il nano politico che è sempre stata.

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    • L’Italia e la Germania, rappresentano, invece, per Mosca due clienti e due partner seri che, oltre a tener fede agli impegni commerciali assunti, possono mettere a disposizione di Gazprom un grande bagaglio tecnologico, finalizzato a migliorare tanto i processi di estrazione che quelli di trasporto del gas e del petrolio.
    • Su queste basi di reciproca convenienza sono stati avviati alcuni progetti di dotti che attraverso il Baltico (North Stream) e attraverso i Balcani (South Stream) garantiranno all’Europa un approvvigionamento energetico pari al 70% del suo fabbisogno (stime per il 2030).
    • Questa dipendenza energetica dell’Europa dal gas russo ha messo in allarme gli americani i quali temono di perdere influenza nel vecchio continente. Quest’ultimi stanno cercando in tutti i modi di far perdere importanza a tali collaborazioni che, per quanto ancora di tipo prettamente economico,  possono costituire un ottimo viatico per l’approfondimento di comuni prospettive geopolitiche.
    • i progetti alternativi sponsorizzati dall’amministrazione Usa (e dalle corrotte burocrazie dell’UE), come l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (Btc) e il gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum (Bte) si sono rilevati non adeguati a soddisfare le esigenze energetiche europee
    • il nuovo corridoio Nabucco, sul quale sono state riposte gran parte delle speranze americane per il depotenziamento dell’offerta russa, stenta a decollare a causa di problemi legati all’instabilità politica dei paesi che tale pipeline dovrà percorrere, in virtù della scarsa disponibilità di gas degli stati aderenti al programma e, ovviamente, in ragione dell’azione russa che interviene per sottrarre clienti al progetto
    • il 29 giugno di quest’anno Gazprom ha firmato a Baku un accordo per l’acquisto di gas azero. Obiettivo dei russi non era solo quello di garantirsi maggiori riserve, ma soprattutto quello di far mancare materia prima al disegno concorrente
    • lungo le rotte del gas si vanno stabilizzando relazioni politiche molto forti tra la Russia ed alcuni paesi dell’Europa
    • in questa fase di crisi sistemica globale troverà maggiore disponibilità agli accordi bilaterali
    • E’, appunto, il caso di Germania e Italia le quali, non a caso, sono fatte oggetto di attacchi da parte degli altri partner europei che non gradiscono l’estrema contiguità con Mosca.
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    • «Attenti a Putin, potrebbe mettervi in trappola rendendovi dipendenti dalle forniture russe di gas»
    • il diplomatico britannico che al telefono chiede l’anonimato: la partecipazione italiana al gasdotto «South Stream», voluto da Mosca a scapito dell’adesione al consorzio «Nabucco» che scavalca la Russia – sostiene – «rischia di mettere l’Italia in una condizione di debolezza»
    • l’adesione al progetto sul quale Mosca punta per garantirsi il semi-monopolio dei rifornimenti energetici europei è un modo, forse inconsapevole ma miope, di consegnarsi a possibili ricatti della «superpotenza energetica»
    • «sarebbe un errore credere che l’integrazione delle compagnie russe nella rete energetica europea possa garantire un’influenza sulle decisioni prese a Mosca»
    • l’Europa è divisa di fronte alla scelta italiana e, più in generale, alle strategie alle quali affidare una politica energetica comune, della quale a Bruxelles si parla invano da anni. La Gran Bretagna, va notato, dipende soltanto per il 2 per cento dal gas russo grazie ai pozzi nel Mare del Nord (che continuano però a impoverirsi
    • Gazprom punta a controllare il 20 per cento del mercato britannico entro il 2015: già oggi, dopo aver raddoppiato in due anni i volumi di vendita, possiede il 10 per cento del gasdotto Bacton-Zeebugge, il secondo in ordine di grandezza in Gran Bretagna
    • La diffidenza britannica per l’«abbraccio russo» ha riscontro soprattutto fra i membri orientali dell’Unione europea. A cominciare dalla Polonia, che vede nella «prepotenza energetica di Putin» la radice del «patto Molotov-Ribbentrop dell’energia», come a Varsavia si definisce l’accordo russo-tedesco per «North Stream», il gasdotto che garantirà rifornimenti diretti alla Germania scavalcando Bielorussia, Polonia e Paesi Baltici.
    • la Polonia dipende dalla Russia per oltre l’80 per cento dei suoi approvvigionamenti di energia (anche per questo avrebbe voluto partecipare a North Stream con la garanzia del partner tedesco)
    • Diversa la situazione francese. Parigi, silenziosa di fronte alla presenza italiana in «South Stream», acquisterà gas russo attraverso «North Stream». Da trent’anni inoltre ha ottimi rapporti con Mosca, dal punto di vista degli approvvigionamenti energetici: ma la Francia può contare su una abbondante produzione nucleare, in grado di soddisfare fino al 70 per cento del fabbisogno interno.
    • Anche la Spagna si è smarcata da Mosca, garantendosi rifornimenti alternativi e intensificando la realizzazione di rigassificatori, impianti che consentono di saltare gli oleodotti: il gas viene liquefatto sul luogo di estrazione e trasportato per nave nei Paesi di consumo, dove viene riportato allo stato gassoso.
    • Soltanto la Germania si trova in una situazione paragonabile a quella italiana: la nostra adesione a «South Stream», attraverso l’Eni, fa il pari con quella tedesca a «North Stream», una joint venture fra Gazprom e Basf. Senza contare che Berlino dipende per il 32 per cento dal gas russo, a fronte del 30 per cento dell’Italia.
    • entrambi i Paesi tengono a separare, nelle relazioni con Mosca, le ragioni della politica da quelle dell’economia

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Berlusconi sull’orlo di una crisi di nervi.

L’accordo Gazprom-Eni-turchia, sbandierato da Mr b come una sua invenzione subodora – oltreché di cafonaggine – anche di guaio diplomatico. Perché oggi si è scoperto che Mr b non era invitato alla cerimonia di presentazione dell’accordo, bensì si è autoinvitato. Poi si è appropriato mediaticamente del cosiddetto successo.
In realtà non è un successo. Lo è solo per Gazprom, in parte anche per l’ENI. Per l’Italia, per l’interesse generale di noi cittadini, l’accordo non rappresenta un successo. Per niente. Farà dipendere le scelte in campo energetico di questo paese dagli orientamenti del governo russo. Farà precipitare le relazioni diplomatiche con i partner europei e con gli USA ai minimi storici. Produrrà isolamento, in Europa. Ora gli altri paesi europei sono autorizzati a muoversi per il proprio interesse in tema di energia. Non ci sarà alcuna cooperazione sull’energia in Europa, grazie a Mr b.
Mr b, anziché oziarsi con qualche escort a cinquemila euro a notte, ha pensato bene di volare ad Ankara. È tempo di pensare di riaprire Villa Certosa. Lì, almeno, fa meno danni.

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    • Come è noto, mercoledì 5 agosto, il senatore Guzzanti ha – di fatto – avanzato di nuovo l’ipotesi che nel governo vi siano donne nominate ministro solo perché andavano a letto con il premier.
    • ha detto che le intercettazioni sono in mano a un celebre direttore di giornale. Tanto che le trascrizioni sarebbero state mostrate dal direttore in questione ad almeno tre parlamentari del Pdl
    • di fronte a tutto questo, Ghedini che fa? Cita in giudizio Guzzanti? Lo sfida a duello per lavare col sangue l’onore del suo principale Berlusconi? Smentisce che incisioni del genere possano essere mai esistite? No. Ghedini sorride e dice: «Questa è una vicenda che non merita nessuna attenzione né alcun commento». Poi ricorda che «quei nastri, custoditi a Roma e distrutti per ordine della magistratura, non sono mai stati ascoltati né trascritti. Visto che gli stessi giudici di Napoli li considerarono irrilevanti. Non si capisce dunque come Guzzanti o altri possano averli ascoltati».
    • i suoi collaboratori più fidati non sappiano più che pesci pigliare
    • La mancata trascrizione ufficiale dei nastri non è di per sé una garanzia di segretezza.
    • Porre l’accento sul fatto che le intercettazioni di cui parla Guzzanti siano state distrutte perché considerate irrilevanti dalla magistratura è senza senso. Se davvero il premier avesse avuto una relazione con una donna poi nominata ministro, questo non è un reato, ma un episodio politicamente rilevante.
    • Perché i magistrati possano aver ritenuto le conversazioni non importanti per la loro inchiesta devono per forza averle prima ascoltate, così come hanno fatto almeno una mezza dozzina di investigatori.
    • L’esecutivo, insomma, è in stato confusionale. A farlo sbandare non servono più le notizie (come quelle pubblicate sul caso D’Addario). Bastano invece i pettegolezzi. Perché, è bene ricordarlo, quello che si racconta sulle intercettazioni distrutte – in assenza di prove, trascrizioni, o testimonianze dirette – resta un pettegolezzo.
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    • Berlusconi convoca una conferenza stampa per vantarsi dei suoi “successi”. Parla di sé in terza persona. Dice che tutti lo amano. E snocciola argomenti, interni e internazionali, come se fossero noccioline. Fornire risposte o chiarimenti sulle questioni “controverse”? Non è possibile. Il premier intima alla Rai di non disturbarlo. E, addirittura, contesta a RaiTre di aver dato notizia dei dati negativi sull’economia diffusi dall’Istat. Per rafforzare il concetto chiede in modo beffardo ai giornalisti Rai: «State bene? Che aria si respira in Rai con i direttori che ho fatto io….?».
    • «Dicono chi odio le donne… ma io le adoro. Anche le ministre. Sono particolarmente contento della presenza femminile nel governo», «e non devo scusarmi con i miei familiari»
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    • Berlusconi vanta come un successo personale l’accordo sull’energia raggiunto tra Turchia e Russia.
    • Ma la rivendicazione lascia di stucco il governo turco. “Reclamare come un successo personale l’accordo tra Turchia e Russia è stata una esagerazione da parte di Berlusconi che ha sorpreso lo stesso governo turco”, confida alla Reuters una “anziana fonte” governativa.
    • la richiesta di partecipare alla cerimonia per la firma dell’accordo tra Putin ed Erdogan è arrivata al governo turco all’ultimo momento, veramente una richiesta last-minute.
    • “Proprio quel genere di cose che possono diventare un problema diplomatico”, spiega la fonte alla Reuters, “ma siccome Berlusconi è Berlusconi, ha fatto solo sorridere i due leaders”. Ma Silvio Berlusconi va su tutte le furie quando una cronista del tg3 con in mano la ricostruzione fatta dalla Reuters prova a chiedergli conto di questa vicenda.
    • «Abbiamo ottenuto che si possa realizzare il south stream in acque territoriali turche, abbiamo ottenuto che la federazione russa entri tra i partner dell’oleodotto» e «se questo non è un grande successo, lo lascio dimostrare a lei», risponde alla cronista. Poi aggiunge: ma “d’altronde lei appartiene ad una testata, il tg3, che ieri è uscita con 4 titoli tutti negativi e di contrasto all’atttività del governo”.
    • All’accordo Russia-Turchia – spiega «eravamo molto interessati e siamo molto interessati perchè la nostra importante azienda, l’Eni, è protagonista sia nel south stream che nell’oleodotto». E, nonostante quanto riferito da “una fonte governativa turca di primo piano” alla Reuters, “abbiamo raggiunto un accordo che era lontanissimo, non era facile, tra la federazione russa e la Turchia – vanta imperterrito Berlusconi – per poter costruire il south stream, che per il 50% sarà fatto dall’Eni che ha già costruito al 50% il blue stream, che è in piena attività”.
    • “siamo riusciti, ieri, ad assistere alla firma di questo importante accordo – dice il presidente del consiglio – ma il south stream è per tutta l’Europa, che avrà la garanzia di non restare al freddo, cosa che invece non è esistita in passato e potrebbe non esiste in futuro”, avverte, “date le difficoltà che crea il passaggio del gasdotto proveniente dalla siberia attraverso il territorio di un paese che è in effervescenza come l’Ucraina».
    • Il primo ministro russo Vladimir Putin ha ottenuto l’approvazione perché il gasdotto possa attraversare le acque nazionali della Turchia per raggiungere l’Europa e di fatto è un passo avanti per la Turchia verso la conquista di un ruolo chiave come hub energetico per la regione. Ma all’ultimo il governo turco ha ricevuto da Berlusconi una richiesta inaspettata, veramente dell’ultimo momento – racconta la fonte governativa alla Reuters – per partecipare alla cerimonia per la firma dell’accordo tra Putin e il primo ministro turco Tayyip Erdogan. E la sorpresa è stata ancora maggiore quando è diventato chiaro che Berlusconi stava rivendicando come un successo personale quell’accordo.
    • sul sito del governo. Nel comunicato si parla dell’accordo come un “successo personale del primo ministro italiano”, una “mediazione di Palazzo Chigi”

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Non solo inadatto ma pericoloso.

Berlusconi non è inadatto perché antidemocratico, o perché malato di sesso. Alla stampa estera non frega nulla – o non abbastanza – che la libertà di stampa in Italia sia messa a pregiudizio, che lo stato di diritto sia demolito e il parlamento esautorato. Tutto questo è più o meno normale, in Italia.
Berlusconi preoccupa per un altro motivo. Berlusconi agisce sul piano delle relazioni internazionali come un cane sciolto. Non si muove di concerto con gli alleati europei né in accordo con gli USA. Lo dimostra la firma del contratto ENI-Gazprom-Turchia per il gasdotto South Stream. Tale progetto non è parte di una politica europea comune. Riduce la sfera d’influenza americana in Turchia. Contrasta con gli stessi obiettivi energetici americani. Insomma, rompe uno schema di condivisione che dovrebbe instaurarsi al di qua e al di là dell’Atlantico. Berlusconi is unfit, but also dangerous.

       Il 1 ° luglio, l’Italia diventa presidente della Unione Europea. E ‘un periodo di sei mesi di consegna del testimone che non suscita emozioni a tutti, in circostanze normali, ma in questi giorni le circostanze non sono del tutto normali. Politicamente, l’Europa è divisa. Economicamente, è balbettante. La guerra in Iraq ha lacerato i rapporti con il suo principale alleato, gli Stati Uniti. Dieci nuovi paesi stanno per entrare nel club e, se l’Unione estesa non si troverà paralizzata, comunque un accordo deve essere raggiunto per una nuova costituzione. Si tratta chiaramente di tempo per menti lucide, per finezza diplomatica e l’esercizio di una sorta di autorità morale che promana dal rispetto riconosciuto. Italia può offrire tale leadership? O, piuttosto, il suo grado di primo ministro, Silvio Berlusconi?

La nostra risposta è no. …

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    • Daily Express. Il quotidiano popolare pubblica due foto di Mara Carfagna – definita "in buona forma" – in bikini su una spiaggia della Sardegna e si lamenta: "Se solo Gordon Brown avesse ministri come questa, forse avrebbe più possibilità di vincere le prossime elezioni". La Carfagna, dice il giornale "è la prima di una lunga lista di donne attraenti che hanno dato fastidio a Veronica, la moglie ormai allontanata di Berlusconi
    • la commentatrice dell’Independent, Christina Patterson, che pubblica una foto del presidente del Consiglio con la figlia Barbara e ricorda che "il denaro, come Berlusconi ha scoperto, può comprare palazzi e belle donne, può comprare capelli e denti, e tanto potere. Ma non può comprare la fedeltà dei vostri figli".
    • il caso del Financial Times che pubblica una vasta intervista alla D’Addario, secondo cui "E’ così che funziona in Italia". Nelle pagine dei commenti due lettere di replica a quella di Frattini. Una è di Bill Emmott, ex direttore dell’Economist, che contesta al ministro degli Esteri le cifre della ripresa economica italiana: "Frattini dovrebbe tener conto che nel 2008 l’Italia ha registrato un calo dell’1 per cento del PIL mentre le altre economie europee crescevano. Non si puo’ rimproverare tutto a Berlusconi: anche con il Viagra non è così potente.

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Berlusconi e il gas russo. Scacco ad Obama.

L’accordo di oggi, pompato con toni trionfalisiti dal TG1, con il quale l’ENI costruirà un gasdotto, insieme a Gazprom, in Turchia, in realtà ha un risvolto non di poco conto a livello di politica estera. Berlusconi infatti ha rovinato i piani dell’amministrazione americana, del Senato americano, delle lobbies dell’energia americane. Il grande amico dell’America ha voltato la faccia. Quando si tratta di affari.
In palio c’era la possibilità di far passare in Tuchia un gasdotto che gli USA vorrebbero controllare. Obama aveva un piano, denominato "Nabucco". La Turchia ha preferito "South Stream", il progetto dei russi. In ballo il gas delle regioni del Mar Caspio. Che ora rischiano di uscire dal controllo USA.
Quale risvolto nelle relazioni Italia-USA?
La vicenda mostra ancora una volta come le relazioni internazionali siano rese alquanto tese dalla partita sul controllo delle fonti energetiche, fossili o naturali che siano. I giacimenti sono collocati in alcune regioni del globo e non sono accessibili a tutti. E’ un problema paradigmatico: l’economia dell’energia fossile lascia il posto a un’economia del gas naturale. Ma l’approvigionamento energetico produce conflitti, e i conflitti producono guerre.
Il Nuovo Paradigma Energetico delle fonti rinnovabili – Solare, Eolico, Idrogeno – invece sostituisce l’equilibrio delle potenze e l’anarchia internazionale con la multilevel governance e le reti. Sostituisce il conflitto e la chiusura con le relazioni e lo scambio in rete.

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    • "Siamo orgogliosi di questo grande successo". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ai microfoni del Tg1 dopo aver presenziato ad Ankara alla firma degli accordi turco-russi sul gasdotto South Stream, ai quali ha partecipato anche l’Ad di Eni, Paolo Scaroni. "La nostra azione di diplomazia commerciale – ha aggiunto – ha portato la Turchia, e in particolare il premier Erdogan, ad accettare che un importante gasdotto che la nostra Eni costruirà al 50% con Gazprom possa passare nelle acque territoriali della Turchia, sul fondo del Mar Nero".
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    • Nella sua prima visita all’estero, in qualità di Presidente neo-eletto, Obama si è recato ad Ankara, per un incontro di alto profilo, con il primo ministro turco, Recep Erdogan
    • Obama ha proposto ai turchi uno scambio quasi commerciale
    • il vero obiettivo di Obama è favorire la realizzazione di un oleodotto che colleghi la Turchia alla Germania, e da lì a tutti gli altri paesi europei, e che si ponga in contrapposizione al progetto South Stream, portato avanti dalla Russia.
    • Il “Nabucco” è parte integrante della strategia statunitense di controllo totale dell’energia, sia di quella europea, che di quella eurasiatica.
    • La principale figura del Partito Repubblicano in politica estera, il senatore Richard Lugar, faceva parte della delegazione statunitense, al seguito di Obama, in missione ad Ankara
    • alla cerimonia, erano presenti anche il presidente della Commisione UE, Barroso, e i capi di governo della Turchia, della Bulgaria, dell’Ungheria e dell’Austria.
    • Il Progetto Nabucco, quando e se sarà terminato, prevede il trasporto del gas del Caucaso e del Medio Oriente attraverso la Turchia, la Bulgaria, la Romania e l’Ungheria, in Austria e, da lì,dovrebbe  raggiungere tutti i mercati dell’Europa Centrale e Occidentale. Dovrebbe essere lungo 3.300 Km., partendo, da un lato, dal confine georgiano-turco, e, dall’altro, da quello iraniano-turco, fino a Baumgarten, in Austria, con un costo previsto di 8 miliardi di dollari. Questo progetto è parallelo a quello già esistente Baku-Tiblisi-Erzurum, e dovrebbe essere in grado di trasportare 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno. I due terzi di questo gasdotto dovrebbero attraversare il territorio turco.
    • Per Washington, la realizzazione del Nabucco è di primaria importanza; basti pensare, che il Senato degli Stati Uniti ha stabilito, dopo diverse riunioni parlamentari, che bisogna prestare la massima attenzione al controllo delle risorse energetiche, in quanto esse influenzano gli affari a livello globale.
    • i senatori hanno espresso il loro massimo interesse verso la realizzazione del gasdotto Nabucco. Il senatore John Kerry, presidente dell’influente Commissione per le Relazioni Estere del Senato USA, lo ha espresso molto chiaramente: “Esiste una relazione strettissima tra la situazione delle risorse energetiche mondiali e le fonti di instabilità politica, e noi dobbiamo considerare molto attentamente questo aspetto.
    • Iran, Iraq, Sudan, Russia, Caucaso, Nigeria e Venezuela, rappresentano i nostri problemi principali per l’approvvigionamento energetico, e, quindi, sono i punti cruciali della nostra geopolitica”.

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