Regionali Sicilia, una rettifica e una precisazione sui sondaggi

La festa di Sinistra e Libertà

La festa di Sinistra e Libertà (Photo credit: Wikipedia)

In un recente post analizzavo un sondaggio sulle elezioni regionali del prossimo 28 Ottobre in Sicilia. Forse per troppa fretta, avevo trascurato di verificare la reale configurazione del sistema partitico regionale che in effetti era da poco cambiato con la “epocale” decisione dei partiti Sel, FdS e Verdi di presentarsi con una unica lista. Nel post riservavo a Sel non più di due righe in cui affermavo che – stando alle percentuali attribuitegli dai sondaggi – il partito del candidato presidente, Claudio Fava, non avrebbe superato lo sbarramento del 5%.

Sel invece, grazie alla super coalizione di sinistra, supererà lo sbarramento. Magra consolazione. L’analisi di quel post rimane del tutto attendibile nonostante l’errore di valutazione di chi scrive. Stando alle norme della legge regionale n. 7/2005, ovvero della legge elettorale dell’Assemblea Regionale della Sicilia nonché del suo Presidente, ben 80 su 90 deputati dell’Assemblea sono eletti con il metodo proporzionale; gli altri dieci vengono assegnati al listino del presidente, in maniera analoga a quanto accade nelle altre regioni, con il limite di 54 deputati, tetto oltre il quale il voto del listino viene suddiviso fra le altre liste.

Questa precisazione è necessaria per comprendere che i due candidati principali – se così si può dire – Musumeci e Crocetta, pur vincendo, non avrebbero la maggioranza per poter governare. Facciamo i conti, seppur con qualche approssimazione. Entrambi vengono stimati intorno al 30%. Guadagnerebbero infatti, in caso di vittoria, ambedue circa 38 deputati, fra quelli assegnati dal voto di lista e quelli attribuiti dal voto al listino del presidente. Pertanto non avrebbero la maggioranza. Diventano fondamentali, per poter formare una coalizione, i seggi di Miccichè e di Fava. Miccichè finora viene sostenuto dal partito dell’ex presidente Lombardo, Mpa, oltre che dal suo partito, Grande Sud. Pertanto i sondaggi gli attribuiscono una percentuale del 20% circa. Tradotto in seggi, 16, contro gli 8 deputati di Fava. La maggioranza è fissata a 46 deputati. Pertanto Crocetta può governare solo se: 1) vince le elezioni; 2) Fava accetta di entrare in una coalizione post elettorale con PD e UDC. In ogni caso, l’eventuale alleanza PD UDC e Sel+IDV+Fds+Verdi sarebbe alquanto risicata nonché disomogenea. A centrodestra la situazione è ben diversa: Musumeci deve vincere, quindi alleandosi con Miccichè, potrebbe contare su una maggioranza di ben 54 deputati. Certo, si tratterebbe di mettere d’accordo PdL, Grande Sud, Mpa, La Destra, Pid, eccetera. Ma credo che sia più facile per loro che per la costellazione post-partitica della sinistra.

I numeri di cui sopra naturalmente sono approssimativi (un esempio, il riparto degli 80 seggi avviene con il metodo del Quoziente Hare, che in questo caso non ho applicato). Inoltre si basano su un recente sondaggio, che potete trovare qui. Claudio Fava, a chi gli ha chiesto di commentare questo sondaggio, ha risposto che è “falso”. La ragione, secondo lui, risiede nel fatto che il tasso di sostituzione degli intervistati campionati è estremamente alto. Il sondaggio di cui sopra è stato realizzato prendendo in considerazione 1000 interviste, mentre gli intervistati che hanno rifiutato sono più di 3500. Significa che l’agenzia Datamonitor ha dovuto campionare più di 4500 soggetti per poter ottenere un campione di 1000 osservazioni. Secondo Fava le sostituzioni non sarebbero state condotte rispettando i criteri di una buona campionatura, pertanto alla fine il risultato sarebbe stato fortemente condizionato dalla selezione delle osservazioni. Non è necessario dirvi che ciò è difficilmente dimostrabile.

Barometro Politico sostiene che i sondaggi in questione sono a dir poco “teleologici”, ovvero indirizzati ad un fine, che sarebbe certamente quello di “sminuire il candidato di sinistra”. Poi scrivono che intendono dimostrare, “con dati di aritmetica elettorale”, la falsità di questi sondaggi. In realtà l’articolo è un collage di considerazioni personali dell’autore, e chi cerca di capire (come chi scrive), deve arrendersi alla ovvietà di questa analisi. Affermare che i dati dei sondaggi sono falsi soltanto sulla base di valutazioni come quella che segue, è disarmante: “La candidatura di Claudio Fava viene appoggiata da forze politiche che, in Sicilia, sono in crescita”. E chi lo dice? Forse un sondaggio? Una sensazione? A suffragio di quanto prima, l’autore del pezzo cita ad esempio il caso di IDV e di Orlando alle recenti elezioni amministrative di Palermo. Secondo voi è un paragone attendibile? E’ più attendibile di un sondaggio condotto su mille interviste?

C’è una ragione che dovrebbe indurre a credere di più al sondaggio che all’articolista di Barometro Politico: il dato sull’astensione, ignorato da secondo, valutato intorno all’attendibilissimo 45%  di Datamonitor.

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Regionali Sicilia, secondo i sondaggi il progetto PD-UDC è un fallimento

Se volessimo usare la regione Sicilia come pietra di paragone delle dinamiche politiche nazionali, allora dovremmo trarne una serie di conclusioni preoccupanti. Innanzitutto, la partecipazione al voto: sia nel caso del voto del candidato che del voto di lista, l’astensione è superiore al 40%. In secondo luogo è evidente un certo grado di frazionismo partitico che, stando anche alla legge elettorale di tipo proporzionale con sbarramento al 5%, significherebbe difficoltà a formare un governo della Regione.

Rosario Crocetta, candidato della Santa Alleanza PD-UDC non supera il 30% mentre pare evidente che il candidato del PdL, Musumeci, ha le carte in regola per vincere nonostante l’agonia in cui versa il suo partito. Da notare che Musumeci sommato a Miccichè equivale al 50% dei voti espressi. Invece, il candidato dei 5 Stelle si attesterebbe attorno a un discreto 8%, dato inferiore al livello raggiunto dal M5S su scala nazionale ma pur sempre significativo per una regione del Sud, area in cui il Movimento di Grillo fatica a farsi strada. Certo, il ragionamento da farsi è questo: chi ruberà più voti a Fava? Il candidato grillino o Crocetta? A Fava viene attribuito un modestissimo 10%. E’ una sorta di totem del giornalismo antimafia. Se venisse sconfitto- come sembra – dal duo Musumeci-Miccichè, quale conclusione dovremmo trarne?

Veniamo invece al voto di lista. PD e UDC raggiungono insieme i voti attribuibili a Crocetta. Significa che: 1) il candidato non ha alcun effetto traino; 2) l’alleanza tanto sbandierata è di minoranza e tale resterebbe anche con i voti del Mpa di Lombardo (11.5%). Sia chiaro: una alleanza post-voto è necessaria. Altrimenti non si governa. E allora l’alleanza più immediata sarà quella fra Musumeci e Miccichè, il quale avrebbe secondo questo sondaggio la capacità di trainare verso di sé quasi il 10% in più di voti. La tendenza è quindi quella di una incertezza estrema. Non è chiaro se il partito di Vendola, Sel, riuscirà ad entrare in Assemblea regionale, visto che da sola non raggiunge il quorum previsto (4.5%); medesima considerazione vale per Italia dei Valori. Probabilmente quindi l’apporto della sinistra di Fava sarà insufficiente a formare una maggioranza con PD e UDC.

Detto questo, bisognerà poi chiedere conto al segretario nazionale del PD, Bersani, di certe scelte politiche, come quella di non fare le primarie e di fare una coalizione con l’UDC. Poiché il prossimo governo della regione sarà di centro-destra, esattamente come quello che vinse nel 2008. Stavolta però poggerà sull’asse con Miccichè, il cui partito è forse la realizzazione di quell’idea nata da una trattativa, l’idea di fare un partito indipendentista siciliano.

I dati qi analizzati sono tratti dal seguente sondaggio: Sondaggio151

In Sicilia pronto il cartello delle Destre con Musumeci

La grande partita delle elezioni regionali siciliane diventa ogni giorno che passa sempre più ingarbugliata. Se a sinistra si è consolidata la rottura palermitana fra Idv-SeL e PD tanto che non è ancor chiaro – e forse non lo sarà mai – se si faranno primarie di coalizione per decidere fra Claudio Fava (SeL) e Rosario Crocetta (PD), a destra si sta ricompattando un cartello di partiti con vertice il PdL di Berlusconi.

In sostanza, il PdL dovrebbe fare da perno intorno alla triade di agglomerati personalistici che rispondono al nome del Mpa di Lombardo, governatore uscente, ex alleato di Berlusconi, poi al governo della Sicilia con il sostengo esterno del PD in una sorta di rievocazione storica del milazzismo; del Grande Sud di Gianfranco Micciché, ex Publitalia e Forza Italia, un berlusconiano della prima ora, poi a lungo dissidente ma per finta; e soprattutto del Pid, micropartito di Saverio Romano, ex DC e UDC, creatura di Calogero Mannino. Romano fece parte di quel gruppo di deputati che uscì dall’opposizione durante la prima delle campagne acquisti dell’ultimo governo Berlusconi, quando a fine Settembre 2010 la dipartita dei finiani sembrava dovesse metter fine anzitempo alla XVI legislatura, fatto per il quale si “guadagnò” la carica di ministro dell’Agricoltura conferitagli da Berlusconi a Marzo 2011. I quattro partiti si dovrebbero coalizzare e avere come candidato alla presidenza Nello Musumeci, ex missino, poi La Destra, grande collettore di preferenze in quel di Catania.

Inutile dire che i personaggi in opera sono quanto di più becero la politica siciliana ha prodotto in questi anni. Lombardo è un campione di trasformismo, sia nell’isola che a Roma; Micciché è un prodotto di Berlusconi, un disturbatore; la sua lista, Forza Sud o Grande Sud è una specie di Forza Italia in piccolo. Più che un dissidente di Berlusconi pare esserne la testa di ponte, l’avanguardista per eccellenza, colui che sperimenta forme partitiche per permettere al Cavaliere di tessere fittissime trame nascoste a Palermo come a Roma. Romano è invece il soggetto che mantiene in essere una sorta di continuità con il passato, con una specifica corrente DC, quella appunto di Mannino, fortemente correlata con un certo “tessuto connettivo” prettamente siciliano che sappiano essere alquanto torbido e intrinsecamente colluso con gli affari criminali mafiosi.

Questa analisi dovrebbe suggerire una sola conclusione: ovvero che il PdL – e quindi Berlusconi – mantiene ben saldo il rapporto con un certo ambiente. Quel rapporto che è forse alla base delle fortune del suo presidente, certamente delle sue televisioni e di quel partito-azienda che creò dal nulla nel 1994.