Roberto Cota, la sedia scricchiola

Roberto Cota, neo presidente della Regioen Piemonte, rischia di ‘cadere dalla sedia’. Tutto per una lista, ‘Pensionati per Cota’, guidata da Michele Giovine, consigliere regionale uscente, che è stato rinviato a giudizio in sede penale per aver falsificato diciotto delle diciannove firme dei candidati iscritti nella sua lista. La procura ha sottoposto a perizia calligrafica le firme e tutte quante e diciotto sarebbero opera dello stesso Giovine. La lista ha fruttato a Cota ben 18.000 voti circa. Cota ha vinto su Bresso per meno di diecimila voti. Detto questo, è chiaro che la lista di Giovine, fondata sul falso, è stata decisiva per l’elezione dell’ex capogruppo della Lega. Il Tar, nella prosima seduta del 1° Luglio, prenderà in esame il ricorso di Bresso e del PD. Alla luce dell’indagine della procura di Torino, potrebbe o decidere di acquisire gli atti, o di rinviare ad altra seduta in attesa del giudizio della magistratura ordinaria; certamente, una volta stabilito che Giovine ha barato, potrebbe decidere di far ripetere il voto in Piemonte.

Mercedes Bresso? Inizialmente aveva accettato di non sostenere più alcun ricorso al fine di confermare un proprio incarico a livello europeo, disse lei, “per salvare il posto” di alcuni suoi collaboratori precari. La decisione fu intesa da molti come un voltafaccia. Quelli del PD la stigmatizzarono: cosa non si fa per difendere una poltrona. Ma ora tutto è cambiato. C’è aria di scioglimento via Tar del consiglio Regionale. E cosa fa Bresso? Si riallinea, rivendicando la ‘maternità’ del ricorso, facendo valere la propria opzione all’interno del PD in vista di una nuova sfida a Cota. Ma nel PD non ci stanno e pure Chiamparino scalpita. A molti non sono piaciute le giravolte di Bresso. E poi non si può perdere due volte con lo stesso candidato.

PdL e Lega preparano una fiaccolata per il 28 Giugno a Torino. Difficilmente i cittadini potrebbero comprendere i motivi di un ritorno alle urne. Cota avrebbe buon gioco a gridare alla magistratura comunista. Ma l’urlo gli esce strozzato. Parla di golpe sudamericano, di schiaffo alle intenzioni elettorali dei piemontesi. Sfuggendo alla domanda decisiva: “è giusto, in una democrazia, che un governatore sia eletto con i voti decisivi di una lista che si è presentata con 18 firme false su 19?” (Piovono rane – Blog – L’espresso). D’altronde, una lista a lui collegata ha barato. E la Lega non ci sta a passare dalla parte dell’illegalità. Saprà Cota scaricare sui colleghi del PdL la responsabilità politica di una alleanza con questa lista parassita?

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