foto Il Fatto Quotidiano

Quel che accade fra Pisapia e Civati

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E’ fin troppo chiaro, anzi evidente: vogliono far saltare le primarie in Lombardia. Il sindaco di Milano, Pisapia, da giorni appare scontroso con i potenziali candidati a governatore dell’area di centrosinistra, vale a dire specialmente con Giulio Cavalli e Pippo Civati. E’ lo stesso Civati a lamentarsene oggi:

Il suo entourage è prodigo di battute, in queste ore, in cui sono di volta in volta definito come un burocrate, come un avversario del civismo, come una personalità politica non moderata. Perché ci vorrebbe un moderato, si sostiene. Detto da un sindaco che moderato lo è e lo è sempre stato, anche quando militava in Rifondazione Comunista, intendiamoci (Ciwati).

Il motivo del contendere risale a un paio di giorni fa quando il PD e il sindaco di Milano avanzavano la candidatura di Fabio Pizzul, consigliere regionale del PD (sì, è anche figlio del noto telecronista sportivo). Dicono che per le primarie non c’è tempo. Civati non ci sta e oggi dai microfoni di Radio 24 attacca Pisapia:

Il sindaco Pisapia assieme ad altri del Pd stanno puntando a far saltare le primarie perchè vogliono candidare Fabio Pizzul come nome unico alla Regione Lombardia. Chiudere su un nome solo è una china pericolosa. Questo significa che se il Pd punta su Pizzul ha tutte le ragioni per pensare che sia il candidato vincente anche rispetto ad Albertini, ma io non voglio aggiungere atro perche questo mi imbarazza (http://www.ilcittadinomb.it).

Civati ha poi aggiunto che se saltano le primarie, non farà più politica. Ha ribadito il suo convincimento circa il fatto che le primarie sono necessarie in questa fase (lo sono sempre), soprattutto in Lombardia. Ed essendo Pisapia un sindaco che è stato scelto proprio da primarie di coalizione, non si capisce il motivo di tanto nervosismo se si dibatte contro chi sta facendo nomi e cognomi chiedendo lumi sui contenuti, che sempre latitano quando si parla di elezioni. Civati ha chiesto un incontro pubblico su ciò che è bene per la Lombardia, ma Pisapia non ha colto. Poiché il sindaco ha risposto, per tramite del portavoce come si fa per sbrigare una commissione noiosa, e pure con tono acido, scostante.

E’ strano che un alfiere della trasparenza come Pippo Civati faccia riferimento a presunte voci di corridoio per sostenere che il Sindaco parli male, o semplicemente parli, di lui. Se il riferimento è a un’intervista di un assessore dei giorni scorsi, ricordo che Pisapia, come certamente il consigliere Civati sa, ha già spiegato che si trattava di opinioni personali che non coinvolgevano il Sindaco e la Giunta. La Lombardia, come più volte ha detto il Sindaco, ha assolutamente bisogno di una svolta, come già accaduto a Milano e in tanti altri comuni della Regione, e proprio per questo è assolutamente sbagliato alimentare divisioni». Così Marco Dragone, Portavoce del Sindaco Pisapia.

Ecco, mi pare incomprensibile questa fretta del sindaco di voler chiudere la partita sul nome del candidato governatore del Centrosinistra. Non fare le primarie è un errore. Decidere il nome al chiuso delle segreterie è un grave errore**. Questo mentre il paese avrebbe bisogno di una politica delle cose concrete e non delle alchimie di partito. Sia chiaro, è solo un sospetto, ma altrimenti come spiegare questa improvvisa acredine verso chi, come Civati e Cavalli (tanto più che Cavalli è del suo stesso partito), sta cercando di incontrare i lombardi per parlare loro delle cose-da-fare su Expo, inquinamento, cementificazione, trasporti, sanità e quant’altro?

E solo un’ora fa entrambi twittavano quasi all’unisono:

Un peccato vedere che le migliori personalità della sinistra si guardino in cagnesco. Poi si dice l’antipolitica.

Personalmente sono convinto che Civati sia perfetto per questa candidatura. Ma ho altresì scritto che potrebbe essere un errore candidarsi ora. Il Partito Democratico è ancor ora in mano alla medesima nomenclatura di venti anni fa. Non è una materia da lasciare a dei generici rottamatori. Il PD si cambia da dentro, e la miglior occasione per poterlo fare è il Congresso 2013. L’esperienza di Prossima Italia deve essere portata sino al traguardo, che vuol dire Mozione Congressuale. Certo, Pippo può nel frattempo diventare Governatore della Lombardia. Può avere da questa battaglia politica visibilità e onori (e oneri). Ma la Lombardia è un pezzo di carne che molti vorrebbero addentare. Anche nel PD. Anche persone insospettabili come il sindaco di Milano.

[**post aggiornato – grazie alla segnalazione di silbi]

Questo post di Pisapia sulla bacheca Facebook è stato oggetto di commento per ben quarantadue volte. I più dicono era ora che si facessero queste primarie. Qualcuno invoca Civati, “se si decidesse… a … decidere”. Ma il commento migliore è il seguente: “Va bene le primarie a condizione che non spunti un Renzi pure in Lombardia”.

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Moratti vs. Pisapia, la vera storia dell’arresto

Siamo nel 1980. Un metodo rinnovato quello del dossieraggio. Il PdL è avvezzo a questo genere di pratica, ricordate l’attacco de Il Giornale (organo di partito) contro la Boccassini che baciava un giornalista di Potere Operaio nei corridoi di Palazzo di Giustizia? Ora è la volta di Giuliano Pisapia. La calunnia gli è stata portata direttamente dalla sua avversaria, la Sciura Moratti, sindaco – indecoroso – di Milano.

Pisapia aveva 31 anni. Era l’Ottobre del 1980. Come tanti giovani della sua età, aveva rinnegato il ruolo borghese affibbiatogli dal padre ed era diventato operaio all’Alfa Romeo. Si era sposato, era un giovane impegnato, di sinistra. Aveva partecipato ai movimenti degli anni settanta. Fu preso insieme a altri undici. Gli undici di Milano, titolava in prima pagina La Stampa. Inutile dire che si era all’epoca del terrore, di marca nera e di marca rossa. La polizia arrestava chiunque. I diritti delle persone erano ben poca cosa.

A Milano, la Procura della Repubblica, in persona del sostituto procuratore Armando Spataro, ne spicca undici [arresti]. Sette vengono eseguiti dalla Digos: Giuliano Pisapia, 31 anni, figlio del noto penalista milanese; Massimo Trolli, 31 anni, funzionario della Banca Commerciale; Albino Viario, 27 anni; Dario Passamonti, 25 anni; Antonio Muskovich 25 anni; Federica Sorella, 23 anni e Franco De Rosa 33 anni. Gli altri arresti sono stati eseguiti dai carabinieri. Tre a Milano: Pietro Martucci, 25 anni; Fernando Bruno, 20 anni e Francesco Gorla, 19 anni. Un quarto è stato arrestato a Levico, presso Trento, dove si trovava in soggiorno obbligato. E’ Massimo Libardi, 27 anni, laureando in filosofia, alla Statale di Milano, già condannato a cinque anni per appartenenza a «Prima linea» e poi assolto in appello, ma sottoposto a misure di polizia. Aveva l’obbligo di risiedere a Levico e presentarsi ogni giorno alla stazione dei carabinieri: qui, appunto, gli è stato notificato l’ordine di cattura e sono scattate le manette. Dice il procuratore di Milano, Gresti: ‘Oltre a questi undici arresti, sono state compiute diciannove perquisizioni: Tredici dalla Digos, sei dai carabinieri». Domanda: «Trovato qualcosa?». Risposta: «Nessuna arma. Né presso gli arrestati, né presso gli altri». Documenti? Risposta: « Qualcosa, ma niente di particolarmente interessante». A quanto pare, dunque, i capi d’accusa si basano soprattutto sulle ‘Circostanziate dichiarazioni» rese da qualcuno a Torino. Che cosa si sa degli arrestati? Per alcuni poco, per altri nulla. (La Stampa, 9/10/1980, p. 2).

Nessuno dei magistrati riuscì a chiarire durante la conferenza stampa quali erano i capi di accusa nei confronti degli undici arrestati di Milano, sospettati di appartenere a Prima Linea, condizione sufficiente per farli andare in galera. La Moratti ha invece parlato di un furto d’auto e di un sequestro che però Pisapia non ha mai commesso. Pisapia si è definito “vittima di un errore giudiziario, riconosciuto da una sentenza che mi ha assolto per non aver commesso il fatto, quando ancora c’era addirittura la formula dell’insufficienza di prove” (Corriere della Sera.it).

Continuando a leggere l’articolo de La Stampa del 1980, si può comprendere come l’arresto non fosse dettato da alcuna prova significativa, una evidenza emersa già poche ore dopo:

L’appartenenza a banda armata, finché resta, come dire, allo stato platonico, è sempre un reato difficile da provare. Come dimostrano le numerose assoluzioni in proposito. Si domanda dunque al procuratore Gresti: «Ci sono altre accuse?». Risponde: ‘Sì, per taluni degli imputati si parla di reati comuni». Quali? Rapine, omicidi? Risposta: • Qualcosa del genere». In proposito, corrono diverse ipotesi, ma nessuna suffragata da indizi concreti. C’è chi pone gli arresti in relazione con l’omicidio del giornalista del Corriere della Sera Walter Tobagi, ma questa appare la supposizione meno credibile. C’è chi parla dell’omicidio del giudice Emilio Alessandrini, chi di una rapina commessa a Mathi, in Piemonte, per «autofinanziare» l’organizzazione eversiva. Ma è presto per avventurarsi su questo terreno (La Stampa, cit.).

“Qualcosa del genere” non è un reato. La Moratti ha usato questa storia per bastonare il suo avversario e per porsi campione della moralità, lei che impiega il potere per accontentare la propria lobby di riferimento nonché permettere ai propri figli di costruire dei loft in stile Batman in barba ai piani regolatori.

Primarie Milano: Boeri, Pisapia, Onida, Sacerdoti. Così risorge il centrosinistra

Quattro nomi per Milano. Sono nomi forti, che renderanno la scelta dell’elettore del centrosinistra difficile. Da un lato Giuliano Pisapia, avvocato penalista, espresso dal partito di Nichi Vendola, storico protagonista dei processi Previti-Squillante-Metta (era parte civile) e difensore della famiglia di Carlo Giuliani, il ragazzo ucciso la G8 di Genova del 2001; dall’altro Stefano Boeri, l’Archistar, architetto di fama mondiale, espresso dal PD, al centro di polemiche subito sedate per la sua partecipazione come progettista ai lavori dell’Expo (sono suoi i due grattacieli del Bosco Verticale che sostiuiranno i giardini di Via Confalonieri; quindi in una certa misura in conflitto di interessi con la carica che andrebbe a ricoprire, sebbene lui abbia già detto che, una volta sindaco, smetterà di fare l’architetto); Valerio Onida, giurista, ex presidente della Corte costituzionale, oggi docente di Diritto Costituzionale all’Università di Milano, vero candidato “civico” come si definisce lui, mai iscritto ad alcun partito; infine, Michele Sacerdoti, candidato verde, non già perché espressione del micropartitismo ambientalista, bensì perché intimo portatore dell’istanza civica di una Milano vivibile sotto l’aspetto ambientale, critico acerrimo del Boeri e del suo progetto dei grattacieli del Bosco Verticale, a causa del quale seglie di candidarsi per promuovere una “città a misura di bambino”.

Si voterà la prossima settimana, domenica 14 Novembre. I sondaggi parlano chiaro: la sfida è fra Boeri e Pisapia. Ovvero fra PD e Sinistra e Libertà (Vendola). Questi i dati (IPSO) pubblicati da Affaritaliani.it lo scorso 2 Novembre:

Boeri e Pisapia assorbono l’83% dei consensi dell’elettorato di centro-sinistra. Un altro sondaggio SWG sempre per Affaritaliani.it, pubblicato il 29 Ottobre scorso dava Pisapia avanti di qualche punto su Boeri: Giuliano Pisapia 43,5%, Stefano Boeri 40%, Valerio Onida 14,5%, Michele Sacerdoti 2%. Gli altri due faranno da comparse. Fatto che ha indotto Onida a sbottare contro lo strumento delle primarie, falsato, a suo dire, dai sondaggisti.

«A una settimana dal voto – dice il costituzionalista – la pubblicazione di sondaggi rischia di avere solo l’effetto di orientare il voto dei cittadini, per questo è vietato dalla legge nelle elezioni vere. In una competizione elettorale come le primarie, dove le persone decidono negli ultimi giorni e, per definizione, fino all’ultimo non si conosce quanti cittadini andranno a votare, la diffusione di sondaggi ha chiaramente questo effetto: alimentare l’idea che la competizione sia solo tra i partiti e che i candidati in gara siano solo quelli da loro sostenuti. Così si mortifica la natura delle primarie. Ai cittadini dico: non fidatevi della politica virtuale, usate la vostra testa, non ratificate le scelte di altri e andate a votare il 14 novembre» (il giornale.it).

Come dargli torto. Certamente il fatto di non avere alle spalle un partito non lo aiuta. Così come Michele Sacerdoti può contare solo sulle sue forze e sul contatto diretto con le persone – lui che è da sempre un attivista ed è dalla parte dei comitati dei cittadini contro la speculazione edilizia.

Ecco, questo aspetto farebbe di Michele Sacerdoti il candidato ideale: ideale poiché idealista. Il suo sito è spartano, non è realizzato da esperti di marketing; la sua lotta è forse senza speranza, quindi merita di ricevere spazio su questo blog.

Per Michele Sacerdoti, candidato Sindaco di Milano:

Il 26 ottobre nel dibattito tra i candidati a Telenova e nel mio incontro coll’Associazione 11 metri all’Arci Bitte come pure in vari altri incontri ho espresso la mia perplessità sul ruolo avuto dall’arch. Boeri nei progetti dell’Isola in quanto progettista del Gruppo Hines-Catella. Ho ritenuto opportuno raccogliere in un documento la mia posizione sulla questione della demolizione della Stecca degli Artigiani e l’eliminazione dei giardini di via Confalonieri e di alcuni alberi monumentali presenti per far posto ai due grattacieli del Bosco Verticale progettati da Boeri e ad altri edifici ad uso residenziale ed uffici e al Community Center, struttura per i servizi di quartiere successivamente sostituita dalla Casa della Memoria, sempre progettata dall’arch. Boeri. I rapporti tra i candidati sindaci e gli immobiliaristi, i veri padroni di Milano, sono importanti in primarie che devono individuare chi potrebbe essere il prossimo sindaco di Milano.
E’ bene che gli elettori possano comprendere le differenze tra i candidati, indipendentemente dai partiti che li  sostengono e dalle polemiche sul loro sostegno. La differenza tra me e Boeri è radicale: ho spesso sostenuto le azioni e i ricorsi legali dei comitati cittadini contro i progetti speculativi degli immobiliaristi e in particolare all’Isola, alle Varesine e a Citylife  mentre Boeri lavorava per alcuni immobiliaristi. Ritengo essenziale che il sindaco di Milano, che ha vasti poteri in ambito urbanistico, sia indipendente dagli interessi immobiliari che da anni determinano lo sviluppo della città. Si deve ricordare a questo proposito la vicenda della aree d’oro di Ligresti negli anni ottanta e degli strascichi giudiziari, che ancora determina il futuro di ampie aree della città, alcune delle quali nel Parco Sud.
Gli interessi degli immobiliaristi sono trasversali e sostengono le giunte di tutti i colori politici: Ligresti, che lavorò inizialmente con le giunte di sinistra, si appoggiò successivamente alla destra tramite il suo legame di affari con la famiglia Larussa. Il gruppo Ligresti è ancora ben presente in città grazie alla quota del 49% nel progetto di Porta Nuova di Hines e del 30% nel progetto Citylife. Ho dichiarato a Telenova che nel 2016 spero che Milano sia libera dagli interessi degli immobiliaristi, che devono fare la loro parte per costruire gli edifici di cui la città ha bisogno nei loro terreni ma sotto il controllo degli interessi pubblici (Sacerdoti a Milano).

[Alle primarie di Milano possono votare anche i cittadini stranieri residenti, sia comunitari che extracomunitari. Tutte le info su http://www.primariemilano.it]