Governo Renzi 1 | La fiducia mi fa ridere

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Votarla o non votarla, questo è il dilemma. Se sia meglio per l’uomo sopportare i sassi e i dardi di un’avversa fortuna, o prender armi contro un mare di guai.

Idealmente, potrei dirvi che il governo Renzi mal si confà con l’idea di politica che da queste pagine ho cercato di raccontarvi, più o meno dal 2009. Se dovessi spendere dieci minuti del mio tempo per scegliere il dà farsi, non avrei dubbi e punterei all’obbiettivo più grande. Che non è esser leoni oggi. Ma reinventare e ricostruire la politica di sinistra in Italia, al di là dei progetti di puro marketing (di cui vi narravo qualche giorno fa). Senza, sia specificato, ripetere gli errori del passato e cadere nella spirale del frazionismo. Poiché a sinistra trovi sempre qualcuno che è a sinistra più di te. E poi ti chiedi, ma dove è stato sinora? Dove è stato mentre tutto crollava? Forse, pensi, ha fatto esattamente le tue stesse cose. Forse si è rifugiato nella sfera individuale, ha messo avanti sé stesso, il proprio quotidiano, rispetto all’impegno sociale e politico. Scelte legittime, che hai condiviso, specie dopo Genova 2001 e le botte in piazza e il cadavere del compagno Carlo.

Ma ecco, il tempo si è fatto talmente eccezionale che l’impegno pubblico diventa imprescindibile. La Nuova Sinistra non è un partito, non è una somma algebrica di potenzialità elettorali. E’ una cultura politica. E’ un metodo, un modo di fare la politica. Qualcosa che ha in vista il principio dell’uguaglianza e che lo vuole riproporre come faro dell’azione pubblica.

Per questo il voto di fiducia al governo Renzi mi fa ridere. Quando mi ricordo quale impegno ci siamo dati, insieme a Pippo Civati, e poi guardo alle risibili vicende del governo Letta bis, altrimenti noto come Renzi I, sorrido. Noi siamo altro e questo altro non sarà più altrove perché abbiamo decisamente intenzione di metterlo al posto del modus operandi – tutto tranne che trasparente – visto all’opera negli ultimi giorni.

La Nuova Sinistra non può cominciare con un atto di scissione bensì con una manifestazione, nel senso letterale, ovvero nel rendersi manifesta e uscire dalla anonimia. Mostrate il volto, domani, a Bologna. Ci vediamo alle Scuderie, in Piazza Giuseppe Verdi 2, dalle ore 10. Prendiamo armi contro il mare di guai.

Decreto Carceri: perché la giustizia muore prima fra le sbarre

Il Decreto Svuotacarceri si appresta ad entrare in aula balcanizzata con la garanzia della fiducia. Il governo Letta, forse spaventato dalle prospettive di nuova belligeranza parlamentare, ha deciso di blindare il provvedimento stante anche all’urgenza di prendere delle misure tampone sulla situazione carceraria italiana, che a breve, nel mese di Maggio 2014,  garantirà al nostro paese le sanzioni della Corte europea dei diritti dell’uomo. I giudici di Strasburgo – lo ricordo per i più smemorati – a Gennaio 2013, con la sentenza Torreggiani, hanno condannato l’Italia per aver sottoposto sette detenuti del carcere di Busto Arsizio e di Piacenza a condizioni inumane e degradanti. Il nostro Stato ha violato la Carta Europea dei Diritti dell’Uomo, articolo 3. Nella fattispecie, la Corte ha dato diciotto mesi di tempo allo Stato italiano ed entro Maggio dovrà essere data dimostrazione che sono stati presi tutti i provvedimenti necessari a sanare la situazione, oramai in totale emergenza.

Come ha agito il governo Letta? Innanzitutto si è mosso in ritardo. Si è mosso a Dicembre, ben due mesi dopo l’appello di Napolitano, ben undici mesi dopo la sentenza. Ha agito tramite decretazione d’urgenza, oramai una prassi nel nostro sistema politico, considerata la paralisi dell’iter legislativo parlamentare. Il decreto include misure dirette ad incidere sia sui flussi di ingresso e di uscita dagli istituti di pena, fra le quali:

a) con riguardo alle ipotesi di lieve entità in materia di stupefacenti viene prevista una nuova ipotesi di reato in luogo della previgente circostanza attenuante. La norma prevede comunque una riduzione, nel massimo, della pena edittale;
b) per quanto attiene all’affidamento terapeutico si interviene per ampliare le ipotesi di concessione anche ai casi di  precedenti violazioni (come indicato dalla Corte Costituzionale) che, ovviamente continuano ad essere sottoposte alla valutazione del giudice;
c) per quanto riguarda la liberazione anticipata si amplia il beneficio dell’aumento dei giorni di detenzione (da 60 a 75) per ciascun semestre di pena espiata. Non si tratta di una misura automatica e non si determina una liberazione immediata e comunque è sottoposta alla rivalutazione del giudice. Per i reati più gravi previsti dall’art.4 bis dell’ordinamento penale è richiesta una motivazione rafforzata per giustificare la riduzione (diritto.it).

Ora, posto che il mezzo (decretazione d’urgenza per giunta blindata da mozione di fiducia) e il contenuto posso essere migliorati (uso un eufemismo), sono senz’altro meglio che niente (perché attenti, in materia di carceri il niente è stato fatto con successo, per anni e anni). Il decreto, nei suoi tecnicismi, non può essere descritto come un provvedimento di clemenza tout court: interviene forse anche limitatamente e in misura non proporzionata all’entità del problema. La popolazione carceraria in Italia è pari a 65.891, contro i 47.040 posti disponibili. Quasi 19mila in più. L’associazione Antigone ha aperto un’osservatorio online: http://www.associazioneantigone.it. Scorrendo i dati, potrete notare come siano ben 24691 i detenuti in attesa di giudizio.

Per queste ragioni, affermare come è stato fatto oggi dal pulpito del blog di Beppe Grillo che:

“La giustizia è morta. Così escono mafiosi, stupratori, assassini”

è tragicamente errato. La giustizia muore trattando così il problema delle carceri italiane. Che esiste e persisterà sia al decreto che alla sciocca banalizzazione di Grillo.

Torniamo alla sostanza dei problemi. “Popolarissimo e banalissimo dire che le persone che devono stare in carcere stiano in carcere.
Il problema è come. E la civiltà fa parte del concetto di legalità, anzi, mi dispiace, lo precede”, ha scritto recentemente Giuseppe Civati. Che ha fatto sua la proposta di Salvatore Tesoriero, il quale afferma senza dubbio che il problema carceri è soprattutto:

Un problema di legalità

Il bisogno – etico e giuridico – di rispettare la legge, insomma, impone di misurarsi con le misure per attenuare il problema del sovraffollamento. Chi liquida il problema agitando la legalità come il principio che verrebbe leso dai provvedimenti clemenziali ricorre ad uno slogan doppiamente inopportuno perché in questo caso il rispetto della legge è il motivo dell’intervento.

Tesoriero indica alcune vie d’intervento prioritarie:

  1. operare sia sui flussi d’ingresso in carcere (riducendoli) sia sulle maglie d’uscita dal circuito penitenziario (allargandole per i detenuti meno pericolosi);
  2. agire sulla struttura: applicare la messa alla prova per reati meno gravi e la detenzione domiciliare come pena principale (già in un ddl ora fermo al Senato);
  3. intervenire sulla custodia cautelare, sul trasferimento dei detenuti stranieri nei loro Paesi d’origine per scontare la pena, oltre ai, troppo spesso solo evocati, interventi di depenalizzazione di reati di minima gravità;
  4.  superare l’ottuso rigore della legge Fini-Giovanardi;
  5. investire sulle strutture socio-riabilitative come centri dove scontare la maggior parte della pena.

Il decreto del governo ha introdotto misure relative solo ai primi due punti, mentre non ha soluzioni circa la custodia cautelare, il superamento della Fini-Giovanardi, il finanziamento di strutture alternative.

Grillo impiega strumentalmente la critica al documento apportata dal procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti, nonché dal procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita, il quale ha definito lo svuotacarceri peggio di “un indulto che fa uscire i mafiosi”. Per Roberti, se l’indulto agisce in maniera egualitaria, il decreto innesca un meccanismo tale per cui lo sconto di pena è più alto per le pene maggiori (quindi per i criminali più pericolosi). Roberti afferma che non vi è alcuno sbarramento (supermoney.eu), ma nel decreto non sono contenuti sconti automatici (come ho riportato poche righe più sopra). Deve esserci comunque la pronuncia di un giudice, specie per i reati più gravi (art. 4 bis). La valutazione di Roberti, quindi, è quantomeno incompleta. Segnalo che la liberazione di Nicola Ribisi, “pezzo grosso della mafia di Agrigento“, come descritto dallo stesso blog di Grillo, è avvenuta sulla base delle pronuncia del magistrato di sorveglianza della medesima città di Agrigento, il quale ha accolto l’istanza di liberazione chiesta dell’avvocato di Ribisi con la motivazione della “buona condotta” (Agrigentoweb.it). Sapete quando sarebbe uscito di carcere il pericoloso boss? Con la vecchia normativa, che comunque prevedeva tre mesi di sconto di pena, Ribisi sarebbe uscito a fine Gennaio 2014. Il Decreto Svuotacarceri ha anticipato la sua liberazione di ben 19 giorni.

E adesso rileggete pure il post di Grillo.

L’infelice #Italicum

Al di là degli psicodrammi sulla visita al Nazareno del Nemico Pubblico Numero Uno (con il quale il Pd ha – purtroppo – governato dalla fine del 2011), ciò che conta, dal mero punto di vista politico, sono due aspetti: uno prettamente legato al metodo, l’altro alla questione più tecnica del contenuto della proposta di legge elettorale.

Comincio dal secondo. Facendo riferimento all’analisi pubblicata oggi da Civati con il contributo di Andrea Pertici, il premio di maggioranza posto al raggiungimento del 35% dei suffragi è sproporzionato e irragionevole; il ballottaggio di coalizione si somma agli effetti distorsivi dello sbarramento, riducendo ulteriormente la rappresentatività; le liste sono nuovamente bloccate e la ripartizione nazionale dei seggi le unificherebbe in un unico listone nazionale, vanificando qualsiasi collegamento eletto-elettore. Inoltre, questo disegno di legge riguarda la sola Camera dei Deputati: nell’Italicum non è prevista alcuna norma per quanto concerne il Senato. Si è voluto collegare la nuova legge elettorale alla riforma costituzionale del Senato non elettivo. Un azzardo inutile. La “cancellazione” del Senato deve avvenire giocoforza sulla base del dettato costituzionale dell’articolo 138. I tempi non sono certi. Se la linea del consenso trovata è quella fra Pd e Forza Italia, non si capisce perché gli altri componenti della attuale maggioranza dovrebbero essere clementi nei confronti di questo complesso di riforme. Ergo, la riforma di Renzi è attesa al soglio di Montecitorio (e sappiamo di che palude si tratti). Tanto più che, recentemente, un precedente tentativo (non si sa quanto serio), spacciato per una riforma istituzionale ma incuneatosi in una torbida modifica al 138, è finito sul consueto binario morto (insieme a tutto l’armamentario di buone e buonissime intenzioni, finanche il cambiamento del Porcellum), con buona pace di tutti.

Appunto, il metodo. A parte lo scazzo (termine tecnico) con Cuperlo, la frase “Nessuna modifica o salta tutto” lascia ben intuire che verso abbia preso il #cambioverso. A che serve la Direzione? A che servono gli organi di un partito, se la discussione è messa in un angolo? Non si può modificare nulla? Allora perché se ne è parlato oggi? Per un patetico e formalistico voto? Quale può essere il contributo della minoranza se ciò che dice il Segretario è lettera scritta immodificabile?

Il ricorso alla speciosa argomentazione che un milione e settecentomila persone ti hanno dato un voto non giustifica l’azzeramento della dialettica interna. Questo valeva ai tempi di Bersani, e vale ora. Ancora di più, se possibile.

Per un’unica Legge Elettorale Europea

Act. React. Impact

Act. React. Impact

La vulgata antieuropeista caratterizzerà il dibattito politico, si presume, almeno sino al voto per le Europee 2014. Si parlerà, senza neanche troppo conoscerli, di Trattati MES e di Unione Bancaria, di Fiscal Compact e di rapporti Deficit/Pil. Si dirà che l’Europa “che vogliamo” è l’Europa dei Popoli e non quella dei Tecnocrati della Bce. Che questa Istituzione comunitaria, il Parlamento Europeo, è distante e vuota, chiusa in sé stessa a parlare la lingua tecnica dei codici.

Giuseppe Civati ha raccolto oggi l’appello di Barbara Spinelli per una riforma della legge elettorale italiana per l’elezione dei nostri rappresentanti a Bruxelles (nella neolingua comunitaria si chiamano MEPs, Members of European Parliament). L’attuale normativa mantiene il carattere di una legge proporzionale pura ma è stata modificata nel 2009 con l’introduzione di una soglia di sbarramento del 4%. Lo sbarramento è uno strumento che i legislatori introducono nelle leggi elettorali al fine da semplificare il quadro partitico e favorire la governabilità dell’Istituzione. Ma tale accorgimento, sebbene sia consentito dai Trattati, non serve nell’ambito del Parlamento Europeo in quanto i gruppi parlamentari sono fissi. Certamente, è anche una soglia che esclude dall’accesso ai rimborsi elettorali, che sappiamo essere il nocciolo di tutto il problema del sistema partitico italiano. Detto ciò, Civati auspica “un unico sistema elettorale europeo, magari associato all’attivazione di quelle forme di consultazione che gli stessi Trattati prevedono”. Qualcosa che, dal punto di vista degli ‘euroconvinti’, sarebbe il viatico naturale per la formazione una opinione pubblica europea e dell’Unione Politica.

Sinora nel TFUE (Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea), in materia di elezione dei rappresentati dell’Europarlamento, è stato inserito solo un catalogo di principi comuni:

  •  La rappresentanza proporzionale basato sul sistema di lista o voto singolo trasferibile o di preferenza come opzione per gli Stati membri;
  • Elezione diretta a universale suffragio con voto libero e segreto;
  • Gli Stati membri decidono circoscrizioni o aree elettorali, senza pregiudicare complessivamente il carattere proporzionale del sistema elettorale;
  • La soglia di sbarramento massima nazionale dei voti espressi è del 5 per cento;
  • E’ possibile inserire un massimale nazionale per le spese elettorali dei candidati;
  • I deputati godono dei privilegi e delle immunità loro applicabili in base al protocollo dell’8 aprile; 1965 sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee;
  • Dalle elezioni europee del 2004 l’ufficio di un deputato è incompatibile con quella di membro del un parlamento nazionale.

Nell’alveo di queste norme, gli Stati hanno prodotto ognuno per sé il proprio sistema elettorale europeo. Va da sé che questa impostazione impedisce un dibattito politico di tipo comunitario. Le campagne elettorali saranno il riflesso del discussione interna e non vi sarà alcuna commistione fra partiti politici nazionali e partiti politici europei (che pure esistono ed hanno una organizzazione – nel caso del PSE, una Presidenza, una Vice Presidenza e un Consiglio).

Una legge elettorale europea unica per tutti gli Stati non è così lontana nel campo dell’idealità. Esiste un progetto che si chiama “Democracy International – More Democracy in Europe” ad opera di associazioni civili europee, fra cui Citizens For Europe e.V.Mehr DemokratieattacBerlinThe Union of European Federalists, con l’obiettivo di fornire al ristretto dibattito europeo il proprio contributo di proposte politiche, non ultima la Legge Elettorale Europea. Il progetto è naturalmente aperto alla collaborazione, come è possibile vedere sul sito (ma è strano non vedere la lingua italiana fra la lista dei documenti tradotti).

Il progetto di legge elettorale unica (qui il pdf) si compone di dieci punti che qui di seguito cerco di riassumere:

  1. Distribuzione dei seggi: 50% sulla base di liste transanzionali; 50% nazionali;
  2. Liste aperte: l’elettore vota per la lista o per il candidato; l’elettore decide l’ordine di lista, il candidato che prende più voti, diventa il primo della lista degli eletti; permessi candidati individuali;
  3. Elettorato attivo: votano i maggiori di 16 anni di età; possibilità di votare dall’Estero; voto elettronico;
  4. Elettorato attivo: tutti i cittadini maggiori di 18 anni;
  5. Voto comunitario nello stesso giorno; negata la possibilità di combinare elezioni nazionali o regionali ed europee (tranne i referendum) – questo punto dovrebbe avere l’effetto, nelle intenzioni dei promotori, di concentrare l’attenzione al voto per l’Europarlamento;
  6. Registrazione delle liste con consegna di firme (proporzionali al fattore demografico); registrazione entro 30 giorni dal voto;
  7. Distribuzione dei seggi: niente soglia di sbarramento e applicazione del Metodo d’Hondt;
  8. Incompatibilità con altre cariche;
  9. Equo trattamento sui media, divieto di sondaggi nell’ultima settimana di campagna elettorale;  per quanto concerne il finanziamento dei partiti transnazionali, s:
    • Garantire un equo accesso finanziario a quei partiti trans-europei che non hanno ancora eletto alcun candidato; in questo senso, i proponenti intendono giungere ad una nuova definizione di Partito Politico Europeo Transnazionale: “in particolare, la qualificazione giuridica del partito europeo deve comprendere quei partiti o coalizione di partiti che hanno presentato candidati in almeno 3 paesi con lo stesso nome e con lo stesso programma”;
    • Una parte del budget europeo dovrebbe essere destinato alla gestione operativa dei partiti, di cui l’20% dedicato ai partiti transnazionali emergenti;
    • Il finanziamento privato dovrebbe essere limitato, a seconda del numero di voti ricevuti;
    • Gli Stati nazionali devono preoccuparsi di promuovere il voto per le europee, con specificazione delle modalità da seguire;
    • Rimborsare gli Stati per garantire un accesso di base a tutte le liste dei candidati per

      Elezioni europee. Tale rimborso è basato sul tasso di partecipazione alle elezioni europee, questo per garantire che

      una partecipazione massima;

  10. Validazione del voto: nazionale, per le liste regionali; europeo per quelle transnazionali.

Naturalmente si tratta di una proposta, ed è migliorabile. Gli aspetti più interessanti sono, in primis, la formula della proposta di legge da parte di associazioni civiche; in seconda battuta, l’idea di dar vita ai partiti europei, sinora simulacri stabili, congelati in forme organizzative che prevedono una dinamica di confronto fra delegazioni nazionali che non sono mai pienamente integrate; in ogni caso, attribuire la conformità di Partito Europeo ai formazioni che siano presenti in soli tre paesi, pare essere aspetto troppo debole. Forse rivedibile la formula prevista per il finanziamento.

Come al solito, il dibattito è aperto.

Primarie Pd | Alcune curiosità nei rendiconti spese

Leggi la seconda parte: https://yespolitical.com/2013/12/28/primarie-pd-renzi-e-il-rendiconto-spese-molto-light/

Una curiosità che è passata pressoché inosservata. Le primarie, è vero, sono finite da un pezzo, e forse non è neanche interessante quel che vado dicendovi. Ma spulciando i rendiconti delle spese, obbligatori secondo la norma regolamentare (art. 16) che il Pd si è dato, ci si accorge che sia il primo classificato che il secondo hanno chiuso la campagna ufficialmente ‘in rosso’.

Tutta la documentazione è consultabile a questo link: Partito Democratico Rendiconto Primarie.

Veniamo a Cuperlo. Ha ottenuto contributi per 93509 euro ma ne ha spesi 100590. Ne consegue che è in debito di circa settemila euro.

Civati – c’è bisogno di dirvelo? – ha chiuso con 41 centesimi di attivo. Ha ricavato 93430, ne ha spesi 93429,59. In pratica, un ‘no profit’.

Ultimo Renzi. Forse il suo rendiconto merita una trattazione a parte. E’ complesso, ha smosso cifre doppie rispetto agli avversari, e questo è già un caso. Ha ricevuto più di 30000 euro da “soggetti terzi paganti direttamente spese della campagna”. Questa voce di entrata è l’unica alla quale non è stato dedicato un approfondimento in allegato. Mentre dei donatori diretti su conto corrente sono noti i nomi (allegato A), e così dei donatori via paypal (allegato B), di questi soggetti terzi che hanno elargito i 30 mila euro non conosciamo nulla. In ogni caso, Renzi ha raccolto circa 159000 euro fra contributi e vendita gadget. Ne ha spesi 197000. Fra le uscite, spicca la manifestazione di apertura della campagna a Bari (la ricorderete, specie per la presenza nel parterre del sindaco Emiliano e di alcuni dalemiani pentiti), costata ben 71000.

Va da sé che i conti in rosso (passivo di quasi 38000 euro) sono colmati grazie al contributo della Fondazione Big Bang, la quale, sempre secondo il resoconto pubblico, ha erogato a Renzi ben 89000 euro, indicati come ‘anticipo’ (che sta a significare che erano già nelle disponibilità del sindaco all’apertura della campagna).

Insomma, lo strapotere elettorale sembra esser andato di pari passo allo strapotere finanziario. Renzi ha mobilitato cifre significative tramite la raccolta volontaria, ma ha avuto dalla sua la disponibilità finanziaria della propria Fondazione. Una sorta di serbatoio personalistico prepolitico, a sé stante rispetto al partito e che segue regole proprie e un po’ sibilline, se mi è permessa una critica.

In ogni caso, il tema del ruolo delle Fondazioni politiche è caldissimo, ed era anche al centro del dibattito politico sul finanziamento dei partiti di qualche settimana fa. Ed è strano pensare che il voto del cambiamento sia stato suscitato in parte con i denari di una fondazione.

P.S: ultima curiosità sul rendiconto Renzi. Gli importi delle spese sono IVA esclusa? Prendete l’Allegato E – spese per consulenze, servizi e web. Il totale nel frontespizio è pari a 56193.44 euro. Ma se pazientemente sommate i totali nelle fatture, otterrete 68556 euro. Il Comitato Renzi è forse soggetto intermedio che può scaricare l’Iva? A me pare di no e quindi viene il dubbio che anche le altre cifre siano alleggerite della tassazione. Si tratterebbe quindi di circa 42000 euro non rendicontati, da aggiungere ai 38 mila di passività coperti da Big Bang. Ecco, se siete anche voi appassionati del gioco ‘Scopri le Differenze’ della Settimana Enigmistica, vi invito a cimentarvi in questa nuova prova: scopri le incongruenze nei rendiconti di Renzi.

Il 2013 in dodici terribili post

339 #direngeziparki

#direngeziparki (Photo credit: A H T)

Che dire del 2013? L’anno delle elezioni politiche in Italia e in Germania, delle Larghe Intese, dello Shutdown e della Decadenza. Delle rivolte di piazza, di Gezipark e del Riot in Rio. Della deriva egiziana e della guerra civile siriana. Di Snowden e della NSA. Di Renzi e Civati e della fine di una classe politica in Italia.

Tutto quanto è accaduto davvero e lo potete ritrovare in questi dodici tremendi post che vi ricorderanno il meglio e soprattutto il peggio di quanto successo sinora. Come si è soliti dire in codeste occasioni: ad maiora.

Mali: infine arrivarono le bombe francesi

gennaio 12, 2013- Le aspettano da quasi un anno, a Timbuctu, le bombe francesi. L’immobilismo di Ecowas e dell’Onu (che scelse Romano Prodi come mediatore dell’area del Sahel) anche di fronte all’escalation della guerriglia jihadista era troppo anche per uno come Francois Hollande. Da ieri le truppe francesi, per aria e per terra, guidano l’offensiva contro Ansar El […]

Blocco totale

febbraio 25, 2013 – Non ci si può nascondere, questa volta. Non si potrà dire che è stata colpa dei 5 Stelle. La sconfitta è evidente, soprattutto se si guarda alla ex regione in bilico, la Lombardia, dove il centrodestra mantiene un 38% di consensi, nonostante tutto, nonostante questi anni terribili, dove si è visto e sopportato di tutto. […]

Crisi di Governo | Napolitano anestetizza la Repubblica Parlamentare

marzo 30, 2013 – Tecnicamente, con la scelta di oggi pomeriggio di ammettere la prorogatio di Mario Monti, Giorgio Napolitano ha fatto la più grande riforma istituzionale di sempre: ha modificato la Forma di Governo. La crisi del parlamentarismo (che attanaglia il nostro paese da almeno dieci anni, come è evidente dalla trasformazione della pratica della decretazione d’urgenza in iniziativa legislativa […]

In Francia il Matrimonio è per tutti

aprile 23, 2013 – La nuova legge che estende il matrimonio a tutti, e quindi alle coppie omoosessuali, dovrà ancora passare il vaglio del Consiglio Costituzionale. Il provvedimento è stato approvato dall’Assemblea Nazionale oggi pomeriggio, alle ore 17 05, con 331 voti favorevoli e 225 contrari. Naturalmente è una legge che divide l’opinione pubblica, così come ha diviso il […]

Finanziamento Partiti: la riforma Letta e il trucco dell’inoptato

maggio 31, 2013 – Secondo il progetto di riforma preparato dal Governo Letta, uno dei meccanismi che dovrebbe regolamentare il Finanziamento dei partiti politici sono il 2xmille e le detrazioni d’imposta per le cosiddette erogazioni liberali. Fondamentalmente lo schema del disegno di legge somiglia a quanto proposto dal democratico Walter Tocci ma con alcune sostanziali differenze. La prima, la più […]

Gezi Park, testimoniare le violenze – #DirenGeziParki

giugno 16, 2013 – Ancora immagini da Istanbul, immagini di rivolta e di repressione. Child overcome by tear gas in hotel near #GeziPark. @Reuters photo by Yannis Behrakis. reut.rs/17NYG96 http://t.co/NIhpaVuWx6— Jim Roberts (@nycjim) June 15, 2013 Tear gas in lobby of Divan Hotel in #Istanbul amid police move on #GeziPark. via @AkinUnver http://t.co/hv7g0KbYR9— Jim Roberts (@nycjim) June 15, 2013 […]

Civati ci candida a segretari del PD #wdays

luglio 7, 2013 – Giuseppe Civati ha annunciato, in conclusione del Politicamp a Reggio Emilia, la sua candidatura a segretario del PD. Lo aveva già fatto da tempo, lo ha ribadito oggi, dinanzi alla platea che ha partecipato ai lavori di questi ultimi tre giorni. Ha detto: #wdays #civati io non ho nessuno dietro, ma vedo molta gente davanti […]

Mai più candido

agosto 1, 2013 – La sentenza è definitiva. Lo spazio per le opinioni e le interpretazioni è finalmente ridotto a zero. Ci fu evasione fiscale con frode, organizzata da Berlusconi Silvio e messa in opera per il tramite dell’Avvocato David Mills e di un sistema di società off-shore che drenavano denari dalla medesima Mediaset verso conti in nero in […]

Siria, futuro plurale

settembre 15, 2013 – Siria, futuro plurale – di Vanna Pisa Il labirinto siriano è formato da numerosi percorsi che si intrecciano nello spazio e nel tempo. Questioni religiose, geopolitiche, economiche, sociali e culturali. Come sappiamo USA e Russia stanno spostando ingenti forze militari nello scacchiere siriano: Assad per certi versi è un pretesto, lo scontro è mosso anche da […]

Shutdown della politica

ottobre 6, 2013 –La crisi del governo federale degli Stati Uniti nasconde un lunghissimo braccio di ferro che alcune parti del partito Repubblicano conducono sin dal 2010, anno di approvazione dell’Obamacare, la riforma sanitaria. Il New York Times racconta, in un resoconto a firma di Sheryl Gay Stolberg e Mike McIntire, che immediatamente dopo la conferma del secondo […]

Arrampicata stile libero e caso Cancellieri

novembre 16, 2013 – A questo fanno pensare le dichiarazioni di Cuperlo e Renzi circa il caso dell’aiutino alla famiglia Ligresti. Il ‘tengo amici’ del Ministro dell’Interno pone in grande imbarazzo due dei tre (quattro..) candidati alle primarie per la segreteria del Pd. Cuperlo, riporta oggi Repubblica.it, pur essendo favorevole alle dimissioni della Ministro, tiene a precisare il suo […]

Il Porcellum non c’è più

dicembre 4, 2013 – Con il seguente comunicato, la Consulta questo pomeriggio ha dichiarato incostituzionali sia il premio di maggioranza che le liste bloccate della legge elettorale Calderoli. La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme della legge n. 270/2005 che prevedono l’assegnazione di un premio di maggioranza – sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della […]

Quattordici

Quando a Settembre iniziavano a circolare i primi sondaggi sulle primarie del Partito Democratico, accanto al nome di Giuseppe Civati compariva un 5. Cinque per cento. La macchina congressuale doveva ancora mettersi in moto. E in due mesi scarsi doveva svolgersi ciò che in passato si era svolto in quattro mesi: elezioni delle segreterie, convenzioni di circolo, convenzione nazionale, campagna elettorale, primarie. Il sondaggio della IPR Marketing del 2 Settembre scorso assegnava a Renzi l’80% dei consensi. A Cuperlo il 14%. Non si poteva parlare nemmeno di polarizzazione dell’elettorato.

Dalle consultazioni di ieri, la mozione del #civoti esce con il 14%. Ed è puntualmente seconda nelle regioni del Nord, laddove il Pd fa sempre troppa fatica a raccogliere i voti. Per intenderci, le regioni rosse sono esclusivo appannaggio del neo-segretario sindaco di Firenze. Il flusso elettorale rispetto alle precedenti primarie – non quelle del 2009, bensì quelle del 2012 – è ben chiaro. Questo è un voto di riparazione. È un voto di pentimento. Ha pesato, sulla scelta dell’elettorato, la ferita del 24-25 Febbraio scorso e la convinzione che, se si fosse votato diversamente a Novembre, il risultato sarebbe stato profondamente diverso. È un voto del se.

L’elettorato del Pd è rimasto, in questo lasso di tempo, impermeabile alla politica. Poco hanno pesato i tentennamenti di Renzi sul governo Letta, i riposizionamenti di molta parte delle seconde e terze linee bersaniane, il carrismo franceschiniano. Lo choc è stato tale da fissare l’immagine della sconfitta. Avremmo potuto scegliere la rottamazione per tempo, è stato il sottotesto che in questi mesi si è insinuato nel senso collettivo circa il congresso democratico.

Questo schema è stato via di seguito rafforzato dalla prospettiva televisiva che, per dirla con le parole di Fabio Fazio, ha scelto i due candidati che essa stessa riteneva più rilevanti. Così, per conto proprio, e in maniera del tutto arbitraria, la televisione ha riflesso solo l’immagine che giudicava congrua alla narrazione dello scontro bipolare. Gli altri, che pure esistono e solo il 14%, sono una anomalia trascurabile. In tal modo, lo schermo è ancora il primo e principale strumento della conservazione.

È facile per taluni dire ora che Twitter non conta nulla. Dopo essersi posti pesantemente il dubbio di quel che stava accadendo, dopo non esser riusciti a leggere il dato di Febbraio, dopo aver arrangiato alla buona una ‘war room’ nel tentativo di contrastare la vivacità della comunicazione di Civati, adesso sentenziano l’inutilità dei social media. Posso smentire. Posso dire che i social media sono stati uno strumento essenziale nell’organizzare la campagna vis à vis. Non avranno spostato migliaia di voti, ma hanno permesso di rendere trascurabili i costi dell’interazione fra i volontari, e fra i volontari e i sostenitori. Civati ha percorso chilometri, così i referenti regionali e provinciali. I social media hanno permesso di stabilire una comunicazione politica anche localmente. È In tal modo che la mozione #civoti ha quasi triplicato il consenso iniziale. Dopotutto, ciò è successo mentre il frame della rottamazione è rimasto nell’aria, non in virtù di una strategia comunicativa, ma di un sentimento diffuso. Un sentimento molto difficile anche solo da scalfire. È la sconfitta di Febbraio ad aver indirettamente determinato questo risultato.

Grazie al #civoti una comunità politica dispersa ha ripreso a conoscersi. È ciò che chiamiamo sinistra e che non smette certo di esistere perché ha vinto Matteo Renzi, anzi. Il contributo di innovazione portato dall’iniziativa politica di Civati non deve essere disperso, deve essere invece di sprono ad uscire dall’isolamento. La sinistra esiste. Ed è ora che si manifesti, che si riprenda il proprio ruolo nella politica. Una politica fatta di cose concrete, di buona amministrazione, di passione verso il giusto. È questo a cui abbiamo lavorato, a cui anche chi scrive ha preso parte con il proprio piccolo contributo di parole. È possibile guardare alle cose non più in senso disfattista. Il nichilismo non alberga più qui. Non è tutto da distruggere e da cancellare. Abbiamo trovato un significato comune e il 14 è infine solo un numero.