Quale trasparenza per il bilancio del Partito Democratico? Un dibattito fra Guidi, Misiani e Civati

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Così lo scambio epistolare fra Gabriele Guidi, Giuseppe Civati e il tesoriere del PD, Antonio Misiani circa la trasparenza del bilancio del partito, si è concretizzato in un dibattito aperto avvenuto ieri sera al Circolo Arci Bellezza di Milano.

A Gabriele Guidi è toccato l’onere dell’apertura del dibattito, essendo l’autore della lettera per mezzo della quale è stato avviato questo confronto. In essa, Guidi chiedeva al tesoriere del PD da un lato trasparenza nelle uscite (è fondamentale sapere come il partito spende i propri soldi); dall’altro, di divulgare la lista dei dipendenti, o per meglio dire, di conoscere la pianta organica del partito insieme al numero delle posizioni dirigenziali e dei quadri, anche a livello territoriale, al fine di costruire un vero e proprio organigramma nazionale del Partito Democratico.

Il gran merito del bilancio nazionale certificato si scontra con l’opacità della gestione territoriale. Si possono però trovare metodi per imporre ai segretari regionali bilanci se non certificati, almeno trasparenti, sia dal lato delle entrate che da quello delle uscite. Una soluzione potrebbe essere quella di giungere a una integrazione dei bilanci territoriali in una sorta di bilancio ‘corporate’, quello che per le aziende si chiama ‘consolidato del gruppo’. Quelle di Gabriele Guidi sono soluzioni tecniche a problemi politici. Non è secondario il problema delle fondazioni, ambiti di oscurità nei quali il tesoriere del PD nulla può poiché si tratta di ‘soggetti esterni al partito’ ma che dall’esterno ne condizionano le scelte.

Misiani ha risposto con due ordini di argomenti: 1) la critica alla legislazione vigente sui rimborsi elettorali, ‘è ad essa che dobbiamo la presenza dei Lusi e dei Belsito’;

2) la contrarietà ad un finanziamento completamente privato; è necessaria una tipologia di finanziamento trasparente poiché la trasparenza riavvicinerebbe il cittadino alla politica:

La via è quella di trasformare il sistema del rimborso automatico in una scelta volontaria del contribuente. Il meccanismo del 2 per mille potrebbe essere una soluzione. Qualcosa di questa idea è già compreso nel testo di legge proposto dal governo Letta. Una seconda opportunità su cui lavorare potrebbe essere la costruzione di un sistema di fundraising per i circoli.

In merito alle fondazioni: Misiani concorda sul fatto che costituiscono un problema, specie per quella a carattere immobiliare che, in diverse circostanze, sono i soggetti a cui i circoli pagano l’affitto dei locali.

Giuseppe Civati ha quindi esposto la sua idea di riforma del bilancio del Partito Democratico. Civati ha riconosciuto che, in materia di volontarietà del finanziamento, la proposta del governo Letta ricalca in buona parte la proposta di Walter Tocci, da lui stesso emendata.

Sulle lobbies insediate nelle fondazioni, specie quelle personali, Civati ha un’idea molto chiara: se partecipano alla vita politica del partito, i loro responsabili devono aderire ai criteri di trasparenza di quest’ultimo (“anche il capo-corrente deve attenersi al codice etico”), quindi fare un bilancio pubblico, se non lo fanno tuttora; dichiarare da chi arrivano i finanziamenti e a chi li inoltrano. Devono dire chi appoggiano, esclama Civati. E quando dal pubblico viene detto:

Civati così risponde inizialmente con una battuta:

ma poi riprende il filo del discorso ribadito poco prima (chi ha la fondazione e vuol stare nel PD ci deve dire come si comporta):

Sulla parte dello stipendio che i parlamentari democratici versano al partito (circa 3000 euro), Civati e Misiani scoprono però di essere in disaccordo. Secondo Civati, questa parte retributiva, se è ritenuta in eccesso, non dovrebbe essere ‘girata’ al partito bensì alla Camera:

Secondo Misiani, invece, è normale che gli eletti diano “una mano al partito che ne ha permesso l’elezione”. Si tratta, secondo lui, di un modo per ricordare all’eletto da dove proviene e responsabilizzarlo verso chi ne ha curato la campagna elettorale.

E anche sulle fondazioni, a furia di parlarne, qualche sottile differenza viene fuori. Per civati,

Per Misiani,

Congresso PD | I sondaggi prematuri

Attenti a parlare di sondaggi circa il congresso. Innanzitutto c’è da superare prima la soglia del 5% dei voti nei congressi di circolo. In secondo luogo, la base elettorale delle primarie è variabile ed è quindi difficilmente ‘campionabile’. Diciamo che si compone sulla base del profilo identitario dei candidati. Esempio: un candidato di sinistra motiverà di più quel segmento dell’elettorato del PD ad andare ai gazebo e a votarlo; viceversa, un candidato di area cattolica selezionerà un elettorato diverso, più centrista, forse meno giovane. A giocare a favore o contro l’una o l’altra tendenza, inoltre, sarà la migliore esposizione informativa che questo congresso avrà se paragonato a quello del 2009. C’è un precedente illustre: l’esperienza delle primarie di Novembre è significativa perché ha fatto uscire il dibattito dalla cerchie chiuse del partito e l’ha reso di rilevanza nazionale (d’altronde si sceglieva il candidato premier della coalizione data per vincente). Quest’anno, le primarie godranno di una nuova ulteriore centralità per via del fatto che da esse dipenderà il destino del governo delle Larghe Intese (conclusione della legislatura o definizione di un programma minimo e poi urne a Marzo). Forse, anche del paese.

Mannheimer ha pubblicato ieri un sondaggio sui candidati alle primarie. Forse il tempo è un po’ prematuro. Lo scorso anno, il celebre sondaggista centrò il bersaglio (aveva previsto Bersani-Renzi 52% vs. 40%) ma condusse il sondaggio pochi giorni prima del 18 Novembre (a circa dieci giorni dalla consultazione), quando uno dei due confronti tv si era già svolto. Questo mese, lo stesso istituto ha divulgato due diversi sondaggi sui candidati alle primarie per la segreteria. Nel primo, datato 9-10 Settembre, Civati risultava poco superiore al 3%. Nell’ultimo sondaggio, questa percentuale è salita al 9%. Ipotizzando una base di un milione di voti espressi, i consensi per Civati passerebbero in una settimana, da 30000 a 90000. Di fatto, si sono triplicati. Espressa in una percentuale: +300%. Sicuramente è un dato significativo. Ma potrebbe voler anche dire che la campionatura eseguita nel primo sondaggio era sbagliata. Può voler dire che l’opinione nell’elettorato è così fluida che i sondaggisti riescono soltanto a intravedere delle istantanee ma non a illustrarne il movimento. 

Diciamo che non è ancora il momento di guardare ai numeri. E nemmeno di ragionare sulle tendenze.

Articolo correlato:

http://www.youtrend.it/2013/09/18/sondaggi-primarie-pd-renzi-civati-cuperlo-2/

Piccolo breviario dell’Assemblea PD di oggi

Letture preliminari: AutoboicottaggioLa Follia Totale.

Saprete che non s’è deciso nulla. Ma non sapete come ci si è arrivati, a questo nulla. Comincia tutto alle 2.20 (ante meridian) di sabato. La commissione Regolamento, dopo lunga e penosa malattia, approva all’unanimità un pacchetto di regole che non implicano modifiche statutarie. Si trattava di semplici indirizzi che però sono stati votati uno ciascuno e tutti insieme come pacchetto. Le revisioni riguardanti l’articolo 3 (suddivisione delle figure di segretario e candidato premier) incontrano sin dall’inizio l’opposizione di Morassut e Miotto, che votano contro.

Di fatto è stato deciso che:

  1. il voto finale sul segretario nazionale si terrà l’8 dicembre (il voto finale, se non erro, è previsto, Statuto alla mano, che ratifichi l’esito delle primarie attraverso il voto dei delegati in Assemblea Nazionale, ragion per cui le primarie dovranno esser fatte prima dell’8 Dicembre);
  2. a ciascun candidato sarà collegata una sola lista di candidati all’assemblea nazionale (quindi gli endorsement di Franceschini e soci verso Matteo Renzi non potranno trovare degna esplicitazione in una lista collegata);
  3. i segretari provinciali verranno eletti prima del segretario nazionale, ma quando le candidature nazionali saranno già state depositate;
  4. gli organismi regionali verranno eletti dopo, entro la fine di marzo;
  5. non ci saranno pre-registrazioni e chi vuole votare per il segretario nazionale o per i segretari regionali si potrà presentare il giorno stesso del voto (cosa già chiara nello statuto);
  6. le candidature per gli organismi territoriali non dovranno esibire collegamenti espliciti con le candidature alla segreteria nazionale.

Potete ben comprendere che la discussione si era impantanata proprio – e solo – sull’articolo 3 dello Statuto. Con le modifiche previste si intendeva rendere la premiership contendibile, sempre, anche da parte di iscritti al Partito Democratico. A Novembre 2012, molti si erano battuti per una deroga all’articolo 18 che consentisse proprio a Matteo Renzi di competere contro Perluigi Bersani. Su questa modifica nessuno ha sollevato obiezioni. Mentre la modifica all’articolo 3 avrebbe di fatto eliminato la corrispondenza fra segretario e candidato premier: in aula si sono dichiarati contro anche Bindi e Morando.

Quindi è successo il pasticcio. Che ciò sia stato voluto dagli stessi che si sono opposti in Commissione e in Aula alla modifica dell’articolo 3, non è dato a sapere. In ogni caso, gli indirizzi sono stati approvati a maggioranza semplice; le modifiche di natura statutaria necessitavano di una maggioranza qualificata, ma il numero totale dei presenti era circa uguale al numero minimo di voti necessari a qualsiasi modifica statutaria. Dulcis in fundo: sono stati sospeso i lavori. Epifani ha detto che senza certezza del quorum, non si potevano votare le modifiche.

Se non è un fallimento questo. Per mesi è stato detto che il Congresso non si poteva fare con queste regole statutarie. Ergo, serviva una Kommissione (sì, con la k) che studiasse le nuove mirabolanti norme. Si sono naturalmente dimenticati di discuterle. Già la scorsa volta l’Assemblea era dimezzata, almeno rispetto alle dimensioni originarie. Non poteva questo aspetto essere valutato, prima di sbattere come mosche contro una finestra chiusa?

Chi visse Speranza

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Speranza/1, cinquantacinque minuti fa: “Ho apprezzato il discorso di Renzi, ma penso che adesso dobbiamo tutti fare uno sforzo maggiore nelle prossime ore per fare più squadra” […] “Le personalità sono tutte essenziali, ma nessuno si salva da solo e nessuno è in grado da solo di costruire un orizzonte per questo paese. Credo che la direzione di domani debba assumere questo orientamento”.

Speranza/2, sul governo di larghe intese (sempre le solite larghe intese, quelle che non vuol fare nessuno ma che sotto sotto): “Sul nuovo governo non bisogna partire dalle formule politiche, ma dalla necessità di dare sostegno al Paese e soluzione ai suoi problemi. Se si parte dai problemi del Paese il Pd c’è e sarà presente con coraggio” […] “Il PD si assumerà il suo pezzetto di responsabilità”.

Lui, bersaniano eletto capogruppo su indicazione proprio del segretario, appena caduto Bersani è già pronto a riposizionarsi. Molto incline alle larghe intese, per intenderci quelle con il Pdl, delle quali non sembra aver dubbi, anzi, le ammanta di un’aurea che nessuno sospetterebbe (il discorso è sempre il medesimo, il PD è responsabile per il paese, il PD non si sottrae alle proprie responsabilità, la responsabilità del PD è quella di garantire la governabilità eccetera eccetera).

Ora, questo trentaquattrenne capitato per sbaglio quando la sua stella cometa è caduta in disgrazia, ha un interesse verso le opinioni del proprio elettorato pari a zero.

Il punto è: siamo nelle condizioni di esprimere una cultura riformista e di governo? O anche nelle nostre file prevale la frenesia di avere il consenso immediato della piazza reale o virtuale? intervista a Roberto Speranza di Giovanna Casadio, La Repubblica, 22/04/13).

Il consenso immediato? Il consenso si riceve in sede di elezione, caro Speranza. E alle elezioni vi siete presentati con un progetto di governo di “centro-sinistra”. E’ chiaro. Quel consenso, quello e soltanto quello, non può essere preso e usato a proprio piacimento senza pensare alle conseguenze. Oggi, quel consenso, o una sua parte, viene veicolato come un feedback immediato tramite i social media. Ed è un feedback negativo. Molto negativo. Ve ne sarete accorti, no?

Speranza, alla giornalista Casadio, dice che, durante il congresso, “le posizioni politiche andranno definite senza ambiguità”. Sì, e una volta per tutte i ‘pupari’ nascosti dietro le quinte che muovono cento fra deputati e senatori come su un monopoli politico, dovranno esporsi con il loro faccione e dirlo, agli elettori, che è per loro preferibile fare un governo con Berlusconi piuttosto che trovare un accordo con i 5 Stelle su chiari obiettivi di riforma del sistema politico. A quel punto bisognerà decidere di chi è davvero questo partito, se appartiene a chi sponsorizza l’Indicibile Alleanza, a discapito di qualsiasi forma di  democrazia dell’alternanza, oppure se appartiene agli elettori di centrosinistra e alle loro decisioni espresse con il voto in libere e aperte primarie.

Perché non è Fioroni a decidere chi può e chi non può restare nel Partito. Ma solo gli elettori. Se Fioroni intendesse sapere quale è la loro opinione, dovrebbe senz’altro proporsi in un collegio elettorale, e non al riparo del comodo, comodissimo Porcellum.

Civati propose Rodotà il 26 Febbraio

Per la Presidenza. Ma il PD non l’ha mai ascoltato. Ascoltiamolo noi.

Cito testuale:

E il Presidente?

Mi dispiace per Romano Prodi ma temo che in questo Parlamento i numeri per eleggerlo siano troppo pochi. Forse l’unico nome che potrebbe raccogliere il consenso del M5S è quello di Stefano …tà. Lo scrivo così per non bruciarlo.

E’ immaginabile una elezione di Rodotà? No, non ci sono i numeri

Non ci sono i numeri, ok? Come spiegarlo, cari 5 Stelle? Il PD è spaccato in due, e quell’altra metà non voterà mai Rodotà, è chiaro? Non lo voterà semplicemente perché guarda al Pdl per un governo condiviso con quella (maledetta) parte. Quindi, la vostra ostinazione a portare avanti una candidatura che non unisce è sciocca, non serve al paese, e sicuramente vi farà perdere.

Questa in sintesi la situazione. Che potete leggere anche su Ciwati.it. Molto semplicemente.

Il vostro grido ‘a casa, a casa!’ a cosa sarà servito se fate vincere Berlusconi?

Riempire il vuoto di #OccupyParlamento

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L’iniziativa di protesta dei 5 Stelle contro la decisione di Pietro Grasso di non avviare la costituzione delle Commissioni permanenti in assenza di un governo, è purtroppo una protesta priva di contenuto. Per chi ha all’attivo zero – o poco più – proposte di legge, a cosa possono servire le Commissioni?

Ecco, penso che questo vuoto possa essere riempito. Ci sono due idee interessanti, che provengono da Walter Tocci e Giuseppe Civati e Filippo Taddei.

Primo. La riforma del finanziamento dei partiti. C’è chi lo vuole abolire. C’è chi, come Tocci, pensa che una forma di regolamentazione del finanziamento dei partiti ci debba essere. I 5 Stelle dovrebbero adottare a questa proposta come fosse sua. Mi permetto di riassumere la sua proposta in queste brevi frasi:

  1. riduzione del 50% degli emolumenti dei parlamentari;
  2. gestione collettiva dei finanziamenti della politica;
  3. uso della tecnologia web – es. Obama e Organizing for America – per mobilitare il cittadino sulle decisioni pubbliche;
  4. distinguere fra una indennità sobria in diretta attuazione dell’articolo 69 della Costituzione e un’altra quota variabile che tenga conto della funzione svolta;
  5. finanziamento dei partiti dietro libera scelta del cittadino attraverso uno strumento del tipo 5xmille (fonti: http://www.europaquotidiano.it/2013/03/12/contro-le-facili-demagogie-le-proposte-chiare-del-pd/ ; http://waltertocci.blogspot.it/2013/03/dignitadeicosti.html)

Secondo. Il Tetto del Quirinale (cfr. Ciwati). Non ci sono solo i costi della Politica ma anche gli emolumenti degli alti Papaveri della Pubblica Amministrazione a pesare sui bilanci pubblici. Civati e Taddei si sono rivolti a uno dei Saggi nominati da Napolitano, Valerio Onida, ex presidente della Corte Costituzionale, che è stato coinvolto dai due proponenti proprio per i suoi trascorsi alla Consulta. Quest’ultima si era già espressa contro una legge del governo Berlusconi IV che doveva tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici superiori a 90 mila euro (si trattava del decreto legge 78 del Maggio 2010 – v. sentenza 223 del 2012). Secondo La Consulta, infatti, la riduzione dello stipendio prevista dal DL 78/2010 si configurava come un tributo, indipendentemente da come viene chiamato. Pertanto non poteva essere limitato ai dipendenti pubblici poiché in tal senso costituisce una violazione del principio della parità di prelievo a parità di capacità contributiva, e per poter essere consentito doveva essere disposto per tutti i contratti di lavoro pubblici e privati con retribuzione superiore a 90 mila euro annui.
Esiste una terza via? Secondo Civati e Taddei, sì, esiste. Ci vuole una norma secondo la quale nessun dipendente pubblico dovrà percepire uno stipendio annuale superiore a quello del Presidente della Repubblica. Molto semplice. Non un taglio ma un tetto. Può funzionare?

Intanto, anziché fare sterile polemica contro la mancata attivazione delle Commissioni, si discuta preliminarmente, magari in streaming, con i cittadini di queste proposte. Civati lo farà a Parma domenica 14 Aprile insieme al consigliere comunale e capogruppo a 5 Stelle Marco Bosi. Vito Crimi e Roberta Lombardi pensano di aggregarsi?

http://www.ciwati.it/2013/04/09/incontri-ravvicinati-della-terza-repubblica/

M5S | Risposta aperta a Massimo Bugani

Massimo Bugani è consigliere comunale dei 5 Stelle a Bologna. E’ considerato come uno dei fedelissimi di Grillo e Casaleggio. Il grande avversario del personalismo di Giovanni Favia. O qualcosa del genere. Oggi ha pubblicato su Facebook un tread intitolato ‘Lettera a chi ha capito’. La prima parte è un po’ rindondante e ci ricorda tutti i drammi che sono stati vissuti a Sinistra dell’arco costituzionale negli ultimi quindici-venti anni. L’ultimo capoverso invita gli elettori di sinistra (o i neo-deputati/senatori del PD?) a ‘ribaltare i tavoli’.

Non ho resistito e gli ho risposto.

Questo il post di Bugani. Di seguito il mio intervento.

Oggi parlo a coloro che, all’interno del PD, a mio avviso, hanno capito. Non so quanti siano, non so se sono pochi o tanti, ma so che ce ne sono, alcuni li conosco personalmente.

Voglio parlare a voi che avete votato con il mal di pancia anche questa volta, a voi che fate attività nel partito sempre più controvoglia, a voi consiglieri, assessori, sindaci, parlamentari che siete stanchi di essere assimilati a Bersani, a Violante, a Fassino, a Rosy Bindi, a voi che avete pianto dolore sincero per i casi Penati, Lusi, DelBono, ecc., a voi che non volevate l’indulto, a voi che avreste fatto di tutto per non far passare lo scudo fiscale, a voi che non avreste mai dato concessioni televisive a Berlusconi e che non avreste mai nemmeno pensato ad una “bicamerale” con lui, a voi che vorreste una legge per i matrimoni gay, a voi che non avreste mai scelto Mastella come Ministro di Grazia e Giustizia, a voi che non avreste mai sostenuto il governo Monti, a voi che avreste tanto voluto fare una legge sul conflitto di interessi, a voi che non avete mai rubato un euro e che vorreste strapenalizzare il falso in bilancio, a voi che fanno schifo i vostri colleghi corrotti, a voi che non avete mai detto che Grillo era un fascista e che il M5S sapeva solo protestare, a voi che vorreste una scuola pubblica decente, a voi che vorreste una sanità pubblica di livello, a voi che avreste rinunciato ai rimborsi elettorali dal primo giorno che siete entrati in politica, a voi che ritenete assurdo finanziare i giornali con soldi pubblici, a voi che la faccia e la voce di D’Alema vi urtano i nervi, a voi che piacciono i buchi nell’Emmenthal e non nelle valli, a voi che da sempre pensate che delle province in fondo se ne può anche fare a meno, a voi che vorreste accorpare i comuni sotto i 5000 abitanti, a voi che non avete mai preso un auto blu e che forse non ci avete mai nemmeno pensato, a voi che piuttosto che mangiare a Montecitorio con 2 euro vi portereste un panino da casa, a voi che i soldi degli f35 gli avreste spesi sicuramente meglio, a voi che non avreste mai votato per una missione di pace in cui muoiono innocenti, a voi che non avreste mai svenduto il nostro verde ai costruttori, a voi che siete stanchi di essere attaccati per tutto questo e per la stupidità dei vostri dirigenti, a voi (e solo a voi) io voglio dire: Ora è il vostro momento, ora o mai più!

Non so dirvi di preciso cosa dovreste fare, io non ho le soluzioni in mano, ma so che qualunque cosa stiate sognando da una vita, dovete andarvela a prendere ADESSO! Noi la nostra parte l’abbiamo fatta, sembrava impensabile 4 anni fa eppure ci siamo riusciti. Ora tocca a voi! Ribaltate quei tavoli!

Molti uomini hanno vita di quieta disperazione, non rassegnatevi a questo (https://www.facebook.com/notes/massimo-bugani/lettera-aperta-a-chi-ha-capito/491912810843945)

 

Ho saltato tutta la prima parte, un po’ retorica, a onor del vero. Ribaltare dei tavoli non è prettamente una cosa da democratici. Ma opportunità di cambiamento ci sono state, nel corso degli ultimi anni. Cito ad esempio: il congresso PD del 2009 poteva rappresentare l’occasione per scalzare la dirigenza di allora, che ancora fortemente risentiva della ripartizione fra DS e Margherita, sopravvissuta quasi per intero ai giorni nostri. La mozione Marino, nel 2009, conteneva già moltissimi dei temi che voi portate in Parlamento oggi. Ma il vostro Portavoce non spese una parola, una sola, per la causa di Marino, che naturalmente perse la segreteria. Preferì la sceneggiata di una sua propria candidatura, che fu respinta con sdegno da D’Alema. Oggi – Grillo! – ha fatto eleggere 160 fra deputati e senatori ed avrebbe l’occasione di condizionare direttamente l’agenda politica nel senso descritto negli ultimi anni, almeno per la parte condivisibile con la sinistra. Avrebbe addirittura l’opportunità di far concedere l’autorizzazione per le indagini contro Berlusconi nel caso della corruzione/compravendita di De Gregorio. Una occasione a dir poco storica. Può (potete?) scegliere fra un paese in macerie e un paese radicalmente cambiato. Non siete in grado di votare la fiducia a Bersani? Chiedete che vengano proposti altri nomi per la presidenza del consiglio, come ad esempio quello di Giuseppe Civati. Civati da anni cerca di spiegare – invano – alla dirigenza del PD che cosa è e che cosa si dice nel M5S. Cerca da anni di cambiare il PD, che non è morto ma è patrimonio pubblico di tutti gli elettori della sinistra, gli stessi che tu esorti a ‘ribaltare i tavoli’. Civati è divenuto per la prima volta parlamentare in questa tornata elettorale. E’ stato scelto con le primarie per i parlamentari – ideate da egli stesso in tempi antecedenti alle vostre parlamentarie – del 29-30 dicembre scorso. Si è sempre battuto contro il berlusconismo, contro il consumo di suolo, ecc. Basterebbe poco, da parte vostra, per poter innescare il cambiamento tanto sperato nel PD. Che ciò vada contro i vostri interessi ‘elettorali’ è ovvio, ma forse dovreste pensare più al bene comune, all’interesse collettivo, che alle percentuali che potreste prendere in presunte elezioni anticipate nell’estate 2013 (o 2014, o 2015, o 2016?). Quindi, caro Bugani, fai pienamente la tua parte all’interno del M5S. Pretendi una linea politica diversa di quella dello sfascio di tutte le istituzioni. Chiedi, se ci tieni davvero, una soluzione alternativa come quella che ti ho suggerito. Fallo per il bene di tutti.

#primarieparlamentari, è la volta dei TQ

Veronica Tentori, eletta a Lecco alle #primarieparlamentari

Veronica Tentori, eletta a Lecco alle #primarieparlamentari

TQ. Sì, i trenta-quarantenni. Una definizione giornalistica nuova di zecca per indicare che con le primarie per i parlamentari all’interno della lista del PD ci finiranno in buona parte persone che non hanno mai messo piede in parlamento e che hanno una età compresa fra trenta e quaranta anni. Con il miracolo dei venticinque anni di Enzo Lattuca di Cesena (per la verità ancora da compiere). Tutto ciò è avvenuto perché alcuni temerari a Gennaio 2012 (la proposta di Quarto di Prossima Italia) sfidarono il segretario sul tema del superamento del Porcellum. Ora, la battaglia nel cambiamento non è finita poiché le liste sono ancora da compilare, bisogna suddividere i prescelti delle primarie fra chi verrà inserito nella lista al Senato e chi alla Camera; dovranno essere scelti i capilista, e sarà una battaglia non di poco conto all’interno del partito. La sponda dei Giovani Turchi, Fassina-Orfini, si è rafforzata, la sponda liberale no.

I renziani hanno in gran parte perso, tranne qualche eccezione. E’ mancata, a mio avviso, una strategia di coinvolgimento che puntasse all’interno del partito. La campagna per Renzi candidato premier è stata invece combattuta facendo ricorso anche a persone e mezzi esogeni al partito. La retorica della rottamazione ha messo a pregiudizio in molti l’idea di casa comune che i volontari e i militanti hanno del PD. Certamente la sconfitta del sindaco, lo scorso 2 Dicembre, ha contribuito a smontare l’entusiasmo dei suoi sostenitori. Detto ciò, non è vero che l’istanza del cambiamento sia caduta nel vuoto. Anzi.

La Lombardia, per esempio, ma in definitiva tutto il Nord compresa l’Emilia-Romagna, è stata il motore di questo cambiamento. Forse anche a causa della spinta liberal-progressista di Pippo Civati, dovunque nella ex Regione del Celeste vincono le donne: a Milano città, con Lia Quartapelle, a Varese con Maria Chiara Gadda , 32 anni, ingegnere gestionale, a Lecco con Veronica Tentori (27 anni!). Per non parlare di Cristina Bargero (eletta ad Alessandria, in Piemonte), 37 enne ricercatrice di Casale Monferrato. Come ha scritto lo stesso Civati, sono oggi candidate alla Camera soltanto grazie alle primarie per i parlamentari. Altrimenti non lo erano.

Se non cogliamo questo segnale, se ci spendiamo unicamente a criticare quei deputati e/o senatori uscenti che hanno il posto prenotato nel listino del segretario, o che hanno ottenuto la deroga e non si sono sottoposti a primarie, o che hanno la deroga ma hanno preteso un collegio blindato (e poi qualcuno me lo deve spiegare come si fa a “blindare” un seggio alle primarie senza barare o comprare dei voti), saremmo destinati a non comprendere appieno la portata di questo cambiamento.

Il grazie deve essere rivolto soprattutto a Giuseppe Civati e a Salvatore Vassallo. Senza il loro impegno tutto ciò non sarebbe stato possibile.

Mantenente però il livello di attenzione alto. A metà Gennaio verranno formalizzate le liste. Ci sarà da vigilare affinché il risultato del voto sia rispettato.

[NB: Giuseppe Civati non è renziano. Lo scrivo perché molti giornalisti ancora sbagliano. Non hanno capito la differenza]

Le falsità di Grillo sulle #primarieparlamentari

primarieparlamentari

Le Primarie dei parlamentari PD non sono state copiate, come scrive Beppe Grillo, ma nascono nel PD e dal PD. E’ stata Prossima Italia – dubito che Grillo sappia di cosa si tratti – nel corso di Gennaio 2012 (“la proposta di Quarto”) a lanciare l’idea della selezione dei candidati alle politiche 2013 con il metodo delle primarie al fine unico di superare l’anomalia delle liste bloccate del Porcellum e di un nuovo Parlamento di nominati. Tutto ciò che è venuto dopo paga dazio a quell’idea originaria, nata dalla necessità (e non dalla convenienza) democratica.

Vengono così inaugurate, dopo le Parlamentarie del M5S, le Buffonarie del pdmenoelle. Le Buffonarie avranno una “modica quantità” di aspiranti parlamentari, un 10%, scelti da lui,medesimo: Gargamella Bersani. Nomi indimenticabili ci accompagneranno anche nella prossima legislatura, mai più senza Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Franco Marini, Giorgio Merlo, Maria Pia Garavaglia, Beppe Fioroni (blog Grillo).

Sappiate che i derogati dovranno passare ugualmente per primarie. Cioè, ottengono la deroga per potersi candidare non al parlamento e nemmeno nel listone del segretario, bensì per potersi sottoporre al vaglio degli elettori. La base elettorale sarà quella del 25 Novembre, a cui si aggiungono tutti gli iscritti del PD più quelli che lo erano nel 2011 e che hanno mostrato intenzione di rinnovare la tessera. Tanto per intenderci, si parla di una base elettorale di partenza di tre milioni di persone. Che a causa della data infelice, il 29 o il 30 Dicembre, a seconda della scelta delle direzioni regionali, chiaramente si ridurrà al 30-40% circa (una stima personale, sia chiaro), ovvero supererà di poco il milione di votanti. Al cospetto dei 20mila votanti delle blindatissime parlamentarie del M5S è comunque un numero enorme. Inoltre, sono candidabili anche i semplici elettori, i quali però devono raccogliere un numero di firme fra gli iscritti non inferiore a 50. Questa è di fatto una rivoluzione, checché ne dica l’esperto in buffonerie.

Beppe Grillo dice che le nostre #primarieparlamentari sarebbero «buffonarie». Lo scrive sul suo blog, nel poco tempo che gli deve essere rimasto tra un’epurazione e l’altra. Ma non facciamo polemica, non serve. Facciamo in modo che siano le elettrici e gli elettori democratici a rispondere. E a partecipare. Nonostante la data, i Maya e i pregiudizi che sempre ci accompagnano. Che tutte e tutti coloro che sono nelle condizioni di farlo, vadano a votare. E scelgano il proprio parlamentare e lo accompagnino per i prossimi cinque anni. Questo è il senso delle nostre primarie per i parlamentari. Che sono state concepite un anno fa. Ma tutto questo Beppe non lo sa (ciwati).

L’invito è quello di Partecipare. Non fatevi tentare dal ritornello dell’indignazione. Tutto può cambiare. Occupare il PD è un’idea rivoluzionaria. E votate donna.

Regole primarie (dei parlamentari)

Il PD è riunito nella direzione nazionale e sta decidendo il regolamento delle primarie per i parlamentari. E’ in corso una sorta di direttissima blog da parte di Civati; inoltre Repubblica.it ha scritto un articolo un po’ frettoloso che ricalca le informazioni di Pippo ma che trasforma le date del “29 oppure del 30” Dicembre in 20 o 30 Gennaio.

ImmagineLe regole, grosso modo, dovrebbero essere le seguenti:

  1. voto il 29 oppure il 30 dicembre, a discrezione delle Unioni regionali del PD;
  2. non ci si può iscrivere all’albo elettori; vale quello del 25 Novembre (ovviamente bisogna dichiararsi elettori del PD), più gli iscritti a tutto il 2011 che avessero confermato il rinnovo tessera, più chi si iscrive sul momento;
  3. non occorre la raccolta firme per i parlamentari uscenti;
  4. chi ha superato i quindici anni non può ricandidarsi a meno di deroga della direzione (in totale saranno nove deroghe, oppure sette, come dice Civati);
  5. “Per gli outsider la quota di firme è pari al 5% del numero degli iscritti al Pd della circoscrizione in cui il candidato si presenta (non meno di 50, non più di 500)” (ciwati);
  6. sarà garantito il 33% di presenze femminili; a tal fine, gli elettori dovranno esprimere due preferenze, una maschile e una femminile;
  7. il 10% dei nominativi delle liste sarà deciso dal segretario, che deciderà anche i 42 capilista;
  8. non potranno candidarsi, invece, salvo deroga concessa dal partito, gli europarlamentari, i sindaci di città superiori a 5mila abitanti, assessori e consiglieri regionali.

Il video ufficiale:

http://www.youdem.tv/doc/247864/primarie-la-rivoluzione-del-pd-ecco-il-logo-e-la-bozza-delle-regole.htm

PD-UDC: non solo credere, ma agire (e che sia un gran baccano) – Manifesto

Condivido l’appello ma sarà l’ultimo – perché dalle parole si passi ai fatti, please. E che sia un gran baccano, perché anche i sordi del nuovo terzetto BCV possano sentire.

Noi crediamo

Noi crediamo che l’obiettivo del centrosinistra non debba essere quello di vincere per occupare e spartirsi posti di potere.

Noi crediamo che l’obiettivo del centrosinistra debba essere vincere per cambiare davvero l’Italia: rendendola un Paese all’avanguardia nel mondo per i diritti civili e sociali, per legalità ed equità, per qualità di welfare e ambiente, per accesso a Internet.

Noi crediamo che il rocambolesco balletto inscenato nelle ultime settimane dai leader dei partiti del centrosinistra attorno alle alleanze sia offensivo nei confronti di milioni di cittadini e di elettori.

Noi crediamo che il centrosinistra possa e debba proporre agli italiani una prospettiva ideale e concreta che non rimanga paralizzata per tutta una legislatura dal mercanteggiamento triste con chi in anni recenti e meno recenti ha rappresentato una delle componenti che ci è più lontana culturalmente, politicamente ed eticamente, e che soprattutto è stata complice di Berlusconi nel portare l’Italia in questa crisi.

Noi crediamo che non sia una questione di ‘veti’ ideologici ma al contrario di pragmatica consapevolezza che una coalizione innaturale non porterà mai ad alcun reale risultato politico, né potrà mai dare all’Italia quella frustata di civiltà e di giustizia di cui ha fortemente bisogno.

Noi crediamo che sia necessario puntare non a una coalizione da sopportare, ma a un progetto da supportare. Non a una mediazione prima ancora di incominciare, ma a una grande sfida da raccogliere. Non crediamo a scelte che provengono da lontano, ma a quelle che lontano ci possono portare.

Questo testo è stato scritto da Giuseppe Civati, Sara De Santis, Piero Filotico, Alessandro Gilioli, Patrizia Grandicelli, Ernesto Ruffini e Guido Scorza, ma appartiene a tutti coloro che vorranno condividerlo.

@pbersani, il protocollo di Canossa diventi ora il protocollo del PD

L’incontro di sabato a Canossa, organizzato da Prossima Italia sul tema della corruzione nelle dinamiche pubbliche e private dell’economia e della politica, ha infine prodotto un documento conclusivo in cui si elencano circa sei proposte ben chiare “per rendere l’Italia un paese a #corruzionezero”.

Tutto ciò è immediatamente condivisibile e auspicabile. Anzi, le persone normali si chiedono come mai non sia stato pensato prima. Eppure non si è rilevata la benché minima reazione da parte dei vertici nazionali del PD. Finché si parla di rottamazione, sono tutti pronti a commentare indignati contro la ‘banda larga’ di Civati. Dinanzi alle proposte concrete, il silenzio. E allora, facciamolo circolare, questo protocollo. Facciamolo diventare il nostro protocollo, se non diventerà il protocollo di tutto il PD.

IL PROTOCOLLO DI CANOSSA

Prevenire la corruzione politica con la trasparenza e il controllo dal basso, l’open data e le nuove tecnologie. Tutti i partiti, fondazioni politiche e comitati elettorali dovranno pubblicare su un unico sito internet gestito da un ente terzo tutte le loro entrate e uscite superiori a 500 Euro per fonte o destinatario della transazione, con rendiconti ogni tre mesi e ogni mese nei sei mesi prima del voto. Riformare il finanziamento pubblico e privato ai partiti. Sul finanziamento pubblico, agganciare il rimborso alla spesa sostenuta, creare un organo deputato al controllo e riformare le sanzioni: multe, sospensione ed esclusione dall’assegnazione futura del rimborso. Sul finanziamento privato, introdurre un limite quantitativo e fattispecie penali per la violazione del limite al finanziamento.

Introdurre regole basilari di promozione e tutela della dignità della rappresentanza politica. Disciplinare per legge specifiche cause di ineleggibilità che inibiscano la candidatura e comportino l’automatica decadenza dalle funzioni di rappresentanza politica ad ogni livello dei condannati in via definitiva per i delitti contro la pubblica amministrazione. Eliminare i doppi incarichi, che prefigurino rapporti non corretti tra controllori e controllati, e contrastare gli episodi di familismo a ogni livello. Istituire un’anagrafe, anche tributaria, degli eletti e dei principali dirigenti dell’amministrazione pubblica, a livello locale e nazionale.

Contrastare la corruzione dei funzionari pubblici incentivando le pratiche di denuncia, indispensabili per far emergere l’enorme sacca di corruzione “nascosta” che attanaglia il sistema, e tutelando in modo efficace chi denuncia.

Per combattere la corruzione negli appalti, sempre più alimentata dalla criminalità organizzata, disciplinare per legge alcuni strumenti preventivi e sanzionatori già sperimentati in protocolli virtuosi di legalità (ad esempio il protocollo per la legalità negli appalti dei Comuni di Reggio Emilia e Forlì e del piccolo Comune di Merlino). Assicurare la trasparenza degli atti amministrativi attraverso la pubblicazione, sul sito internet dell’ente pubblico, delle consulenze e delle collaborazioni, di tutti gli appalti e dei subappalti, introducendo meccanismi di regolamentazione dei conflitti di interessi ed incentivando la nascita di stazioni uniche appaltanti dotate di adeguate strutture e professionalità. Promuovere la nascita di “white lists” di operatori economici dotati dei necessari requisiti di moralità professionale e condizionare l’aggiudicazione degli appalti – anche nel privato – al rispetto di detti requisiti: i soggetti dovranno cioè comunicare in modo trasparente la composizione della compagine societaria, compreso il casellario giudiziale dei titolari e dei soci, i bilanci dell’ultimo anno di attività, l’elenco di tutti i fornitori e subappaltatori. Estendere a tutto il territorio nazionale la carta etica dei professionisti di Modena (che prevede l’espulsione del professionista nel caso di condanna per reati mafiosi o la sospensione nel caso di indagini) e creare un osservatorio che la faccia rispettare e impegnare tutti gli amministratori eletti nel PD ad aderire alla Carta di Pisa.

Istituire un Osservatorio sul rischio corruzione, che operi un censimento di casi emersi e ne analizzi le corrispondenti procedure e processi decisionali, individuandone gli snodi critici e proponendone la riforma. Costruire una banca dati nazionale sulle statistiche giudiziarie penali per i reati contro la PA con una dimensione temporale, aggiornabile e aperta al pubblico e un indicatore di corruzione costituito da una parte “comune” relativa a variabili economiche, socio-culturali e demografiche e da una parte “specifica” relativa agli ordinamenti giuridici dei paesi europei.

Adottare gli strumenti previsti dalle convenzioni internazionali in materia di corruzione: introduzione delle fattispecie di autoriciclaggio, corruzione tra privati, interferenza illecita negli affari privati, revisione del falso in bilancio. Bisogna riformare il sistema della prescrizione, prevedendo, da un lato, la sospensione della prescrizione sostanziale dopo l’esercizio dell’azione penale, dall’altro un termine di prescrizione processuale che consenta di portare a termine il processo nel rispetto della ragionevole durata. Rivisitare il sistema sanzionatoriodei reati contro la pubblica amministrazione previsto dal codice penale, a partire da un cambio di prospettiva. Bisogna prevedere e garantire l’effettiva applicazione di severe sanzioni pecuniarie agganciate alla rilevanza del prezzo e del profitto del reato ed introdurre meccanismi fondati sul danno punitivo. Il risarcimento dovrà essere quantificato in modo più rapido e in base a moltiplicatori legati alla gravità del reato: nei casi più gravi anche il quadruplo del danno arrecato.

Prossima Italia ci riprova, da Canossa #occupypd con #corruzionezero

Tratto da Prossima Italia:

Sabato saremo a Canossa (qui tutte le info utili) per dare il nostro contributo alla costruzione di un Paese a corruzione zero (e #corruzionezero sarà anche l’hashtag della diretta Twitter che faremo parallelamente allo streaming). Da militanti, rappresentanti, amministratori, giornalisti, ricercatori, magistrati, più semplicemente da cittadini.

Vogliamo contribuire ad alimentare il dibattito pubblico ponendo al centro dell’agenda delle priorità politiche del nostro Paese la lotta ad ogni forma di corruzione e la promozione di politiche di etica pubblica.

Per questo, abbiamo chiesto a chi interverrà nel corso dell’Assise di riflettere e presentare una proposta, uno strumento o semplicemente un’iniziativa in grado di arricchire l’arsenale di politiche contro la corruzione. Le raccoglieremo nel Protocollo di Canossa, che guiderà le conclusioni politiche della giornata e, soprattutto, costituirà la base di lavoro per il dibattito pubblico che intendiamo alimentare.

Da parte nostra proveremo a dar l’esempio, perché è nell’esempio che si misura la credibilità dell’azione, dell’azione politica in particolare.

Tra le tante proposte su cui ci misureremo a Canossa, iniziamo metterne in discussione cinque, che riteniamo centrali, e, tuttavia, non compaiono o compaiono poco nel dibattito pubblico:

  1. La corruzione politica va prevenuta: con la trasparenza e il controllo dal basso. Partiti, fondazioni politiche e comitati elettorali devono pubblicare su un unico sito internet gestito da un ente terzo tutte le loro entrate e uscite superiori a 500 Euro ogni tre mesi, ogni mese nei periodi di campagna elettorale. I cittadini hanno diritto di conoscere le fonti dei contributi privati alle organizzazioni politiche e le modalità con cui esse spendono i finanziamenti pubblici, che in media rappresentano tre quarti delle loro entrate. Insieme ad altre forme di controllo e verifica contabile, occorre fare entrare la luce del sole e lo sguardo vigile dei cittadini nei bilanci di chi fa politica.
  2. La corruzione politica si combatte con l’introduzione di regole basilari di promozione e tutela della dignità della rappresentanza politica. Vanno disciplinate – per legge – specifiche cause di ineleggibilità che inibiscano la candidatura e comportino l’automatica decadenza dalle funzioni di rappresentanza politica ad ogni livello dei condannati in via definitiva per i delitti contro la pubblica amministrazione.
  3. La corruzione dei funzionari pubblici va contrastata incentivando le pratiche di denuncia, indispensabili per far emergere l’enorme sacca di corruzione “nascosta” che attanaglia il sistema e, successivamente, tutelando in modo efficace chi denuncia.
  4. Nel delicatissimo segmento degli appalti – esposto ad un tasso mostruoso di illecita distorsione legata a pratiche corruttive, sempre più alimentate dalla criminalità organizzata – è indispensabile disciplinare per legge alcuni strumenti preventivi e sanzionatori già sperimentati in protocolli virtuosi di legalità siglati tra enti pubblici, prefetture e camere di commercio (ad esempio il protocollo per la legalità negli appalti dei Comuni di Reggio Emilia e Forlì e del piccolo Comune di Merlino). Bisogna assicurare, negli appalti, la trasparenza degli atti amministrativi attraverso la pubblicazione, sul sito internet dell’ente pubblico, delle consulenze e delle collaborazioni, di tutti gli appalti e dei subappalti, introducendo meccanismi di regolamentazione dei conflitti di interessi ed incentivando la nascita di stazioni uniche appaltanti dotate di adeguate strutture e professionalità. Bisogna promuovere la nascita di “white lists” di operatori economici dotati dei necessari requisiti di moralità professionale e condizionare l’aggiudicazione degli appalti – anche nel privato – al rispetto di detti requisiti: i soggetti dovranno cioè comunicare in modo trasparente la composizione della compagine societaria, compreso il casellario giudiziale dei titolari e dei soci, i bilanci dell’ultimo anno di attività, l’elenco di tutti i fornitori e subappaltatori.
  5. La corruzione va contrastata attraverso una rivisitazione del sistema sanzionatorio dei reati contro la pubblica amministrazione previsto dal codice penale, ispirata ad un cambio di prospettiva.  Se la corruzione è un fenomeno dalla marcata dimensione economica, allora è anche sul terreno della opportunità economica (oltre che attraverso la minaccia della sanzione detentiva) che va disincentivato e sanzionato. Bisogna prevedere e garantire l’effettiva applicazione di severe sanzioni pecuniarie (oggi assenti) agganciate alla rilevanza del prezzo e del profitto del reato ed introdurre meccanismi fondati sul danno punitivo. Chi, commettendo un reato, cagiona un danno all’ente pubblico (ad esempio mille euro) non può essere esposto al solo rischio di dover risarcire – dieci anni dopo – i mille euro di danno causato. E’ necessario che la quantificazione di ciò che deve essere risarcito sia rapida e agganciata a moltiplicatori legati alla gravità della condotta realizzata: nei casi più gravi anche il triplo o il quadruplo del danno arrecato. Solo così una scommessa illecita come la corruzione, oggi troppo spesso vincente sul piano economico, potrà divenire una scommessa molto rischiosa domani, con un effetto di deterrenza aggiuntiva rispetto alla pena detentiva.

Queste alcune delle proposte che contribuiranno a costruire il Protocollo di Canossa. Ragioniamo e proponiamo, ancora, insieme. Il protocollo contro la corruzione è aperto a voi.

Il libro verde della Lega Nord: versione aggiornata con altre nefandezze

Tratto da Prossima Italia.

Prefazione

I primi a contribuire al successo e alla mitologia della Lega sono sempre stati i suoi commentatori, anche a sinistra. La Lega è radicata, la Lega offre messaggi semplici e concreti,
la Lega dice cose che colpiscono e coinvolgono. Insomma, funzionano. Anche perché la Lega vince, quindi deve avere ragione. Per forza.
Come ha scritto Piero Ignazi per l’Espresso, nel settembre del 2010: «C’è una sorta di “spirale del silenzio” nei confronti della Lega Nord. Non che della Lega non si parli, tutt’altro. Ma se ne
parla solo bene. Nessuno si azzarda a criticarla a muso duro. […] È la paura di apparire minoritari e fuori gioco a far scattare un atteggiamento di compiacenza-adeguamento nei
confronti di ciò che si ritiene il parere dei più. In questo modo le opinioni dissenzienti ammutoliscono per non essere ostracizzate dal benpensare della maggioranza. Oggi la Lega
gode di una situazione di questo tipo. Dopo i suoi ultimi successi elettorali si è scatenata una corsa ad esaltarne le doti, anche a sinistra: dal modello di partito forte e radicato alla nuova e
capace classe dirigente, dalle grandi intuizioni politiche al legame con il territorio, e via di questo passo. Alla Lega si consente tutto perché a criticarla non solo si viene coperti di insulti
(e di minacce) ma si viene anche irrisi come quelli che “non hanno capito come va il mondo”.
Più o meno è lo stesso atteggiamento di sufficienza e di scherno che i post-sessantottini riservavano a chi non credeva nella rivoluzione imminente e nel salvifico libretto rosso di
Mao».
Una situazione che dura da quasi vent’anni, dal giorno in cui la Lega, portando al governo Berlusconi grazie ai suoi voti al Nord, fece il proprio ingresso trionfale nelle principali
istituzioni del Paese. Era il 1994, siamo nel 2010 o, forse, come si vedrà, non ci siamo mai mossi da quella primavera, se non per un dato che si finge di non rilevare. Dopo vent’anni
siamo ancora indecisi tra un federalismo che non c’è e una secessione che invece si afferma, senza che molti se ne accorgano. E forse questo è l’unico, vero risultato della Lega.
Inconfessabile, ma sempre più reale, in un Paese diviso e irriducibile.

(continua a leggere…)