Obama non si tira indietro: l’appello per un Nuovo Paradigma Energetico

Mi sbagliavo. Pensavo che Barack Obama fosse troppo timido al cospetto dell’olocausto nero. Che dinanzi agli interessi della BP si fosse tirato indietro. Che non avesse il coraggio di anticipare l’argomento del cambio di paradigma energetico. E invece, ecco la sua lettera di appello. Firmate per far arrivare a Obama il vostro sostegno contro l’economia dei combustibili fossili e nucleari e per la nuova era delle energie pulite.

L’appello di Obama: “”Stand with me in backing clean energy”

La fuoriuscita di petrolio causata dalla BP è il peggiore disastro ambientale del suo genere nella storia della nostra nazione. La mia amministrazione ha schierato tutti gli strumenti a nostra disposizione per le iniziative di risposta. Migliaia di persone stanno lavorando giorno e notte, compresi alcuni dei migliori scienziati e ingegneri di tutto il mondo.

Stiamo lavorando per rendere BP responsabile per i danni alle terre e il sostentamento della Costa del Golfo, e stiamo prendendo le precauzioni per assicurarci che una grossa fuoriuscita come questa non accada mai più.

Ma il nostro lavoro non finirà con questa crisi. Questo è uno dei motivi per cui ho invitato i legislatori di entrambi i partiti a unirsi a me alla Casa Bianca per discutere delle leggi necessarie a promuovere una nuova economia galvanizzata dai lavori del settore verde; a combattere il cambiamento climatico; a porre fine alla nostra dipendenza dal petrolio straniero.

Oggi, noi consumiamo più del 20 per cento del petrolio mondiale, ma abbiamo meno del due per cento delle riserve petrolifere del mondo. Al di là dei rischi inerenti alla perforazione fino a quattro miglia sotto la superficie della Terra, la nostra dipendenza dal petrolio significa che continueremo ad inviare miliardi di “sudati” dollari della nostra ricchezza ad altri paesi ogni mese – inclusi molti nelle zone pericolose e instabili.

In altre parole, la nostra continua dipendenza dai combustibili fossili mette a repentaglio la nostra sicurezza nazionale. Farà soffocare il nostro pianeta. E continuerà a mettere la nostra economia e il nostro ambiente a rischio. Non possiamo ritardare più, e per questo motivo chiedo il vostro aiuto.

Ti prego di stare con me, oggi, a sostegno dell’energia pulita. Aggiungendo il tuo nome, aiuterai Organizing for America a creare un potente manifestazione pubblica di sostegno ai fini di tale cambiamento.

È arrivato il momento, una volta per tutte, per questa nazione di abbracciare pienamente un nuovo futuro. Ciò significa proseguire il nostro sforzo senza precedenti per rendere tutto – dalle nostre case, dalle imprese, alle nostre auto e ai nostri camion – più efficiente dal punto di vista energetico. Significa eliminare i miliardi di dollari di sgravi fiscali alle compagnie petrolifere in modo che possiamo dare priorità agli investimenti nella ricerca di energia pulita e allo sviluppo.

Ma l’unico modo attraverso il quale la transizione verso l’energia pulita in ultima analisi potrà avere successo, passa per il pieno coinvolgimento del settore privato in questo futuro – se il capitale viene marginalizzato e l’ingegnosità dei nostri imprenditori si scatena. E possiamo finalmente fare questo attribuendo un prezzo all’inquinamento di carbonio.

Molte aziende hanno già abbracciato questa idea perché fornisce un certo grado di certezza sul futuro. E riversando le risorse in ricerca e sviluppo, con la costruzione di nuovi mercati, noi reinventeremo la nostra economia, creando occasioni di imprenditorialità, per le nuove imprese e nuovi posti di lavoro in tutto il paese.

Ci saranno costi di transizione e un tempo di adattamento. Ma se ci rifiutiamo di prendere in considerazione la totalità dei costi della nostra dipendenza dai combustibili fossili – se ci rifiutiamo di ascoltare gli avvertimenti dal disastro del Golfo – avremo perso la nostra migliore possibilità di conquistare un futuro di energia pulita che sappiamo L’America ha bisogno per prosperare negli anni e nei decenni a venire.

La Camera dei Rappresentanti ha già approvato una bolletta energetica globale e la legge sul clima ed esiste attualmente un piano in Senato – un piano che è stato sviluppato con idee sia da democratici che repubblicani – un piano che permetterebbe di conseguire lo stesso obiettivo. Oggi, ho avuto un incontro con i leader del Congresso per stabilire un percorso per l’avvenire. Ma questo è un problema che Washington ha a lungo ignorato a favore della tutela dello status quo.

Quindi chiedo il vostro aiuto, oggi, per dimostrare che il popolo americano è pronto per un futuro di energia pulita.

Si prega di aggiungere il proprio nome al mio.

Grazie,
Barack Obama

Qui le firme: http://my.barackobama.com/page/community/post/elizabethchan/gGGVLV

Golfo del Messico, l’olocausto nero. Disastro ambientale e cambio di paradigma

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C’è forse qualche possibilità di arrestare la perdita di petrolio dai fondali del Golfo del Messico. Lo annuncia BP, con tanto di video, sul sito della BBC (vedi qui). BP ha speso 50 milioni di dollari per la campagna informativa sul disastro. Non vuole rimetterci la faccia. L’esplosione di Deepwater Horizon è connessa alla pericolosità dell’attività estrattiva sul fondale del Golfo. Obama ha sospeso le trivellazioni off-shore. La produzione dell’oro nero conosce la sua fase più difficile: domanda in aumento, prezzo del bene variabile con continue speculazioni al rialzo, difficoltà a soddisfare la domanda interna, dipendenza dai paesi arabi, trivellazioni costose o in ambienti difficili – Artico, fondali marini. Il riferimento viene spontaneo: il picco di Hubbert è raggiunto e ora l’industria deve sostenere costi e rischi tecnici troppo alti per incrementare la produzione.

Dopo il picco, in ogni caso (o meglio dopo il picco “principale”), sebbene la variabile di prezzo e tecnologica possano quindi creare delle discontinuità e dei salti nella produzione petrolifera, secondo tale teoria comunque la produzione non può che diminuire. Infatti, sebbene sotto l’ipotesi di una domanda crescente di petrolio non supportata dall’offerta i prezzi, salendo, possano portare (quando oltre un determinato valore critico), alla scoperta o allo sfruttamento di nuovi giacimenti, tali risorse sarebbero comunque meno convenienti, meno importanti o meno disponibili di quelle già sfruttate (Wikipedia – Picco di Hubbert).

BP ha la piena disponibilità dei media. E attraverso questi rabbonisce la popolazione locale. Obama raccomanda di non esporsi in maniera continuativa alle esalazioni delle chiazze gelatinose, ma nessuno finora si è preso la responsabilità di dire che la marea nera potrà avere conseguenze molto gravi sulla salute delle persone. Nessuno ha finora quantificato il danno ambientale. BP non si espone nel dire quanti e quali specie animali sono state decimate dal disastro. BP non dice che la bonifica impiegherà anni (venti?) per ripulire una parte dell’area colpita (la costa). BP si guarda bene dal parlare delle conseguenze ambientali e degli effetti sull’uomo dell’uso dei solventi (Corexit). Obama, idem.

Soprattutto, quello che non fa Obama, pressato da una opposizione mediatica (Fox News) molto agguerrita, e che invece dovrebbe fare, è di cogliere l’occasione politica e parlare apertamente di cambio di paradigma energetico. Oggi gli stati del sud degli USA pagano un prezzo altissimo in fatto di occupazione nel settore petrolifero e nella pesca, un salasso immediato e profondo che cambierà la struttura sociale e forse aprirà all’emigrazione verso il nord est del paese. Ma il sistema-paese degli USA si scontra per la prima volta con il limite strutturale della produzione energetica, vincolata a nuove perforazioni di pozzi petroliferi che difficilmente si potranno espandere. Gli USA verranno messi ben presto dinanzi al problema energetico e la risposta non potrà che essere interlocutoria: la strada per la futura e duratura nuova recessione è aperta.

Marea Nera, BP usa un solvente tossico

L’Armageddon ha il volto mostruoso della Marea Nera. Un disastro colossale. Basta? No, perché la BP sta impiegando tutti i mezzi a sua disposizione per fermare il greggio disperso nel Golfo del Messico. A mali estremi, estremi rimedi. Pure il Corexit, un forte solvente gravemente tossico per gli animali.

Il Corexit è un solvente prodotto dalla NALCO, un’azienda chimica americana. Secondo la NALCO, “quando il disperdente COREXIT è dispiegato sul petrolio sversato, l’olio è suddiviso in piccole goccioline bio-degradabili che subito affondano sotto la superficie dove continuano a disperdersi e bio-degradarsi”. NALCO offre l’impiego di Corexit come tecnologia per la protezione delle zone costiere: “i più importanti test, sia a Louisiana State University che all’Università di Miami, hanno mostrato chiaramente che COREXIT EC9580A può salvare le mangrovie e le erbe palustri, specie se applicato precocemente dopo la colata di olio” (http://www.nalco.com/applications/corexit-technology.htm).

Sembra tutto oro. E invece si scopre che il Corexit è il solvente più tossico della sua categoria. Ci sono alternative al Corexit che BP non può adottare perché semplicemente sprovvista:

BP non dispone di uno stock di disperdenti diversi che soddisfano i criteri di cui alla Direttiva del 19 Maggio [essere meno tossici], ed i produttori dicono che non possono produrre la quantità richiesta per i prossimi 10 o 14 giorni o forse più (BP: We Have to Use Corexit Because No One Tests for Endocrine Disruptors – emptywheel).

BP si difende sostenendo che l’alternativa, un solvente chiamato Sea Brat #4 può degradare in un ‘nonylphenol’ (NP), un potenziale distruttore endocrino e il produttore non ha il tempo necessario a valutare sperimentalmente l’incidenza di questi effetti sulla fauna e sull’uomo. I ‘distruttori endocrini’ sono associati a numerosi problemi biologici, quali il cancro e i disturbi agli apparati riproduttivi.

L’Environmental Protection Agency (EPA), l’agenzia di protezione ambientale americana, non ne ha mai testato a lungo gli effetti, sebbene li abbia approvati. BP ha impiegato circa 700.000 galloni – circa 2.800.000 litri – sulla superficie del Golfo del Messico. Dopo i primi rilevi della EPA, la BP ha cercato di contattare la Polychemical USA Corporation, società chimica americana, che produce il Dispersit SPC 1000, ma non ha finora fatto alcun ordine.

Il disastro si somma all’uso massivo di questo solvente a cui sembra non esserci un’alternativa valida a breve termine. Il governo degli USA dipende da BP per la soluzione della crisi ambientale, ma BP sembra non essere all’altezza del compito richiestole e i tentativi messi finora in campo sono volti solo ad una riduzione dello sversamento in mare.

Oggi il The New York Times ha innescato una polemica contro l’amministrazione Obama, rea di aver violato la moratoria sulle trivellazioni off-shore che essa stessa ha disposto dopo il disastro della piattaforma del golfo del Messico.

“Almeno sette nuove autorizzazioni per diverse tipologie di foratura e cinque deroghe ambientali sarebbero state concesse, e questo in base ai documenti […] I documenti indicano anche che, fin dal 20 aprile, giorno della esplosione della piattaforma, i ‘regulator’ federali hanno concesso almeno 19 deroghe ambientale per i progetti di perforazione del Golfo e almeno 17 permessi di trivellazione, la maggior parte dei quali sono stati emessi per tipi di lavoro come quello sul Horizon Deepwater poco prima che esplodesse, versando una corrente incessante di petrolio nel Golfo del Messico – The New York Times.

Un funzionario dell’Interno ha dichiarato che la moratoria era intesa soltanto a arrestare la trivellazione di nuovi pozzi, e non invece a fermare progetti di perforazione su piattaforme esistenti. La moratoria sarebbe così una soluzione di facciata, troppo debole per evitare nuovi incidenti. C’è chi parla di una ‘Katrina’ per Obama, cercando un parallelismo fra il disastro ambientale vissuto da New Orleans durante la presidenza di George W. Bush e quello odierno. Ma Obama dipende da BP molto più di Bush dall’uragano. Bush avrebbe potuto fornire una migliore assistenza alle vittime del disastro, Obama non può che affidarsi ‘agli occhi e alle oerecchie’ di BP, le uniche in grado di raggiungere la profondità del pozzo.