Nicolini, Napoleoni, Bonino: per il Lazio boom di auto candidature. Ma il PD ancora in esplorazione.

Certamente qualche imbarazzo a Via del Nazareno deve esserci: mai vista così tanta partecipazione politica, loro, abituati a decidere al chiuso delle stanze dei palazzi di partito.

Il PD brancola nel buio, anche nel Lazio, soprattutto nel Lazio, quando la parte avversa ha già da settimane un candidato forte, la Polverini, e invece i democrats nemmeno si sognano UNA linea politica condivisa.

Eppure, l’aria che tira, seppure al di fuori delle suddette stanze, che permangono chiuse a qualsiasi interferenza, è di grande rinnovamento: nell’arco delle ultime ventiquattro ore, tre i coraggiosi volontari che si auto-candidano alla carica di governatore del Lazio, tre nomi eccellenti, la cui storia potrebbe pesare in maniera significativa sull’andamento del voto:  Renato Nicolini, architetto, politico (già Assessore alla Cultura dal ’76 all’85 nelle giunte di sinistra Argan, Petroselli e Vetere del comune di Roma, a partire dal 1983, fu Deputato al Parlamento italiano per tre legislature, fino al 1994) e drammaturgo, personalità eccentrica ma con un certo bagaglio valoriale  e una tradizione alle spalle:

Nicolini intende porsi come un’alternativa, che è anche un ritorno al passato. Tant’è vero che ha dichiarato di “poter rappresentare un progetto che vada oltre il modello Roma di Rutelli e Veltroni. Perché, anche la memoria è importante per progettare novità e voglio ricollegarmi ad Argan e Petroselli”. Nicolini ha già illustrato le sue priorità: il potenziamento della cultura a Roma e nel Lazio, in un ventaglio di settori che contempla tanto i beni archeologici quanto la ricerca, passando per cinema, teatro e televisione (fonte: Viterbo News);

Nicolini pensa che non si possa far finta di nulla:  “non si può neppure ricorrere a spostamenti di casella della nomenclatura poco graditi dagli elettori. Le primarie hanno un senso se scendono in campo idee e si vota su queste”.

Già abbiamo parlato di Loretta Napoleoni, nome di altissimo profilo, candidatasi con un programma ambizione che prospetta il pareggio di bilancio per la sanità regionale con un rilancio del servizio pubblico.

Oggi è la volta di Emma Bonino. Tutti sanno chi è Emma Bonino. Ha già uno stuolo di sostenitori su Facebook.

Così la pensa Ignazio Marino:

“Le diverse candidature annunciate nelle ultime ventiquattro ore per la guida della regione Lazio sono un fatto rilevante e coprono il vuoto dell’iniziativa politica del Pd a livello regionale. Renato Nicolini, Loretta Napoleoni, Emma Bonino sono candidati che, per lo loro storia personale e la loro esperienza meritano grande attenzione e rispetto e che potranno proporre valide proposte ai cittadini del Lazio. Il Pd non può ignorare queste novità e deve uscire al più presto dallo stallo che dura da due mesi. Mi auguro che il Pd del Lazio avvii rapidamente un confronto aperto per indicare possibilmente un suo candidato e che si chiarisca una volta per tutte se ci sono le condizioni per alleanze il più ampie possibile ma soprattutto solide perché  basate sulla condivisione sincera dei programmi e di progetti per il futuro della regione.
Il mio auspicio è che il Pd non si sottragga al passaggio delle primarie e coinvolga i suoi elettori, attraverso un metodo democratico, nella scelta del candidato migliore e più gradito in una regione in difficoltà, che sconta ancora oggi una grave crisi di bilancio causata dalla giunta di destra guidata da Francesco Storace. Non possiamo permettere che la regione ritorni nella mani di una destra che ha lasciato disastri tali che i cittadini pagano ancora oggi in sanità, nello sviluppo delle attività produttive, nella gestione dei rifiuti. Serve rapidità e chiarezza nella scelta del candidato presidente perché i cittadini non capiscono le nostre indecisioni e non conoscono su quali programma dovranno basare la loro scelta.”

La realtà è ben diversa: forse le primarie non verranno mai fatte, l’UDC le osteggia:

«Basta inutili esplorazioni – ha aggiunto Lorenzo Cesa -. Basta evocazioni di primarie. Basta con altri diversivi. Boccia è un moderato che per noi può immediatamente presentare una coalizione che non rimanga imprigionata nei veti dell’ultrasinistra radicale. Le 48 ore servono certo. Ma a dare questa risposta chiara e definitiva da parte del Pd» (fonte La Stampa.it);

l’UDC viene rappresentato da tutti i sondaggi come l’ago della bilancia: il PD, che ha smesso i panni del partito a “vocazione maggioritaria” che l’imprintig veltroniano gli aveva conferito, deve affidare la propria “anima” alle mani di Pierferdi Casini:

Proprio oggi sui giornali è apparso un sondaggio commissionato dall’Udc secondo il quale il partito di Pier Ferdinando Casini sarebbe determinante per la vittoria nel Lazio sia se si alleasse con il Pdl e Renata Polverini sia se si alleasse con il Pd, e il candidato scelto per la rilevazione è proprio Zingaretti, per il quale l’Udc tifava fin dall’inizio (fonte La Stampa.it).

Cafasso e Brenda, i morti “casuali”. La vicenda Marrazzo e i delitti imperfetti.

Cafasso è balzato agli onori della cronaca come il pusher di Marrazzo, o il pusher dei trans. Peccato che allo scoppiare dello scandalo che ha deposto il governatore del Lazio, Cafasso fosse già morto. Di infarto, secondo le prime valutazioni. Pare fosse andato in overdose. Qualcuno ha ipotizzato suoi legami con l’ndrangheta e la camorra, se non altro per la zona di approvvigionamento: sud del Lazio, zona Fondi. A Fondi opera l’ndrangheta. Fondi è un centro nevralgico per il mercato ortofrutticolo: vi risiede il secondo più grande centro di smistamento di prodotti ortofrutticoli d’Italia – l’altro è in Sicilia. Marrazzo, lo scorso agosto, decise di rimuovere il presidente del Mof (Mercato Orto-Frutticolo) di Fondi, Giuseppe La Rocca. Subito la protesta del presidente della provincia di Latina,Armando Cusani, secondo il quale la sostituzione è una manovrina per accontentare i Comunisti Italiani e – di fatto – la prosecuzione della colonizzazione della provincia da parte della rappresentanza istituzionale della regione. La sostituzione è stata considerata "uno smacco per tutta la provincia" – sono le parole di Cusani – e male si giudicava l’intenzione manifestata in Regione di acquistare azioni deli’Imof, la società che gestisce gli immobili del mercato per cui negli anni sono stati spesi 75 miliardi della Cassa Mezzogiorno, una vera macchina mangia soldi statali.
Non a caso, a Fondi il consiglio comunale è fortemente influenzato dalla criminalità organizzata. Anzi, la penetrazione dei clan dell’ndrangheta è assolutamente certa. Nota a tutti è la vicenda del mancato scioglimento del consiglio comunale nonostante l’allucinante vicenda che vede coinvolti un ex assessore di Forza Italia, Riccardo Izzi, finito in carcere insieme a diversi dirigenti comunali e a due esponenti della ‘ndrangheta – Venanzio e Carmelo Giovanni Tripodo (reclusi in regime di 41 bis)- che secondo i magistrati antimafia si sono avvalsi delle amicizie politiche e del loro background criminale per imporsi all’interno del mercato ortofrutticolo di Fondi, stabilirne i prezzi e le condizioni di vendita.
E Brenda? Cafasso teneva "per le palle" mezza Roma. Doveva vendere il video di Marrazzo, in fretta, altrimenti lo avrebbero fatto fuori. Poi il video è finito nelle mani dei carabinieri infedeli, di cui Cafasso era informatore. Quei video valevano decine di migliaia di euro. Per Marrazzo si è parlato di cinquantamila. O forse più. Brenda disse di averli cancellati. Forse non era roba sua. Forse li ha cancellati, ma chi li aveva richiesti ora li vuole indietro. Sono andati a bussare alla sua porta, oppure no. L’hanno drogato, derubato del palmare, poi hanno dato fuoco alla sua valigia. Oppure no. La verità è ancora molto lontana, e per Marrazzo si annunciano nuovi scoop.

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Da cosa difendersi? Da Marrazzo o dalle bande di carabinieri?

Marrazzo, il governatore del Lazio, si autosospende dalla carica dopo essere stato investito dallo scandalo trans-ricatti e bande di carabinieri. Marazzo paga il non essersi difeso da chi lo voleva già incastrare nel 2005 (ai tempi si trattò di uno spionaggio politico a fini elettorali, con interessi in gioco da parte di Storace e forse anche altri personaggi rimasti in ombra). Paga il fatto di non essere stato in grado di contenere la propria ingombrante sfera privata nell’ambito della normalità, pur triste e scialba che sia. Anziché annunciare che "è tutto falso", avrebbe fatto meglio a dire "mi ricattano, non posso più stare al mio posto, non sono più sereno", e farsi da parte subito, senza indugio. Ha rimediato oggi, con la formula dell’autosospensione, che perlomeno salvaguarda il partito da altre ulteriori prove elettorali, per il momento. Forse non era pienamente consapevole del suo ruolo e della sua posizione. Nessuno qui contesta il fatto che abbia, o abbia avuto, rapporti con trans. Avrebbe dovuto agire nella trasparenza, fare "outing": molti l’avrebbero stimato lo stesso, forse anche di più. Ora ci risparmi piagnistei pubblici, attacchi politici o scuse mediatiche: si impegni, magari, per l’affermazione dei diritti di lesbiche, gay, trans, e bisessuali. Meglio che staccare assegni da ventimila euro.
Della notizia, questo era l’aspetto meno rilevante. Poiché lascia esterrefatti, più che lo scandalo sessuale, sentir parlare di bande di carabinieri, che se ne vanno in giro per i palazzi romani, entrano nelle case private, spargono bustine di cocaina e ti filmano in mutande. Il tutto per ricattarti e vendere il video alle agenzie specializzate in macelleria gossippara (Corona docet). Quale mente criminale li ha ispirati?

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    • Era da quattro anni che Piero Marrazzo rischiava di finire nel mirino di ricatti e spionaggi politici. La colpa è di relazioni sessuali che avrebbero potuto renderlo facilmente ricattabile e gettare la sua carica pubblica nel tritacarne dei dossier, delle intercettazioni e dei video.

    • L’identità del transessuale è ancora tenuta coperta, ma se il suo nome d’arte fosse Veronica, allora si aprirebbero scenari davvero inquietanti. Perché la vicenda di oggi sarebbe un seguito di quanto già emerso nel 2005 dagli atti dell’inchiesta Laziogate. Tra gli obiettivi dello spionaggio politico degli investigatori Pierpaolo Pasqua e Gaspare Gallo c’era anche Piero Marrazzo.

    • Il Fatto Quotidiano ieri ha intervistato l’uomo che si occupò della pratica Marrazzo: Pierpaolo Pasqua

    • come andò allora? “Una nostra fonte che ritenevamo molto credibile ci disse che Marrazzo aveva una relazione abbastanza frequente con un transessuale, che aveva come nome d’arte Veronica.

    • La fonte ci diede anche il suo telefono

    • Incaricai il mio collega Garbelli di chiamarla e lui la contattò fissando un appuntamento spacciandosi per un cliente qualsiasi”

    • l’appuntamento fu dato in una palazzina di Roma, al quartiere Trionfale. A questo punto, siamo sempre nel 2005, succede che il gioco evidentemente si fa troppo sporco, o pericoloso, perfino per questo pugno di arditi fan di Storace. “Effettuare un controllo della palazzina era troppo costoso. Abbiamo deciso di lasciar perdere anche erché si trattava di un’operazione che entrava troppo nella privacy di Marrazzo. Così, io in quella palazzina non ci sono andato e neppure abbiamo fatto appostamenti per vedere se e quanto ci andava Marrazzo”, giura oggi Pasqua.

    • c’è un filo rosso che potrebbe legare la storia di ieri e quella di oggi. “Certamente sono stato indagato a lungo dai Carabinieri”, spiega Pasqua, “e io abito in una zona di competenza della Compagnia Trionfale, la stessa alla quale appartengono i carabinieri che sono stati arrestati ieri. Mi è venuta in mente questa coincidenza quando ho letto i giornali”.

    • Pasqua lascia intendere che proprio qualche carabiniere della compagnia Trionfale, seguendolo, abbia pescato il jolly dell’appartamento di Veronica. E che magari abbia pensato di poterne fare una gallina dalle uova d’oro. Oggi questa è una pura supposizione non ancora suffragata da elementi concreti, ma gli interrogatori previsti per oggi potrebbero far chiarezza su come i quattro carabinieri siano incappati in quella che pensavano potesse diventare la loro fortuna

    • La disinvolta frequentazione di transessuali, se fosse provata, sarebbe certamente un atto imprudente per un politico e ancora di più se reiterato dopo le precedenti esperienze, proprio sotto campagna elettorale, come quattro anni fa

    • L’altra coincidenza davvero impressionante è che il “Quartetto del video” abbia provato a rivendere il materiale ricattatorio allo stesso fotografo dell’agenzia di Corona, che aveva pescato il portavoce di Romano Prodi, Silvio Sircana

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    • Il governatore del Lazio non ha detto di essere stato ricattato né tantomeno ha denunciato l’estorsione, come avrebbe dovuto fare. Non ha detto di aver firmato – ai carabinieri che lo minacciavano – degli assegni per evitare che scoppiasse uno scandalo

    • non dice che cosa è accaduto e non sembra disposto ad ammettere le sue responsabilità

    • Marrazzo sembra non comprendere che gli scandali sono lotte per il potere proprio perché mettono in gioco la reputazione personale di chi governa e la fiducia di chi è governato

    • Marrazzo si protegge da ogni interrogativo agitando le ragioni della privacy. Come se questa formula magica – la mia privacy – potesse evitargli quella che, altrove, chiamano "valutazione di vulnerabilità": quanto le sue decisioni possono essere libere dalle pressioni o dai ricatti ai quali lo espone la sua scapestrata vita privata?

    • È stato Berlusconi a trasformare la sua crisi coniugale e la sua avventata vita privata in affare pubblico. "Chi è incaricato di una funzione pubblica deve chiarire"

    • Va allora dato atto al premier che, all’inizio dello scandalo che lo chiama in causa, è consapevole che in gioco ci sia il significato etico e politico di accountability e quindi del rendiconto di quel che si fa

    • è chiaro a tutti (e anche a quel Berlusconi) che non ci può essere una radicale contrapposizione "tra il modo in cui un uomo di potere tratta coloro che gli sono vicini (la sua morale) e il modo in cui governa i cittadini (la sua politica)"

    • Nel corso del tempo, il capo del governo dimenticherà queste premesse

    • consapevole dell’obbligo alla trasparenza per chi ha una responsabilità di governo, è Berlusconi a sollevare dinanzi all’opinione pubblica lo scandalo che ancora oggi lo stringe

    • Non accade così per il governatore del Lazio. Dal 2006, Piero Marrazzo è il bersaglio di una deliberata azione di killeraggio politico

    • Alla vigilia del voto regionale di tre anni fa, un paio di 007 privati, con la collaborazione di due marescialli della Guardia di Finanza, vanno a caccia di informazioni distruttive che lo liquidino dalla corsa elettorale

    • prelevano informazioni dagli archivi del Viminale e dell’anagrafe tributaria

    • Scrutano le dichiarazioni dei redditi, le disponibilità patrimoniali, i contratti immobiliari

    • Filmano e pedinano il futuro governatore, sua moglie, il suo staff. È un lavoro che consente di ricostruire con le documentazioni delle carte di credito, i tabulati telefonici, le destinazioni e le spese di viaggio, la vita privata e pubblica di Marrazzo

    • reclutano un viado per incastrare il candidato del centrosinistra alla Regione

    • Una "segnalazione" dà l’imbeccata a due carabinieri che in un monolocale della Cassia c’è una carico di cocaina. Nell’appartamentino, trovano Marrazzo in compagnia del trans.

    • Sarà interessante accertare da dove – e per volontà di chi – è partita quella "segnalazione".

    • già in settembre una fonte vicina agli ambienti del governo (oggi chiede l’anonimato) avverte più d’un giornalista che "sta per uscire un filmatino con Marrazzo che sniffa con due trans

    • almeno da un mese, c’era chi prossimo al governo sapeva del guaio in cui s’era cacciato Piero Marrazzo

    • per quel che è accaduto tre anni fa e ancora con le indiscrezioni diffuse alla fine dell’estate, l’affare appare più fangoso di quanto dica la ricostruzione ufficiale

    • quale che sia la natura del ricatto e il volto dei ricattatori, sia l’affare frutto di casualità o di black propaganda, le difficoltà e i doveri pubblici di Piero Marrazzo non mutano

    • non ha deciso di mettere in piazza la sua vita privata come ha fatto Berlusconi in maggio, ma – anche se strattonato e forse incastrato – le sue debolezze sono ora lì, nude, sotto gli occhi di tutti e il governatore ha l’obbligo di affrontarle, in pubblico e a viso aperto

    • Se non può assumersi la responsabilità della verità, farebbe meglio a dimettersi, e presto

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