Fuori dal Default, una proposta politica per non soccombere alla Fase Due di Monti

Questo è un concorso di idee: uscire dal giogo della stretta creditizia senza più parlare solo di crescita economica ma di crescita in senso lato. Prima di tutto, politica. Scrivete qui la vostra proposta per il rinnovamento.

Siamo passati nell’arco di un mese dalla politica pro domo sua alla fredda tecnica del governo degli esperti. Doveva essere il Tempo del Noi, ma ci hanno sottratto anche quello. Dove è finita la stagione di Maggio, di Milano, dei Referendum? Abbiamo già smesso di partecipare?
Allora no. Anche se la finanza presuppone un sapere scientifico che non è di tutti, spezziamo questo dominio elitario della guida degli Ottimati e facciamo sentire la nostra voce. L’idea è quella di raccogliere idee per uscire fuori dal default, un default che è soprattutto politico. Cosa bisogna cambiare nell’assetto politico? Quale legge elettorale? Come garantire il ricambio della classe dirigente? Siamo fuori dalla Videocrazia, o essa è soltanto rimandata?

Fate sapere la vostra idea. Qui.

Venti di crisi: su Caliendo la fine del governo Berlusconi IV?

La Nuova Camera dei Deputati - XVI Leg. - In nero i deputati finiani di Futuro e Libertà

I numeri, almeno alla Camera ci sono. Trentatre deputati di Futuro e Libertà, il nuovo gruppo parlamentare dei fuoriusciti del PdL. Un numero sufficiente per far venir meno la fiducia al governo. Questo è chiaro a tutti, oggi. E spiega l’escalation della crisi di governo, che solo per ora resta fuori del parlamento ma che potrebbe irrompere, deflagrare in pieno ferragosto. A ben pensarci, un classico della politica della Prima Repubblica, la crisi estiva e il cosiddetto “governo balneare” che solitamente ne scaturisce.

Questa la composizione dei gruppi parlamentari alla Camera, aggiornata con il gruppo di Futuro e Libertà:

I finiani sono addirittura più consistenti di IdV. Questo la dice lunga sull’adesione all’interno del PdL della ‘corrente’ del presidente della Camera. Molti deputati sulla stessa lunghezza d’onda dei ribelli potrebbero manifestarsi nei prossimi giorni. Il potere di scacco al Re (Cesare) è evidente. Resta da vedere se Fini muoverà le torri già con il voto di sfiducia individuale al sottosegretario Caliendo, il rappresentante del governo sul ddl Intercettazioni, coinvolto nell’inchiesta P3. Sembra non sia ancora stata presa una decisione. Fini deciderà nei prossimi giorni, anche se la tirata per la giacca di Di Pietro di stamane dalle colonne de Il Fatto Quotidiano – Di Pietro ha invitato i finiani a votare insieme a IdV e PD per la rimozione del sottosegretario – ha già prodotto i suoi effetti. Così l’ANSA circa un’ora fa:

Fini ha le idee chiarissime su Caliendo. E’ un chiaro avvertimento: Caliendo verrà disarcionato. Non ci possono essere ombre nel governo. E quindi, in conseguenza della sfiducia individuale, si arriverà a Settembre – per Bossi è certo – alla verifica di governo alla Camera. La fibrillazione di queste ore è il segnale che il momento si avvicina. Alla Rai vogliono far iniziare i talk anzitempo, affidando l’approfondimento ai telegiornali (potete bene comprendere con quali risultati e con che taglio argomentativo).

“Trame inquinanti che turbano e allarmano”. Il progetto del Quirinale.

Alla base di qanto successo sinora vi sarebbe un progetto del Quirinale per una transizione morbida al post-berlusconismo e all’isolamento della Lega Nord. Fini ha appoggiato in pieno il disegno di Napolitano. Ha atteso l’approvazione della manovra finanziaria, tralasciando di approfondire la discussione su norme così stringenti in fatto di tagli agli enti locali; ha accelerato sulle nomine dei componenti del Csm. L’idea è che Napolitano, dopo l’emersione dei verbali dello scandalo P3, abbia percepito come insostenibile il livello di penetrazione delle organizzazioni criminali all’interno delle istituzioni. La ‘loggia’ Carboni-Dell’Utri-Verdini, con l’ambasciata di Nicola Cosentino, pare essere costruita come una sorta di parlamentino della malavita, un vero vertice dell’Antistato: associati esterni alla mafia, collusi con la camorra, vertici di banche, giudici corrotti, esperti riciclatori di denaro sembrano troppo anche per uno come Napolitano, che è passato per i momenti più bui della storia repubblicana, dallo stragismo alle BR, dalla P2 a Tangentopoli. Gli strali del Quirinale, ripetuti ancora ieri dinanzi alla vicepresidenza del Csm (Mancino) contro i giudici collusi, suonano come irrituali e dettati dall’urgenza di “salvaguardare la continuità istituzionale”: quasi che siano le istituzioni medesime ad essere minacciate, più che altro. Fini sarà il detonatore alla crisi di governo che si cercherà di risolvere con un governo di ‘salvezza nazionale’ o un governo tecnico, sostenuto – anche senza parteciparvi – da PD, UDC e Futuro e Libertà, forse con l’astensione o l’appoggio estrerno di IdV, senza di cui non si può inventare niente.

Con ciò non significa che B. sia morto e sepolto, anzi. La risposta sarà eguale e contraria alla strategia del Quirinale e presto ne avremo conferma. Se verrà sfiduciato, Berlusoni rovescerà il tavolo delle trattative e chiederà a gran voce elezioni. Ha uno squadrone di telegiornali e trasmissioni televisive e conduttori di talk show e dirigenti Rai pronto a seguirlo.