IDV, se ne va anche Pino Arlacchi

Continua la diaspora da Italia dei Valori, il partito di Antonio Di Pietro. L’accusa è sempre la stessa: autoritarismo, ma anche collateralismo con la criminalità a livello locale. L’ultimo a sbattere la porta è stato il sociologo Pino Arlacchi, europarlamentare, facente parte di quel gruppetto sparuto di rappresentanti IDV a Strasburgo (era in buona compagnia, Arlacchi: con lui anche De Magistris e Sonia Alfano).

Lui se ne è andato lamentando la mancanza di dialettica interna (bè, il cesarismo non è solo tipico del berlusconismo…), addirittura di regole democratiche. Una decisione, quella di Arlacchi di autosospendersi dal partito, maturata dopo la contestazione dei grillini a Schifani alla Festa Democratica di Torino:

Sono lontano anni luce da Renato Schifani, mi batto da una vita contro gli ambienti geopolitici da cui proviene il presidente del Senato. Non l’avrei invitato a nessun dibattito, inutile dirlo. Però – e qui è il punto – fino a che non ci saranno prove certe emerse da procedure democratiche e nel pieno rispetto dei suoi diritti costituzionali, Schifani non può essere etichettato e additato al pubblico ludibrio come mafioso e non può essere né insultato né zittito. Se si trova in un’occasione pubblica ha il diritto di parlare. Vale per qualunque cittadino. Chi ignora queste cose, distrugge la credibilità di ogni lotta per la legalità (Pino Arlacchi blog).

Arlacchi sostiene che questa è una antimafia intollerante e demagogica, estranea al movimento storico nato negli anni ’40 e divenuto di massa nei ’90: “È sempre stato un movimento democratico guidato da persone illuminate che hanno saputo incanalare la giusta incazzatura della gente nell’alveo democratico”. Quindi Di Pietro sbaglia a inseguire Grillo su questo terreno. Così IDV rinuncia alla propria responsabilità nella educazione politica. Arlacchi ha anche accusato Di Pietro di aver fatto spallucce riguardo alla sua denuncia di degenerazioni di IDV in provincia di Caserta: qui, il partito è “nelle mani dell’onorevole Porfidia che è inquisito per fatti di camorra”. Un partito non può predicare bene e razzolare male, ha detto Arlacchi. Il quale riferisce la risposta di Di Pietro alle sue sollecitazioni: “bisogna stare tutti insieme e volersi bene”.

La posizione di Arlacchi può sembrare coerente. Poi si leggono alcune sue dichiarazioni su Scopelliti, e improvvisamente un sospetto adombra la sua figura integerrima:

Poi Arlacchi parla del caso Reggio. «Sono contento che a Reggio le istituzioni si muovano bene contro la ‘ndrangheta. Finalmente dopo anni di scarso impegno abbiamo un sistema della magistratura e degli apparati investigativi che stanno ottenendo degli ottimi risultati nella lotta contro le cosche». L’europarlamentare parla anche della Regione: «Sono contento nel vedere che l’esordio del presidente Scopelliti sia incoraggiante e positivo con la pulizia e la razionalizzazione della sanità che lui sta avviando, dove si scontra con decenni di lassismo e corruzione. Razionalizzare la sanità in Calabria vuol dire colpire interessi mafiosi e para-mafiosi, certe volte peggiori della stessa ‘ndrangheta e se Scopelliti si muove in questa direzione con coraggio e determinazione è un fatto inedito e incoraggiante. Preferisco vedere questi segni nella mia regione» (Adriano Mollo, Il Quotidiano, 7/9/2010).

Che IDv abbia zone – soprattutto localmente – paludose e insidiate da personaggi ambigui è vero. E’ pure vero che IDV e Di Pietro hanno rinunciato a darsi regole democratiche e ad uscire dalla dimensione personalistica e patrimonialistica che il partito possiede sin dalle origini. Eppure questa apertura di Arlacchi a Scopelliti sorprende e lascia esterrefatti: già, potrebbe anche essere ora di rientrare da Strasburgo, per il sociologo, e compiere la trasmigrazione verso il PdL in vista delle elezioni anticipate. Peccato. Spero di sbagliarmi.

Volano i fischi alla festa del PD, vittime Schifani e Marini

Ieri Marini. Oggi Schifani. Se la platea della Festa Democratica Nazionale in svolgimento a Torino è sufficientemente rappresentativa degli umori dell’elettorato del PD, c’è poco da ridere. La base non è arrabbiata, è incazzata (perdonate il linguaggio poco ortodosso).

Capitolo Marini: tutto ha inizio con il botta e risposta con Di Pietro su Dell’Utri fischiato a Como.

“Dell’Utri -sottolinea Marini- ha un problema giudiziario aperto due giudizi ci sono gia’ stati, deve arrivare il terzo, quindi chi decide per lui e’ la magistratura. I politici nelle piazze vanno, vengono fischiati e prendono applausi e devono stare al gioco. Sbagliato e’ dire a uno di destra, di sinistra o che sta inguaiato con la magistratura ‘tu in piazza non ci devi piu’ andare’. Questa e’ una cosa che un partito riformista che vuole andare al governo non puo’ dire. Io ricordo -prosegue- nel ’70 quando si diceva anche a Torino i sindacati non li vogliamo in piazza, questo non si puo’ accettare, non aiuta e non fa diventare maggioranza” (Libero-news).

Naturalmente Di Pietro ha ribadito la propria posizione, ovvero che Dell’Utri deve essere zittito ovunque vada: tu metti sullo stesso piano i sindacati e Dell’Utri, gli ha risposto. Ed è il boato della platea che seguita a prender di mira Marini quando egli espone il progetto del Nuovo Ulivo, aperto a destra (non a sinistra, verso Vendola), aperto all’UDC. Viene da domandarsi se alla festa del PD ci siano tutti – ma proprio tutti – quegli elettori che votarono Bersani alle primarie dello scorso anno: che forse non lo sapevano che il progetto d’alemiano-bersaniano era quello di un’alleanza con Casini? Strano modo di scegliere i propri leader, il non sapere minimamente chee progetto politico portano in dote.

Oggi è toccato a Schifani, ma la contestazione, in questo caso, ha preso una forma diversa. Guardate:

un gruppo di persone, ai margini del palco, ha gridato contro il Presidente del Senato, ma è intervenuta la Polizia e ci sono stati spintoni e prese per i capelli e braccia levate. Opera del Popolo Viola e Grillini, secondo SKYTG24. Ma anche secondo Libero:

Il Popolo Viola e il movimento dei grillini si erano dati appuntamento tramite Facebook alla Festa del Pd di Torino. Obiettivo del raduno: contestare il presidente del Senato, Renato Schifani, atteso in piazza Castello per un dibattito con Fassino, e criticarlo in particolare “sulle sue posizioni sulla mafia vicine a Berlusconi” […] Viola e grillini delusi protestano da dietro le transenne. Urli, fischi e insulti un po’ per tutti: “E’ scandaloso che alla festa di un partito che si definisce democratico – spiega Simonetta, una delle manifestanti – ci lascino fuori. Noi vogliamo semplicemente entrare ed ascoltare e fare delle domande a Schifani sull’attuale situazione politica italiana (Libero-News).

Insomma, la politica italiana si sta trasformando in un tutti contro tutti. E sempre e comunque, la critica diventa insulto, fischio, si trasforma in violenza e privazione, in divisione e denigrazione. Anziché essere il luogo della discussione, la politica diventa lo spazio del conflitto. Conflitto interno alla maggioranza (Berlusconi-Fini), conflitto fra maggioranza e opposizione (Bersani-Berlusconi), conflitto fra le opposizioni (Marini-Di Pietro), conflitto fra le opposizioni (PD-Grillini, Popolo Viola). E se ci pensate bene, il conflitto è sempre implicito alla critica se la politica è intesa come la lotta fra amico e nemico. Una sfera politica, la nostra, ancora affetta da ciò che resta dell’ideologismo in un’epoca in cui l’ideologismo è morto e sepolto, e per questo è arretrata e soffocata nella guerra di bande di privati che lottano per far prevalere il proprio interesse particolare. Al punto che  la volontà generale è sempre più spinta al di fuori di essa, camuffata abilmente mediante la propaganda con l’interesse di uno solo.

Ma l’ipocrisia del potere è tale che l’unica possibilità rimasta per manifestare la propria opinione è l’urlo. Cosa resta della politica in questo paesaggio di rottami post-ideologici? La politica è corruttela, è collusione. L’Italia permette che sullo scranno più alto del Senato sieda un possibile probabile colluso con la Mafia. Un presidente del Consiglio, che in altri paesi sarebbe già condannato per corruzione, fa di tutto per stravolgere l’ordinamento giudiziario e così salvarsi dal giudizio di condanna. L’opposizione organizza teatrini insieme a quel presidente del Senato, appunto sospettato di Mafia, e spiega al proprio elettorato che si deve avere rispetto per la figura istituzionale che esso rappresenta. Di fronte a tutto ciò, di fronte al disfacimento dell’ordine, non solo democratico ma anche valoriale, all’individuo non resta che gridare. Ciò hanno fatto oggi alcuni di essi. Ciò faranno domani, altrove. Finché non basteranno nemmeno più le grida, e allora si sarà già valicato il confine del conflitto civile.

Aggiornamento ore 20.15:

Ame pare un poco modificata, la realtà proposta da Il Fatto Quotidiano. Se Marini è fischiato dal pubblico del PD, Schifani è stato contestato in maniera organizzata da gruppi ben definiti e particolari, soprattutto esterni al PD. E invece loro scrivono ‘rivolta del pubblico ‘. A me pare sbagliato. La base del PD certo non si sarà spellata le mani, e magari avrebbe potuto liberamente fischiare Schifani, senza organizzatori di sorta. Invece, no. Forse che Il Fatto è l’organo di stampa di Grillo? Di fatto, con lo stratagemma di fischiare Schifani mentre siede accanto a Fassino, lo si è spinto nelle braccia del PD, poi, al momento giusto, ecco pronto il titolo che immortala l’abbraccio della vergogna. Il PD sceglie Schifani è un titolo sbagliato (e maligno e furbetto e falloso). Soprattutto perché il PD non finisce con Fassino. E nemmeno comincia.