Salva-Sallusti e Ammazza-Blog, molto rumore per nulla

 

Il disegno di legge firmato da Vannino Chiti e Maurizio Gasparri e prodotto in gran fretta per “salvare il soldato Sallusti”, a detta di molti illustri commentatori ed esperti di internet, quali Alessandro Giglioli e Guido Scorza, conterrebbe l’ennesimo comma ammazza-blog. Di fatto i pareri dei due giornalisti vivono di luce riflessa, la medesima luce che teoricamente dovrebbe promanare dagli articoli di Marco Travaglio. Ma se leggeste attentamente i tre testi, vi accorgereste di uno slittamento interpretativo che trasforma un emendamento finanche pasticciato e scritto male, in un vero e proprio temibilissimo comma ammazza-blog.

Per praticità, vi riporto le frasi salienti dell’articolo di Travaglio:

Oggi, se un cronista pubblica una lieve inesattezza causando un piccolo danno, può essere condannato anche a una multa e una riparazione pecuniaria di poche decine di euro: in futuro il giudice non potrà affibbiargliene meno di 30 mila (il massimo non è fissato: teoricamente, anche miliardi). E, come se il primo bavaglio non bastasse, eccone un altro: i direttori responsabili di giornali e testate radio o tv risponderanno di omesso controllo anche per tutto quanto esce sulle edizioni online (M. Travaglio, Il Fatto Q).

La teoria di Travaglio, detta in soldoni, è questa: i giornalisti alle dipendenze di editori miliardari (ergo Berlusconi), continueranno a diffamare, impuniti, difesi dagli avvocati del loro padrone; i giornalisti di bottega, come per esempio Corrado Formigli, verranno schiacciati dal peso di risarcimenti milionari. Ora, va da sé che il quadro descritto da Travaglio è già ampiamente in opera e la legge “salva-Sallusti” non cambierà di molto le cose, soltanto eliminerà il carcere e riallineerà il nostro codice penale alle equivalenti normative europee. Travaglio vuole mantenere il carcere ed è contrario a trattare le testate giornalistiche online alla stregua di un giornale di carta. E attenti, perché lui cita espressamente i direttori responsabili di giornali delle edizioni online, non parla di blog, che come è noto non sono testate editoriali.

Lo smottamento interpretativo comincia quando il duo Chiti-Gasparri consegna al Senato l’emendamento n. 1.15 al DDL n. 3491. Il quale interviene sullo stesso progetto di legge così modificandolo:

Art. 1. (Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n.47)

1. Alla legge 8 febbraio 1948, n.47, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) l’articolo 12 è sostituito dal seguente:

«Art. 12. (Riparazione pecuniaria). — 1. Nel caso di diffamazione commessa col mezzo della stampa, la persona offesa può chiedere, oltre il risarcimento dei danni ai sensi dell’articolo 185 del codice penale, una somma a titolo di riparazione. La somma è determinata in relazione alla gravità dell’offesa e alla diffusione dello stampato e non può essere inferiore a 30.000 euro.»;

Emendamento 1.15: «a) all’articolo 1, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: “Le disposizioni della presente legge si applicano, altresì, ai siti internet aventi natura editoriale»

Mi sembra che sia ben specificato l’intento del (deprecato) legislatore: estendere la norma di cui al comma a) – riparazione pecuniaria – anche ai siti internet aventi natura editoriale, ovvero alle testate giornalistiche online, non ai blog. In ogni caso, il legislatore pasticcia e sembra in questo caso non conoscere la recente sentenza della Cassazione in merito al caso Ruta e al giornale online “Accade in Sicilia”.

la Corte di cassazione, depositando la motivazione della sentenza n. 23230, con la quale nel maggio scorso, ponendo termine al «caso Ruta», ha annullato senza rinvio la sentenza della Corte d’appello di Catania, che aveva confermato la condanna inflitta dal tribunale di Modica a Carlo Ruta, direttore del giornale telematico «Accade in Sicilia», per omessa registrazione della pubblicazione dello stesso, come previsto dagli articoli 5 e 16 della legge n. 47 del 1948. La Cassazione ha, al contrario, ribaltato la posizione dei giudici di merito, fornendo una lettura della legge sulla stampa, secondo la quale il giornale telematico, inteso come categoria a sé stante, non risponderebbe alle due condizioni ritenute essenziali per l’esistenza del “prodotto stampa” e, precisamente:

– un’attività di riproduzione tipografica;

– la destinazione alla pubblicazione del risultato di questa attività.

È vero che la legge n. 62 del 2011 ha introdotto la registrazione dei giornali online, ma lo ha fatto solo per ragioni amministrative e solo al fine di concedere la possibilità di usufruire delle sovvenzioni economiche previste per l’editoria. In conseguenza di tale scelta, le testate telematiche  possono essere sottoposte alla legge n. 47 dell’8 febbraio 1948, “Disposizioni sulla stampa”, solo a condizione di aver fatto richiesta di finanziamento pubblico (A. Scalisi, Aci Castello online).

Non mi dilungo sul dilemma dei giornali online e della applicabilità della legge sulla Stampa. E’ un dibattito interessante ma credo sia necessario ben più di un post su un blog per dipanare la matassa giuridica in materia. Quel che mi preme mostrare è ora come Guido Scorza tratta questo maldestro emendamento sul suo blog su L’Espresso:

La disposizione prevede “semplicemente” che ogni gestore di sito informatico debba provvedere alla rettifica di quanto scritto entro 48 ore dal ricevimento di una qualsiasi richiesta a pena, in caso contrario, di una sanzione pecuniaria di oltre dieci mila euro […] Inutile ricordare che l’introduzione nell’ordinamento di una previsione tanto scellerata avrebbe come effetto immediato quello di far passare la voglia, a centinaia di migliaia di cittadini italiani, di condividere informazioni ed opinioni online e/o di veder sistematicamente trionfare l’opinione dei più forti, giusta o sbagliata che sia perché nessuno, nella blogosfera, sarebbe disposto anche solo a rischiare di dover pagare oltre dieci mila euro per un’attività amatoriale (G. Scorza, L’Espresso).

Ciò è semplicemente falso. Scorza dimentica forse di leggere l’emendamento, che pure viene citato nell’articolo. La norma parla di “siti internet aventi natura editoriale”; Scorza di “ogni gestore di siti internet”. Due cose profondamente diverse. Il suo post si conclude con un garibaldino “alzare la testa”, ma forse è il caso di non precipitarsi sempre in questa rincorsa all’indignazione. E prima di scrivere “il sempre attento Guido Scorza”, fare due verifiche, che è poi il senso del mestiere del giornalista.

Il DL Salva Sallusti

Gli emendamenti al DL Salva Sallusti

Annunci

No Legge Bavaglio alla Rete, l’Appello

Il testo dell’Appello contro il bavaglio alla rete in lingua inglese, francese e spagnolo (credits S. Ramacci):

Petition Against Blog Censorship in Italy

Pétition contre la Censure des Blogs en Italie

Petition Contra la Censura de los Blog en Italia

[Volete aiutare a migliorare le traduzioni dell’appello contro la rete – soprattutto quella francese? Sapete lo spagnolo? Scrivete a davide.sera@gmail.com e inviate la vostra versione del testo]

La presidente della II Commissione Giustizia alla Camera, on. Giulia Bongiorno, ha respinto con la motivazione dell’inammissibilità l’emendamento Cassinelli con il quale il deputato PdL intendeva salvaguardare i bloggers e i netizen dagli effetti nefasti del comma 28 del ddl Intercettazioni che impone ai siti internet l’obbligo di rettifica equiparando i siti di informazione amatoriale ai giornali. Si tratta di un vero e proprio bavaglio alla libertà di espressione su Internet. Le opposizioni – PD, IdV, UDC – non hanno mosso un muscolo. I giornali festeggiano le modifiche ultime volute dal governo che consentono loro di continuare a fare cronaca giudiziaria senza più timori di bavagli e ritorsioni governative. I netizen sono stati lasciati soli. Allora alziamo la voce.

Scrivi anche tu alla Vice-presidente della Commissione Europea nonché Commissaria alla Giustizia e ai Diritti Fondamentali, Viviane Reding – questo il testo da inviare:

Title: Blog Censorship in Italy

Mrs. Reding,
I am writing to raise your attention to what is happening in Italy. The Wiretapping Bill will land on the house of parliament on July 29th: the government and our representatives are wishing to approve a law introducing the duty for bloggers to rectify their texts within 48 hours from a formal request or face 12,500 euros fine. It would be the end of netizen journalism in Italy.
Please analyse the law being discussed in the (Italian) House of Representatives and confirm in regard to EU laws the citizen’s right of free expression on the web.
Thank you for your attention.

For more information: http://www.camera.it/126?legislatura=16&tab=1&pdl=1415b

[trad. di Simone Ramacci]

L’appello contro il bavaglio ai bloggers su Facebook:  No Legge Bavaglio alla Rete.

Firmate l’Appello sul Sito Web: http://www.valigiablu.it
Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini
Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, On. Giulia Bongiorno
Ai Capi-gruppo alla Camera dei Deputati
A tutti i Deputati

La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia dellaCamera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del c.d. ddl intercettazioni costituisce l’atto finale di uno dei più gravi – consapevole o inconsapevole che sia – attentati alla libertà di informazione in Rete sin qui consumati nel Palazzo.
La declaratoria di inammissibilità di tali emendamenti volti a circoscrivere l’indiscriminata, illogica e liberticida estensione ai gestori di tutti i siti informatici dell’applicabilità dell’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, infatti, minaccia di fare della libertà di informazione online la prima vittima eccellente del ddl intercettazioni, eliminando alla radice persino la possibilità che un aspetto tanto delicato e complesso per l’informazione del futuro venga discusso in Parlamento.
Tra i tanti primati negativi che l’Italia si avvia a conquistare, grazie al disegno di legge, sul versante della libertà di informazione, la scelta dell’On. Bongiorno rischia di aggiungerne uno ulteriore: stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger rischia più di un giornalista ma ha meno libertà.
Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta – esattamente come se fosse un giornalista – sotto pena di una sanzione fino a 12.500 euro, infatti,
significa dissuaderlo dall’occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri economici e politici.
Si tratta di uno scenario anacronistico e scellerato perché l’informazione in Rete ha dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore – se non l’unica – forma di
attuazione di quell’antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino, secondo il quale “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”.
Occorre scongiurare il rischio che tale scenario si produca e, dunque, reintrodurre il dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del ddl nel corso dell’esame in Assemblea, permettendo la discussione sugli emendamenti che verranno ripresentati.
L’accesso alla Rete, in centinaia di Paesi al mondo, si avvia a divenire un diritto fondamentale dell’uomo, non possiamo lasciare che, proprio nel nostro Paese, i cittadini
siano costretti a rinunciarvi.

Guido Scorza, Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione

Vittorio Zambardino, Scene Digitali

Alessandro Gilioli, Piovono Rane

Arianna Ciccone, Festival Internazionale del Giornalismo e Valigia Blu

Filippo Rossi Direttore Ffwebmagazine e Caffeina magazine

Stefano Corradino, Articolo 21

Luca Conti, Pandemia

Fabio Chiusi, Il Nichilista

Daniele Sensi, L’AntiComunitarista

Wil Nonleggerlo, Non leggere questo Blog!

Francesco Piccinini, Agoravox

Giorgio Tsiotas, Valigia Blu

Roberta Aiello, Valigia Blu

Tommaso Tani, Valigia Blu

Piero Filotico, Valigia Blu

Matteo Pascoletti, Valigia Blu

Matteo Bottecchia, Valigia Blu

Paolo Agnelli, Valigia Blu

Sigismondo Baldovino, Valigia Blu
Last but not least: Davide Serafin (alias Cubicamente aka Gracco Babeuf), Yes, political!

Scrivete a La Quadrature du Net, il movimento francese per le Libertà Digitali e la neutralità della Rete, al fine di far pervenire la nostra voce di protesta in Europa:

Amis français
une loi en Italie, actuellement en discussion à la Chambre des députés, de soumettre des sites Web, notamment les blogs, la loi sur la presse qui impose l’obligation de répondre dans les quarante-huit heures après réception de la demande, faute de quoi la peine de EUR 12.500. Une loi qui mettra un bâillon sur la liberté d’expression internaute italien et à porter gravement atteinte aux libertés fondamentales de l’individu.
Les gens du Web en Italie se mobilise. Aidez-nous à faire entendre notre voix en Europe: le gouvernement Berlusconi veut censurer les blogs!

Scrivi a La Quadrature du Net – Facebook

Libertà della rete è libertà dal conflitto d’interesse.

Il sit-in in Piazza Del Popolo a Roma si è concluso da un paio d’ore, ma non terminerà la vigilanza attiva dei netizen. Poiché a rischio non vi è solo la libertà di espressione, sempre aleatoria in questo paese, ma la principale caratteristica, il tratto distintivo, il dna della rete, del web, ovvero la neutralità. Le mire di Mediaset verso il web come spazio di manovra commerciale sono note oramai da tempo. Mediaset punta a una fetta di Telecom Italia per mirare a una rete messa in sordina dalle normative del governo, in dispregio della rete stessa e dei suoi principi fondanti:

"La network neutrality è definita nel modo migliore come un principio di progettazione. L’idea è che una rete informativa pubblica massimamente utile aspiri a trattare tutti i contenuti, siti, e piattaforme allo stesso modo. Ciò permette alla rete di trasportare ogni forma di informazione e di supportare ogni tipo di applicazione. Il principio suggerisce che le reti informative abbiano maggior valore quando è minore la loro specializzazione – quando sono una piattaforma per usi diversi, presenti e futuri" (Tim Wu).

L’eguaglianza dei contenuti è quello che loro mirano a demolire: l’intento è criminalizzare con l’obiettivo di legittimare interventi legislativi volti a garantire una "corsia preferenziale" per il proprio prodotto.
Per questo Libera Rete in Libero Stato è solo l’inizio del nostro impegno.

    • Dopo aver accertato che l’aggressione di Milano era dovuta al gesto di un povero diavolo, la maggioranza ha sentito l’esigenza di individuare il vero “mandante” del fatto. Sul tavolo degli imputati (oltre a gruppi editoriali e partiti d’opposizione) è stato messo Internet. Descritta come il solito far west, la Rete, viene raccontata in questi giorni come un covo di facinorosi inneggiante all’odio e al rancore. La risposta “emotiva” del governo ai fatti di Milano ha puntato subito tutto sulla censura, per poi, con i giorni, volgere a più miti consigli.

    • Ieri, ci ha raccontato Guido Scorza, si è tenuto un tavolo tecnico tra il Ministro degli Interni e gli operatori della comunicazione (rappresentanza degli utenti esclusa). La buona notizia è che il Governo non ha più intenzione (come pareva qualche giorno fa) di intervenire con un decreto d’urgenza, la cattiva notizia è che continua ad avvertire come una necessità impellente l’intervento di una legislazione più restrittiva che riguardi la Rete.

    • Ciò che il governo sembra non comprendere è l’essenza stessa della Rete, che non è qualcosa di “altro”, ma è semplicemente diventata un aspetto della socialità moderna, della vita, insomma.

    • Internet, infatti, non necessita di una legislazione aggiuntiva, in quanto i reati commessi in Rete (apologia di reato, istigazione a delinquere etc…) sono già perseguibili con le normali leggi dello stato, dentro e fuori da Internet. E’ evidente, dunque, come l’intervento censorio che si vuole mettere in atto in queste ore sia solo un escamotage per normare qualcosa che sfugge al controllo verticale dei poteri tradizionali e si muove per logiche altre, acefale e orizzontali.

    • In un paese governato da un uomo che ha fatto del broadcasting (comunicazione mono-direzionale da uno a molti) la propria ragione di vita politica, la possibilità di comunicare, dibattere e organizzarsi i maniera libera e incontrollata è quanto di più pericoloso possa accadere. Ed è proprio per lo stesso motivo che non possiamo abbassare la guardia. Nel Paese del conflitto d’interesse non possiamo, non dobbiamo più farci trovare impreparati.

    • Stavolta, prima che altri conflitti d’interesse sopraggiungano, dobbiamo intervenire. Per questo oggi è importante partecipare al sit in “LIBERA RETE IN LIBERO STATO” che si terrà in PIAZZA DEL POPOLO ALLE 17.00.

       

    • Tre le richieste della piazza:

      1 -Libertà della Rete (contro la proroga del decreto Pisanu)

      2- Diritto alle infrastrutture della Rete (Internet come diritto umano)

      3- Diritto alla neutralità della Rete (contro i nuovi conflitti d’interesse)

    • "Libera rete in libero stato": con questo slogan  si è svolta a Piazza del Popolo a Roma una manifestazione, conferenza stampa e poi sit in, per riaffermare la necessità che l’accesso alla rete resti libero. Hanno partecipato l’avvocato Guido Scorza, Alessandro Gilioli, Gianfranco Mascia per il ‘Popolo viola’, Giuseppe Civitati della Direzione del Pd.

    • le adesioni, fra le quali: Micromega, Articolo 21, Idv, Verdi Rifondazione Antonio di Pietro  e il sen. Marino, la Federazione della sinistra e altri ancora, senza contare le oltre 11 mila adesioni via internet.

    • Internet, finché svincolato da ingerenze di qualsiasi natura, è un cardine di una sana democrazia contemporanea

    • "Noi non sappiamo – aggiungono – se la diffidenza e la conflittualità verso la rete dell’attuale governo sia causata anche dal fatto che il premier è il maggiore imprenditore privato di una piattaforma di comunicazione diversa (la televisione), alla quale il web sta sottraendo in tutto il mondo cospicui investimenti pubblicitari.

    • non vogliamo che eventuali investimenti sulla rete siano collegabili con il ventilato ingresso del gruppo Mediaset sul web o direttamente negli assetti proprietari Telecom

    • La neutralità e l’indipendenza della rete italiana devono essere preservate dai possibili interessi del gruppo, che appartiene al Presidente del Consiglio

    • In Italia – dove si sono investiti centinaia di milioni per il passaggio al digitale terrestre – di possibili leggi sul web si parla solo in senso restrittivo

    • il Governo deve pensare ad incentivazioni anche economiche e fiscali per la diffusione Internet e della banda larga, tanto per gli utenti quanto per le imprese."

    • quattro punti

    • la differenza fra il web e il mondo reale è che non ci sono più destinazioni fuori portata, tutto e trasparente nel bene e nel male;

    • Internet non è una moda, un luogo di ritrovo per giovani, un ghetto per sociopatici. E al contrario un grande mezzo di conversazione globale, che offre a tutti la possibilità di partecipare;

    • per questo lo Stato dovrebbe promuoverne la diffusione, incentivando la crescità delle opportunità di accesso al web;

    • Internet, insomma, finché svincolato da ingerenze è un cardine della democrazia

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.