La dietrologia e il ticket Grillo-Di Pietro

Secondo alcuni, almeno i più distratti, Report avrebbe fatto a pezzi l’IDV. Anzi, è lo stesso Di Pietro a dire che l’IDV è finita a Report. Ma i pasticci del partito personale dell’ex pm di Mani Pulite sono noti da tempo. Almeno dal 2010. Anche la stampa berlusconiana si era servita di queste “incongruenze” fra i valori dell’Italia dei Valori e quanto effettivamente fatto in termini di candidature e di trasparenza nella gestione del partito (tag #Di Pietro). In una parola: scheletri nell’armadio, e persino impolverati. Perché questa operazione? Perché Report ha parlato proprio ora – e soltanto ora – dei mali dell’IDV? Il partito è uscito a pezzi dalle elezioni siciliane di domenica scorsa. Non è stato in grado di ripetere l’exploit delle amministrative di Palermo, ma quel successo era legato strettamente alla discussa figura di Leoluca Orlando e al noto caos delle primarie che il PD palermitano non era riuscito a domare.

Era fin troppo chiaro che, dopo la caduta di Berlusconi, IDV necessitasse una revisione profonda poiché, al di là del deficit democratico che un partito personale porta in dote, l’opposizione al berlusconismo era il suo solo asse portante. Troppa confusione sulla collocazione del partito, troppa confusione soprattutto a livello locale. Spesso i consiglieri comunali o provinciali o regionali dell’IDV sono dei fuoriusciti dal centrodestra; spesso questa ambiguità è stata portata sino in Parlamento. Anche Di Pietro è stato spesso ondivago (nel 2011 addirittura annunciò la svolta verso il centro). Di Pietro aveva già sofferto l’arrembaggio di Sel; aveva scartato a sinistra quando nessuno si filava la FIOM, aveva scarto a destra quando Bersani scelse Vendola. Poi Sel ha perso lo slancio, a causa dei guasti giudiziari del governatore pugliese. La foto di Vasto aveva permesso a Di Pietro stesso di autorappresentarsi come parte di un complemento del Partito Democratico. Poi la vicenda del Quirinale ha spezzato il felice quadretto. Di Pietro ha scelto di stare dalla parte dei pm di Palermo, dalla parte di Ingroia e delle intercettazioni; il PD ha difeso il capo dello Stato. Dopo la rottura, IDV è rimasta nel limbo. Una costruzione sul nulla. Bisognava darle “uno spintone”, anche a costo di sacrificare il fondatore storico.

Adesso capisco meglio. Fin dove potesse arrivare l’antipatia di Antonio Padellaro per Napolitano. Perché la furia ideologica di Travaglio si scatenasse contro il capo dello stato. Come sia stato possibile, per colpire il Quirinale, fidarsi ciecamente delle “rivelazioni” di Ciancimino. Quale sfondo avesse il network tra qualche pm di procura e l’ex pm in politica (Stefano Menichini, Il Post).

Menichini sostiene che la strategia dei tipi de il Fatto Q era quella di attaccare il capo dello Stato per dividere IDV dal PD e preparare la fusione con il Movimento 5 Stelle. Pur rispettando Menichini, che è una penna sempre molto lucida, credo che questo ragionamento puzzi troppo di dietrologia. Non credo che ciò sia vero. Ma gli indizi dell’esistenza di un progetto di partito nuovo ci sono, e non giungono solo dalla intuizione di Menichini. L’idea diabolica di Paolo Flores D’Arcais di votare Renzi per distruggere il PD (e quindi creare, con la costola sinistra, il partito di Giustizia e Libertà) potrebbe essere rivalutata in quest’ottica. Qualcuno lavora per condensare in una sola entità, i giustizialisti di IDV, l’eventuale sinistra esule del PD e il Movimento 5 Stelle. Insomma, un patchwork.

La denuncia di Donadi credo sia giunta fuori tempo massimo. Il partito de Il Fatto Q sposerà la causa di Di Pietro capolista del M5S alle politiche 2013. Con buona pace di Grillo, che così vedrà risolto il problema (se dovesse restare il Porcellum) dell’indicazione del candidato premier. Certo, Grillo pretenderà lacci e lacciuoli per tenere il pm a bada. In questo senso, la chiusura delle liste del M5S ai soli iscritti che fossero già stati inseriti in qualche lista elettorale, è il viatico naturale per portare a termine l’esperimento. Un vero trapianto d’organi. Fondere un movimento senza testa e uno tutta testa.

Ma chissà, forse è tutta fantapolitica.

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Regionali Sicilia: Fava choc, rinuncio alla candidatura

via @AdnKronos

La ‘tegola’ è arrivata ieri pomeriggio con la notizia dell’iscrizione tardiva nel Comune di residenza del candidato a Isnello (Palermo). La legge prevede infatti che il candidato e l’elettore debba essere regolarmente residente in un comune siciliano almeno 45 giorni prima dal giorno delle elezioni. Invece Fava ha chiesto il cambio di residenza soltanto il 18 settembre scorso, cioé cinque giorni dopo la scadenza.

via @ansa.it

Secondo fonti di partito, Claudio Fava avrebbe deciso ritirare la propria candidatura a governatore per evitare di creare problemi alle liste che lo appoggiano e che, in caso di conferma dell’incandidabilita’, per la ritardata residenza in Sicilia, anche dopo il voto, sarebbero dichiarate decadute. Al momento le opzioni sarebbero due: un nuovo candidato e preferibilmente una donna (potrebbe essere Rita Borsellino) oppure la candidatura del senatore Idv Fabio Giambrone in ticket con Fava.

Fava perde la candidatura per un errore burocratico, è stato detto. Un incredibile svarione. E pensare che Fava era finalmente riuscito a condensare la costellazione partitica della sinistra siciliana.  Ora verrà sostituito da Marano, leader della Fiom. Ma c’è da festeggiare? Si tratta di puro autolesionismo per un candidato che nei sondaggi veniva dato al 10%.

https://twitter.com/nicola_usai/status/251315836877426689

De Gregorio, Li Gotti e quell’intervista a Buscetta

De Gregorio è stato oggi salvato dai colleghi senatori dall’arresto per le accuse rivoltegli dai pm napoletani nell’ambito dell’affaire Lavitola-L’Avanti. Questo è accaduto nonostante il voto favorevole, all’unanimità, della Giunta per le Autorizzazioni. In Aula il senatore Saro ha chiesto lo scrutinio segreto, scelta difesa da Quagliarello (Pdl) e da tutto il suo gruppo. Nel segreto dell’urna, De Gregorio è stato riconosciuto vittima di fumus persecutionis, smentendo completamente la Giunta e l’evidenza delle carte.

De Gregorio ha preso – in maniera un po’ irrituale – la parola durante il dibattito e, per lunghi tratti, si è rivolto direttamente al senatore Li Gotti, suo ex collega di partito.

Che cosa avrei dovuto fare, senatore Li Gotti? Per ben due volte sono andato spontaneamente, senza sapere di che cosa fossi accusato, alla procura di Napoli; ho varcato personalmente la soglia della Guardia di finanza decine di volte e ho rinunciato alle prerogative parlamentari quando sono venuti a Roma i militari; li ho fatti entrare in casa mia, mettendo per iscritto la mia rinuncia; ho mandato il mio legale, l’avvocato Carlo Fabbozzo, in procura, la stessa mattina in cui venivano sequestrati quei container, con le chiavi di quei container, e mi viene detto che le garanzie costituzionali in quel caso non sono rinunciabili, e nell’istruttoria si parla di questi container come contenenti chissà cosa. Invece io voglio aprirli, perché dentro ci sono scrivanie, computer, giornali: tutto quello che è servito per fare un’attività che mi si contesta essere falsa, e non lo è, perché io non posso svendere la mia storia professionale. “L’Avanti” l’ho riportato in edicola; l’ho fatto, e nel 2006 l’ho abbandonato, come il GIP riconosce in quella ordinanza, dicendomi che la mia responsabilità non va oltre il 2006. In quegli anni, ho costituito una scuola di giornalismo che, per grazia di Dio, chi vi ha partecipato e l’ordine dei giornalisti mi riconoscono come una grande esperienza editoriale. Ebbene, rispetto a quella esperienza di giornalismo e di fatica fisica, dovrei riconoscere che si tratta di una storia criminale? (Senato, resoconto stenografico in corso di seduta, seduta n. 738 del 06/06/201).

Perché prendersela con il senatore Li Gotti? Perché questo duello fra i dure? Semplice, c’è un precedente. Bisogna risalire agli anni ’90. Li Gotti all’epoca era l’avvocato di Tommaso Buscetta, il super pentito di mafia. L’uomo dei segreti della Cupola che permise al giudice Falcone di ricostruire la mappa del potere mafioso.

De Gregorio nasce come giornalista e si evolve come editore televisivo di una tv strana, chiamata Italiani nel Mondo, poi diventa politico e crea un assurdo partitino che si chiama come la televisione che ha fondato. E arriva in Parlamento senza che nessuno – dico: nessuno! – sappia spiegare come.

Ebbene, il signore, prima di mettersi in affari con il Lavitola, prima di far cadere il governo Prodi, a quanto pare pagato profumatamente per questo, faceva il giornalista e fu protagonista di un mezzo scandalo: l’intervista a Tommaso Buscetta, scovato in crociera nel 1995. De Gregorio salì sulla medesima nave. Conosceva gli spostamenti di Buscetta. Sapeva che era in crociera e forse si prestò per una manovra finalizzata a far perdere la protezione sia a Buscetta che alla famiglia. “Un favore alla mafia”, disse Tommasino. Pensate le coincidenze: il difensore di Buscetta era appunto Luigi Li Gotti, oggi collega senatore di De Gregorio. De Gregorio è stato direttore de L’Avanti, nominato da Craxi, poi in Forza Italia, poi indipendente nel suo Movimento Italiani nel Mondo; quindi diventa a sorpresa (o forse no) direttore editoriale nell’Italia dei Valori. Un mistero che ancor oggi Di Pietro fa fatica a spiegare.

In ogni caso, nel lontano 1995, Li Gotti e De Gregorio stavano su sponde opposte. De Gregorio scriveva per Oggi e lavorava per TG2 Dossier. De Gregorio raggiunse sulla nave il Buscetta ma non si qualificò subito come un giornalista. Lo imbeccava con frasi del tipo: “Certo che dietro una grande fortuna c’è un grande crimine”. Voleva metter in bocca a Buscetta frasi che lui non aveva pronunciato. Ovvero che il giudice Caselli stava interrogando alcuni pentiti “sul conto di Berlusconi”. A causa di quel tiro, la vita di Buscetta e della famiglia fu messa in pericolo. Una nave della Marina militare lo prelevò e lo portò in una località segreta. All’epoca, Buscetta era “l’accusatore di Andreotti”.

Lo scopo di quella manovra era quindi suggerire ai lettori di Oggi che Caselli stava indagando Berlusconi. Uno schizzo di fango diretto a Caselli, un modo per far naufragare le indagini fin dalla partenza. Le indagini sullo stalliere di Arcore. Oppure no. De Gregorio non ha mai spiegato come fece a rintracciare Buscetta. Non ha mai rivelato la sua fonte. Anni dopo, voterà la sfiducia al governo Prodi II, determinando le condizioni per nuove elezioni nel 2008 e la vittoria di Berlusconi. Indiscrezioni giornalistiche narrano di un voto di sfiducia pagato molto caro da Berlusconi. Ma anche in questo caso la verità farà molta fatica ad emergere.

Legge elettorale fra referendum e inciucio. Intervista al senatore Belisario.

Felice Belisario presidente senatori idv

Qualche settimana fa, il senatore Belisario (IDV), sul suo blog, aveva ventilato l’ipotesi di un accordo sulla legge elettorale fra Pd, Terzo Polo e PdL. Un inciucio che farebbe saltare la consultazione referendaria e vanificare il milione di firme raccolte. Certo, stando ad alcuni commentatori, il verdetto di ammissibilità sui due quesiti, atteso a settimane da parte della Corte Costituzionale, non è affatto scontato. In ogni caso, il post di Belisario è diventato una occasione per porre al senatore alcune domande sulla legge elettorale e sul futuro di Italia dei Valori. Questa l’intervista che ne è scaturita.

1) Senatore Belisario, siamo arrivati al collo di bottiglia di questa legislatura. A Gennaio la Consulta deciderà sull’ammissibilità dei referendum sulla legge elettorale. La decisione, per taluni costituzionalisti, potrebbe non essere scontata e quindi propendere per la non ammissibilità. Secondo lei, l’effetto ‘pistola alla tempia’ paventato da Bersani, funzionerà e spingerà il parlamento ad adottare un provvedimento – nella direzione suggerita dai quesiti e suffragata dal milione di firme – oppure no?

Sono praticamente certo che il Parlamento non tornerà al Mattarellum senza referendum. Sono ben altre le soluzioni che si stanno prospettando. Se la Corte, come io credo, dichiarerà l’ammissibilità del referendum ci troveremo davanti alla possibilità di una svolta storica e non credo che ci sarà la possibilità di una riforma per evitare la consultazione popolare. Ma non è detto. Nel Palazzo gli inciuci sono sempre più frequenti.

 2) Sul suo blog ha parlato di trame sotterranee – mi passi il termine – fra propaggini del PD e altre propaggini del PdL. Un inciucino mascherato da accordo-per-il-bene-del-paese ma che produrrebbe una legge elettorale fortemente diversa da quella che si produrrebbe altrimenti con il referendum. E’ così? E’ questo che sta per accadere?

Esattamente. Invito a leggere questo articolo (http://www.unita.it/italia/legge-elettorale-e-dialogo-tra-i-pd-pdl-e-terzo-polo-1.364293), ma sul web ne troverà tanti altri che raccontano le stesse cose. Il Pdl propone un sistema elettorale sul modello spagnolo, un proporzionale con collegi relativamente piccoli, che tenderebbe a sovrastimare i partiti grandi (Pd e Pdl) e quelli con una connotazione territoriale molto radicata (la Lega), tende a mantenere la proporzionalità di partiti intorno al 12-15 per cento (Terzo Polo) e tende a sottostimare i partiti medio piccoli (Idv, Sel, 5stelle). Il Pd sta riflettendo perché un’ipotesi del genere rischierebbe di regalare di nuovo all’alleanza Pdl-Lega il Paese e solo con un’alleanza con il Terzo Polo potrebbe competere, senza peraltro avere alcuna certezza della vittoria che tutti i sondaggi gli assegnano ormai da qualche mese. Insomma, se si verificasse questo scenario passeremmo dal Porcellum a una nuova porcata nei confronti degli italiani che non sarebbero rappresentati neanche con questo sistema.

Di questo si parla con sempre maggiore insistenza e soltanto il referendum può disinnescare questa minaccia. Di fronte a un successo referendario resterebbero pochissimi margini per una ulteriore modifica della legge elettorale perché questo significherebbe andare contro la volontà della maggioranza degli elettori. Per questo è fondamentale che la consultazione referendaria abbia buon esito.

 3) Se invece il progetto di legge elettorale a mezzo inciucio fosse accettabile (che dire, qualunque legge elettorale a confronto con il Porcellum è accettabile), Italia dei Valori lo potrebbe votare o scegliete senza esitazioni per il referendum? La riesumazione del Mattarellum non è forse la migliore delle soluzioni. Lei cosa ne pensa?

Noi abbiamo raccolto le firme proprio perché i tentennamenti del Parlamento rispetto alla cancellazione del Porcellum erano diventati insopportabili. Tecnicamente il Mattarellum era l’unica proposta possibile con un referendum perché se si abroga una norma rientra in vigore quella precedente. Ritengo, comunque, il Mattarellum un sistema che funziona, mantiene il bipolarismo che per noi è una condizione imprescindibile, consente di avere alleanze solide e restituisce ai cittadini il diritto sancito dalla Costituzione di scegliersi i propri rappresentanti. Se arrivassero altre proposte di legge in materia (quelle che sono state presentate sono pessime) non ci sottrarremmo comunque alla discussione. Ma è chiaro che abbiamo intrapreso una strada precisa: vogliamo che i cittadini si esprimano su una scelta netta: Porcellum o Mattarellum.

 4) In caso di riesumazione del Mattarellum, per Italia dei Valori ritornerà ad essere indispensabile alla propria sopravvivenza una coalizione di centro-sinistra. La sussitenza del governo Monti – con il PD terza gamba della maggioranza – ha invece messo in forte crisi gli stilemi classici delle alleanze: come ricomporre l’abusato ritratto di Vasto quando emergono ancor oggi pesanti differenze fra IDV, Sel e PD, anche a voler prescindere dalle manovre del governo?

L’ho scritto anche sul mio blog, la foto di Vasto non è sbiadita e l’attuale alleanza parlamentare anomala è figlia della situazione di emergenza attuale. Credo che il Pd resti più vicino alle nostre posizioni, nonostante la divergenza attuale, piuttosto che al Pdl o al Terzo polo con cui vota insieme i provvedimenti di Monti. In una situazione di normalità democratica, fuori dall’emergenza, l’alleanza naturale non possa che partire da un centrosinistra formato da Pd, Idv e Sel, a cui, ovviamente, sulla base di un programma condiviso, possono aggiungersi altri soggetti della società civile, ma tenderei ad escludere un’alleanza allargata al Terzo Polo che mi sembra oggettivamente molto diverso dall’idea di centrosinistra che ha in mente anche la maggioranza del Partito Democratico.

5) Si è scritto e detto che il Porcellum è l’emblema del deficit di democrazia – il default politico – che ci accompagna oramai da troppo tempo. Non crede che la sola riproposizione delle preferenze di lista sia insufficiente a colmare questo profondo debito (che è ben più grave di quello finanziario)?

Il Porcellum è il figlio prediletto del deficit di democrazia. E’ stato creato dal centrodestra (compresi Fini e Casini) proprio per svuotare la Costituzione e la democrazia, un tentativo che a Berlusconi è riuscito molto bene grazie al controllo di quello che finora è stato il principale mezzo di comunicazione, la televisione. Riproporre soltanto le preferenze ovviamente non basta. L’Italia dei Valori si batte da tempo per l’estinzione dei privilegi di tutte le caste. Purtroppo nei 20 anni di berlusconismo è stata attuata una controrivoluzione culturale che ha portato a un disinteresse generico per tutti i problemi legati alla democrazia. Nei 20 anni precedenti abbiamo assistito all’individualismo sfrenato e all’egoismo di casta e di razza portati rispettivamente avanti da Berlusconi e da Bossi. Mi sembra che finalmente stiamo cominciando a invertire la rotta, ma il cammino sarà lungo.

6) Non pensa che una maggiore democratizzazione della vita dei partiti potrebbe rappresentare una svolta? IDV ancora fa fatica a prendere in esame la propria forma di partito personale. Il carisma di Di Pietro non è servito ad evitare di imbarcare nel partito personaggi come Scilipoti e Razzi. Una discussione pubblica più partecipata potrebbe servire a selezionare meglio l’élite del partito e a scongiurare compravendite in aula al momento del bisogno. A che punto è il vostro utilizzo del web e dei social network? Lei avrà inteso che sul web è vitale il confronto e il dibattito. Esserci ma estraniarsi da esso è controproducente. Berlusconi ha risolto inviando messaggi preregistrati, come un tempo faceva con le cassette. Invece altri politici si affidano a strampalate campagne pubblicitarie su Youtube (vedi Formigoni). Come collocare IDV in mezzo a questi eccessi?

Potrei dire che questo è il prezzo da pagare per la trasformazione di un piccolo movimento a un partito che aspira a diventare di massa ma sarebbe una risposta troppo semplicistica. L’Idv due anni fa ha tenuto il suo primo congresso nazionale, a cui sono seguiti congressi regionali, provinciali e comunali. Soltanto il questo modo, dandoci cioè una struttura democratica a tutti i livelli, il mio partito potrà crescere. Errori ce ne sono sicuramente stati, ma fanno parte tutti della vita precongressuale dell’Idv. E’ anche vero che soltanto con il ritorno delle preferenze, chiedendo cioè ai cittadini da chi vorranno essere rappresentati, questi errori potranno essere evitati. Ricordo, inoltre, che la compravendita si fa in due. Se Scilipoti e Razzi si sono fatti comprare è perché c’è qualcuno che li ha corrotti. Su questo, grazie a un esposto di Antonio Di Pietro, sta indagando la magistratura.

Per quanto riguarda il web sono assolutamente d’accordo. Ovviamente, per me che sono nato quando ancora non c’era la televisione, nel 1949, è stato complicato adattarmi alle nuove tecnologie, ma sapevo e sono sempre più convinto che in esse c’è il futuro della comunicazione e della politica. Sono attivo su facebook, su twitter, su google+, ho un blog e, da qualche settimana, proprio per utilizzare pienamente le potenzialità del web, e lontano dalla campagna elettorale per evitare strumentalizzazioni, ho aperto un sito, www.politicaevalori.it, in cui chiedo a chiunque un contributo di idee e queste idee possono essere votate. E’ un tentativo, appunto, di non utilizzare il web passivamente e fatto per ridurre la distanza tra politica e società civile. Spero solo, perché non è questa l’intenzione, che non sia scambiato per uno strumento di propaganda. Se così fosse stato lo avrei fatto in piena campagna elettorale. E’ un laboratorio, spero abbastanza innovativo, di programma partecipato. Un work in progress e decideremo insieme cosa fare in futuro. Anche il mio partito ha puntato sul web per la comunicazione. Ha rinunciato ad avere un giornale di partito con i soldi pubblici e ha come canali di comunicazione soltanto il sito dell’Idv, i blog degli esponenti politici a partire da Di Pietro, una web tv e i social network.

7) Per concludere, parliamo di digitale e di internet: abbiamo visto nascere il progetto del Movimento 5 Stelle, pur con qualche difficoltà interna. Alcuni sondaggi lo attestano al 7%. Si tratta di un movimento politico nato dal web. Tutto ciò è clamoroso ed è ancor più clamoroso se si pensa che accade in un paese in cui hanno accesso a internet circa il 58% delle famiglie. Molto meno della Svezia, per esempio. L’Agenda Digitale era lettera morta con Berlusconi. Digitale all’epoca significava solo digitale terreste – e televisioni sue, naturalmente. Abbiamo per anni ignorato che investimenti nella banda larga produrrebbero benefici per 1, 1.5 punti del PIL. Si può dire che abbiamo già completamente superato la Videocrazia? E’ bastata la defenstrazione del suo padrone? Oppure dobbiamo evolvere una cultura del digitale e di internet che invece ancora non abbiamo?

L’intuizione di Grillo è stata geniale perché forse è stato il primo a capire le potenzialità del web. Se quel 7 per cento dei sondaggi dovesse essere confermato credo che la loro presenza in Parlamento possa essere uno stimolo e un pungolo ulteriore. Quello che non mi piace è fare politica vestendo i panni dell’antipolitica, scimmiottando il Berlusconi dei primi tempi. Io diffido dell’antipolitica che è la negazione della politica e che, storicamente, sfocia sempre nell’avvento dell’uomo forte, autoritario, che arriva promettendo di risolvere tutti i problemi. Considero invece la politica, in astratto, alta e nobile. Ma è con la politica, non con l’antipolitica, che si risolvono i problemi del paese. Il mio sforzo è che si ritorni all’onestà e alla considerazione di una volta. Mi sento molto più vicino all’idea di politica di Aristotele, Montesquie o Croce che a quella di Beppe Grillo.

La cultura del digitale, per passare alla seconda parte della sua domanda, è ancora molto di là da venire. Ma non c’è dubbio che sia questa la strada da seguire sia per superare le anomalie della videocrazia sia perché, ne sono convinto, attraverso investimenti in questo senso si può creare maggiore occupazione. Non c’è dubbio che il web sia la forma più democratica degli attuali strumenti di comunicazione perché consente un’interazione che negli altri media è limitatissima.

Mi lasci concludere con una battuta. Tutta la campagna elettorale di Berlusconi, nel 2001, fu caratterizzata dallo sviluppo delle tre ‘i’, impresa, inglese e internet. Anche su questo il fallimento è stato totale. Berlusconi ha mantenuto solo un terzo della promesse, quella relativa alle imprese, ma solo le sue.

Evasione Slot Machine, un ordine del giorno ora impegna il governo

Ci ha pensato Barbato (IDV), oggi:

FRANCESCO BARBATO. Vorrei intervenire su questo argomento per farlo mettere in votazione, perché la posta in gioco è molto importante: ci sono 98 miliardi di euro che sono appesi dal 2004. Un certosino accertamento della Guardia di Finanza – importante ed instancabile – ha determinato questo risultato: accertarono che i concessionari di giochi non collegarono con la rete telematica le slot machine, le macchinette. Poiché il tema è molto sentito, soprattutto dai cittadini, dal momento che 98 miliardi di euro corrispondono a cinque manovre economiche che stiamo approvando oggi. In Italia, in Liguria, per esempio c’è il MIL – Movimento indipendentista ligure – che lunedì scorso ha manifestato sotto la prefettura di Genova per sollevare la questione di questi 98 miliardi, sui quali la politica da tanti anni non mette naso, anzi, ha aiutato troppo spesso i concessionari dei giochi, perché da troppi anni i concessionari dei giochi hanno alimentato, dato soldi, finanziamenti ad una certa politica. Allora, noi vogliamo vedere, visto che il Governo ci ha dato parere favorevole, se anche il Parlamento è dalla parte dei cittadini o dei concessionari dei giochi. È per questa ragione che chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Barbato n. 9/4829-A/121, accettato dal Governo. Pag. 210
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 523
Votanti 444
Astenuti 79
Maggioranza 223
Hanno votato
247
Hanno votato
no 197).

Questa la composizione dei votanti ribelli alle indicazioni dei relativi Gruppi parlamentari:

Il PdL ha votato in massa contro l’Odg di Barbato; il PD – questo è clamoroso – si è diviso in due. Fatto non nuovo, ma nella fattispecie, inaccettabile. Fra i parlamentari PD che hanno votato contro, tutti i radicali, Michele Meta e Paolo Gentiloni.

AGOSTINI Luciano (PD) Contrario
BACHELET Giovanni Battista (PD) Astenuto
BARBI Mario (PD) Astenuto
BELLANOVA Teresa (PD) Contrario
BENAMATI Gianluca (PD) Contrario
BOCCI Gianpiero (PD) Astenuto
BOCCUZZI Antonio (PD) Astenuto
BONAVITACOLA Fulvio (PD) Contrario
BUCCHINO Gino (PD) Contrario
CALVISI Giulio (PD) Contrario
CAVALLARO Mario (PD) Contrario
CORSINI Paolo (PD) Contrario
CUPERLO Giovanni (PD) Contrario
D’ANTONI Sergio Antonio (PD) Astenuto
DE BIASI Emilia Grazia (PD) Astenuto
DUILIO Lino (PD) Contrario
ESPOSITO Stefano (PD) Contrario
FARINA COSCIONI Maria Antonietta (PD) Contrario
FARINONE Enrico (PD) Contrario
FEDI Marco (PD) Contrario
GAROFANI Francesco Saverio (PD) Astenuto
GASBARRA Enrico (PD) Contrario
GATTI Maria Grazia (PD) Contrario
GENOVESE Francantonio (PD) Contrario
GENTILONI SILVERI Paolo (PD) Contrario
GINOBLE Tommaso (PD) Astenuto
GIOVANELLI Oriano (PD) Astenuto
GNECCHI Maria Luisa (PD) Astenuto
GRASSI Gero (PD) Astenuto
LOLLI Giovanni (PD) Astenuto
MARROCU Siro (PD) Contrario
MARTINO Pierdomenico (PD) Contrario
MASTROMAURO Margherita Angela (PD) Contrario
MATTESINI Donella (PD) Astenuto
MELIS Guido (PD) Astenuto
MERLO Giorgio (PD) Contrario
META Michele Pompeo (PD) Contrario
MOTTA Carmen (PD) Astenuto
MURER Delia (PD) Contrario
NACCARATO Alessandro (PD) Astenuto
PEPE Mario (PD) Contrario
PISTELLI Lapo (PD) Contrario
PIZZETTI Luciano (PD) Contrario
POLLASTRINI Barbara (PD) Contrario
PORTAS Giacomo Antonio (PD) Contrario
RIGONI Andrea (PD) Contrario
ROSSOMANDO Anna (PD) Contrario
SANI Luca (PD) Astenuto
SANTAGATA Giulio (PD) Astenuto
SPOSETTI Ugo (PD) Contrario
TEMPESTINI Francesco (PD) Contrario
TRAPPOLINO Carlo Emanuele (PD) Contrario
ZAMPA Sandra (PD) Astenuto

Le puntate precedenti:

1 – Chi ha raccomandato Corallo? – il ruolo della Farnesina nel caso del Re delle slot

2 – Il Bubbone delle Slot Machine: 98 miliardi

3 – Caraibi, Corallo e Walfenzao: i nomi chiave del caso Fini-Tulliani

Il Testo dell’Odg

Atto CameraOrdine del Giorno 9/4829-A/121

presentato da

FRANCESCO BARBATO

testo di

venerdì 16 dicembre 2011, seduta n.562

La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame si compone di 49 articoli raggruppati in quattro titoli, le cui disposizioni, nella loro eterogeneità, sono finalisticamente legate dal perseguimento di un triplice obiettivo: la crescita, l’equità ed il consolidamento dei conti pubblici;
inoltre, si tratta di un provvedimento collegato alla manovra di finanza pubblica rivolto ad attuare gli obiettivi concordati in sede europea per i nostri conti pubblici e per stimolare la crescita;
disposizioni alternative potevano comunque essere definite nel rispetto dei saldi finali, in particolare per quanto concerne il reperimento di nuove entrate attenuando le misure che gravano sui contribuenti, sulle prime case, o che aumentano le accise sui carburanti e le aliquote per il calcolo dell’IVA, oppure che taglieggiano le pensioni;
la legge attribuisce all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato – AAMS – un’ampia potestà nell’emanazione di disposizioni in materia di giochi pubblici dirette ad assicurare maggiori entrate;
il comma 3 dell’articolo 2 del decreto-legge n. 138 del 2011 (ora legge n. 148 del 2011) prevede che l’AAMS possa, con propri decreti dirigenziali, emanare tutte le disposizioni in materia di giochi pubblici utili al fine di assicurare maggiori entrate;
a titolo esemplificativo, e non esaustivo, la norma elenca una serie di ambiti in cui con i decreti emanati dall’AAMS sarà possibile dettare disposizioni, tra i quali anche la variazione della misura del prelievo erariale unico (PREU);
tale ultima previsione suscita dubbi di costituzionalità, in quanto rimette ad una fonte secondaria emanata da un’autorità amministrativa (decreto dirigenziale) la determinazione dell’entità di una prestazione di natura patrimoniale. Sarebbe opportuno che, nel pieno rispetto della riserva di legge prevista all’articolo 23 della Costituzione, la fonte di rango primario – in questo caso, lo stesso decreto-legge – quanto meno circoscriva puntualmente l’ambito dell’attività normativa rimessa all’autorità amministrativa;
le liti in cui sono parti i concessionari dei giochi e l’Amministrazione finanziaria dello Stato, aventi ad oggetto violazioni degli obblighi inerenti alle concessioni e pendenti alla data odierna davanti alla Corte dei conti hanno ad oggetto importi rilevantissimi pari complessivamente a circa 98 miliardi di euro;
un’indagine condotta nel 2007 sul settore dei giochi pubblici da una commissione ministeriale guidata dall’allora Sottosegretario per l’economia e le finanze Altiero Grandi e dal generale della Guardia di finanza Castore Palmerini aveva evidenziato un’enorme truffa ai danni dello Stato, per una cifra ammontante a 88 miliardi di euro;
nel luglio 2006, la Corte dei conti aveva delegato le attività investigative in merito al nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di finanza di Roma;
oltre al danno erariale, durante l’indagine è emersa la possibile infiltrazione di soggetti appartenenti alla criminalità organizzata in seno ad una delle società concessionarie, mentre risultano pendenti in proposito alcuni procedimenti di carattere penale affidati a diversi pubblici ministeri;
inoltre, la procura della Corte dei conti ha citato in giudizio dieci concessionari ed i controllori inadempienti dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS), contestando violazioni degli obblighi del concessionario, che non aveva provveduto a collegare gli apparecchi per il gioco d’azzardo per permetterne il controllo in tempo reale, come previsto dalla legge e che non aveva versato all’Erario ingenti somme relative al prelievo erariale dovuto sui proventi dei citati apparecchi di gioco;
la mancata connessione delle slot machine ha determinato, infatti, oltre al venir meno delle garanzie del dichiarato «gioco legale», a causa del consistente volume di «giocate» sfuggite al computo delle imposte, un ingente danno erariale;
in particolare l’erario non incamerava il prelievo erariale unico (PREU), il cui pagamento sarebbe stato evaso, o eluso con modalità di pagamento forfettarie, da parte delle società concessionarie; l’articolo 39, comma 13, del decreto-legge n. 209 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003, prevede, infatti, che agli apparecchi di gioco, collegati in rete, si applichi un prelievo erariale unico;
nel caso in cui gli apparecchi non trasmettano i dati del contatore di gioco viene applicato un PREU forfettario: tale PREU forfettario non è peraltro previsto da alcuna norma, e la determinazione della base imponibile presenta alcuni elementi di criticità, in ragione del fatto che essa viene calcolata sulla media delle giocate degli apparecchi in rete;
il settore dei giochi e delle scommesse ha realizzato un fatturato di circa 61 miliardi di euro nel 2010 è stato, fatturato che potrebbe raggiungere, nel 2011, i 70 miliardi di euro;
tale andamento del gettito riflette evidentemente la disperazione e la paura dei cittadini del nostro Paese, mentre è preoccupante l’aggravamento del fenomeno delle ludopatie;
diventa urgente un intervento organico in materia di giochi che consentirebbe di acquisire risorse da chi può e deve metterle a disposizione,

impegna il Governo

a prendere le opportune iniziative, anche legislative, fatte salve le prerogative del Parlamento, volte a:
consentire una definizione dei contenziosi esistenti in materia di concessioni attualmente in corso, definizione che potrebbe consentire il reperimento di nuove risorse anche cospicue non gravando sui cittadini;
inserire il mancato collegamento degli apparecchi di gioco alla rete telematica tra i casi di evasione tributaria per i quali l’articolo 5 del decreto legislativo n. 74 del 2000 prevede la pena della reclusione da uno a tre anni;
inibire la possibilità di concorrere all’assegnazione o al rinnovo delle concessioni in materia di giochi e scommesse alle società che abbiano in corso un contenzioso per inadempienze contrattuali nei confronti di amministrazioni pubbliche, ovvero nei cui confronti sussistano iscrizioni a ruolo, relative a tributi o contributi, definitive scadute e non versate.
9/4829-A/121.Barbato, Messina, Borghesi.

Molise, l’ovvia colpa di Grillo e le circonlocuzioni di Bersani

Bersani sul Molise fa un passo di danza e una capriola, smarcandosi da Franceschini che stamane figurava come il principale – e frettoloso e superficiale – commentatore del risultato delle elezioni regionali. Se Franceschini sostiene che la sconfitta in Molise è tutta “colpa di Grillo” che avrebbe sottratto – rubato? – i voti al centrosinistra nella configurazione a tre inaugurata a Vasto (che novità!). Per il segretario, invece, “si può sempre intercettare meglio ma basta guardare i dati, abbiamo rimontato di venti punti, un risultato che avrei preferito fosse migliore, certo, ma francamente non se me l’aspettavo, insomma ci siamo andati vicino”.

Eh, quel ci siamo andati vicino sa proprio di beffa, non è vero? Il vicino che intende Bersani è vero solo in termini percentuali, poiché in termini assoluti il centrosinistra, rispetto alle precedenti elezioni regionali svoltesi nel 2006, è passato dai 95.010 voti agli 87.637, che significa -8% (stesso discorso vale per il PdL – non festeggiare troppo, Alfano – che passa dai 112.152 voti del 2006 agli 89.142 di quest’anno, -20%).

“Un risultato”, continua Bersani, “che è stato compromesso dalla dispersione, di questo bisogna prendere atto e farcene carico”. La dispersione è, nel favoloso mondo di Bersani, il voto andato al Movimento 5 Stelle: 10.650 elettori che, anziché scegliere l’astensione, hanno deciso di far valere il proprio voto al di fuori della dicotomia candidato PdL e candidato ex PdL. E la profonda analisi del segretario continua con questo formidabile pensiero:

“I grillini hanno pescato da tutti i lati, ribadisco che quel movimento ha elementi di cui vogliamo tenere conto. Sono importanti sia le ragioni che di chi vota, sia di chi non vota e anche chi per disaffezione disperde il proprio voto. Io voglio confrontarmi con tutti ma dico anche, a chi ha voce in capitolo, che c’è Cota in Piemonte e Iorio in Molise non mi sembra un gran risultato per questo movimento”.

Segretario, Cota in Piemonte e Iorio in Molise sono il risultato della stessa medesima coazione a ripetere: quando il PD rimane chiuso in sé stesso, non fa le primarie, non s’apre alla discussione pubblica, non incontra la domanda di partecipazione dei cittadini, allora il PD perde. Guarda caso il M5S ha successo in Emilia-Romagna, dove il PD è egemone nelle istituzioni politiche ed economiche da quarant’anni; in Piemonte, dove la presidente uscente Bresso esprimeva una politica vecchia e incapace di farsi carico della domanda di partecipazione alla deliberazione che proviene dalla Val Susa e dai cancelli di Mirafiori; e in Molise, dove il centrosinistra ha organizzato delle elezioni Primarie per scegliere un ex PdL.

Proprio così: Paolo Di Laura Frattura, imprenditore, attuale presidente di Unioncamere, è stato candidato nelle liste di Forza Italia, al fianco di Iorio, prima nel 2000 e poi nel 2005. Se poi pensiamo che in Molise l’Idv di Di Pietro ha candidato il figliol prodigo dell’ex magistrato di Mani Pulite, Cristiano, allora vien da chiedersi se il problema non sia più generale e non investi tutto l’asse della coalizione molisana di centrosinistra, troppo simile nella pratica politica a quella del centrodestra per potersi distinguere e farsi riconoscere.

 

 

 

 

 

Cristiano Di Pietro, il bamboccione: storia del circolo ribelle Idv di Termoli

Molise, elezioni regionali del 17-18 ottobre. Non potete immaginare il conciliabolo che ha agitato la cittadina di Termoli nelle scorse ore. Chi candidare? Immaginate il circolo Idv di Termoli, la sera, chiuso in stanze dimesse, a snocciolare la rosa dei nomi dei candidati da mettere in lista. Lo stesso circolo che mesi fa litigava con la segreteria romana, debitamente rappresentata in loco dal figlio del Presidente dell’Idv, Antonio di Pietro, al secolo Cristiano, passato agli onori della cronaca per delle intercettazioni in cui il medesimo cercava di raccomandare alcune persone all’ormai ex provveditore alle opere pubbliche della Campania e del Molise Mario Mautone, condannato con rito abbreviato a due anni per illeciti in materia di appalti.

Così a Termoli è scoppiato di nuovo il finimondo quando Roma ha imposto la candidatura di Cristiano alle prossime elezioni regionali:

Cristiano Di Pietro, il figlio del leader Antonio Di Pietro, dopo esserne riuscito a venirne fuori dall’inchiesta che lo ha visto indagato per corruzione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio è pronto per il grande salto. Dal consiglio provinciale al consiglio regionale, con stipendio dieci volte maggiore e soprattutto una bella pensione garantita dopo 60 mesi di duro lavoro nell’aula consiliare di Campobasso. (I segreti della Casta).
Alla notizia, tutto il circolo cittadino dell’Idv di Termoli è uscito dal partito. Una dimissione di massa contro l’ennesimo caso di nepotismo interno all’Idv. Termoli aveva già mostrato segni di dissidenza rispetto alle direttive romane anche in occasione delle scorse elezioni. Era Febbraio e l’onorevole Anita Di Giuseppe doveva emettere un comunicato con cui stigmatizzava il comportamento degli affiliati di Termoli:
In merito alla nota stampa diffusa dal Circolo Cittadino IdV di Termoli, riteniamo di dover intervenire con alcune precisazioni.
Ribadiamo che la linea politica adottata dalla Segreteria Regionale rispetto ai temi delle alleanze all’interno del centrosinistra, coincida con la linea politica dettata dal presidente Antonio Di Pietro e stabilita anche in sede dell’ultimo direttivo nazionale dell’Italia dei Valori tenutosi a Tivoli in data 14 e 15 gennaio.
Quanto sostenuto dal Circolo di Termoli voglia spingere il Partito ad accettare e ad adottare l’unica e sola proposta che è venuta fuori dal dibattito dell’assemblea degli autoconvocati (vale a dire l’applicazione dell’istituto delle Primarie), è una posizione fortemente in contrasto con le direttive nazionali ribadite non più di 48 ore fa dal leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. L’Italia dei Valori, tramite il suo Segretario Regionale, già da tempo sta perseguendo l’ obiettivo indispensabile per un cambio di rotta di questa regione: l’unità della coalizione intorno ad un programma elettorale valido e credibile.
Unità sancita da una serie di documenti firmati da tutti i partiti della coalizione, che renda trasparente e incontestabile la volontà dell’Italia dei Valori ad affrontare i prossimi appuntamenti elettorali in modo competitivo e possibilmente vincente.
Avendo già chiarito in diverse occasioni che lo strumento delle primarie non appartiene allo statuto del nostro partito, nel pieno rispetto delle opinioni altrui, crediamo sia auspicabile che tutti gli iscritti, osservino le direttive nazionali e regionali senza creare ulteriori situazioni di imbarazzo.
Alla luce di ciò, ritenendo la posizione del Circolo IDV di Termoli strumentale e inopportunamente ostativa al raggiungimento dell’unità, si ritiene necessario prendere provvedimenti utilizzando tutti gli strumenti a disposizione per garantire la univocità dei metodi, nei confronti di coloro che, con azioni antitetiche, non rispettano il Partito e la sua linea politica nazionale.
On. Anita di Giuseppe
Cristiano Di Pietro – responsabile enti locali ed eletti idv molise

(altramolise.it)

In sostanza il circolo di Termoli poneva in essere degli ostacoli all’unità dogmatica del centro-sinistra che in realtà, in quell’area, è quantomeno rissoso, neanche in grado di definire le candidature alle elezioni comunali. Allora si aprì un conflitto sui nomi di un certo Monaco e di tal D’Ambrosio con il PD molisano:
Il Tavolo Politico del centrosinistra, che in un crescendo di paradossi e giochi di prestigio ha perso pezzi e autorevolezza, non ha prodotto alcun candidato unitario, dopo le debacle di nomination degli ultimi giorni. […] l’Italia dei Valori ha risolto la questione. Il Circolo Cittadino di Termoli ha confermato, con estrema chiarezza, la propria posizione. Lo ha fatto con una nota stampa […] sostiene che «Il Circolo Cittadino dell’Italia dei Valori di Termoli, in riferimento alla scelta del candidato Sindaco al Comune per il centrosinistra, nello spirito unitario che ha sempre caratterizzato l’azione politica ed amministrativa del proprio gruppo nel Comune di Termoli, dichiara di sostenere la candidatura a Sindaco della città di Termoli nella persona di Filippo Monaco, quale espressione di una evidente volontà popolare, e di garante della continuità con la precedente amministrazione Greco» (primonumero.it).
Pare che il circolo di Termoli faccia politica ‘dal basso’: petizioni, class action, primarie. Tutto questo armamentario di iniziative è inviso alla segreteria regionale poiché destabilizza le alleanze locali con PD e quel che resta di Rifondazione. In particolar modo, l’attivismo del circolo contrasta con le esigenze di unitarietà del centro-sinistra finalizzate meramente a vincere le competizioni elettorali con il centro-destra, costi quel che costi. In altre parole: nessuno disturbi i capibastone PD dell’area.
In questo contesto, Cristiano Di Pietro appare come una sorta di commissario che viene messo dalla segreteria nazionale per evitare imbarazzanti litigi con gli alleati del futuro Nuovo Ulivo. Il figlio di Di Pietro è da anni un dirigente del partito in Molise. Chi conosce la realtà dell’Idv a livello locale e sublocale, non si è stupito più di tanto. Idv è un partito personalistico, familistico: di fatto impiegato come un’azienda di famiglia.