Trattativa Stato-Mafia, il generale Subranni indagato?

Il Generale dell’Arma dei Carabinieri Subranni, nel 1992 a capo del Ros e degli ufficiali Mori e De Donno, pare essere stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Palermo nell’ambito della vicenda trattativa stato-mafia. Gli stessi Mori e De Donno sono sotto processo, accusati di aver favorito la latitanza di Provenzano. Mori nel 2006 fu assolto invece dall’altra accusa infamante di favoreggiamento e depistaggio delle indagini per non aver perquisito il covo di Riina, fino ad allora sorvegliato dagli uomini del Crimor che procedettero all’arresto del Capo dei Capi (fu inquisito anche il capitano Sergio De Caprio, poi assolto, per la stessa accusa, il cosiddetto capitano Ultimo, celebrato nelle fiction fasulle di Mediaset).
Insomma, c’è del marcio in Danimarca. La vicenda della cattura di Riina non è andata come ce l’hanno raccontata sinora gli stessi protagonisti. Riina fu arrestato nel 1993, ma stando al papello, già nel 1992 si preoccupava di far evitare il carcere duro ai boss ultrasettantenni, descrizione che stranamente gli calzava a pennello. E se Totò U Curtu si fosse consegnato egli stesso al Ros? Se la trattativa non fosse altro che una negoziazione di una resa – per così dire – condizionata? Riina al momento della cattura non era più indispensabile all’organizzazione. Si stava preoccupando di definire il passaggio di poteri. E bussò alle porte dello Stato, a quelle porte che conosceva bene. Un quadro assurdo e complicato dove non si capisce chi ci abbia guadagnato e chi no. E poi c’è il Crimor, il corpo speciale del Ros, che brillò per le catture di Riina e Brusca. Operava correttamente o era anche esso inquinato? O il Crimor era depistato, oppure depistava. E il ruolo di Subranni? Borsellino, in un colloquio con la moglie, lo definì punciutu, affiliato alla mafia. Cosa che per un generale dell’Arma può essere tradotta con un solo termine: "alto tradimento".

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    • tutta la "catena di comando" dei Ros. Colonnelli, generali, maggiori, capitani. Sono sott’accusa, sono sospettati. Per la mancata perquisizione del covo di Totò Riina nel 1993. Per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995. Per i patti e i ricatti fatti fra il massacro di Capaci e quello di Via D’Amelio nel 1992

    • Per le rivelazioni della vedova di Paolo Borsellino nell’agosto del 2009: "Mio marito mi ha detto che il generale Subranni era punciutu". Letteralmente significa affiliato a Cosa Nostra

    • da ieri si rincorrono voci su nuovi "avvisati" alla procura di Caltanissetta, in particolare voci sul generale Subranni

    • Qualcuno parla di un "atto dovuto" dopo le dichiarazioni della vedova Borsellino, qualcun altro – anche se la notizia è ufficialmente smentita – racconta che l’alto ufficiale sarebbe stato già indagato per favoreggiamento

    • Il generale Antonino Subranni, diciassette anni fa era il comandante dei Ros ed era il diretto superiore del colonnello Mario Mori, l’ufficiale – poi diventato capo dei servizi segreti nel penultimo governo Berlusconi – che oggi è a processo a Palermo (con il colonnello Mauro Obinu) per avere favorito Provenzano in una latitanza lunga quarantatré anni.

    • Nello stesso procedimento è ancora sub iudice anche Subranni, già indagato per favoreggiamento aggravato. Per lui il sostituto procuratore Nino Di Matteo ha chiesto l’archiviazione, il fascicolo è ancora sulla scrivania del giudice per le indagini preliminari.

    • Sono i Ros più di ogni altro soggetto istituzionale o apparato poliziesco i protagonisti di quella stagione fra stragi e mercanteggiamenti, colloqui riservati, contrattazioni.

    • È il capitano Giuseppe De Donno – ma lui nega e annuncia querela – che viene citato dall’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli come l’ufficiale che avvicina il direttore degli Affari penali Liliana Ferraro per dirle che "Ciancimino sta collaborando"

    • È sempre De Donno con il colonnello Mori che incontrano più volte don Vito per trattare con Totò Riina e, secondo Massimo Ciancimino, visionano il "papello".

    • È sempre Mori, secondo l’ex presidente della commissione parlamentare Luciano Violante, che vuole perfezionare un patto "politico" con Ciancimino.

    • È sempre il generale Subranni, secondo ancora Massimo Ciancimino, "che in un primo momento era il referente capo" di De Donno e di Mori. Un elenco interminabile di incontri e di abboccamenti, tutti finalizzati alla "trattativa" con i Corleonesi alla vigilia dell’uccisione di Borsellino.

    • I Ros hanno agito autonomamente? Hanno trattato per loro conto con Totò Riina? Hanno ricevuto un mandato politico o si sono abbandonati a scorribande sbirresche? "Mio padre mi ha detto che quegli ufficiali erano accreditati da Mancino e Rognoni", dichiara a verbale Massimo Ciancimino.

    • Nicola Mancino, che al tempo era ministro degli Interni, da mesi smentisce ogni trattativa. Virginio Rognoni, che al tempo era ministro della Difesa, dice che non "ha mai saputo nulla".

    • Chi ha "autorizzato" la trattativa con il capo dei capi di Cosa Nostra?

    • i magistrati ordineranno una perizia grafica per vedere chi ha materialmente scritto quelle richieste dettate da Totò Riina

    • I primi sospetti si stanno allungando su uno dei figli del boss di Corleone. E sul fidato Antonino Cinà, il mafioso più vicino a Riina in quell’estate del 1992

    • La prossima settimana forse arriveranno a Palermo anche le registrazioni – altra promessa di Massimo Ciancimino – dei colloqui avvenuti fra don Vito e il colonnello Mori e il capitano De Donno durante la "trattativa". Ha spiegato il figlio dell’ex sindaco: "Mio padre non si fidava di quei due e così ha registrato tutto"

    • Il contenuto del "papello" già noto ieri l’altro nel dettaglio oggi è un "atto pubblico"

    • I 12 punti sono elencati, uno dopo l’altro

    • Un’altra riga sull’abolizione del monopolio Tabacchi e un riferimento a "Sud partito". La Lega del Sud. Il sogno indipendentista dei mafiosi che non muore mai

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Papello di Riina, Mancino e Rognoni in cima alla lista.

Ora dovranno fare un grande sforzo per ricordare. Poiché verrà chiesto loro perché i loro nomi campeggiano in cima alla lista di richieste che la Mafia fece pervenire a Ciancimino e che questi poi allungò al Ros. Mori e de donno non lavoravano per conto proprio, il loro responsabile era al corrente di queste informazioni. Il suo nome compare stamane per la prima volta in un articolo del Corriere: Mori e De Donno rispondevano al generale dei Carabinieri Subranni. Subranni era il loro responsabile e come tale doveva conoscere le loro operazioni e i loro tentativi di abboccamento con Don Vito Ciancimino.
Stasera è stato pubblicato il Papello. E’ un vero e proprio programma politico, con tanto di riforma della giustizia, l’abolizione del 41bis, un diverso sistema elettivo. E soprattutto quei due nomi.
Di Mancino sappiamo già molto. Ora sarà interessante sapere chi è Virginio Rognoni. DC della corrente anderottiana, Rognoni nel 90-92 è stato Ministro della Difesa. Ma fu anche Ministro dell’Interno dal 1978 al 1983, durante gli anni di piombo. Ai tempi fu oggetto di critiche pesanti da parte del PCI per non aver protetto a sufficienza il gen. Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia.

Subranni è il comandante dei ROS

“Esatto. Poi questo suo quesito lo fa al signor Franco. Il signor Franco lo conosco allo stesso modo di Bernardo Provenzano (…)”.

Il signor Franco è dei servizi segreti?

“Sì. E il signor Franco risponde a mio padre che il carabinieri non sono cosi’ ingenui e sprovveduti, ma che c’erano due soggetti informati e… costantemente tenuti al corrente di quelle che erano le fasi della trattativa, e nel caso in grado di poter attuare le richieste. Il ministro dell’interno Mancino e un altro soggetto politico”

Rognoni?

“Sì”’.

Quindi suo padre sa questo dal signor Franco?

“…che sono informati, cosa che non entusiasma mio padre per niente”

E si fida del signor Franco?

“Ne parla anche con i Carabinieri e loro stessi gli confermano la stessa cosa”.

Il colonnello Mori?

“Sì, il colonnello Mori. Ma la cosa importante è che mio padre di questo diciamo rapporto a monte non è per niente soddisfatto”.

Quindi non gli bastano Mancino-Rognoni?

“Esatto, non gli bastano… secondo lui, l’unica persona che ha lo spessore morale per garantire la trattativa, e che era quasi un incubo di mio padre, perché era convinto che Violante comandasse…”

Comandasse che cosa?

“Era convinto che Luciano Violante comandasse la magistratura (…)”

E Mori ne parla con Violante?

“Questo io… l’ho appreso leggendo i giornali”.

E lei che apprende invece da suo padre?

“Che Mori gli dice che non si poteva coinvolgere l’onorevole Violante (…)”. Però suo padre chiede di essere ricevuto dal Presidente della Commissione Antimafia (..) “Quando Violante divenne Presidente della Commissione”.

Quindi Violante ha detto no alla trattativa perché non ha voluto essere il garante dell’operazione. E dice no anche semplicemente ad ascoltare Ciancimino…

“Strano come l’unico politico condannato per mafia non sia stato mai ascoltato nonostante le sue continue richieste…”

La Ferraro della cir­costanza parlò già nel 2002 col pubblico ministero fiorentino Gabriele Chelazzi che indagava sulle stragi del ’93. Quando De Donno andò a trovarla — ha ricordato ieri la Ferraro — era sconvolto per la morte di Falcone avvenuta cir­ca un mese prima, era in cerca di nuovi riferimenti giudiziari per le indagini, e lei lo invitò ad affidarsi a Borsellino, al­l’epoca procuratore aggiunto di Palermo.

Pochi giorni dopo, a Fiumicino, la stessa Ferraro ri­ferì a Borsellino il colloquio con l’ufficiale dell’Arma, avve­nuto su richiesta del magistra­to che aveva annotato il nome «Ferraro» sulla sua agenda

Con lui c’era la moglie Agnese, la quale già nel 1995 aveva parlato dell’incontro da­vanti alla Corte d’assise

ha aggiunto un particolare che potrebbe legar­si alle ultime novità emerse. Agnese Borsellino ha rivelato che pochi giorni prima di mori­re nella strage di via D’Amelio (19 luglio ’92), suo marito le confidò di aver maturato dei dubbi sul generale dei carabi­nieri Antonio Subranni, all’epo­ca comandante del Ros, il rag­gruppamento speciale di cui fa­cevano parte De Donno e l’allo­ra colonnello Mori, cioè i due carabinieri che avevano aggan­ciato Ciancimino

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    • È stato sentito per circa tre ore, dai pm di Palermo e Caltanissetta, l’ex ministro socialista della Giustizia Claudio Martelli
    • Martelli, ascoltato a Roma, ha ribadito i concetti espressi nel corso della puntata dell’8 ottobre di Annozero: «Intuii che Borsellino sapesse della trattativa fra Stato e boss per fare cessare la stagione delle stragi -ha detto- e di recente me lo ha confermato Liliana Ferraro», l’ex direttore degli Affari penali del ministero della Giustizia
    • Pure la Ferraro è stata ascoltata dai magistrati siciliani, ieri a Roma. Martelli ha negato di avere ricordato soltanto ora fatti risalenti al 1992: «Avevo parlato in numerose interviste dei miei dubbi sulla formazione del governo Amato, nel 1992, delle pressioni che subii per lasciare la Giustizia e andare alla Difesa, e della situazione di Vincenzo Scotti, che dovette lasciare gli Interni a Nicola Mancino»
    • La Ferraro, oggi stretta collaboratrice dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, direttore del Cesis (il coordinamento tra Servizi segreti), ieri ha parzialmente confermato questa versione, sostenendo di non averla rivelata prima perchè essa era nota anche ad altri soggetti istituzionali, in particolare investigatori.
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    • il ‘papello’, cioè l’elenco delle richieste scritte su un foglio formato A4
    • accanto a questo elenco spunta a sorpresa un altro ‘papello’ con le proposte e le modifiche ai 12 punti pretesi dai corleonesi che don Vito Ciancimino avrebbe scritto di proprio pugno e consegnato all’allora colonnello del Ros, Mario Mori
    • Il fatto, inedito, è documentato dal L’espresso con alcune foto dei fogli in cui si leggono al primo punto i nomi di Mancino e Rognoni; poi segue l’abolizione del 416 bis (il reato di associazione mafiosa); “Strasburgo maxi processo” (l’idea di Ciancimino era quella di far intervenire la corte dei diritti europei per dare diverso esito al più grande procedimento contro i vertici di Cosa nostra); “Sud partito”; e infine “riforma della giustizia all’americana, sistema elettivo…”.
    • Su questo “papello” scritto da Vito Ciancimino era incollato un post-it di colore giallo sul quale il vecchio ex sindaco mafioso di Palermo aveva scritto: “consegnato al colonnello dei carabinieri Mori dei Ros”. Per gli inquirenti il messaggio è esplicito e confermerebbe il fatto che ci sarebbe stato una trattativa fra i mafiosi e gli uomini delle istituzioni.

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