4 Dicembre: Spatuzza Day.

Uno spettro si aggira per Palazzo Chigi: l’ombra di una accusa infamante, che ridurrebbe quel che resta di Mr b a una controfigura dello statista che desiderava d’essere.
Gaspare Saptuzza sarà ascoltato al processo d’Appello a Dell’Ultri in corso a Palermo. Spatuzza riconfermerà presumibilmente le accuse a Autoreuno e a Autoredue, i mandanti occulti delle stragi del 1992-93. Le dichiarazioni di Spatuzza già contribuirono a scrivere pagine e pagine della richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla strage di Via dei Georgofili a Firenze. L’inchiesta fu archiviata per l’impossibilità di procedere oltre nelle indagini e chiarire effettivamente il ruolo e la responsabilità penale di Autoreuno e Autoredue. Il 4 Dicembre forse verrà rivelato al pubblico la verà identità dei due cospiratori. Verrà portata alla luce la vera genesi della Seconda Repubblica, fondata non già sul lavoro, ma sul patto fra Stato e Mafia. Qualcosa che sa di criminoso.
Intanto i giornali, soprattutto quelli di proprietà del Padrone, mettono le mani avanti e, ancor prima di sentire le dichiarazioni del pentito, parlano di complotto e di toghe rosse. Si fa a gara per soccorere il Capo. Il ddl del processo breve avrà una corsia preferenziale in Commissione Giustizia al Senato e, in men che non si dica, sarà legge. Eppure non sarà sufficiente. L’accusa di collusione con la mafia è un’accusa grave. Dell’Utri si è già beccato nove anni in primo grado. E il processo d’Appello si è rimpolpato con i documenti di Ciancimino e le dichiarazioni di Spatuzza. Oggi pure Il Riformista, il giornale in quota PD ma edito dagli Angelucci, prossimi al finto-premier ma anche a D’alema, si è cimentato in una ipotetica ricostruzione dei fatti successivi alla strage di Via D’amelio, e alle indagini di Ilda Bocassini quando era pm a Caltanissetta. Secondo l’autrice dell’articolo, sarà Ilda Bocassini a salvare Mr b. L’illuminante intuizione deriva dal fatto che – sempre secondo l’autrice – la Bocassini avrebbe messo in discussione l’attendibilità dei pentiti Spatuzza e Scarantino. Tutto ciò non corrisponde al vero, ed è la stessa autrice dell’articolo a dircelo: è Spatuzza a smentire Scarantino sulla ricostruzione della strage che uccise Borsellino. E la Bocassini non credeva proprio a Scarantino, l’impostore, il falso pentito mentitore che depistò le indagini o fu proprio imbeccato dagli stessi magistrati della procura di Caltanissetta, colleghi della Bocassini, che secondo quest’ultima "avevano fretta di trovare un colpevole".
E’ forse un caso di soccorso rosso? Proprio oggi Bersani ha dichiarato che il ddl sul processo breve deve essere ritirato. Ed ha riproposto il vecchio straccio di riforma della giustizia proposto qualche anno fa da Luciano Violante, che aveva fra i suoi punti cardine la separazione delle carriere fra magistratura giudicante e magistratura inquirente, e l’attribuzione dell’iniziativa d’indagine in via esclusiva alla polizia giudiziaria togliendola al pm, il quale potrebbe poi aprire fascicoli solo sui casi riportati dalla polizia, organo del Ministero dell’Interno, quindi sotto controllo governativo. Fortunatamente la proposta del segretario PD è caduta nel vuoto.

  • Spatuzza e Scarantino, quando era la Boccassini ad avere dubbi sui pentiti – di Marianna Bartoccelli

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    • Chi potrebbe salvare – o almeno fare chiarezza – il presidente Berlusconi e il fondatore del suo partito, che allora si chiamava Forza Italia, Marcello Dell’Utri dalle accuse del pentito o quasi Gaspare Spatuzza è, incredibilmente, Ilda Boccassini

    • La Boccassini arriva a Caltanissetta subito dopo la strage Borsellino, visto che aveva chiesto di essere applicata proprio lì per indagare sulla strage di Giovanni Falcone

    • E, quando venne ammazzato il pm Paolo Borsellino, la struttura investigativa capeggiata da Arnaldo La Barbera si chiamava gruppo Falcone-Borsellino

    • È stata proprio la Boccassini a dire che Scarantino non era per niente credibile. Al punto che scrisse una lunga lettera con la quale diceva di voler tornare alla procura di Torino perchè a lei la conduzione delle stragi non piaceva affatto.

    • Nell’ottobre 1994 la Boccassini, insieme all’altro pm di Caltanissetta, Roberto Saieva, lasciarono scritto ai colleghi che il pentito Scarantino era sostanzialmente inattendibile, e che bisognava svolgere ulteriori e urgenti accertamenti per metterlo alle strette e smascherare le sue eventuali manovre intorno alla strage di via D’Amelio

    • lo stesso Scarantino oggi contraddetto da Spatuzza

    • È la vicenda del furto della Fiat 126, successivamente imbottita di esplosivo, di cui oggi si autoaccusa proprio Spatuzza. Boccassini e Saieva consigliavano nuove verifiche su quel pentito traballante, e scrivevano: «Rinviare il compimento dei necessari atti d’investigazione potrebbe avere come effetto di lasciare allo Scarantino una via aperta verso nuove piroettanti rivisitazioni dei fatti»

    • Siamo ormai nella fase Spatuzza che mette anzi rimette in circuito i fratelli Graviano, giovani ma potenti di Brancaccio, che sono riusciti, mentre erano al 41bis, a mettere incinte le loro due donne; pare, cosi si scrisse, con l’inseminazione artificiale. Sono importanti i due Graviano perché sono accusati delle stragi del ’93, di cui si cercano i mandanti occulti.E soprattutto pare che dagli anni ’90 avessero rapporti con imprenditori del Nord. E ovviamente tocca a Caltanissetta metterci mano

    • l’ultima strage, quella a Milano del luglio ’93, avvenne quando era quasi certo che il Cavaliere scendeva in piazza con Forza Italia e Dell’Utri si sarebbe occupato di trovare l’ossatura dei candidati per il partito che apriva le sue nuove liste

    • Fu prima dell’annunzio delle liste che Graviano disse a Brusca che il nuovo potere era in mano loro e che quel potere avrebbe fatto quello che volevano

    • Graviano dava per certa la vittoria di Forza Italia, che Brusca voleva soprattutto che il nuovo partito diminuisse il 41bis, e che da pentito (anche dopo la riforma sui pentiti, conclusa dal ministro Fassino, il suo avvocato fu Luigi Li Gotti, un tempo sottosegretario alla Giustizia del governo Prodi; oggi senatore dell’Idv di Antonio Di Pietro) lancia accuse a Violante e alla sinistra ed è assistito da un legale vicino a Ligotti.

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    • Il ddl sul processo breve è ai blocchi di partenza al Senato, la maggioranza vuole approvarlo prima di Natale, l’opposizione protesta, Alfano litiga coi magistrati sul numero dei processi che salterebbero

    • è ben altra la preoccupazione che occupa le menti dei componenti la maggioranza, ai livelli bassi come a quelli alti. «Il processo breve che interessa tanto voi giornalisti rischia di essere superato dai fatti: a noi sta molto più a cuore la tegola che potrebbe arrivare sul premier», sintetizzano ai piani alti del Pdl

    • La “tegola” sarebbe la possibile concretizzazione delle vociferate novità in arrivo dalle procure di Firenze e Caltanissetta, quelle che indagano sulle stragi di mafia del ’93-’94

    • il “fattore Spatuzza”, con riferimento al pentito che punta il dito sul premier e che sarà sentito il 4 dicembre

    • Irridente il “Giornale”: «Scoppierà un nuovo presunto scandalo. Ve lo anticipiamo. Berlusconi è mafioso e responsabile delle stragi degli inizi degli anni Novanta»

    • Dietrologista “Libero”, che pur «senza prove» «scommette» sulla «già avvenuta» iscrizione tra gli indagati del premier e di Dell’Utri e si chiede: «Quando e perché verrà fatta trapelare l’indiscrezione?»

    • Definitivo per calembour il Foglio: «Come difendersi da uno Spatuzza che darà di mafioso a Berlusconi?»

    • «È chiaro», spiega una gola profonda, «che tutto lo sforzo di bloccare il processo Mills allo scopo di garantire a Berlusconi la presentabilità internazionale non servirebbe più a nulla». Perché «se è “impresentabile” un premier condannato in primo grado per corruzione, cosa potrebbe essere di un leader indagato per legami più o meno stretti con la mafia?»

    • questa evenienza sarebbe inaggirabile per via legislativa. Di qui l’idea di «parlare agli italiani». Allo scopo di fare per via politica ciò che non gli riesce per legge: ritrovare l’unanimità per andare avanti

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Il programma di Marino. Democrazia partecipata, Libertà, Diritti.

Marino si presenta a Il Riformista.
Aree tematiche:
democrazia partecipata, no al correntismo, laicità come metodo, diritti civili (testamento biologico, aborto, unioni civili), lavoro (norme antidiscriminatorie – parità congedi parentali – contratto unico e salario minimo, compartecipazione aziende al salario di solidarietà, disincentivi ai licenziamenti).

Sul contratto unico, Marino si distingue rispetto agli attuali orientamenti del duo sindacale CISL-UIL, che intenderebbero rafforzare la contrattazione aziendale parcellizzata, a scapito della uniformità e dell’uguaglianza dei lavoratori. Marino si pone in una posizione innovativa sostenendo la bozza Ichino, incentrata sul principio della flexsecurity, ovvero sull’idea di “ricollocare, non solo indennizzare” chi perde il lavoro, un progetto che irrigimenta la flessibiilità in un sistema di welfare “ri-generativo” della risorsa lavoratore.

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    • Ignazio Marino è visibilmente teso sulla bufera scoppiata attorno alle presunte irregolarità amministrative che secondo il Foglio gli sarebbero costate nel 2002 le dimissioni dalla guida dell’Ismett
    • In questo forum con il Riformista, il chirurgo genovese torna sul merito della questione, si professa offeso per le «gravissime bugie» apparse su alcuni giornali e conferma le querele non solo al quotidiano di Ferrara ma anche a quelli che «hanno messo le bugie pure nei titoli».
    • parla lungamente del partito che ha in mente, «liberato dalle correnti e di democrazia partecipativa»
    • le “sue” primarie imperniate su temi concreti ma tratteggia anche qualche scenario postcongressuale
    • è scontato, ad esempio, che chi vince le primarie può legittimamente aspirare tra tre anni a correre per la presidenza del Consiglio, qualsiasi siano le alleanze.
    • Stanco di essere identificato soltanto con il tema della laicità, che considera «un metodo»
    • rilancia i punti su cui vorrebbe confrontarsi con gli altri due candidati alle primarie.
    • A Pierluigi Bersani e Dario Franceschini chiede un dibattito sul precariato, sulle ricette contro la crisi economica, ma anche sulle donne, sull’aborto, sul nucleare e sulle unioni civili.
    • al Democratic Party di Genova, quello nazionale, c’è un programma che pullula di ministri «e non riescono a trovare un buco in cui inserirmi».
    • Il chirurgo è amareggiato anche per «le altre, gravissime bugie che mi hanno offeso moltissimo. Non sono stato licenziato, se ci sono state irregolarità o discrepanze sui rimborsi, sono cose che accadono e che vengono ricontrollate in quelle università ogni sei mesi. E non vengono mai utilizzate per dire che uno non è una persona per bene».
    • Marino racconta di aver saputo da molti centri in cui ha lavorato in passato che una serie di giornali hanno chiamato per avere informazioni su di lui: «Alla fine dovrò ringraziarli. Mi hanno raccontato le università che i giornalisti sembravano delusi per i commenti positivi. L’intenzione di una cosa organizzata così, telefonando in tutto il mondo, non mi pare quella di fare uno scoop. Ma di capire se una persona può essere eliminata dalla corsa alla segreteria del Partito democratico. Soprattutto nel momento in cui quella persona dice che vuole elevare il dibattito congressuale e non fare il dibattito sulle correnti, sugli individui e su tutte quelle cose che stanno danneggiando questo straordinario progetto».
    • Altrettanto grave, per me, è l’accusa del Giornale pubblicata in prima pagina che io sarei un esperto di eutanasia. Per un chirurgo che ha passato tutta la vita a salvare vite umane in due paesi – io ho la licenza negli Stati Uniti e in Italia – l’accusa di omicidio volontario, è un’offesa davvero gravissima e sarà molto difficile per il Giornale dimostrare che sono un esperto di eutanasia».
    • «Mi sembra su tanti temi Pierluigi Bersani e Dario Franceschini (li cita sempre per nome e cognome, ndr), pur facendo politica da oltre un terzo di secolo, sono evidentemente in grave difficoltà».
    • Pierluigi Bersani è sostenuto da alcune persone convinte che si debbano fare i respingimenti, mentre altri pensano il contrario. Ha politici dalla sua parte che pensano che la vicenda di Welby sia un eclatante caso di eutanasia, altri pensano che sia un riconoscimento della libertà di scelta rispetto alle terapie come è scritto nell’articolo 32 della Costituzione. Gli stessi problemi, in aree simili, si trovano nell’area di Dario Franceschini
    • la sua è una mozione e una sfida politica «dei sì e dei no chiari», compresa la querelle di questi giorni sulle correnti. «Da quando io ho affermato che vorrei una sola corrente nel partito, quella dei circoli, tutti si dichiarano favorevoli a scioglierle. Parole molto apprezzabili, ma quand’è che Bersani e Franceschini si decideranno a passare ai fatti? Noi della mozione Marino non abbiamo correnti
    • molti pensano che dietro di lui ci sia l’ex plenipotenziario di Veltroni, Goffredo Bettini. «Dietro di me non c’è proprio nessuno, affianco a me ci sono moltissime persone valide. Certo, c’è anche un intellettuale e un politico come Bettini, eravamo “compagni di banco” al Senato durante il governo Prodi. Penso che sia una persona di grande generosità intellettuale ma ha già detto pubblicamente che il suo sarà un contributo intellettuale»
    • Marino può correre per la leadership con quest’idea, ma poi si tratterà, se vince le primarie, di governare anche le mille anime del partito contro le quali punta oggi il dito. «Ha visto che dopo la mia proposta sulle unioni civili è intervenuto subito anche Franceschini?», replica, «È ovvio», sorride malizioso, «poi deve fare i conti con la Binetti e con Rutelli. Ma intanto ha fatto questa dichiarazione. Io penso a un partito in cui non ci sia il “sì ma anche”, “va bene, ma anche”. Si presentano proposte che di volta in volta sono frutto di una riflessione, anche nei circoli».
    • Ecco, la parolina magica, i circoli, la democrazia partecipata. Cosa c’entrano con una eventuale querelle sulle coppie di fatto o su una norma della finanziaria? «Se non si trova un accordo tra dirigenti del Pd, io sono per convocare rapidamente tutti i circoli d’Italia e fare discussioni collegiali. Dobbiamo avere meccanismi di democrazia partecipata come esistono negli Stati Uniti e in altri paesi. In America, quando il governo decide di cambiare delle cose nella sanità, manda dei gruppi a parlarne nel paese reale e dà addirittura, sul Federal register, un tempo per dare a tutti l’opportunità di dire cosa pensano. Questo è il partito a cui penso».
    • Marino insiste: «Dopo una consultazione così ampia bisogna raggiungere una decisione che venga lealmente supportata da tutti. Ma dico, è così difficile fare come hanno fatto Barack Obama e Hillary Clinton? Non è che si siano scambiati esattamente delle gentilezze, durante le primarie. Ma dal giorno dopo della vittoria di Obama si sono messi a lavorare assieme.
    • se vince le primarie, imbarcherà Franceschini e Bersani nella squadra? «Bè, sicuramente l’idea è quella di coinvolgere le intelligenze migliori. Certamente, ho un’idea inclusiva del partito
    • «Io mi candido a fare il segretario del partito. Se non ci riuscissi e il voto della nostra mozione fosse importante, non faremo patti con nessuno. Ci riuniremmo, stabiliremmo una decina di punti irrinunciabili e sulla base di quei punti daremmo sostegno a un candidato o a un altro»
    • E chi conquista la segreteria del Partito democratico in autunno può correre per Palazzo Chigi o il candidato premier andrà concordato con gli altri partner della coalizione? «Io immagino che debba essere anche il candidato premier.
    • Che pensa il candidato-chirurgo del premier Berlusconi, ha bisogno di cure? «Spero non le mie, io curo casi gravi. Ma mia moglie mi conosce molto bene e immagino che anche la moglie di Berlusconi lo conosca molto bene. Se ha detto che è malato, c’è da fidarsi».
    • per me la laicità è un metodo nel porsi e nell’interpretare la nostra Costituzione. Pensiamo a un grande uomo della Democrazia cristiana ma anche profondamente laico come Aldo Moro. Era credente, ma mostrava un atteggiamento profondamente laico nell’interpretazione dei valori che doveva discutere in Parlamento. Nella fase costituente ha introdotto elementi di laicità
    • il suo contributo all’articolo 32 della Costituzione, quello che stabilisce che la salute debba essere garantita a tutti. Il 27 gennaio del 1947 – il giorno prima era stata scritta la prima parte – Moro «ha insistito tutta la mattina che questo era un principio importantissimo, ma che doveva essere garantita ma non obbligatoria. Che ognuno doveva poter scegliere per conto suo. Questo non l’ha detto Ignazio Marino, l’ha detto Aldo Moro nel 1947
    • Una è quella sul testamento biologico. Ma c’è anche l’aborto, sul quale, insiste, che l’Italia «vanta la legge più equilibrata dell’occidente. I più giovani non ricordano, io che ho 54 anni sì: le notti, i brividi, le angosce di quando ero specializzando in chirurgia negli anni Settanta e al pronto soccorso arrivavano donne di tutte le età con l’utero perforato dagli aghi delle cosiddette mammane»
    • Il senatore è notoriamente cattolico, «ma mi confortò molto quello che mi disse una volta un teologo, Karl Golser, vescovo di Bolzano. Anche la Chiesa riconosce un elemento che si chiama la conscientia perplexa: il tribunale supremo è quello della propria coscienza»
    • su pillola abortiva Ru486, Marino non si tira indietro neanche su questo: «io credo che questo tipo di decisione debba avvenire nel dialogo personale tra medico e paziente, è sbagliato proibirla tout court».
    • Marino propone le unioni civili, non i Dico, per le coppie di fatto. «È aberrante una situazione in cui due persone che non sono sposate ma magari hanno dei figli e uno dei due si sente male – perché questa è la realtà, è inutile che ci giriamo intorno – e viene messo in rianimazione, l’altro non può neanche colloquiare con i medici. Ci sono tre milioni di persone che vivono assieme senza essere sposati, che rischiano questa situazione perché non c’è un certificato di matrimonio. Una barbarie»
    • sarà difficile allearsi con l’Udc, con questo programma. Marino si stringe nelle spalle: «questo lo diranno loro, non io. Assieme alla squadra che governerà il partito, se vincerò le primarie, deciderò quali punti saranno irrinunciabili, per noi, questo è certo
    • nel suo programma, è che non c’è un paragrafo dedicato alle donne. «Verissimo. Le donne che hanno partecipato con me al programma me l’hanno chiesto esplicitamente: non bisogna mettere le donne in una riserva indiana, hanno detto. Invece abbiamo inserito molte cose nelle singole sezioni.
    • Proposte antidiscriminazione nell’ingresso del lavoro. Abbiamo immaginato che il congedo alla nascita del figlio sia equamente distribuito tra uomo e donna. L’altro aspetto è che appoggiamo la questione dell’aumento età pensionistica per le donne: ma tutte le risorse liberate vanno indirizzate verso politiche per loro. E poi, insomma, sarà simbolico, ma è assurdo che alla Camera non ci sia un asilo nido.
    • Io non amo molto le quote rosa
    • «Vorrei sapere – osserva – cosa pensano i nostri alleati della precarietà. Sono, come diciamo noi, per il contratto unico a tempo indeterminato con salario minimo garantito come nella maggior parte dei paesi occidentali?».
    • Marino ammette di propendere per la proposta Ichino, piuttosto che per la versione Boeri-Garibaldi
    • mantenere il punto fermo di un contratto unico e di un salario minimo e un sistema di disincentivi che prevedano che nel momento in cui un’azienda vorrà lasciar andare un dipendente potrà farlo in situazioni straordinarie, quando cambia la ragione sociale o l’obiettivo. Ma con un disincentivo anche nel fatto che dovrà farsi carico di una parte sostanziale di quel reddito di solidarietà e della formazione permanente in modo che diventi una risorsa

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