Su Tedesco il PD si gioca la faccia

Martedì inizierà l’esame della richiesta di arresto del sen. Alberto Tedesco da parte della Giunta per le Autorizzazioni. E’ inutile dire che il gruppo al Senato del PD è investito di una responsabilità gravissima: scegliere se mandare in galera uno dei suoi, pur se autosospesosi, oppure votare contro l’autorizzazione e attirarsi le ire di tutto il proprio elettorato.

Di Pietro ha già iniziato il marcamento a uomo: parla di inciucio e di accordi con la maggioranza, del genere oggi salvo te e domani salvi me. Rosy Bindi sembra propendere per l’arresto e Ivan Scalfarotto chiede che Tedesco si dimetta. Di fatto, dimissioni o no, Tedesco rischia l’arresto per la possibilità di reiterare il reato nella sua veste di senatore. Strano a dirsi: Tedesco è senatore dal 2009, ma la richiesta di arresto è giunta soltanto ora. I tempi dell’indagine sono stati estremamente lunghi, così come è strano il doppio giudizio dei gip su Vendola (uno archivia, l’altro parla di “leggi ad personam” volute dallo stesso Vendola).Ed è ugualmente curioso che giunga alla conclusione soltanto questo filone dell’indagine sulla Sanità Pugliese: tutta l’istruttoria relativa a Tarantini è ancora in alto mare.

Fatte queste premesse, dinanzi alla richiesta di arresto, non si potrebbe che reagire in un solo modo: accettarle. Il PD non può permettersi il lusso di sottrarre alla giustizia i propri parlamentari. Un voto favorevole all’autorizzazione, sebbene doloroso – nella storia repubblicana l’arresto è stato concesso soltanto per reati gravi quali l’omicidio e l’associazione sovversiva – sarebbe la dimostrazione di coerenza che la base elettorale si aspetta. Il gruppo PD al Senato, capeggiato da Follini, prende tempo. Sta studiando le 700 pagine dell’inchiesta. Certamente non ricorda che Tedesco è frutto della perversione dell’attuale legge elettorale.

Tedesco è diventato senatore per il PD nel 2008 ma è rimasto consigliere regionale in Regione Puglia fino al 14 Luglio scorso quando è subentrato a De Castro. Era già nelle liste PD alle elezioni dell’Aprile 2008 ed è stato candidato ben sapendo che era consigliere regionale e che non sarebbe diventato senatore a meno di situazioni particolari. Ma chi lo ha scelto? E sulla base di quale criterio?
I criteri:

  1. il suo “valore” elettorale – non merito, non capacità concrete, bensì solo perché possiede un nome in grado di attrarre i voti della propria clientela;
  2. scopo: far scattare il premio di maggiornza;

Chi lo ha proposto:

  • è andato a Roma accompagnato dal sindaco di Bari Emiliano;
  • faceva parte della corrente veltroniana, essendo stato uno dei fondatori – in Puglia – del PD.

I reati che gli sono stati contestati sono odiosi poiché relativi a un settore pubblico, quello della sanità, che ha a che fare con i diritti sociali degli individui, diritti costituzionali, sia chiaro. Questa persona, se vere sono le accuse, ha smerciato coi nostri diritti. Ed era stato candidato dall’allora segreteria del PD per la mera capacità attrattiva di voti. Non so se è chiaro.

Tutta la storia della Sanità Pugliese e di Alberto Tedesco

 

fonti:

Perché salveranno Tedesco – Europa

L’effetto delle liste bloccate. La selezione del peggio

Pugliagate, la trasversalità della tangente. Non solo PD nelle inchieste di Bari.

Ancora l’altra sera Ignazio La Russa a Porta a Porta ha usato l’inchiesta di Bari sulla sanità per colpire il PD e per evidenziare che quello è il vero bubbone, e non le frequentazioni di Berlusconi con le escort.
Peccato che il sistema Tarantini fosse assolutamente trasversale. Peccato che il filone sanità dell’inchiesta non interessi solo il sen. Tedesco, ex assessore regionale alla sanità della giunta Vendola, ma anche, e cito nell’ordine come riportato da Il Riformista qualche giorno fa, articolo caduto nel dimenticatoio, i seguenti senatori:
– sen. Salvatore Mazzaracchio: è stato membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul servizio sanitario fino al 17 novembre 2008! Ha recentemente firmato un ddl costituzionale di modifica dell’articolo 21, "con previsione del divieto di pubblicazioni lesive della dignità della persona e del diritto alla riservatezza " (come dire, manifestate in difesa dell’art. 21? E noi ve lo modifichiamo);
– sen. Guido Viceconte: è un medico chirurgo, ex sottosegretario al Min. Infrastrutture e Trasporti nel precedente governo Berlusconi;
– sen. Luigi D’ambrosio: è segretario della 12a Commissione Permanente – Igiene e Sanità, la stessa commissione che ha votato per l’indagine conoscitiva sulla RU486.
Ovviamente trattasi di indiscrezioni. Ciò che colpisce è che tutti e tre i senatori hanno a che fare con la sanità, quindi sono in posizione di esercitare il potere che deriva della funzione ricoperta. Nell’articolo si parla di una imminente retata. Finora non è avvenuta, ma c’è da scommetterci, la nuova scossa non tarderà oltre, forse si aspetta la pronuncia della Consulta sul Lodo, al fine di evitare inutili sovrapposizioni. Ma il procuratore capo Laudati ha fretta: presto si decideranno le candidatura in vista delle regionali in Puglia, e non può aspettare oltre.

  • Retata bipartisan  – di Fabrizio d’Esposito – Voci di un’imminente nuova scossa giudiziaria a Bari

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    • A Bari è in arrivo un’altra scossa giudiziaria

    • la procura del nuovo capo Antonio Laudati, subentrato in questo mese a Emilio Marzano, ha fretta di chiudere i numerosi faldoni sul verminaio della sanità pugliese.

    • Laudati, infatti, è riuscito laddove il suo predecessore aveva fallito: mettere insieme, attorno a un tavolo, i pubblici ministeri delle varie inchieste vecchie e nuove, e tutte con al centro l’onnipresente Giampaolo Tarantini

    • Marzano invece, pressato dal suo mandato ormai a termine e angustiato dal suo futuro, aveva ottenuto solamente una tregua tra i pm.

    • aveva frenato l’offensiva dei colleghi contro Desirèe Digeronimo

    • La svolta che Laudati sta imprimendo potrebbe quindi portare a una clamorosa retata bipartisan.

    • I nomi degli indagati

    • Sono parlamentari, in prevalenza del centrodestra, che farebbero parte del sistema Tarantini

    • Intercettazioni e riscontri provenienti dai vari filoni (Scelsi, Nicastro e Rossi, Digeronimo) proverebbero uno scenario di corruzione sedimentatosi da anni, senza soluzione di continuità tra le giunte di centrodestra e quella di Nichi Vendola.

    • ex assessore regionale Salvatore Mazzaracchio, che oggi siede a Palazzo Madama per il Pdl

    • altri tre senatori. Due, ancora, del Pdl: l’ex sottosegretario Guido Viceconte e il presidente dell’ordine dei farmacisti di Bari Luigi D’Ambrosio Lettieri. E uno del Pd: Alberto Tedesco, altro ex assessore regionale alla Sanità. Un quartetto cui si deve aggiungere Salvatore Greco detto Tato, a sua volta figlio di un ex senatore forzista, Mario, e nipote di Antonio e Vincenzo Matarrese.

    • Tutti avrebbero avuto rapporti con Tarantini, alimentando un sistema devastante a base di favori, appalti e nomine pilotate, festini con escort e cocaina

    • Il sistema Tarantini, appunto, rigorosamente bipartisan perché il poterismo è un virus che contagia sia la destra sia la sinistra

    • la fretta di Laudati per accelerare il blitz su Sanitopoli deriverebbe anche da contingenze politiche.

    • Al procuratore capo, infatti, non sfugge la circostanza che nella primavera del prossimo anno si terranno le regionali in Puglia.

    • Ciò che però il capo dei pubblici ministeri non ha potuto evitare sinora è stato l’incrocio delle notizie già uscite con le primarie del Partito democratico. E qui irrompe sulla scena il fattore Emiliano. Nel senso del sindaco di Bari, già magistrato, che oggi corre per la segreteria regionale con una mozione personale, contro tutte le correnti del Pd.

    • Emiliano sta cavalcando la tigre giudiziaria (anche perché il suo vero obiettivo sarebbe la candidatura a governatore, nonostante le smentite) ma in procura il suo nome è associato al primo fascicolo su Tarantini

    • Emiliano chiese persino l’archiviazione dell’inchiesta e lui recentemente si è difeso dicendo che si trattava di un trucchetto usato spesso dai pm per poi riaprire il caso in presenza di fatti nuovi e iniziare così a far decorrere daccapo i termini di chiusura per le indagini preliminari.

    • nel 2003, il faldone passò a Roberto Rossi (del pool sulla pubblica amministrazione, il cui capo Di Napoli andrà via tra poco destinazione Brindisi), che ha notificato gli avvisi agli indagati solo sei anni dopo, nel luglio scorso

    • Laudati è però consapevole che ogni sua decisione deve essere ponderata con la massima cautela possibile. Soprattutto per evitare un altro smacco come quello del fermo non convalidato dal gip a Tarantini

    • Tarantini non venne arrestato quando doveva esserlo. Ed è stato fermato quando invece non ce n’era bisogno

    • Il riferimento è al periodo di fine giugno e inizio luglio scorsi. Scelsi, raccontano, sarebbe stato convinto sin da allora delle manette. Vari fattori (la transizione Marzano-Laudati, due gip donne amiche di Tarantini) lo costrinsero a rinviare

    • Chi è d’accordo con la tesi del gip sulla «lealtà processuale» di Tarantini, in contrapposizione al pericolo di fuga e di inquinamento delle prove denunciati dalla procura, fa notare che ai magistrati l’uomo chiave di Sanitopoli ha raccontato molto, non poco

    • Soprattutto ha fatto salire a tre il numero delle escort che avrebbero fatto sesso a pagamento con il premier.

    • che ruolo potrebbe avere avuto lui nel mistero dell’sms di minaccia a una ragazza di Palazzo Grazioli, considerato che alcune “invitate” del premier hanno poi smentito ai finanzieri i racconti di Tarantini?

    • Lo snodo decisivo è la cocaina. Le quantità rivelate da lui non corrispondono a quelle riferite da altri indagati e testimoni, senza contare la diversa intepretazione che gip e pm assegnano alla polverina bianca usata come possibile strumento per scalare potere e amicizie influenti

    • Tarantini sarebbe terrorizzato da possibili ritorsioni delle cosche criminali di Bari. In pratica, teme anche di essere ucciso.

    • Poi c’è la faida interna al centrodestra pugliese in vista delle regionali e che ha avuto già un preludio feroce alle ultime europee con la guerra delle preferenze. In atto vi sono riposizionamenti in cerca di nuovi equilibri per il futuro, visto anche che il centrodestra è dato per vincente alle regionali in Puglia

    • Nella difesa di Tarantini compare invece Nico D’Ascola, legato professionalmente a Niccolò Ghedini, il guardasigilli-ombra del Cavaliere. Sembra quasi uno scontro tra centro e periferia.

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Dibattito sì, dibattito no e la questione sanità in Puglia.

Mentre ci si confronta sulla proposta Civati di un confronto fra i tre candidati alla segreteria PD in stile primarie americane e la risposta – l’unica per ora pervenuta – di Franceschini che ha invece rispedito al mittente l’invito sostenendo che l’unico confronto possibile è quello dell’undici di Ottobre, come previsto dallo Statuto – oibò lo Statuto non dice che questo debba essere l’unico confronto, sono possibili, anzi auspicabili, ai sensi dello Statuto dibattiti pubblici fra i tre – la Commissione d’Inchiesta sul servizio sanitario nazionale, la Commissione Marino, sbarca con una delegazione in Puglia (che ne dice sen. Gramazio? c’è anche lei in Puglia?) per le audizioni sul caso Tedesco-Tarantini and others, scandalo che è scaturito dalle indagini della pm Desireé Digeronimo e che sembra essere approdato ad un punto cruciale in cui sono emersi complicanze a livello nazionale. E’ notizia di ieri la dichiarazione del sindaco di Bari Michele Emiliano sul fatto che:

rispetto alla vicenda legata alla gestione della sanita’ in Puglia, […] “D’Alema non e’ direttamente responsabile della caduta di stile o della caduta morale di singoli esponenti del Pd, pero’ obiettivamente queste persone finiscono per raccogliersi attorno alla sua mozione” (fonte PD: EMILIANO, IN PUGLIA NON POSSIAMO FAR FINTA DI NULLA).

In ogni caso, la delegazione dovrà appurare i guasti arrecati alla sanità pubblica. Son previsti due giorni di audizioni. Qui di seguito la notizia come è stata data da SkyTG24:

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    • BARI, 7 SET – Sono da oggi in Puglia per due giorni i senatori della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficienza del Servizio sanitario nazionale. Terranno audizioni e incontri legati ai risultati delle indagini giudiziarie sulla scandalo che ha travolto la gestione politico-amministrativa della sanita’ da parte della Regione Puglia.Si incontreranno alle 12 nella sede della Prefettura di Bari. Oggi pomeriggio, intorno alle 15, i senatori saranno al policlinico di Bar.
  • Dichiarazione di Ignazio sul confronto a tre con Franceschini e Bersani

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    • “Il Partito democratico guarda ad Obama, ma poi se proponi le primarie all’americana, con un confronto diretto sui programmi dei candidati, Franceschini rimanda a dopo i congressi dei circoli e Bersani tace. Queste sono le primarie all’italiana”
    • “Ma che senso ha la proposta di Franceschini di realizzarlo dopo i congressi dei circoli, peraltro a distanza, con tre discorsi distinti?”, si chiede Marino. “E’ questo – aggiunge – il rispetto che il segretario del piu’ grande partito d’opposizione italiano ha per i suoi iscritti? Io credo che la proposta di Pippo Civati, di realizzare il confronto il 20 settembre a Firenze, ospiti nella citta’ governata da Matteo Renzi, vada accolta senza timori”
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    • “La ripresa dei consensi e della forza penetrante della candidatura Marino e’ legata alle due questioni principali che pone. La prima, che le altre due mozioni ignorano, e’ il ritorno allo spirito del Lingotto, depurando da quella esperienza le fasi che hanno ingessato il Pd, che hanno deluso il popolo delle primarie, che hanno generato la cristallizzazione della vita interna con la riproposizione di vecchie e nuove correnti”
    • Lo ha detto il coordinatore nazionale della mozione Marino, Michele Meta
    • “La seconda questione che abbiamo posto al centro della nostra campagna congressuale – ha ricordato Meta – e’ quella democratica: la crisi dello Stato ed un nuovo patto tra cittadini ed istituzioni. Per noi il Pd e’ nato e va rilanciato non come strumento funzionale e utile ai gruppi dirigenti ma, al contrario, come elemento indispensabile per affrontare la crisi italiana. Per poter parlare al Paese ci vuole una chiarezza di posizioni. Ci vuole quella ricetta di si’ e di no – ha concluso Meta – di cui parla senza timori Ignazio Marino, sui respingimenti, sui diritti delle persone, sul rinnovamento delle classi dirigenti. Ci vogliono soluzioni chiare, un’opposizione limpida ed intransigente”

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Commissione Marino da lunedì in Puglia. Lo scandalo sanità s’allarga.

L’indagine condotta da Digeronimo/Nicastro ha disvelato oramai la presenza di un livello superiore. Il denaro delle tangenti per gli appalti della sanità sarebbe transitato ai livelli nazionali. Il tramite, il sen. Alberto Tedesco. Ma anche altri esponenti della maggioranza di centro-sinistra.
Insomma, lo scandalo non ha ancora raggiunto l’apice. Lo raggiungerà – forse – se verranno inseriti nel registro degli indagati anche questi dirigenti nazionali, una volta appurato il loro grado di coinvolgimento e/o di informazione al riguardo di tali pratiche.
Senz’altro il giudizio politico non può che essere una condanna. Il fallimento della coalizione mostra la contingenza della questione morale. Con l’aggravante che si smerciato sui diritti degli individui, sulla sanità, su un diritto fondamentale. In Puglia come in Campania, permane l’esigenza di un profondo rinnovamento della classe politica, collusa, indistintamente intricata – insieme alla parte concorrente  – nel mondo affaristico malavitoso che orbita intorno a quel bieco personaggio che risponde al nome di Tarantini.

La Commissione d’Inchiesta sulla sanità pubblica – presieduta da Ignazio Marino – sarà da lunedì a Bari per ascoltare i giudici Digeronimo e Nicastro, onde avviare le necessarie indagini ispettive.

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    • BARI – Imprenditori e politici parlavano liberamente al telefono, facendo anche i nomi di personaggi nazionali ai quali sarebbe arrivato il denaro, frutto di un "patto criminale".
    • Si sposta così ad un livello superiore l’indagine della procura antimafia di Bari sull’intreccio fra imprenditoria e sanità regionale, nella quale sono già state indagate 16 persone e per la quale il 7 e 8 settembre prossimi sarà a Bari la commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema sanitario.
    • cinque partiti di centrosinistra, i cui referenti avrebbero dovuto ricambiare il denaro ricevuto con generosi appalti
    • acquisiti bilanci e documentazione bancaria di Pd, Prc, Socialisti autonomisti dell’ex assessore regionale alla sanità Alberto Tedesco (ora senatore Pd e principale indagato), di Sinistra e Libertà (del governatore Vendola) e della Lista Emiliano, facente capo al sindaco di Bari.
    • incrociando le prime verifiche sulla documentazione con le intercettazioni delle telefonate fra Tedesco e alcuni imprenditori, sembrerebbe prendere corpo l’ipotesi che cifre a più zeri sarebbero state versate a politici regionali e nazionali.
    • Microspie, piazzate per otto mesi nella stanza dell’ex assessore alla sanità, avrebbero poi registrato altri accordi, proposti da manager disponibili a finanziare i partiti di centrosinistra in cambio di "forniture e servizi" da svolgere in regime di monopolio
    • Si tratta a questo punto di comprendere quale direzione abbia preso il flusso di denaro e da dove provenisse. L’ipotesi è che i soldi, prelevati da fondi neri delle società e occultati sotto false voci in bilancio, sarebbero stati dati ai politici locali e, in un successivo momento, sarebbero transitati nelle disponibilità dei referenti nazionali
    • la gestione dell’attività sarebbe stata spartita fra Alberto Tedesco e dirigenti e funzionari apparentemente fedeli all’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, lo stesso che avrebbe gestito un giro di escort portate anche a Palazzo Grazioli.
    • La "società" fra Tarantini e Tedesco si sarebbe poi infranta sulla reciproca concorrenza nella fornitura di protesi sanitarie in tutta la regione. E non sarebbe un caso che, come emerge dalle indagini, le nomine dei direttori generali della Asl venivano fatte su indicazione dello stesso ex assessore seguendo logiche di ritorno elettorale. Egualmente, gli appalti sarebbero stati affidati a chi era in grado di garantire un numero congruo di voti.
    • Ne parleranno martedì in Prefettura a Bari, dinanzi ai senatori della commissione, i pm titolari delle due più grosse inchieste: Desirée Digeronimo e Lorenzo Nicastro
    • scoperto un nuovo triangolo sesso, affari e politica, nel quale sarebbe coinvolto Tarantini e un altro ex assessore della prima Giunta Vendola.
    • Il politico avrebbe promesso a donne posti di lavoro e consulenze alla Regione o a Unioncamere Puglia, in cambio di prestazioni sessuali. Tra le sue accompagnatrici, anche una escort "offerta" da Tarantini, per ottenere appalti

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Alleanza PD-UDC? Chi dice di essere d’accordo? La sanità di Gramazio.

Secondo l’Unità, ieri la segreteria – allargata a Bersani e Marino – avrebbe raggiunto un accordo sulle future alleanze. E scrivono che si tratta di una finestra aperta all’UDC.
Ma in realtà si è deciso di costruire, per le prossime elezioni regionali, "alleanze democratiche più larghe possibili", non esplcitamento con l’UDC. Si è deciso di realizzarle con lo strumento, previsto dallo Statuto, delle primarie di colazione. Va da sé che i partiti che stringono alleanza con il PD, devono concordare sul metodo. Se non accettassero le primarie di coalizione, l’alleanza non si potrebbe fare. Stando alle regole attuali.
Viceversa, il tema della libertà d’informazione è stato raccolto e posto all’ordine del giorno. Il PD parteciperà alla manifestazione di piazza del 12 settembre, in sieme a IDV e PRC, Sinistra e Libertà ecc.
Intanto, il sen. Gramazio ritorna a lamentare l’intervento di Marino in Commissione speciale d’inchiesta, a seguito dei nuovi episodi di malasanità. L’attivissimo senatore è lo stesso che ha firmato il DDL 1654 di modifica dell’art. 75 della Costituzione che introduce lo strumento di democrazia diretta del referendum, nel senso di alzare ulteriorimente la soglia di firme (da 500000 a 1000000!) e il numero dei consigli regionali (da 5 a 10). Non perde tempo, il senatore Gramazio. Che tempestività. In ogni caso, Marino già più volte – durante il suo tour per il paese – è entrato nel merito del problema, qui si riporta parte del discorso di Lamezia Terme.

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    • Svolta sulle alleanze e pieno sostegno alla manifestazione in difesa della libertà di stampa
    • La segreteria allargata ai rappresentanti delle tre mozioni congressuali si chiude con due risultati non da poco
    • sono stati assunti due principi politicamente rilevanti: si dovranno costruire «le più larghe alleanze democratiche», spiega il responsabile dell’Organizzazione Maurizio Migliavacca uscendo dal Nazareno, e i candidati si sceglieranno attraverso primarie di coalizione.
    • e Walter Veltroni dice in un’intervista a Radio2 che «Franceschini e Bersani hanno prospettive politiche abbastanza diverse», perché l’attuale segretario «è più “bipolarista”» e l’ex ministro «più legato a un’idea di Pd, propenso a un sistema di alleanze, come in passato»
    • «con lui che sarebbe più probabile un avvicinamento all’Udc»
    • l’incontro di ieri segna un’evidente correzione di rotta rispetto alla «vocazione maggioritaria» di veltroniana memoria
    • le decisioni sono state assunte in base a proposte avanzate dallo stesso Franceschini,come rivela Piero Fassino definendo «curioso che una singola mozione cerchi di mettere il cappello su decisioni comuni», dopo che Penati è uscito dall’incontro dicendosi «soddisfatto» perché le scelte prese «vanno nella direzione auspicata dalla mozione Bersani».
    • DIALOGO CON L’UDC: La decisione di come andare alle singole sfide locali verrà presa insieme ai segretari regionali
    • saranno i vincitori delle primarie del 25 ottobre a giocare un ruolo determinante. Il dialogo con l’Udc è comunque avviato, dopo il no di Casini alla proposta del Pdl di un accordo su base nazionale
    • In Liguria sembra che l’accordo sia già fatto: Beppe Fioroni e Lorenzo Cesa, dopo il faccia a faccia alla Festa del Pd di Genova, hanno continuato il discorso in privato anche insieme a Claudio Burlando
    • IN PIAZZA PER L’INFORMAZIONE: Vista l’escalation di attacchi all’informazione, la Federazione della stampa potrebbe decidere di accelerare e dare appuntamento per sabato 12.
    • Il Pd preferisce far presto e oltre che aderire (così come hanno fatto Idv, Prc e SeL) ha lanciato un messaggio proprio con la segreteria allargata di ieri, facendo sapere per bocca di Migliavacca che il partito è «pronto a dare il massimo sostegno politico e organizzativo».
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    • “Ecco la scuola pubblica che vuole il ministro Gelmini: 57 mila persone tra insegnanti e personale ausiliario senza lavoro, caos nelle graduatorie, donne e uomini costretti a forme di protesta estreme”. Lo dice Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Partito democratico, che aggiunge: “Donne e uomini che stanno chiedendo semplicemente di poter lavorare sul piu’ importante patrimonio di cui l’Italia dispone: i nostri ragazzi e la loro formazione, la loro cultura, il diritto allo studio per tutti. E’ questo il modo in cui il Governo affronta la crisi? Le iniziative di protesta si allargano a macchia d’olio, da Trapani a Venezia, da Piacenza a Roma. Bisogna intervenire facendo sentire chiara e forte la nostra voce. E bisogna farlo avviando una grande riflessione su tutti i temi che la scuola comprende, coinvolgendo, oltre ai lavoratori anche i tanti cittadini che non accettano questo modo irresponsabile di far pagare la crisi a categorie gia’ impoverite e umiliate. Questa deve essere una delle priorita’ del Partito democratico”.
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    • Il senatore Domenico Gramazio, componente per il Pdl della Commissione d’indagine sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale ha chiesto nei giorni scorsi la convocazione della Commissione Speciale.
    • ”Davanti al silenzio del presidente della Commissione stessa, senatore Ignazio Marino – scrive Gramazio – piu’ impegnato nel dibattito congressuale all’interno del Pd e nel lanciare apprezzamenti moralistici nei riguardi di personalita’ del governo nazionale e di direttori di grandi quotidiani nazionali, non si e’ accorto quale presidente di una Commissione speciale che nel passato mese di agosto e nei primi giorni di settembre 7 cittadini italiani ricoverati d’urgenza in strutture italiane sono deceduti per mala sanita”’.
    • ”Se detta convocazione non sara’ effettuata, con le prerogative che ha il presidente del Senato – conclude Gramazio – sciolga la Commissione stessa che non ottempera alle disposizioni del decreto istitutivo”.
  • Sulla sanità – Ignazio Marino – 22/08/2009, mentre Gramazio non diceva niente.
    ‘La situazione è critica. Pero’ ci sono delle cose semplici che si possono fare’.
    ‘Sono rimasto molto turbato prima di tutto come medico e poi come padre, quando, occupandomi da presidente della Commissione sanità, della morte drammatica di Eva Ruscio per una tonsillectomia, mi sono reso conto dal resoconto dei Nas che dei tre otorinolaringoiatri che si occupavano a rotazione della vigilanza, nessuno aveva nel suo curriculum una tracheotomia’.
    ‘Queste sono cose davvero semplici da risolvere. Non c’è  bisogno di grandi riforme e di grandi fondi. Basta, ad esempio, che il Presidente della Regione decida che nel momento in cui si assume una persona, il primario firmi un documento, così come avviene in tante Università e in Centri ospedalieri nel resto del mondo, che attesti il curriculum del medico. Nella mia università, a Jefferson, negli Stati Uniti, io posso fare un trapianto di fegato ma non posso eseguire un intervento per emorroidi perchè effettivamente non lo so fare’.

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Le risposte di Marino. Un resoconto minimo da L’Espresso.

Ancora un articolo, questa volta su L’Espresso, in cui vengono poste domande ai tre candidati PD: Bersani, Franceschini, Marino.

Questo il link (http://temi.repubblica.it/espresso-speciale-pd/). Assolutamente da leggere. Qui si riportano alcuni estratti dalle risposte più convincenti rilasciate da Marino.

Una sola critica da fare: Marino dichiara, riguardo al tema del conflitto d’interesse, di “guardare con favore” alla bozza Veltroni: in merito a ciò, e alle riserve già espresse in Yes, political! su tale DDL, ci si augura che il suo contributo a questo lavoro possa far cambiare gli aspetti che non convincono di questa bozza, a cominciare dal fatto che Veltroni lasci pendere il giudizio di incompatibilità ad una Autority piuttosto – come invece nella bozza Colombo – che attribuirlo al magistrato. La terzietà del giudizio, questo è l’aspetto su cui lavorare.

Tema Giustizia:

  • Sul lodo Alfano: “Dovremmo invece vincere le elezioni e abrogare in parlamento le leggi vergogna, dalla prima all’ultima. Nel frattempo, ho fiducia nel lavoro e nel giudizio della Corte Costituzionale, che presto si esprimerà a proposito dell’aderenza di questa legge che mina il principio di eguaglianza insito nella nostra Costituzione.”
  • Criminalità e Immigrazione: “Penso che qualsiasi posizione sull’immigrazione non può che passare dalla presa d’atto del fallimento della legge Bossi-Fini, nel suo intero approccio. La lotta alla criminalità va fatta senza sconti: norme stringenti sulle gare d’appalto e vere e proprie operazioni di polizia volte a bonificare i paesi, i quartieri, le città interamente in mano alla mafia.
  • Parlamento pulito: “Sono contrario al fatto che siedano in Parlamento persone che sono state condannate in via definitiva. Non credo sia impossibile, in un paese di 60 milioni di abitanti, individuarne mille che non abbiano avuto problemi con la giustizia per presentarli agli elettori.”

Scuola pubblica/privata: “La scuola pubblica va sostenuta in maniera prioritaria dallo Stato, lo prevede la Costituzione e credo che dovremmo davvero concentrare i nostri sforzi per fare funzionare meglio un’istituzione importantissima per il futuro dei nostri figli e del paese intero. La scuola privata va tutelata ma se servono maggiori finanziamenti non credo sia compito dello Stato fornirli, soprattutto quando si applicano tagli drastici alla scuola pubblica.”

Costituzione e Parlamento:

  • Riforme: “Credo che i politici debbano osservare scrupolosamente i principi della Costituzione, prima di pensare a modificarli.”
  • Federalismo: “L’Unione Europea molti anni fa ha inventato la “sussidiarietà”, cioè quel principio per cui più i luoghi decisionali sono vicini ai cittadini, meglio vengono prese le decisioni e meglio funzionano le istituzioni. Ne sono fermamente convinto, e penso che il decentramento dei poteri possa dare all’Italia qualità ed equità.”
  • Forma di governo: “Credo nel ruolo importantissimo del Parlamento, in quanto luogo in cui trova rappresentanza la volontà popolare. Oggi Berlusconi ha esautorato di fatto questo ruolo: assistiamo ad una modifica materiale della Costituzione e viviamo in una repubblica presidenziale de facto. Il credo invece che il Parlamento dovrebbe recuperare un ruolo centrale, in un sano equilibrio tra efficacia, esigenze di governabilità e confronto tra i poteri.”
  • Conflitto d’interessi: “obbligare i proprietari di ingenti patrimoni, specie se titolari di concessioni pubbliche, a cedere le loro partecipazioni a un blind trust prima di candidarsi a incarichi di governo. Anche qui tutti sono d’accordo ma nessuno lo fa. Guardo con favore alla proposta elaborata da Veltroni: mi chiedo però perché arrivi con quindici anni di ritardo, e mentre siamo all’opposizione.
  • Riforma parlamento: “Tutti si dicono d’accordo nel superare il bicameralismo perfetto, riformare i regolamenti parlamentari, ridurre il numero di deputati e senatori. Io aggiungo: definiamo uno stipendio base per gli eletti e poi fissiamo dei premi di produttività sulla base del lavoro svolto, disegni di legge presentati, presenza in aula e commissione, interventi, interrogazioni”.
  • Legge elettorale: “Considerata la reazione a catena che ha innescato nella chiusura delle istituzioni, nell’annullamento della rappresentanza e nel peggioramento della qualità della classe dirigente, penso che il “Porcellum” sia finora il peggior lascito dell’era berlusconiana. Non va modificato: va cancellato. In attesa che ci sia la maggioranza per farlo, impegniamoci a comporre le nostre liste elettorali con le primarie: saranno i cittadini a decidere chi mandare in Parlamento. E niente candidature multiple: gli elettori non vanno presi in giro.”

Sul perché si dovrebbe votarlo: “Stimo Franceschini e Bersani e penso che abbiamo buone idee in comune su come cambiare il Paese. Non sono mai mancate le buone idee, bensì la capacità e la credibilità per metterle in pratica. Franceschini e Bersani sono espressione di una classe dirigente che ha avuto la sua occasione e l’ha sprecata, basti pensare al conflitto d’interessi: dal 1996 sono stati al governo per un totale di sette anni e il problema non è stato affrontato, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti… Oggi non serve una persona nuova: serve una politica nuova e un nuovo metodo di concepire la politica. Sono convinto di poter rappresentare le persone che hanno la stessa convinzione. Persone che possono cambiare meccanismi sbagliati perché ne sono estranei e possono dare all’Italia il partito riformista che non ha mai avuto.”

Quello che segue è invece un articolo scritto direttamente da Marino – che compare qui e che sarà pubblicato la prossima settimana su L’Espresso edizione cartacea – sul problema dello spreco del denaro pubblico nel servizio sanitario.

Punto critico

Quanto spreca quel Servizio

DI IGNAZIO MARINO
Nonostante i tagli, il costo per le consulenze del Servìzio sanitario nazionale aumenta ed è arrivato, nel 2007, a 340 milioni di euro, pari quasi allo 0,5 per cento della spesa sanitaria. Rispetto all’anno precedente si è registrato un aumento del 27,67 per cento secondo i dati della relazione al Parlamento del ministro Brunetta: nel 2006 sono stati 244 gli enti pubblici a dichiarare incarichi a collaboratori esterni mentre nel 2007 il numero è salito a 272. La maggiore trasparenza potrebbe spiegare il perché dell’aumento della spesa. La relazione mette in luce anche una forte differenza a livello regionale: la Lombardia è la regione che fa maggiore ricorso alle consulenze esterne (nel 2007 gli incarichi sono stati 6.264 con oltre 60 milioni di euro destinati ai compensi) seguita da Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Toscana. Ma se i numeri sono utili per comprendere il fenomeno dal punto di vista quantitativo tuttavia non bastano per esprimere un giudizio sulla qualità dei servizi prestati allo Stato dai collaboratori esterni. Non appare sempre chiaro il tipo di consulenza: quali compiti sono stati affidati? Indispensabili? In provincia di Bolzano, per esempio, tra i 1500 consulenti della ASL, sono calcolati anche i contratti a medici e infermieri per coprire i posti vacanti in pianta organica, data l’assenza di personale sanitario sul mercato del lavoro in quella zona. Ma scorrendo le liste si trova un incarico per l’analisi delle problematiche connesse alla medicina di genere, un altro per l’elaborazione di un progetto sull’integrazione della medicina occidentale con quella orientale, con particolare riferimento alla medicina tradizionale cinese e all’ayurveda. Sono due esempi scelti a caso; ma, se vi è il sospetto di consulenze facili e non tutte utili, come si fa a scoprirlo? La Corte dei Conti segnala che spesso le consulenze risultano per incarichi che sulla carta sono già assegnati al personale dell’amministrazione, ovvero a persone già pagate per svolgere quelle funzioni. E così il servizio sanitario rischia di pagare due volte lo stesso lavoro. Il ruolo della magistratura contabile si ferma alla segnalazione: se ha un sospetto non può indagare. Questo spetta al magistrato nel momento in cui riceve un’informazione. Nel complesso, però, il meccanismo di controllo sull’allegro sistema delle consulenze è talmente contorto che rende difficili le verifiche. Forse sarebbe più opportuno affidare direttamente alla Corte dei Conti la possibilità di indagare, o quantomeno segnalare le anomalie alla Procura, una volta rilevate delle spese sospette.

Panorama d’epoca. Ovvero: cosa scrivo a ferragosto.

Attenzione: domani Panorama esce con lo scoop! In Puglia D’Alema accusato di aver ricevuto una tangente di 20 milioni. Sì, ma di lire. Panorama non sa che scrivere e allora ripesca negli archivi il proprio scoop del lontano 1985! Quand D’Alema era segretario regionale in Puglia. Oppure legge Wikipedia.
E stasera Affari Italiani riporta le notizie fresche avanzando un’ipotesi terribile: lo scandalo che coinvolge la giunta Vendola avrebbe un precedente!
Stiamo scemando nel ridicolo. E Panorama farebbe a chiudere per ferie.

  • Finanziamento illecito ai partiti

  • Secondo un’inchiesta di Panorama, nel 1985 Massimo D’Alema, allora segretario regionale del P.C.I. in Puglia avrebbe intascato 20 milioni di lire per il partito da parte di Francesco Cavallari, imprenditore barese, "re" delle case di cura riunite. L’episodio sarebbe stato ammesso anche da D’Alema in sede processuale, ed infatti stando a quanto riportato da Panorama il giudice Russi nel decreto di archiviazione del caso avrebbe aggiunto le seguenti considerazioni: "Uno degli episodi di illecito finanziario, e cioè la corresponsione di un contributo di 20 milioni in favore del Pci, ha trovato sostanziale conferma, pur nella diversità di alcuni elementi marginali, nella leale dichiarazione dell’onorevole D’Alema (…)".L’inchiesta sottolinea inoltre come all’epoca dei fatti la vicenda non avesse trovato spazio sulla stampa.

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    • Il presunto intreccio tra politica e affari nella sanità pugliese, sulla quale sta indagando la Procura di Bari, avrebbe un precedente che risale a 15 anni fa.
    • Lo sostiene nel prossimo numero di Panorama, in edicola venerdì 14 agosto, Francesco Cavallari, ex re delle cliniche private baresi, arrestato nel 1994, che nel giugno 1995 patteggiò la pena di 22 mesi per associazione mafiosa e alcuni episodi di corruzione.
    • Tra le dazioni di danaro a cui fa cenno Cavallari, ce n’è una di 20 milioni di lire che l’ex re delle cliniche private dice di aver fatto a Massimo D’Alema, ma i pm baresi chiesero e ottennero l’archiviazione dell’accusa per finanziamento illecito ai partiti. Cavallari ricorda: "Io consegnai personalmente a D’Alema 20 milioni in contanti in una busta bianca durante una cena a casa mia.
    • In altre due occasioni gli diedi due finanziamenti da 15 milioni che gli portai al consiglio regionale. Successivamente gli feci avere altre due tranche sempre da 15: in tutto 80 milioni di lire
    • I rapporti fra Cavallari e l’ex premier iniziano a metà degli anni Ottanta e durano diversi mesi. "Fu Antonio Ricco, commercialista e direttore generale delle mie cliniche, oggi consulente personale del sindaco Emiliano (Ricco è indagato per corruzione in un’inchiesta sulla costruzione del centro direzionale San Paolo, ndr), a presentarmelo: andava in giro a chiedere soldi per conto del Partito comunista
    • Cavallari incontrò il funzionario più volte: "Io, nel chiarire la mia posizione a Maritati, spiegai che D’Alema mi era stato molto utile nei rapporti con la Cgil. Dal momento in cui sono iniziate le dazioni di danaro io non sono più stato attaccato violentemente dal sindacato, il rapporto è diventato più collaborativo e garbato

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