Pugliagate: Vendola attacca il magistrato. Ma perché non fare autocritica?

La lettera di Vendola al magistrato Digeronimo riapre la questione Puglia: ma per quale motivo attaccare il magistrato? Perché non parlare invece di Tedesco? Perché non parlare della gestione della Sanità in Puglia? E c’è chi nel PD si spreca in giustificazioni dell’intervento epistolare di Vendola. Se lui è pulito, che ha da lamentarsi? Dovrebbe invece invocare giustizia.

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    • “Io ho la buona e piena coscienza – aggiunge Vendola – non solo di non aver mai commesso alcun illecito nella mia vita, ma viceversa di aver dedicato tutte le mie energie a battaglie di giustizia e legalità. ‘Nichi il puro’ titola Panorama – prosegue il governatore della Puglia – per stigmatizzare le mie presunte relazioni con un imprenditore che non conosco (Carlo Columella titolare della azienda Tradeco ndr) e a cui ho chiuso, dopo trent’anni, una discarica considerata un autentico eco-mostro. Stupefacente notare che L’Espresso pubblica un articolo fotocopia del rotocalco rivale – sottolinea il governatore – sarebbe carino indagare sul calco diffamatorio che origina questa singolare sintonia di scrittura. In effetti mi considero un puro: e non rinuncio ad aver fiducia nel genere umano e a credere che la giustizia debba alla fine trionfare”.
    • “Io ho la buona e piena coscienza – aggiunge Vendola – non solo di non aver mai commesso alcun illecito nella mia vita, ma viceversa di aver dedicato tutte le mie energie a battaglie di giustizia e legalità. ‘Nichi il puro’ titola Panorama – prosegue il governatore della Puglia – per stigmatizzare le mie presunte relazioni con un imprenditore che non conosco (Carlo Columella titolare della azienda Tradeco ndr) e a cui ho chiuso, dopo trent’anni, una discarica considerata un autentico eco-mostro. Stupefacente notare che L’Espresso pubblica un articolo fotocopia del rotocalco rivale – sottolinea il governatore – sarebbe carino indagare sul calco diffamatorio che origina questa singolare sintonia di scrittura. In effetti mi considero un puro: e non rinuncio ad aver fiducia nel genere umano e a credere che la giustizia debba alla fine trionfare”.
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    • Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino ha chiesto alla Prima commissione di valutare l’eventuale apertura di una pratica a tutela del pm di Bari Desirè Digeronimo dopo le dichiarazioni del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola che l’ha accusata di volerlo danneggiare con una gestione “strumentale” dell’inchiesta che sta conducendo sull’attività della Giunta.
    • “Invito la Prima commissione consiliare del Csm – ha scritto Mancino al presidente della commissione – a valutare se la lettera inviata dal presidente della Regione Puglia, on Nichi Vendola, alla dottoressa Desirè Digeronimo, pm presso il tribunale di Bari, concretizzi la sussistenza dei presupposti previsti dalla recente novella regolamentare per l’apertura di una pratica a tutela
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    • E’ “giusta e legittima l’appassionata lettera” scritta dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, al pm antimafia Desiree Digeronimo che conduce un’indagine sull’attività della giunta regionale in riferimento al settore della sanità. Lo afferma in una nota il capogruppo del Pd alla Regione Puglia, Antonio Maniglio.
    • “Vendola – scrive Maniglio – aveva il diritto di interrompere il circo mediatico che da settimane, rimestando la solita minestra, comunica un’immagine falsa del governo della Puglia e del suo presidente”.
    • “E se i comportamenti del presidente, e la sua vicenda personale, sono cristallini, penso sia giusto rivendicare – aggiunge Maniglio – che l’insieme dell’azione di governo di questi anni è stata improntata a logiche di trasparenza e di correttezza”.
    • “Ma proprio perché – afferma – non ci appartiene la cultura del sospetto e chiediamo che le indagini vadano avanti, ci permettiamo – molto sommessamente – di suggerire una maggiore sobrietà nel lavoro di accertamento di eventuali responsabilità e tempi rapidi nelle conclusioni, per evitare che l’indagine – come ha scritto Vendola – diventi esclusivamente strumento di lotta politica contro il centrosinistra”.
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    • la lettera aperta di Nichi Vendola, governatore della Puglia e segretario di Sinistra e Libertà, a uno dei pm antimafia di Bari che indagano sulla sua vecchia giunta, Desirèe Digeronimo.
    • Farà piacere agli elettori della cosiddetta “sinistra radicale” sapere che il loro leader definisce un’indagine giudiziaria “strumento di una campagna politica e mediatica che mira a colpirmi”, a “costruire scientificamente la mia morte”, in cui “i briganti prendono il posto dei galantuomini”. Dopodichè pretende di scegliersi il pm che più gli aggrada, intimando alla Digeronimo di “astenersi per la ovvia e nota considerazione che la sua rete di amici e parenti le impedisce di svolgere con obiettività l’inchiesta”.
    • Le insegna il mestiere, invitandola a spogliarsi di “una mole di carte trattenute dalla Procura antimafia” mentre avrebbero “attinenza con eventuali profili di illiceità nella Pubblica Amministrazione”. La accusa di aver acquisito “atti che costituiscono il processo di gestazione di alcune leggi, come se le leggi fossero sindacabili dall’autorità inquirente”.
    • E conclude brillantemente con un ultimo copia-incolla del prontuario berlusconiano anti-giudici: “polverone”, “spettacolarizzazione delle indagini”. Mancano solo il “giustizialismo” e la “giustizia a orologeria”, e poi pare di sentir parlare un Berlusconi, un Ghedini o un Bondi qualsiasi. Il tutto dalle labbra di Nichi Vendola, già icona dell’antimafia “de sinistra”, già paladino della legalità e della questione morale, già animatore degli incontri di “Libera” con don Ciotti e col fior fiore della magistratura più impegnata. E’ bastato che i magistrati cominciassero a ronzare nei suoi paraggi, e il compagno Nichi è diventato come tutti gli altri politici.

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L’effetto delle liste bloccate. La selezione del peggio.

Il Sen. Alberto Tedesco sarebbe a capo di una organizzazione criminale in Puglia. Questa la sua carriera politica:

  • dal 06/05/2005 al 07/02/2008 : Assessore Politiche per la salute Regione Puglia (Partito: SOC.SOCIALDEM-PRI)
  • dal 18/05/2005 al 21/07/2009 : Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SOC.SOCIALDEM-PRI)
  • dal 14/07/2009 : Senatore (Gruppo: PD) – Eletto nella circoscrizione Puglia – Subentrato in sostituzione di Paolo DE CASTRO, dimessosi per incompatibilità (eletto al parlamento europeo) il 14 luglio 2009.

Nel 2008 è diventato senatore per il PD ma è rimasto consigliere regionale in Regione Puglia fino al 14 Luglio scorso quando è subentrato a De Castro. Era già nelle liste PD alle elezioni dell’Aprile 2008. Ma chi lo ha scelto? E sulla base di quale criterio?
Risposta: i criteri

  1. il suo “valore” elettorale – non merito, non capacità concrete, bensì solo perché possiede un nome in grado di attrarre i voti della propria clientela;
  2. scopo: far scattare il premio di maggiornza;

Chi lo ha proposto:

  • è andato a Roma accompagnato dal sindaco di Bari Emiliano;
  • faceva parte della corrente veltroniana, essendo stato uno dei fondatori – in Puglia – del PD.

Ora, a voler essere garantisti fino in fondo, bisognerebbe dire “attendiamo l’esito delle indagini e dello svolgersi dell’iter processuale”, ecc. ecc. In ogni caso, adesso, ci troviamo in parlamento un altro inquisito, e per reati odiosi poiché relativi a un settore pubblico, quello della sanità, che ha a che fare con i diritti sociali degli individui, diritti costituzionali, sia chiaro. Questa persona, se vere sono le accuse, ha smerciato coi nostri diritti. Ed era stato candidato dall’allora segreteria del PD per la mera capacità attrattiva di voti. Non so se è chiaro.

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    • ha buone possibilità di spuntare la candidatura tra gli “eleggibili” del partito democratico nella lista per il Senato.
    • «Ho partecipato alle primarie per la fondazione del partito democratico in Puglia – afferma – e la componente di cui ero candidato ha ottenuto il 20 per cento, deve pur significare qualcosa»
    • una candidatura di Tedesco – questo il ragionamento che sta prevalendo – potrebbe richiamare alle urne la componente socialista sulla lista bloccata del Pd. La “dote elettorale” dell’ assessore alle Politiche della salute, del resto, è sperimentata.
    • Il suo valore elettorale e politico e la circostanza che sarebbe in grado di catalizzare il consenso dell’ area socialista necessaria per far scattare il premio di maggioranza al Senato, sono le uniche ragioni che lo porterrebbero al Parlamento», dicono nel partito democratico per mettere subito a tacere le indiscrezioni sul tormentone del conflitto d’ interessi
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    • «Questo congresso non sarà una rissa sanguinosa, ma un confronto civile, un dialogo tra candidati». Poi, a nome «di tutti i democratici della Puglia» ribadisce il «grande rispetto per la magistratura», ma all’opinione pubblica ricorda , nel mezzo di un lungo applauso,«che questo partito non è un’asociazione a delinquere e non ha nulla a che fare con la criminalità organizzata»
    • L’incontro, nel corso del quale è stato presentato il candidato dell’area Bersani alla segreteria pugliese, Sergio Blasi, non può che essere l’occasione anche per affrontare quello che qui rischia di diventare uno scontro al calorbianco: la candidatura del super sindaco Michele Emiliano, uomo dal carattere forte, appena uscito vincitore dalle amministrative. «Emiliano ha detto che la sua vuole essere una candidatura unitaria, ma non c’è unità», dice.
    • Quanto alla campagna congressuale D’Alema scalda la platea ragionando sull’idea di partito che si dovrà costruire. «Bersani ha detto che il Pd è l’erede di 150 anni di storia, che inizia ben prima dei Ds e Dl. È la storia del mondo laico, cattolico e democratico del paese.
    • «Un partito è fatto anche dei suoi iscritti. E se decidiamo di fare le primarie, allora prendiamo esempio da chi le ha inventate». L’America. Dove ti prendono «per matto» quando gli racconti che qui «da noi vota chiunque».
    • «i partiti diventano scalabili ed esposti a Opa ostili e invece noi dobbiamo essere esposti a chi ci vuole bene»
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    • Alberto Tedesco, ora senatore del Pd
    • avrebbe avuto un “ruolo di vertice” in “un’organizzazione criminale, radicatasi all’interno della pubblica amministrazione, tendente a condizionare le scelte della stessa allo scopo di perseguire i progetti illeciti del sodalizio in esame, che spaziano dallo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, alle forniture dei beni e servizi alle Asl, agli appalti nelle aziende ospedaliere pugliesi
    • parte del danaro confluito nelle casse di alcune imprese vincitrici di appalti sia poi tornato, almeno in parte, ai partiti o agli stessi politici. E dietro tutto anche l’ombra dei clan.

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La grana di Bari

E’ stata “visitata” anche la sede della Lista Emiliano, il partito del sindaco di Bari Michele Emiliano, proposto come candidato unico alla segreteria pugliese del PD sostenuto da Franceschini e Marino(ma osteggiato da Bersani e dai dalemiani). Ora, allo stato attuale delle indagini, non è dato sapere quale è il grado di coinvolgimento nella vicenda di Emiliano, né se è coinvolto personalmente. In ogni caso, la vicenda sporca la candidatura di Emiliano e verrebbe da chiedersi se non fosse il caso di un avvicendamento. D’altronde l’inchiesta mostra a che livello sia il sacco della sanità pubblica e come questa sia una pratica condivisa, a destra e a sinistra. La sanità e il suo risanamento,poi, sono il nerbo della mozione Marino, il suo tratto distintivo, in forza della sua grande cultura medica.

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    • Appalti per finanziare i partiti e voto di scambio. Sono queste le ipotesi avanzate nel provvedimento con cui il pm di Bari, Desirè Digeronimo ha ordinato ai carabinieri di acquisire i bilanci di alcuni partiti politici del centrosinistra pugliese
    • cinque formazioni politiche: Pd, Prc, Socialisti autonomisti, Lista Emiliano e Sinistra e Libertà.
    • ipotesi di illecito finanziamento pubblico ai partiti in riferimento al periodo compreso dal 2005 ad oggi, comprese le ultime elezioni al Comune di Bari.
    • indagate una quindicina di persone tra cui l’ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco, ora senatore e le ipotesi di reato sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, alla concussione, al falso, alla truffa; per alcuni reati si ipotizza l’aggravante di aver favorito un’associazione mafiosa. Al centro dell’indagine anche l’ipotesi della contiguità tra un clan della criminalità barese e un partito politico.

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Sanità, il vero affare che nessuno vuole mollare

Sì. la Sanità pubblica è il grande buco nero in cui spariscono decine di miliardi di euro. E il servizio sanitario è uno schifo: strutture specialistiche alla chiusura, liste di attesa infinite, strutture dei servizi complementari affidate a cooperative non selezionate sulla base dei requisiti ma cooptate per vicinanza di loggia. Il business che inventa necessità non reali, come quello di costruire nuovi ospedali, lasciando al degrado gli edifici già esistenti.

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    • Conti in rosso, un sistema spesso inefficiente (nonostante punte di eccellenza) e la "grave" crisi finanziaria: tre fattori che se mescolati possono produrre "un effetto devastante nel 2010" sulla sanità in Italia e in particolare su quella del Centro-Sud.
    • il governo decide di commissariare il settore sanitario in Campania e Molise (prossimamente potrebbe toccare alla Calabria) un documento riservato del ministero del Welfare mette in fila i numeri e lancia l’allarme.
    • "disavanzo strutturale" nel solo campo della sanità in Italia si aggira intorno ai 4 miliardi, di cui l’83,39% è sulle spalle delle Regioni che vanno dal Lazio in giù.
    • Chi fa peggio è il Lazio (-1,7 mld), seguito subito dopo dalla Campania (-554,5), dalla Sicilia (-351), dalla Puglia (-212) dalla Calabria (-160) e dalla Sardegna (-109). Poi ci sono le regioni più piccine che pure hanno il segno meno: l’Abruzzo ha un disavanzo di 99 milioni, mentre quello del Molise è a quota 80,5. Ultima la Basilicata con un disavanzo di 17,4 milioni.
    • dimensioni preoccupanti non solo come entità della spesa ma anche come dinamica che procede negli anni a ritmi dal 4% al 6%, di gran lunga sopra l’inflazione del Pil
    • Tale "effetto può essere devastante nel 2010 – si evidenzia – in presenza di un netto calo incrementale delle risorse destinate alla sanita".
    • sistemi contabili e informativi regionali che sarebbero indispensabili ma che sono inaffidabili
    • l’indebitamento altissimo delle aziende erogatrici di servizi sanitari ospedalieri e territoriali
    • Una gestione economica inefficiente spesso si accompagna a una gestione dei servizi che lascia a desiderare. La maglia nera per la ‘qualita” è della Calabria.
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  • “Il presidente della regione Emilia-Romagna e presidente della conferenza stato regioni, Vasco Errani, ha ragione a chiedere al Governo chiarimenti su un documento riservato che prevederebbe tagli pesanti per la sanità nel fondo 2010-2011. E’ un problema storico, giacché mediamente il disavanzo è stato, dal 1978 ad oggi, dello 0,5% annuo. Da un lato credo ci sia sempre stato un finanziamento sottostimato rispetto alle reali necessità dell’assistenza sanitaria, dall’altro è mancato un sistema di regolamentazione e di verifica di un’autorità terza e super partes”. Così Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Partito Democratico. “Penso che il commissariamento sia uno strumento che vada utilizzato nell’ottica di aiutare le regioni a crescere e a correggersi. Ho seri dubbi che sia risolutivo – ha affermato Marino – Oltre un milione di cittadini si spostano ogni anno per avere adeguata assistenza sanitaria. Che cosa si fa concretamente per loro? Ci vuole una road map nazionale, come utile strumento da affiancare i piani sanitari regionali. Un Piano nazionale di sanità pubblica deve contenere tre passaggi chiave: l’identificazione di pochi chiari obiettivi strategici, un sistema di valutazione dell’attuazione e il coinvolgimento dei cittadini e delle società scientifiche”.

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  • Francesco Cantafia, responsabile del Dipartimento Legalità della Cgil siciliana, in una nota rilasciata all’ANSA ha ricordato come Ignazio Marino, all’ISMETT di Palermo, avesse apportato delle notevoli innovazioni procedurali per combattere le infiltrazioni mafiose. Infatti, con l’introduzione di un protocollo di legalità, Ignazio Marino rimetteva alle forze dell’ordine, coordinate dal prefetto, il controllo di tutte le aziende interessate ad appalti o sub appalti e dei professionisti che avessero dovuto avere un qualsiasi ruolo nella costruzione dei padiglioni dell’Ismett. Il controllo aveva lo scopo di verificare, al di là delle normali procedure antimafia, qualunque contatto, anche indiretto, con ambienti mafiosi. In caso di esiti positivi, i soggetti coinvolti sarebbero stati cancellati dagli elenchi fornitori.

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A chi fa paura Marino. Possibili risposte. La Peste sanitaria.

A chi fa paura Marino? Perché attaccare Marino e stendere un silenzio tombale sugli altri candidati alle primarie PD?
Proviamo a rispondere.

  1. una delle possibili risposte risiede nella persona Ignazio Marino. Se Ignazio Marino vince, le giunte regionale che fanno capo al PD vedrebbero un cambio netto della politica sanitaria, del sacco della sanità pubblica che viene perpetrato ai danni degli assistiti. Leggete il programma di Marino sulla sanità (qui): è incompatibile con quanto attualmente fanno le giunte regionali.
  2. Marino quindi – quale riformatore, e in quanto esperto in tema di sanità – sarebbe un pericolo per gli interessi di coloro che mungono finanziamenti dalla sanità pubblica, con il beneplacito dei politici che incassano in tempi di elezioni il loro consenso. Un nome su tutti: Comunione e Liberazione. Quella che passa al nome di Peste Lombarda – per i legami fortissimi con il governatore Formigoni – ma che in realtà è una rete intricatissima e diramata in tutta la penisola, che ha il monopolio dei servizi correlati alle strutture ospedaliere.
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    • Roberto Formigoni è l’Amico degli Amici del Movimento. Il Movimento, ecclesiale e fondamentalista, si chiama Comunione e Liberazione (CL). Comunione e Liberazione è sinonimo di Potere. Formigoni e CL guidano la Regione Lombardia ininterrottamente dal 1995.
    • ha costruito nell’arco di questi anni un sistema clientelare basato sul trinomio Religione-politica-affari, ponendo le fondamenta di una discriminazione tra coloro che sono parte di questo sistema e coloro che non ne sono parte o più semplicemente non l’accettano. Tutto questo è stato possibile grazie a CL.
    • I membri di CL, gli “Amici del Movimento”, stringono tra loro un patto di amicizia sulla base delle loro convinzioni etico-religiose. Molti del Movimento scelgono di privilegiare la natura di questi rapporti nei vari settori della società indipendentemente dai meriti del singolo.
    • La coesione interna al Movimento è fortissima. CL “segue” l’adepto dalla scuola, all’università e poi nel mondo del lavoro. In Lombardia vi sono maggiori opportunità di successo per chi sposa le idee cielline.
    • Il potere di nomina della Regione e la natura delle relazioni cui si è appena accennato fanno sì che la Sanità lombarda e altri settori pubblici siano in mano agli “Amici del Movimento”.
    • La Compagnia delle Opere, un’articolazione del potere ciellino a cui aderiscono migliaia di aziende, nonostante i richiami alla libera concorrenza, non disdegna di ricevere finanziamenti pubblici.
    • Insomma, un movimento ecclesiale numericamente esiguo ha in mano una Regione.
    • Perfino alcuni esponenti di Forza Italia – principale riferimento partitico di CL – tra i quali Guido Podestà, Francesco Fiori e Ombretta Colli hanno sostenuto che «Il ruolo e il potere che hanno assunto Formigoni e il sistema connesso di Comunione e Liberazione e della Compagnia delle Opere determinano la quasi totalità delle scelte politiche e amministrative, a fronte di un peso elettorale che non raggiunge un decimo dei voti di Forza Italia» (Corriere della Sera, 7.6.2005).
    • sistema esclusivo e quasi monopolistico creato da Formigoni & Co. viene gestito attraverso assessorati, nomine di esponenti ciellini alla direzione o nei consigli di amministrazione di aziende pubbliche, in special modo sanitarie, assegnazione di fondi ad associazioni no profit vicine a CL e alla Compagnia delle Opere o ad imprese private ad essa collegate. Un pericoloso connubio tra pubblico e privato in nome del principio di sussidiarietà, parola d’ordine e mantra ciellino.
    • Tutto questo è possibile grazie anche al silenzio dei media, collusi con CL. Un sistema clientelare che gestisce la cosa pubblica, consolidato da una diffusa abilità tra gli uomini di Formigoni, capaci anche di distribuire fette di potere, rigorosamente minoritarie, ad altre lobbies.

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