Loggia P3: Arcibaldo Miller, l’uomo che abbattè De Magistris

Ci sono uomini che non tramontano mai. Sono sempre sulla cresta dell’onda. Flavio Carboni è uno di questi: una presenza ambigua e trasversale nel caso Calvi, capace di inabissarsi per anni per poi ritornare alla ribalta ad una cena di amiconi che vogliono condizionare il giudizio della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano. Verrebbe da pensare che non si sia mai del tutto defilato, quasi un Kaiser Söze all’italiana. Ma l’allegra combriccola consta anche di un altro nome eccellente, un uomo per tutte le stagioni, si direbbe. E’ stato protagonista negli anni ’90 della scena giudiziaria napoletana. Lui, Arcibaldo Miller, era il braccio destro del fu procuratore capo di Palmi, Agostino Cordoba. Arcibaldo Miller, oggi capo degli ispettori del Ministero della Giustizia, i cani da guardia che il governo – di qualsiasi bandiera – slega contro i magistrati non allineati.
E’ stato lui, Miller, insieme a Martone e a Carbone, a impallinare De Magistris:

il dottor Carbone che in qualità di Presidente ha diretto le sezioni unite della Cassazione che dovevano decidere sul mio ricorso […] quando mi fu sottratta illecitamente l’inchiesta Why Not stavo indagando sulle logge deviate e sulla realizzazione, in Calabria, di parchi eolici […] Il dottor Miller, già indagato per corruzione e concorso in associazione camorristica, poi archiviato, da anni capo dell’ispettorato del ministero della Giustizia e rimasto in sella con Castelli, Mastella e Alfano. Lo stesso che ha diretto senza soluzione di continuità inchieste amministrative e ispezioni ai miei danni dal 2005 al 2008 […]Il dottor Martone, che ha rappresentato la Procura Generale della Cassazione in quella farsa di procedimento disciplinare imbastito ai miei danni […] Un do ut des criminale ed eversivo, perchè volto – conclude De Magistris – a compromettere lo stato democratico. Qualcosa di cui non possono stupirmi, soprattutto alla luce della mia esperienza e dei protagonisti di oggi e di allora: gli stessi (De Magistris: Quei tre magistrati li ho subiti io – Politica – Virgilio Notizie).
Un uomo, il Miller, dal pedigree tutt’altro che immacolato: ai tempi di Cordoba, condusse le indagini sul post-terremoto, su sanitopoli e – udite udite – sulla massoneria. Quando poi, nel 1998, scoppia la polemica fra la procura e gli avvocati partenopei, appoggiati da Magistratura Democratica:
Fra i rilievi mossi ci sono le frequentazioni con la famiglia camorristica degli imprenditori Sorrentino […] Entrambi i procedimenti subiti dal dottor Miller – viene aggiunto nel documento – si sono conclusi con l’archiviazione, ma residuano, nelle due vicende, fondate ragioni di censura sul comportamento del magistrato, per l’estrema disinvoltura manifestata nelle sue relazioni personali […] il procedimento per il reato previsto dall’articolo 416 bis del codice penale, che ha visto nel ’94 l’arresto di alcuni magistrati napoletani per collusioni con la camorra, ha riguardato anche il dottor Miller e, tra gli altri, un esponente della famiglia Sorrentino (BELLACIAO – Chi è Arcibaldo Miller- Gli affari di Cirino Pomicino – La Voce della Campania).
Miller venne additato come magistrato corrotto: non passò inosservato il fatto che Miller, facente parte delle commissioni di collaudo per la ricostruzione post-terremoto, fu poi il magistrato che condusse le indagini su tale ricostruzione. Alle indagini seguì un vero e proprio “maxi-processo” nel quale Miller portò migliaia di pagine di documentazione. Una “montagna di carte”. Il teorema di Miller era focalizzato sul rapporto politica-imprese della ricostruzione, delle vere e proprie “imprese di partito”, imprese vuote, senza mezzi né lavoratori ma che vincevano a man bassa gli appalti; imprese fittizie attraverso cui la politica riuscì a drenare miliardi di lire dell’epoca. E la Camorra? Nei documenti di Miller non c’era una sola frase all riguardo.
Peccato che le mirate piste investigative sbaglino clamorosamente – strada facendo – gli obiettivi. Cadono come foglie al vento le accuse di concussione-corruzione […] Miracoli di San Gennaro, che hanno soprattutto il pregio di ridurre drasticamente i termini per la prescrizione, da 15 – in caso di 416 bis – a 7 e mezzo per la rituale concussione-corruzione […] «Al dibattimento e’ arrivato un cadavere», fu il commento di un cancelliere quando parti’ il processo di primo grado, destinato a morire inesorabilmente di “prescrizione” (BELLACIAO, cit.).
Miller ha messo lo zampino in tutte le inchieste, a partire da quelle condotte da De Magistris, nell’inchiesta di Salerno correlata alla vicenda De Magistris (che ci venne venduta come guerra fra procure), e nell’inchiesta di Trani sulle pressioni di Berlusconi per far chiudere Annozero. Si direbbe che Miller abbia “guadagnato” il suo posto di capo ispettore per meriti sul campo. E invece subentrò a Schiavon, suo predecessore, poiché quest’ultimo entrò in rotta di collisione con l’allora ministro della Giustizia, il leghista Roberto Castelli. Siamo nel 2005 e Schiavon firmò un appello contro una norma del governo che depenalizzava i reati fallimentari:
Le indiscrezioni spiegano il «licenziamento» con l’adesione di Schiavon all’appello firmato da 150 giuristi contro la riduzione delle pene per i responsabili di bancarotta fraudolenta, nonché con la conclusione (positiva verso i magistrati finiti sotto indagine) di alcune ispezioni, come quella recente nei confronti della Gip milanese Forleo, contro la quale il ministro Castelli aveva disposto una verifica in seguito alla sentenza con cui aveva prosciolto cinque stranieri dall’accusa di terrorismo internazionale (La Tribuna di Treviso).
Grazie alla (in)felice sostituzione operata da Castelli – loro, i leghisti, i numi tutelari della giustizia e della morale in politica… – qualche anno più tardi, nel 2007, Mastella potè inviare a Milano e a Catanzaro, a “stanare” la Forleoe De Magistris, tale Miller, il cane da guardia del governo. Quel che ne seguì è oramai storia.
A proposito: Mastella dispose querela a De Magistris. L’eventuale procedimento a carico di De Magistris per le sue affermazioni, secondo il Mastella, “diffamatorie”, forse non si terrà. Perché? De Magistris ha deciso di avvalersi dell’immunità da parlamentare europeo. Andando con gli zoppi si impara a zoppicare? Da che cosa si nasconde De Magistris? Chidetegli di rispondere sulla sua pagina di Fb:

Parlamento Europeo, Processo verbale – Mercoledì 7 luglio 2010 – Richiesta di difesa dell’immunità parlamentare

  • Processo verbale – Mercoledì 7 luglio 2010 – Strasburgo
  • 14. Richiesta di difesa dell’immunità parlamentare

    Luigi de Magistris ha rivolto alla Presidenza la richiesta di difesa della sua immunità e dei suoi privilegi nel quadro di un procedimento in atto presso il tribunale di Benevento (Italia).

    A norma dell’articolo 6, paragrafo 3, del regolamento, la richiesta è stata deferita alla commissione competente, cioè alla commissione JURI.

La risposta di De Magistris, dal suo blog: Immunità contro il Regime (sintesi del teorema: con la querela vogliono imbavagliarmi in un momento in cui finalmente si scoprono le trame sovversive dei nuovi piduisti – riflessione del sottoscritto: la querela gliel’ha mandata Mastella, non Miller…).

Sitografia su Arcibaldo Miller

Sulla domanda di immunità parlamentare di De Magistris:

Immunità parlamentare: tutti i progetti di riforma.

Margherita Boniver è l’ultima di una lunga serie. Sono otto i disegni di riforma costituzionale dell’art. 68 depositati in parlamento. Una prova in cui molti osano cimentarsi, a costo di divenire impopolari. Fra di essi, Francesco Cossiga, il quale ne ha presentati da solo tre.
Vediamoli uno ad uno: Cossiga è certamente il più “fantasioso”, da un lato vorrebbe reintrodurre l’articolo originale, ma lo aggiorna con il divieto di intercettazione, salvo consenso dell’interessato, che naturalmente non lo darà. Il suo secondo testo è “abrogativo”, vale a dire cancella di fatto la legge costituzionael del 1993 che modifica l’isitituto dell’autorizzazione a procedere.

Poi viene il senatore Pastore, il quale, forse timidamente, inserisce un comma piccolo piccolo in cui attribuisce il potere di sospensione dei processi alla Camera di appartenenza, una sorta di costituzionalizzazione erga parlamentari del lodo Alfano.

Invece il famigerato D’Alia (UDC) vorrebbe inserire nel mezzo dell’articolo 68, i concetti di fumus persecutionis e il pregiudizio per l’attività parlamentare, scritti su misura per Mr b: lui si crede perseguitato dai giudici, lui e i suoi avvocati sostengono che l’attività governativa o parlamentare verrebbe compromessa a causa delle inchieste in cui è coinvolto, quindi si metterebbe a pregiudizio una cosiddetta carica elettiva.

Infine il capolavoro di Cossiga, cervellotico e ingarbugliato disegno di legge, con il quale si verrebe a prefigurare una sorta di Tribunale dei Parlamentari, una tribunale diverso per gente diversa.

DDL S.229, sen. Francesco Cossiga, parole chiave IMMUNITA’ PROCESSUALE, DIVIETO DI INTERCETTAZIONE SENZA CONSENSO:

«Art. 68. – I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per i voti dati e per le opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni o in conseguenza o in connessione con queste.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale; né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l’ordine di cartura; né possono essere poste sotto osservazione, vigilanza e controllo la sua persona e la sua abitazione anche temporanea.

Eguale autorizzazione è richiesta per trarre in arresto o mantenere in detenzione un membro del Parlamento in esecuzione di una sentenza anche irrevocabile.

Nessun membro del Parlamento può essere sottoposto, se non con il suo consenso, a esame della sua corrispondenza e dei suoi telegrammi, a intercettazioni telegrafiche, telefoniche, radiofoniche, ambientali, di posta elettronica o di qualunque altra natura né possono essere acquisite informazioni o documentazioni al riguardo. Non è tenuto a rivelare la fonte delle informazioni acquisite e utilizzate nell’esercizio delle sue funzioni o di quelle ad esse collegate né può essere chiamato a rispondere del modo o dei mezzi con i quali le ha acquisite».

DDL S.206, sen. Francesco Cossiga, parole chiave: RIPRISTINO STATUS QUO:

Art. 1.

1. La   legge costituzionale 29 ottobre 1993, n. 3 , è abrogata. Riacquista efficacia l’  articolo 68 della Costituzione nel testo vigente prima della data di entrata in vigore della citata   legge costituzionale n. 3 del 1993 .

2. Restano validi gli atti ed i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti e i rapporti giuridici sorti sulla base del   decreto-legge 10 maggio 1996, n. 253 , in quanto compatibili con il comma 1 della presente legge costituzionale.
3. La violazione delle disposizioni contenute nella presente legge costituzionale, anche a mezzo di ordinanze, sentenze, ordini e provvedimenti di qualsivoglia autorità giudiziaria o della Corte costituzionale, costituisce il reato di attentato agli organi costituzionali dello Stato.
4. La presente legge costituzionale entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

DDL. S.356, sen. Andrea Pastore (PdL), parole chiave, SOSPENSIONE PROCESSI:

Art. 1.

1. All’  articolo 68, secondo comma, della Costituzione , è premesso il seguente periodo: «Un procedimento penale nei confronti di un membro del Parlamento deve essere sospeso qualora lo richieda la Camera di appartenenza».

DDL S.896, sen. Giampiero D’Alia (UDC), parole chiave RAFFORZAMENTO DEGLI ORGANI DI GARANZIA, AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE, CONCETTO DI FINE PERSECUTORIO, PREGIUDIZIO PER L’ATTIVITA’ PARLAMENTARE

Art. 1.

1. L’articolo 66 della Costituzione è sostituito dal seguente:

«Art. 66. – Ciascuna Camera giudica, secondo le norme del proprio regolamento, dei titoli di ammissione, delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità dei suoi componenti.

I regolamenti di ciascuna Camera disciplinano l’istituzione di organi di garanzia con il compito di proporre all’Assemblea le deliberazioni relative ai giudizi di cui al primo comma nonché quelle relative all’articolo 68, garantendo la rappresentanza paritaria dei gruppi parlamentari della maggioranza e della opposizione.
Sulle proposte di deliberazione di cui al secondo comma ciascuna Camera decide in via definitiva».

Art. 2.

1. L’articolo 68 della Costituzione è sostituito dal seguente:

«Art. 68. – I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni comunque e ovunque espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

I membri del Parlamento possono essere chiamati a rispondere se le espressioni formulate al di fuori delle sedi parlamentari sono, per i modi e i termini usati, di per sé lesive della altrui dignità.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, mantenuto in detenzione o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.
Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento a intercettazioni in qualsiasi forma, anche indiretta, di conversazioni o di comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.
La Camera cui il parlamentare appartiene, anche su istanza dell’interessato, nega l’autorizzazione quando accerta che l’azione è stata intrapresa per fini persecutori o quando la privazione della libertà personale può pregiudicare lo svolgimento dell’attività parlamentare. In tale ultimo caso l’esecuzione del provvedimento restrittivo è sospesa per tutta la durata del mandato parlamentare.
Gli atti compiuti in violazione delle disposizioni del presente articolo sono nulli e irripetibili, e la relativa documentazione deve essere immediatamente distrutta.
I regolamenti di ciascuna Camera disciplinano l’attuazione delle disposizioni del presente articolo».

DDL C.1509, on. Farina e Farina Coscioni, parole chiave AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE CON ECCEZIONI

Art. 1.

1. L’  articolo 68 della Costituzione è sostituito dal seguente:

«Art. 68. – I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e per i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale, né può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale, o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l’ordine di cattura.
Eguale autorizzazione è richiesta per trarre in arresto o per mantenere in detenzione un membro del Parlamento in esecuzione di una sentenza anche irrevocabile».

DDL S.1003, sen. Francesco Cossiga, parole chiave ESTENSIONE DELLE PREROGATIVE:

Art. 1.

1. Dopo l’  articolo 67 della Costituzione è inserito il seguente articolo 67-  bis:

«Le sedi della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, comprese quelle temporanee nelle quali suoi organi o sue commissioni o comitati o delegazioni o anche singoli membri esercitino le loro funzioni, sono inviolabili e inviolabili sono i loro archivi. Senza l’autorizzazione o la richiesta dei loro Presidenti né l’autorità giudiziaria né alcun organo di polizia può accedervi né compiere atti del suo ufficio in relazione a fatti o atti anche non ascrivibili a suoi organi o a suoi membri.

Art. 2.

1. Il testo dell’  articolo 68 della Costituzione della Repubblica è sostituito dal seguente:

«I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale; né può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale, o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare anche se si tratti di domicilio temporaneo, salvo che sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l’ordine di cattura.
Eguale autorizzazione è richiesta per trarre in arresto o mantenere in detenzione un membro del Parlamento in esecuzione di una sentenza anche irrevocabile.
Non può inoltre essere sottoposto a intercettazioni postali, telegrafiche, telefoniche, ambientali, informatiche o di qualunque altra forma di comunicazione.
Non può essere chiamato a deporre su qualunque fatto o notizia di cui sia venuto a conoscenza o che gli sia stata comunque comunicata a motivo della sua qualità di membro del Parlamento o che egli abbia reso pubblica nell’esercizio del suo mandato o in relazione ad esso».

Art. 3.

1. Dopo l’  articolo 68 della Costituzione della Repubblica è inserito il seguente articolo 68-  bis:

«1. La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono giudici unici e esclusivi delle prerogative e immunità proprie e dei propri membri».

DDL S.1818, sen. Giuseppe Valentino (PdL), parole chiave RIPRISTINO TESTO ORIGINALE:

Art. 1.

1. L’  articolo 68 della Costituzione è sostituito dal seguente:

«I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale, né può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale, o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l’ordine di cattura.
Eguale autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.
Analoga autorizzazione è richiesta per trarre in arresto o mantenere in detenzione un membro del Parlamento in esecuzione di una sentenza anche irrevocabile».

DDL S.1831, sen. Lucio Malan (PdL), parole chiave RIPRISTINO TESTO ORIGINALE

Art. 1.

1. L’  articolo 68 della Costituzione è sostituito dal seguente:

«Art. 68. – I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e per i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale; né può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale, o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l’ordine di cattura.
Eguale autorizzazione è richiesta per trarre in arresto o mantenere in detenzione un membro del Parlamento in esecuzione di una sentenza anche irrevocabile».

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Immunità parlamentare, pronto il disegno di legge. Il tempo della Restaurazione.

E allora, dichiarato illegittimo il Lodo Alfano, non resta che rispolverare la vecchia immunità:  ci ha pensato il sen. Lucio Malan, del PdL, con l’intenzione di rifarsi al vecchio art. 68 della Costituzione, emendato con referendum nel 1993, senza cambiarne una virgola. Questo il senso della sua proposta di legge, come descritto nella relazione introduttiva (ripresa dal sito del sen. Malan):

<< Onorevoli Senatori ! – Il presente disegno di legge esprime la volontà di riportare l’equilibrio e l’armonia tra le istituzioni. La stessa volontà che animò i membri dell’Assemblea Costituente nel 1947 quando scrissero l’articolo 68 della Carta fondamentale della Repubblica.

Modificarlo sull’onda della piazza nel 1993 fu un errore, determinato da una temperie che non deve tornare. Come era stato un errore, negli anni precedenti, farne quell’uso indiscriminato che contribuì al determinarsi di tale temperie.

È venuta l’ora di cancellare quell’errore. Coloro che intendessero opporsi a questa iniziativa dando fondo all’arsenale del becero antiparlamentarismo e del giustizialismo forcaiolo, sono invitati ad andare a rileggere gli atti del dibattito in Assemblea Costituente e i nomi di coloro che approvarono l’articolo 68.

Per questo si propone qui, senza alcuna modifica, il medesimo testo di allora. Se fosse possibile, lo si vorrebbe stampare sulla stessa carta e negli stessi caratteri usati allora. Ma credo sia possibile e doveroso provare a tornare allo spirito di quei tempi, preoccupandosi non di ciò che nell’immediato può parere conveniente all’una o all’altra parte politica, ma di ciò che è bene per la Repubblica.

I senatori che lo sosterranno e lo voteranno, a cominciare dal proponente, assumono contestualmente l’impegno a vigilare in ogni modo affinché questo strumento sia usato esclusivamente a salvaguardia delle istituzioni democratiche.>>

 Roma, 10 ottobre 2009

 ECCO IL TESTO PROPOSTO PER L’ARTICOLO 68


I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e per i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale; né può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale, o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l’ordine di cattura.

Eguale autorizzazione è richiesta per trarre in arresto o mantenere in detenzione un membro del Parlamento in esecuzione di una sentenza anche irrevocabile.

Per contro, l’attuale art. 68:
I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.

Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

Già la legge costituzionale n. 3 del 1993 aveva ritoccato forzatamente l’art. 68, colpito dal referendum popolare che abrogò l’istituto dell’autorizzazione a procedere in giudizio: allora si estese l’immunità nell’esercizio delle funzioni, il cosiddetto principio di insindacabilità delle opinioni di un parlamentare, modificando il primo comma da "non possono essere perseguiti", a "non possono essere chiamati a rispondere", fatto che estese la prerogativa a ogni tipo di responsabilità (civile, penale, amministrativa, ecc.).
Malan, nel recuperare il testo originario, tralascia la modifica del 1993. In secondo luogo, non dispone alcunché per limitare il fenomeno della reiterazione del diniego all’autorizzazione a procedere, fatto che aveva creato i presupposti per l’abrogazione dell’immunità stessa. Quindi, l’operazione nostalgia di Malan non si pone in alcun modo il problema dell’abuso della pregogativa immunitaria né si pone alcun quesito sulla necessità di aver un parlamento pulito, i cui deputati e senatori non siano corruttori, corrotti, concussi, associati con la mafia, bancarottieri e quant’altro. Malan non sente di dover dare risposte in merito. Sostiene di voler riequilibrare il rapporto fra i poteri dello stato – nella fattispecie, Magistratura e Parlamento – quando l’aspetto problematico per eccellenza è la selezione della classe dirigente stessa.

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    • Il se­natore Lucio Malan ha presentato ieri un disegno di legge per rein­trodurre l’istituto che, ricorda, fu voluto dai padri Costituenti e «mo­dificato nel ’93 sull’onda della piazza». «Un errore», secondo Ma­lan, la cui iniziativa si propone «di riportare l’armonia e l’equilibrio tra le istituzioni».

    • Il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cic­chitto, da parte sua, mette l’immu­nità tra i temi di un’organica rifor­ma della giustizia e come il Guar­dasigilli ipotizza di aprire dopo il congresso del Pd il dialogo con le opposizioni.

    • ridisegnare quei rapporti tra politica e magistratura che so­no stati devastati nel ’92-’94 dal circolo mediatico-giudiziario

    • La di­sponibilità del senatore del Pd Marco Follini resta una caso isola­to: dopo la netta chiusura di Dario Franceschini, ieri anche Pier Luigi Bersani ha detto che più che l’im­munità è il caso di affrontare altre riforme, come quella della legge elettorale.

    • Mentre il leader Udc Pier Ferdinando Casini taglia cor­to: «Ripristinarla è pura follia»

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    • Riguardo l’ipotesi di reintrodurre l’immunità parlamentare, Ignazio ha dichiarato che “i parlamentari non hanno bisogno di immunità per portare avanti il proprio mandato. In ogni sistema democratico moderno è previsto un bilanciamento tra i poteri dello Stato. La giustizia costituisce un sistema di controllo per il rispetto della legalità e non può essere additata come un intralcio. Credo sia sbagliato continuare a ragionare con l’approccio di una casta, che sopravvive aumentando al contempo i suoi privilegi e la distanza con il paese reale. E’ necessario invece nutrire e crescere una nuova classe politica pronta a governare, a livello locale come nelle aule parlamentari. Per far questo penso si debba ripartire dai territori e dalla promozione di persone rispettose delle regole, con le mani libere da gruppi di potere e pressioni di lobbies”.

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