Prescrizione Breve, riprende il dibattito in aula – ore 15 diretta streaming

Prescrizione Breve, camera dei deputati in diretta streaming

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Prescrizione Breve, il testo del disegno di legge della vergogna

Sei articoli. Tanto è lungo il testo del disegno di legge denominato ‘Prescrizione Breve’, in esame ieri alla Camera e che ha causato grande scompiglio fra i banchi e fuori Montecitorio. Il salva-premier è già stato approvato dal Senato lo scorso anno, poi l’iter parlamentare è divenuto difficoltoso per le resistenze dei finiani, all’epoca ancora all’interno della maggioranza. Il Caso Mills è stato il pretesto per riproporre questo testo scandaloso, che anziché permettere lo svolgimento dei processi, semplicemente li cancella. Il fatto interessante è che il provvedimento è stato oggetto di modifiche in fase di esame in sede referente nelle Commissioni parlamentari. Ora queste modifiche devono passare al vaglio dell’aula e il clima potrebbe divenire ben presto quello della cancellazione delle stesse per procedere ad una rapida approvazione. Oppure, del ritorno del testo in Senato e, con un iter super rapido, essere approvato e divenire legge dello Stato in poco più di un mese. Basta per far saltare insieme processo Mills, diritti Mediaset e Mediatrade. Poco importa se si distrugge la giustizia.

In particolare, rispetto al testo del Senato, sono stati soppressi gli articoli 1, 4, 7, 8 e 9:

  1. l’art. 1 modificava la legge n. 89 del 2001 (legge Pinto) in materia di procedure di equo indennizzo nel caso di violazione del diritto alla ragionevole durata del processo;
  2. l’art. 4 interveniva in materia di ragionevole durata del giudizio di responsabilità contabile;
  3. l’art. 7 prevedeva un meccanismo di monitoraggio per valutare l’impatto finanziario derivante dall’applicazione della nuova legge;
  4. l’art. 8 prevedeva l’applicabilità anche ai procedimenti per responsabilità amministrativa degli enti dipendente da reato del meccanismo di estinzione del processo per decorso dei termini contemplato dal testo dell’articolo 5 approvato dal Senato;
  5. l’art. 9, nell’ambito delle disposizioni transitorie, prevedeva un meccanismo di estinzione per decorso dei termini dei processi in corso in primo grado relativi ai reati commessi fino al 2 maggio 2006, puniti con pena pecuniaria o con pena detentiva, inferiore nel massimo a dieci anni di reclusione, diversi da quelli rientranti nelle esclusioni previste dalla legge sull’indulto – la contestatissima norma ad personam che avrebbe fatto saltare decine di processi attualmente in corso.

La nuova normativa interviene sugli art. 160 e 161 del Codice Penale nel seguente modo:

Gli atti giuridici in presenza dei quali la prescrizione si interrompe sono indicati dall’articolo 160, primo e secondo comma, c.p. (sentenza di condanna, decreto di condanna, ordinanza che applica le misure cautelari personali, ordinanza di convalida del fermo o dell’arresto, interrogatorio reso davanti al p.m. o al giudice, invito a presentarsi al p.m. per rendere l’interrogatorio, provvedimento di fissazione dell’udienza in camera di consiglio per la decisione sulla richiesta di archiviazione, richiesta di rinvio a giudizio, decreto di fissazione della udienza preliminare, ordinanza che dispone il giudizio abbreviato, decreto di fissazione della udienza per la decisione sulla richiesta di applicazione della pena, presentazione o citazione per il giudizio direttissimo, decreto che dispone il giudizio immediato, decreto che dispone il giudizio e il decreto di citazione a giudizio). A seguito di interruzione della prescrizione il termine di prescrizione già decorso viene meno e comincia nuovamente a decorrere dal giorno dell’interruzione.

Il secondo comma dell’articolo 161 c.p. individua i limiti al prolungamento del tempo necessario a prescrivere che l’interruzione comporta. A seguito della riforma operata con la legge n. 205 del 2005, tali limiti si differenziano in funzione sia delle tipologie dei reati sia dei rei (fonte Camera dei Deputati).

La normativa vigente “esclude dal suo ambito di applicazione i reati di grave allarme sociale di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, c.p.p.”, ovvero associazione a delinquere e associazione a delinquere finalizzata a schiavitù, tratta di persone, ecc., sebbene non sia specificato il riferimento all’art. 600-bis. – prostituzione minorile, tutti reati di rilevanza sociale.

In ogni caso – e questo è l’aspetto più importante su cui si interviene – finora l’interruzione della prescrizione può comportare l’aumento come regola generale, di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere – ovvero del massimo della pena edittale più un quarto della medesima.

Il testo emendato, da un lato, conferma l’eccezione per i reati di grave allarme sociale di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, c.p.p.; dall’altro riduce il limite del prolungamento del tempo necessario a prescrivere nella fattispecie generale (da un quarto ad un sesto) e introduce una disposizione specifica per un’ulteriore categoria di rei, ovvero i recidivi semplici di cui all’articolo 99, primo comma, c.p. (prevedendo il limite di un quarto) (fonte Camera dei Deputati).

La tabella seguente pone a raffronto la nuova disciplina con quella vigente:

Articolo 161, secondo comma, vigente Articolo 161, secondo comma, modificato
Incensurati Un quarto Un sesto
Recidiva semplice (art. 99, primo comma, c.p.) Un quarto
Recidiva aggravata (art. 99, secondo comma, c.p.) Metà Metà
Recidiva reiterata (art. 99, quarto comma) Due terzi Due terzi
Delinquenti abituali e professionali (artt. 102, 103 e 105) Doppio Doppio

E’ prevista almeno l’inapplicabilità della modifica all’articolo 161, secondo comma, c.p. “nei procedimenti nei quali sia stata già pronunciata sentenza di primo grado alla data di entrata in vigore della legge” (ibidem).

L’articolo 5 del testo approvato dal Senato (ora art. 4) è stato integralmente sostituito nel corso dell’esame in sede referente. Il testo approvato dal Senato, introduceva un meccanismo di estinzione dei processi penali a seguito del decorso di termini specificamente indicati, il cosiddetto Processo Breve, senza che il medesimo grado fosse stato definito. I termini per ogni “fase” processuale erano “individuati con riferimento a ciascun grado del processo penale ed erano diversamente articolati in funzione della gravità del reato” (ibidem). Il nuovo art. 4 introduce nel codice di procedura penale il nuovo Capo XVI-bis, costituito dal solo art. 205-quater. Vengono confermati i termini di ciascun grado del processo, come scritto nel testo approvato dal Senato, ma viene espunta la parte di norma che implica l’estinzione del processo penale a cui è sostituita una “comunicazione da parte del capo dell’ufficio giudiziario cui appartiene il giudice che procede al Ministro della giustizia e al procuratore generale preso la Corte di Cassazione”. Una sorta di lettera di avviso al Ministro il quale, in seguito a questa ‘notizia’ di procedimento rallentato, può forse propendere per promuovere azioni disciplinari presso il Csm. Il capo dell’Ufficio Giudiziario viene trasformato in una sorta di controllore del Magistrato.

Il comma 3, infine, reca la norma transitoria, prevedendo in particolare l’inapplicabilità della disposizione ai processi in corso per i quali, alla data di entrata in vigore della legge, sia stato già emesso il provvedimento con cui il P.M. esercita l’azione penale formulando l’imputazione ai sensi dell’articolo 405 c.p.p. (ibidem).

Addirittura la dichiarazione del Giudice della eventuale esistenza di una “causa di non punibilità in ordine al reato appartenente alla sua competenza per territorio”, prevista dall’art. 23 c.p.p., viene anticipata alla fase antecedente alla dichiarazione di apertura del dibattimento, una sorta di giudizio preliminare con il quale si attribuisce al giudice medesimo il potere di trasferire gli atti al p.m. competente (art. 5, ex art. 6 del testo del Senato).

Berlusconi alla guerra totale contro i giudici: il rischio Egitto è più vicino

Fate bene a pensare che allo squallore della politica di questi giorni non ci sia fine. Perché è vero. E lo squallore prima o poi porterà questo paese a situazioni estreme che ora quasi tutti deprechiamo. La rivoluzione dei Gelsomini dal Maghreb si sta facendo sentire fino in Cina. Dovunque, nel mondo, i popoli scontenti dei propri governi scendono in piazza, disposti a tutto affiché le cose cambino. C’è una domanda di democrazia e partecipazione repressa che torna come un rigurgito di violenza. Giovani, nelle strade, vanno incontro alla morte lasciandosi sparare da agenti di polizia e gendarmi fedeli ai regimi. Di fronte al dispotismo è giusto resistere. E’ la rivoluzione, e la rivoluzione spara. Cosa succederebbe in Egitto se El Baradei scaricasse sui manifestanti tutti le colpe degli inevitabili gesti violenti della piazza? Cosa acccadrebbe all’opposizione iraniana se Karroubi o Mussavi si dissociassero dalla piazza come l’opposizione italiana ha fatto il giorno dopo il 14 dicembre 2010?

Il Financial Times, in un articolo dello scorso 13 febbraio, ha accostato l’Italia ai paesi del Maghreb. Un’equazione molto semplice cheè stata evocata da più parti: Silvio come Mubarak, Silvio come Ben alì; come Gheddafi. I rapporti di interesse che legano Berlusconi ai tre matusalemme del Mediterraneo sono soltanto un aspetto di questa similitudine. In Italia, scrive il Ft, le elezioni promettono sempre di cambiare la politica, poi lasciano tutto così com’è. Esiste, in misura del tutto analoga all’Egitto, alla Libia, alla Tunisia e all’Algeria, una mancanza di rinnovamento della classe dirigente. La classe politica si è trasformata in casta. E’ stato detto ripetutamente, in questi anni.

There is a European country that has many characteristics of the Arab world: a sclerotic economy, a culture worn down by corruption and organised crime, and a growing clash of generations. It is controlled by a gerontocratic ruling class entrenched in politics and business to the exclusion of its youth. Its best and brightest young people roam Europe as economic migrants.

That country is Italy. It is a democracy, so the ageing consistory that runs the country should be replaceable. Yet it never is: the more elections Italy has, the less seems to change. No wonder even the Borghese are taking to the streets. A million women marched last Sunday to protest the antics of Silvio Berlusconi, the increasingly ridiculous prime minister. He was indicted this week on charges of paying for sex with an underage girl and abuse of office. He denies wrongdoing (Financial Times).

I recenti scandali sessuali sembrano aver messo a dura prova la resistenza di B. Eppure il tempo gioca a suo favore. E la strategia di B. non è mai stata così chiara. La soluzione finale si articola in tre mosse:

  1. la riforma della giustizia: Alfano ha il compito di riprendere in mano il destino della legge sulle intercettazioni nonché il Processo Breve; le eventuali altre riforme di natura costituzionale saranno affrontate successivamente; ciò che serve ora è una clava da agitare contro i magistrati, magari anche presenziando a qualche udienza;
  2. il fronte mediatico: è di oggi l’affondo dei giornali e dei telegiornali di marca berlusconiana contro la Procura di Milano, rea di non aver aperto fascicoli contro Cristiano Ronaldo, uno dei presunti clienti di Ruby, ergo di essersi accanita contro Berlusconi non essendo egli il solo utilizzatore finale della minorenne; inoltre, fedeli al motto che “scandalo scaccia scandalo”, Libero e Il Giornale si sono fiondati sul caso affittopoli del Pio Albergo Trivulzio, la Baggina, enfatizzando non poco il caso Pisapia, la cui compagna vive in una casa del Pat dal 1989, ben prima di conoscere lo stesso Pisapia; Libero e Il Giornale hanno mostrato una ferocia senza eguali nella pressante richiesta della lista coi nomi degli affittuari privilegiati del Pat, per poi sbattere in prima pagina persone rispettabilissime come Carla Fracci;
  3. il regolamento di conti con Fini: qualora la maggioranza decidesse sul caso Ruby per il conflitto di attribuzione da  sollevarsi dinanzi alla Corte Costituzionale, è prassi che l’ufficio di presidenza della Camera possa esprimersi sulla decisione medesima con un voto. Non c’è nessuna norma del regolamento della Camera che lo preveda, ma così sempre si è fatto. L’obiettivo di B. è lasciare Fini senza truppe nel Parlamento. Una volta solo, avrà meno forza per poter votare contro l’aula. In questo senso è da intendersi l’attacco sferrato dagli ex An contro Il Secolo d’Italia. Martedì il cda del giornale, oramai conquistato dai berluscones, potrebbe decidere la sorte di Claudia Perina, o piuttosto di ridurre il budget mettendo a pregiudizio la stessa realizzazione del quotidiano. E’ chiaro che il principale ostacolo alle leggi ad personam richieste da B. ad Alfano in settimana, ovvero FLI, naviga in brutte acque. Proprio i finiani sono stati l’argine contro la Legge Bavaglio e il Processo Breve; tolti di mezzo una volta per tutte i vari Bocchino e Granata, Briguglio e Bongiorno, B. avrà carta bianca: una maggioranza genuflessa, di pavidi . Anche il più intransigente degli esuli (Guzzanti) è tornato alla casa del Padre: e quota 325 è sempre più vicina.

Dinanzi a questo quadro desolante, in cui le opposizioni sono messe all’angolo, in cui emerge sempre più chiara una stategia che da difensiva si è fatta eversiva, il “rischio Egitto” paventato dal Financial Times si fa concreto. Se nei prossimi mesi Berlusconi riuscirà ancora a sottrarsi al giudizio, se il suo progetto di annichilimento del potere giudiziario andrà in porto, quale piazza manifesterà ancora pacificamente?

Lodo Alfano Costituzionale Mai

Levata di scudi, ieri, contro il Lodo Alfano in versione legge costituzionale. Sdegnate le opposizioni, IdV in testa, ma pure il PD. I finiani dicono che il Lodo Alfano costituzionale non è una priorità. Tutto nasce dalle dichiarazioni di Bossi, secondo il quale “al premier Berlusconi qualcosa va concesso” – tanto per non far capire che si tratta di legge ad personam. Pare che l’intenzione sia quella di portare il provvedimento in aula già dopo l’approvazione della manovra, ovvero a fine Luglio. Lo dice Federco Bricolo, capogruppo al Senato per la stessa Lega Nord. Sembra che la Lega abbia molto a cuore le sorti di questo provvedimento. Di certo non si sono sprecati molto in autocritica sulla nomina di Brancher, allora perché mai perder tempo a riflettere su questo disegno di legge.

Il Lodo Alfano nuova versione si ‘pregia’ di essere fondato sull’interesse al sereno svolgimento delle funzioni, al fine di attuare il “principio della continuità e regolarità delle più alte cariche pubbliche” (Legislatura 16° – Atto n. 2180) in armonia con il principio di eguaglianza contenuto nell’art. 3 della Costituzione. In sostanza, il nuovo provvedimento vorrebbe superare tutte le obiezioni della Corte Costituzionale – contenuti nelle sentenze 24/2004 e 262/2009 – ai precedenti tentativi operati con il Lodo Schifani prima e con il Lodo Alfano poi, entrambi naufragati sullo scoglio dell’eguaglianza. Il ‘regime differenziato’ potrebbe essere accolto nel nostro ordinamento “a patto che risultino concretamente tutelati anche gli altri valori costituzionali” (ibidem). Così il legislatore.

Chi sono i fortunati legibus soluti? I soliti: il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, che “durante lo svolgimento della carica o delle funzioni, non possono essere sottoposti a processo penale qualora il Parlamento decida in tal senso. La norma “opera esclusivamente con riguardo ai reati extrafunzionali, posto che, per i reati commessi nell’esercizio delle funzioni, gli articoli 90 e 96 della Costituzione già prevedono speciali regole giurisdizionali per le alte cariche dello Stato” (ibidem).

Il concetto di base che sorregge tutto l’impianto argomentativo del legislatore è concentrato nella “esigenza di assicurare la continuità nello svolgimento del munus facente capo a tali alte cariche dello Stato”, esigenza che sussisterebbe anche in relazione al processo ordinario. Va da sé che il legislatore qui non opera alcuna distinzione fra la funzione e la persona che la svolge, anzi, compie una vera e propria fusione tale per cui la persona è la funzione e tolta essa, la funzione è compromessa. Ciò è concepibile in un sistema democratico dove le Alte Cariche dello Stato qui indicate non sono cariche elettive, tranne una, quella del presidente della Repubblica? Presidente del Consiglio e Ministri sono nominati. La costituzione prevede le forme per il loro avvicendamento. Non c’è ragione per cui la funzione del Presidente del Consiglio non possa svolgersi, se non dopo il naturale avvicendamento della persone che la interpretano. La carica resta, la persona no. Se la persona che svolge tale funzione è sottoposta a processo, essa dovrebbe semplicemente farsi da parte. Uno scudo è sì necessario: non per la persona, bensì per la funzione. Nell’interesse collettivo, affinché una persona possa essere nominata presidente del consiglio non dovrebbe avere né indagini né processi pendenti sul proprio capo.Tutto questo è già stato detto ai tempi della seconda sentenza della Consulta, lo scorso Ottobre. Cosa è cambiato da allora? Nulla. Si cerca di riproporre lo stesso cannovaccio di allora, arricchito di una formula un po’ barocca che assegna l’onere della decisione non più a un meccanismo anodino ma al Parlamento, che naturalmente voterà secondo l’indicazione dell’interessato.

Il voto parlamentare sospenderebbe così il processo in corso, ma non l’attività giudiziaria:

  1. il giudice, se ne ricorrono i presupposti, può acquisire, nel processo sospeso, le prove non rinviabili. Si tratta di una «valvola di sicurezza», che, escludendo la paralisi assoluta delle attività processuali, salvaguarda il diritto alla prova e impedisce che la sospensione operi in modo generale e indifferenziato sul processo in corso;
  2. è sospeso anche il corso della prescrizione dei reati in esso contestati. Secondo il principio generale previsto dall’articolo 159 del codice penale, la prescrizione riprenderà il suo corso dal giorno in cui cessa la causa della sospensione (ibidem).

E la parte civile? Vedrebbe compromesso il suo interesse soggettivo? Il legislatore, in questo caso, non ha lasciato cadere il suggerimento della Consulta: “il comma 5 prevede la possibilità, per la parte civile, di trasferire l’azione in sede civile, in deroga all’articolo 75, comma 3 del codice di procedura penale”. Una deroga che è in linea con i principi espressi dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 24/2004 ( Lodo Schifani), mentre la parte civile verrebbe ulteriormente tutelata trattando la causa “con priorità, attraverso la riduzione del termine a comparire” (ibidem).

Mera consolazione: l’iter legislativo è quello definito dall’art. 138 della costituzione. L’atto, affinché divenga legge costituzionale, deve essere approvato “con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e […] a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione” (Cost. art. 138, c. 1 ), a cui segue il referendum consultativo. Servono, come ben saprete, i 2/3 dei componenti per evitare la consultazione degli elettori. Una maggioranza qualificata che questo parlamento non sarà comunque in grado di esprimere (thanks, God). Ergo, Lodo Alfano Costituzionale Mai.

Il Legittimo Impedimento approvato dalla Camera. Il discorso di Bersani: “è una folle guerra alla giustizia”.

foto di Virginia Romano

Il cosiddetto Legittimo Impedimento è stato approvato dalla Camera. Non c’è storia: 595 i deputati presenti, a favore hanno votato 316 deputati, mentre i no sono stati 239 e 40 gli astenuti (tutta l’UDC). Quattro i franchi tiratori della maggioranza. Ma anche con il voto contrario dell’UDC, il provvedimento sarebbe lo stesso stato approvato. Senza una presa di posizione di Fini, la maggioranza continuerà ad oltranza su questa linea.

Ignazio Marino su Legittimo Impedimento e rapporti PD-UDC:

“Siamo arrivati al limite del ridicolo. Il legittimo impedimento significa che il premier non andrà in tribunale e il libretto delle giustificazioni lo tiene e lo firma egli stesso.” il senatore del Pd Ignazio Marino commenta la norma sul legittimo impedimento che ha avuto il via libera della Camera “Questa norma- continua Marino- non solo oscura irrimediabilmente il principio di uguaglianza davanti alla legge ma esplicita in modo chiaro l’agire di questa maggioranza: prima i problemi del Premier e poi quelli del paese. Così facendo si aggira la Costituzione e si tradiscono le aspettative dei cittadini. La giustizia ha le sue regole, non può essere manipolata per difendere gli interessi di un singolo.”

“Auspico- conclude Marino- una netta e unita opposizione al Senato di chi condivide gli stessi principi e valori. L’astensione dell’Udc mette ancora una volta l’accento su una visione diversa e distinta che il Pd ha con il partito di Casini. Prima di pensare alle alleanze dovremmo, forse, puntare su una parziale, se non totale, condivisione di programmi e valori”.

E così si è espresso Bersani alla Camera, in diretta televisiva, in un discorso certamente critico, con alcuni toni di durezza, ma pur sempre inutile a scalfire l’arroganza della maggioranza:

Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo qui a parlare in diretta televisiva del legittimo impedimento e dobbiamo chiederci quanti dei cittadini che stanno ascoltando sappiano cosa sia questo famoso legittimo Pag. 191impedimento. Del resto, dobbiamo confessare che anche molti di noi, prima di questa discussione, ne avevano una conoscenza vaga. Quindi, dobbiamo spiegarci davanti ai cittadini. Cosa è questa legge e cosa vuole dire? Questa legge vuol dire che fino ad oggi un Presidente del Consiglio e un Ministro imputato, che non si fossero presentati in tribunale ad un processo, dovevano, per così dire, portare una giustificazione valida. Da domani la giustificazione il Presidente del Consiglio e i Ministri se la faranno da soli e potranno non andare mai in tribunale. Perché? Perché fanno un lavoro importante, hanno molte cose da fare e hanno bisogno di stare sereni. Così si è detto e si è scritto. Ci vadano gli altri in tribunale, quelli che possono consentirsi un po’ di nervoso (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Questo è il concetto di fondo. Ma perché mai va approvata subito subito questa legge? Perché non si parla di processi per dire dei processi in generale, ma si parla dei processi per dire di quei processi lì, quelli che sono in corso adesso e che bisogna scantonare.

Ci si può chiedere: è possibile fare leggi del genere? Non c’è la Costituzione? C’è. La Corte costituzionale potrà non approvare questa legge, ma c’è bisogno di tempo – almeno qualche mese – perché la Corte decida e così parte subito questa scialuppa, poi questa verrà caricata su un bastimento, una legge costituzionale in grado di reggere il giudizio della Corte e, se non ci sarà una coincidenza fra scialuppa e bastimento, è pronto un barcone che si chiama «processo breve» per ovviare alla bisogna (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Processo breve; anche questo bisogna spiegarlo, perché immagino che qualcuno che ci guarda si chieda: ma perché, c’è forse qualcuno lo vuole lungo il processo? E che cosa vuol dire discutere di «salva processi», e che cosa vuol dire «lodo Alfano 1» e «lodo Alfano 2», e cosa è mai un’ipotetica legge «salva pentiti»?
Credo che la gente del merito ci capisca poco, ma abbia compreso l’essenziale: sono tutte cose complicate che hanno dentro una cosa semplice che capiamo tutti: c’è di mezzo Berlusconi, un Presidente del Consiglio che non vuole farsi giudicare e tiene ferma su questo punto l’Italia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Il Paese è incagliato. Viene sospinto per quella ragione ad un confronto aspro ed estenuante fra Governo e magistratura, un confronto che viene fatto tracimare strumentalmente in una folle guerra fra politica e giustizia, fino a intaccare i pilastri del nostro sistema costituzionale.
Vi chiedo una cosa: è ora che prendiate atto che grande parte del Paese che governante – voi tutti, Lega compresa – non è disposta a chiamare riforme delle norme che cambiano le regole in corso d’opera, a partita in corso, a processi in corso (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Si tratta di norme che non hanno carattere di generalità e di astrattezza, se non in modo ipocrita e fittizio, norme che oscurano il principio di uguaglianza e, mentre tutti invocano una giustizia più efficiente e moderna, le scorciatoie per uno o per pochi suscitano in tanti repulsione e indignazione e creano un solco e un’incrinatura non componibile non solo fra le forze politiche, ma nella coscienza del Paese, un Paese che peraltro ha in testa ben altre priorità.
Allora, se governate per tutto il Paese, Lega compresa, dovete prendere atto di questo e preoccuparvi di fermare questa corsa dissennata di cui il fatto di oggi è solo il primo passo. Stiamo parlando di legittimo impedimento come di un ponte, si è detto, verso un «lodo Alfano 2», ma l’impegno in questa mirabile propria opera di ingegneria, questo ponte, non ci esenterà dal dover discutere del cosiddetto «processo breve» che non rimuovete – lo ricordo al collega Casini – che non abbandonate e che avete orgogliosamente rivendicato.
Si tratta di norme che sfidano un elementare senso di giustizia che fanno dire a chiunque: finché non ci sono regole nuove per tutti, si va tutti con regole vecchie (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori), norme che distruggerebbero migliaia di processi che sono in corso. Come si fa, per salvare uno solo, fare un’amnistia per tutti i colletti bianchi, dare uno schiaffo all’esigenza di giustizia di tante vittime del reato (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)?
Allora, vi dico così: se farete questo e se chiamerete tutto questo «riforme», allungherete ancora questa eterna transizione che ci impedisce da vent’anni di avere una politica normale. Se aveste, invece, la forza di rinunciare a tutto questo, potrebbe esserci una svolta. Questa, all’essenziale, è la vostra responsabilità.
Il Presidente del Consiglio, a questo punto della sua quindicennale vicenda politica, potrebbe compiere un atto di responsabilità: mettere davanti a sé l’Italia (dirci: «prima di tutto l’Italia»), affrontare a viso aperto la sua situazione, fruendo dell’attuale quadro di garanzia, che vale per tutti i cittadini, per i tanti che percorrono le strade tortuose e lunghe della giustizia, magari pensando di aver avuto un torto, così come – cara Lega – fanno tutti i nostri amministratori e tutti i nostri governanti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Non perché noi pensiamo di non avere il peccato originale, non perché pensiamo di essere perfetti, ma perché pensiamo di essere corretti e mettiamo le regole davanti al consenso anche dove lo abbiamo. E si informi meglio Cota: il Presidente degli Stati Uniti – sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti – 9 giudici a 0 sul caso Clinton – non ha diritto a nessun legittimo impedimento per essere giudicato (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Noi non udremo quelle parole da statista, non le udremo, non udremo uno statista che dice: «Io affronto a viso aperto da cittadino i miei problemi e voi, intanto, in Parlamento fate le riforme per tutti e lì dentro risolvete le cose che vanno risolte anche nei rapporti tra magistratura, politica e Governo». Noi sentiremmo la solita musica e ci direte: «Ma che regole e regole, abbiamo il consenso e fateci governare». Ma chi vi ha impedito di governare? In nove anni, voi avete governato per sette: in che cosa è migliorata l’Italia? Chi vi impedisce di governare adesso la crisi? Da quando voi avete detto che la crisi non c’è, è psicologica e ce l’abbiamo alle spalle, noi abbiamo – vi informo – 700 mila disoccupati più, un milione di persone sotto ammortizzatori, migliaia di piccole imprese che chiudono (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Allora, vi dico: volete darcela – dopo 20 mesi che ve la chiediamo – l’occasione di fare una discussione in diretta televisiva sui problemi reali degli italiani? Ce la volete dare questa occasione o volete farci sempre parlare di queste leggi che noi rifiutiamo e per le quali voteremo contro (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori – Congratulazioni – Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)?

Stenografico Assemblea – Sed. n. 277 di mercoledì 3 febbraio 2010 – 16^ Legislatura.

Per Taormina, Berlusconi punta su legittimo impedimento e Lodo Alfano bis. Per diventare eterno con la Presidenza della Repubblica.

I magistrati aderenti all’ANM oggi, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, prima che parlasse Franco Ionta, responsabile del dipartimento amministrazione penitenziaria che partecipa alla cerimonia come rappresentante del governo, si sono alzati dalle loro sedie, indossando toga e brandendo la Costituzione, in forma di protesta contro il disegno di legge ammazza-processi, ovvero il famigerato “Processo Breve”.
Peccato che la machiavellica strategia del (finto) premier vada al di là della semplice immaginazione. Ce lo svela in un’intervista, ad opera di Alessandro Giglioli, in circolazione da ieri sul web, Carlo Taormina, ex legale di Mr b, ex sottosegretario agli Interni, ex presidente della (“faked”, fasulla, pataccara) Commissione parlamentare d’inchiesta Telekom Serbia.
Per Taormina, il processo breve è “solo di un ballon d’essai, una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento”. Il processo breve è stato approvato al Senato ma alla Camera non lo calendarizzeranno neanche. Taormina prevede che verrà messo in un cassetto. E questo per sfruttare l’effetto leva che già è in funzione: minacciare di distruggere il sistema giudiziario per avere la leggina “ad personam”. Secondo Taormina, Berlusconi, “rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi”. Insomma, una sorta di ricatto sullo stile “o la borsa o la vita”. Che ci sia qualcuno che stia preparando il clima per questa ennesima legge porcata, lo testimonia l’intervento di – badate bene – Adriano Celentano sul CorSera, che intonava una strofa che faceva più o meno così: “piuttosto che mettere in pericolo tutto il sistema giustizia, diamogli la legge che chiede, diamogli l’impunità”. Peccato che ciò voglia dire cedere a un ricatto. Cedere alla minaccia (che subodora di mafia, o paghi il pizzo o ti sfascio il negozio, il meccanismo è il medesimo).
Continua Taormina:

“la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà […] resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta”.

E perché mai il “legittimo impedimento” è incostituzionale? Per la semplice ragione che l’impedimento a presentarsi alle udienze in tribunale non può derivare da una carica: “l’impedimento per cui si può rinviare un’udienza è un impegno di quel giorno o di quei giorni, non una carica […] Perché mai un sindaco, ad esempio, dovrebbe accettare di essere processato? Forse che per la sua città i suoi impegni istituzionali sono meno importanti? […] Insomma questa legge non sta in piedi, è destinata a una bocciatura alla Consulta”. Il “legittimo impedimento” è la legge ponte, da approvarsi con la complicità delle opposizioni, per guadagnare tempo contro i giudici e approvare così il Lodo Alfano per legge costituzionale. Una volta protetto dallo scudo dell’impunità, farà cadere il governo e alzerà il polverone dell’ingovernabilità così da giungere alle elezioni anticipate e farsi eleggere Presidente della Repubblica allo scadere del settennato di Napolitano. Un vero colpo di mano. Taormina sembra ddirittura pentirsi, “ho lavorato per anni per Berlusconi […] quando ero il suo consulente legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati […] molte cose che ho fatto in quel periodo non le rifarei più […] ho vissuto una crisi morale, culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto del Cavaliere”. Taormina punta il dito contro Cicchitto, Bondi, Denis Verdini, ma anche contro Ghedini e Pecorella. Personaggi che hanno una cattiva influenza su Mr b. E in preparazione ci sono altre purghe: Schifani sarà il prossimo. A fine legislatura farà la fine di Pisanu, Pera, (Taormina?), Guzzanti. (Taormina si sbottona : la verita’ su Berlusconi raccontata dal suo ex avvocato).

Ed ecco come il capogruppo PdL alla Camera, Cicchitto, motiva i parlamentari a partecipare alle prossime sedute, che stanno veramente a cuore al nanopremier:

    • Con questa circolare inviata ieri a tutti i deputati Pdl su carta intestata della Camera dei Deputati, Italo Bocchino e Fabrizio Cicchitto, invitano tutti i parlamentari del gruppo a garantire la presenza in Aula per tutta la prossima settimana e “senza eccezione alcuna” vista “l’importanza” delle questioni da affrontare, ossia la votazione della legge sul legittimo impedimento che offrirà completa impunità a Berlusconi. Questo testo dimostra inconfutabilmente che il legittimo impedimento è una legge ad personam.

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Processo Eternit, Casale Monferrato chiede giustizia! No all’impunità del processo breve.

Casale Monferrato si mobilita. Il DDL sul processo breve, se approvato dalle Camere, rischia di far saltare il processo Eternit, in corso di svolgimento a Torino dopo anni di impunità per i proprietari della fabbrica che produceva le famose lastre ondulate in amianto per l’edilizia. La fibra d’amianto ha fatto centinaia di morti – bianche e non – a causa del mesotelioma, il tumore polmonare incurabile, gravissimo, che si contrae a causa della inalazione della fibra. Molte persone sono morte a Casale. Ancora oggi la bonifica del sito della ex fabbrica non è ancora conclusa. L’amianto è disseminato dappertutto. Nelle case come nelle scuole. Non esiste nessun “anagrafe” dei siti contenenti amianto. I due unici accusati sono Stephan Schmidheiny, 62 anni, di professione miliardario, oggi divenuto sostenitore delle cause ambientaliste, e il barone belga Jan Luis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne, 88 anni, accusati di disastro doloso e di omissione dolosa di controlli antinfortunistici (sapevano e non hanno fatto nulla per evitare le morti).

Ebbene, questi speculatori sulla pelle altrui, peraltro già avanti con l’età, potrebbero non solo non fare un giorno di carcere, ma nemmeno sborsare i dovuti risarcimenti alle vittime superstiti, ai familiari delle vittime, nonché all’INAIL, che ha chiesto ben 246 milioni di euro di danni, grazie all’indulto ad personam che l’entourage berlusconiano ha preparato per salvare il capo dalla tempesta giudiziaria che lo travolgerà.

Casale Monferrato protesta per tutto ciò. Casale chiede verità e giustizia. È stata lanciata un’iniziativa, esporre il tricolore alle finestre, su tutte le finestre di Casale, con le scritte Eternit e Giustizia. Il 1° Dicembre si svolgerà un’assemblea pubblica, organizzata dalle confederazioni sindacali, presso il Salone Tartara, in Piazza Castello a Casale Monferrato; al seguito si svolgerà una fiaccolata per le vie della città. La partecipazione è aperta a tutti. Mentre il 10 Dicembre ci sarà una nuova udienza a Torino: i cittadini si stanno mobilitando per parteciparvi e far sentire la propria voce e la domanda di giustizia.

Assemblea pubblica vertenza Eternit a Casale Monferrato

Il Tricolore a Casale Monferrato

Tricolore per le vie di Casale Monferrato