I titoli della Crisi 3 – L’Unità

I titoli della Crisi 3 - L'Unità

Due indizi diventano un sospetto: ‘Alfano minaccia sull’Imu’. Appunto.

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Il rapporto fra Matteo Renzi e l’IMU dalla preistoria ad oggi

Il posticipo dell’IMU? Per Matteo Renzi è una cambiale pagata a Berlusconi. Strano che dica ciò. Matteo Renzi non ha mai cambiato idea sull’IMU. Guardate qui:

5 Febbraio 2013: Renzi sposa la tesi di Berlusconi secondo il quale l’IMU deve essere abolita e si deve restituire quando ricavato dalla tassa nel 2012. C’è anche il video: http://www.formiche.net/2013/02/05/renzi-via-limu-fattibile-ma-berlusconi-non-credibile/

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18 Novembre 2012, periodo di primarie: l’IMU? Deve Restare, ma il paese muore di tasse.

Matteo Renzi al suo esordio nel confronto tv su Sky tra i candidati alle primarie del centrosinistra rivendica i risultati ottenuti come sindaco di Firenze in fatto di taglio delle tasse: “Chi si candida ha
l’obbligo di dire quello che ha già fatto, non solo sull’Imu ma anche sull’addizionale Irpef a Firenze le tasse le abbiamo abbassate da 0,3 a 0,2 – ha ricordato il sindaco -, perchè? Perchè penso che di tasse il paese sta morendo. C’è bisogno di combattere l’evasione ma anche di cambiare le regole del gioco,proponiamo che lo Stato mandi a casa la dichiarazione dei redditi precompilata, e così il cittadino dialoga, discute e conclude la transazione” con lo Stato (http://www.ilmondo.it/politica/2012-11-12/primarie-cs-renzi-imu-deve-restare-ma-paese-muore-tasse_137204.shtml).

Insomma, sull’onda della campagna elettorale e dietro la spinta populista di B. che in quei giorni di Febbraio lanciò la proposta choc della restituzione, il sindaco di Firenze, che pure si era schierato al fianco di Bersani, aveva scavalcato il segretario per correr dietro all’Impresentabile. Per ribadire, lo scorso 8 Febbraio, Renzi era a Napoli e dice altre parole, raccolte dall’AdnKronos:

Napoli, 8 feb. – (Adnkronos) – “La detassazione non può essere solo un tema di campagna elettorale”. Lo dichiara Matteo Renzi, sindaco di Firenze, a Napoli per una manifestazione elettorale del Pd. “Nella mia citta’ – aggiunge Renzi – ho abbassato Imu e Irpef ma vedo un Governo centrale che le ha alzate e che solo in campagna elettorale fa battaglia per abbassarle. Ben venga che qualcuno proponga di restituire una rata dell’Imu, ma vorrei che restituissimo la speranza e la fiducia agli italiani”.

[Tutto ciò non è per difendere il governo Letta, sia chiaro].

Perché #lapropostasciocc è una menzogna

Berlusconi ha lanciato oggi la sua “proposta choc”. Riprendo la trascrizione delle dichiarazioni dell’ex presidente del Consiglio da Repubblica.it:

 “l’abolizione [e restituzione] dell’Imu sulla prima casa, eliminazione in 5 anni dell’Irap (l’imposta rapina che grava sulle imprese), nessuna patrimoniale, nessuna aumento dell’Iva”. Per il Cavaliere “quella dell’imposizione dell’Imu è l’atto più odioso del governo Monti. La casa non si deve mai toccare. E’ sacra. E ha dato il via alla crisi”.

La restituzione dell’Imu comporta una revisione del bilancio pubblico per 4 miliardi di euro che Berlusconi dice di poter aggiustare concludendo “l’accordo con la Svizzera per la tassazione delle attività finanziarie detenute in quel paese da cittadini italiani: il gettito è una tantum di 25-30 miliardi e poi all’anno un flusso di 5 miliardi”. Qualcuno ricorderà l’esperienza dello Scudo Fiscale: proprio il governo Berlusconi consentì il rientro dei capitali scudati tassandoli appena del 5%. Il gettito del 2010 fu di soli 3.7 miliardi. Perché con la prossima legislatura dovrebbe andare diversamente? Capite tutta l’aleatorietà della proposta, soprattutto perché non c’è certezza sulle nuove entrate, mentre c’è piena sicurezza che senza IMU sulla prima casa si devono trovare esattamente 4 miliardi di euro.

In ogni caso, l’abolizione dell’imposta sulla prima casa e sui caseggiati ad uso agricolo creerebbe per i comuni uno stato di nuova incertezza sui bilanci, proprio nel 2013, quando l’intero gettito della tassazione delle categorie catastali di immobili A, B e C rimarrà ai comuni medesimi. Nel 2012 il buio sulle entrate ha spinto in alto le aliquote, e un fenomeno analogo potrebbe ripetersi nel 2013. L’effetto perverso di questa proposta di eliminazione farà impennare la tassazione sulle seconde case, senza alcun elemento di differenziazione su base reddituale.

La seconda parte della proposta è ancora più ridicola. Berlusconi promette l’abolizione dell’IRAP in cinque anni. Ammetto di non comprendere affatto il termine di tempo di cinque anni. Una imposta o può essere abolita subito, oppure non verrà mai abolita. In ogni caso dovete sapere che l’IRAP costituisce un problema soprattutto per quelle aziende che hanno molto personale dipendente. Essa si applica anche in presenza di bilanci in rosso. Berlusconi parla di cancellazione totale, ma il gettito annuale dell’IRAP corrisponde a 30-35 miliardi di euro. Quasi dieci volte l’IMU sulla prima casa. L’IRAP copre circa un terzo della spesa sanitaria.

Nel Nord il tasso di copertura della spesa per la sanità (51,1 Miliardi di euro), è garantito dal gettito dell’IRAPper il 40%; al Centro (23 Miliardi di euro) per il 37,2%; mentre è molto basso nel Mezzogiorno dove il gettitodell’IRAP copre appena il 22,2% della spesa sanitaria (35,2 Miliardi di euro) – dati UIL 2009.

Berlusconi ha pronunciato il discorso della proposta choc a Milano. Dovrebbe anche dire ai lombardi che senza IRAP la sanità regionale dovrebbe rinunciare al 48% del suo fabbisogno annuo.

Pasticcio Imu-Chiesa, il Governo corre ai ripari

Con un comunicato, il Governo Monti annuncia quanto segue:

Il Governo, preso atto dei rilievi formulati dal Consiglio di Stato nel parere depositato il 4 ottobre 2012 sullo schema di regolamento ministeriale relativo all’applicazione dell’esenzione dall’IMU per gli immobili utilizzati con modalità non commerciali (per il caso di utilizzazione mista “indistinta”), ha ritenuto di intervenire integrando la norma primaria, nel punto in cui autorizza l’intervento regolamentare, inserendo anche i requisiti che devono avere le attività per essere definite come non commerciali.

Le linee guida, pertanto, definiranno le modalità e le procedure della dichiarazione e gli elementi rilevanti per quantificare il rapporto proporzionale tra attività commerciali e non. Definiranno inoltre i requisiti, sia generali che di settore, per poter qualificare come svolte con modalità non commerciali le attività di vario tipo (assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive).

Pertanto il quadro regolatorio, sia primario che secondario, sarà completamente definito in tempo per il periodo annuale di imposta (che decorre dal 1 gennaio 2013) con l’effetto di pieno adeguamento al diritto comunitario e con la determinazione delle situazioni assoggettabili alla imposta in questione.

Incidente chiuso?

Imu-Chiesa, che figuraccia per i Prof

Il parere preliminare del Consiglio di Stato sullo schema di Decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, contenente il regolamento che doveva estendere l’Imu ai beni immobili adibiti a svolgimento di attività in parte commerciale e in parte no, come possono esserlo gli immobili della Chiesa, è al pari di un quattro in pagella in Diritto pubblico, solo che il votaccio questa volta se lo sono presi il professor Monti e il suo prode scudiero, ora titolare del MEF, Vittorio Grilli. Una défaillance talmente clamorosa da indurre i soliti cospirazionisti a suggerire alla stampa che il decreto sia stato volutamente sbagliato per salvare la Chiesa e le sue molteplici attività commerciali svolte in immobili adibiti anche ad attività non commerciali (quindi sinora esenti dall’ICI e dall’Imu) dal pagamento dell’imposta comunale.

Delle due l’una: o il ministro Grilli, e prima di lui lo stesso professor Monti, non sanno fare il loro lavoro visto che in otto mesi non sono riusciti a scrivere una norma essenziale per i conti pubblici oppure il Consiglio di Stato riceve suggerimenti dal Vaticano e li accoglie. Per la verita’ – continua il leader socialista – c’e’ una terza possibilita’, ovvero che la norma sia stata scritta tardi e male a bella posta contando proprio sulla bocciatura (Nencini, PSI, Asca).

Incompetenza o malafede? In entrambi i casi il Governo dei tecnici ha fatto un altro pasticcio con il decreto per applicare l’Imu sugli enti non commerciali, e quindi anche sulla Chiesa. La bocciatura da parte del Consiglio di Stato e’ una prova ulteriore di inadeguatezza: l’Esecutivo e’ sempre molto attento quando si tratta di colpire i piu’ deboli, ma e’ invece timido e impacciato quando deve applicare misure di equita’ anche ai poteri che contano”. Lo dichiara, in una nota, il Capogruppo dell’Italia dei Valori in Senato, Felice Belisario (Asca).

Intanto, occorre dirlo, c’è – ed è stato evidenziato dal consiglio di Stato – un limite a livello normativo stabilito proprio nell’art. 91-bis, comma 3, del D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27. Leggiamolo, prima di commentare:

Art. 91-bis. Norme sull’esenzione dell’imposta comunale sugli immobili degli enti non commerciali

1. Al comma 1, lettera i), dell’articolo 7 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, dopo le parole: «allo svolgimento» sono inserite le seguenti: «con modalità non commerciali».

2. Qualora l’unità immobiliare abbia un’utilizzazione mista, l’esenzione di cui al comma 1 si applica solo alla frazione di unità nella quale si svolge l’attività di natura non commerciale, se identificabile attraverso l’individuazione degli immobili o porzioni di immobili adibiti esclusivamente a tale attività. Alla restante parte dell’unità immobiliare, in quanto dotata di autonomia funzionale e reddituale permanente, si applicano le disposizioni dei commi 41, 42 e 44 dell’articolo 2 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286. Le rendite catastali dichiarate o attribuite in base al periodo precedente producono effetto fiscale a partire dal 1° gennaio 2013.

3. Nel caso in cui non sia possibile procedere ai sensi del precedente comma 2, a partire dal 1° gennaio 2013, l’esenzione si applica in proporzione all’utilizzazione non commerciale dell’immobile quale risulta da apposita dichiarazione. Con successivo decreto del Ministro dell’economia e delle finanze da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 17 agosto 1988, n. 400, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le modalità e le procedure relative alla predetta dichiarazione e gli elementi rilevanti ai fini dell’individuazione del rapporto proporzionale.

4. È abrogato il comma 2-bis dell’articolo 7 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248.

Quindi il decreto, al comma 3, assegnava potestà regolamentare in materia al medesimo governo. Specifica il Consiglio di Stato: “L’oggetto dello schema di regolamento in esame è limitato a tale ultima ipotesi e, in particolare, alla definizione delle modalità e delle procedure relative alla predetta dichiarazione e degli elementi rilevanti ai fini dell’individuazione del rapporto proporzionale. Trattandosi di un decreto ministeriale da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 17 agosto 1988, n. 400, il potere regolamentare deve essere espressamente conferito dalla legge e, di conseguenza, il contenuto del regolamento deve essere limitato a quanto demandato a tale fonte dal comma 3 dell’art. 91-bis del d.l. n. 1/2012” (Consiglio di Stato, parere n. 07658/2012). Il problema è che il decreto di Grilli-Monti è diretto a definire i requisiti che distinguono le diverse attività come svolte con modalità non commerciali. Ma il suddetto comma 3 dell’articolo 91 assegna potestà regolamentare solo relativamente alla definizione degli elementi rilevanti utili all’individuazione del rapporto proporzionale in caso di utilizzazione dell’immobile mista commerciale/non-commerciale dell’immobile; invece il testo del decreto eccede da quanto previsto dalla legge 27/2012 e agli articolo 3 e 4 riporta inutilmente i requisiti, “generali e di settore, per lo svolgimento con modalità non commerciali delle varie attività”.

Con quest’ultima disposizione l’amministrazione ha compiuto alcune scelte applicative, che non solo esulano dall’oggetto del potere regolamentare attribuito, ma che sono state effettuate in assenza di criteri o altre indicazione normative atte a specificare la natura non commerciale di una attività (Consiglio di Stato, parere n. 07658/2012).

Insomma, un caso di scuola. Il decreto eccede la potestà regolamentare disposta dall’ex decreto 1/2012, quindi il governo ha agito il proprio potere amministrativo in maniera eccessiva, fuori della legge. Non a caso il decreto è fermo allo stadio di “schema”, non è pertanto ancora stato presentato al Presidente della Repubblica né al Parlamento, proprio perché si è preferito consultare prima il giudice amministrativo. Il ricorso al Consiglio di Stato è appunto stato condotto in via preventiva proprio da parte del Ministero dell’Economia. Il parere del Consiglio di Stato sarebbe stato favorevole se il Ministero dell’Economia non si fosse soffermato a scrivere norme compilative e meramente definitorie, inutili a stabilire il criterio di riparto proporzionale degli immobili ad uso misto, come quelle contenute negli articoli 3 e 4 del suddetto schema di decreto. Il sospetto che si tratti di un errore voluto è quindi legittimo. Il direttore del quotidiano cattolico Marco Tarquinio ha così detto ai microfoni di Repubblica.tv: “La Chiesa paga già l’Imu, non ci sarà nessuna condanna dall’Europa per gli aiuti di Stato”. Excusatio non petita…

Attenzione poi, perché proprio Repubblica, in homepage, scrive che “la bocciatura del Consiglio di Stato […] contesta l’applicazione dell’imposta affidata al ministero”. Ciò non è corretto, poiché il decreto riguarda solo la definizione del criterio di proporzionalità per l’applicazione dell’Imu alla sola parte ad uso commerciale dell’immobile (vedi comma 2). Il Consiglio di Stato non tocca in alcun modo l’articolo 91 della legge 27/2012 che elimina l’esenzione agli immobili misti.

In merito all’imposta sugli immobili della Chiesa “l’obiettivo non cambia: troveremo la soluzione tecnica appropriata per assoggettare all’Imu” chi deve pagare, ha commentato il ministro [Grilli]. La sentenza del Consiglio di Stato blocca il decreto del Tesoro per l’applicazione dell’Imu agli enti non commerciali, quindi alla Chiesa (La Repubblica).

Grilli, stasera, passa per essere la Giovanna d’Arco dell’Imu, ma è lui il ministro che ha firmato lo schema di decreto. E con una piroetta argomentativa di Repubblica, sembra che il Consiglio di Stato abbia bocciato l’applicazione dell’Imu alla Chiesa, cosa non vera. L’errore, il ministro Grilli, lo potrebbe correggere subito domattina, cancellando dallo schema di decreto gli articoli 3 e 4. Tempo necessario: cinque minuti? Forse meno.

Delega Fiscale, ed è già “panico tasse”

Il governo approva la Delega Fiscale e sui giornali oggi esplode il panico da tasse. Sì, perché revisionare le rendite catastali (oggi ferme ai valori del 1990!) è una mezza rivoluzione e, come tutte le rivoluzioni, anche la Delega Fiscale farà delle “vittime” (metaforicamente parlando, ci si augura). Sappiate che nella Delega Fiscale si nasconde una vera e propria Patrimoniale. La redistribuzione del carico fiscale avverrà così: prima con un aggravio sui proprietari di case e terreni; dopo, ma solo dopo (la scadenza è a fine mandato legislativo, ovvero fra circa nove mesi), tramite un ulteriore provvedimento, detraendo il surplus di entrate con uno sconto sulla tassazione dei redditi da lavoro. Vuol dire che se volete lo sconto fiscale sui redditi, dovrete tenervi il governo Monti sino all’ultimo dei giorni di questa dannatissima legislatura. E sperare che la Delega Fiscale produca gli effetti sperati, cioè il “tesoretto” da impiegare per ridurre il famigerato “cuneo fiscale”.

Ecco come ce lo racconta il governo medesimo nel comunicato di ieri sera:

Il disegno di legge delega fiscale vuole correggere alcuni aspetti critici del sistema fiscale italiano per renderlo più equo, trasparente ed orientato alla crescita economica. Un primo punto importante del disegno di legge delega approvato in data odierna dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, è quello di dare maggior certezza al sistema tributario e migliorare i rapporti con i contribuenti. A questo si aggiunge la volontà di proseguire nel contrasto all’evasione e all’elusione e nel riordino dei fenomeni di erosione fiscale. Sul fronte dell’equità, un contributo sarà assicurato dalla riforma del catasto dei fabbricati, mentre su quello della crescita emerge la fiscalità ambientale.
La delega verrà attuata a parità di gettito e quindi non si attende alcun aumento di pressione fiscale. Ovviamente, razionalizzare il prelievo in funzione dell’equità e della rimozione di distorsioni comporterà una redistribuzione del prelievo, ma questa resterà confinata all’interno dei singoli comparti. Ad esempio, la riforma del catasto persegue in primo luogo l’obiettivo di una maggiore equità, avvicinando le singole rendite catastali ai valori effettivi di mercato; ma alla revisione delle rendite si accompagnerà, contestualmente, quella delle aliquote, in modo da mantenere invariato il carico fiscale complessivo sui fabbricati. La razionalizzazione della tassazione dei redditi d’impresa e di lavoro autonomo e delle agevolazioni fiscali comporterà aumenti o riduzioni di carico impositivo sui singoli contribuenti, ma per il complesso delle imprese il carico fiscale resterà invariato. Anche il riordino dei fenomeni di erosione fiscale non comporterà aumenti del prelievo complessivo, essendo finalizzato alla razionalizzazione del sistema, a parità di gettito. Anche dalla tassazione ambientale non conseguiranno aumenti di pressione fiscale: anch’essa è infatti finalizzata alla redistribuzione del carico fiscale esistente e alla revisione del finanziamento degli interventi per le fonti rinnovabili. L’entrata in vigore della nuova tassazione ambientale sarà comunque legata al recepimento della disciplina armonizzata decisa a livello europeo.

Di seguito, in sintesi, le informazioni principali relative ai tre capitoli del disegno di legge:
1) Il capitolo “equità e razionalità del sistema” prevede la revisione del catasto dei fabbricati, che sarà attuata in collaborazione con i Comuni e l’Agenzia del territorio, con l’obiettivo di attribuire a ciascuna unità immobiliare il relativo valore patrimoniale e la rendita. Con la riforma si vuole ridefinire i fabbricati in base non solo a valori ma anche a criteri più aggiornati: localizzazione, qualità dell’immobile e superficie in metri quadri. Per le unità immobiliari urbane saranno applicati i seguenti principi e criteri direttivi: (1) riferimento ai rispettivi valori medi ordinari espressi dal mercato in un arco temporale triennale antecedente alla nuova determinazione; (2) definizione degli ambiti territoriali del mercato immobiliare; (3) rideterminazione delle destinazioni d’uso catastali ordinarie e speciali; (4) determinazione del valore patrimoniale medio ordinario. La rendita media ordinaria per le unità immobiliari sarà valutata attraverso l’analisi delle statistiche sui valori di mercato; inoltre sono previsti meccanismi di adeguamento periodico dei valori e delle rendite delle unità immobiliari. Infine, per evitare che la revisione delle rendite catastali causi un aggravio del carico fiscale, è prevista la contestuale riduzione delle aliquote.
La delega, inoltre, definisce metodologie di stima e rilevazione dell’evasione di tutti i principali tributi, attraverso il confronto tra i dati di contabilità nazionale con quelli dall’anagrafe tributaria; questi risultati saranno calcolati e pubblicati ogni anno, con partecipazione dell’ISTAT, dell’Amministrazione finanziaria e di altre Amministrazioni pubbliche. Il provvedimento introduce anche l’obbligo di redigere un rapporto annuale, all’interno della procedura di bilancio, sulla strategia seguita e sui risultati conseguiti.
Nell’ambito del monitoraggio e riordino dell’erosione fiscale, viene istituto l’obbligo di redigere, all’interno della procedura di bilancio, un rapporto annuale sulle spese fiscali (dove, per spese fiscali si intende qualunque forma di esenzione, esclusione, riduzione dell’imponibile o dell’imposta, regime di favore) che sarà confrontato con i programmi di spesa. Si prevede la possibilità di costituire una commissione indipendente e di eliminare, ridurre o riformare le spese fiscali che appaiono in tutto o in parte ingiustificate alla luce delle mutate condizioni socio-economiche. E’ comunque fatta salva la tutela dei diritti fondamentali e delle finalità meritevoli: la famiglia, la salute, le situazioni di svantaggio economico o sociale, il patrimonio artistico e culturale, la ricerca e l’ambiente. Verrà anche razionalizzato e stabilizzato l’istituto del 5 per mille.
2) Il secondo capitolo della delega interviene sui rapporti tra fisco e contribuente, introducendo una definizione generale di abuso del diritto che, recependo la giurisprudenza delle Sezioni unite della Cassazione, sarà unificata con quella dell’elusione, rendendola applicabile a tutti i tributi. Inoltre saranno introdotte specifiche regole procedimentali, che garantiscano un efficace confronto con l’amministrazione fiscale e salvaguardino il diritto di difesa del contribuente. Verrà anche attuata una revisione del sistema sanzionatorio penale secondo criteri di predeterminazione e proporzionalità rispetto alla gravità dei comportamenti. In proposito verrà dato più rilievo al reato tributario per i comportamenti fraudolenti, simulatori o finalizzati alla creazione e utilizzo di documentazione falsa; mentre si prevede l’esclusione della rilevanza penale per i comportamenti ascrivibili all’abuso del diritto e all’elusione fiscale. Viene prevista, inoltre, la revisione del regime della dichiarazione infedele e del sistema sanzionatorio, in modo da correlare le sanzioni stesse all’effettiva gravità dei comportamenti, introducendo la possibilità di ridurre le sanzioni in casi di minore gravità o di applicare sanzioni amministrative anziché penali. Si prevede che il principio del raddoppio del termine di accertamento in caso di denuncia penale si applichi solo ove la denuncia sia inoltrata in riferimento ai termini di decadenza dell’accertamento.
I controlli saranno mirati e rafforzati attraverso l’utilizzo delle banche dati e la collaborazione con altre autorità pubbliche; sarà potenziata la tracciabilità dei pagamenti e l’utilizzo della fatturazione elettronica. Nell’ambito del contenzioso tributario è prevista la procedura stragiudiziale per liti di modesta entità; l’estensione della conciliazione alla fase di appello e al giudizio di revocazione, la ridefinizione della distribuzione delle Commissioni tributarie sul territorio, salvaguardando l’articolazione provinciale, per razionalizzare l’utilizzazione del personale amministrativo e dei Giudici. Sarà rivista la riscossione dei Comuni.
Nell’intento di migliorare il rapporto tra fisco e contribuente, secondo l’impostazione della enhanced relationship incoraggiata dall’OCSE, per i soggetti di maggiori dimensioni è prevista l’introduzione di sistemi aziendali di gestione e controllo del rischio fiscale. Alle aziende che attiveranno questi sistemi interni di controllo saranno garantiti una serie di incentivi in termini di minori adempimenti, riduzione delle sanzioni e minori accertamenti; mentre per le imprese di minori dimensioni sarà rivisto ed ampliato lo strumento del tutoraggio.
Sarà avviato un processo di semplificazione degli adempimenti superflui o di scarsa utilità per l’Amministrazione finanziaria.
3) La terza parte della delega rivede la tassazione in funzione della crescita, dell’internazionalizzazione delle imprese e della tutela ambientale. Si prevede che la tassazione dei redditi prodotti dalle imprese commerciali e dai lavoratori autonomi venga assoggettata ad un’unica imposta. In proposito si stabilisce la deducibilità dalla base imponibile di questa imposta dalle somme prelevate dall’imprenditore, dal professionista o dai soci come remunerazione. Queste ultime concorreranno alla formazione del reddito complessivo imponibile ai fini IRPEF personale del singolo imprenditore. Per i contribuenti di minori dimensioni, invece, si prevede la possibilità di introdurre il pagamento a forfait di un’unica imposta in sostituzione di quelle dovute.
Con la delega, inoltre, si introducono criteri chiari e coerenti con la disciplina di redazione del bilancio per determinare il momento del realizzo delle perdite su crediti; si rivede la disciplina dell’imposizione fiscale delle operazioni transfrontaliere per adeguarla alle migliori pratiche internazionali; si razionalizzano l’IVA e le altre imposte indirette come quelle di registro, di bollo, ipotecarie e catastali, sulle concessioni governative, sulle assicurazioni e sugli intrattenimenti, con l’obiettivo di semplificare gli adempimenti e razionalizzare le aliquote.
Verrà rivista la tassazione dei giochi e il loro regime, con la finalità prevalente di prevenire la ludopatia, tutelare i minori e inibire forme di pubblicità
Il provvedimento, infine, in sintonia con le politiche adottate dall’Unione Europea per lo sviluppo sostenibile, punta ad un riordino della fiscalità al fine di preservare e garantire l’equilibrio ambientale (green taxes); si rivedrà inoltre la disciplina delle accise sui prodotti energetici in funzione del contenuto di carbonio, come previsto dalla proposta di Direttiva del Consiglio europeo in materia di tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità. Il gettito derivante dall’introduzione della carbon tax è destinato prioritariamente alla revisione del sistema di finanziamento delle fonti rinnovabili. L’entrata in vigore delle disposizioni riguardanti la fiscalità ambientale sarà coordinata con la data di recepimento della disciplina armonizzata decisa a livello europeo.