Dov’è la realtà nell’intervista di @serena_danna a Casaleggio?

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Gianroberto Casaleggio è stato intervistato da Serena Danna, giornalista del Corriere.it. Il cosiddetto guru del Movimento 5 Stelle ha palesato, nella lunga chiacchierata, un grave deficit di percezione della realtà. Prendete per esempio la risposta data alla seguente domanda:

Segretezza (nelle trattative) e leaderismo sono due caratteristiche della politica. Crede che il web possa eliminarle? Perché è giusto farlo?
«La trasparenza è uno dei princìpi di Internet e credo diventerà in futuro obbligatoria per qualunque governo o organizzazione. Non è corretto che qualcuno decida per i cittadini in base a logiche imperscrutabili e senza renderne conto. Il parlamentare o il presidente del Consiglio è un dipendente dei cittadini, non può sottrarsi al loro controllo, in caso contrario non si può parlare di democrazia diretta e forse neppure di democrazia» (@serena_danna su Corriere.it)

Ma chi ha detto che la trasparenza è uno dei principi di Internet? La trasparenza dovrebbe esser tale, è chiaro. La trasparenza va difesa, va promossa, ma non è un principio naturale di internet. Lo scandalo Nsa e Prism ci ha dimostrato che i nostri dati, le nostre tracce, vengono assimilate dagli algoritmi, catalogate, immagazzinate con procedimenti e per finalità che nessuno di noi conosce o può conoscere. Dov’è la trasparenza? La trasparenza è raggiungibile ma non è un dato di fatto. Il fatto stesso che la pagina che vedete ora è un insieme di linguaggi di programmazione che una minima parte di voi è in grado di leggere e interpretare, è già un impedimento fisico alla trasparenza. Non posso essere sicuro che, in questo momento, le tracce lasciate da voi lettori e da me autore non siano state registrate e analizzate da qualcuno, da qualche parte nel mondo, al fine unico di alimentare le strategie di marketing delle grandi corporation del web. Casaleggio idealizza la Rete e la pone in antitesi con il Sistema Politico ma ignora (volutamente?) che la Rete è di per sé un grande e potente strumento di controllo. Attraverso il web è più facile fruire dei prodotti dell’intrattenimento. Poter visualizzare sul proprio tablet, e molto celermente, l’ultimo film hollywoodiano, prima ancora che sia uscito sui grandi schermi, è consolante, rende il rapporto fra il consumatore e l’oggetto desiderato immediato. Questa immediatezza spinge al consumo non ragionato, e non è un caso se la Rete accelera la fruibilità degli audiovisivi. E’ attraverso essi che è possibile tenere occupati e distanti da problemi immanenti gli individui. Eugeny Morozov rileva, ne L’ingenuità della Rete (Codice Edizioni, 2011), il parallelo fra la diffusione dei programmi televisivi occidentali in Europa dell’Est nei primi anni ottanta e il verificarsi di rivolte e disordini contro i regimi comunisti. Ebbene, la correlazione è esattamente inversa: laddove la diffusione era scarsa, più alta era la frequenza di disordini e scioperi. Per Casaleggio, invece, la diffusione della Rete coincide esattamente con la diffusione di un sistema politico nuovo, di tipo immediato. La fruibilità del contenuto politico dovrebbe, secondo questa ‘ideologia’, andare di pari passo con il consumo di intrattenimento. Ma perché l’internauta dovrebbe interessarsi alla discussione in Rete di provvedimenti di legge se può invece accedere ad un catalogo sterminato di documenti audio e video, fatto di cinema, musica, sport, programmi tv, eccetera? Il successo del M5S in Italia è davvero frutto del maggior coinvolgimento diretto dei cittadini elettori? Serena Danna ricorda a Casaleggio che “We are the People”, il portale aperto ai cittadini di petizioni online organizzato ai margini della campagna elettorale di Obama, ha “raccolto in 3 anni solo 36 petizioni e la più votata può contare su 101 mila voti”. La risposta di Casaleggio è alquanto vaga: la Rete, afferma, aiuta a mettere in contatto gruppi di individui e “di formare una conoscenza superiore su qualunque aspetto in tempi molto brevi, condividendo esperienze e fatti”. Se questo fosse vero, allora Casaleggio ammette implicitamente la natura oligarchica della Rete: pochi gruppi organizzati (i meetup) selezionano gli argomenti della discussione pubblica e ai followers non resta che un click plebiscitario, di mera approvazione. Ciò che per astrazione viene attribuito alla Rete, la quale – secondo l’ideologia di Casaleggio – recherebbe in sé un qualche carattere di universalità, è in realtà una decisione presa dai pochi addetti ai lavori (ne sono esempio le ‘parlamentarie’, le ‘quirinarie’ e persino i voti per la ratifica delle espulsioni nel M5S: pochi gli iscritti rispetto al bacino di elettori; pochi i partecipanti reali rispetto agli iscritti). La gran parte degli otto milioni di votanti dei 5 Stelle alle elezioni del 24 e 25 Febbraio 2013 si è interessata alla politica, ed ha deciso il proprio voto, solo nelle ultime due settimane. Non si tratta né di attivisti né di cittadini pienamente coinvolti nella discussione politica, bensì di cittadini il cui rapporto con la politica è al massimo intermittente, saltuario, superficiale. In questo senso la Rete ha agito solo come facilitatore della propaganda M5S (il quale sappiamo impiega molto bene il carburante poco nobile dell’indignazione verso i privilegi di Casta).

La visione distorta di Casaleggio si spinge sino a dividere il mondo in democrazie dirette e dittature orwelliane, che naturalmente soffre della aristotelica divisione fra civili e barbari, fra occidente democratico e l’oriente dei regimi autoritari:

La Rete rende possibili due estremi: la democrazia diretta con la partecipazione collettiva e l’accesso a un’informazione non mediata, oppure una neo-dittatura orwelliana in cui si crede di conoscere la verità e di essere liberi, mentre si ubbidisce inconsapevolmente a regole dettate da un’organizzazione superiore. Può essere che si affermino entrambi. Certo, è molto più probabile che il controllo totale dell’informazione e l’utilizzo dei profili personali dei cittadini relativi a qualunque aspetto della loro vita avvenga nei Paesi dittatoriali o semi dittatoriali e che la democrazia diretta si sviluppi nelle democrazie occidentali e che queste aree in futuro confliggano.

Eppure non è forse vero che il più sofisticato software di controllo delle comunicazioni degli internauti è stato progettato e adottato dalla più grande democrazia occidentale, gli Stati Uniti d’America? Secondo Casaleggio, sarebbe la Rete a rendere possibili i ‘due estremi’ ma il suo pensiero è intriso di etnocentrismo: l’occidente sviluppato evolverà verso la democrazia diretta digitale mentre l’oriente è condannato ad involvere verso un controllo ‘orwelliano’. Ciò escluderebbe, da un lato, che elementi di controllo orwelliano siano già in atto e praticati con successo in occidente; dall’altro, che i popoli dei paesi orientali (ma anche di quelli arabi) non abbiano possibilità di sottrarsi a regimi autoritari o dittatoriali, mentre assistiamo quasi quotidianamente a sollevazioni di piazza e rivolte (la Tunisia, l’Egitto di piazza Tahrir, le rivolte in Qatar, piazza Taksim in Turchia e ora il Brasile, che pure non è annoverabile nella perfetta dicotomia di Casaleggio). Nel caso Nsa/Prism, non è la Rete a garantire la trasparenza bensì una sorta di obiettore di coscienza, Edward Snowden, che sui media italiani viene identificato come ‘talpa’ ma che è, al pari di Bradley Manning, un soldato che rifiuta un sistema ingiusto. Senza l’intermediazione di una testata mainstream, il Guardian, Snowden non sarebbe stato ascoltato da nessuno, o quantomeno sarebbe stato schiacciato dalla superpotenza Nsa. Alla medesima maniera, i leaks divulgati tramite Assange, se non fossero passati attraverso il lavoro di giornalisti professionisti, sarebbero rimasti un magma irrisolto di informazioni inconoscibili.

Casaleggio, poi, sembra divagare quando gli viene chiesto conto della propria opinione circa la selezione della leadership in un sistema di democrazia diretta. “Il concetto di leadership è estraneo alla democrazia diretta”, e cita Occupy Wall Street e il modello della leaderless. Se Casaleggio condivide il metodo di Occupy, viene da chiedersi come mai il M5S si alimenti continuamente del carisma del proprio leader. Se i 5S fossero veramente leaderless avrebbero forse la capacità di mobilitazione dei Radicali o di qualche altro micro-partito.

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Aiuta anche tu Beppe Grillo a rispondere a SkyTg24

Visto che non è stato in grado di rispondere alle domande facili facili di SkyTg24, vi propongo di dare una mano al Comico. Rispondete al suo posto, nei commenti, alle otto domande Sky.

1. Come funziona il Movimento 5 Stelle? Chi prende veramente le decisioni sulle strategie?

2. Se dovesse vincere le elezioni chi sarà il premier?

3. La disoccupazione tra gli under 30 ha raggiunto il 36%. cosa proponete in favore dei giovani?

4. Volete abolire l’IMU e altre imposte? Dove pensa che troverà le risorse per farlo?

5. Lei non è candidato. cosa pensa che farà dopo le elezioni?

6. Fuori dalle palle chi ci contesta. Esiste ancora di quell’idea?

7. Che risultato vi aspettate uscirà dalle urne?

8. In Parlamento vi siederete a destra o a sinistra degli emicicli?

Il concorso è aperto.

[Le mie risposte sarebbero molto simili a quelle di Pippo Civati del PD].

Beppe Grillo e l’incubo di governare il paese

Dall’intervista di Marco Travaglio a Beppe Grillo, pubblicata stamane su Il Fatto Q, emerge che:

1) Grillo ha il terrore che il M5S diventi partito di maggioranza relativa, poiché con il Porcellum avrebbe la maggioranza parlamentare, quindi dovrebbe far eleggere circa 500 deputati e senatori (e dove li trova, visto che il Movimento non ha alcuna struttura e che mobilita in maniera attiva soltanto poche migliaia di persone?);

2) Grillo non vuol neppure “sentir parlare di strutture”, ergo il Movimento è scalabile, può essere infiltrato da qualsiasi gruppo politico e poi distrutto dall’interno una volta entrato nelle istituzioni; è effettivamente a rischio di “balcanizzazione”, nelle forme già esperite dal PdL dopo l’uscita di scena parziale di Berlusconi. Grillo afferma di non volersi mai candidare. Di non voler entrare nelle istituzioni (“sono un franco tiratore”). Ma forse, a causa di quella vecchia condanna per l’incidente stradale, non potrebbe nemmeno candidarsi. Di fatto, però, senza una leadership carismatica e operativa all’interno delle istituzioni, e senza una struttura organizzativa che selezioni e ben definisca le responsabilità, il futuro del Movimento è quello di dividersi:

3) E poi, soprattutto, il M5S farà le alleanze…

Non si tratta forse di una linea politica diversa rispetto a quella che è stata propagandata fino ad oggi? Voi che partecipate al Movimento, siete stati interpellati su questa nuova impronta del M5S? Giusto per sapere.

Non possiamo lasciare (Veltroni solo con se stesso)

  1. L’intervista a Repubblica dell’ex segretario del PD, capo corrente dei MoDem, è oramai un classico della domenica. E’ effimero e inutile esattamente come la domenica, noioso come la domenica, vuoto peggio che la domenica.
  2. È d’accordo con il governo anche sull’articolo 18?
    “Sono d’accordo col non fermarsi di fronte ai santuari del no che hanno paralizzato l’Italia per decenni. Il nostro è un paese rissoso e immobile e perciò a rischio. 
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    RT @claudioriccio: dovrei lavorare ma mi passano per la testa troppi insulti a Veltroni. #nonpossiamolasciare gli insulti alla Lega.
  4. Non ci si può sorprendere se una risposta simile suscita l’insulto, la bestemmia. Sono queste circonlocuzioni vuote che hanno distrutto la sinistra italiana. Con questi dirigenti non vinceremo mai. E loro non sanno più che dire. Forse schiacciati dal timore di scoprirsi così lontani e diversi dalle posizioni del proprio elettorato.
  5. Per Veltroni questa non è la stagione del governo d’emergenza, bensì è la stagione del riformismo e il PD non può lasciare alla destra il suo protagonista, Mario Monti. Domani sarà scritto che il “popolo del web” è insorto su twitter. Facendo una sintesi, potrebbe essere proposto il titolo: “Il popolo di twitter si ribella contro Veltroni”. In realtà è un corso una specie di gara satirica, poiché questo è stato in origine, una specie di sagra a chi la spara più grossa di Veltroni.
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    #nonpossiamolasciare la morsa del ghiaccio alla destra (cit. W Veltroni)
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    #nonpossiamolasciare la destra alla destra secondo Veltroni
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    #nonpossiamolasciare l’evasione agli evasori: evadiamo anche noi! (cit W #Veltroni)
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    #nonpossiamolasciare l’olio di ricin alla destra! (cit W Veltroni)
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    Almeno FrOiD possiamo lasciarlo stare #nonpossiamolasciare, #Veltroni,
  11. No, non possiamo lasciar stare Veltroni da solo. Se ne gira con quel suo pigiama azzurrino e le ciabattine marroni con l’alluce che gli spunta fuori. Il supporto per la flebo spinto a fatica con la mano destra. Aiutiamolo a trovare una stanza al Pio Albergo Trivulzio. E’ urgente.