Riforma Senato | Facciamola all’irlandese

Saprete del sondaggio di Ipr Marketing secondo cui la maggior parte degli intervistati ha risposto “abolito” alla domanda “secondo lei il Senato andrebbe…?”, mentre alla successiva domanda “secondo lei il Senato dovrebbe essere…?”, un’altra maggioranza ha detto “elettivo”. Comunque, per ribadire le proporzioni in gioco, leggete bene le percentuali:

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E saranno pure sondaggi – e i sondaggi sbagliano – tuttavia viene facile notare che 54 e 56 sono più di 40,8. Quindi quando festeggerete per l’approvazione in aula del Disegno di Legge costituzionale Boschi & Calderoli, tenete ben presente che si tratta della prima di quattro letture e che il percorso legislativo è ancora lungo e tortuoso. Già, tortuoso poiché si regge sulla parola dei leaders delle opposizioni (stiamo parlando di Calderoli, Berlusconi et similia, qualche dubbio sulla buona riuscita dell’operazione è doveroso). Inoltre, se non sarà garantita la maggioranza qualificata dei due terzi, si aprirebbero le porte del referendum di convalida. Quindi? Con l’appeal comunicativo di Renzi, la riforma dovrebbe passare sul velluto.

A questo punto uno dovrebbe raccontarvi una storia. La storia di un paese del nord Europa ma che rientra fra i  PIIGS. Quel paese è l’Irlanda ed è un paese talmente efficiente che i suoi senatori avevano, per sistemare i conti pubblici e ridurre il peso dei cosiddetti costi della Politica e dopo una discussione durata due anni, approvato la legge costituzionale che aboliva la Camera Alta.

Tutto ebbe inizio nel 2011, quando il partito Fine Gael (il partito ‘Famiglia degli irlandesi’) vinse le elezioni politiche – si affermò come primo partito irlandese con il 36,1% dei voti – sulla base del claim dell’abolizione del vil Senato mediante referendum popolare. La proposta, stando alle complessità che la semplice abolizione plebiscitaria avrebbe creato, venne riformulata dal leader e capo del overno Enda Kenny in un disegno di legge contenente ben 40 modifiche del testo costituzionale. La faccenda, che nei comizi era molto semplice da spiegare, era invece tremendamente complicata. Il testo, che prese il nome di Thirty-second Amendment of the Constitution Bill, venne stato approvato dal Parlamento il 23 Luglio 2013. Tutti i partiti del centro-sinistra irlandese votarono a favore dell’emendamento costituzionale. Fine Gael, Labour, Sinn Faine e il Partito Socialista.

Al referendum, Fine Gael pensò di argomentare la propria posizione favorevole all’emendamento costituzionale sulla base del risparmio di denaro pubblico. Ma, ad una settimana dal voto, un sondaggio del The Irish Times svelò un orientamento dell’opinione pubblica tutt’altro che favorevole alla eliminazione della Camera Alta. Le risposte prevalenti erano:

  1. l’abolizione non serve, serve maggior controllo sul Governo (56%);
  2. l’abolizione è un provvedimento del governo e NON mi piace il governo (20%);
  3. il risparmio non è significativo (6%).

I NO vinsero con il 51,73% dei voti.

Ora, perché vi ho raccontato questa storia? Perché il picco di Hubbert della popolarità di Renzi sarà raggiunto alla fine dell’estate e poi inizierà la naturale china discendente, come capita a tutti i governi di questa terra. Quando la fiducia diminuirà, e la crescita economica si sarà fatta troppo attendere, quando quelli a cui NON piace questo governo saranno aumentati a sufficienza, quando sarà chiaro che il bicameralismo non è il male assoluto ed, anzi, il controllo e la separazione fra i poteri (checks&balances, direbbero i professoroni) sarà inteso come fattore di buona salute del sistema, a quel punto, se l’accordo politico sulla riforma Boschi avrà retto abbastanza, molto probabilmente, la parola toccherà a noi elettori. E potremmo farla all’irlandese.

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Crisi del Debito, proteste in Portogallo. Irlanda stampa Euro: è contraffazione?

L’ora del Portogallo è arrivata? Se dovessimo misurare il grado di vicinanza del paese all’orlo del default attraverso la tensione sociale, diremmo che ci siamo. Oggi oltre 300 manifestanti hanno protestato contro le misure d’austerità fin davanti alla residenza del premier portoghese José Socrates a Lisbona. Ci sono stati scontri con la Polizia. Scene già viste altrove (Grecia, Inghilterra, Irlanda, Italia, Francia).

Secondo gli ultimi sondaggi, il 46% dei cittadini portoghesi ritiene di vivere in condizioni peggiori rispetto all’epoca della dittatura, 40 anni fa. Il 60% ritiene che il Paese versi in condizioni peggiori da quando è entrato a far parte dell’Unione Europea (euronews).

Intanto una notizia approda sin su Il Fatto Quotidiano attraverso i media informali (blog e siti internet di informazione finanziaria): la BCE ha permesso all’Irlanda di stampare Euro – sì, cartamoneta; peccato che sia vietato dal Trattato di Maastricht. di fatto, la BCE ha concesso alla Banca Centrale dell’Irlanda un diritto di signoraggio maggiore rispetto a quanto scritto sui trattati. Il fine è finanziare il sistema bancario irlandese, che in realtà punta dritto come un treno verso la bancarotta. “I prestiti vengono registrati dalla Banca centrale irlandese sotto la voce altre attività”, scrive Mike Shedlock di Business Insider. Un vero trucco contabile. Se la cosa divenisse di dominio generale, nessuno si potrà sottrarre agli strali di Angela Merkel, a meno che anche la Bundesbank non faccia la medesima cosa. Poiché se così fosse, i mercati potrebbero improvvisamente scoprire che l’Euro è una moneta falsa e di fatto si aprirebbero le porte per la sua fine. Fonti BCE affermano che le quantità di denaro stampate sono risibili rispetto al prestito ricevuto direttamente dalla banca centrale medesima. Certo è che tornare al “signoraggio libero” è un grosso passo indietro: allora tutti potrebbero stampare moneta e domani avremmo un’inflazione a due cifre.

Debito, che fare? Il ricorso al capitale cinese non fa altro che spostare l’Europa a est. Il pendolo economico torna ad oscillare e così fare la politica: dall’impero americano, l’Europa dovrà orientare la propria bussola verso la Cina di Hu Jintao, ovvero verso un modello politico non democratico, radicalmente diverso inq uanto a protezione dei diritti individuali e sociali. Un paese con un forte grado di spereqauzione della ricchezza e con alcuni macro indicatori economici non invidiabili:

lo sviluppo tumultuoso della Cina, non è indenne da problemi. Prima fra tutti – per un miliardo e trecento milioni di persone – un reddito pro-capite che è all’incirca di 4.200 mila dollari contro i 47 mila dollari dei cittadini Usa. Un’inflazione che galoppa al 5,1% (in verità all’11% per i prodotti alimentari), una crescita del 6,1% dei prezzi immobiliari. A dimostrazione che il mercato della casa è a rischio di una bolla immobiliare come quella balzata alle cronache nel 2008 per l’emisfero occidentale. Tutti problemi che intimoriscono la classe dirigente cinese che vorrebbe una maggiore coesione sociale come è stato scritto in calce nell’XI Piano nazionale economico approvato l’anno passato (Maurizio Galvani, Il Manifesto, 18/01/2011).

 

Frattini: dall’allarme al ridicolo. Per i tedeschi siamo a un passo dal baratro

Il consiglio dei Ministri di oggi, 26/11/2010, è sfociato nel più puro degli allarmismi. Leggete cosa viene scritto nel comunicato ufficiale:

Il Ministro degli affari esteri, Franco Frattini, ha riferito su vicende delicate che rappresentano il sintomo di strategie dirette a colpire l’immagine dell’Italia sulla scena internazionale. L’attacco a Finmeccanica, la diffusione ripetuta di immagini sui rifiuti di Napoli o sui crolli di Pompei, l’annunciata pubblicazione di rapporti riservati concernenti la politica degli Stati Uniti, con possibili ripercussioni negative anche per l’Italia, impongono fermezza e determinazione per difendere l’immagine nazionale e la tutela degli interessi economici e politici del Paese. Tale intento è stato unanimemente condiviso dal Consiglio (Governo.it).

Ma quale mente perigliosa può accorpare la vicenda Finmeccanica con Pompei e con i file segreti di Wikileaks? Per Di Pietro, Frattini avrebbe bevuto un bicchiere di troppo. Consigliato l’alcoltest prima di cominciare il consiglio dei Ministri. Puntale, dieci minuti fa, la smentita: non è vero, trattasi solo di scenari non correlati fra loro ma che possono portare danno al paese. Viene da domandarsi se non sia stato più dannoso quel comunicato che non tutto il quadro evocato dallo stesso Frattini.

Intanto, però, qualcuno all’estero pare osservare attentamente la crisi politica italiana. Trattasi del prestigioso Frankfurter Allgemeine Zeitung, la bibbia della city tedesca (Francoforte, appunto, cuore della Finanza tedesca, quella che conta di più in questo periodo). L’articolo di fondo di ieri era una profonda preoccupata analisi della crisi italiana: prima di tutto della crisi politica. Sì, perché il pesante debito italiano (1.845 miliardi, 150 in più della Germania) potrebbe diventare letale per l’euro qualora la crisi politica si rendesse irrisolvibile:

una crisi del debito italiano, se affrontata in modo dilettantesco, potrebbe scatenare un’enorme carica esplosiva per l’unione monetaria europea e per la stessa Ue, ma purtroppo l’Italia si avvicina a questa crisi, senza che i politici italiani se ne interessino (Il Fatto Quotidiano).

Ora che il debito italiano sia il secondo più alto d’Europa – sapete, lassù c’è l’inarrivabile Grecia – è cosa arcinota. Su Il Tempo scrivo che il trend di crescita del debito italiano rispetto a quello tedesco per il periodo 2007-2010 è lo stesso, ovvero +15.3%. Vero, ma l’Europa si sta confrontando con l’effetto domino dei mercati che trasferisco la paura del default da un paese all’altro dello scacchiere europeo. Sembra quasi una manovra preordinata, se non fosse del tutto irrazionale. Oggi, per esempio i mercati hanno cominciato ad attaccare il Portogallo e la Spagna:

Schizza a nuovi record il rischio default di Portogallo e Spagna. I credit default swaps (cds) sul debito dei Paesi iberici hanno raggiunto rispettivamente 507,5 punti e 320,5 punti, secondo i dati di Cma citati da Bloomberg.
A livelli record anche i cds sul debito dell’Irlanda a 599,5 punti e sulla Grecia a 988 punti. Sui mercati sono sempre piu’ incalzanti le voci secondo cui Lisbona chiedera’ l’aiuto finanziario della comunita’ internazionale per evitare un contagio della crisi alla Spagna (Ansa.it).

L’Unione Europea è messa a dura prova e forse i tedeschi non vogliono pagare per tutti. La cancelliera Angela Merkel e il ministro delle Finanze Wolfgang Schauble discuteranno con i partner la riforma del Patto europeo di stabilità e vogliono ‘costituzionalizzare’ il default fianaziario. Di fatto, si definiranno dei piani di ristrutturazione del debito dei paesi ritenuti inaffidabili. L’onere per salvare l’euro sarà cedere altre ulteriori fette di sovranità a un organismo, l’Unione, che in quanto a deficit deve mettere in conto la democrazia. L’Italia è nel club degli inetti – quei maledetti PIIGS – ed è tutta colpa della sua classe politica:

La paralisi politica potrebbe diventare pericolosa già nel 2011 poiché Silvio Berlusconi è debole, ma l’opposizione spaccata non è in grado di trarne profitto. Per evitare una nuova vittoria di Berlusconi, i suoi avversari puntano ad un ritorno al sistema proporzionale, in una parola alla palude degli Anni ’80 […] [si prevedono] scenari cupi per il futuro poiché il Paese è senza guida, incapace di prendere decisioni e ben lontano dal compiere le necessarie riforme […] è solo una questione di tempo su quando gli investitori tireranno le conseguenze con una fuga dai titoli di Stato […] a fallire è stata una generazione di politici, che con il bipolarismo voleva creare maggiore stabilità. Adesso è in marcia un nuovo tipo di condottiero di partito, che prende per arte di governo il clientelismo e i vuoti paroloni quotidiani. Questa gente blocca da anni con tatticismi quotidiani le riforme di lungo respiro […] il mondo politico italiano continua a cullarsi in una sensazione di sicurezza, troppa, come potrebbe dimostrarsi, se si verificassero turbolenze a causa della montagna del debito italiano, le crisi della Grecia e dell’Irlanda sarebbero uno scherzetto al confronto (Il Fatto, cit.).

A fallire è stata una generazione di politici che continua a cullarsi in una sensazione di sicurezza che non esiste. Queste parole sono l’epitaffio non tanto al governo di Berlusconi, quanto alla politica italiana. Una visione tanto chiara e radicale nelle conclusioni che non è comparsa sui giornali italiani se non in piccoli trafiletti. Il Tempo ribalta addirittura la critica contro i tedeschi, rei di attaccare l’Italia solo “per il loro tornaconto”:

«È solo una questione di tempo» scriveil FAZ «su quando gli investitori tireranno le conseguenze con una fuga dai titoli di Stato». Magari per riversarsi sui Bund tedeschi, che potranno così essere piazzati all’estero ad interessi sempre più bassi? Consentendo nel frattempo alle banche teutoniche, col paracadute di Stato, di investire sui paesi a rischio? Già, perché c’è una cosa che la Frankfurter si dimentica di ricordare: l’esposizione bancaria tedesca verso – facciamo un paese a caso – l’Irlanda. Al 31 marzo era di 205,8 miliardi di dollari. La seconda al mondo dopo la Gran Bretagna. Per la cronaca, quella delle banche italiane è di 28,6 (Il Tempo.it).

Nessuna traccia dell’analisi politica contenuta nell’articolo. Che invece non lascia scampo a detrologie.

 

 

L’Irlanda dice sì alla UE zoppa. Ma il Parlamento europeo resta un mezzo parlamento.

L’Irlanda dice sì ma per gli europeisti c’è poco da gioire. Il Trattato avrà pure i suoi effetti positivi poiché crea la figura del presidente del Consiglio, che è l’organo di rappresentanza dei governi, ma non è un organo elettivo, crea la figura dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera, che già esiste, ma ora siederà in Consiglio con altri poteri, limita il ricorso al voto per unanimità, aggancia nel processo legislativo i parlamenti nazionali, i quali verificano il rispetto del principio di sussidiarietà.
Il problema fondamentale è che il Parlamento Europeo, l’assemblea elettiva, l’unica espressione diretta del popolo europeo, non possiede l’iniziativa legislativa, che resta nelle mani della Commissione. Inoltre, il ruolo dei parlamenti nazionali risulta ancora limitato.
Insomma, lo Stato sovranazionale che verrà ha un deficit in termini di democrazia. La ripartizione dei poteri verte ancora sul vecchio paradigma della prevalenza del Consiglio – e quindi dei governi nazionali – sul parlamento europeo in virtù di una concezione di modello politico di tipo confederalistico, di intereazione fra le nazioni, che fallisce laddove era l’ambizione iniziale: il superamento del modello stato-nazione e l’affermazione di uno stato federale europeo. Lisbona è una conferma della multigovernance pasticciata che da Maastricht è evoluta fino al Trattato di Nizza e gli allargamenti a Est: una tecnocrazia che difetta in termini di democrazia, lontana com’è dai bisogni dei cittadini.

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    • Il trattato di Lisbona, approvato oggi in Irlanda, è il testo che intende modificare i trattati istitutivi dell’Unione europea e della Comunità europea, adattando i meccanismi di funzionamento della vecchia Ue alle necessità di una unione che oggi conta 27 membri.

    • le principali novità previste dal nuovo trattato

    • PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
      Viene creata la figura del Presidente dei 27, con carica di 2 anni e mezzo rinnovabile.

    • ALTO RAPPRESENTANTE POLITICA ESTERA
      Quasi un ministro degli Esteri che sarà anche vicepresidente della Commissione e riunirà in una sola persona il commissario agli esteri e l’Alto rappresentante per la politica estera e di difesa

    • RIPARTIZIONE POTERI
      Il Parlamento europeo esce rafforzato e potrà dire la sua (attraverso il processo di codecisione con il Consiglio) su nuove delicate materie: giustizia, immigrazione, trattati internazionali e bilancio.

    • SISTEMA DI VOTO
      Il potere di veto tra i 27 viene escluso in 45 ambiti di decisione, pur rimanendo in altri settori chiave, come il fisco e la difesa. Le decisioni nel Consiglio verranno prese con un sistema di voto a doppia maggioranza (55% dei Paesi che rappresentano il 65% della popolazione), lo stesso già previsto dalla defunta bozza di Costituzione. Per le resistenze della Polonia, il nuovo metodo entrerà però in vigore in maniera completa solo dal 2017 (dal 2014 in maniera parziale).

    • CITTADINI UE
      Potranno lanciare un’iniziativa legislativa, sempre che siano in grado di raccogliere almeno un milione di firme in diversi Stati membri.

    • PARLAMENTI NAZIONALI
      Fanno la loro comparsa nella mappa istituzionale tramite un meccanismo di verifica del principio di sussidiarietà (cioè per capire se sia più efficace agire con una normativa europea o con una nazionale).

    • MEMBRI DELLA COMMISSIONE
      Non ci sarà più un commissario per Paese, ma un numero pari a due terzi degli Stati membri, che così saranno presenti nell’esecutivo comunitario a rotazione.

    • MEMBRI DEL PARLAMENTO
      Ggli eurodeputati saranno al massimo 751 (l’Italia passa da 78 a 73)

    • PERSONALITÀ GIURIDICA
      Per la prima volta nella sua storia, l’Ue avrà una propria personalità giuridica e potrà quindi firmare i Trattati internazionali

    • CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI
      Incorporata nel Trattato tramite un articolo, diventerà vincolante per tutti, ma non per Regno Unito e Polonia che hanno chiesto e ottenuto un’esenzione

    • CLAUSOLA DI USCITA
      Lisbona introduce la possibilità per uno Stato membro di uscire dalla Ue, dietro condizioni da negoziare con gli altri Stati

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    • Ha vinto il sì al secondo referendum per il Trattato di Lisbona che si è tenuto ieri in Irlanda. Il 67,1% degli elettori si è pronunciato a favore, 32,9% hanno votato contro. L’affluenza è stata del 58%. E’ lo stesso premier irlandese Brian Cowen ad annunciare il risultato: "Il sì ha vinto. La gente ha parlato, questo è un buon giorno per l’Irlanda e per l’Europa", ha detto. "Insieme all’Europa, siamo migliori e più forti. Il Trattato farà nascere un’Europa più forte e un’Irlanda migliore".

    • Già ieri sera gli exit poll informali diffusi dai partiti politici Fianna Fail e Fine Gael assegnavano la vittoria al sì con il 60%. Il passaggio di voti dal No al Sì è stato del 20,5% rispetto al 2008 quando il trattato fu bocciato una prima volta con il 53% dei voti contrari.

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    • Risultati definitivi attesi per questo pomeriggio
      Dublino, 3 ott. (Ap) – I primi dati elettorali relativi al referendum irlandese danno il "sì" al Trattato di Lisbona largamente in testa: lo hanno reso noto fonti della commissione elettorale poche ore dopo l’inizio dello spoglio dei voti; i risultati definitivi sono attesi per questo pomeriggio. I risultati parziali nelle circoscrizioni di Dublino Centrale e Dublino Nordest – che lo scorso anno avevano respinto il Trattato di Lisbona – danno infatti il sì al 56%. Nella consultazione del 12 giugno del 2008 gli irlandesi (tre milioni di aventi diritto al voto, l’1% degli elettori dell’Ue) avevano infatti respinto il Trattato con il 53% di voti contrari, paralizzandone di fatto l’applicazione: stando alle ultime rilevazioni il "sì" potrebbe oggi contare sul 60% delle preferenze. Nessun dato ufficiale è stato ancora diffuso sull’affluenza alle urne, che dovrebbe però superare quella dello scorso anno, attestatasi al 53%. Mgi

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Europa: il trattato di Lisbona è la morte del sogno federale europeo.

L’allarme è lanciato da alcuni giornalisti nascosti nel web, ma nessuno se ne occupa veramente. Il referendum sul Trattato di Lisbona che verrà sottoposto a referendum nella sola Irlanda il 2 Ottobre – qui da noi i trattati internazionali costituzionalmente non possono essere soggetti a consultazione popolare, e il trattato di Lisbona è già stato ratificato dal nostro parlamento.
Il Trattato di Lisbona non è una costituzione europea. E’ un’operazione al ribasso, che, grazie alla sua illeggibilità, si presta a essere la tomba del federalismo europeo, quel movimento che fu fondato nel 1943 da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi , Eugenio Colorni, grandi pensatori europeisti, che credevano nell’Europa come stato federale, come Europa dei Popoli.
Il Trattato di Lisbona fallisce laddove proprio c’era più bisogno di creare un modello di superstato costruito sul concetto della multigovernance, del principio di sussidiarietà e della partecipazione a più livelli, locale e globale, fornendo così diverse possibilità di inclusione. Il Parlamento Europeo resta vuoto di compenteze, e partecipa all’iter legislativo ma non è il titolare esclusivo del potere legislativo che permane ancora in posse del Consiglio, vale a dire del consesso dei governi nazionali. Questo deficit di democrazia è aggravato dalla mancanza di etica di taluni parlamentari nazionali – gli italiani in primis – i quali accettano la candidatura a Bruxelles solo come prima tappa della carriera politica che poi condurranno nel proprio paese, che diventano parlamentari europei ma cedono subito il proprio scranno per ricoprire cariche politiche nel paese di appartenenza (triste esempio che ci ha fornito la Serracchiani, ora parlamentare europea ma presto candidata alle Regionali in Friuli).

Ecco allora che l’appuntamento referendario del 2 Ottobre in Irlanda resta l’ultima chance per i federalisti europei per bloccare questo mostro politico e far riprendere il processo di integrazione su basi democratiche.

(Gli articoli citati sono di chiara ispirazione euroscettica, laddove invece questo post vuol ribadire la necessità di costruire una comune casa europea, ma non nell’ottica adottata dai governi con il Trattato di Lisbona bensì in una rinnovata prospettiva federalista e democratica).

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    • mentre tutti guardano da quella parte, da quell’altra accade il nostro destino, ma non c’è nessuno a osservare
    • stiamo tutti per diventare cittadini di un enorme Paese che non è l’Italia, governati da gente non direttamente eletta da noi, sotto leggi pensate da misteriosi burocrati a noi sconosciuti, secondo principi sociali, politici ed economici che non abbiamo scelto, e veniamo privati nella sostanza di tutto ciò che conoscevamo come patria, parlamento, nazionalità, autodeterminazione, e molto altro ancora
    • E’ il Trattato di Lisbona, vi sta accadendo sotto al naso, qualcuno vi ha detto nulla?
    • fra poco Montecitorio potrebbe essere un palazzo dove qualche centinaio di burocrati dimenticati si aggirano fingendo di contare ancora qualcosina; fra poco la Costituzione italiana potrebbe essere un poemetto che viene ricordato agli alunni delle scuole come un pezzo di una vecchia storia; fra poco una maggioranza politica che non sa neppure cosa significa la parola calzino potrebbe trovarsi a decidere come noi italiani ci curiamo, se avremo le pensioni, cosa insegneremo a scuola, come invecchieremo, o se dobbiamo entrare in guerra, e così per tutto il resto della nostra vita.
    • Altro che Cavaliere, altro che Brunetta o Emilio Fede.
    • E’ un impianto di regole europee raccolte in un Trattato che non è così come ce lo immagineremmo (un unico testo), ma è formato da migliaia di emendamenti a centinaia di regole già in essere per un totale di 2800 pagine.
    • Se ratificato da tutti gli Stati, esso diventerà di fatto una Costituzione che formerà la struttura per la nascita di un super Stato d’Europa, come gli Stati Uniti d’America, con una Presidenza, con un governo centrale, un Parlamento, un sistema giudiziario.
    • Questo super Stato diventerà più forte e vincolante di qualsiasi odierna nazione europea
    • Tutti noi europei diverremo cittadini di quello Stato e soggetti più alle sue leggi che a quelle dei Parlamenti nazionali, pur mantenendo la cittadinanza presente
    • le leggi fatte da questo super Stato d’Europa saranno vincolanti sulle nostre leggi nazionali, e saranno persino più forti della nostra Costituzione
    • Ma al contrario degli Stati Uniti, tali leggi verranno scritte da burocrati che noi non eleggiamo (es. Commissione Europea), mentre l’attuale Parlamento Europeo, dove risiedono i nostri veri rappresentanti da noi votati, non potrà proporre le leggi, né adottarle o bocciarle da solo.
    • Potrà solo contestarle ma con procedure talmente complesse da renderlo di fatto secondario.
    • Il Trattato di Lisbona infatti offrirà poteri enormi a istituzioni che nessun cittadino elegge direttamente (Consiglio Europeo che sarà la presidenza – Commissione Europea e Consiglio dei Ministri che sarà l’esecutivo – Corte di Giustizia Europea, che sarà il sistema giudiziario), le quali avranno persino la facoltà di far entrare in guerra l’Europa senza il voto dell’ONU.
    • Tutto il cosiddetto Capitolo Sociale del Trattato di Lisbona (lavoro, salute, scioperi, tutele, leggi sociali, impiego…) è miserrimo, con gravi limitazioni e omissioni, mentre sono sanciti con forza i principi del Libero Mercato pro mondo degli affari.
    • Dovete ricordare mentre leggete queste righe, che stiamo parlando di un Trattato che potrebbe molto presto ribaltare la vostra vita come nulla da 60 anni a questa parte: nuovo Stato, nuova cittadinanza, nuove leggi, nuovi indirizzi di vita nella quotidianità anche più banale, sicuramente meno democrazia, e nessuno che ci abbia interpellati. Come sarà questa nuova esistenza?
    • Saremo più liberi o più schiavi degli interessi delle elite di potere?
    • Anche nel Capitolo Giustizia il Trattato pone seri problemi. Ci sarà un organo superpotente, la Corte di Giustizia Europea, che emetterà sentenze vincolanti sui nostri diritti fondamentali e sulle leggi che ci regolano; la Corte sarà superiore in potere alla nostra Cassazione, al nostro Ministero di Giustizia, ma di nuovo sarà condotta da giudici nominati da burocrati che nessuno di noi ha scelto.
    • Un Trattato col potere di ribaltare tutta la nostra vita di comunità di cittadini, viene scritto in modo da essere illeggibile ed è stato già ratificato (manca solo la firma dell’Irlanda, che terrà un referendum il 2 ottobre) dai nostri governi completamente di nascosto da noi, e volutamente di nascosto.
    • una versione simile di questo Trattato (la Costituzione Europea) e con simili scopi fu bocciato da Francia e Olanda nel 2005, proprio perché scandalosamente sbilanciato a favore delle lobby di potere europee e negligente verso i cittadini
    • Scottati da quell’umiliante esperienza, i pochi politici europei che contano (il 90% non ne sa nulla e firma senza capirci nulla) hanno architettato una riedizione di quelle Costituzione bocciata chiamandola Trattato di Lisbona, e la stanno facendo passare in segreto dietro le nostre spalle.
    • Il Trattato di Lisbona contiene anche clausole di valore, che come ogni altra sua regola sarebbero vincolanti su tutti gli Stati, dunque anche su questa arretrata e cialtrona Italia, e limitatamente a ciò per noi non sarebbe un male. Tuttavia, la mole dei cambiamenti cruciali che porterebbe è tale e di tale potenza per la nostra vita di tutti i giorni e per i nostri diritti vitali, da obbligare chi vi scrive a lanciare un allarme: il Trattato di Lisbona va divulgato alle persone d’Europa e da queste giudicato con i referendum.
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    • Ancora una volta i cittadini del Vecchio Continente potrebbero essere salvati dal popolo irlandese. L’apparato politico al soldo dell’Europa delle banche, prosegue i processi di ratifica del trattato di Lisbona nell’assoluta disinformazione mediatica.
    • dieci giorni fa in silenzio è stato riconfermato alla presidenza della commissione europea il portoghese José Manuel Barroso, con l’obiettivo di portare a termine il definitivo sacco d’Europa
    • Per scardinare completamente quel che resta della sovranità delle nazioni europee, ormai mancano all’appello soltanto tre Stati membri: Irlanda, Polonia e Repubblica Ceca. Ed è proprio a Dublino che si gioca la partita fondamentale.
    • La massiccia campagna d’informazione a favore del trattato di Lisbona dava quasi per scontata la “redenzione” dei ribelli irlandesi che un anno fa avevano bocciato con un referendum il monstrum in via d’approvazione in tutti gli Stati membri dell’Ue, senza neanche consultare i cittadini. L’Italia ne è l’esempio più eclatante.
    • gli ultimi sondaggi in Irlanda – pubblicati il 5 settembre – mostravano che a un mese dal secondo referendum sul trattato, il prossimo 2 ottobre, il fronte a favore di Lisbona aveva perso la maggioranza, precipitando di 8 punti dal 54 per cento dello scorso maggio al 46 per cento. Suppergiù quanto avvenuto poche settimane prima del referendum del giugno 2008, quando il popolo irlandese – unico in Europa ad essere consultato – aveva bocciato senza possibilità d’appello il trattato di Lisbona
    • gli eurocrati adottano l’ormai ben nota strategia del silenzio, se non quella della disinformazione
    • In Irlanda le manovre per scongiurare quella che sarebbe la tomba del trattato si susseguono a ritmo vertiginoso, tanto che l’amministratore delegato della Ryan Air, Michael O’Leary, ha annunciato di voler stanziare mezzo milione di euro a favore del “sì”, da impiegare anche in annunci sui velivoli della flotta.
    • Il modello industriale Ryanair si sposa perfettamente con il liberismo sponsorizzato dall’Europa delle banche: competizione e profitti, salari da fame e condizioni di lavoro miserabili.

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