Iraq | La pulizia etnico-religiosa di Isis

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L’azione di Isis nella provincia di Mosul sta determinando l’esodo di migliaia di cittadini iracheni di religione cristiana. Si tratta di una vera e propria strategia di pulizia etnico-religiosa in quello che – nei piani di Isis – è un processo di formazione di uno nuovo Stato Islamico fra Iraq e Siria. Joseph Thomas, arcivescovo di Kirkuk e Sulaymaniyah, ha riferito al quotidiano online kitabat.com che si tratta di “un disastro”, che la situazione è tragica:

decine di migliaia di residenti terrorizzati sono fuggiti, e nel momento in cui stiamo parlando, la situazione non può nemmeno essere descritta” , ha detto Thomas, “Le città di Qaraqosh e Bartella e Karamles sono state abbandonate definitivamente dalla popolazione dei cristiani, anche a piedi, o con dei veicoli, per raggiungere il checkpoint in Erbil ed entrarvi […] Abbiamo avuto quattro morti, una donna e due bambini e una guardia di sicurezza sono stati uccisi in un bombardamento mortaio (kitabat.com).

Intanto, in serata, le agenzie hanno ribattuto l’indiscrezione secondo la quale Obama starebbe pensando ad un intervento militare. In alcuni casi si parla di un ‘airdrop’ umanitario, non bombe ma viveri e vestiario:

Su twitter circolano immagini di esecuzioni di massa, che non rilancio, stante anche alla loro non verificabilità. Ma l’area nord del paese, sino al confine con il Kurdistan, è nelle mani di Isis. Il gruppo ha detto via Twitter che i suoi combattenti hanno presero la città e la diga di Mosul sul fiume Tigri, base strategica e militare in costante attacco fin dallo scorso fine settimana. I funzionari kurdi dicono che le loro forze sono ancora in controllo della diga. Ma testimoni hanno riferito a Reuters per telefono che i combattenti dello Stato Islamico hanno sollevato la bandiera nera dell’organizzazione sopra la diga, fatto che può consentire loro di allagare le grandi città o tagliare loro acqua ed elettricità. Dalla sconfitta delle truppe curde avvenuta la scorsa settimana, migliaia di bambini della comunità Yazidi sono stati costretti a fuggire dalla città di Sinjar sulle montagne circostanti. Il portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari ha detto che molti dei ragazzi rifugiatisi sulla montagna soffrono l’assenza di acqua. Ci sarebbero almeno 40 morti.

Secondo Voice of Iraq (tweet seguente) il Capo dell’esercito iracheno avrebbe affermato che i Peshmerga non sono sconfitto e nelle prossime 48 ore si vedranno movimenti significativi per eliminare Daash (Isis).

Mentre accade questo, il resto del paese, specie Kirkuk e Baghdad, è scosso dalle esplosioni di autobomba. E’ sempre Voice of Iraq a darne notizia su twitter: a Baghdad, l’esplosione, nell’area est della città, vicino a negozi, ha causato otto morti.

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Padre Dall’Oglio, confusione e cattiva informazione

Nella tarda mattinata di oggi si è diffusa una notizia negativa sulla sorte di Padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita che è stato rapito in Siria da una milizia ribelle di matrice islamista. Il resoconto riportato dai media italiani era una ribattuta, senza ulteriori verifiche ed approfondimenti, di quanto scritto da un sito web di informazione, zamanalwsl.net. Quest’ultimo, a sua volta, affermava di aver raccolto le dichiarazioni di Lama al-Atassi, definita come Segretario Generale del Fronte Nazionale Siriano, una formazione minoritaria nel consesso generale delle forze di opposizione siriane (per una idea di massima, vedere alla voce ‘Syrian Opposition’, su wikipedia).

Vatican Insider, il portale vaticanista de La Stampa, parla della fonte primarie della notizia, Lama al-Atassi, come di “una esponente dell’ala laica dell’opposizione siriana ad Assad” ed afferma che la dichiarazione è stata fatta non direttamente al giornale bensì pubblicata su Facebook, sulla bacheca della donna. Ed infatti Lama Atassi afferma, con un post inviato tramite cellulare, di aver ricevuto la notizia della morte di Padre Dall’Oglio da “fonte affidabile”; se sono vere le informazioni presenti sulla bacheca, Lama vivrebbe a Parigi, non a Homs, quindi nel momento in cui scrive si troverebbe in Europa e le sue sono informazioni, per così dire, di seconda mano.

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Circa quattro ore fa ha risposto al polverone sollevato dalla sua dichiarazione con un altro post: “Si può mentire la notizia della morte di Padre Paolo o credergli”, scrive, sostenendo che la levata di scudi del ‘sistema’ – come lo chiama lei -era inaspettata. Perché nascondere la morte di padre Paolo?, si chiede. A chi giova? Lama dice che la notizia ha disturbato molto i francesi, “gli scagnozzi della coalizione, del Consiglio e dell’opposizione e il sistema e loro cani”. Lama paventa l’ipotesi che i ribelli qaedisti del gruppo Isis (Stato Islamico dell’Iraq e della Siria), rapitori di Dall’Oglio, siano infiltrati dal servizio segreto di Assad. Scrive: “ho molte domande circa il finanziamento dei gruppi e la fornitura di armi”.

Jad Bantha – l’attivista che sostiene di essere stato l’ultimo a vedere il gesuita prima dell’inizio della sua missione – ha diffuso un tweet molto duro sulle parole di Lama al Attasi: “Chi promuove la morte di padre Paolo – ha scritto – non ha moralità né responsabilità e sta solo cercando di attirare l’attenzione” (Vatican Insider, La Stampa.it).

Lama Atassi vuol forse mettere in discussione, a livello pubblico e su un piano internazionale, l’opportunità, forse seguita dai francesi e dagli arabi, di sostenere Isis finanziandola con risorse ed armi?

La Farnesina non ha commentato ufficialmente le notizie odierne.