Rutelli su Il Giornale parla alla destra: no allo ius solis, è invito ai clandestini

Farneticante. L’ombra di sé stesso. Oppure il disvelamento di ciò che è sempre stato e che ha tenacemente nascosto per anni. Francesco Rutelli, leader dell’API (e del partito ombra della Margherita, grazie al quale può godere di rimborsi elettorali doppi, ricordatevelo), in una intervista a Il Giornale, si scaglia contro lo ius solis con dichiarazioni choc.

Rischiamo di trasformare l’isola di Lampedusa nella più clamorosa clinica ostetrica d’Europa”: questa frase, detta da uno dei fondatori del PD, dimostra quanto poco serio e preparato sia il personale politico italiano. Rutelli è ignorante. E’ talmente ignorante che chi lo va ad intervistare diventa complice di questa ignoranza. Si può discutere di ius solis e di cittadinanza per i nati sul territorio italiano – quindi di bambini, ripeto, bambini – non con questo genere di osservazioni semplicistiche e dettate dall’esigenza di fomentare paura nel lettore. Già, poiché la strategia dell’ex sindaco di Roma è puramente di marketing politico. Cosa gli interessa dello ius solis? Gli interessa caratterizzare il proprio movimento politico in una cornice di centro-destra per permette a sé stesso e al suo gruppo di interesse una qualche chance di sopravvivenza in un quadro partitico sempre più vacuo e indistinguibile. Ecco, la sua mossa – maldestra, inopportuna, direi quasi ridicola – è quella di scavalcare Fini a destra. Vuol parlare al ceto ultra-conservatore.

Lo ius solis è una norma di civiltà. Ed esiste già in Italia, ma si tratta di un meccanismo che si innesca solo su domanda, per i nati in Italia (da genitori non cittadini italiani) che hanno risieduto nel nostro paese ininterrottamente fino al compimento dei 10 anni di età. Rendere più facile ottenere la cittadinanza per dei bambini (ripeto, bambini!) non deve esser argomento utilizzato per mere beghe partitiche.

Leghismo a 5 stelle

Questa storia del post di Grillo contestato dai grillini sul suo stesso blog mi sembra una non notizia. La vera distrazione di massa l’ha messa in opera lui, riuscendo a far parlare di sé e non del problema della cittadinanza, delle presunte divisioni del Movimento 5 Stelle piuttosto che dei limiti impliciti del metodo da loro operato, così rigido verso il programma e a prassi di consultazione degli iscritti anche per decidere delle sciocchezze, come per esempio votare per aderire o meno a una manifestazione come quella de L’Italia sono anch’io.

In verità vi parlo di questa vicenda per due ordini di ragioni:

  1. non è vero che il web – ah, il popolo del web! – abbia reagito in maniera univoca contro la superficialità di Grillo;
  2. l’episodio evidenzia per la seconda volta (la prima è stata il caso dei lavoratori de l’Unità) la divergenza fra Grillo medesimo e i consiglieri regionali dell’Emilia Romagna, Favia e De Franceschi.

Punto primo: nei commenti al post si possono leggere, a giustificazione delle parole di Grillo (lui trova sempre dei volontari che lo interpretano e lo giustificano), argomentazioni tipiche del più becero leghismo, segno che la ‘base’ non è così omogenea come si vorrebbe far intendere. Anzi, l’assenza di una qualsivoglia analisi del problema della cittadinanza ai figli degli immigrati, il voler paventare a tutti i costi e in tutti gli ambiti l’idea del complotto, della manovra ad arte per distrarre le menti del popolo, ha avuto la funzione di detonatore mediatico. E’ la classica strategia del trollismo:

Un Troll è quell’individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati. Spesso l’obiettivo specifico di un troll è causare una catena di insulti  dettaflame war; una tecnica comune consiste nel prendere posizione in modo plateale, superficiale e arrogante su una questione già lungamente dibattuta, specie laddove la questione sia già tale da suscitare facilmente tensioni sociali (cfr. Il fenomeno del trollismo).

Forse non sarà la definizione più esaustiva di trollismo, ma aiuta a capire come agisce Grillo con il blog e la rete. In questo senso è un maestro e si sta caratterizzando sempre più nel verso di un trollismo antagonista e prettamente contrario alle idee liberali e progressiste. La sua ricetta è sempre la stessa: la politica è merda e deve essere abolita. Tutto è male e il complotto è sempre in agguato. Ma ‘l’odio è un carburante nobile’, l’odio alimenta un sentimento che è di volta in volta anti-giornalisti, anti-casta, anti-governo, anti-maggioranza e anti-opposizione, anti-banchieri, anti-immigrati, anti-stranieri, anti tutto:

Bene, così arriveranno barconi di donne gravide solo per far aver la cittadinanza ai loro figli. Mi spiace, ma questo non mi va bene!

Chissà perchè non arrivano mai norvegesi, danesi, australiani, ecc a chiedere la cittadinanza italiana, ma sempre quelli con le pezze al culo da mantenere. Svegliatevi!!!

La cittadinanza senza criteri seri è la fine della democrazia, nulla ha a che fare con i diritti degli immigrati. Vogliono solo riempire il territorio, Italiano o di qualunque altra nazione, di SCHIAVI da sfruttare e schiavizzare noi.

Il motivo in punto di diritto è semplicissimo: NOI NON VOTIAMO IN EGITTO O IN PERU’, non possiamo subire le scelte dei dittatori del terzo mondo (tratto dai commenti al blog di Grillo).

Punto secondo: sulla questione dell’adesione alla manifestazione L’Italia sono anch’io sono stati chiamati ad esprimersi in primis i consiglieri regionali e comunali in quota M5S di Piemonte ed Emilia-Romagna. Hanno in entrambi i casi scelto di votare a favore dell’iniziativa, pur con la precisazione che la cittadinanza è questione da dibattere a livello nazionale e non regionale o tantomeno comunale. Bertola in Piemonte ha addirittura ricevuto dalla base degli iscritti l’assenso all’adesione. Insomma, gli eletti lavorano all’interno delle istituzioni un po’ secondo coscienza e un po’ seguendo il metodo difficilissimo della condivisione delle decisioni. Poi, come una mannaia, cala il giudizio del capo: e come la scorsa volta con il caso della difesa dei giornalisti de l’Unità, vengono scritte sul blog quattro righe per sconfessare e delegittimare gli eletti e il loro operato nelle istituzioni. Perché?

Difficile dare una risposta. Forse il leader soffre la personalità del duo bolognese. Forse un M5S al 7% al livello nazionale è una “cosa” troppo grande e che può sfuggire di mano. Meglio allora sabotarla da dentro, farla collassare. Prima che si emancipi dal padre.

Franceschini al gancio, ora copia gli slogan. È Marino a dettare l’agenda politica del PD.

È un segretario imbarazzato e imbarazzante quello di oggi a Genova. Ha detto che "occorre dire dei sì e dei no". Ma lo slogan originale, made in Marino, prevede che questi sì e questi no siano chiari. Franceschini parlava a una platea di immigrati e di immigrati di seconda generazione e ha parlato di cittadinanza. Ha detto "dobbiamo prendere scelte nette". Questo senza scendere nei particolari. È favorevole o contrario alla introduzione nel nostro ordinamento del principio dello ius solis (l’aquisizione della cittadinanza per nascita sul territorio italiano subito, non più positicipata al compimento del diciottesimo anno di età)? È favorevole o contrario ai respingimenti? È favorevole o contrario alla abolizione della legge che li ha introdotti?
È comparso sbiadito, spento, in televisione stasera nel servizio del TG1, con un cartello blu davanti, lo sfondo bianco, solo, nessun sorriso, poca autorevolezza, e le parole che ha detto sono pure le parole di un altro. Peggio di così.
Intanto Marino lancia altri comunicati video che riassumono la sostanza del suo progetto: questa volta parla della politica e della necessità di riformare il sistema. La legge elettorale, per esempio, è assolutamente da riformare, ma il PD dovrebbe stabilire diverse regole di selezione dei candidati. Poiché è inutile annunciare, come fa Bersani, la volontà di riformarla e poi produrre delle liste elettorali formate nel segreto delle riunioni di partito. Secondo Marino il modello delle primarie dovrebbe essere applicato anche a dopo il congresso, fare cioè le "doparie", vale a dire sottoporre gli eletti al giudizio degli elettori e formare le liste con consultazioni locali nei singoli territori. Inoltre, si dovrà dire con assoluta chiarezza che il PD respinge qualsiasi forma di lottizzazione della RAI. La manifestazione di domenica 3 ottobre non avrebbe alcun senso se all’indomani si prosegue a legittimare il modello dello spoil system applicato dal governo. Le nomine RAI devono essere espresse dal CdA stesso e la responsabilità non può che ricadere su di esso.

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    • Franceschini ha poi dichiarato che occorre ”dire con chiarezza dei si’ e dei no. E allora si’ alla sicurezza, no al razzismo. Dobbiamo saper riconoscere la domanda di sicurezza che c’e’ nel nostro Paese e contrastare con decisione le infiltrazioni criminali che penetrano nel fenomeno dell’immigrazione. Dobbiamo dire si’ al diritto delle donne di uscire la sera senza la paura delle violenze, al diritto degli anziani di andare a ritirare la pensione senza essere aggrediti o scippati. Ma dobbiamo dire no al razzismo, chiamandolo senza reticenze col suo nome”.

    • Franceschini ha annunciato che il Partito democratico andra’ avanti per il diritto di voto, per i residenti stranieri alle elezioni amministrative e che gli immigrati alle primarie hanno gia’ votato per Prodi e Veltroni e voteranno il 25 ottobre.

    • dobbiamo essere piu’ netti e avere piu’ radicalita’

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    • Rispetto alla necessità, affermata da Dario Franceschini, di rispondere con dei sì e dei no chiari su temi importanti come quello dell’immigrazione, Ignazio ha commentato che “Dario Franceschini è davvero pronto ad aderire alla mozione Marino. Franceschini parla sempre più, nei contenuti e nei toni, con le parole della mia mozione. A questo punto potrebbe aderire anche alla parte sul lavoro: che ne pensa del contratto unico, con salario minimo garantito? E rispetto ai diritti civili, come valuta l’adozione ai single? Se conviene anche su questi due punti, perché non sottoscrive la mia mozione?”.

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    • Pier Luigi Bersani parla di un suo impegno a cambiare la legge elettorale

    • potremmo fare di più e soprattutto qualcosa di immediatamente più concreto:  impegnandoci da subito a stabilire che il partito democratico indipendentemente da una legge – che oggi per passare ha comunque bisogno dei voti del centro destra – può decidere che d’ora in avanti i parlamentari non verranno più imposti dall’alto, non verranno più nominati dalla segreteria del partito ma dovranno essere scelti attraverso elezioni  primarie da svolgere nei singoli territori

    • sono favorevole a una legge migliore ma in sua assenza possiamo già noi prenderci la responsabilità di cambiare le regole interne

    • insieme alle primarie per scegliere i nostri eletti dovremmo anche immaginare delle “doparie” che consentano ai cittadini di valutare il dopo, e cioè se il comportamento dei  nostri eletti è stato all’altezza

    • chiunque sarà il nuovo segretario del Pd, chiederemo nuove regole per la governante della Rai. Stiamo assistendo, infatti, a una gestione sconcia del servizio pubblico e noi non vogliamo essere considerati anche solo in parte corresponsabili

    • Non tocca al segretario del Pd dare o meno il suo gradimento a nomine di direttori di telegiornali e reti

    • Tocca al consiglio di amministrazione assumersi la responsabilità delle scelte che fa. E se non rispetteranno i criteri di pluralismo chiedere che si dimetta il direttore generale e  il consiglio di amministrazione  e il presidente della Rai

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    • Riformare la legge elettorale in senso maggioritario e uninominale.

      Superare il bicameralismo perfetto, trasformando il Senato in Camera delle Regioni.

      Ridurre il numero di parlamentari ed eletti a tutti i livelli e semplificare il sistema delle autonomie locali, per ridurre i costi della politica e dell’amministrazione.

      Promuovere un nuovo e più deciso assetto federale, con maggiore distribuzione di risorse ai comuni, rafforzamento della premialità per gli enti virtuosi, la responsabilizzazione delle sedi politiche locali.

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I sottomarini di Marino. Ius solis e testamento biologico. Emersione il 25 Ottobre.

La pratica del voto nei circoli va in archivio. Non così la divisione del PD, spaccato fra coloro che lavorano avendo in vista la realtà della società – come Sarubbi, l’autore e primo firmatario insieme al deputato PDL Granata del testo che abbrevia il percorso per l’ottenimento della cittadinanza italiana e rafforza il principio dello ius solis – e l’altra parte del partito, quella che presenta mozioni separate da IDV facendo perdere forza all’opposizione contro il governo e svendendo i propri voti alla Commissione Sanità – vedi caso Dorina Bianchi e relazione su RU486.
Se ne stanno accorgendo in molti che la vittoria di Franceschini o Bersani alle primarie del 25 Ottobre non modificherà nulla di quanto sopra. Chi vince le primarie guida il partito. Il voto nei circoli è una redistribuzione delle forze dell’Assemblea. Bersani non è ancora segretario del PD. Ne ha parlato oggi Lidia Ravera in un articolo su L’Unità.
In coda a questo post l’elenco dei “won district”, dei collegi vinti da Marino, ripreso dal sito scelgomarino.info.

l’Unità Data 01-10-2009 – IL VOTO DEI SENZA TESSERA – Lidia Ravera, SCRITTRICE

A “congressi dei circoli” conclusi, si aprono le danze per i non allineati: simpatizzanti, antipatizzanti con forte motivazione al dialogo, delusi decisi a fare pesare ogni lacrima versata e illusi decisi a collaborare col Partito Democratico, anche soltanto per segnalare certi rischi di frattura, dovuti a una debolezza dello scheletro umano e politico, inevitabile quando non si è più giovani e ci si è già riciclati quattro volte. Se i tesserati hanno espresso il loro gradimento soprattutto per il Bersani, che cosa diranno i non più tesserati, i mai tesserati e i non tesserabili? Il Bersani anche loro? Lo escludo, se non altro per differenziarsi. Il Franceschini, che è sostenuto da due “ex-segretari pesanti” (la definizione è del mitico “Aprile on line”) come Rutelli e Veltroni? Non credo, perché Rutelli ha scritto «A sinistra no. È una strada senza uscita» nel suo libro e Veltroni (che ha scritto «Noi» nel suo, ma non vuol dir niente perché è un romanzo) ha detto che non bisogna rifare un partito socialista. Resta so1tanto Ignazio Marino visto che Grillo, il predicatore incazzato, è stato escluso per indegnità (e paura). Marino ha le carte in regola per accaparrarsi il gradimento dei non tesserati. La prima carta è la laicità: convinzione profonda, prevedibile impegno a non patteggiare coi Padroni delle Anime (né quelli esterni, né i loro infiltrati). La seconda è la sua appartenenza al mondo reale: Marino non si è “formato nel partito”, come ha detto lui stesso e quindi somiglia, ben più degli altri due, al famoso popolo delle primarie. La terza è lo stile, il timbro vocale: l’uno è chiaro e conciso, l’altro pacato e concreto. La domanda è: se verrà incoronato dai non-tesserati che cosa accadrà? Diventerà segretario del partito? Riceverà un incarico di consolazione? Oppure gli tireranno fra i piedi qualche multa non pagata e addio?

IL SECOLO XIX Data 01-10-2009 – «La cittadinanza in 5 anni è una cosa di sinistra ma perché i candidati non vogliono parlarne?»

Andrea Sarubbi, deputato Pd, è l’autore della proposta bipartisan che piace a Fini. «Ma dai miei non ricevo grande aiuto»

ROMA. Fabio Granata «piglia mazzate dai suoi». Mentre «io non ricevo un grande aiuto dai miei: vuoi vedere che pure Sarubbi passa per un cospiratore?». La domanda la butta lì sul suo blog. Andrea Sarubbi è un deputato del Pd, più precisamente uno dei “peones” (copyright del ministro La Russa) che ha presentato la proposta di legge bipartisan sulla cittadinanza («quadripartisan», scherza, perché tra i firmatari ci sono anche Udc e Idv). Cittadinanza in 5 anni anziché 10 e passaggio dallo ius sanguinis allo ius soli, che permetta ai bimbi nati da stranieri in Italia di essere più facilmente italiani per la legge. Maxi sponsor il presidente della Camera Fini, promotori Sarubbi stesso, Pd alla prima legislatura, giovane e cattolico, ex giornalista Rai, e Fabio Granata, Pdl, finiano di stretta osservanza.

Ebbene: Granata «piglia mazzate dai suoi»: sulle norme sulla cittadinanza il Pdl s’è spaccato. E tanto ne hanno parlato che la proposta sembra tutta di destra. Anche se il primo promotore è lui, il democratico peone. «Sarebbe giusto che oltre ai venti firmatari del Pd», ha chiesto in un’intervista all’agenzia Econews, «anche i candidati alla segreteria, e finora lo ha fatto soltanto Franceschini, dicessero qualcosa di più su questa iniziativa bipartisan, perché non è soltanto il merito della questione, ma anche il metodo. Dobbiamo rivendicare, dall’opposizione, una politica basata sul dialogo».

Insomma: il Pd fa una proposta che spacca la maggioranza, su un tema “di sinistra”, getta le basi di un dialogo con la destra, e il partito non ne parla? «Forse è per rispetto nei confronti di chi a questo tema ha lavorato molto da tempo…», minimizza Sarubbi. «Da quando ho scritto quella cosa sul blog, comunque, Marino ha postato un video sul tema sul suo sito. E oggi (ieri, ndr) è stata calendarizzata la proposta di legge per novembre. Sono già due segnali», si accontenta. «Mi preme che si ricordi che è un’iniziativa politica anche nostra: vorrei che il Pd mi aiutasse a spiegarla».

Il candidato Marino ha lanciato un messaggio dal sito. Il segretario ne ha già parlato, e martedì sarà a Genova per un discorso ai nuovi italiani, «mi aspetto una presa di posizione sul tema». E il favorito Bersani? «Speriamo che prima o poi ne parli». Magari prima che la legge diventi la Fini-Granata.

FRANCESCA SCHIANCHI

Wo District:

Comune Circolo Bersani Franceschini Marino
Roma (Roma) Alberone 79 (24%) 115 (35%) 126 (39%)
Roma (Roma) Trastevere 94 (36%) 50 (19%) 115 (44%)
Roma (Roma) Portuense 72 (37%) 28 (14%) 94 (48%)
Roma (Roma) Anagnina 34 (22%) 25 (16%) 94 (61%)
Pontecorvo (Frosinone) PD Pontecorvo 36 (21%) 43 (26%) 86 (52%)
Roma (Roma) Ponte Milvio 63 (29%) 70 (32%) 83 (38%)
Milano (Milano) Circolo Milano Centro Aldo Aniasi 75 (34%) 66 (30%) 77 (35%)
Roma (Roma) Prima Porta Labaro 36 (29%) 11 (8%) 77 (62%)
Genova (Genova) Circolo Operatori Sanità 12 (12%) 14 (14%) 68 (72%)
Roma (Roma) Muratella 16 (15%) 22 (20%) 67 (63%)
Forlì (Forlì-Cesena) Centro Storico 52 (35%) 28 (19%) 66 (45%)
Roma (Roma) Capannelle 31 (34%) 2 (2%) 57 (63%)
Rimini (Rimini) RIMINI – San Giuliano 26 (27%) 13 (13%) 55 (58%)
Mondovì (Cuneo) Mondovì 31 (32%) 11 (11%) 52 (55%)
Roma (Roma) Quartaccio Torresina 7 (11%) 6 (9%) 50 (79%)
Milano (Milano) da Gobba all’Ortica 36 (34%) 19 (18%) 48 (46%)
Parigi (Parigi)
9 (17%) 3 (5%) 40 (76%)
Milano (Milano) Pio La Torre 27 (31%) 19 (22%) 40 (46%)
Torre Pellice (Torino) Val Pellice 18 (21%) 25 (30%) 40 (48%)
Siena (Siena) Acquaviva 30 (29%) 33 (32%) 38 (37%)
Milano (Milano) Centro / Romana 15 (25%) 10 (16%) 35 (58%)
Fermo (Ascoli Piceno) Campiglione-S.Girolamo 3 (9%) 4 (12%) 25 (78%)
Roma (Roma) sangiovanniaddolorata 8 (24%) 0 (0%) 25 (75%)
Bertinoro (Forlì-Cesena) Fratta Terme 19 (32%) 14 (24%) 25 (43%)
Monza (Milano) circolo 1 “Massimo d’Antona” 10 (21%) 11 (23%) 25 (54%)
Monza (Milano) Circolo 5 _Enzo Biagi 10 (21%) 11 (23%) 25 (54%)
Sirmione (Brescia) Sirmione 10 (25%) 5 (12%) 24 (61%)
Cividale del Friuli (Udine) Cividale del Friuli 6 (14%) 13 (30%) 23 (54%)
Morigerati (Salerno) Morigerati 0 (0%) 0 (0%) 23 (100%)
Roma (Roma) Osteria Nuova 15 (36%) 3 (7%) 23 (56%)
Martignacco (Udine) Martignacco 2 (6%) 6 (20%) 21 (72%)
Giarratana (Ragusa) Circolo di Giarratana 0 (0%) 0 (0%) 21 (100%)
Roviano (Roma) Roviano 1 (3%) 7 (24%) 21 (72%)
Pincara (Rovigo) Circolo PD di Pincara 16 (37%) 7 (16%) 20 (46%)
Pavia (Pavia) Pavia Ovest 19 (35%) 14 (26%) 20 (37%)
Pasian di Prato (Udine) Pasian di Prato 11 (21%) 20 (39%) 20 (39%)
Torriana (Rimini) Torriana 9 (24%) 8 (21%) 20 (54%)
Vecchiano (Pisa) Migliarino 7 (29%) 0 (0%) 17 (70%)
Monza (Milano) Circolo 6 Monza 17 (41%) 7 (17%) 17 (41%)
Paternopoli (Avellino) Circolo di Paternopoli 2 (7%) 10 (35%) 16 (57%)
Empoli (Firenze) Monterappoli 2 (6%) 13 (41%) 16 (51%)
Monza (Milano) Circolo 4 15 (34%) 12 (27%) 16 (37%)
Roma (Roma) Vitinia 3 (10%) 9 (32%) 16 (57%)
Gorla Minore (Varese) Gorla Minore 3 (12%) 6 (25%) 15 (62%)
Pieve del Cairo (Pavia) pieve del cairo 0 (0%) 0 (0%) 15 (100%)
Noale (Venezia) Noale 4 (15%) 8 (30%) 14 (53%)
Sedilo (Oristano) SEDILO+AIDOMAGGIORE 3 (10%) 11 (39%) 14 (50%)
San Giovanni Gemini (Agrigento) San Giovanni Gemini 4 (20%) 2 (10%) 14 (70%)
Riofreddo (Roma) Riofreddo 2 (10%) 3 (15%) 14 (73%)
Cambridge (Cambridgeshire Meridionale) PdLondra 14 (43%) 4 (12%) 14 (43%)
Venezia (Venezia) San Marco 12 (38%) 6 (19%) 13 (41%)
Frascati (Roma) Frascati A.D.R. 11 (39%) 4 (14%) 13 (46%)
Monterchi (Arezzo) monterchi 4 (21%) 2 (10%) 13 (68%)
Sant’Antonino di Susa (Torino) Sant’Antonino di Susa 6 (30%) 2 (10%) 12 (60%)
Genova (Genova) Circolo Tematico Scuola Università Ricerca 0 (0%) 0 (0%) 12 (100%)
Treviso (Treviso) Quinto di treviso 7 (31%) 4 (18%) 11 (50%)
Besozzo (Lombardia)
7 (33%) 3 (14%) 11 (52%)
Cavaglia (Biella) Basso Biellese 5 (23%) 5 (23%) 11 (52%)
Gropello Cairoli (Pavia) gropello 9 (42%) 1 (4%) 11 (52%)
Verona (Verona) Isola della Scala 9 (32%) 8 (28%) 11 (39%)
Brescia (Brescia) Cologne 3 (15%) 6 (31%) 10 (52%)
Borgo Ticino (Novara) borgoticino 8 (34%) 5 (21%) 10 (43%)
Anticoli Corrado (Roma) Anticoli Corrado 8 (44%) 0 (0%) 10 (55%)
New York (NY) Circolo PD NY 5 (25%) 6 (30%) 9 (45%)
Navelli (L’Aquila) Navelli 0 (0%) 1 (10%) 9 (90%)
Meldola (Forlì-Cesena) San Colombano 3 (25%) 0 (0%) 9 (75%)
Macherio (Milano) Macherio 9 (47%) 1 (5%) 9 (47%)
Pergine Valdarno (Arezzo) Montalto 3 (20%) 3 (20%) 9 (60%)
Teglio Veneto (Venezia) Teglio Veneto 0 (0%) 4 (30%) 9 (69%)
Dovadola (Forlì-Cesena) Dovadola 6 (27%) 7 (31%) 9 (40%)
San Giuliano Terme (Pisa) Agnano 6 (40%) 1 (6%) 8 (53%)
San Michele Mondovì (Cuneo) Valli Monregalesi 4 (28%) 2 (14%) 8 (57%)
Petriolo (Macerata) Circolo PD 0 (0%) 0 (0%) 8 (100%)
Origgio (Varese)
6 (42%) 0 (0%) 8 (57%)
Prato (Prato) san giusto 2 (16%) 2 (16%) 8 (66%)
Nurachi (Oristano) NURACHI 4 (33%) 1 (8%) 7 (58%)
Villa del Conte (Padova) Circolo Villa del Conte 6 (30%) 7 (35%) 7 (35%)
Gerenzano (Varese) Circolo di Gerenzano 4 (33%) 1 (8%) 7 (58%)
Genova (Genova) Pieve Ligure 6 (33%) 5 (27%) 7 (38%)
Calvagese della Riviera (Brescia) Circolo di Calvagese della Riviera 6 (46%) 0 (0%) 7 (53%)
Pistoia (Pistoia) Candeglia 4 (36%) 0 (0%) 7 (63%)
Grosseto (Grosseto) Giuncarico 1 (9%) 4 (36%) 6 (54%)
Condove (Torino) Condove 5 (31%) 5 (31%) 6 (37%)
Laigueglia (Savona) Laigueglia 2 (18%) 3 (27%) 6 (54%)
Pocenia (Udine) Circolo Pocenia 3 (37%) 0 (0%) 5 (62%)
Burago di Molgora (Milano) PD – Burago 2 (20%) 3 (30%) 5 (50%)
Colle di Val d’Elsa (Siena) QUARTAIA 3 (33%) 2 (22%) 4 (44%)
Saliceto (Cuneo) Valbormida 1 0 (0%) 1 (20%) 4 (80%)
Rognano (Pavia) rognano 0 (0%) 0 (0%) 4 (100%)
Cherasco (Cuneo) Cherasco 3 (27%) 4 (36%) 4 (36%)
Bucine (Arezzo) AMBRA 2 (25%) 2 (25%) 4 (50%)
Siena (Siena) Quartaia 3 (33%) 2 (22%) 4 (44%)
Miradolo Terme (Pavia) Miradolo 3 (30%) 3 (30%) 4 (40%)
Ferno (Varese) circolo PD di FERNO 3 (27%) 4 (36%) 4 (36%)
Santo Stefano Belbo (Cuneo) Santo Stefano Belbo 1 (16%) 2 (33%) 3 (50%)
La Spezia (La Spezia) Varese Ligure 3 (37%) 2 (25%) 3 (37%)
San Miniato (Pisa) La Serra 2 (33%) 1 (16%) 3 (50%)
Treviso (Treviso) Fontanelle 2 (25%) 3 (37%) 3 (37%)
Alagna (Pavia) Alagna 1 (20%) 1 (20%) 3 (60%)
Colloredo di Monte Albano (Udine) circolo colloredo di monte albano 2 (40%) 0 (0%) 3 (60%)
Grosseto (Grosseto) Batignano 2 (40%) 1 (20%) 2 (40%)

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Immigrazione, il cambio di paradigma. Peones eretici e ius solis

La proposta di legge di riforma del diritto di cittadinanza presentata dal duo Sarubbi-Granata, peones (pedoni) pigia tasti secondo La Russa, e invece due coraggiosi che superano le barriere divisorie fra opposizione e maggioranza per un testo che modifica la legge sulla cittadinanza, quella italiana così restrittiva e escludente da rappresentare in Europa un unicum in senso negativo, ha fatto il botto.
Il loro intervento in un ambito che ha molti punti di tangenza con un altro di esclusiva pertinenza della Lega, la regolazione dei flussi migratori, ha avuto l’effetto immediato di creare grandi tensioni, nell’uno e nell’altro schieramento. Nel PD non c’è stata quella levata di scudi in difesa dell’opera di Sarubbi che ci si sarebbe, almeno in minima misura, aspettati: questo perché l’immigrazione è un altro terreno di divisione interna per il quale si forniscono risposte ambigue e vagamente simili nei toni a quelli usati dalla Lega (a proposoto, perché mai andare alla sorgente del Po? che diamine serve piantare una bandierina in mezzo alle rocce? la bandiera, il PD, dovrebbe innanzitutto piantarla in se stesso – ma questa è un’altra storia), per non scontentare quell’ipotetico elettorato del Nord, poco incline a politiche sinistrorse di acquiescenza verso i clandestini.
Anche Ignazio Marino oggi si è espresso in favore dello ius solis, il criterio di attribuzione della cittadinanza sulla base dell’essere nati su territorio italiano. Secondo Marino, ciò dovrà avvenire nel contempo alla estensione della sfera dei diritti sociali, che contemplano l’accesso alle cure mediche, almeno nel loro corpus esenziale, le quali non possono essere negate nemmeno ai clandestini, poiché essi in quanto uomini sono titolari del diritto inalienabile della dignità della persona.
In questo contesto, le posizioni di Fini appaiono come una sponda essenziale e insperata: il Presidente della Camera sostiene una linea politica che nel PDL è eretica e destabilizzante. In questo senso, il suo processo di avvicinamento verso posizioni liberali e democratiche si rafforza e consolida. Ma nel contempo si avvicina il momento della scissione e della crisi di governo.

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    • Qualità e innalzamento dei servizi, regole e solidarietà: questo sono le vere risorse per fronteggiare, con sicurezza e serenità, i grandi flussi migratori. Serve una massima durezza contro illegalità e crimine e al tempo stesso occorre facilitare il processo per regolarizzare le tante migliaia di brave persone che sono indispensabili all’Italia e che cercano lavoro e futuro.
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    • una mia proposta di legge, infatti, sta spaccando come un cocomero i miei avversari politici
    • ho scelto di fare politica per motivi più nobili, preferirei di gran lunga che il Pdl fosse compatto e che la mia legge sulla cittadinanza passasse all’unanimità
    • Invece no, sarà durissima, e ieri – quando Fini ha ribadito di non accettare scomuniche preventive, chiedendo che si aprisse un dibattito reale – ho avuto un assaggio di quello che sarà: i contenuti della legge stanno già passando in secondo piano, a partire dalle cronache di molti giornali, di fronte alla manovra politica
    • siccome è questa a spaventare il Pdl, le reazioni non sono quasi mai ragionate, ma spesso scomposte, se non addirittura violente: come quella di Ignazio La Russa, che ha tentato di liquidare il tutto come “un’iniziativa di peones“, letteralmente “pedoni degli scacchi”, in gergo politico ”parlamentari di seconda o terza fila, magari nuovi o poco conosciuti, eletti per schiacciare i bottoni in Aula e stare zitti”
    • dal ministro della Difesa non mi aspettavo un nonnismo da caserma, ed ho chiesto a La Russa se siano da considerarsi peones pure Fini e Franceschini (ma avrei potuto aggiungere Casini e Di Pietro, e mi dispiace non averlo fatto), visto che sulla proposta di legge sono d’accordo anche loro
    • pure Alessandra Mussolini, anche lei tra i firmatari
    • Fabio Granata (letteralmente massacrato dal fuoco amico, per aver osato promuovere una proposta di legge con un deputato dell’opposizione) c’è andato giù pesante, rispondendo che – in quanto peón vicepresidente della Commissione antimafia – avrebbe dovuto essere almeno consultato sul capitolo dello scudo fiscale relativo al riciclaggio di denaro, che lo preoccupa molto
    • Volano stracci, insomma
    • il duo Gasparri-Quagliarello, infatti, mescola l’astio verso Fini con la paura di far arrabbiare la Lega
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    • Lo scorso 23 settembre è stata presentata una proposta di legge bipartisan che mira a riformare la legge sulla cittadinanza attualmente in vigore in Italia (legge n.91 del 1992). I primi firmatari sono l’On. Granata (Pdl) e l’On. Sarubbi (Pd
    • i sottoscrittori della proposta sono 50 deputati, dieci dei quali appartenenti anche all’Udc e all’Idv.
    • si tratta di una proposta di legge “quadripartisan”
    • Questa è la quarta legislatura consecutiva che prova a modificare la normativa sulla cittadinanza
    • se letta in prospettiva comparata, la legge n. 91/92 costituisce un unicum nel panorama internazionale, che ad avviso di molti non brilla proprio per essere up to date
    • in un momento storico in cui i criteri “etnici” sembrano ormai seppelliti da quelli “culturali”, la nostra legge sulla cittadinanza si presenta totalmente sbilanciata sulla trasmissione “per sangue” (ius sanguinis) e “per matrimonio” (ius connubii)
    • le altre due modalità classiche – e non collegate a “sangue” e “famiglia” – per acquisire la cittadinanza, ossia lo ius soli (mediante nascita sul territorio di un paese) e lo ius domicili (mediante lunga residenza sul territorio di un paese) risultano fortemente limitate dalla legge n. 91, al punto da poterla considerare su questi fronti la normativa più restrittiva se confrontata con gli altri stati membri dell’Ue a 15 (ma forse anche a 27)
    • La proposta di legge Granata-Sarubbi apporterebbe diversi miglioramenti alla normativa in vigore. Prima di tutto, ridurrebbe i termini per l’acquisizione della cittadinanza mediante ius soli, prevedendo che «il minore nato in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno legalmente soggiornante da almeno 5 anni e attualmente residente, possa diventare cittadino italiano, previa dichiarazione di un genitore da inserire obbligatoriamente nell’atto di nascita»
    • A oggi, chi nasce in Italia da genitori stranieri deve aspettare il compimento del 18esimo anno di età per poter richiedere la cittadinanza italiana differita, mediante dichiarazione esplicita. E quei 18 anni devono essere continuativi e sempre in condizioni di regolarità. Nessuno tra i paesi con i quali siamo soliti confrontarci pone altrettante restrizioni alla cittadinanza via ius soli.
    • diminuzione da 10 a 5 degli anni di residenza regolare previsti per chiedere la cittadinanza con il criterio dello ius domicili.
    • la proposta di legge introduce dei criteri qualitativi per valutare la reale integrazione e la reale volontà dello straniero di diventare cittadino italiano. «Sono previste, pertanto, la verifica della residenza attuale e della reale integrazione linguistica e sociale dello straniero. Infine, è previsto un giuramento di osservanza della Costituzione e di rispetto dei suoi valori fondamentali
    • la logica di fondo che guida questa proposta e che ci pare assolutamente condivisibile. Si tratta di quella che la relazione introduttiva della proposta definisce «una svolta paradigmatica nella concezione del meccanismo di attribuzione della cittadinanza in Italia, passando da un’ottica “concessoria e quantitativa” a un’ottica “attiva e qualitativa”.
    • La cittadinanza deve diventare per lo straniero adulto un processo certo, ricercato e formativo; il punto di arrivo di un percorso di integrazione sociale, civile e culturale e il punto di partenza per il suo continuo approfondimento
    • la normativa attualmente in vigore condiziona l’attribuzione o meno della cittadinanza mediante ius soli, ius domicili e ius connubii a meri indicatori quantitativi, per l’esattezza mere indicazioni temporali. E non prevede alcuna eccezione ai termini previsti per casi in cui sia dimostrabile un’effettiva integrazione o un’effettiva volontà di aderire alla comunità nazionale italiana
    • mi pare quantomeno discutibile che le parti più “identitarie” della nostra classe politica preferiscano attribuire la cittadinanza dopo 10 anni a chi non dimostra neanche di conoscere l’italiano, piuttosto che attribuirla a coloro che dimostrano con indicatori qualitativi la loro volontà – esplicita e confermata dai fatti – di diventare cittadini del nostro paese
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    • Legge sulla cittadinanza. Proviamo a seguire, per un attimo solo, i parametri che tanto piacciono a qualche nostalgico di professione.
    • Proviamo allora a ragionare seguendo categorie come destra e sinistra
    • è più di destra concedere la cittadinanza a tutti indistintamente dopo dieci anni, oppure se sia più di destra concederla a chi la desidera dopo cinque anni.
    • Se sia più di destra l’egualitarismo del “tutti italiani” o se lo sia di più considerare italiano solo chi lo vuole essere, solo chi dimostra di parlare la lingua, di conoscere la storia, di rispettare i valori.
    • se sia più di destra la burocrazia temporale (quella che abbiamo oggi) oppure il discernimento valoriale, previsto dalla proposta di cui si sta discutendo in questi giorni
    • “la normativa attualmente in vigore condiziona l’attribuzione o meno della cittadinanza mediante meri indicatori quantitativi, per l’esattezza mere indicazioni temporali. E non prevede alcuna eccezione ai termini previsti per casi in cui sia dimostrabile un’effettiva integrazione o un’effettiva volontà di aderire alla comunità nazionale italiana
    • E’ di destra una legge siffatta? Non sembra proprio. Anzi, sembra tutt’altro, perché non dà nessun significato alla cultura, alla storia di un popolo
    • Sono quesiti che, diciamolo per correttezza, consideriamo alquanto inutili, quasi ridicoli.
    • Ma sono al tempo stesso nodi da sciogliere
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    • ONU, MIGRANTI TRATTATI COME RIFIUTI PERICOLOSI – L’Alto commissario cita il caso del gommone di eritrei rimasto senza soccorsi tra la Libia, Malta e Italia, ad agosto. E spiega che “in molti casi, le autorità respingono questi migranti e li lasciano affrontare stenti e pericoli, se non la morte, come se stessero respingendo barche cariche di rifiuti pericolosi”. Oggi, aggiunge, “partendo dal presupposto che le imbarcazioni in difficoltà trasportano migranti, le navi le oltrepassano ignorando le suppliche d’aiuto, in violazione del diritto internazionale”.

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