Regionali, per La Loggia Formigoni è eleggibile. Basta non far valere la legge dello Stato.

Leggete le incredibili dichiarazioni di La Loggia (PdL), ex ministro per gli Affari Regionali, per giustificare l’obrobrio della ricandidatura extra lege di Formigoni in Lombardia (ed Errani in Emilia-Romagna):

“Nessun problema per Formigoni ed Errani a ricandidarsi, in quelle regioni non c’è il divieto al terzo mandato”. Lo dice a CNR l’allora Ministro per gli Affari Regionali Enrico La Loggia. “L’art. 2 della 165 del 2004 parla chiaro: le regioni possono disciplinare con legge propria il sistema elettorale regionale. Possono, non ‘sono obbligate’. Le regioni che hanno disciplinato il proprio sistema elettorale sono Toscana, Abruzzo, Friuli, Sicilia, Provincia Autonoma di Trento. Tutte le altre regioni non hanno provveduto. Quindi, nei casi specifici di Lombardia ed Emilia-Romagna, non ci sono problemi di sorta sulle ricandidature di Formigoni ed Errani. L’obbligo di divieto al terzo mandato nasce solo quando le regioni stesse si avvalgono di una nuova legge elettorale.” Così a CNR Enrico La Loggia, nel 2004 ministro per gli Affari Regionali, oggi vicecapogruppo del PDL alla Camera (fonte: REGIONALI, LA LOGGIA: ”FORMIGONI ED ERRANI POSSONO RICANDIDARSI”. CAPPATO: “E’ FALSO” – CNR CRONACA).

Dove sbaglia La Loggia? Non è vero che le disposizioni di cui all’art. 2 comma 1 della legge 165/2004 valgono solo nel caso di nuova legge elettorale. Semplicemente perché non vi è scritto. Leggiamo l’art. 1 della predetta legge:

Art. 1.

(Disposizioni generali)

1. Il presente capo stabilisce in via esclusiva, ai sensi dell’articolo 122, primo comma, della Costituzione, i princìpi fondamentali concernenti il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale, nonchè dei consiglieri regionali.

Ovvero, la legge si limita a soddisfare la prerogativa statale prevista dall’art. 122, titolo V della Costituzione. Stabilisce i principi fondamentali entro i quali le Regioni disegnano le proprie leggi elettorali. Essi sussistono in virtù della legge che li elenca. Legge dello Stato. Laddove non esiste legge regionale, in che modo si applicano i principi fondamentali suddetti? Nel caso della immediata applicabilità, in quanto non necessitano di ulteriore intervento legislativo regionale; ovvero, nel caso abbiano immediata effettività. E l’art. 2, comma 1, lett. f), rientra nel nostro caso.  Addirittura, è stato osservato che il medesimo comma non operi in realtà come le normali cause di ineleggibilità, dal momento che preclude in radice la facoltà del soggetto di ricandidarsi. Tale disposizione, dunque, incidendo sulla capacità elettorale passiva, piuttosto che sul suo esercizio, tecnicamente non rappresenterebbe una ipotesi di ineleggibilità in senso stretto. Non necessita di intervento legislativo regionale poiché non solo ha immediata effettività ma, in quanto operante direttamente sulla capacità di elettorato passivo, avrebbe perciò uno status differente dalle altre cause di ineleggibilità. Sarebbe una causa di ineleggibilità particolare, propria del modello di sistema elettivo che è stato introdotto con la legge costituzionale n. 1/1999 (elezione diretta del Presidente di Regione). Di fatto, con la legge 165/2004, il legislatore ha compensato il vuoto normativo apertosi nel 1999 con la modifica dell’art. 122: lo scopo è quello di non creare situazioni privilegiate nel concorso dei candidati alla carica di Presidente, nonché posizioni di dominanza e di persistenza contrarie al principio democratico dell’eguale accesso alle cariche (art. 51, Cost.: Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge).