La terza sberla

Siamo stufi, ha detto Calderoli. Stufi di prendere sberle. Non sa, il poveretto, che questo è solo l’inizio. Il potere logora chi non ce l’ha, disse uno. Sapete tutti che fine ha fatto. C’è un ’92 per tutti, prima o poi, in particolar modo per quelli che pensano di essere insostituibili.

La prima sberla è stato il colpo di Milano, dove nonostante il ricorso al solito mezzo estremo del terrore, è stato eletto Pisapia. Napoli non conta per i leghisti. In ogni caso fa parte della prima sberla. Una sberla che ha fatto male, che ha creato confusione. Qui crolla tutto, spifferavano l’indomani al telefonino i parlamentari.

Noi, lui sembra tenere botta. Si sa, tutti lo sanno, almeno quelli del circuito di amici più intimi, che si consola in altra villa insieme alle stesse signorine di sempre. Instancabile. Oramai è nella condizione di colui che, schiavo del vizio, non è più in grado di percepirla la realtà. Vaga sconsolato in cerca di sé stesso, affranto, senza comprendere appieno quel che gli sta capitando. E le voci seguitano a circolare. Si sta fermi, ma si volta lo stesso lo sguardo intorno, casomai il precipizio fosse già arrivato alla suola delle scarpe. Qui-crolla-tut-to, si mormora.

La seconda sberla arriva dalla gente. Da quella maggioranza relativa – sì, maggioranza – di persone di buon senso che hanno votato ai referendum. Lui pensava di far bella figura a dire che quelle consultazioni erano inutili. Pensava ancor di poter dire la propria e di essere sufficientemente convincente. Pensava che qualcuno stesse ad ascoltarlo.

Ora siamo a un passo dal fuggi fuggi. Siamo stufi, ha detto Calderoli. Stanno tremando i polsi. Il ticchettio delle scarpe s’intensifica. E’ tutto un via vai da via Bellerio. Bossi aveva detto che non si doveva andare a votare. Pure Bossi ha fallito. L’olimpo degli Dei di centro destra si sta sgretolando. Improvvisamente emerge tutto il carico di finzione che l’ha sempre mascherato. Gli dei del ’94 oggi sono dei vecchi raggrinziti, ripiegati su sé stessi. Dei dinosauri che aspettano il tempo dell’estinzione.

Qualcuno ha preconizzato la “terza sberla”. Politicamente, se la daranno da soli. Questo potrebbe avvenire tra il 21 e il 22 Giugno prossimi, quando in Parlamento si aprirà il dibattito sul rimpasto di governo. Un passaggio imposto da Napolitano. La terza sberla avverrà forse in Parlamento. Ma sapete quante volte avevamo previsto questo: prima con la banda di Fini, poi con quella dei Responsabili, un po’ mariuoli un po’ avventurieri. Tante volte in un anno, ma Lui è sempre rimasto al suo posto: prima demolendo il suo avversario interno, poi comprando quattro miserabili con una poltrona da sottosegretario co.co.co.

Ma il tempo passa. Sono passati, per esempio, dieci anni dai fatti di Genova. C’era una volta un popolo che manifestava la sua esistenza nelle strade, e fu pestato a sangue. Molti chiedono ancora giustizia, oggi. Molti dei pestatori sono rimasti ai loro posti, anzi, hanno fatto carriera. Dieci anni dopo, qualcuno ha osservato, quel popolo è tornato. Ha avuto la forza di riemergere con quattro sì. Nessuno era in grado di prevederlo. Nel 2001 si manifestava contro l’ingiustizia della globalizzazione.  Di lì a poco ci sarebbe stato il grande crac dei mutui subprime. Poi la crisi del debito. Oggi il popolo ha rimesso sé stesso al centro della politica. E si è ripreso la politica. Oggi è il tempo del Noi.