La schizofrenia di Casini. Critica Marino, plaude a Fini. Laicità non è laicismo.

Hanno inaugurato un nuovo partito che coalizzerà al centro i rutelliani, i teodem del PD, Fini, l’UDC e così via.
Lui, il Pierferdi, dice che guarda al congresso PD con la speranza che non accetti i toni laicisti e anticattolici di Marino.
Eppure solo il giorno prima le sue mani si sono spelacchiate a furia di applaudire l’intervento di Fini, in parte incentrato sulla legge del testamento biologico. Le obiezioni di Fini hanno trovato d’accordo anche Buttiglione. Fini ha citato il Catechismo di Ratzinger. Allora tutti hanno deposto le armi.
Eppure l’idea di una legge – definita soft law – sul testamento biologico lanciata già in estate dalle colonne di FareFuturo, la fondazione politica di Fini, esiste già, è il testo Marino depositato in Senato. Quali sarebbero i toni anticattolici, on. Casini? Ma di che parla? Il testo Marino è molto vicino alla catechesi di Ratzinger citata dal Presidente della Camera. Cosa credete di aver scoperto? Sono mesi che dai banchi del PD vi giungono inviti a fermare l’iter del DDL Calabrò e a riflettere sulle cosenguenze di un testo che renderebbe gli individui oggetti posseduti da macchine. Un testo scritto sull’onda emotiva del caso Englaro, sotto la pressione delle gerarchie ecclesiali, senza alcun criterio, non avendo in vista i diritti degli individui, ma solo l’intenzione di compiacere chi risiede all’oltretevere.
E’ chiaro che Casini parteggia per Bersani. La manovra è fin troppo evidente. Costruire un partito nuovo al centro fa parte di questo disegno. E Marino è una anomalia che va neutralizzata.

  • Ignazio, nel rispondere a Casini che oggi, a Chianciano, aveva definito i suoi toni “ laicisti e anticattolici”, ha ricordato “all’onorevole Casini che un bravo cattolico prima di tutto non racconta bugie sugli altri e per questo non accetto l’etichetta immotivata che vorrebbe attribuirmi di anticattolico. Sono convinto che in politica ci debba essere una netta divisione tra la vita di un cattolico, la sua fede e il suo ruolo istituzionale. Nonostante io abbia da sempre una salda fede cattolica e segua gli insegnamenti della religione cristiana, credo profondamente nella laicità della politica. Allo stesso tempo, sono consapevole del ruolo essenziale che i cristiani hanno nella vita pubblica e del contributo che da essi può venire a una visione alta e nobile dell’agire politico. Ma, come del resto diceva anche Aldo Moro: ‘L’autonomia è la nostra assunzione di responsabilità, è il nostro modo personale di rendere un servizio e di dare, se è possibile, una testimonianza ai valori cristiani nella vita sociale’”. Ignazio ha poi concluso, dicendo che “sui diritti civili, e in particolare sul testamento biologico, l’onorevole Casini dovrebbe guardare ed ispirarsi alle scelte politiche fatte dai suoi colleghi nel Partito Popolare Europeo, in particolare a quelle esemplari di Angela Merkel”.

  • tags: no_tag

    • La fine del bipartitismo sognato dal Pd e dal Pdl tuttavia, ci tiene a precisare il leader dell’Udc, non significa che non si possa costruire "un bipolarismo europeo come quello tra il centro e la sinistra socialista che c’è in Germania"
    • occorre "cambiare questo sistema politico" e "il grande centro – dice Casini rivolgendosi direttamente al fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari, feroce critico di tale progetto – è l’unico in grado di farlo.
    • l’Udc "non accetterà un’alleanza organica sul territorio nazionale: se vogliamo mandarli a casa perché dovremmo fare un’alleanza organica col Pd o col Pdl?
    • Nel momento in cui diciamo che non fanno il bene del paese perché dovremmo allearci con l’uno o con l’altro? Mica siamo schizofrenici…"
    • Accettare un’alleanza nazionale oggi, secondo il leader Udc, "negherebbe l’impianto politico dell’Udc e ci renderebbe subalterni politicamente agli uni o agli altri"
    • E sempre in funzione del ‘grande centro’, l’Udc guarda al congresso del Partito democratico con attenzione e tifando neanche troppo velatamente Pierluigi Bersani. Casini non lo dice esplicitamente ma rileva "la fine del Pd a vocazione maggioritaria" creato da Veltroni e raccolto da Franceschin
    • Il Pd, suggerisce Casini, "deve fare una scelta strategica, trasmettere l’idea di un paese diverso. Noi guarderemo al congresso, vedremo se ci hanno convinto, vedremo se hanno risolto il problema del rapporto col mondo cattolico perché non si può pensare di accettare i toni laicisti e anticattolici del neoclericalismo laico di Marino e poi dialogare con i cattolici"
    • martedì, partirà il tesseramento del nuovo partito di centro, forse si chiamerà Partito della nazione, ma il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, fa sapere che non è stato ancora deciso
    • Il congresso fondativo ci sarà l’anno prossimo dopo le Regionali anche se Casini si mostra già forte tanto che a Berlusconi e Bossi che "ogni tanto fanno circolare la favola metropolitana delle elezioni anticipate" dice: "Facciamole, siamo pronti, qui c’è un partito che alle prossime elezioni sarà la decisiva forza di cambiamento con ben altre presenze di quelle che oggi si vedono qui"
    • Sulle "altre presenze" non va oltre ma il nome del presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, è stato più volte evocato nella tre giorni a Chianciano.  "Tra i nostri interlocutori c’è Rutelli, magari Fini, forse anche Montezemolo", dice a Libero il presidente dell’Udc Rocco Bottiglione.
  • tags: no_tag

    • «Sono cose che dice il catechismo, ma ci sono dei passaggi anche in Paolo VI, nel suo messaggio al congresso dei medici cattolici», «si tratta di un tema delicatissimo, sul quale non possono esserci posizioni tagliate con l’accetta», e invece, «nel testo del Senato non c’è mai la parola famiglia. Non c’è mai, capite?».
    • parlando dell’opportunità di «deporre la becera e grossolana contrapposizione tra laici e cattolici per scrivere una bella pagina parlamentare e politica sul biotestamento», il presidente della Camera ha estratto una citazione giusta giusta per sostenere la sua tesi: il Catechismo, scritto ai tempi da Joseph Ratzinger in persona, allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.
    • «L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima», ha letto Fini dal palco nello stupore generale, «Le decisioni devono essere prese dal paziente, o da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente». E ancora: «L’uso di analgesici per alleviare le sofferenze.. può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte (…) è soltanto prevista e tollerata come inevitabile».
    • Un colpo a effetto, questo del Catechismo, che Fini aveva pronto da mesi. Ammonticchiato sulla sua scrivania insieme a passi della Dottrina della fede e citazioni di Paolo VI («dovere del medico è alleviare le sofferenze, invece di voler prolungare una vita che non è più pienamente vita umana»). Pezze d’appoggio per dimostrare che la Chiesa non è soltanto quella che vuole leggi come il testo sul fine vita del Senato. E che, dunque, anche le sue posizioni («bisogna tener conto della volontà del paziente,della famiglia, e del collegio medico») non sono per forza contrarie a quelle.
    • Buttiglione, delegato dall’Udc ad occuparsi del biotestamento con Vietti, si trova perfettamente d’accordo. Su almeno due punti «il ruolo della famiglia, che non può essere ignorato». E il ricorso alle terapie del dolore: «Quello di Eluana rappresenta l’1% dei casi: di solito il problema è quello del dolore in prossimità della morte. E io credo che, anche se abbreviano la vita, gli analgesici vadano utilizzati. Avevo presentato una proposta di legge, nella quale si sosteneva proprio questo».
    • Potrebbero diventare emendamenti Udc, alla Camera. A dimostrazione che una buona fetta della Chiesa – «anche monsignor Fisichella» dicono – davvero non sarebbe soddisfatta del testo del Senato.
  • tags: no_tag

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Sindaci del secolo scorso: metti un Bassolino a tavola. La laicità e la ferinità.

Se c’è un luogo in Italia dove il PD ha fallito, e fallito in maniera palese, quello è Napoli. Eppure, come un mostro di cartapesta, il Governatore resta in piedi e muove l’arrocco, nominando suoi fedelissimi in ogni settore dell’amministrazione regionale, anche alla sanità purtroppo.
Lui, il Re, può ben essere impiegato per spiegare il paradigma della laicità. Il Re Bassolino che usa la cosa pubblica per tutelarsi, ne fa dispregio. Per intendersi, qui il laico, che non è laico solo perché non allineato su posizioni clericali, ha in vista qualcosa per cui non è possibile far uso del pubblico per l’utile proprio. Vale a dire, il laico è colui che deve agire avendo in vista l’interesse generale, non l’interesse particolare, sia esso sotto la forma dei dogmi religiosi che qualsivoglia istituzione ecclesiale pretende divengano leggi dello stato, sia esso sotto la forma dei dogmi mondani dell’affarismo politico e del conflitto d’interesse del singolo individuo o di una lobby in particolare. Qui laicità ha il significato della neutralità, perciò la cosa pubblica non può che essere condotta nell’interesse generale.
Lui, il Re, non è un laico poiché non è neutrale. Agisce per sé medesimo. E’ in conflitto d’interesse. Deve essere messo da parte. Poiché un non-laico è dannoso per la comunità.
Questo significato estensivo di laicità, che sussume in sé il concetto della neutralità all’interno del guado dei particolarismi, è quello che Ignazio Marino chiama "laicità come metodo" e che risulta indigesto a che nel PD è avvezzo ai giochi delle alleanze politiche in chiave elettorale – meramente elettorale – e che quindi hanno agitato le acque all’indomani del suo discorso a Genova.
Leggete cosa scrivono su Europa. Leggete del dibattito di ieri in cui Carra e D’Agostino sono stati contestati dal pubblico.

  • tags: no_tag

    • “E’ un valore aggiunto, anzi, ‘il’ valore aggiunto” dice l’europarlamentare Pd ed ex assessore regionale all’Agricoltura, Andrea Cozzolino.
    • “Fra due anni potrebbe levarsi un appello in suo favore, del tipo salvaci tu”, ipotizza l’ex segretario napoletano dei Ds, Diego Belliazzi.
    • Chi è il fuoriclasse che, secondo Cozzolino, Santangelo e Belliazzi, avrebbe le carte in regola per candidarsi alla guida del Comune di Napoli per il dopo Iervolino e salvare il Pd e il centrosinistra partenopeo dal baratro? La risposta è Antonio Bassolino. Chi? Antonio Bassolino
    • E’ proprio lui. Ha 63 anni, è stato dirigente del Pci, ministro del Lavoro con D’Alema, due volte sindaco di Napoli dal 1993 al 2000 e due volte presidente della Campania dal 2000 ad oggi
    • per blindarsi in Regione ha trascorso gli ultimi mesi a nominare in giunta, nella sanità e in ruoli chiave di palazzo numerosi fedelissimi napoletani – e solo napoletani – a lui vicini dal 1993.
    • non pare intenzionato a ritirarsi a vita privata
    • Grazie a Bassolino in fascia tricolore, infatti, prese il via una stagione bella e breve, forse sopravvalutata, ma che ha avuto il merito di recuperare l’orgoglio di appartenere alla città del Vesuvio
    • un orgoglio smarrito negli anni successivi, seppellito sotto montagne di sacchetti neri.
    • Con la recente mitragliata di incarichi Bassolino ha recuperato affianco a sé alcuni dei protagonisti del ‘Rinascimento Napoletano’. Si è così arroccato nel passato per assicurarsi un futuro.
    • ha costretto al silenzio gli antibassoliniani. Il cui campione, Luigi Nicolais, è stato bastonato a sangue alle elezioni provinciali di Napoli dal pidiellino Luigi Cesaro
    • se fino a ieri Bassolino era indicato come la malattia del Pd, oggi qualcuno lo vorrebbe prescrivere come medicina.
    • Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, che ha rilanciato i boatos sul ritorno di Bassolino a Palazzo San Giacomo
    • la nuova forza del Governatore deriva dall’impressionante carenza di autorevolezza dei suoi rivali interni
    • un partito inchiodato in eterno allo scontro tra pro e contro Bassolino
    • Bassolino è ancora un leader. Però impera tra le macerie di una città e di una regione in crisi, piene di politici deboli e inconcludenti, nel centrosinistra come nel centrodestra. In un paese normale, dove si viene giudicati per i risultati, sarebbe stato costretto da tempo a fare un passo indietro
  • tags: no_tag

    • Si infiamma il dibattito sulla laicità alla festa democratica di Genova. E sono subito scintille, anche tra diverse anime del Pd.Come Enzo Carra e Ivan Scalfarotto, vicino ai teodem il primo, seguace di Ignazio Marino il secondo.
    • Nodo della discordia è il matrimonio tra omosessuali, che Vittoria Franco giudica come un traguardo non a portata di mano: «Non siamo riusciti neanche a fare le unioni civili…». Scalfarotto si indigna: «Perché non se ne può parlare? Vietare il diritto alle nozze a un omosessuale è apartheid».
    • Interviene il prof. Francesco D’Agostino, presidente dei giuristi cattolici: «E allora perché non accettare un matrimonio tra fratelli o tra un gruppo di persone?».
    • La sala rumoreggia, contesta D’Agostino. Che replica: «Laicità è ascoltare le ragioni degli altri».
    • E sul testamento biologico aggiunge un altro carico: «Una persona in fin vita è psicologicamente fragile, non è in grado di decidere». Stavolta si arrabbia Vittoria Franco: «Guardi che il testamento lo scrive una persona quando è nel pieno delle sue facoltà psicologiche!».
    • Rita De Santis, presidente dell’associazione genitori di omosessuali, si scaglia contro D’Agostino: «Mio figlio omosessuale non è uno scarto umano».
    • Altre scintille tra Carra e la radicale Maria Anonietta Coscioni. Il professore di Siena Marco Ventura provoca: «La Lega riesce a sfidare il Vaticano perché ha un rapporto fortissimo con i suoi elettori, perché il Pd non riesce a farlo?». E Carra concede: «Va bene, discutiamo se questo tipo di Concordato è ancora utile».
  • tags: no_tag

    • Franceschiniani all’attacco sul nuovismo e sul laicismo, bersaniani contro la chiusura all’Udc. Il day after dell’intervento genovese del terzo candidato alla segreteria, Ignazio Marino, è più caldo del previsto.
    • Il riferimento è soprattutto a Franceschini, al quale dal palco genovese ha chiesto come farà «a conciliare le idee di Debora Serracchiani e Paola Binetti sul biotestamento». La risposta è arrivata ieri a stretto giro di posta da una delle dirette interessate. L’europarlamentare friulana ha sottolineato come il Pd sia nato per fare una sintesi tra idee e non per mettere alla porta chi non si conforma all’opinione prevalente. «Io non voglio un piccolo partito, quello sì del secolo scorso, in cui la pensiamo tutti allo stesso modo», ha fatto sapere la Serracchiani. «Voglio un grande partito in cui posso portare le mie idee e farle pesare, in cui ci si confronta e alla fine si decide».
    • Altra issue che i franceschiniani vedono come fumo negli occhi è la forte caratterizzazione laica che Marino vorrebbe dare al Pd. Tutto il discorso fatto domenica ai militanti era infatti farcito di continui riferimenti alla necessità di un partito laico e di sinistra. Convinto com’è, il chirurgo dem, che la maggioranza degli elettori sia con lui, ha rilanciato l’idea, anticipata sabato da Goffredo Bettini, di una consultazione popolare sui temi più sensibili, come appunto quelli bioetici. Un’impostazione che per un ex popolare come Giorgio Merlo ha però il difetto di scadere nel laicismo.
    • Accuse queste che a Marino arrivano anche dall’esterno, da quell’Udc col quale ha escluso qualsiasi alleanza perché «non vanno presi i voti di Totò Cuffaro». Il partito di Casini ha ieri ufficialmente fatto sapere che se fosse lui il vincitore delle primarie allora sarebbe impossibile qualsiasi forma di intesa.
      Cosa questa che implicitamente gli porta le critiche dell’area bersaniana.
    • Ancora ieri Enrico Letta ha ricordato come il modello Dellai sia l’unica strada per tornare a vincere contro la destra.
      E in Trentino l’Udc fa parte della maggioranza di governo assieme ai democratici.
    • Del resto che quello della laicità sia “il” tema che più scalda il confronto sia fra dirigenti che fra gli stessi elettori del Pd lo si è visto pure ieri alla festa. Nel dibattito pomeridiano alla sala Guido Rossa, D’Agostino, è stato contestato dai militanti. Fischi e urla sono piovuti sul professore quando ha provato ad argomentare la sua contrarietà a un biotestamento legalmente vincolante.
      Argomenti che hanno fatto saltare sulla sedia anche la fassiniana Vittoria Franco e che alla fine hanno spostato la contestazione dalla platea al palco.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Marino e il discorso di Genova. Le reazioni.

La parte più importante del discorso di Ignazio Marino ieri a Genova? La risposta alla domanda su Fini e il richiamo a tutto il PD di non dimenticare la Scuola Diaz e Bolzaneto.

Sulla critica della Serracchiani: verrebbe spontaneo chiedersi come la Serracchiani stessa intenda realizzare questa sintesi di cui parla. Forse mediante il voto e il ricorso al principio di maggioranza? Oppure ha in mente qualche tipo di mediazione ostrogota per cui i disegni di legge che ne scaturiscono sono dei papocchi in giuridichese che fondamentalmente accolgono le istanze dei clericali e che perciò trasformano la minoranza in maggioranza a scapito dei diritti degli individui?

  • Ignazio Marino, senatore e ora candidato alla segreteria del Pd, in un’intervista rilasciata a Primocanale, ha parlato degli obiettivi e delle sue posizioni. In merito all’alleanza con l’Udc, Marino afferma: “In questo momento credo che sia difficile allearsi con un partito che prende tanti voti nelle aree governate da Totò Cuffaro, ma ci può essere un’evoluzione, valuteremo”. Sul problema dei giovani, Marino ammette la fatica che i ragazzi, tra i venti e trent’anni, fanno per trovare lavoro e per rendersi indipendenti dai genitori.

    tags: no_tag

  • tags: no_tag

    • ‘Il Partito democratico ha la missione politica di fare sintesi tra le idee, anche tra quelle di Paola Binetti e le mie”. Lo sostiene Debora Serracchiani all’indomani dell’intervento di Ignazio Marino alla festa del PD di Genova, il quale aveva polemicamente chiesto a Dario Franceschini come avrebbe fatto sul biotestamento a ”conciliare le posizioni di Debora Serracchiani e Paola Binetti”.
    • L’europarlamentare ha sottolineato che ”fallire la missione di far sintesi, o peggio scartarla a priori, significa che il PD rinuncia alla sua vocazione di partito riformista plurale e di massa.” ”Io non voglio un piccolo partito, quello si’ del secolo scorso, in cui la pensiamo tutti allo stesso modo – ha aggiunto Serracchiani – voglio un grande partito in cui posso portare le mie idee e farle pesare, in cui ci si confronta e – ha concluso – alla fine si decide”.
  • ”L’Udc per prima non accetta di stipulare accordi sulla base di alleanze laiciste”. Così il portavoce nazionale dell’Udc, Antonio De Poli, risponde alle dichiarazioni di Ignazio Marino. ”Siamo coerenti con la nostra identita’, siamo un partito cattolico, che affonda le sue radici nel cristianesimo – aggiunge De Poli- Quindi stia pure tranquillo Marino, se dovesse vincere la segreteria del Pdsicuramente non dovra’ preoccuparsi di alleanze con noi”.

    tags: no_tag

  • tags: no_tag

    • «È evidente che c’è una grande voglia di cambiamento», dice Ignazio Marino visibilmente soddisfatto del bagno di folla e dei tanti applausi appena incassati alla Festa del Pd di Genova.
    • Marino si sta muovendo caratterizzando in modo ben preciso la sua candidatura alla leadership del Pd. E alla Festa di ieri è emerso con chiarezza, fino al guanto di sfida lanciato a Franceschini e Bersani: prima dell’11 ottobre deve esserci un confronto diretto tra i tre candidati.
    • «E anzi la proposta dovrebbe venire dal segretario in carica – ragiona in privato Marino – negli Stati Uniti è prassi, con domande scelte dagli elettori messe in busta chiusa e giornalisti sorteggiati».
    • Il tono è pacato ma non mancano attacchi diretti agli altri due aspiranti leader. «Dopo i primi respingimenti in mare ci sono stati autorevoli dirigenti del Pd, che erano ministri già nel secolo scorso, che hanno detto che erano d’accordo con Maroni, altri che aveva sbagliato, altri si sono posizionati a metà. Ma come fa un elettore di sinistra a capire cosa sta votando?».
    • Il punto è la «mancanza di chiarezza», ma la sottolineatura la mette anche su quell’inciso temporale. Che ripete con riferimento diretto a Franceschini e Bersani: «Erano nel governo nel secolo passato ma non hanno risolto il conflitto di interessi, certamente un po’ di credibilità così si perde».
    • «hanno nelle loro mozioni posizioni inconciliabili». La platea mostra di condividere i passaggi con gli applausi e l’entusiasmo non cala quando il discorso arriva sugli «schizzi di fango» del «Foglio» sulle note spese gonfiate. Batte le mani il sindaco di Genova Marta Vincenzi, seduta in prima fila, Carlo Rognoni, accanto a lei, che darà una mano nella campagna di comunicazione.
    • Ma soprattutto, tutti applaudono con forza quando Marino dice quello che nessun altro ha detto, dopo la calorosa accoglienze riservata al presidente della Camera proprio a questa Festa: «È apprezzabile il percorso che ha compiuto, ma il popolo del centrosinistra non può dimenticare quello che è accaduto nel luglio 2001, quando era vicepremier e aveva la responsabilità della sicurezza del G8, quando accaddero fatti vergognosi e criminali, con giovani massacrati di botte per le strade di Genova ». In molti si alzano anche in piedi ad applaudire.
      • nelle caserme, ha detto, non nelle strade: il riferimento è a Bolzaneto e indirettamente alla Diaz – post by cubicamente
    • Quando definisce D’Alema e Veltroni «risorse da utilizzare nel miglior modo possibile» chiunque vinca. O come quando alla domanda sulle alleanze, al di là della risposta di rito che prima vengono i programmi e poi gli alleati, aggiunge: «L’Idv ricorre a toni in cui non mi riconosco, ma adesso dobbiamo fare opposizione insieme. E poi il Pd deve avere tra i suoi valori anche la legalità. È un po’ difficile fare un’alleanza col partito che prende la maggior parte dei voti nelle aree controllate da Totò Cuffaro». Ovvero, l’Udc.
  • Genova, 30 ago. – “Questa cultura della divisione e’ molto lontana dalla tradizione e dalla cultura degli italiani”. Lo ha detto il senatore Ignazio Marino, a Genova per partecipare ad un dibattito alla Festa del Pd, in merito agli ultimi respingimenti di immigrati nel Mediterraneo. “Mi rifiuto di credere che un Paese democratico – ha aggiunto – debba cacciare con navi militari dei barconi senza sapere se, ad esempio, a bordo ci sono delle donne incinte o dei bambini, e mi pare che ci fossero in questi respingimenti delle ultime ore”. “Questa – ha concluso Marino – non e’ la nostra cultura”.

    tags: no_tag

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Ragione e Fede: conciliabilità inconciliabile. Appunti a margine del tema laicità.

Raccolgo il suggerimento di esaminare il discorso di Papa Ratzinger all’Università di Ratisbona del Settembre 2006 – il discorso che indignò i fedeli musulmani per il riferimento a una sura del Corano e al tema della guerra santa come mezzo per l’affermazione del credo islamico) – che invece introduceva a una critica della ragione illuminista e una riaffermazione della concezione di Dio come logos, verbo, quindi ragione. Un passo del discorso sulla soggettivizzazione del credo religioso e della ragione scientifica come autolimitata in quanto non affronta i perché della vita, poiché “il metodo [empirico] come tale esclude il problema Dio, facendolo apparire come problema ascientifico o pre-scientifico”, è però fondamentale per capire l’auto-rappresentazione della religione cristiano cattolica come elemento centrale – fondante – nella società, e in tal modo escludente:

“in questo modo l’ethos e la religione perdono la loro forza di creare una comunità e scadono nell’ambito della discrezionalità personale”.

L’aspetto qui trascurato dal Papa è che la necessità di teorizzare il foro interiore della coscienza individuale, e lì confinare la scelta di credere o meno, è passo fondamentale per estirpare il conflitto religioso (si trascura in questa breve nota il tema del conflitto sociale) dalla società e quindi poter costituire la comunità politica. La comunità politica non si costruisce per la forza dell’ethos e della religione, poiché la comunità politica è eterogenea e comprende al suo interno più ethos, più religioni. L’eterogenità dei credi religiosi porta conflitto.
Di qui l’autolimitazione della ragione, che è empirica e ricerca la verità oggettiva attraverso la falsificazione delle proprie proposizioni, in quanto non ragione che promana dal verbo di Dio, ma dalla fattualità. La ragione rinuncia a essere Assoluta e a dare spiegazioni dell’Assoluto. In compenso, la comunità politica può affrancarsi dal conflitto religioso. Il fatto che Ratizinger non parli di religioni, ma di religionE, può lasciar supporre che, nella propria rappresentazione di società, la religione cattolica abbia un qualsivoglia carattere di rango superiore.

Di seguito l’articolo di stamane su l’Unità.it che offre una ricognizione sul concetto laicità dal punto di vista dello Stato e dal punto di vista della Chiesa (laicità santa). L’occasione è offerta dalla sentenza del TAR che esclude i professori di Religione dagli scrutini.

  • tags: no_tag

    • una ragione che è creatrice e capace di comunicarsi ma, appunto, come ragione.
    • In principio era il logos, e il logos è Dio, ci dice l’evangelista.
    • la traduzione greca dell’Antico Testamento, realizzata in Alessandria – la «Settanta» –, è più di una semplice (da valutare forse in modo poco positivo) traduzione del testo ebraico: è infatti una testimonianza testuale a se stante e uno specifico importante passo della storia della Rivelazione
    • Nel profondo, vi si tratta dell’incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall’intima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero ellenistico fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire «con il logos» è contrario alla natura di Dio.
    • la fede della Chiesa si è sempre attenuta alla convinzione che tra Dio e noi, tra il suo eterno Spirito creatore e la nostra ragione creata esista una vera analogia, in cui certo le dissomiglianze sono infinitamente più grandi delle somiglianze, non tuttavia fino al punto da abolire l’analogia e il suo linguaggio (cfr Lat IV).
    • ma il Dio veramente divino è quel Dio che si è mostrato come logos e come logos ha agito e agisce pieno di amore in nostro favore. Certo, l’amore «sorpassa» la conoscenza ed è per questo capace di percepire più del semplice pensiero (cfr Ef 3,19), tuttavia esso rimane l’amore del Dio  logos, per cui il culto cristiano è un culto che concorda con il Verbo eterno e con la nostra ragione (cfr Rm 12,1).
    • Riforma del XVI secolo
    • i riformatori si vedevano di fronte ad una sistematizzazione della fede condizionata totalmente dalla filosofia, di fronte cioè ad una determinazione della fede dall’esterno in forza di un modo di pensare che non derivava da essa.
    • Così la fede non appariva più come vivente parola storica, ma come elemento inserito nella struttura di un sistema filosofico.
    • Il sola Scriptura invece cerca la pura forma primordiale della fede, come essa è presente originariamente nella Parola biblica.
    • Con la sua affermazione di aver dovuto accantonare il pensare per far spazio alla fede, Kant ha agito in base a questo programma con una radicalità imprevedibile per i riformatori. Con ciò egli ha ancorato la fede esclusivamente alla ragione pratica, negandole l’accesso al tutto della realtà.
    • La teologia liberale del XIX e del XX secolo apportò una seconda onda nel programma della dis-ellenizzazione: di essa rappresentante eminente è Adolf von Harnack.
    • punto di partenza era utilizzata la distinzione di Pascal tra il Dio dei filosofi ed il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe.
    • la novità che caratterizzava questa seconda onda di dis-ellenizzazione rispetto alla prima
    • in Harnack, il ritorno al semplice uomo Gesù e al suo messaggio semplice
    • Gesù avrebbe dato un addio al culto in favore della morale. In definitiva, Egli viene rappresentato come padre di un messaggio morale umanitario.
    • Lo scopo di ciò è in fondo di riportare il cristianesimo in armonia con la ragione moderna, liberandolo, appunto, da elementi apparentemente filosofici e teologici
    • teologia, per Harnack, è qualcosa di essenzialmente storico e quindi di strettamente scientifico. Ciò che essa indaga su Gesù mediante la critica è, per così dire, espressione della ragione pratica
    • Nel sottofondo c’è l’autolimitazione moderna della ragione, espressa in modo classico nelle «critiche» di Kant, nel frattempo però ulteriormente radicalizzata dal pensiero delle scienze naturali.
    • Questo concetto moderno della ragione si basa, per dirla in breve, su una sintesi tra platonismo (cartesianismo) ed empirismo, che il successo tecnico ha confermato.
    • Da una parte si presuppone la struttura matematica della materia, la sua per così dire razionalità intrinseca, che rende possibile comprenderla ed usarla nella sua efficacia operativa: questo presupposto di fondo è, per così dire, l’elemento platonico nel concetto moderno della natura.
    • Dall’altra parte, si tratta della utilizzabilità funzionale della natura per i nostri scopi, dove solo la possibilità di controllare verità o falsità mediante l’esperimento fornisce la certezza decisiva.
    • due orientamenti fondamentali decisivi per la nostra questione: Soltanto il tipo di certezza derivante dalla sinergia di matematica ed empiria ci permette di parlare di scientificità. Ciò che pretende di essere scienza deve confrontarsi con questo criterio. E così anche le scienze che riguardano le cose umane, come la storia, la psicologia, la sociologia e la filosofia, cercano di avvicinarsi a questo canone della scientificità.
    • il fatto che il metodo come tale esclude il problema Dio, facendolo apparire come problema ascientifico o pre-scientifico. Con questo, però, ci troviamo davanti ad una riduzione del raggio di scienza e ragione che è doveroso mettere in questione.
    • alla luce di questa prospettiva di conservare alla teologia il carattere di disciplina «scientifica», del cristianesimo resterebbe solo un misero frammento
    • è l’uomo stesso che con ciò subisce una riduzione
    • Poiché allora gli interrogativi propriamente umani, cioè quelli del «da dove» e del «verso dove», gli interrogativi della religione e dell’ethos, non possono trovare posto nello spazio della comune ragione descritta dalla «scienza» e devono essere spostati nell’ambito del soggettivo.
    • Il soggetto decide, in base alle sue esperienze, che cosa gli appare religiosamente sostenibile, e la «coscienza» soggettiva diventa in definitiva l’unica istanza etica.
    • In questo modo, però, l’ethos e la religione perdono la loro forza di creare una comunità e scadono nell’ambito della discrezionalità personale.
    • È questa una condizione pericolosa per l’umanità: lo costatiamo nelle patologie minacciose della religione e della ragione – patologie che necessariamente devono scoppiare, quando la ragione viene ridotta a tal punto che le questioni della religione e dell’ethos non la riguardano più. Ciò che rimane dei tentativi di costruire un’etica partendo dalle regole dell’evoluzione o dalla psicologia e dalla sociologia, è semplicemente insufficiente.
    • accennare ancora brevemente alla terza onda della dis-ellenizzazione che si diffonde attualmente
    • In considerazione dell’incontro con la molteplicità delle culture si ama dire oggi che la sintesi con l’ellenismo, compiutasi nella Chiesa antica, sarebbe stata una prima inculturazione, che non dovrebbe vincolare le altre culture.
    • tornare indietro fino al punto che precedeva quella inculturazione per scoprire il semplice messaggio del Nuovo Testamento ed inculturarlo poi di nuovo nei loro rispettivi ambienti
    • Questa tesi non è semplicemente sbagliata; è tuttavia grossolana ed imprecisa.
    • Il Nuovo Testamento, infatti, e stato scritto in lingua greca e porta in se stesso il contatto con lo spirito greco
    • Ma le decisioni di fondo che, appunto, riguardano il rapporto della fede con la ricerca della ragione umana, queste decisioni di fondo fanno parte della fede stessa e ne sono gli sviluppi, conformi alla sua natura.
    • Questo tentativo, fatto solo a grandi linee, di critica della ragione moderna dal suo interno, non include assolutamente l’opinione che ora si debba ritornare indietro, a prima dell’illuminismo, rigettando le convinzioni dell’età moderna.
    • Quello che nello sviluppo moderno dello spirito è valido viene riconosciuto senza riserve: tutti siamo grati per le grandiose possibilità che esso ha aperto all’uomo e per i progressi nel campo umano che ci sono stati donati.
    • L’ethos della scientificità, del resto, è volontà di obbedienza alla verità e quindi espressione di un atteggiamento che fa parte della decisione di fondo dello spirito cristiano.
    • si tratta invece di un allargamento del nostro concetto di ragione e dell’uso di essa
    • vediamo anche le minacce che emergono da queste possibilità e dobbiamo chiederci come possiamo dominarle. Ci riusciamo solo se ragione e fede si ritrovano unite in un modo nuovo
    • se superiamo la limitazione autodecretata della ragione a ciò che è verificabile nell’esperimento, e dischiudiamo ad essa nuovamente tutta la sua ampiezza
    • la teologia, non soltanto come disciplina storica e umano-scientifica, ma come teologia vera e propria, cioè come interrogativo sulla ragione della fede, deve avere il suo posto nell’università e nel vasto dialogo delle scienze
    • Ma le culture profondamente religiose del mondo vedono proprio in questa esclusione del divino dall’universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più intime. Una ragione, che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell’ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture.
    • E tuttavia, la moderna ragione propria delle scienze naturali, con l’intrinseco suo elemento platonico, porta in sé, come ho cercato di dimostrare, un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche.
    • deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico
    • Ma la domanda sul perché di questo dato di fatto esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali ad altri livelli e modi del pensare – alla filosofia e alla teologia.
    • Il coraggio di aprirsi all’ampiezza della ragione, non il rifiuto della sua grandezza – è questo il programma con cui una teologia impegnata nella riflessione sulla fede biblica, entra nella disputa del tempo presente. «Non agire secondo ragione (con il logos) è contrario alla natura di Dio»
    • È a questo grande logos, a questa vastità della ragione, che invitiamo nel dialogo delle culture i nostri interlocutori.
  • tags: no_tag

    • Il concetto di libertà religiosa e laicità
    • Il confronto-scontro contrappone due grandi categorie: coloro che si identificano come «laici», di sinistra e di destra, i quali pretendono l’esclusione della religione e dei suoi simboli dalla vita pubblica; e i «cattolici», che, pur riconoscendo l’autonomia di Stato e Chiesa, ritengono legittima la proiezione della dimensione religiosa nella dinamica sociale.
    • I primi invocano l’idea di laicità nella forma più radicale, come separazione tra temporale e spirituale; i secondi richiamano la «sana laicità », nelle forme delineate dal magistero della Chiesa.
    • La laicità dello Stato, non indifferenza ma neutralità.
    • la Costituzione italiana non qualifica lo Stato come stato laico, e in essa neppure compaiono i termini «laico» e «laicità ».
    • Il principio di laicità dello Stato – elevato a rango supremo, non suscettibile di revisione costituzionale – compare significativamente nella giurisprudenza della Corte Costituzionale nel 1989, con la sentenza 203 in materia di insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche.
    • In essa la Corte sottolinea che il principio supremo di laicità dello Stato «implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni, ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale».
    • in Italia il principio di laicità è sintesi di diritti individuali e garanzie per le istituzioni religiose: in primo luogo l’uguaglianza senza distinzione di religione, il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa (purchè non in contrasto con l’ordine morale e non pericolosa per l’ordine pubblico), il riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo.
    • Ma anche il riconoscimento della reciproca indipendenza e sovranità dello Stato e della Chiesa cattolica nei rispettivi ambiti e l’eguale libertà delle confessioni religiose.
    • Non, dunque, una laicità che – sul modello francese – implichi indifferenza dello Stato nei confronti delle religioni.
    • una laicità fondata sulla garanzia di neutralità dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione in regime di pluralismo confessionale e culturale.
    • La “santa laicità” nel magistero della Chiesa.
    • secondo il magistero cattolico – che in un sistema permeato da «sana laicità » non può essere la Chiesa «a indicare quale ordinamento politico e sociale sia da preferirsi, ma è il popolo che deve decidere liberamente
    • allo stesso modo, lo Stato non può considerare la religione come un semplice sentimento individuale, che si potrebbe confinare al solo ambito privato. Al contrario, la religione, essendo anche organizzata in strutture visibili, come avviene per la Chiesa, va riconosciuta come presenza comunitaria pubblica»
    • La «sana laicità » – ha spiegato Papa Benedetto XVI in un discorso di alcuni mesi fa – implica «l’effettiva autonomia delle realtà terrene non certo dall’ordine morale, ma dalla sfera ecclesiastica.
    • Non può essere, pertanto, la Chiesa a indicare quale ordinamento politico e sociale sia da preferirsi, ma è il popolo che deve decidere liberamente i modi migliori e più adatti di organizzare la vita politica.
    • Ogni intervento diretto della Chiesa in tale campo sarebbe un’indebita ingerenza
    • ha osservato il Papa – «non è certo espressione di laicità, ma sua degenerazione in laicismo, l’ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione»
    • «non è segno di sana laicità il rifiuto alla comunità cristiana, e a coloro che legittimamente la rappresentano, del diritto di pronunziarsi sui problemi morali che oggi interpellano la coscienza di tutti gli esseri umani
    • Non si tratta, infatti, di indebita ingerenza della Chiesa nell’attività legislativa, propria ed esclusiva dello Stato – ha concluso il Papa – ma dell’affermazione e della difesa dei grandi valori che danno senso alla vita della persona e ne salvaguardano la dignità ».
  • La Chiesa italiana parte subito al contro attacco. La sentenza del Tar che mette fuori dagli scrutini e dai crediti per la maturità gli insegnanti di religione “aumenta la diffidenza verso i magistrati”.  All’indomani della sentenza n. 7076 del 17 luglio scorso, i vescovi fanno sentire la loro protesta: “Scuola, Università . L’insegnamento della religione cattolica è parte integrante della conoscenza della cultura italiana. E’ in questo senso va intesa nel sistema scolastico italiano,
    non come percorso confessionale individuale – ha detto mons. Diego Coletti, Presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Laicità e religiosità. Quale sintesi? Il foro interiore.

Come può un cattolico, in teoria e in pratica soggetto al potere dogmatico di un’entità extrademocratica come la Chiesa cattolica, proporsi alla guida di un partito che dovrebbe essere estraneo a fedi assolutiste e sedicenti di origine divina?

Questa domanda è stata posta al sen. Ignazio Marino sul forum del suo sito. A prescindere dalla inesattezze lessicali della domanda stessa (Chiesa entità extra democratica? ci si chiede cosa dovrebbe fare per essere democratica, forse indire primarie per l’elezione del Papa? – fede assolutista? bé è già scritto nell’Antico Testamento: “non avrai altro Dio all’infuori di me”; e poi mi si deve spiegare cosa è una fede non assolutista, quando ogni fede o credo, che dir si voglia, cerca di fornire risposte sull’Assoluto), la domanda ripropone la questione della laicità e dell’apparentemente irrisolvibile dilemma della fede e della coscienza individuale. Come può un uomo di scienza, un uomo guidato dalla ragione, che usa la ragione per dare risposte, per spiegarsi ciò che lo circonda, essere allo stesso tempo un uomo di fede?

Il pensiero di Marino, e il concetto di laicità come metodo, prende le mosse dal laicismo liberale classico.

“Io non sono un uomo di fede, sono un uomo di ragione e diffido di tutte le fedi, però distinguo la religione dalla religiosità. Religiosità significa per me, semplicemente, avere il senso dei propri limiti, sapere che la ragione dell’uomo è un piccolo lumicino, che illumina uno spazio infimo rispetto alla grandiosità, all’immensità dell’universo”. (N. BOBBIO, Religione e religiosità, in “MicroMega”, 2000, fasc. 2).

Norberto Bobbio parla di religiosità come di senso del mistero, come della consapevolezza che la ragione è uno strumento limitato, incapace di percepire l’Assoluto, di spiegare l’Assoluto. La ragione è un piccolo lumicino che rischiara uno spazio ridotto intorno alle cose umane. Però,

“penso che il laico sia colui che non ha nessun “libro”, che ha solo questa fiammella della ragione che gli permette di capire, di non capire e di continuare, proprio per questo, la ricerca, di mirare a quel perfezionamento che non viene mai, di spostare il traguardo della verità di un passo … La mia umiltà di fronte al mistero … è forse più religiosa della certezza di chi afferma di avere un libro sacro, e con esso presume di possedere la verità assoluta» (N. BOBBIO, in R. LUISE, Dubbio e mistero. A colloquio con Norberto Bobbio, Cittadella, Assisi 2004, pp. 33.37).

La ragione è anche quel motore interiore che induce alla ricerca perpetua della verità fattuale, che sostiene l’animo umano dinanzi alle oscurità del cosmo. La religiosità di Bobbio è la religiosità del dubbio. La conoscenza non è mai sufficiente, più si conosce più si sa di non conoscere. “La fede non risponde alle domande, può soltanto evitarle” (N. Bobbio, Religione e religiosità, cit.). La fede è accettazione senza critica, ma l’uso della ragione è uso critico, quindi fede e ragione risultano incompatibili. Eppure resta questa consapevolezza:

“Ho continuato a riflettere sui grandi temi dell’esistenza e nessuna delle risposte della religione mi ha convinto. Però, nello stesso tempo, neppure io sono riuscito a dare delle risposte. E dunque, di nuovo, dico che ho un senso religioso della vita proprio per questa consapevolezza di un mistero che è impenetrabile. Impenetrabile!” (ibidem ).

Ma può un uomo di scienza definirsi credente? L’uomo di scienza può esercitare su se stesso quella divisione fra foro interiore e foro esteriore che è il fondamento del concetto di tolleranza nella tradizione liberale.

“Questa, quindi, è la regione propria della libertà umana. Comprende, innazitutto, la sfera della coscienza interiore, ed esige libertà di coscienza nel suo senso più ampio […] La sola libertà che meriti questo nome è quella di perseguire il nostro bene a nostro modo, purché non cerchiamo di privare gli altri del loro o li ostacoliamo nella loro ricerca. Ciascuno è l’unico guardiano della propria salute, sia fisica sia mentale e spirituale” (J. S. Mill, Saggio sulla libertà, a cura di G. Giorello e M. Mondadori, Milano 1981, pp. 32-36).

L’uomo di scienza può essere – in foro interiore – un credente, ma esercitare la scienza secondo i criteri di ragione. La scienza è un metodo, lo scienziato adotta il metodo, l’uso critico della ragione. E nel privato della sua coscienza può credere a un Dio senza per questo porre la propria attività di scienziato sotto l’ottica della fede. Non può invece imporre ad altri la propria fede impiegando la propria posizione di scienziato. Non può imporre una verità acritica, ma lasciare che la verità s’imponga, disvelata dalla ragione.

“Bisognerebbe desiderare che si permettesse un giorno alla verità di difendersi da sé. […] la verità se non afferra l’intendimento con la sua luce, non potrà riuscirci con la forza altrui” (J. Locke, Prima lettera sulla tolleranza, in Scritti sulla tolleranza, a cura di D. Marconi, Utet, Torino 1977, vol. I, p. 165).

Ma allora può viceversa la Religione, intesa come l’Istituzione Religiosa, esprimersi sulle cose umane e imporre i propri dogmi sulla comunità politica? Può la Religione imporre all’uomo di scienza di astenersi da una pratica, di fare obiezione rispetto al mezzo utilizzato? Anche in questo caso si applica il principio della tolleranza, che è principio di laicità. La tolleranza delle varie professioni religiose da parte dello Stato implica che lo Stato si astenga dal condizionare o di imporre il credo religioso ai singoli individui, i quali detengono una libertà originaria di poter credere a ciò che vogliono nel foro interiore, ma i credenti non possono pretendere che i propri dogmi religiosi divengano Legge dello Stato. La laicità dello Stato risiede per l’appunto nel fatto che l’attività normativa è condotta nell’interesse generale, non nell’interesse particolare di una qualsivoglia istituzione religiosa. Poiché la prevalenza di un interesse di parte è principio di conflitto, la tolleranza invece “nasce nel momento in cui si prende coscienza della irriducibilità delle opinioni e della necessità di trovare un modus vivendi” (N. Bobbio, Le ragioni della tolleranza, in L’età dei Diritti, Einaudi, Torino 1990, p. 243). La tolleranza è pertanto il superamento del conflitto. La laicità è la neutralità dello Stato rispetto al conflitto. Così la neutralità è la garanzia delle persecuzione dell’interesse generale e non dell’interesse di parte.

Parallelamente, l’uomo di scienza può dichiararsi religioso, ma la propria condotta professionale non può veder prevalere principi religiosi che contrastano con i principi di ragione. Nella fattispecie, un medico – un uomo di scienza – può essere cattolico, ma deve esercitare la propria professione nell’interesse preminente del paziente. Le dichiarazioni di Marino riguardo alla RU486, la pillola abortiva, vanno quindi lette proprio in questo senso: la valutazione su questa pratica è fatta nell’esclusivo interesse del paziente. La pillola RU486 è un metodo meno invasivo di intervento sul corpo della donna. La scelta di abortire o no afferisce esclusivamente alla coscienza interiore della donna (ed eventualmente di chi la circonda). Sarà la donna a porre in essere la questione della preminenza o meno del diritto a determinare la propria esistenza rispetto al diritto di nascita del futuro bambino. Non ci possono essere isituzioni o personalità che decisono al posto suo. Il medico rimane neutro, offre la propria scienza come metodo. L’uomo-medico si astiene da valutazioni di carattere etico-morale in otemperanza al criterio di laicità, pur conservando nel proprio intimo la fede.

Ma Marino va oltre poiché intende affermare il concetto della laicità come metodo, un concetto estensivo che investe le determinanti dell’agire: laicità e quindi neutralità e quindi interesse generale contro interesse di parte e conflitto, vanno qui visti sotto un’ottica di eticità del comportamento del personaggio politico, che non sceglie sulla base di convenienze di parte, che non decide sulla base di logiche conflittuali, ma che avendo in vista l’interesse generale, seleziona il meglio della classe dirigente e non accetta compromessi al ribasso con le altre forze politiche. Nella fattispecie, impiegando quest’ottica, non sarebbe stata possibile una candidatura al Senato come quella di Alberto Tedesco, l’ex assessore regionale alla Sanità della Puglia, oggi al centro dell’inchiesta sulla corruzione sanitaria, poiché essa non è stata fatta seguendo una logica di interesse generale, bensì una logica di calcolo elettorale. Laicità significa mirare al meglio, significa la selezione sulla base del merito, in quanto l’interesse generale non può essere perseguito se la classe dirigente è infettata dal conflitto d’interesse. L’interesse generale chiede neutralità, non partigianeria. Il laico non ha nessun libro che lo guida, ma solo il principio di ragione. E la neutralità è ragionevolezza poiché conduce alla pace, mentre esser guidati dall’interesse di parte è follia poiché porta alla guerra.


Marino: obiettivo testamento biologico

Di seguito l’intervista a Ignazio Marino su l’Unità di oggi – versione cartacea. Nell’intervista, Marino spiega i suoi dubbi sullo scandalo sanità in Puglia e conferma di aver avviato in commissione sanità un’inchiesta sulla corruzione in Puglia, sulle pratiche di nomina dei primariati e delle cariche amministrative. Poi riprende il tema del testamento biologico e spiega di voler intraprendere unabattaglia per la modifica del testo presentato dal governo e di aver trovato positivo riscontro nel Presidente della Camera, Fini – ma non all’interno del PD, le cui correnti teodem, equamente divise fra Bersani e Franceschini, rischiano di far prevalere una posizione compromissoria e pasticciata. E ribadisce l’esigenza di dire dei no e dei sì chiari. Partendo dal No al Nucleare.

Scarica l’articolo

Pillole e PD

La polemica sulla RU486 sullo sfondo di divisioni in itinere nel PD: tale Mosella è definito un big dei rutelliani, ancora correnti quindi, ancora i teodem. Loro sono quelli che paventano la divisione. Che la evocano come una minaccia. Parlano dei laici come di persone con atteggiamenti di chiusura. Di quale chiusura si tratta? Mosella non prende minimamente in considerazione il principio della scelta individuale, cosa che se fatta sgombra il campo della politica da giudizio di valore su questo genere di temi. E poi la nota – stonata – finale sulle candidature regionali e sull’appoggio dei rutelliani al candidato di Bersani in Campania: perché questa incoerenza? Non stanno forse con Franceschini? Tutto ciò, a mio parere, ha l’aria della spartizione.
Per contrasto, l’intervento di Marino su RU486 e di Casson sulle segreterie regionali.

  • Ignazio Marino: "In primo piano la salute della donna" Aborto chirurgico o aborto farmacologico? La scelta deve essere il fruttto tra una conversazione intima tra medico e paziente. Intervista al professor Marino

    tags: no_tag

  • tags: no_tag

    • Donato Mosella non è un politico che finisce spesso sui giornali.
    • Deputato del Pd, nel gruppo dei Liberi Democratici incarna un ruolo cruciale. Non solo per la sua prossimità al leader, ma per i rapporti eccellenti che lo uniscono al mondo cattolico, in cui si è formato politicamente.
    • l’Agenzia del farmaco ha autorizzato, purché in ospedale, l’uso della pillola abortiva (RU486)…
      "La giudico una pagina negativa, sotto il profilo etico ed educativo. E’ preoccupante la deriva, giunta anche in Italia, sul tema della vita.
    • La Chiesa ha già fatto sapere che reagirà…
      "La mia è più la preoccupazione laica di chi vive la realtà etica e politica del Paese. Comunque, una reazione della Chiesa la davo per scontata. La vedo nella logica e nel ruolo che la Chiesa universale deve svolgere".
    • c’è una parte minoritaria del partito i cui atteggiamenti non sono laici, ma di chiusura
    • A chi si riferisce?
      "Ci sono frange più radicali un po’ intolleranti rispetto alla voce dei vescovi. Ma sono proprio un’assoluta minoranza".
    • il partito corra qualche rischio, lo ritengo un fatto possibile".

      Rischio di divisione?
      "Sì. Ma non lo corre solo il Pd. Fibrillazioni ne vedo anche nell’altro campo".

    • Che è la scelta espressa dal suo gruppo, i Liberi Democratici di Rutelli. Ma nel congresso regionale della Campania, la sua regione, lei si è schierato con Bersani e con il suo candidato Enzo Amendola.
      "Le due questioni, nazionale e regionale, vanno tenute distinte. A livello nazionale, la guida di Franceschini è più aperta, pluralista, dà al Pd più possibilità di espandersi e rappresentare ciò che in origine voleva essere. Quella di Bersani ha un po’ lo sguardo rivolto all’indietro e quindi la ritengo dannosa per il partito".
  • tags: no_tag

    • Nella candidatura Marino vi è una apertura mentale più ampia, che non si limita al tema della laicità, e aiuta a ragionare diversamente. Nelle altre mozioni ci sono statti scontri esasperati
    • Nelle altre mozioni ci sono contraddizioni molto forti, nella nostra sulla base della laicità si potrà ragionare con più apertura. È l’unica mozione che ha detto un no chiaro al nucleare, partendo dalla posizione di Carlo Rubbia. Io porto il mio contributo sui temi che conosco meglio: sicurezza, giustizia, sicurezza sul lavoro

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.