Civati: ‘se Matteo cambia verso, io il verso non lo cambio’

Intervista a La Stampa di Giuseppe Civati. Inevitabile parlare di Renzi e della sua nuova, nuovissima, anzi vecchia, posizione sul governo Letta. Se Matteo cambia verso, dice Civati, suo avversario nella corsa alla segreteria PD, allora io il verso non lo cambio.

Annunci

L’annessione

Doveva trattarsi di una scissione, di stracci che volano, di insulti fra sodali. Si è svolta come un’annessione: quel corpo politico che era già separato è stato letteralmente invaso da truppe un tempo amiche. Lo straniamento che è visibile negli occhi di Cicchitto, di Alfano, è quello di chi credeva di liberarsi finalmente dal giogo del Padrone. Più o meno questo stesso straniamento devono averlo vissuto coloro che sono rimasti fedeli alla linea del fondatore del Pdl. Diventati, nel passo breve di una giornata, da pedine dell’opposizione, a pedine da collocare in ogni dove di questa rinnovata coalizione delle larghe intese.

E ancora, lo stesso straniamento è visibile come un’ombra fra i democratici, divisi fra chi festeggia la prosecuzione del governo Letta, fra chi festeggia il ritrovamento di un leader politico che sembrava una chimera, e chi invece si trova nuovamente fianco a fianco di chi pensava di non veder più, almeno nel prosieguo di questa maledetta XVII Legislatura. Ha vinto Letta, scrivono certi; ha vinto per l’ennesima volta il Caimano, scrivono delusi gli altri. E appunto, il dilemma risiede in questo: se sia appunto Berlusconi ad essersi inchinato a Enrico Letta, oppure se sia Berlusconi ad essersi insinuato in Enrico Letta. In ogni caso, dove pensavamo di trovare la frattura, l’arrivo definitivo del futuro, dell’epoca post-berlusconiana, ora troviamo gendarmi in divisa a presidiare la fortezza.

Con la crisi ritorna la retorica di Beppe Grillo: subito al voto con il Porcellum

Immagine

Ha parlato in pubblico, a Paderno Dugnano, Beppe Grillo. La sua posizione non è cambiata:

  1. tornare subito al voto con il Porcellum;
  2. vinciamo e facciamo un governo a 5 Stelle;
  3. se non ci votate, siete dei cog..oni (non ha usato questo termine ma il senso è quello, ed è un senso pienamente berlusconiano; cito testuale, per gli amanti del genere: “Io voglio parlare ai venti milioni di personaggi che hanno votato ancora il Pd e il Pdl. Se continuate così il Movimento se ne va. Se non ci votate io mi tiro fuori);
  4. quando governeremo noi, potrete con un click decidere se restare o meno nell’Euro.

Cominciamo dal punto 1).

Saprete che il Porcellum apporta due importanti distorsioni al voto: da un lato, le liste sono bloccate, decise dal partiti/movimenti, non dagli elettori; dall’altro, attribuisce un premio di maggioranza per entrambe le Camere ma con differente criterio. L’effetto è quello della ingovernabilità massima: perché gli eletti rispondono, in buona parte, a logiche di sopravvivenza personale; perché il sistema non è in grado di creare maggioranze al Senato, specie quando il pendolo politico  torna verso sinistra.

Punto 2)

Qui viene il bello: con il Porcellum, e il sistema tripartito emerso dalle urne dello scorso Febbraio, non è possibile avere un monocolore (che sarebbe fortemente distorsivo del criterio della rappresentanza), pertanto, per la formazione di un governo, non si può prescindere dal negoziare una coalizione post-elettorale con chi è arrivato secondo.

Punto 3)

Lascio al lettore la possibilità di interpretare a proprio piacimento la frase di Grillo. In ogni caso, se venti milioni di elettori non ti votano, non è corretto chiamarli ‘personaggi’, poiché equivale a dire che essi sono persone bizzarre, strane, forse un po’ matte. ‘Dovete essere proprio matti’ se votate ancora Pd e Pdl. E’ una vulgata che spesso circola, anche a sinistra. Dovete essere proprio matti se votate ancora Berlusconi. Eppure, vi informo che ci sarà ancora qualcuno che lo farà. E qui viene il bello: per convincere la maggioranza a fare il contrario, ci vogliono argomenti, ci vuole la Politica. Poiché se continuiamo a tenere il dibattito circoscritto alla contrapposizione fra berlusconismo e antiberlusconismo, o tanto peggio, fra casta e anti-casta, ci dimenticheremo ancora una volta che il paese è allo sfascio e che serve gente capace e orientata al bene comune e non alla curatèla di interessi personali.

Ultimo, il punto 4)

Uscire o meno dall’Euro è una faccenda seria. Una faccenda che implica la perdita di migliaia di posti di lavoro, inflazione galoppante, forse anche il default dello Stato. E mi rifiuto di pensare che si possa trattare una cosa del genere, una scelta dirompente e di portata storica, con un click. L’adesione all’Euro è, in primis, adesione al sogno europeo federalista. Che, è vero, si è evoluto in un sistema di integrazione prettamente di tipo economico-burocratico. Ma rinnegarlo ora significa rinnegare la politica di pacificazione delle relazioni internazionali che il continente ha intrapreso a partire dal 1957 in poi. Bisognerebbe battersi per l’abbandono del rigido monetarismo della Buba (Bundesbank). Battersi per avere maggior voce nelle scelte del Consiglio. Per avere istituzioni europee autonome rispetto al giogo degli egoismi dei governi nazionali.

Per queste ragioni, proprio perché l’Euro è elemento di quella politica di pacificazione del dopoguerra, l’adesione a questo progetto non può essere votata con un click, da casa, affondati nel divano. Tanto più che nella nostra Costituzione, che è – a detta di chi l’ha difesa sinora (ma Grillo, pur essendosi molto esposto nella campagna contro la modifica dell’articolo 138, ha vagheggiato esso stesso modifiche al testo costituzionale) – la più bella del mondo, i trattati internazionali non possono essere sottoposti a referendum abrogativo. La nostra adesione all’Euro, sappiatelo, è avvenuta proprio in virtù di un trattato internazionale, il Trattato di Maastricht.

inoltre, molto ci sarebbe da dire sulla cosiddetta democrazia diretta elettronica. Ci piacerebbe molto che il signor Grillo iniziasse ad adottarla per le decisioni sulla linea politica del proprio partito (movimento). Per esempio, il signor Grillo dovrebbe raccontarci di quella volta, quella in cui ha discusso con i propri iscritti ed elettori sull’opportunità o meno di riformare la legge elettorale. Chi di voi avesse partecipato, è pregato di scrivere nei commenti a questo post il resoconto dettagliato di queste deliberazioni elettroniche. Che sicuramente ci sono state. Sicuramente. Ci. Sono. State.

Il Non Giovane

Immagine

Enrico Letta è un giovane fin da quando era giovane e faceva il giovanissimo ministro nel primo governo Prodi. Che dire, è assolutamente irrilevante l’età per prestarsi ai papocchi di governo. Non è vero che, se sei giovane, i papocchi ti riescono meglio. Inoltre, da un giovane ci si aspetterebbe una visione meno allineata con le nascoste direttive della segreteria (dimissionaria) del PD. Un papocchio come il politicissimo governo PD-Pdl richiede una dote che, ai tempi della Democrazia Cristiana, si trovava abbondante in ogni parlamentare e specie negli angoli più remoti di ogni corrente e correntina: l’ipocrisia.

Letta si è prestato a questa operazione – perché il PD si assume le sue responsabilità, come se non avesse già dato – con un malcelato sospiro di sollievo e lo ha fatto pur avendo sostenuto, senza nemmeno mezza frase di critica, il suo segretario, Pierluigi Bersani, nei cinquanta giorni del dopo elezioni, dire come un ossesso che lui al governo con Brunetta e Gasparri giammai ci sarebbe stato. Ora, questa tremenda soluzione appare sul volto sornione di Letta come una cosa assolutamente normale e naturale.

Un giovane dovrebbe essere animato, io credo, da una volontà riparatrice verso il paese e non potrebbe mai – dico mai – immischiarsi in un esecutivo insieme agli stessi soggetti che lo hanno fatto precipitare nella crisi più profonda da quando esiste questa Repubblica.

Avrete ascoltato in queste ore Brunetta avanzare le proprie richieste al neo incaricato: dovete applicare tutti i punti del nostro programma, ha detto. Fra cui, ovviamente, la restituzione dell’Imu. Se queste sono le premesse, allora abbandoniamo subito le etichette di larghe intese o simili: il PD è annichilito e questi signori prenderanno il sopravvento, definendo loro medesimi l’Agenda politica del governo. Di fatto sarà un governo del centrodestra sotto mentite spoglie. E potranno realizzare tutte le più immonde porcate legislative, tanto la colpa sarà affibbiata in toto alla parte avversa. Una soluzione più comoda non ci poteva essere. Un governo di irresponsabilità nazionale.

E’ immaginabile una elezione di Rodotà? No, non ci sono i numeri

Non ci sono i numeri, ok? Come spiegarlo, cari 5 Stelle? Il PD è spaccato in due, e quell’altra metà non voterà mai Rodotà, è chiaro? Non lo voterà semplicemente perché guarda al Pdl per un governo condiviso con quella (maledetta) parte. Quindi, la vostra ostinazione a portare avanti una candidatura che non unisce è sciocca, non serve al paese, e sicuramente vi farà perdere.

Questa in sintesi la situazione. Che potete leggere anche su Ciwati.it. Molto semplicemente.

Il vostro grido ‘a casa, a casa!’ a cosa sarà servito se fate vincere Berlusconi?

Il contropiede dalemiano/berlusconiano in salsa cattolica

Mi sbaglierò, ma ormai la disfatta è totale. L’intransigenza dei 5 Stelle sommata alle divisioni interne al PD, all’opportunismo montiano, al cinismo di Berlusconi, ha partorito il suo topolino: con l’asticella posta a 504 voti, domani, se il PD non riuscirà a compattarsi e a convergere unito sul nome di Rodotà, ipotesi che ha tante probabilità quanto la caduta di un asteroide, si realizzerà il piano perfetto per Silvio Berlusconi. L’elezione di Massimo D’Alema.

Prodi è stato bruciato sull’altare sacro delle Larghe Intese. E così il Partito Democratico. Che stando all’attuale situazione, vivrà certamente la stagione congressuale come l’atto finale della propria esistenza. La resistenza dell’élite dirigenziale del Partito Democratico è senza senso, nasconde una volontà di distruggere tutto pur di conservarsi. Sappiano, questi signori, che il loro tempo è scaduto e che questo inutile abbarbicamento sulla cresta del Quirinale renderà solo più veloce la caduta.

I cento che hanno tradito Prodi non sono giustificati dalla libertà di mandato. Essi hanno mentito. Hanno dichiarato pubblicamente al Capranica il voto per il fondatore dell’Ulivo. Nel segreto dell’urna, invece, si sono fatti guidare dall’interesse malevolo di distruggere per conservare. E dall’altra parte, consapevole dell’esito, Berlusconi si farà passare per un grande statista responsabile verso la Nazione. Un paradosso.

-.-.-

In serata, Berlusconi si è recato a Palazzo Chigi per incontrare Mario Monti. Il disegno, grosso modo, è questo: proporranno Anna Maria Cancellieri, ora ministro dell’Interno, la quale verrà votata in blocco dal centrodestra, dai montiani e dai popolari del PD. Il trapasso è compiuto.

Alle ore 22, la riunione del gruppo del PD. Senza Sel. Brutta abitudine.