Responsabilità giudici, la gravità dell’emendamento Pini

La gravità dell’emendamento Pini (Lega Nord), approvato a maggioranza in aula alla Camera, contro il parere del governo, è contenuta nel primo comma dell’articolo 26 dell’Atto Camera N. 1864 nella formulazione votata oggi. Occorre dire infatti che il testo di legge, definito Legge Comunitaria 2013, provvedimento omnibus che è volto a introdurre nel nostro ordinamento norme e pronunce del diritto europeo che il nostro paese non ha recepito e il cui ritardo è fonte di procedure di infrazione, conteneva già un articolo, il numero 23, con disposizioni in “materia di risarcimento dei danni cagionati dallo Stato nell’esercizio delle funzioni giudiziarie”. La nuova norma si era resa obbligatoria in virtù della “sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 24 novembre 2011, nella causa C-379/10, pronunziata nel contesto della procedura di infrazione n. 2009/2230, avviata dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia, giunta allo stadio di messa in mora ai sensi dell’articolo 260 del TFUE” (dal preambolo dell’Atto Camera N. 1864).

La norma introduce l’ipotesi di responsabilità dello Stato per violazione manifesta del diritto europeo da parte di organi giurisdizionali di ultimo grado, quando:   

a) sussista, con carattere manifesto, il requisito della gravità della violazione, così traducendosi, nel lessico proprio dell’ordinamento italiano, il connotato della «sufficiente caratterizzazione» indicato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea;

b) sussista il rapporto eziologico tra violazione e pregiudizio delle situazioni giuridiche soggettive (non solo, naturalmente, di quelle che nella normativa tipicamente italiana sono di diritto soggettivo, ma anche, ad esempio, quelle di interesse legittimo) – (Camera.it cit.).

Il testo coglieva lo spirito della sentenza della Corte di Giustizia europea, la quale aveva già espresso riserve sulla compatibilità del diritto italiano, nella fattispecie la legge 177/1988 sulla responsabilità civile dei magistrati, fin dal 2006, con la sentenza sui Traghetti del Mediterraneo (13 giugno 2006, causa C-173/03). Finora lo Stato era responsabile per i soli casi di dolo o colpa grave del giudice e non per la manifesta violazione del diritto dell’Unione. Va da sè che, nel testo originario, tale responsabilità è dovuta per violazione grave e manifesta del diritto dell’Unione europea da parte di un organo giurisdizionale di ultimo grado.

Questo invece il testo Pini, che introduce alcuni fattori potenzialmente devastanti per il nostro sistema giuridico e in una forma che eccede quanto indicato nelle sentenze della Corte di Giustizia:

Chi ha subìto un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale. Costituisce dolo il carattere intenzionale della violazione del diritto (Camera.it).

Il primo elemento distorsivo, il danno causato da un “comportamento”, formula che potrebbe includere, ad esempio, le interviste ai giornali, discorsi pubblici, pubblicazioni se queste hanno una relazione con l’esercizio delle proprie funzioni; il secondo elemento è legato al fatto che il soggetto che ha subito il danno, può rivalersi contro lo Stato e contro il giudice. E’ la persona fisica ad essere chiamata a rispondere in giudizio e non l’organismo.

Di fronte ad una norma del genere, l’atteggiamento superficiale dei 5 Stelle – astenutisi per “far emergere la spaccatura” nella maggioranza – è inaccettabile. Giachetti (PD), dichiaratosi favorevole all’emendamento in questione, ha affermato in aula che occorre “stabilire un principio nei confronti di chi ha delle responsabilità che incidono sulla vita delle persone”. Fatto che è indubbio, fonte di procedure di infrazione di condanne da parte dell’UE, ma che potrebbe essere introdotto senza che il peso della responsabilità gravi direttamente in capo al magistrato, che altrimenti vedrebbe ridursi la propria autonomia costituzionalmente prevista.

Ora la norma passerà al Senato, dove dovrà essere giocoforza rimaneggiata. 

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Il tiro al bersaglio contro Laura Boldrini

La seduta di oggi alla Camera è forse la prova provata che il nostro parlamentarismo sia in cattivo stato. La manovra a tenaglia di 5 Stelle e Lega Nord si è sviluppata in interventi retorici e aggressivi nei confronti della Presidente Boldrini, rea di aver “venduto” l’idea che la seduta odierna rappresentasse effettivamente una ripresa dei lavori.

Ordine del giorno, l’assegnazione in sede referente alle Commissioni riunite del disegno di legge di conversione del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93 – un decreto omnibus che al suo interno contiene anche le norme della ‘stretta’ contro il femminicidio. Tale atto, l’assegnazione, è dovuto ai sensi dell’articolo 77 della Costituzione. Boldrini lo ha ricordato, in apertura dei lavori, ai parlamentari presenti. Ne ha ricevuto in cambio una selva di critiche e commenti a dir poco risibili, frutto del clima creato dal Capo Comico (Grillo!) e fatto proprio dai vecchi soloni dei leghisti. Gli interventi peggiori? Quello di di Walter Rizzetto (M5S), Gianluca Bonanno (Lega), Massimo Artini (M5S). Buona lettura.

WALTER RIZZETTO: correrò il rischio anche in questa sede – come ricordato dall’onorevole Verini – di essere populista e cinico anche in questo caso, nel senso che la ratio per cui il Movimento 5 Stelle ha alzato un po’ la voce nei confronti di questa seduta non era quella di non volerne parlare […] Quello che non capiamo effettivamente è questo stop, queste mezze ferie che sono state fatte fare al Parlamento per poi essere richiamati per fare altri dieci, dodici, quindici giorni di ferie per poi lasciare ai presidenti delle Commissioni la calendarizzazione nella stessa Commissione. […] La giornata di oggi – concludo Presidente – mediamente potrebbe costare, a conti fatti, spannometrici, 150-200 mila euro tra trasporti, servizi offerti dalla Camera dei deputati, eccetera. Probabilmente saremmo stati più d’accordo nel dare questi soldi, ad esempio, ai centri anti-violenza.

GIANLUCA BUONANNO. No, visto che ormai oggi si spendono – ed è vero, è uno spreco di soldi- 150 milioni di euro, non poteva mettersi d’accordo con il ministro qui presente per i rapporti con il Parlamento ? Si chiama proprio così, perché tra Governo e Parlamento c’è uno che tiene i rapporti e si chiama Franceschini Dario […]  Oppure non si poteva venire a lavorare una settimana intera ? Deve andare al mare ? Dove deve andare ? Questo le sto chiedendo, cara donna Prassede, perché visto che lei mi scrive continuamente […]  E non la chiamo «la» Presidente perché lei mi ha scritto due lettere in questi ultimi 15 giorni dove lei , tutta bella carina, non ha voluto nemmeno finire la carta del Presidente precedente perché si fa chiamare e fa stampare «la Presidente». Se finiva magari prima la carta con «il Presidente» faceva una buona azione non è che cambiava niente, ma dava un segno di come lei interpreta il suo ruolo.

  MASSIMO ARTINI. Signor Presidente, volevo capire, lei si è piccata molte volte oggi sul fatto che sia un atto dovuto. Ma stando alle date, lei già il 10 agosto ci ha detto che il 20 agosto plausibilmente avremmo potuto essere qui. Quindi, se io faccio i conti, visto che lei non è al Governo quindi probabilmente non sapeva quando il Governo avrebbe presentato quel decreto, quindi non poteva sapere che guarda caso proprio il 13 agosto il Governo avrebbe pubblicato quelle cose e guarda caso entro il 20 bisogna fare questo tipo di azioni. […] Quindi chiedo a lei in particolare quando ha scritto il 20 agosto prima che il Governo pubblicasse quelle cose come faceva a sapere che si trattava del 20? Il 20 le tornava comodo perché era a metà fra una vacanza e l’altra e quindi magari poteva essere comodo domani ripartire? La domanda che mi chiedo poi è: se non è così, come spero, presidente, domani lei ci farà vedere sulla pagina ufficiale della Presidenza della Camera cioè la sua pagina Facebook, le fotografie dove lei lavora nel suo ufficio oppure dobbiamo pensare che effettivamente oggi è stata una giornata… di quali termini volevamo parlare colleghi ? C’era solo una comunicazione ? di quale tema dovevamo parlare ? Oggi di quale tema dovevamo parlare ? Non c’è discussione e quindi mi dite in quale modo dovevamo ragionare sulla questione del femminicidio, delle province, della protezione civile, dei reati informatici e delle altre molteplici cose che sono comprese in questo decreto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ?

  PRESIDENTE. Veramente mi spiace che livello sia questo. Mi spiace veramente. È un atto dovuto, costituzionalmente dovuto. Dovevamo farlo. Se non l’avessimo fatto non avremmo rispettato la Costituzione. Mi spiace veramente che si ricorra a questi espedienti: non è segno di maturità.

Ho visto un Caimano

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La Superballa choc non sarà mai realtà come nemmeno la maggioranza di centrodestra. Perderanno anche in Lombardia. No, dico, se lo volete, si può. Basta fare una cosa semplice. Una cosa che abbiamo già fatto quel giorno di Novembre del 2011. Voltare pagina.

La paura del pareggio deve esser messa fra le cose che furono. Come il processo per Ruby, per esempio. Il Caimano è soltanto un uomo anziano truccato, un uomo che blatera e non sa più cosa dice. Parla di Consigli dei Ministri e di decisioni da prendere, ma non sa o non vuole accorgersi o piuttosto vuol far credere un’altra cosa. La sua coalizione è destinata a finire il giorno dopo le elezioni. Non governeranno mai più. Non tanto perché non vinceranno le elezioni – mancano venti giorni e devono recuperare otto punti percentuali alla Camera (Mentana La7/ EMG, 04/02/13), non saprei al Senato – ma piuttosto perché sono divisi su tutto, leghisti e pidiellini. La XVI Legislatura ha segnato una frattura insanabile nel centrodestra. Non è più tempo di scambi di favori. Berlusconi è in realtà molto debole e sta nascondendo questa debolezza ‘sparandole grosse’. Non sono stati in grado di definire il leader della coalizione; le ricette economiche di Berlusconi vengono smentite nottetempo da Tremonti; il ‘carnevale’ nel PdL è solo sospeso, appena passerà il periodo elettorale, torneranno a farsi le scarpe l’un l’altro e i vari capi bastone esclusi dalle liste avranno modo di rifarsi con lo scalpo di qualche intoccabile vicino a B. o ad Alfano. E’ fango, un fango nerissimo che puzza e che trasborda dagli schermi tv. Ad ogni ora.

Nella Lega, l’epurazione di Maroni ha messo fuori gioco i bossiani e il Cerchio Magico, eppure i conti non sono stati tutti ‘saldati’. Maroni ha impiegato la ramazza, si è mascherato da moralizzatore ma era seduto insieme a chi ha estromesso, era seduto insieme a Berlusconi, insieme a Formigoni. Ha permesso il salvataggio di Cosentino, esattamente come gli altri. Ha collaborato fino all’ultimo istante. Ha poi finto la scissione dal PdL, ha accettato una nuova alleanza al solo scopo di ottenere il Pirellone (O Palazzo Lombardia). La sua idea, quella del 75% di tasse trattenute in Regione, durerà come le sedi dei ministeri a Monza, le cui targhe furono presentate nel Giugno 2011, a Pontida, alla presenza di Bossi, Calderoli, Roberto Cota e da un sorridente Roberto Maroni. Giusto per ricordare.

Sondaggi Politiche 2013: al Senato il rischio pareggio si allontana

Affermo questo in controtendenza rispetto ai giornalisti, che parlano di rimonta di Berlusconi. La realtà descritta dai sondaggi è leggermente diversa e sembra palesarsi una tendenza che potrebbe favorire il costituirsi di una maggioranza di centrosinistra al Senato, anche con ‘Italia Bene Comune’ sconfitta in Lombardia e Veneto. Tutti – giornali, tv, sondaggisti – hanno notato la flessione di Scelta Civica di Monti. Il Professore è stato sorpassato da Grillo, è stato scritto. E’ vero, e ciò ha un effetto particolare , soprattutto in Veneto.

Il Veneto distribuisce 24 seggi al Senato. Il cdx è nettamente in vantaggio, quindi vincerebbe il 55% dei seggi (13). Stando al sondaggio di Euromedia Research, condotto fra il 25 e il 28 Gennaio scorsi e divulgato durante Porta a Porta del 30 Gennaio, la suddivisione dei seggi sarebbe la seguente:

Euromedia
La Destra 1
PdL 19
Altri cdx 1,5
Lega Nord 22,4
Lista Monti 11,9
CD 0,6
PD 29,2
Sel 3,1
Riv. Civile 1,7
FARE 1,2
Radicali
M5S 7,2
Altri 1,2
Seggi
PdL 6
Lega Nord 7
PD 7
M5S 2
Lista Monti 2

Considerato che difficilmente la coalizione fra PdL e Lega avrà una vita oltre le elezioni, e che lo stallo per la Lista Monti in Veneto potrebbe continuare sino a 24-25 Febbraio, si avrebbe il risultato paradossale di un pacchetto seggi suddiviso quasi equamente fra PD, Lega e PdL.

senato_venetoEuromedia assegna la vittoria al csx sia in Sicilia che in Campania, ma per una manciata di voti:

Regione Coalizione
Campania cdx 30,0
csx 32,6
Sicilia cdx 30,5
csx 30,7
Lombardia cdx 35,5
csx 35,0

Il grafico che segue invece simula la composizione del Senato nella prossima legislatura, stando appunto ai sondaggi di Euromedia:

senatoVa da sé che il conteggio non è dissimile da quanto sappiamo ed abbiamo potuto leggere sui giornali nelle ultime settimane. Il PD e Sel insieme non raggiungono l’autosufficienza, ma con i tre seggi del SVP (tradizionalmente di centrosinistra) avrebbero un totale di 151 seggi. Ne mancano sette per la maggioranza. Sei seggi vengono assegnati con il voto degli italiani all’estero. Nella precedente legislatura solo due erano del PD. Non ci sono al momento sondaggi né analisi serie su come possa andare il voto all’estero. Quindi, ai fattori di incertezza, aggiungerei anche la Circoscrizione Estero. A sorpresa potrebbe essere quella determinante. Soprattutto se la flessione di Monti dovesse continuare.

Riassumendo: in Lombardia cdx +0.5, un soffio di vento verso Ambrosoli e le cose cambiano radicalmente; in Veneto, l’effetto perverso del Porcellum farà prendere al PD tanti seggi quanti la Lega; in Campania il csx ha un vantaggio di circa due punti percentuali; in Sicilia è di nuovo testa a testa; il voto all’Estero è sinora un enigma. Abbastanza per far presagire un risultato a sorpresa.

Maroni e il finto rinnovamento della Lega Nord

maroni-scopa-2

Una furbizia. A parte l’epurazione dei fedeli al Cerchio Magico (ovvero l’esclusione dei Bricolo, Lussana e co.), le liste elettorali della Lega Nord apportano solo apparentemente un rinnovamento della pattuglia dei deputati e dei senatori del Carroccio. Con una furbizia, appunto, che nel prosieguo di questo post vi svelerò.

Innanzitutto vediamo la composizione per genere e per età delle liste elettorali:

Liste Senato    
Uomini 116 72%
Donne 45 28%
161
Età media 55,0  
Uomini 55,3
Donne 54,1
Liste Camera    
Uomini 225 66%
Donne 117 34%
342
Età media 44,8  
Uomini 44,5
Donne 45,2

Le donne in lista superano di poco il 30% alla Camera mentre al Senato in proporzione sono ancora meno. L’età media è più alta per le donne alla Camera. Si direbbe che, rispetto alla XVI Legislatura, la percentuale di donne aumenterà: fra i parlamentari uscenti, le donne erano il 13% della delegazione al Senato e il 17% alla Camera. Si devono però considerare le posizioni in lista che – come sappiamo – non sono tutte ‘eleggibili’. Raggruppando per categorie di posizionamenti, si verifica quanto segue:

Posizione in lista delle Donne al Senato    
1-5 12/46 26,1%
6-15 17/60 28,3%
16-25 9/36 25,0%
26-35 5/10 50,0%
36-45 2/9 22,2%
Posizione in lista delle Donne al Camera    
1-5 12/70 17,1%
6-15 48/128 37,5%
16-25 34/73 46,6%
26-35 18/46 39,1%
36-45 5/25 20,0%

Ammesso che le posizioni eleggibili per la Lega Nord non andranno molto oltre la quinta/decima posizione, si comprende come la percentuale di donne alla Camera è destinata a rimanere quella attuale, mentre ci sono alcune possibilità di incremento per il Senato. E’ necessario rimarcare che due sole donne sono state designate capolista (Viale Sonia, capolista alla Camera in Liguria; Sergio Divina, capolista ma anche unica candidata al Senato per il Trentino AA). La modalità di selezione dei capilista è quella che conoscete. Al Senato, per esempio, il nome di Giulio Tremonti è primo in sei liste su dieci (più che doppia candidatura, in questo caso parlerei di sestupla); alla Camera è il nome di Roberto Cota a comparire capolista ben due volte (oltre alla doppia candidatura, dietro al suo nome si cela la fregatura che Cota, un giorno dopo al voto, rinuncerà al seggio alla Camera per poter continuare a fare il governatore del Piemonte – più che candidatura civetta si tratta di un vero e proprio raggiro).

Rispetto alla composizione della delegazione al Senato e alla Camera, le liste apporterebbero un certo grado di rinnovamento poiché non tutti gli attuali senatori sono stati ricandidati, e così non tutti gli attuali deputati. Senza ulteriore approfondimento, potrei dirvi che:

Senato    
Senatori in carica 22
Riproposti in lista 9
candidati alla Camera 1
Posizione in lista dei senatori ricandidati    
1-5 3/9 33,3%
6-15 3/9 33,3%
16-25 3/9 33,3%
26-35 0 0,0%
36-45 0 0,0%
Tasso di sostituzione Senato   54,55%
Camera    
Deputati in carica 58
Riproposti in lista 20
candidati al Senato 14
Posizione in lista dei deputati ricandidati    
1-5 18/20 90,0%
6-15 2/20 10,0%
16-25 0  
26-35 0  
36-45 0  
Tasso di sostituzione Camera   58,62%

In realtà, le posizioni eleggibili al Senato sono state riempite degli attuali deputati: dei 58 deputati in carica, ben 20 vengono ricandidati alla camera, ma altri 14 vengono dirottati al Senato. Ne consegue che, se la Lega dovesse difendere tutti gli attuali 22 posti al Senato (fatto ipotetico e attualmente poco probabile), circa 6 sarebbero certamente gli ex senatori ricandidati e collocati in posizione eleggibile;  tutti gli altri sarebbero ex deputati della XVI Legislatura. Cioè, il Carroccio rinnova al Senato praticamente con un trucchetto: infatti, dei 14 ex deputati ricandidati al Senato, almeno una decina sono collocati in posizione eleggibile:

Posizione in lista dei ricandidati al Senato    
1-5 9/14 64,3%
6-15 4/14 28,6%
16-25 1/14 7,1%
26-35 0  
36-45 0  

Ne consegue pertanto che il gruppo parlamentare leghista al Senato sarà fatto tutto di senatori e deputati dell’ultima tremenda XVI Legislatura. Praticamente il tasso di sostituzione è pari a zero. Questo mentre alla Camera, prevedendo una forte riduzione della numerosità del gruppo, gli artefici delle liste della Lega hanno ben pensato di sistemare tutti gli ex deputati in posizione eleggibile (1-5, 90%).

Attenti, quindi, a quanti vi parlano delle ramazze di Maroni. Esse sono state impiegate per eliminare l’avversario interno, nulla di più.

Sondaggi Politiche 2013: Lombardia nelle mani di @uambrosoli

Di seguito i risultati del sondaggio Mannhemier per il Corriere della Sera pubblicato stamane: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2013/01/13/pop_mannheimer.shtml

mannheimer1

mannheimer_2mannheimer_3Ho riassunto gli ultimi tre sondaggi sul voto al Senato in Lombardia nella seguente tabella:

Circa 16/12/2012 02/01/13 13/01/13
Scenari politici Sole 24 Ore Mannheimer
La Destra 1 1 1,4
PdL 14 14,5 19,5
Altri cdx 1,5 2,2 0,9
Lega Nord 21 14,8 13,9
Lista Monti 5,5 16,3 14,7
CD 0 0,2 0
Mov Autonomie 0 0 0
PD 24 29,2 29,5
Psi 0,5 0,6 0,4
Sel 4 2,5 2,5
Riv. Civile 6 5,6 4,1
Forza Nuova 1
FARE 4 1,5 0,7
Radicali 1
M5S 15 11,5 10,8
Altri 1,5 0,1 1,6
Seggi
PdL 11 13 16
Lega Nord 16 14 11
PD 12 11 12
Sel 2
M5S 8 5 4
Lista Monti 6 6

grafici_lombardiaE’ evidente come fra Dicembre e la prima decade di Gennaio si siano ribaltati i rapporti di forza interni al centrodestra, al punto tale che ora il PdL è in grado di far propri 16 dei 27 seggi in palio per la coalizione vincente. Il PD, pur crescendo nei sondaggi (dal 24% al 29%) sconta però la debolezza di Sel (in entrambi i sondaggi datati 2013, Sel è sotto le soglie del 3%, necessaria per ottenere seggi se all’interno della coalizione vincente, e dell’8%, necessaria a ottenere seggi in caso di appartenenza a coalizione perdente). Notare la continua discesa del Movimento 5 Stelle, sia in termini di voti percentuali che di seggi. La partita però è ancora tutta da giocare. Molto dipenderà dalla campagna elettorale di Umberto Ambrosoli. Iniziata soltanto ieri.

Sondaggi Politiche 2013: Senato, a rischio governabilità

Aggiornato il 08/01/13: ho inserito Rivoluzione Civile come lista unitaria (prenderebbe, stando agli attuali sondaggi, ben 8 senatori) ed ho corretto alcuni errori.

Il sito http://www.scenaripolitici.com ha – dalla fine di dicembre 2012 – condotto una serie di sondaggi a base regionale per comprendere cosa accadrà il 24-25 Febbraio prossimi per quanto concerne il voto del Senato. Non mi sono chiare le modalità di conduzione del sondaggio – è probabile che sia stato veicolato in rete, o direttamente sul sito sopra indicato. Inoltre, la sequenza di liste proposte al visitatore-elettore non comprendeva ancora la lista “Con Monti per l’Italia”. Quindi ho qualche dubbio sulla scientificità della consultazione, ma ho trovato i risultati abbastanza coerenti con le Regioni relative o con quanto ci si aspetterebbe, anche se secondo me alcune liste, come IDV, Fds e Rivoluzione Civile sono un po’ sopravvalutate, specie nel Lazio.

Ho però provveduto a raccogliere questa mole di informazioni, di percentuali e di nomi di liste, copiandola su un foglio di calcolo; ho applicato le regole previste dal Porcellum, ovvero riparto proporzionale con il metodo dei quozienti interi e dei più alti resti, applicando le soglie di sbarramento del 20% per le coalizioni (3% per ottenere seggi all’interno di una coalizione), dell’8% per i partiti non coalizzati. Alla coalizione vincente ho attribuito il premio del 55%, arrotondando al numero superiore (es. Sardegna, n. seggi 8 per 0.55 equivale a 4.44, arrotondato a 5; i rimanenti tre seggi sono divisi per le liste perdenti che superano l’8%). Al termine della ricopiatura dei dati, il foglio di calcolo ha raggiunto 393 righe.

Vi anticipo che la decisione di oggi di PdL e Lega di presentarsi in coalizione era inevitabile. Nessuno dei due partiti avrebbe trovato giovamento a correre da solo al Senato. In particolare, l’obiettivo di Berlusconi, senza la Lega, di impattare al Senato era irraggiungibile. Invece, la rinnovata alleanza del Nord incrementa di molto le possibilità di non avere una maggioranza certa a Palazzo Madama. E posso aggiungere che, o la Lista Monti ottiene seggi a discapito del centrodestra, oppure la maggioranza sarebbe a rischio anche in caso di alleanza post-voto fra Bersani e il centrino. Ora vi spiego perché.

1. Lega Nord e PdL: una alleanza inevitabile

Innanzitutto vediamo quale sarebbe stata la composizione del Senato con PdL e Lega divise:

PdL 45
Lega Nord 15
centro 18
PD 140
Sel 25
SVP 3
Mov Autonomie 2
M5S 52
Sen V. Aosta 1
Riv. Civile 8

La coalizione Italia Bene Comune avrebbe raggiunto la maggioranza relativa con ben 170 seggi (PD+Sel+SVP+Mov. Autonomie – Friuli). La Lega Nord si ritroverebbe minimizzata  con un numero di senatori inferiore a quello del centro di Monti-Casini-Montezemolo-Fini. Notate i 5 Stelle con una corposa pattuglia di 52 senatori. E’ plausibile che i sondaggi di Senari Politici non abbiano fatto in tempo ad intercettare il calo di consensi per il partito di Grillo, in ogni caso si tratterebbe della seconda delegazione più folta, dopo quella del PD.

Composizione Senato: ipotesi PdL e Lega separati

Composizione Senato: ipotesi PdL e Lega separati

La tabella che segue, invece, mostra la composizione del Senato con Lega e PdL apparentati:

PdL 53
Lega Nord 30
centro 18
PD 121
Sel 23
SVP 3
Mov Autonomie 2
M5S 50
Sen V. Aosta 1
Riv. Civile 8

In sostanza, la Lega vedrebbe incrementare i propri seggi da 15 a 30(+93%);  il PdL da 48 a 53 (+8%). Innegabile che fra i due chi ci guadagna di più è il Carroccio, che può così anche contare sull’appoggio di Berlusconi a Maroni in Lombardia. Ma il PdL ha un altro obiettivo: far saltare il Senato. Il centrosinistra non avrebbe la maggioranza relativa. Italia Bene Comune si fermerebbe a 149 seggi. L’eventuale alleanza post elettorale con il centrino di Monti – stando alle rivelazioni dei tipi di Scenari Politici che, come ho detto, non hanno apprezzato a dovere la neonata Lista Monti per una mera questione temporale – creerebbe un gruppo di 167 senatori: la maggioranza richiesta al Senato è di 158 voti.

Composizione Senato con PdL e Lega alleati

Composizione Senato con PdL e Lega alleati

2. L’Effetto Lombardia

Notate come il PD, rispetto alla prima condizione perda ben 27 senatori. Ciò accade perché l’alleanza PdL-Lega vincerebbe sia la Lombardia che il Veneto:

Lombardia PdL//Lega PdL+Lega
PdL 6 11
Lega 9 16
PD 23 12
Sel 4 2
M5S 7 8
Veneto PdL//Lega PdL+Lega
PdL 2 5
Lega 3 8
centro 2 2
PD 13 5
M5S 4 4

Facendo due conti, il PD – considerando una vittoria di misura in Sicilia –  tra Lombardia e Veneto si gioca 19 seggi al Senato. In poche parole, se il PD dovesse miracolosamente confermare i sondaggi sulla contesa Ambrosoli-Maroni per Palazzo Lombardia, potrebbe scongiurare l’instabilità e il rischio della ripetizione della consultazione elettorale. Ambrosoli è un punto percentuale sopra Maroni (che sconta la presenza della candidatura dell’ex sindaco di Milano, Albertini); la sua eventuale vittoria potrebbe valere un effetto traino per le politiche. Porterebbe la coalizione di centrosinistra intorno ai 159 seggi, ancora non sufficienti a governare il paese. Detto in poche parole: vincere la Lombardia non permetterebbe di evitare un’alleanza post voto con il centrino.

Aggiornamento:

Claudio Cerasa, su Il Foglio, ha pubblicato una tabella in cui spiega le possibili condizioni affinché il centrosinistra ottenga il maggioranza al Senato:

cerasa

Il caso che vi ho presentato è similare a quello che Cerasa chiama “Wins all Region but 2, Lombardy+1”, con un risultato soltanto un po’ sottovalutato (per esempio, il Veneto secondo Cerasa consegnerebe al PD 6 seggi, secondo il mio calcolo 5).

[parte prima]