PdL, il pesce puzza dalla testa

Come si suol dire, il pesce puzza dalla testa. E il PdL puzza tutto intero. Di cadavere. Un tanfo talmente maleodorante che sta facendo mobilitare anche i topi di fogna più rintanati della Camera dei Deputati, gente che non ha mai nemmeno alzato il ditino, gente che di nome fa Ceroni Remigio, volontari della leggina ad personam.

Questo affacendarsi per lustrare il nome del capo, questo immolarsi innanzi all’altare della Verità Unica dei folgorati sulla via di Arcore, nasconde il fragore di una guerra intestina, un Vietnam di palazzo. Tutti cercano di riposizionarsi. Non ci sarà un domani, altrimenti. Non per loro. Lo scenario muta di giorno in giorno e si rischia di trovarsi al di qua del fronte, sottoposti ai cannoneggiamenti, ai colpi di mortaio, alle bombe a grappolo. Tocca a Lassini, quello dei manifesti del Vie le BR dalle Procure, morire per la causa. Ma la Moratti ha rischiato di finire sotto il fuoco amico. Lui, da Palazzo Grazioli, non ha affatto gradito il tono impiegato dalla ‘sciura’ nello scaricare Lassini. In fondo, di chi è il nome del primo candidato in lista a Milano? Si legge Berlusconi, non Moratti.

Ecco, ci sono almeno tre fazioni, tre tribù – alla maniera libica: quella dei verdiniani, costituita da un manipolo di mercenari; quella degli scajolani, un gruppetto di ‘contra’ ingaggiati dall’ex ministro per la vendetta tremenda vendetta (ricordate la questione della casa? e se fosse stata un’imboscata dei verdiniani? e se fosse il casus belli di questa guerra di bande?); infine gli ex-An, depravati, ridotti a umile servitù, corrotti da vino, droghe e donne, una pattuglia molliccia e neanche tanto coesa che fa capo a quello sclerato di La Russa.

Poi capita che un tiro scappa anche a Tremonti. Un tiro maldestro, forse. Un danno collaterale. Ma la matrice è chiara. La pistola fumante è in mano nota. Tanto più che si è scelto il palcoscenico de Il Giornale per questa messinscena. Stasera Tremonti è stato due ore di fila a Palazzo Grazioli. Chissà se ha minacciato le dimissioni. Chissà se qualche leghista ha inviato messaggi terroristici. Se si attacca Tremonti, la Lega affonda il governo. E per i berluscones, intenti a menarsi fra di loro, scatterebbe l’ora della fine. Senza esser riusciti minimamente a ottenere una carica, un titolino, una onorificenza. Tanto per passare alla storia.

Fini ad personam

Fini dixit: il garantismo è un principio sacrosanto, ma mai e poi mai può essere considerato una sorta di immunità permanente. Ecco, ditemi come si fa a dire questo e allo stesso tempo contemplare l’ipotesi di votare nuovamente il Lodo Alfano o il Legittimo Impedimento, come spiegato ieri dal palco di Mirabello dal Presidente della Camera. Tanto per dire, come si fa a cospargersi il capo di cenere sulle leggi a personam e poi sostenere la necessità di “leggi che tutelano il capo del governo, non la cancellazione dei processi, ma la loro sospensione”. Poiché, a mio modesto avviso, la differenza che passa fra tutelare la funzione del presidente del Consiglio e tutelare Berlusconi risiede soltanto nel fatto che l’eventuale leggina resta mentre Berlusconi passa (o passerà). Insomma, B. è del tutto transitorio, mentre quella legge, che non potrà che essere costituzionale, sarà una modifica permanente al nostro ordinamento. Tale da creare cioè un super primo ministro, immune alla giustizia, una carica rifugio dalla presunta persecuzione dei magistrati. Ecco, questo è il dubbio: perché consegnargli ancora l’illusione di essere un perseguitato? Perché sostenere ancora – anche chiamandosi fuori dalla mischia dei proni sudditi della corte – il teorema della magistratura politicizzata, delle toghe rosse, questa enorme balla?

Affinché quello di Mirabello si possa definire veramente ‘strappo’, Fini avrebbe dovuto affermare chiaramente che chi si candida alle urne come nuovo Presidente del Consiglio non deve avere pendenze con la giustizia. Ma non l’ha detto.

(Qualcuno ha però notato la citazione a fine discorso di Ezra Pound, poeta americano che visse in Italia durante il ventennio, particolarmente amato dai giovani missini – e si presume anche dal giovane missino Fini – poiché apertamente schierato per il fascismo:

“Se un uomo non è disponibile a correre qualche rischio per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla o è lui che non vale nulla.”

Tanto per dire, la destra…)

Il Legittimo Impedimento approvato dalla Camera. Il discorso di Bersani: “è una folle guerra alla giustizia”.

foto di Virginia Romano

Il cosiddetto Legittimo Impedimento è stato approvato dalla Camera. Non c’è storia: 595 i deputati presenti, a favore hanno votato 316 deputati, mentre i no sono stati 239 e 40 gli astenuti (tutta l’UDC). Quattro i franchi tiratori della maggioranza. Ma anche con il voto contrario dell’UDC, il provvedimento sarebbe lo stesso stato approvato. Senza una presa di posizione di Fini, la maggioranza continuerà ad oltranza su questa linea.

Ignazio Marino su Legittimo Impedimento e rapporti PD-UDC:

“Siamo arrivati al limite del ridicolo. Il legittimo impedimento significa che il premier non andrà in tribunale e il libretto delle giustificazioni lo tiene e lo firma egli stesso.” il senatore del Pd Ignazio Marino commenta la norma sul legittimo impedimento che ha avuto il via libera della Camera “Questa norma- continua Marino- non solo oscura irrimediabilmente il principio di uguaglianza davanti alla legge ma esplicita in modo chiaro l’agire di questa maggioranza: prima i problemi del Premier e poi quelli del paese. Così facendo si aggira la Costituzione e si tradiscono le aspettative dei cittadini. La giustizia ha le sue regole, non può essere manipolata per difendere gli interessi di un singolo.”

“Auspico- conclude Marino- una netta e unita opposizione al Senato di chi condivide gli stessi principi e valori. L’astensione dell’Udc mette ancora una volta l’accento su una visione diversa e distinta che il Pd ha con il partito di Casini. Prima di pensare alle alleanze dovremmo, forse, puntare su una parziale, se non totale, condivisione di programmi e valori”.

E così si è espresso Bersani alla Camera, in diretta televisiva, in un discorso certamente critico, con alcuni toni di durezza, ma pur sempre inutile a scalfire l’arroganza della maggioranza:

Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo qui a parlare in diretta televisiva del legittimo impedimento e dobbiamo chiederci quanti dei cittadini che stanno ascoltando sappiano cosa sia questo famoso legittimo Pag. 191impedimento. Del resto, dobbiamo confessare che anche molti di noi, prima di questa discussione, ne avevano una conoscenza vaga. Quindi, dobbiamo spiegarci davanti ai cittadini. Cosa è questa legge e cosa vuole dire? Questa legge vuol dire che fino ad oggi un Presidente del Consiglio e un Ministro imputato, che non si fossero presentati in tribunale ad un processo, dovevano, per così dire, portare una giustificazione valida. Da domani la giustificazione il Presidente del Consiglio e i Ministri se la faranno da soli e potranno non andare mai in tribunale. Perché? Perché fanno un lavoro importante, hanno molte cose da fare e hanno bisogno di stare sereni. Così si è detto e si è scritto. Ci vadano gli altri in tribunale, quelli che possono consentirsi un po’ di nervoso (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Questo è il concetto di fondo. Ma perché mai va approvata subito subito questa legge? Perché non si parla di processi per dire dei processi in generale, ma si parla dei processi per dire di quei processi lì, quelli che sono in corso adesso e che bisogna scantonare.

Ci si può chiedere: è possibile fare leggi del genere? Non c’è la Costituzione? C’è. La Corte costituzionale potrà non approvare questa legge, ma c’è bisogno di tempo – almeno qualche mese – perché la Corte decida e così parte subito questa scialuppa, poi questa verrà caricata su un bastimento, una legge costituzionale in grado di reggere il giudizio della Corte e, se non ci sarà una coincidenza fra scialuppa e bastimento, è pronto un barcone che si chiama «processo breve» per ovviare alla bisogna (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Processo breve; anche questo bisogna spiegarlo, perché immagino che qualcuno che ci guarda si chieda: ma perché, c’è forse qualcuno lo vuole lungo il processo? E che cosa vuol dire discutere di «salva processi», e che cosa vuol dire «lodo Alfano 1» e «lodo Alfano 2», e cosa è mai un’ipotetica legge «salva pentiti»?
Credo che la gente del merito ci capisca poco, ma abbia compreso l’essenziale: sono tutte cose complicate che hanno dentro una cosa semplice che capiamo tutti: c’è di mezzo Berlusconi, un Presidente del Consiglio che non vuole farsi giudicare e tiene ferma su questo punto l’Italia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Il Paese è incagliato. Viene sospinto per quella ragione ad un confronto aspro ed estenuante fra Governo e magistratura, un confronto che viene fatto tracimare strumentalmente in una folle guerra fra politica e giustizia, fino a intaccare i pilastri del nostro sistema costituzionale.
Vi chiedo una cosa: è ora che prendiate atto che grande parte del Paese che governante – voi tutti, Lega compresa – non è disposta a chiamare riforme delle norme che cambiano le regole in corso d’opera, a partita in corso, a processi in corso (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Si tratta di norme che non hanno carattere di generalità e di astrattezza, se non in modo ipocrita e fittizio, norme che oscurano il principio di uguaglianza e, mentre tutti invocano una giustizia più efficiente e moderna, le scorciatoie per uno o per pochi suscitano in tanti repulsione e indignazione e creano un solco e un’incrinatura non componibile non solo fra le forze politiche, ma nella coscienza del Paese, un Paese che peraltro ha in testa ben altre priorità.
Allora, se governate per tutto il Paese, Lega compresa, dovete prendere atto di questo e preoccuparvi di fermare questa corsa dissennata di cui il fatto di oggi è solo il primo passo. Stiamo parlando di legittimo impedimento come di un ponte, si è detto, verso un «lodo Alfano 2», ma l’impegno in questa mirabile propria opera di ingegneria, questo ponte, non ci esenterà dal dover discutere del cosiddetto «processo breve» che non rimuovete – lo ricordo al collega Casini – che non abbandonate e che avete orgogliosamente rivendicato.
Si tratta di norme che sfidano un elementare senso di giustizia che fanno dire a chiunque: finché non ci sono regole nuove per tutti, si va tutti con regole vecchie (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori), norme che distruggerebbero migliaia di processi che sono in corso. Come si fa, per salvare uno solo, fare un’amnistia per tutti i colletti bianchi, dare uno schiaffo all’esigenza di giustizia di tante vittime del reato (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)?
Allora, vi dico così: se farete questo e se chiamerete tutto questo «riforme», allungherete ancora questa eterna transizione che ci impedisce da vent’anni di avere una politica normale. Se aveste, invece, la forza di rinunciare a tutto questo, potrebbe esserci una svolta. Questa, all’essenziale, è la vostra responsabilità.
Il Presidente del Consiglio, a questo punto della sua quindicennale vicenda politica, potrebbe compiere un atto di responsabilità: mettere davanti a sé l’Italia (dirci: «prima di tutto l’Italia»), affrontare a viso aperto la sua situazione, fruendo dell’attuale quadro di garanzia, che vale per tutti i cittadini, per i tanti che percorrono le strade tortuose e lunghe della giustizia, magari pensando di aver avuto un torto, così come – cara Lega – fanno tutti i nostri amministratori e tutti i nostri governanti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Non perché noi pensiamo di non avere il peccato originale, non perché pensiamo di essere perfetti, ma perché pensiamo di essere corretti e mettiamo le regole davanti al consenso anche dove lo abbiamo. E si informi meglio Cota: il Presidente degli Stati Uniti – sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti – 9 giudici a 0 sul caso Clinton – non ha diritto a nessun legittimo impedimento per essere giudicato (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Noi non udremo quelle parole da statista, non le udremo, non udremo uno statista che dice: «Io affronto a viso aperto da cittadino i miei problemi e voi, intanto, in Parlamento fate le riforme per tutti e lì dentro risolvete le cose che vanno risolte anche nei rapporti tra magistratura, politica e Governo». Noi sentiremmo la solita musica e ci direte: «Ma che regole e regole, abbiamo il consenso e fateci governare». Ma chi vi ha impedito di governare? In nove anni, voi avete governato per sette: in che cosa è migliorata l’Italia? Chi vi impedisce di governare adesso la crisi? Da quando voi avete detto che la crisi non c’è, è psicologica e ce l’abbiamo alle spalle, noi abbiamo – vi informo – 700 mila disoccupati più, un milione di persone sotto ammortizzatori, migliaia di piccole imprese che chiudono (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Allora, vi dico: volete darcela – dopo 20 mesi che ve la chiediamo – l’occasione di fare una discussione in diretta televisiva sui problemi reali degli italiani? Ce la volete dare questa occasione o volete farci sempre parlare di queste leggi che noi rifiutiamo e per le quali voteremo contro (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori – Congratulazioni – Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)?

Stenografico Assemblea – Sed. n. 277 di mercoledì 3 febbraio 2010 – 16^ Legislatura.

L’eversione al governo. Zaccaria: ecco perché il Legittimo Impedimento è incostituzionale.

L’intervento in aula di Roberto Zaccaria, oggi alla Camera, specifica perché il disegno di legge definito "Legittimo Impedimento", l’ennesima legge ad personam, la legge ponte che consentirebbe a Mr b di guadagnare tempo – i 18 mesi della transitorietà – per "costituzionalizzare" il Lodo Alfano.
I punti evidenziati dalla ricostruzione di Zaccaria dell’impianto argomentativo della sentenza n. 262 della corte Costituzionale che ha cassato il Lodo Alfano, che secondo lui trovano applicazione anche a questo provvedimento legislativo, sono i seguenti:
– le prerogative costituzionali devono avere copertura costituzionale, ma questa da sola non è sufficiente;
la norma incide sull’equilibrio tra i diversi poteri dello Stato: "il problema di questa disciplina delle prerogative, degli impedimenti di questa natura assume una particolare importanza nello Stato di diritto perché, da un lato, alle origini della formazione dello Stato di diritto sta il principio della parità di trattamento rispetto alla giurisdizione e, dall’altro, questi principi, questi istituti non solo implicano necessariamente una deroga al suddetto principio – qui stiamo invocando i principi supremi – ma sono anche diretti a realizzare un delicato ed essenziale equilibrio tra i diversi poteri dello Stato, potendo incidere sulla funzione politica propria dei diversi organi";
– la Corte ha già affrontato il problema del cosiddetto legittimo impedimento: "la Corte ha affermato che il legittimo impedimento a comparire ha già rilevanza, cioè è disciplinato nel processo penale, e non sarebbe stata necessaria la norma denunciata (in quel caso il lodo Alfano); la difesa dell’imputato è sostanzialmente un istituto che trova tutela; come questa Corte ha rilevato – e ciò mi pare importante – la sospensione del processo per legittimo impedimento, contempera il diritto di difesa con le esigenze dell’esercizio della giurisdizione;

– La Corte parla di un bilanciamento, "un bilanciamento tra ciò che è scritto nell’articolo 24 della Costituzione, che è il primo valore, ossia il diritto di difesa dell’imputato, del coimputato, delle persone offese dal reato, e il secondo valore, quello della giurisdizione, che è disciplinato nell’articolo 101 e seguenti, e in particolare nell’articolo 111 della Carta costituzionale";
– Se bilanciamento deve essere tra due valori costituzionali, il codice di diritto penale dice che questo lo deve fare il giudice, come lo ha sempre fatto;
 – non c’è possibilità per intervento legislativo: "lo spazio per un intervento del legislatore ordinario, come in questo caso, secondo la Corte è praticamente inesistente";
–  non è bilancimento, è soppressione: la disposizione che stiamo esaminando sostanzialmente risolve il bilanciamento tra due interessi e valori costituzionali in un modo molto semplice: ne sopprime uno e ne esalta un altro;
– questa è soppressione di un’esigenza costituzionale a beneficio di un’altra. Come hanno detto i professori auditi in Commissione giustizia, si tratta di una prerogativa, di un’immunità (come dice la Corte), e le prerogative e le immunità devono essere disciplinate con legge costituzionale;
il profilo della transitorietà: in attesa di una legge costituzionale che verrà, per diciotto mesi si consente un impedimento che schiaccia l’esigenza di diritto di difesa e che privilegia l’immunità prerogativa:

"vi invito a riflettere sul fatto che, quando un Parlamento, con una legge propria, decide di azzerare un valore costituzionale e di esaltarne un altro, in questo modo sostanzialmente compie un’operazione pericolosissima. È un’operazione che si chiama di sospensione di una garanzia costituzionale".

– Nella nostra Costituzione "non c’è una sola norma che dice che possano essere sospese temporaneamente le garanzie costituzionali: la Costituzione non lo prevede neppure in caso di guerra";
elusione dei controlli costituzionali: "diciotto mesi non sono stati messi a caso, bensì per evitare che la Corte costituzionale possa intervenire. Ciò è gravissimo perché tocca gli equilibri fra gli organi costituzionali, in quanto la Corte difficilmente potrà intervenire prima dei diciotto mesi: lo potrebbe fare ma la si mette in una situazione di difficoltà. Alla luce di queste considerazioni, sarà meglio d’ora in poi chiamare questo istituto «illegittimo impedimento»".

Naturalmente la pregiudiziale di costituzionalità è stata bocciata.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Ecco il disegno di legge che mette il bavaglio ai pentiti

DISEGNO DI LEGGE

diniziativa del senatore VALENTINO

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 27 NOVEMBRE 2009

Modifica degli articoli 192 e 195 del codice di procedura penale in materia di valutazione della prova e di testimonianza indiretta

Senato della Repubblica X V I LEGISLATURA

TIPOGRAFIA DEL SENATO (490)

Atti parlamentari 2 Senato della Repubblica N. 1912

XVI LEGISLATURA DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI

Onorevoli Senatori. Appare sempre piu` necessario regolamentare in maniera rigorosa i criteri attraverso cui il giudice debba valutare la prova nel processo penale. Tanto piu` che ogni condanna deve, oramai, essere inflitta «al di la` di ogni ragionevole dubbio», quindi dopo aver acquisito elementi che possano congruamente giustificarla e non prestino il fianco ad alcun elemento di critica circa il metodo logico-giuridico adottato dal giudice per giungere alla determinazione assunta.

Per tali ragioni appare necessaria una riconsiderazione di alcuni aspetti dellarticolo 192 del codice di procedura penale, che in termini puntuali e sostanzialmente tipicizzati devono sottolineare quali imprescindibili meccanismi valutativi vanno presi in considerazione perche´ i fatti sottoposti alla cognizione del giudice diventino utili indizi sui quali poggiare provvedimenti che incidano, a qualsiasi titolo, sul soggetto indagato oppure prova piena e tranquillante che consenta la sua valutazione in termini che non permettano perplessita` di sorta.

Pertanto, il presente disegno di legge innova larticolo 192 del codice di procedura penale prevedendo, al comma 3, la specificita` dei riscontri al fine di utilizzare le dichiarazioni rese dal coimputato o dallimputato in reato connesso. Al comma 3-bis e` codificata linidoneita` delle dichiarazioni, sia pure di piu` soggetti imputati o coimputati, ad assumere valenza probatoria o indiziante se non corroborate da specifici riscontri esterni. Infine, al comma 3-ter si prevede il divieto di considerare attendibili dichiarazioni solo parzialmente riscontrabili, monche e non appaganti, e dunque inidonee a costituire, di per se´ sole, elemento dal quale desumere lesistenza di fatti che poi dovranno costituire momento essenziale di ogni motivazione.

Peraltro, conforta il nuovo impianto che si auspica possa caratterizzare larticolo 192 del codice di procedura penale lacuta considerazione giuridica introdotta in una mozione discussa al Senato della Repubblica da noti parlamentari giuristi i quali nella motivazione del loro documento hanno testualmente affermato «La chiamata in correita`, per assurgere al rango di prova, dovra` essere corredata da riscontri individualizzanti e conseguentemente le dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia non possono di per se´ sole dimostrarne la colpevolezza».

Principio sacrosanto che impone lauspicata modifica dellarticolo 192 del codice di procedura penale.

Parimenti, e` opportuno riformulare larticolo 195 del codice di procedura penale, ai commi 3 e 7, onde assumere inequivocabile certezza in ordine alla cosiddetta «dichiarazione de relato».

Atti parlamentari 3 Senato della Repubblica N. 1912

XVI LEGISLATURA DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI

DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

1. Allarticolo 192 del codice di procedura penale, il comma 3 e` sostituito dai seguenti:

«3. Le dichiarazioni rese dal coimputato del medesimo reato o da persona imputata in un procedimento connesso a norma dellarticolo 12 assumono valore probatorio o di indizio solo in presenza di specifici riscontri esterni.

3-bis. Le dichiarazioni di piu` coimputati o imputati in procedimenti connessi assumono valore probatorio o di indizio ove sussistano le condizioni di cui al comma 3.

3-ter. Sono inutilizzabili al sensi dellarticolo 191 le dichiarazioni assunte in violazione dei commi precedenti, anche in caso di riscontri meramente parziali».

Art. 2.

1. Allarticolo 195 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 3 e` sostituito dal seguente:

«3. Linosservanza della disposizione del comma 1 rende inutilizzabili le dichiarazioni relative a fatti di cui il testimone abbia avuto conoscenza da altre persone, salvo che lesame di queste risulti impossibile per infermita` temporanea»;

b) il comma 7 e` sostituito dal seguente:

«7. Non puo` essere assunta, a pena di inutilizzabilita`, la deposizione di chi si rifiuta o non e` in grado di indicare la persona o la fonte da cui ha appreso la notizia dei fatti oggetto dellesame».

Per Taormina, Berlusconi punta su legittimo impedimento e Lodo Alfano bis. Per diventare eterno con la Presidenza della Repubblica.

I magistrati aderenti all’ANM oggi, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, prima che parlasse Franco Ionta, responsabile del dipartimento amministrazione penitenziaria che partecipa alla cerimonia come rappresentante del governo, si sono alzati dalle loro sedie, indossando toga e brandendo la Costituzione, in forma di protesta contro il disegno di legge ammazza-processi, ovvero il famigerato “Processo Breve”.
Peccato che la machiavellica strategia del (finto) premier vada al di là della semplice immaginazione. Ce lo svela in un’intervista, ad opera di Alessandro Giglioli, in circolazione da ieri sul web, Carlo Taormina, ex legale di Mr b, ex sottosegretario agli Interni, ex presidente della (“faked”, fasulla, pataccara) Commissione parlamentare d’inchiesta Telekom Serbia.
Per Taormina, il processo breve è “solo di un ballon d’essai, una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento”. Il processo breve è stato approvato al Senato ma alla Camera non lo calendarizzeranno neanche. Taormina prevede che verrà messo in un cassetto. E questo per sfruttare l’effetto leva che già è in funzione: minacciare di distruggere il sistema giudiziario per avere la leggina “ad personam”. Secondo Taormina, Berlusconi, “rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi”. Insomma, una sorta di ricatto sullo stile “o la borsa o la vita”. Che ci sia qualcuno che stia preparando il clima per questa ennesima legge porcata, lo testimonia l’intervento di – badate bene – Adriano Celentano sul CorSera, che intonava una strofa che faceva più o meno così: “piuttosto che mettere in pericolo tutto il sistema giustizia, diamogli la legge che chiede, diamogli l’impunità”. Peccato che ciò voglia dire cedere a un ricatto. Cedere alla minaccia (che subodora di mafia, o paghi il pizzo o ti sfascio il negozio, il meccanismo è il medesimo).
Continua Taormina:

“la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà […] resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta”.

E perché mai il “legittimo impedimento” è incostituzionale? Per la semplice ragione che l’impedimento a presentarsi alle udienze in tribunale non può derivare da una carica: “l’impedimento per cui si può rinviare un’udienza è un impegno di quel giorno o di quei giorni, non una carica […] Perché mai un sindaco, ad esempio, dovrebbe accettare di essere processato? Forse che per la sua città i suoi impegni istituzionali sono meno importanti? […] Insomma questa legge non sta in piedi, è destinata a una bocciatura alla Consulta”. Il “legittimo impedimento” è la legge ponte, da approvarsi con la complicità delle opposizioni, per guadagnare tempo contro i giudici e approvare così il Lodo Alfano per legge costituzionale. Una volta protetto dallo scudo dell’impunità, farà cadere il governo e alzerà il polverone dell’ingovernabilità così da giungere alle elezioni anticipate e farsi eleggere Presidente della Repubblica allo scadere del settennato di Napolitano. Un vero colpo di mano. Taormina sembra ddirittura pentirsi, “ho lavorato per anni per Berlusconi […] quando ero il suo consulente legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati […] molte cose che ho fatto in quel periodo non le rifarei più […] ho vissuto una crisi morale, culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto del Cavaliere”. Taormina punta il dito contro Cicchitto, Bondi, Denis Verdini, ma anche contro Ghedini e Pecorella. Personaggi che hanno una cattiva influenza su Mr b. E in preparazione ci sono altre purghe: Schifani sarà il prossimo. A fine legislatura farà la fine di Pisanu, Pera, (Taormina?), Guzzanti. (Taormina si sbottona : la verita’ su Berlusconi raccontata dal suo ex avvocato).

Ed ecco come il capogruppo PdL alla Camera, Cicchitto, motiva i parlamentari a partecipare alle prossime sedute, che stanno veramente a cuore al nanopremier:

    • Con questa circolare inviata ieri a tutti i deputati Pdl su carta intestata della Camera dei Deputati, Italo Bocchino e Fabrizio Cicchitto, invitano tutti i parlamentari del gruppo a garantire la presenza in Aula per tutta la prossima settimana e “senza eccezione alcuna” vista “l’importanza” delle questioni da affrontare, ossia la votazione della legge sul legittimo impedimento che offrirà completa impunità a Berlusconi. Questo testo dimostra inconfutabilmente che il legittimo impedimento è una legge ad personam.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Processo Eternit, Casale Monferrato chiede giustizia! No all’impunità del processo breve.

Casale Monferrato si mobilita. Il DDL sul processo breve, se approvato dalle Camere, rischia di far saltare il processo Eternit, in corso di svolgimento a Torino dopo anni di impunità per i proprietari della fabbrica che produceva le famose lastre ondulate in amianto per l’edilizia. La fibra d’amianto ha fatto centinaia di morti – bianche e non – a causa del mesotelioma, il tumore polmonare incurabile, gravissimo, che si contrae a causa della inalazione della fibra. Molte persone sono morte a Casale. Ancora oggi la bonifica del sito della ex fabbrica non è ancora conclusa. L’amianto è disseminato dappertutto. Nelle case come nelle scuole. Non esiste nessun “anagrafe” dei siti contenenti amianto. I due unici accusati sono Stephan Schmidheiny, 62 anni, di professione miliardario, oggi divenuto sostenitore delle cause ambientaliste, e il barone belga Jan Luis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne, 88 anni, accusati di disastro doloso e di omissione dolosa di controlli antinfortunistici (sapevano e non hanno fatto nulla per evitare le morti).

Ebbene, questi speculatori sulla pelle altrui, peraltro già avanti con l’età, potrebbero non solo non fare un giorno di carcere, ma nemmeno sborsare i dovuti risarcimenti alle vittime superstiti, ai familiari delle vittime, nonché all’INAIL, che ha chiesto ben 246 milioni di euro di danni, grazie all’indulto ad personam che l’entourage berlusconiano ha preparato per salvare il capo dalla tempesta giudiziaria che lo travolgerà.

Casale Monferrato protesta per tutto ciò. Casale chiede verità e giustizia. È stata lanciata un’iniziativa, esporre il tricolore alle finestre, su tutte le finestre di Casale, con le scritte Eternit e Giustizia. Il 1° Dicembre si svolgerà un’assemblea pubblica, organizzata dalle confederazioni sindacali, presso il Salone Tartara, in Piazza Castello a Casale Monferrato; al seguito si svolgerà una fiaccolata per le vie della città. La partecipazione è aperta a tutti. Mentre il 10 Dicembre ci sarà una nuova udienza a Torino: i cittadini si stanno mobilitando per parteciparvi e far sentire la propria voce e la domanda di giustizia.

Assemblea pubblica vertenza Eternit a Casale Monferrato

Il Tricolore a Casale Monferrato

Tricolore per le vie di Casale Monferrato

Il Lodo Alfano è INCOSTITUZIONALE

La Consulta ha deciso: il Lodo alfano non è coerente con i principi della nostra Carta Costituzionale. Lo scudo di Berlusconi è illegittimo. Mr b tornerà a essere uno come tanti, e a pagare per i reati commessi.

Le motivazioni: viola l’art. 138 della Costituzione, l’obbligo di fare ricorso a una legge costituzionale ed è illegittimo anche in relazione all’art. 3, vale a dire il principio di uguaglianza.

La decisione è stata presa a maggioranza. Nove giudici favorevoli all’accoglimento della pregiudiziale di costituzionalità, sei contrari.

Questo il testo del comunicato della Corte:

“La Corte costituzionale, giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del GIP del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione. Ha altresì dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal GIP del Tribunale di Roma”.

Le reazioni. Paolo Bonaiuti parla già di “sentenza politica”. Bossi: “Berlusconi non si arrenderà, non vuole elezioni anticipate”; e poi, con tono minaccioso: “se si ferma il federalismo, facciamo la guerra” (un messaggio a chi, fra la maggioranza, vuole ricorrere alle urne?). Fabrizio Cicchitto: ”E’ incontestabile che la Corte Costituzionale ha rovesciato la sua precedente impostazione. L’unica spiegazione di questo cosi’ profondo cambiamento della sua dottrina sulla materia regolata dal lodo Alfano deriva da un processo di politicizzazione della Corte che si schiera sulla linea dell’attacco al presidente Berlusconi”.

Gasparri, “La Consulta non e’ piu’ un organo di garanzia”; “Una giornata buia per i valori della legalita’ e che segna il tramonto di una istituzione che ha obbedito a logiche di appartenenza politica e non a valutazioni di costituzionalità” (Gasparri, l’uomo con le bombe a mano in bocca).

Antonio Di Pietro, commentando la sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, ha detto: “Allora” (al momento della approvazione del Lodo) “rimanemmo stupiti – aggiunge Di Pietro – che il capo dello Stato, non solo firmò il Lodo, ma dichiarò che lo faceva non per dovere, ma perché lo riteneva del tutto costituzionale”. “Spero che da oggi, alla luce della decisione della Consulta – conclude – il presidente del Consiglio la smetta di fare leggi a proprio uso e consumo, si dimetta dall’incarico e vada a fare quello che da 15 anni si ostina a non voler fare: l’imputato”.

Rocco Buttiglione: “Ognuno è libero di condividere o meno i pronunciamenti della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, ma tutti – sottolinea – sono tenuti a rispettarli. Questo non vuol dire che Berlusconi debba dimettersi: chi ha la maggioranza ha il diritto-dovere di governare. Per lo stesso motivo nessuno pensi di convocare elezioni anticipate contro la Corte Costituzionale”.

Questo il testo dell’unico articolo della legge cosiddetta “Lodo Alfano”, dichiarato incostituzionale per violazione degli artt. 3 e 138 della Costituzione:

ART. 1.

1. Salvi i casi previsti dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente della Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di

Presidente della Camera dei deputati e di Presidente del Consiglio dei ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione.

La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione.

2. L’imputato o il suo difensore munito di procura speciale può rinunciare in ogni momento alla sospensione.

3. La sospensione non impedisce al giudice, ove ne ricorrano i presupposti, di provvedere, ai sensi degli articoli 392 e 467 del codice di procedura penale, per l’assunzione delle prove non rinviabili.

4. Si applicano le disposizioni dell’articolo 159 del codice penale.

5. La sospensione opera per l’intera durata della carica o della funzione e non è reiterabile, salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura.

6. Nel caso di sospensione, non si applica la disposizione dell’articolo 75, comma 3, del codice di procedura penale.

Quando la parte civile trasferisce l’azione in sede civile, i termini per comparire, di cui all’articolo 163-bis del codice di procedura civile, sono ridotti alla metà, e il giudice fissa l’ordine di trattazione delle

cause dando precedenza al processo relativo all’azione trasferita.

7. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entrata in vigore della presente legge.

8. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.