Conflitto di attribuzione retroattivo

Correva l’anno 2010. Durante un’udienza del processo Mediaset, Berlusconi si avvalse del legittimo impedimento. In programma nella sua mutevole agenda vi era un Consiglio dei Ministri. Ma i giudici di Milano respinsero l’istanza. Per una serie di semplici ragioni:

  1. l’udienza era stata fissata tenendo conto dell’agenda degli impegni del presidente del Consiglio;
  2. era già stata presa in considerazione la necessità di contemperare le esigenze della “giustizia” con quelle istituzionali inerenti alla funzione rivestita dall’imputato;
  3. le difese dell’imputato Berlusconi non fecero emergere in sede di definizione dell’agenda delle udienze alcuna necessità di fissare per quel giorno un Consiglio dei Ministri;
  4. erano già state soppresse ben tre udienze e la funzione giudiziaria non può essere ulteriormente svilita.

In questi cinque punti non vi è nulla di politico. Oggi la Presidenza del Consiglio ha sollevato il conflitto di attribuzione – con un ritardo, badate bene, di 13 mesi – presso la Corte Costituzionale. Le ragioni addotte dall’Avvocatura di Stato sono le seguenti:

Per quanto riguarda il caso in questione, il Consiglio dei ministri – si fa notare nel ricorso – era stato fatto slittare dal 24 febbraio al 1° di marzo per la «necessità di procedere a una compiuta stesura» del ddl anti-corruzione «che ha comportato una complessa elaborazione» […] Di fronte alle «esigenze sopraggiunte che imponevano lo spostamento» del Cdm, lo «spirito di leale collaborazione tra le istituzioni» richiamato dalla stessa Corte Costituzionale «è stato del tutto disatteso» da parte dei giudici di Milano che «hanno privilegiato esclusivamente l’esercizio del potere giudiziario, senza tenere in debito conto la posizione processuale dell’organo costituzionale, quale è il presidente del Consiglio dei ministri, e il diritto-dovere di svolgere le proprie funzioni costituzionali» (Corriere della Sera).

Pensate, il CdM slittò per il ddl anti corruzione. Un provvedimento talmente importante che è rimasto parcheggiato in qualche cassetto di qualche commissione parlamentare, altro che binario morto. E questi avvocati – la relazione porta la firma di Michele Dipace e Maurizio Borgo – si sono arrovellati per un anno e sono riusciti a motivare questo ennesimo tentativo di annichilire la giustizia con l’urgenza di un provvedimento che urgente non è mai stato. Assurdo. Non solo: i due avvocati si spingono più in là. I giudici avrebbero leso le prerogative costituzionali del presidente del consiglio, poiché solo egli può convocare il CdM e solo lui può decidere quando è necessario farlo. Senza Presidente del consiglio, il CdM non può svolgersi, quindi verrebbe negata la sua capacità di definire e fissare la direzione politica del governo. Peccato che lo stesso Presidente del Consiglio sia anche imputato in svariati procedimenti penali – almeno quattro: la giustizia deve quindi soccombere nei confronti del potere esecutivo?

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La Lega mente su Brancher. Lo dice anche Il Giornale…

Bossi scarica Brancher. Si incrina l’asse del Nord. Tensioni fra PdL e Lega per la nomina di Brancher e l’invocazione del legittimo impedimento. Tutto falso. Bossi ha caldamente appoggiato la nomina, nonostante dica diversamente ai suoi elettori. I perché li abbiamo già spiegati: Brancher è l’ambasciatore di Berlusconi presso la Lega, l’uomo che ha ricucito i rapporti fra Bossi e Berlusconi. Brancher è l’uomo che accompagna Calderoli (per conto di chi?) da Fiorani, nel 2005, per un aiutino per la campagna elettorale. Brancher e Calderoli, due ministri per un federalismo. Pensate che ci sia tensione fra i due. Macché

Calderoli e Brancher nell'aula del Quirinale in attesa della firma

Eccoli mentre parlottano prima della firma di Brancher al cospetto di Napolitano. E Napolitano? Firma, è un atto dovuto, ma non sapeva dei trascorsi di Brancher a S. Vittore? Non sapeva del legame con Fiorani?

Un imbucato alla festa di Brancher: Calderoli? (Perché è un bravo ragazzo).

Applausi! B., Letta e persino Napolitano. E Calderoli? Si nasconde ma c'è a far sentire la sua 'presenza' all'amico Aldo.

La conferma dell’ambivalenza della Lega sul caso Brancher? Basta leggere il fondo di Alessandro Sallustio, su Il Giornale di ieri, 26 Giugno. Scrive Sallustio: “chi ha chiesto a Berlusconi e sostenuto al Quirinale la nomina di Brancher? Certamente un amico, ovvio. E di amici influenti al punto di ottenere una cosa del genere, il neo ministro ne ha nella Lega. A partire da Bossi, che oggi prende le distanze irritato, che dice di esser stato imbrogliato ma che nel Consiglio dei Ministri che approvò la nomina – raccontano i presenti – si prodigò in aprole di elogio per il ‘Brancher che non posso lasciarlo per strada che tiene anche due bambini’. Bossi quindi sapeva […]”. Più chiaro di così.

il fondo di alessandro sallustio - il giornale 26 giungo - rassegna stampa Camera

Legittimo Impedimento, Napolitano firma. Di Pietro annuncia referendum.

Sarebbe il principio dell’apprezzabile interesse ad assicurare il sereno svolgimento di rilevanti funzioni istituzionali, contenuto nella sentenza n. 24/2004 della Corte Costituzionale, la sentenza che bocciò il primo scudo di Berlusconi, il Lodo Schifani, l’asse portante della valutazione dei costituzionalisti del Quirinale che hanno dato l’avallo alla firma da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, del provvedimento legislativo approvato dalle Camere lo scorso 10 Febbraio:

La situazione cui si riconnette la sospensione disposta dalla norma censurata è costituita dalla coincidenza delle condizioni di imputato e di titolare di una delle cinque più alte cariche dello Stato ed il bene che la misura in esame vuol tutelare deve essere ravvisato nell’assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche.
Si tratta di un interesse apprezzabile che può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale. E’ un modo diverso, ma non opposto, di concepire i presupposti e gli scopi della norma la tesi secondo la quale il legislatore, considerando che l’interesse pubblico allo svolgimento delle attività connesse alle alte cariche comporti nel contempo un legittimo impedimento a comparire, abbia voluto stabilire una presunzione assoluta di legittimo impedimento. Anche sotto questo aspetto la misura appare diretta alla protezione della funzione
(Sentenza n. 24/2004 Corte Costituzionale, http://www.giurcost.org/decisioni/2004/0024s-04.html).

Il Legittimo Impedimento sarà da domani legge a tutti gli effetti e permetterà la sospensiva dei processi a carico di Mr b per i prossimi diciotto mesi, tempo valutato necessario per fare il nuovo Lodo Alfano in forma di legge costituzionale. Ecco a che serve il clima stile “volemose bene” di questi giorni. Le tanto annunciate riforme della giustizia servono a far digerire questo groppone amaro.
Secondo il Quirinale, la legge è rivolta a creare i presupposti per una leale collaborazione fra le istituzioni politiche e quelle giudiziarie. Saranno perciò da considerarsi legittimo impedimento a comparire davanti al giudice, non nel caso si sia parte offesa, tutte le attività preparatorie e consequenziali, nonché coessenziali alla funzione di Presidente del Consiglio e di Ministro della Repubblica. Sarà il governo stesso a darsi autocertificazione.
I profili di incostituzionalità invece ci sono e sono abbondanti:

  1. la prevaricazione di un potere – quello Esecutivo – su un altro, quello giurisdizionale;
  2. viene creata una vera e propria prerogativa, un privilegio per i titolari delle funzioni di Governo;
  3. il mezzo impiegato è una legge ordinaria, in spregio assoluto all’art. 138 della Costituzione;
  4. una legge ordinaria in spregio soprattutto all’inderogabile principio di uguaglianza contenuto nell’art. 3 della Costituzione;
  5. è una legge con palesi tratti di irrazionalità nel fatto di prevedere un privilegio per reati comuni commessi dal Premier sottratti all’esame del giudice, mentre per i reati commessi e giustificati dall’esercizio della funzione di Governo tale prerogativa non sussiste;

di fatto Berlusconi e i ministri del suo governo, divengono, almeno pro tempore, legibus soluti. Al di sopra della legge. Di Pietro ha annunciato referendum, ma persino la sua verve di strenuo oppositore del governo pare affievolirsi.

Il Legittimo Impedimento è legge dello Stato. Berlusconi è legibus solutus.

Così ha votato l’Aula del Senato per il primo e il secondo voto di fiducia relativi ai primi due articoli del ddl denominato “Legittimo Impedimento”:

Senatori presenti 304;  Senatori votanti 303; Maggioranza 152; Favorevoli 168;  Contrari 132;  Astenuti 3.

Il voto finale non prevedeva blindatura, ma i senatori del PdL hanno votato compatti. Ora Berlusconi può contare su un ulteriore provvedimento legislativo, la cui incostituzionalità è manifesta, per scampare al giudizio nel processo Mills e nel processo diritti televisivi-Mediaset. Già nei giorni scorsi, gli avvocati del (finto) premier erano ricorsi alla pratica dell’ostruzionismo giudiziario iscrivendo a testimoniare al predetto processo Mediaset persone che poi non si sono presentate, causando un nuovo rinvio delle udienze. Questa inesorabile strategia di sottrarsi alla giustizia ha determinato il clima di blocco nel quale versa l’intero paese.

Quello che segue è il discorso del senatore Casson (PD) pronunciato stamane all’Aula. Vengono ribadite le motivazioni dell’opposizione all’ennesiomo provvedimento ad personam.

  • CASSON (PD). Signor Presidente, questo disegno di legge sul legittimo impedimento che voi questa sera approverete contiene delle perle di assurdità logica e giuridica, delle perle di vergogna e dei punti di rottura della legittimità costituzionale in modo palese, in maniera manifesta.

    Per sintesi ripercorro quanto emerso e quanto sarebbe emerso dall’illustrazione dei nostri emendamenti, illustrazione che ci avete impedito con il voto di fiducia.

    Voi imponete una presunzione assoluta di legittimo impedimento che comporterà un blocco dell’attività giurisdizionale, un allungamento dei tempi processuali, la prevaricazione di un potere – quello Esecutivo – su un altro, quello giurisdizionale. Inoltre, voi create una vera e propria prerogativa, un privilegio per i titolari delle funzioni di Governo, prerogativa e privilegio finalizzati a proteggere una singola persona o poche persone dall’esercizio della giurisdizione; privilegio personale creato, inventato mediante una legge ordinaria in spregio assoluto agli articoli 3 e 138 della Costituzione, in spregio soprattutto all’ inderogabile principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e davanti al giudice.

    Si tratta di un ulteriore sfregio alla nostra Costituzione per la palese incongruenza e istituzionale irrazionalità di prevedere un privilegio per reati comuni commessi dal Premier sottratti all’esame del giudice, mentre per i reati commessi e giustificati dall’esercizio della funzione di Governo tale prerogativa non sussiste. Il tutto è ulteriormente aggravato, dolosamente aggravato dalla piena vostra consapevolezza della necessità di una legge costituzionale, come confessato da voi stessi con l’articolo 2 del disegno di legge. Ma ciò richiederebbe per voi troppo tempo e il popolo italiano boccerebbe con referendum questa vostra nefasta iniziativa. Tutto ciò vanificherebbe la necessità – questa sì – per voi assoluta di salvare il Presidente del Consiglio dalle accuse di corruzione e frode.

    Ma ciò che politicamente e socialmente ci preoccupa di più è il fatto che questo disegno di legge, anziché affrontare i veri problemi del nostro Paese (quelli occupazionali, economici, finanziari, imprenditoriali, infrastrutturali e ambientali) è l’ultima trovata per sollevare il Presidente del Consiglio dalle sue responsabilità penali. La XVI legislatura è iniziata con le vostre norme “blocca processi” – volevate bloccare circa 100.000 processi – ed è continuata con il lodo Alfano, con le norme sulle intercettazioni telefoniche per bloccare le indagini della polizia e della magistratura, con il disegno di legge sul processo penale contenente norme ancora una volta finalizzate ad ostacolare le indagini di polizia e magistratura e a tutelare il premier Berlusconi dalla possibilità che la sentenza di condanna per David Mills possa essere utilizzata contro lo stesso Berlusconi.

    Si è continuato con il cosiddetto processo breve, che invece è istituzionalmente lunghissimo, e continuate – e per il momento vi fermate – con il disegno di legge sul legittimo impedimento. Il tutto mentre la giustizia è allo sfascio, mentre state facendo deragliare la macchina della giustizia e mentre gettate fumo negli occhi parlando – solo parlando – di riforma della giustizia come fa il Ministro della giustizia presente in Aula, quando poi ve ne infischiate letteralmente delle nostre proposte, precise e concrete, forse proprio con l’inconfessabile speranza che il nostro sistema giustizia imploda.

    Concludo il mio intervento con una suggestione; suggestione che avete inserito nel disegno di legge al nostro esame, prospettando la necessità di garantire la serenità del Presidente del Consiglio. Provengo da terra veneta, dalla terra della Venezia Serenissima e serenissimo era il nostro Doge. Forse il presidente Berlusconi ha ambizioni o mire dogali o – peggio ancora – principesche, ma ricordiamoci che serenità non ha mai voluto dire irresponsabilità. Il Doge era serenissimo, ma pienamente responsabile. Invece voi volete un premier irresponsabile, impunito, sottratto ai controlli della legge e della Costituzione. Questa è una manifesta rottura della legalità costituzionale. È la negazione dei principi del nostro Stato democratico.

Lista PdL Roma, nuovo stop. Ancora ricorsi al Consiglio di Stato. Berlusconi vuole la Piazza il 20 Marzo. Legittimo Impedimento al voto di fiducia.

Il caso della lista PdL romana si aggroviglia su sé stesso. Il Tar del Lazio ha pubblicato oggi le motivazioni della prima esclusione: il decreto è inapplicabile nella fattispecie poiché il Lazio ha esercitato la propria competenza legislativa concorrente in materia di elezioni attribuitagli in forza dell’art. 122 della Costituzione con la legge 13 Gennaio 2005. Il decreto fa invece, giocoforza, riferimento alla vecchia legge elettorale statale 17 febbraio 1968, n. 108 e alla legge 23 febbraio 1995, n. 43. Molto probabilmente, l’Ufficio Centrale Elettorale della Corte d’Appello di Roma, nella sofferta decisione di oggi di respingere nuovamente la lista PdL ripresentata ieri ai sensi dell’art. 1 comma 4 del decreto salvaliste n. 29/2010, non ha potuto che constatare l’inapplicabilità della norma e respingere la richiesta di riammissione.
Ora tenteranno la via del Consiglio di Stato. Berlusconi preme per portare i propri sostenitori in piazza il 20 Marzo. Oggi l’iter in Senato del ddl sul Legittimo Impedimento, prima ingolfato dagli innumerevoli emendamenti ostruzionistici del PD e di IDV, ha subìto una accelerazione che passa però per due voti di fiducia, poi nella delibera finale del provvedimento. L’aula voterà domani a partire dalle ore 17. Il governo non teme imboscate da alcunché. I finiani stanno tutti in riga per la figuraccia romana.
Diverso il caso del listino Formigoni, riammesso dal Tar lombardo. Oggi sono state depositate le motivazioni:

“Nel merito – scrivono ancora i giudici amministrativi – i ricorsi sono stati ritenuti fondati ed accoglibili alla luce dell’articolo 10 della legge 17 febbraio 1968 n.108 e successive modifiche, che regola l’attività dell’Ufficio centrale elettorale presso la Corte d’appello”. Il Tar spiega che questa norma “regola altresì in modo preciso e puntuale i termini per gli eventuali ricorsi contro le sole eliminazioni di liste o candidati, che i delegati delle liste o dei candidati esclusi possono effettuare entro e non oltre le 24 ore (termine decadenziale)”.

“Consumati tali termini – spiegano ancora i giudici – anche l’Ufficio centrale non ha più alcun autonomo potere di procedere ad un riesame di profili già oggetto di verifica e non censurati dai soli soggetti legittimati (delegati di liste o di candidati eliminati)”. “Pertanto – sottolineano  – nel caso della lista ‘Per la Lombardia’, che era già stata ammessa alla competizione elettorale del 28 marzo del 2010, l’Ufficio centrale aveva ormai esaurito i suoi poteri di controllo e di decisione”.Elezioni, il Tar lombardo conferma riammissione della lista Formigoni | Milano la Repubblica.it

Il Tar non ha considerato il decreto salvaliste, ma ha rilevato che il ricorrente, nella fattispecie, era il delegato di una lista avversa al listino Formigoni che a sua volta contestava il ricevimento della lista medesima. In sostanza, il ricorso era irricevibile. Doveva essere presentato al Tar, immediatamente. L’art. 10 disciplina solo i casi di ricorso contro decisioni di esclusione. L’Ufficio Centrale Regionale non ha escluso la lista Formigoni, l’ha invece accolta in prima istanza. Era pertanto incompetente a giudicare sul ricorso dei Radicali, i quali, a loro volta dovevano ricorrere al Tar.
Il caso dimostra come la giustizia, pur con i suoi lunghi tempi, è autocorrettiva. E che il decreto salvaliste, almeno nel caso lombardo, era assolutamente superfluo.
Questo il testo dell’articolo:

Legge 17 febbraio 1968, n. 108

“Norme per la elezione dei Consigli regionali delle Regioni a statuto normale.”
TITOLO III – Procedimento elettorale
  • art. 10. Esame ed ammissione delle liste – Ricorsi contro l’eliminazione delle liste o di candidati.
    • Contro le decisioni di eliminazione di liste o di candidati, i delegati di lista possono, entro 24 ore dalla comunicazione, ricorrere all’Ufficio centrale regionale. Il ricorso deve essere depositato entro detto termine a pena di decadenza, nella cancelleria dell’Ufficio centrale circoscrizionale. Il predetto Ufficio, nella stessa giornata, trasmette, a mezzo di corriere speciale, all’Ufficio centrale regionale, il ricorso con le proprie deduzioni. L’Ufficio centrale regionale decide nei due giorni successivi. Le decisioni dell’Ufficio centrale regionale sono comunicate nelle 24 ore ai ricorrenti ed agli Uffici centrali circoscrizionali. (fonte: Legge 17 febbraio 1968, n. 108 “Norme per la elezione dei Consigli regionali delle Regioni a statuto normale.”).

Parole Civili contro la scelta di Di Pietro. Il No a De Luca che proviene dal web.

Yes, political! raccoglie l’appello di Parole Civili:

“Parole civili” dice no ad un imputato di reati gravissimi. La società civile si è rotta le palle di questa gente, non li vogliamo! PRETENDIAMO ricambio generazionale, e con persone pulite senza ombra di dubbio.

De Luca si faccia processare e poi una volta risultato pulito come gli auguriamo tornerà a candidarsi dove gli pare. In Italia dei valori anche il figlio del capo si è dimesso quando è stato oggetto di indagine, mi pare logico adesso non appoggiare imputati a processi.

Oggi anche Grillo ha salutato Antonio Di Pietro. Le loro strade si separano? La scelta di Di Pietro rischia di disperdere il patrimonio di consenso raccolto in questi ultimi mesi. Anche il Popolo Viola prende un’altra strada. Domani sarà a congresso, a Roma, al presidio a Piazza Monte Citorio. Deciderà che fare con i candidati “viola” alle prossime regionali. La scelta, vagheggiata dai più, è quella di conservare la natura apartitica del gruppo. E di regolarsi di conseguenza con i partiti, mantenendoli giù dalla ribalta. Così sarà il 27 Febbraio, quando si manifesterà contro il Legittimo Impedimento? Cosa farà IDV? Sarà ancora in grado il partito di Di Pietro a reggere la piazza?

Il Laboratorio Lazio: nasce l’Area Marino. Popolo Viola: nuova mobilitazione contro l’illegittima impunità.

Ieri a Orvieto si è ufficializzata la nascita di un nuovo soggetto politico, tutto interno al PD, che non si chiama "corrente" ma laboratorio: è l’Area Marino che prende il nome di Cambia l’Italia. Riuscirà a cambiare il PD?
Dalla fuoriuscita di Chiamparino, critico in maniera esplicita alla alleanze elettorale PéD-UDC che in Piemonte si è veramente concretizzata e farà da asse portante alla ricandidatura di Mercedes Bresso, alla giornata di ieri si è vagheggiato su giornali e blog della cosiddetta "Terza Via": il progetto di ulivismo partitico di stampo dalemiano, nella sola ottica elettorale e antiberlusconiana, uscito vincente dalle primarie, è miseramente fallito alla prova dei fatti. E dove? Proprio in Puglia e nel Lazio, laddove la segreteria ha mostrato le maggiori difficoltà, dove l’asse PD-UDC si è rivelato sin da subito alieno alla base elettorale.
E allora, alla debolezza della segreteria si è sostituita la risolutezza della base, allargata ai fuori-partito (Bonino, Vendola). L’Area Marino già sapeva tutto ciò. Ignazio Marino si era già espresso negativamente sull’accordo elettorale a "scatola chiusa": prima di tutto vengono i contenuti e i programmi. Lo ha ribadito ieri, al workshop di Orvieto, direttamente in faccia a Bersani.

  • il senatore-chirurgo […] contesta «lo sguardo privilegiato all’Udc, anziché ai contenuti e ai programmi», che è poi quel che serve per «rendere chiara la missione del Pd», mentre oggi «non è chiaro quali siano le priorità del partito». E con il segretario dei Democratici che contesta la lettura dei fatti. «Non stiamo privilegiando l’Udc», risponde Bersani citando a conferma di questo il rapporto con l’Idv e il sostegno del partito alla candidatura nel Lazio di Emma Bonino […] di fronte ai rischi che corre la democrazia italiana io tutti quelli che non sono d’accordo con quel che sta succedendo li vado a cercare, e lavoro per accorciare le distanze. Questa è la sfida, e non si può banalizzarla con minuzie».
  • «Chiediamo maggior ascolto e coinvolgimento – attacca l’ex candidato alla leadership del Pd – e mi domando come possa essere plurale un partito se in segreteria, che è l’organismo dove si prendono le decisioni, non è rappresentata la componente che per noi è la più innovatrice». IWBIil oltre ad avere una rappresentanza in segreteria (il nome su cui punta è quello del consigliere milanese Ettore Martinelli) chiede un partito «trasparente» ma anche dal profilo più netto, concentrandosi sulle «idee»
  • Al segretario non piace un Pd nato «con meccanismo di anarchismo e microfeudalizzazione, trascurando il fatto che senza meccanismo di coesione nessuna associazione può esistere». Ammette anche che le candidature per le regionali «hanno fatto venire i nodi al pettine» e che dopo il voto proporrà una riflessione in particolare sui casi Umbria, Calabria, Puglia («e sul caso D’Alema», gli urla uno dalla platea, e lui: «e vabbè’, possiamo anche semplificare così»).
  • Ma Michele Meta, pur apprezzando le «aperture» ascoltate nell’intervento del segretario, fa notare che la candidatura di Bonino nel Lazio e la vittoria di Vendola alle primarie pugliesi «non sono due incidenti di percorso». Dopo le regionali, per il coordinatore dell’area Marino «si dovrà far tesoro di queste opportunità e lavorare per aprire e accogliere, per costruire un "maxiPd", abbandonando un progetto che allo stato è soltanto una riedizione in miniatura del compromesso storico». (l’Unità – 07-02-2010 – Pagina 3)

Che si parli di maxiPD o di Terza Via poco importa. La realtà è che si formando un bacino politico interessante, un vero e proprio laboratorio che trova nel Lazio il suo fulcro. Qualcosa che va al di là del semplice movimentismo. Si sta creando una nuova cultura politica verso la quale il PD non può che procedere con le braccia aperte. Il PD dovrebbe includere e non escludere, dovrebbe allargarsi, magari con una struttura federativa, che implementi in sé la costellazione post-partitica e movimentista. Bersani non faccia come Di Pietro: abbia la lungimiranza di guardare al futuro e di immaginare un Partito Democratico senza più confini. Dia almeno il segnale, dia il sostegno alla nuova manifestazione del Popolo Viola contro l’Illegittima Impunità.

    • Manifestazione nazionale contro il legittimo impedimento e a sostegno degli organi di garanzia costituzionale

      Siamo persone libere, autonome dai partiti, decise a rilanciare il rinnovamento culturale e politico in questo Paese.
      Rinnovamento gioioso, pacifico e determinato che nasce con il No B Day: l’imponente manifestazione che ha riempito Piazza san Giovanni a Roma il 5 dicembre 2009. La grande festa di democrazia che ha colorato di viola strade e piazze in Italia e nel mondo.

      Noi crediamo che l’approvazione della norma sul legittimo impedimento eleverebbe di fatto un cittadino italiano al di sopra degli altri, e dei principi di legalità: violazione palese della nostra Carta Costituzionale.

      Non è più tempo di indugiare: è ora che tutti ci mettano la faccia. Per questo invitiamo tutti gli esponenti della cultura e dell’informazione, della scienza e dello spettacolo, delle forze democratiche e del lavoro, ad
      aderire e partecipare alla nostra uova iniziativa. 

    • Per questo invitiamo tutti i cittadini alla grande manifestazione di Roma, in Piazza del Popolo, sabato 27 febbraio 2010 dalle ore 14.30.

      A due mesi dal No B Day il rischio per la democrazia è ancora più grande. Perciò torniamo nella piazza, affianco alla Costituzione e a sostegno degli organi di garanzia che essa prevede:

      Nessuna legittimazione per chi attacca i principi della civile convivenza!

      Questo appello è promosso da: Popolo Viola Roma, Presidio Permanente Monte Citorio, Bo.Bi., Blog San Precario, LiberaCittadinanza, pagina Facebook del Popolo Viola

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