Il Parlamento Europeo, in difesa di Internet, vota contro la Commissione: siano resi noti i documenti del negoziato ACTA.

acta

European Parliament strongly opposes ACTA’s democratic deficit | La Quadrature du Net.

Strasburgo, 10 marzo 2010 – Il Parlamento europeo ha approvato una massiccia risoluzione comune con la quale si oppone al processo negoziale in corso per quanto riguarda l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA). Questa risoluzione è una richiamo importante per la trasparenza e il rispetto dei processi democratici. Nelle prossime settimane, il Parlamento avrà l’opportunità di affrontare ulteriormente l’effettivo contenuto del testo negoziato attraverso la dichiarazione scritta 12/2010.

La risoluzione, sostenuta da parte dei cinque principali gruppi politici del Parlamento europeo, sollecita la Commissione a garantire la trasparenza del ACTA attraverso il rilascio dei documenti del negoziato. Si afferma con forza il ruolo del Parlamento nel quadro interistituzionale dell’Unione europea nel rilasciare una dichiarazione “in grassetto”, dicendo che il Parlamento non esiterà a ricorrere alla Corte di giustizia europea per difendere i suoi poteri di co-legislatore.

L’opposizione del Parlamento ad ACTA è anche espressa in una proposta di dichiarazione scritta che contesta il contenuto effettivo dell’attuale testo di ACTA. La dichiarazione scritta 12/2010 individua direttamente i problemi fondamentali di ACTA, come il possibile cambiamento di regime giuridico nella responsabilità degli intermediari Internet. Quest’ultima causerebbe radicalmente un danno alla neutralità della Rete e alle libertà civili, trasformando i fornitori di servizi Internet in una polizia privata e gli ausiliari di giustizia in tutori del diritto d’autore. Con la dichiarazione viene anche chiesto se le misure proposte per l'”enforcement” in sede civile e penale dei brevetti non sarebbero di grave ostacolo all’accesso alla conoscenza e ai farmaci in tutto il mondo.

“Il voto della risoluzione da parte dei 633 deputati contro 13 è un segnale politico per colpire i negoziatori dell’UE e degli Stati membri. Il Parlamento europeo quasi all’unanimità afferma che non intende tollerare ACTA, un processo negoziale poco trasparente. Questa risoluzione è un primo passo importante, e il Il Parlamento ha ora l’opportunità di stabilire chiare linee guida ai negoziatori dell’UE con la dichiarazione scritta 12/2010. Basandosi su questa pietra miliare verso la trasparenza democratica, i cittadini devono chiedere ai colleghi di firmare la dichiarazione scritta, al fine di contrastare le misure in ACTA che mettono in pericolo la natura ‘open’ di Internet “, conclude Jérémie Zimmermann, portavoce del gruppo di difesa dei cittadini di La Quadrature du Net.

Yes, political! ha raccolto l’invito di La Quadrature cu Net: invitiamo i nostri parlamentari europei a firmare la Dichiarazione 12/2010, in difesa di Internet, per la democrazia e la trasparenza degli organi comunitari.

Parlamento Europeo in difesa della libertà di Internet. Invita i parlamentari italiani a firmare la Dichiarazione 12/2010!

Inviatiamo tre dei nostri parlamentari europei a firmare la Dichiarazione 12/2010 per arginare il potere della Commissione Europea in fatto di materia commerciale nell’ambito dei negoziati dell’Accordo Anti-Contraffazione (ACTA), che potrebbe avere conseguenze per la libertà di Internet e nella diffusione dei farmaci nei paesi in via di sviluppo.

Questo il testo ripreso da La Quadrature du Net:

Strasburgo, Marzo 8, 2010 – La dichiarazione scritta 12/2010 relativa all’Accordo Commerciale sulla lotta alla contraffazione (o ACTA, il suo acronimo inglese) è ora aperta alla firma. Deve essere firmata entro tre mesi, da più della metà dei deputati affinché sia adottata. Il Parlamento europeo deve cogliere l’occasione per dimostrare il suo impegno per tutelare i diritti e le libertà. I cittadini europei preoccupati per gli effetti dell’ACTA e che desiderano conservare una rete Internet libera, possono partecipare contattando 3 deputati e invitandoli a firmare la dichiarazione scritta.

La dichiarazione scritta 12/2010 è stata presentata da Françoise Castex (FR, S & D), Alexander Alvaro (DE, ALDE), Stavros Lambrinidis (GR, S & D) e Zuzana Roithova (CZ / PPE). Essa esprime il timore che i negoziati in corso sulla ACTA mettano in pericolo la libertà di espressione, la neutralità di Internet, il diritto ad un equo processo e il diritto al rispetto della privacy e all’accesso ai farmaci nei paesi in via di sviluppo.

La dichiarazione scritta fissa le linee di frontiera da non attraversare per i negoziatori di ACTA, sottolineando che gli “attori” di Internet non devono essere ritenuti responsabili per le azioni dei propri utenti, o essere costretti a controllare e la rete per mezzo di filtri. Il testo è coerente con le raccomandazioni della protezione dei dati europei in una revisione recente, ed è estremamente critico delle disposizioni in corso di negoziato in ACTA.

Una pagina dedicata alla campagna è stata istituita per consentire a ogni cittadino di partecipare alla raccolta delle firme della maggioranza dei deputati. Da Lunedi 8 a Giovedi 11 marzo, questi ultimi si riuniranno a Strasburgo in seduta plenaria. Da oggi fino a metà giugno, le sessioni plenarie saranno il momento ideale per raccogliere le firme.

“Con la firma della dichiarazione scritta 12/2010, i deputati dimostrano il loro impegno per proteggere i cittadini. L’adozione della dichiarazione scritta invierà un segnale forte nei confronti della Commissione e degli Stati membri indicando che il Parlamento non permetterà che la libertà dei cittadini europei sia lasciata in balia di oscuri negoziati diplomatici. Ogni cittadino o ogni organizzazione preoccupata per le possibili conseguenze di ACTA possono partecipare invitando i deputati a firmare la dichiarazione, “afferma Jeremy Zimmermann, portavoce di La Quadrature du Net.

Collecte de signatures sur la déclaration ACTA ! | La Quadrature du Net.

Il testo della dichiarazione:

0012/2010
Dichiarazione scritta sulla mancanza di un processo trasparente e la presenza di un contenuto potenzialmente controverso sull’accordo commerciale anti-contraffazione (ACTA)
Il Parlamento europeo,

– Visto l’articolo 123 del suo regolamento

A. Considerando i negoziati in corso sulla accordo commerciale anti-contraffazione (ACTA)
B. Considerando che il ruolo di co-decisione del Parlamento europeo sul commercio e l’accesso ai documenti negoziali sono garantiti dal trattato di Lisbona
1. ritiene che l’accordo proposto non deve imporre l’armonizzazione della legislazione UE indiretta sul diritto d’autore, brevetti o marchi di fabbrica e che essa deve rispettare il principio di sussidiarietà;
2. ritiene che la Commissione dovrebbe mettere immediatamente a disposizione del pubblico tutti i documenti relativi ai negoziati in corso;
3. ritiene che l’accordo proposto non deve imporre restrizioni sul processo giudiziario o pregiudicare i diritti fondamentali quali la libertà di espressione e il diritto al rispetto della privacy;
4. sottolinea che una valutazione del rischio economico e dell’innvazione dovrebbe precedere l’introduzione di sanzioni penali laddove siano già state introdotte sanzioni civili ;
5. ritiene che i fornitori di servizi Internet, o gli host attraverso il proprio servizio, non devono essere ritenuti responsabili per i dati che essi trasmettono al punto che si renda necessaria una vigilanza preventiva o lo screening di dati;
6. indica che qualsiasi misura atta a rafforzare le competenze in termini di controllo delle frontiere e il sequestro di beni, possono influenzare l’accesso ai farmaci legali, economici e sicuri a livello globale;
7. incarica il proprio Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con i nomi dei firmatari al Consiglio e alla Commissione, ai parlamenti degli Stati membri.

Scrivi sulla Bacheca Facebook di Debora Serracchiani e invitala a firmare la dichiarazione:

Bacheca Facebook Debora Serracchiani

Scrivi sulla fanpage Facebook di Luigi De Magistris e invitalo a firmare la dichiarazione:

Luigi De Magistris Fanpage

Scivi sulla Bacheca Facebook di Sonia Alfano e invitala a firmare la dichirazione:

Bacheca Facebook Sonia Alfano

Sì delle Commissioni della Camera al Decreto Romani. Accolte alcune richieste di modifica.

Nessun problema per le Commissioni Cultura e Trasporti della Camera: lo schema di decreto legislativo sulle televisioni presentato dal viceministro Paolo Romani può essere presentato al Governo, con alcune modifiche. Ieri il viceministro era comparso in Commissione per comunicare la disponibilità del Governo a effettuare alcune modifiche al provvedimento, eccetto che sugli affollamenti pubblicitari. Sono 31 le condizioni e le richieste di modifica. Le Commissioni hanno richiesto alcune modifiche di carattere tecnico:

  • la trassmissione della dichiarazione di inizio attività per la diffusione di contenuti on demand su internet all’Agcom anziché al ministero;
  • sottoporre la Rai unicamente alle norme sulle società di capitali e alla giurisdizione ordinaria.

Per Paolo Romani “c’è stata una discussione molto approfondita. Il governo terrà conto in maniera rigorosa delle condizioni poste, armonizzando i pareri di Camera e Senato che hanno alcune differenze”. Paolo Gentiloni del Pd sostiene che  su quattro nodi principali, due vanno a favore di Mediaset, ovvero la riduzione della pubblicità per Sky e il conteggio dei programmi per il tetto antitrust. Su  Internet  Gentiloni dice che si è “registrato qualche passo avanti, ma insufficiente”.

Il testo contenente le modifiche è ridotto a nove pagine, il cui relatore è Alessio Butti (PdL): in questo testo viene esplicitamente scritto che blog, video amatoriali, giornali online, motori di ricerca e versioni elettroniche delle riviste non sono ricompresi nella nuova disciplina che riguarderebbe solo i nuovi servizi on demand. Viene anche escluso che la responsabilità editoriale possa ricadere sui provider che ospitano o trasmettono contenuti realizzati da altri.

Paolo Gentiloni, lancia l’affondo sul Web: “Regna la confusione: si aggiungono varie definizioni che complicano le cose e non si cancella l’autorizzazione, pur passandola dal ministero all’Autorità”. Rincarano la dose i senatori Pd Luigi Vimercati e Vincenzo Vita, che chiedono di stralciare gli articoli sul Web “che nulla hanno a che fare con la disciplina comunitaria” (fonte: Corriere delle Comunicazioni).

Prima di “deporre le armi”, attenderemo il testo definitivo del decreto.

Libertà della rete è libertà dal conflitto d’interesse.

Il sit-in in Piazza Del Popolo a Roma si è concluso da un paio d’ore, ma non terminerà la vigilanza attiva dei netizen. Poiché a rischio non vi è solo la libertà di espressione, sempre aleatoria in questo paese, ma la principale caratteristica, il tratto distintivo, il dna della rete, del web, ovvero la neutralità. Le mire di Mediaset verso il web come spazio di manovra commerciale sono note oramai da tempo. Mediaset punta a una fetta di Telecom Italia per mirare a una rete messa in sordina dalle normative del governo, in dispregio della rete stessa e dei suoi principi fondanti:

"La network neutrality è definita nel modo migliore come un principio di progettazione. L’idea è che una rete informativa pubblica massimamente utile aspiri a trattare tutti i contenuti, siti, e piattaforme allo stesso modo. Ciò permette alla rete di trasportare ogni forma di informazione e di supportare ogni tipo di applicazione. Il principio suggerisce che le reti informative abbiano maggior valore quando è minore la loro specializzazione – quando sono una piattaforma per usi diversi, presenti e futuri" (Tim Wu).

L’eguaglianza dei contenuti è quello che loro mirano a demolire: l’intento è criminalizzare con l’obiettivo di legittimare interventi legislativi volti a garantire una "corsia preferenziale" per il proprio prodotto.
Per questo Libera Rete in Libero Stato è solo l’inizio del nostro impegno.

    • Dopo aver accertato che l’aggressione di Milano era dovuta al gesto di un povero diavolo, la maggioranza ha sentito l’esigenza di individuare il vero “mandante” del fatto. Sul tavolo degli imputati (oltre a gruppi editoriali e partiti d’opposizione) è stato messo Internet. Descritta come il solito far west, la Rete, viene raccontata in questi giorni come un covo di facinorosi inneggiante all’odio e al rancore. La risposta “emotiva” del governo ai fatti di Milano ha puntato subito tutto sulla censura, per poi, con i giorni, volgere a più miti consigli.

    • Ieri, ci ha raccontato Guido Scorza, si è tenuto un tavolo tecnico tra il Ministro degli Interni e gli operatori della comunicazione (rappresentanza degli utenti esclusa). La buona notizia è che il Governo non ha più intenzione (come pareva qualche giorno fa) di intervenire con un decreto d’urgenza, la cattiva notizia è che continua ad avvertire come una necessità impellente l’intervento di una legislazione più restrittiva che riguardi la Rete.

    • Ciò che il governo sembra non comprendere è l’essenza stessa della Rete, che non è qualcosa di “altro”, ma è semplicemente diventata un aspetto della socialità moderna, della vita, insomma.

    • Internet, infatti, non necessita di una legislazione aggiuntiva, in quanto i reati commessi in Rete (apologia di reato, istigazione a delinquere etc…) sono già perseguibili con le normali leggi dello stato, dentro e fuori da Internet. E’ evidente, dunque, come l’intervento censorio che si vuole mettere in atto in queste ore sia solo un escamotage per normare qualcosa che sfugge al controllo verticale dei poteri tradizionali e si muove per logiche altre, acefale e orizzontali.

    • In un paese governato da un uomo che ha fatto del broadcasting (comunicazione mono-direzionale da uno a molti) la propria ragione di vita politica, la possibilità di comunicare, dibattere e organizzarsi i maniera libera e incontrollata è quanto di più pericoloso possa accadere. Ed è proprio per lo stesso motivo che non possiamo abbassare la guardia. Nel Paese del conflitto d’interesse non possiamo, non dobbiamo più farci trovare impreparati.

    • Stavolta, prima che altri conflitti d’interesse sopraggiungano, dobbiamo intervenire. Per questo oggi è importante partecipare al sit in “LIBERA RETE IN LIBERO STATO” che si terrà in PIAZZA DEL POPOLO ALLE 17.00.

       

    • Tre le richieste della piazza:

      1 -Libertà della Rete (contro la proroga del decreto Pisanu)

      2- Diritto alle infrastrutture della Rete (Internet come diritto umano)

      3- Diritto alla neutralità della Rete (contro i nuovi conflitti d’interesse)

    • "Libera rete in libero stato": con questo slogan  si è svolta a Piazza del Popolo a Roma una manifestazione, conferenza stampa e poi sit in, per riaffermare la necessità che l’accesso alla rete resti libero. Hanno partecipato l’avvocato Guido Scorza, Alessandro Gilioli, Gianfranco Mascia per il ‘Popolo viola’, Giuseppe Civitati della Direzione del Pd.

    • le adesioni, fra le quali: Micromega, Articolo 21, Idv, Verdi Rifondazione Antonio di Pietro  e il sen. Marino, la Federazione della sinistra e altri ancora, senza contare le oltre 11 mila adesioni via internet.

    • Internet, finché svincolato da ingerenze di qualsiasi natura, è un cardine di una sana democrazia contemporanea

    • "Noi non sappiamo – aggiungono – se la diffidenza e la conflittualità verso la rete dell’attuale governo sia causata anche dal fatto che il premier è il maggiore imprenditore privato di una piattaforma di comunicazione diversa (la televisione), alla quale il web sta sottraendo in tutto il mondo cospicui investimenti pubblicitari.

    • non vogliamo che eventuali investimenti sulla rete siano collegabili con il ventilato ingresso del gruppo Mediaset sul web o direttamente negli assetti proprietari Telecom

    • La neutralità e l’indipendenza della rete italiana devono essere preservate dai possibili interessi del gruppo, che appartiene al Presidente del Consiglio

    • In Italia – dove si sono investiti centinaia di milioni per il passaggio al digitale terrestre – di possibili leggi sul web si parla solo in senso restrittivo

    • il Governo deve pensare ad incentivazioni anche economiche e fiscali per la diffusione Internet e della banda larga, tanto per gli utenti quanto per le imprese."

    • quattro punti

    • la differenza fra il web e il mondo reale è che non ci sono più destinazioni fuori portata, tutto e trasparente nel bene e nel male;

    • Internet non è una moda, un luogo di ritrovo per giovani, un ghetto per sociopatici. E al contrario un grande mezzo di conversazione globale, che offre a tutti la possibilità di partecipare;

    • per questo lo Stato dovrebbe promuoverne la diffusione, incentivando la crescità delle opportunità di accesso al web;

    • Internet, insomma, finché svincolato da ingerenze è un cardine della democrazia

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Libertà di rete, libertà di blog, i titoli sospetti dei giornali.

Leggete su Articolo 21 – Libera Rete in Libero Stato l’incipit del post di Tania Passa:

L’attacco alla rete da parte dell’esecutivo di destra inizia mesi fa, attraverso un tam tam mediatico televisivo/estivo sugli effetti collaterali di internet, ovviamente a suon di talk senza alcuna validità scientifica; hanno sfilato psicologi che mettevano in guardia dall’internetdipendenza , ed è poi proseguito con l’allerta Alfaniana di ottobre sui gruppi che inneggiavano contro B. su facebook, fino ad arrivare ai vari pdl di Pecorella e Carlucci sull’equiparazione del web alle leggi sull’editoria, con il finale sul “livestreaming” di Romani, un’autorizzazione al Governo per ogni sito o blog che trasmetta video in diretta come se fosse una televisione commerciale. […] è proprio la logica il vero bug del rapporto della politica, sia di destra che di parecchia opposizione, con il web. Come tutti i processi culturali il potere se non li comprende allora preferisce abbatterli, in questo caso tacciandoli di terrorismo e nefandezze varie, ed è così che sono nate le folli idee di mettere filtri al web di Maroni o le affermazioni del Consigliere Innocenzi dell’Agcom che, al seminario Bordoni affermava speranzoso l’auspicio che dall’estero arrivassero fondi per finanziare la rete. E chi, supponiamo noi,  se non i soliti amici Berlusconiani dell’Egitto o della Dacia? Non è da sottovalutare poiché consegnare le dorsali web agli “ amici” per avere il controllo degli ip sarebbe mostruoso.

Poi, navigando sul web, potreste imbattervi in titoli come questi:

Secondo Repubblica – sì, avete letto bene, Repubblica – esisterebbero intere schiere di ragazzini dopati dal Social Network più pericoloso d’Italia. L'”emergenza” è arrivata a tal punto che si starebbero organizzando ovunque “centri di disintossicazione”. Un vero colpo della disinformazione. Proprio nei giorni in cui Facebook è additato dal Potere come centro di sovversione e Emilio Fede, durante il suo anti-Telegiornale, pubblica il risultato di un televoto secondo il quale il 73% degli intervenuti vuole la chiusura di questo covo di terroristi mediatici. Si direbbe che è spazzatura, spazzatura televisiva e pure indifferenziata.

E’ un dramma vero, questo vi dicono i tg di regime. Mescolano Facebook e pedofilia, molestie, stalking e social network, come già fece l’on. Carlucci con tutto il web nel suo famoso disegno di legge. La criminalizzazione del web continua, anche su La Stampa.it, dove si sceglie invece un’ottica comparativa, titolando come segue:

Obama nomina un supervisore del Web. Sentito? Anche Obama censura Internet. Quindi, un lettore qualsiasi che non clicca sul titolo e non approfondisce il tema con la lettura integrale dell’articolo, cosa percepisce? Egli è portato a credere che sia lecito censurare la rete, poiché anche in USA hanno gli stessi problemi, capisce che si tratta di un’emergenza planetaria: sul web si delinque, perciò è necessaria la regolamentazione. Peccato che la nomina dello “cyberzar” sia motivata da altre ragioni. Basterebbe proseguire a leggere il testo:

    • Obama nomina uno zar per il Web – LASTAMPA.it
      • L’esigenza di nominare un responsabile per la “cybersicurezza” era diventata particolarmente urgente in considerazione della vulnerabilità ad attacchi informatici dei sistemi bancari, militari e delle comunicazioni in generale. L’ultimo e più eclatante episodio in ordine di tempo era stato l’oscuramento di Twitter da parte di alcuni hacker iraniani […] Secondo quanto rivela il New York Times, dopo un lungo braccio di ferro tra interessi politici, militari, di intelligence e d’affari, è stata decisa la nomina di Howard Schmidt. Il “cyberzar”, come è stato definito, farà capo al National Security Council, il principale organo che si occupa delle questioni di sicurezza nazionale, e avrà l’opportunita di riferire direttamente a Obama.

    Perché questa strategia comunicativa? Ma Obama che nomina il cyberzar ha in vista la sicurezza della rete, mentre gli interventi legislativi nostrani hanno solo in vista il suo controllo. Scambiano la sicurezza con il controllo. E il controllo lo esercitano reprimendo la libertà d’espressione:

    «Sono sempre stato uno strenuo sostenitore di Internet e dell’assoluta mancanza di censura». (Barack Obama, discorso agli universitari cinesi, Shanghai, 16 novembre 2009).

    Non solo, mentre La Stampa relega il video dell’intervento di Joi Ito, CEO di Creative Commons, noto per le sue idee libertarie in fatto di rete e condivisione, a un trafiletto – poi rimosso – della main page (fra l’altro il video non ha i sottotitoli né il doppiaggio tradotto, quindi è fruibile solo da chi padroneggia bene l’inglese), nella pagina “Tecnologia” riprendono il medesimo allarme riportato da Repubblica, ovvero la pericolosa “dipendenza” da Facebook:

    Che dire? Allarmi troppo tempestivi e sospettosamente in sincrono con l’attacco dei politici italiani all’indomani dei fatti di Piazza Duomo.

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    Libera rete in Libero Stato. Roma, 23 dicembre. Link utili.

    MERCOLEDI 23 DIC DALLE ORE 17,00 ALLE ORE 19,00

    ROMA – PIAZZA DEL POPOLO

    FALLO ANCHE TU NELLA TUA CITTA’!!!

    “LIBERA RETE IN LIBERO STATO”
    Questi i contatti su FB: http://www.facebook.com/event.php?eid=210026801249&ref=ts
    http://www.facebook.com/pages/Libera-Rete-in-Libero-Stato/237964836258?ref=share

    – Istituto per le politiche dell’innovazione
    http://www.politicheinnovazione.eu

    – Diritto alla Rete
    http://www.dirittoallarete.it

    – il Popolo Viola
    http://www.ilpopoloviola.it

    Su Yes, political! la diretta streaming, forse… Seguiranno aggiornamenti.
    L¹idea è quella di sdraiarsi per terra e con un gessetto rifare la propria sagoma, con scritto sopra il nome del proprio sito o blog (segui su Viol@zioni).

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      • Libera Rete in libero Stato

        Internet è una piazza libera. Una sterminata piazza in cui milioni di persone si parlano, si confrontano e crescono.

        Internet è libertà: luogo aperto del futuro, della comunicazione orizzontale, della biodiversità culturale e dell’innovazione economica.

        Noi non accettiamo che gli spazi di pluralismo e di libertà in Italia siano ristretti anziché allargati.

        Non lo accettiamo perché crediamo che in una società libera l’apertura agli altri e alle opinioni di tutti sia un valore assoluto.

        Non lo accettiamo perché siamo disposti a pagare per questo valore assoluto anche il prezzo delle opinioni più ripugnanti.

        Non lo accettiamo perché un Paese governato da un tycoon della televisione ha più bisogno degli altri del contrappeso di una Rete libera e forte.

        Non lo accettiamo perché Internet è un diritto umano.

        Libera Rete in libero Stato.

        «Sono sempre stato uno strenuo sostenitore di Internet e dell’assoluta mancanza di censura».
        (Barack Obama, discorso agli universitari cinesi, Shanghai, 16 novembre 2009)

        Questo il gruppo su Facebook dell’iniziativa, questa la pagina per l’evento.

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      • E’ ufficiale: mercoledì 23 dicembre piazza del Popolo sarà “occupata” da una manifestazione per la libertà di internet. Libera Rete in libero Stato è lo slogan.
      • Il sit-in è stato promosso dall’Istituto per le politiche dell’innovazione di Guido Scorza
      • Nel manifesto si legge: “Internet è una piazza libera e sterminata in cui milioni di persone si parlano, si confrontano e crescono: Internet è la libertè, il luogo aperto del futuro, della comunicazione orizzontale, della biodiversitè culturale e dell’innovazione economica.
      • Noi non accettiamo che gli spazi di pluralismo e di libertà in Italia siano ristretti anziché allargati. Non lo accettiamo perché crediamo che in una societè libera l’apertura agli altri e alle opinioni di tutti sia un valore assoluto.

        Non lo accettiamo perché siamo disposti a pagare per questo valore assoluto anche il prezzo delle opinioni più ripugnanti. Non lo accettiamo perché un Paese governato da un tycoon della televisione ha più bisogno degli altri del contrappeso di una Rete libera e forte. Non lo accettiamo perché Internet è un diritto umano“.

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    Censurare Internet, il Governo prepara il decreto.

    Così i fan di Tartaglia su Facebook hanno innescato la reazione governativa che testé ha rispolverato una serie di misure che il Ministro dell’Interno teneva nel cassetto, misure inapplicabili, pena la limitazione della libertà d’espressione, ovvero della libertà di internet.
    Ecco cosa studia Maroni:
    – attribuzione al Gip e non al Pm del compito di avviare la procedura giudiziaria;
    – sanzioni pecuniarie;
    – filtri alla libera navigazione.
    Ora, quali diritti viola l’attribuzione al Gip di questa competenza? Il diritto alla difesa è garantito? Le sanzioni pecuniarie saranno applicate come provvedimento amministrativo, quindi a prescindere dal giudizio di un Tribunale, oppure verrà garantito il diritto a un giusto processo? Iil decreto rispetterà il quadro normativo definito recentemente dal Parlamento Europeo attraverso il Pacchetto Telecom e il famigerato Emendamento 138? I filtri sono sostanzialmente censura. Vietano all’utente, al netizen, di frequentare liberamente il web, ovvero di scegliere i siti e i contenuti che più preferisce.
    L’articolo di Michele Ainis pubblicato su La Stampa.it pone in luce alcuni aspetti significativi che meritano di essere sistematizzati qui di seguito:

    • tre fattori per parlare di libertà d’espressione che minaccia la libertà e la dignità personale

    – posizione del parlante;
    – il mezzo che si usa per parlare;
    – dipende da cosa dico;

    • due condizioni:

    – sussistenza di una specifica intenzione delittuosa;
    – pericolo immediato.

    Le domande da porsi a questo punto sono le seguenti: 1) la posizione dei fan all’interno dei gruppi su Facebook che inneggiano a Tartaglia, quale è? Quella di semplici individui che chiacchierano come se fossero al bar, oppure di persone che rivestono una determinata responsabilità? 2) Il mezzo scelto, ovvero Facebook, ha davvero attendibilità? Una minaccia al (finto) premier scritta su Facebbok ha lo stesso valore di una lettera minatoria o di una informativa del servizio segreto che annuncia attentati contro di lui? 3) la minaccia può davvero essere raccolta e trasformata in azione? 4) Esiste cioè l’intenzione concreta di procurare un danno? E il pericolo è imminente?
    Naturalmente la risposta è implicita nella superficialità di un mezzo come Facebook. I rapporti che si formano nel social network non è detto siano rapporti di amicizia effettivamente praticati. L’amicizia su Facebook può significare semplice affinità. Magari pure di migliaia di persone che mai si sono viste in faccia, e mai si vedranno. E pure ciò che si dice può non avere il valore di una espressione seria ed essere puramente occasionale, priva di profondità e di ragionamento; in una parola, futile. Questo dovrebbero cercare di considerare, i titolari dell’esecutivo. Dovrebbero dare il giusto peso alle parole, e verificare quando esse preludono all’azione. Sul web, la parola è quasi sempre scissa dall’azione. E la condanna solo sulla base di una parola, è una condanna preventiva che ricorda i peggiori regimi politici.

      • Giovedì il Consiglio dei ministri esaminerà nuove, più rigide norme sulle manifestazioni e su internet. Lo ha annunciato il ministro degli Interni Roberto Maroni, parlando di "misure più adeguate e urgenti" per cui è ipotizzabile che il governo agisca per decreto

      • Tra i provvedimenti in esame, a quanto è dato di sapere, ci sarebbero: l’attribuzione al Gip del compito di adottare provvedimenti cautelari quando si ravvisi l’urgenza di un intervento, sanzioni pecuniarie per chi commette in rete istigazione a delinquere e apologia di reato e persino il tentativo di rendere più difficoltosa la navigazione sul web verso quei siti che istigano alla violenza o fanno apologia di reato, attraverso una serie di filtri

      • sarebbero state messe sul tavolo tutte le difficoltà di un intervento che andrebbe ad incidere, come ha ammesso lo stesso ministro, sulla libertà personale e sulla privacy dei cittadini, arrivando dunque alla conclusione che l’unica possibilità concreta è quella di cercare di rendere più difficoltosa la navigazione verso certi siti

      • dove i "filtri" già esistono (come in Cina, in Iran negli Emirati Arabi Uniti) la navigazione verso quei siti diventa impossibile. Nel caso di Facebook, ad esempio, per rendere irraggiungibile una singola pagina, si finirebbe per mettere off limits l’intero network

      • ruolo del Gip, il suo intervento sarebbe ipotizzato nei casi in cui c’è la necessità di evitare che sul web si compiano attività di istigazione a delinquere e apologia di reato. L’informativa degli investigatori che monitorano costantemente la rete non arriverebbe più ai pm ma direttamente ad un giudice che, con un provvedimento motivato, ordinerebbe agli amministratori la chiusura del blog, del sito o del gruppo

      • Lo squilibrato che ha ferito Berlusconi raccoglie 50 mila fan tra i navigatori della Rete. Significa che la Rete è a sua volta squilibrata? Significa che ha urgente bisogno di una camicia di forza, o almeno d’una museruola? Calma e gesso, per favore. E per favore smettiamola d’invocare giri di vite e di manette sull’onda dell’ultimo episodio che la cronaca ci rovescia addosso.

      • come ha scritto il giudice Holmes nella sua più celebre sentenza, vecchia ormai di un secolo – la tutela più rigorosa della libertà d’espressione non proteggerebbe un uomo che gridasse senza motivo «al fuoco» in un teatro affollato, scatenando il panico. Insomma, dipende

      • dipende dall’intreccio di tre fattori differenti

      • In primo luogo, gioca la posizione del parlante. Altro è se racconto le mie ubbie agli amici raccolti attorno al tavolo di un bar, altro è se le declamo a lezione, soffiandole all’orecchio di fanciulli in soggezione davanti alla mia cattedra

      • nei manuali di diritto si distingue tra «manifestazione» ed «esternazione» del pensiero. La prima è una libertà, riconosciuta a ogni cittadino; la seconda è un potere, vale per i cittadini investiti di pubbliche funzioni, e ovviamente copre uno spazio ben più circoscritto. Ma non c’è potere in Internet. C’è solo libertà

      • In secondo luogo, dipende dal mezzo che uso per parlare. Il medesimo aggettivo si carica d’assonanze ora più forti ora più fioche se lo leggo su un giornale che ho scelto d’acquistare, oppure se mi rimbalza dentro casa quando accendo la tv. Ma è un’edicola la Rete? No, e non ha nemmeno l’autorità dei telegiornali. È piuttosto una piazza, sia pure virtuale. Un luogo in cui si chiacchiera, senza sapere bene con chi stiamo chiacchierando

      • Le chiacchiere, poi, hanno sempre un che d’aereo, di leggero

      • sono sempre parole in libertà. Meglio: sono lo specchio dei nostri umori, dei nostri malumori. Sbaglieremmo a infrangere lo specchio

      • E in terzo luogo, certo: dipende da che cosa dico. Se metto in palio mille dollari per chi procurerà lo scalpo di Michele Ainis, probabilmente offendo la legge sulla tutela degli scalpi, e in ogni caso lui avrebbe qualcosa da obiettare. Ecco infatti la soglia tra il lecito e l’illecito: quando la parola si fa azione, quando l’idea diventa evento

      • a due condizioni, messe nero su bianco da decenni nella giurisprudenza americana: che vi sia una specifica intenzione delittuosa; che sussista un pericolo immediato

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