La Quadrature du Net lancia l’allarme: ACTA, pronto l’attacco a Internet.

 


L’ACTA, l’Accordo Commerciale Anti-Contraffazione, verrà negoziato in questi giorni a Città Del Messico fra l’Unione Europea, USA, Australia, Canada, Giappone, Corea del Sud, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore e Svizzera. I governi di questi paesi (per la UE sarà presente la Commissione capitanata da Barroso) tratteranno fra di loro, con l’assenza della Cina, le regole del commercio in tema di contraffazione. Imputato d’eccellenza, Internet e le reti dello scambio peer-to-peer che tanto danno provocano alle entrate miliardarie delle major dell’intrattenimento.

L’approccio di fondo sarà quello di imporre un accordo forzoso fra gli ISP (Internet Service Provider) e detentori di diritti attraverso pratiche di filtraggio, disconnessioni, rimozione dei contenuti contestati. Con ACTA si vuole rendere responsabili gli ISP delle infrazioni al diritto d’autore commesse dai loro utenti.

La Quadrature du Net, l’associazione francese che lotta per la libertà di Internet e per il riconoscimento dei diritti dei netizen, ha oggi lanciato l’allarme e chiamato a raccolta il popolo del web per combattere questo ennesimo attacco alla neutralità della rete.

ACTA attaque l’Internet! Attaquons ACTA! | La Quadrature du Net.

Parigi, gennaio 25, 2010 I negoziati relativia all’accordo Anti-Counterfeiting Trade (ACTA) si terranno dal 26 al 29 gennaio in Messico. L’obiettivo di ACTA è quello di controllare Internet, pur evitando accuratamente il processo democratico. Negoziatori non eletti agli ordini dell’industria dello spettacolo attaccano l’essenza stessa di Internet. Attacchiamo ACTA! Sveliamo i suoi negoziatori per metterli fronte alle loro responsabilità.

Dal 26 al 29 gennaio, i rappresentanti di una manciata di paesi (compresa l’Unione europea, rappresentata dalla Commissione) si riuniranno in Messico per decidere il futuro di Internet e di altre questioni quali l’accesso ai farmaci. Senza il controllo proprio di una organizzazione democratica e la supervisione democratica, le condizioni sono ideali per le lobby di intrattenimento per realizzare il loro sogno: imporre un regime di diritto d’autore sostanzialmente inadeguato per il controllo di Internet e l’accesso libero alla conoscenza. Più di 80 organizzazioni non governative di tutto il mondo (compresi Consumers International, Reporter senza frontiere, la Free Software Foundation e la Electronic Frontier Foundation) hanno siglato una lettera aperta di forte opposizione all’ACTA.

L’analisi finale della Commissione europea rivela l’intenzione del testo: un accordo imposto  ma “volontario” tra ISP e detentori dei diritti, al fine di combattere per via extra-giudiziaria le violazioni del diritto d’autore con una risposta lgraduale, il filtraggio o la cancellazione automatica dei contenuti. Per costringere i commercianti ad accettare tali restrizioni, ACTA li renderà responsabili delle infrazioni del diritto d’autore effettuate dai loro utenti.

“Con la creazione di questa incertezza giuridica per gli operatori di Internet, l’ACTA li obbliga a cedere sotto la pressione delle industrie dello spettacolo. ACTA richiederà ai fornitori di accesso a Internet di filtrare e rimuovere i contenuti e i servizi, trasformandoli in ausiliari di polizia e digiustizia privata. Non possiamo permettere che le restrizioni sui diritti e le libertà fondamentali siano imposti da soggetti privati. Tali modifiche del diritto penale da parte dei governi stessi, nell’oscurità più totale, mostra come le persone che stanno dietro ad ACTA odiano la democrazia “. sostiene Jérémie Zimmermann, portavoce di La Quadrature du Net.

La Quadrature du Net invita ogni cittadino a partecipare alla consapevolezza dei pericoli di ACTA (vedi Policy Brief ) e a mettere i suoi negoziatori dinanzi alle loro responsabilità. Una pagina dedicata alla campagna partecipativa è prevista per questo scopo.

“Seguendo le industrie della musica e del cinema, dei negoziatori non eletti sono in procinto di decidere il futuro di Internet. Dobbiamo ritenerli responsabili e garantire che essi si assumano le conseguenze delle loro decisioni.” conclude Geremia Zimmermann.

Decreto Romani, se pensano che il Web stia a guardare.

Opera di Anthony Lister, Hero Hostage

La Videocrazia che ci governa è pronta a varare il decreto anti-Internet, il decreto Romani, con il quale, cogliendo l’occasione data dal recepimento a mezzo di legge-delega della direttiva europea 2007/65/CE che regolamenta il settore degli audiovisivi, si impone una normativa rigida ai siti internet che pubblicano video. Un vero e proprio attacco a Google, proprietaria di Youtube, e a tutti i siti di videohosting. Ivi compresi quei blog che pubblicano materiale video “a contenuto non casuale”. Ovvero, se pubblicate un post in cui inserite l’embed di un video – per esempio – di Minzolini, al solo scopo di farne una critica, potreste, secondo il decreto, essere colpiti dalla mannaia dell’Authority delle Telecomunicazioni, perché la vostra testata non ha alcuna registrazione, e per violazione del copyright.

Censura? Di fatto, con l’estensione del concetto di “servizio media audiovisivo” a tutti i mezzi che “trasmettono non occasionalmente immagini” si mettono sullo stesso piano la RAI e un videoblog. Il decreto inoltre intende estendere la responsabilità editoriale ai blog che hanno contenuto multimediale – perciò a tutti i blog, poiché tutti i blog possono avere contenuto multimediale. Non contenti di ciò, riprovano a attribuire responsabilità ai provider per i contenuti pubblicati da terzi nei servizi di videohosting.

Tutto si gioca all’interno di norme ambigue: da un lato negano l’equiparabilità videoblog-media tradizionale, dall’altro includono tutti i contenuti video “non meramente accidentali”.
Senza una “levata di scudi” del Parlamento, il decreto diverrà effettivo a partire dal 4 Febbraio prossimo: ma se l’esame in Commissione ponesse all’attenzione dei parlamentari le due violazioni gravi commesse in questo caso dal governo, e cioé l’eccesso di delega – la legge delega licenziata dalle Camere è di sole undici righe e incarica il governo di approntare un testo di decreto al fine della sola recezione delle direttiva, mentre l’atto del governo istituisce una normativa innovativa senza nemmeno passare per la discussione parlamentare; e due) il decreto legislativo eccede la medesima direttiva che intende recepire, intervenendo nella disciplina di Internet e stabilendo inoltre un ruolo di Controllore del Web – l’AGCOM – senza prevedere alcuna tutela nei confronti del diritto del netizen o del provider a difendere le proprie prerogative dinanzi a un giudice terzo. Infatti il decreto Romani non è armonico ai principi introdotti dalla normativa europea facente parte del cosiddetto “Pacchetto Telecom”, pertanto una sua eventuale approvazione aprirebbe la strada per un ricorso alla Corte di Giustizia Europea. C’è già chi invia appelli al Presidente della Commissione Europea Barroso.

Ma il web resterà guardare? La normativa introdotta dal decreto farebbe da sponda per eventuali richieste da parte di AGCOM di oscuramenti di siti. AGCOM vorrebbe essere l’HADOPI francese, ma senza giudici fra i piedi. Agirebbe come agisce già ora, alla maniera di un arbitro, stabilendo sanzioni e disponendo restrizioni. L’inerzia che l’AGCOM ha sempre riservato al caso Retequattro certamente non avrà seguito, il web sarà perseguito con inusitata solerzia. Eppure la rete ha i mezzi per superare sia le disconnessioni, che gli  oscuramenti. Se la censura cinese schricchiola, figurarsi quella italiana. Da un lato alcuni anticorpi alla tagliola berlusconiana già stanno sorgendo sui giornali stranieri (Report senza Frontiere già parla di ulteriore riduzione della libertà d’espressione in Italia); e dall’altro lato, i server proxy rappresentano una valida strategia per aggirare gli oscuramenti dei siti. Se pensano che il web si fermi al loro divieto, si sbagliano di grosso.

Testo Integrale del Decreto Romani

    • In questo decreto c’è l’equiparazione dei siti web alle Tv, che come dice Marco Pancini, dirigente di Google Italia: “ha una conseguenza importante: disapplica, di fatto, le norme sul commercio elettronico in base alla quale l’attività dell’hosting service provider, cioè del sito che ospita contenuti generati da terzi, va distinta da quella di un canale tv, che sceglie cosa trasmettere. Significa , distruggere il sistema Internet”.
    • I provider sarebbero responsabili dei contenuti pubblicati sul web, e dovrebbero rimuovere quelli che violano il diritto d’autore, pena una sanzione, che potrebbe arrivare a 150 mila euro per ogni richiamo.
      Dopo il decreto Levi (ritirato), l’emendamento D’Alia (abrogato), Il Ddl Carlucci per togliere l’anominato in rete (arenato alla Commissione Trasporti), eccoci di nuovo con un bavaglio per internet.
    • Con Il Decreto Legislativo Romani , chi ha un collegamento internet, rischia di dover pagare anche il Canone RAI.
      Una cosa assurda!!!
    • L’Agcom diventerà “sceriffo” della Rete, perchè dovrà vigilare che i siti web rispettino davvero le regole del diritto d’autore.
    • In questo decreto c’è un eccesso di delega : a fronte di una legge delega di 11 righe, contiene di fatto, in una ventina di articoli e 35-40 pagine, una riforma radicale delle norme italiane su tv e Internet.
  • L’Italie censure la diffusion de vidéos sur Internet, Audiovisuel – Information NouvelObs.com

    • il governo del Presidente del Consiglio ha preparato la bozza di un decreto che renderebbe obbligatoria la verifica preliminare dei video caricati dagli utenti su siti quali Youtube, di proprietà di Google, e la francese Dailymotion, così come su blog e siti di informazione online
    • Google, le organizzazioni per la tutela della libertà di stampa e i gestori di servizi di telecomunicazioni chiedono modifiche alla bozza di decreto per evitare che il provvedimento, dall’iter breve, entri in vigore già il 4 febbraio
    • il decreto limiterebbe la libertà di espressione e renderebbe obbligatorio il compito, tecnicamente molto impegnativo, se non impossibile, di monitorare ciò che ogni singolo individuo carica su internet
    • Secondo Reporter Senza Frontiere il provvedimento potrebbe costringere i siti internet a dover richiedere delle licenze per operare in Italia
    • il controllo dovrebbe essere svolto da “una authority”, senza ulteriori particolari, sollevando domande fra i difensori della libertà di stampa riguardo le modalità con cui potrebbe venire implementato
    • Reporter Senza Frontiere ha reso noto in un comunicato di questa settimana che le bozze di decreto allo stato attuale “rappresentano un’altra minaccia alla libertà d’espressione in Italia.”
    • La bozza di decreto è stata redatta a metà dicembre, più o meno mentre l’impero mediatico fondato da Berlusconi annunciava una richiesta per danni di almeno 779 milioni di dollari [500 milioni di euro ndT] nei confronti di Youtube e Google per presunto uso improprio di video che aveva prodotto. La mossa è una risposta a una direttiva dell’Unione europea del 2007 volta a creare una normativa per i media, ma solo l’Italia l’ha interpretata col significato di mettere in difficoltà le società su Internet.
    • Il decreto sfida anche e per sua stessa natura il modello d’affari adottato da Youtube, condiviso anche da altre piattaforme che offrono servizi di hosting, basato sulla facoltà data agli utenti di caricare video senza essere controllati
    • Questo principio è al centro del processo di Milano nel quale 4 funzionari di Google sono stati accusati di diffamazione e violazione della privacy per aver consentito che venisse reso pubblico in rete un video nel quale un giovane autistico era oggetto di abusi. Google ha affermato di aver rimosso il video il più velocemente possibile. La sentenza è attesa nelle prossime settimane e i funzionari rischiano la prigione
    • Il decreto potrebbe anche fornire uno strumento per occuparsi in maniera veloce dei ‘gruppi d’odio’, come quelli che hanno lodato l’aggressore di Berlusconi, spuntati come funghi su Facebook
    • “Se io sono la BBC e sto usando il web per trasmettere la mia IPTV (Internet protocol TV), sono nel campo di applicazione della direttiva. Se io sono un utente che invia su Youtube il video del compleanno di suo figlio, non sono sotto il campo di applicazione della direttiva,” ha affermato venerdì Marco Pancini, consigliere senior per le politiche europee di Google Italia

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