La mia prima Richiesta di Rettifica

Oggi ho ricevuto la prima richiesta di rettifica da parte di una persona citata in uno dei miei testi, peraltro del 2009, quando avevo appena cominciato. Tale persona, per mezzo di proprio avvocato, ha paventato la querela con risarcimento danni (150 mila euro, la richiesta) se io non avessi provveduto entro 24 ore alla censura del testo.

Quindi, lo ripeto a caratteri cubitali: CHI LEGGE PUO’ CHIEDERE RETTIFICA A MEZZO E-MAIL (vedere pagina ‘Contatti’) SENZA RICORSO AD AVVOCATI (QUESTO NON E’ UN GIORNALE!!! E NON CI SONO SOLDI, OK?) SENZA ASPETTARE CINQUE ANNI, MAGARI.

Ora non chiedetevi più perché scrivo meno.

#grazieAgcom

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Il Parlamento Europeo cancella #ACTA

Tratto dal sito del Parlamento Europeo:

Il Trattato anti contraffazione ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) è stato respinto mercoledì dal Parlamento europeo e pertanto, per quanto riguarda l’Unione europea, non sarà legge. È stata la prima volta che il Parlamento ha esercitato le sue nuove competenze in materia di trattati commerciali internazionali. 478 deputati hanno votato contro ACTA, 39 a favore e 165 si sono astenuti.

Sono molto felice che il Parlamento abbia deciso di seguire la mia raccomandazione di respingere ACTA", ha affermato il relatore David Martin (S&D, UK) dopo il voto, ribadendo le sue preoccupazioni su un trattato troppo vago e aperto a interpretazioni erronee. Tuttavia, ha aggiunto il relatore, l’UE deve trovare vie alternative per proteggere la proprietà intellettuale "Sosterrò sempre le libertà civili rispetto alla protezione del diritto di proprietà intellettuale ", ha aggiunto.

Christofer Fjellner (PPE, SE), fra i sostenitori principali di ACTA in seno al PPE, ha chiesto, prima della votazione in plenaria, di rinviare il voto in attesa del giudizio della Corte di giustizia europea sulla compatibilità del trattato col diritto comunitario. Il Parlamento ha respinto la richiesta e una forte minoranza si è alla fine astenuta sul voto sul consenso al trattato.

Una forte pressione dell’opinione pubblica

Durante la discussione su ACTA, il Parlamento è stato oggetto di una pressione diretta e senza precedenti da parte di migliaia di cittadini europei che hanno chiesto la bocciatura le testo, con manifestazioni per strada, e-mail ai deputati e telefonate ai loro uffici. Il Parlamento ha anche ricevuto una petizione firmata da 2,8 milioni di cittadini di tutto il mondo che chiedeva la stessa cosa.

L’accordo ACTA, che è stato negoziato tra Ue, Stati Uniti, Australia, Canada, Giappone, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore, Corea del Sud e Svizzera, è stato concepito per rafforzare l’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale. Il voto di mercoledì significa che né l’UE né i suoi Stati membri potranno far parte dell’accordo.

Il Blog Beppe Grillo sotto attacco Ddos e Anonymous si spacca

Da ieri pomeriggio i server che ospitano il blog del fondatore del Movimento 5 Stelle sono andati sotto attacco DdOS, Denial of Service. Non è un fatto nuovo: già nel 2007 il blog di Grillo fu “defacciato”. D’altronde Grillo non è un campione della difesa del libertarismo digitale, anzi egli si nutre di copyright e spesso non cita le sue fonti, quindi per certi versi è “attaccabile”.

Il Tango Down odierno dovrebbe essere invece opera del gruppo di hacker Anonymous, ma la primaria rivendicazione che circola in rete viene contestata dal profilo twitter di @anonita, gli Anonymous italiani ufficiali:

A metterci del suo ci ha pensato Byoblu, noto videoblogger marcatamente filo-Grillo, secondo il quale l’attacco DdOS non sarebbe opera di Anonymous. Le argomentazioni – ribadisco, argomentazioni, non fatti – portate a suffragio di questa affermazione sono le più disparate:

  1. non è stato fatto defacement;
  2. Anonymous non attacca blog o media di informazione non mainstream (non ci metto la mano sul fuoco);
  3. quanto scritto sullo screenshot del presunto defacement non convince: Grillo che fa il saluto romano; Grillo che non ammette gli stranieri nelle sue liste;
  4. un DOS può arrivare da chiunque.

In realtà l’attacco è stato riconosciuto da @anonita che quindi smentisce Byoblu e le sue ricostruzioni artificiose:

E pure sul blog ufficiale di Anonymous Italia si dispiega una verità diversa: “AnonOps è una rete completamente autogestita il suo fine è mettere a disposizione di ognuno gli strumenti di protesta informatica, nessun utente può garantire del comportamento dell’altro, ognuno ha diritto a sviluppare liberamente il proprio dissenso, purché non sia manifestamente discriminatorio verso religione, etnie, orientamenti sessuali etc… etc… Riguardo al recente attacco al blog di Beppe Grillo questo non crea discriminazione alcuna verso minoranze o altro quindi è un’azione che può essere rivendicata da anonymous e come tutte le azioni di anonymous è sostenuta da alcuni ma non da tutti” (Anonymous blog ufficiale).

Insomma, una gran confusione. Un “anonimo fra tanti” si chiede su pastebin.com a chi fa comodo Anonymous. Secondo questo anonimo, Anonymous serve a chi fa sicurezza informatica poiché ogni attacco è una nuova possibilità di lavoro; ai giornalisti, “così da poter parlare di criminali e terrorizzare le masse”; alle persone montate. “Era un bel movimento”, scrive, “ora è roba da giornali, da pettegolezzo, da comunicato e  da Tango Down a random”. Ecco, questo mondo è intriso dell’idea che tutto ciò che va sui giornali sia dozzinale, sia pettegolezzo, gossip, pastura per innocenti pesci che abboccano. I giornali che “terrorizzano le masse”.

Anonymous Italia era una piattaforma anarchico-democratica agli albori. Scrive “anonimo” che essa era il luogo della libertà. Ne siamo sicuri? Siamo sicuri che la libertà coincida con la possibilità di mettere “tango down” blog o siti altrui? Tutto ciò ha a che fare con la libertà di espressione, nel senso che la pregiudica. Gli attacchi DOS altro non servono se non a esplicitare che esiste una tecnica, fra le tante in Rete, che permette di far tacere qualsiasi voce. Ma a lungo andare questa presunta patente di Giustizieri del Web diventa una chimera.

Ripetiamo l’accaduto per alcuni giornalisti che hanno evidentemente problemi nel recepire i messaggi: L’attacco al blog di Beppe Grillo è vero, c’è un comunicato sul blog del movimento Italiano, ma l’attacco era contro uno dei principi che ci siamo posti all’inizio di questa avventura con i gruppi internazionali: cioè non attaccare media/blog. Quindi di conseguenza chi l’ha fatto non ha rispettato questa regola condivisa comunemente e ha solamente rovinato la reputazione di qualcosa più grande e profondo di un semplice attacco Ddos. Con questa penso che sia chiaro. Ora scrivete quello che volete. Cioè, scrivete quello che vi dicono di scrivere (@anonita).

Gli anarchici della Rete non sono certo diversi dai loro parenti di sessanta anni fa. La mancanza di organizzazione e di struttura rende il movimento “pieno di spifferi”. Chi ha agito ha “rovinato qualcosa di più grande”. Cos’era? Il senso di giustizia? Battersi per la neutralità della Rete è un principio valido per cui fare dei Ddos? Prima di fare la cyberguerra dovremmo tentare una soluzione “più politica”, non credete? A che servono queste tecniche se possono essere usate per fini di lotta partitica? Non ho ancora visto nessun hacker di Anonymous mettere tango down il sito di Google, il primo e principale attore della rete che con il suo algoritmo di ricerca “malleabile” è il più importante fattore di pregiudizio della net-neutrality. I diritti digitali sono un catalogo di diritti che è ancora tutto da scrivere. Che deve esser portato alla luce del dibattito pubblico e incorporato nel quadro costituzionale europeo e nazionale. Battersi contro Acta e contro Sopa e Pipa è stato un momento di grande vivacità della Rete, un momento in cui anche gli attacchi Ddos erano uno strumento per far parlare i media tradizionali di questi provvedimenti oscuri, tenuti estranei al dibattito pubblico dai loro stessi relatori.

Oggi è stato compiuto semplicemente un abuso. Oggi il Ddos è stato impiegato per mettere a tacere.

Dal clickactivism al Politizen: la Terza Repubblica e la fine del professionismo in politica

Se c’è un aspetto comune alle elezioni regionali tedesche e quelle amministrative italiane, è l’emergere di formazioni partitiche sviluppate sul web dalla interazione di una moltitudine di soggetti più o meno eterodiretti. Piratenpartei e Movimento 5 Stelle sono spesso accomunati nelle analisi post elettorali e gli editorialisti dei grandi giornali tendono più a evidenziarne le differenze, che pure abbondano, invece di cogliere la grande rivoluzione che li sottende.

Qui posso solo avviare la discussione, cominciando dalle differenze.

Da un lato, quello tedesco, il Piratenpartei è una formazione politica totalmente senza un centro, slegata dai personalismi, pienamente calata nel sistema politico tedesco. Non fa altro che raccogliere la domanda di nuovi diritti civili – le libertà digitali – e le coagula in una proposta politica. In questo senso, il Piratenpartei, a dispetto del nome, non è affatto antisistemico. Non è affatto una formazione antieuropeista, ma anzi chiede maggior regolazione nell’ambito delle libertà digitali nel senso del riconoscimento della neutralità della Rete e nel riconoscimento dell’accesso alla conoscenza come diritto individuale inalienabile.

Invece in Italia il M5S si pone come elemento di rottura in un quadro partitico fortemente isolato rispetto al tessuto connettivo sociale e però non è pienamente in discontinuità con il recente passato, essendo fortemente caratterizzato dalla personalità di Beppe Grillo, e dipendendo, nella sua articolazione in rete, dalle infrastrutture della Casaleggio Associati. Il M5S non è frutto di una domanda di nuovi diritti civili, ma è frutto della protesta contro la Casta, con i professionisti della politica: inamovibili, si considerano legittimati anche nella sconfitta e nella illegalità e piegano il quadro istituzionale al fine ultimo della perpetuazione del proprio potere.

In entrambi i casi, però, i due neo-movimenti costituiscono l’occasione per l’attivista da tastiera di compiere un balzo ed entrare nelle Istituzioni senza passare per il vaglio dello strumento classico di selezione della élite politica: il partito. Di fatto costituiscono una cesura rispetto all’esclusivismo del professionista, del tecnico dell’Arte Politica (che niente ha a che fare con i tecnici in questo momento al governo, essendo questi ultimi esplicitamente tecnici dell’Economia e della Finanza).

Questo fenomeno che sto cercando di descrivervi, assomiglia molto a quanto avvenuto nella musica, nell’editoria, nella scrittura e nel giornalismo in generale. I non –professionisti, grazie al web, hanno accesso alla possibilità di pubblicare il proprio “prodotto”, non spendibile nel mercato classico, bensì fruibile in un regime di condivisione libera delle idee e dei contenuti che il web può realizzare (e sottolineo il può). Di fatto oggi ognuno di noi può autopubblicarsi un libro o un disco. Il web è un terreno vastissimo ma altrettanto denso di opere di autopubblicazione. Ciò naturalmente si accompagna ad aspetti negativi e anche potenzialmente deleteri. Primo fra tutti il fatto che anche chi non possiede “l’arte” può essere artista. Che anche chi non è giornalista, può essere giornalista. Ma certamente non “di professione”. Molto probabilmente il libro che vi siete autopubblicati a costo zero non meritava tanta gloria. Così il post che sto scrivendo ora potrebbe non essere all’altezza di una pubblicazione su un giornale. Allo stesso tempo, il politico, anzi il politizen (il netizen prestato alla politica) appena eletto a Parma potrebbe non essere all’altezza del suo compito. Viene meno il filtro dell’editore, del direttore di giornale, del segretario di partito. E con ciò, l’accesso libero a ciò che prima era di competenza del professionista, e che un comune mortale poteva svolgere soltanto dopo anni di gavetta nelle retrovie, ora sembrerebbe a portata di mano di individui qualsiasi, perfettamente sostituibili l’un l’altro.

La perdita della esclusività del professionista non significa peraltro che la professionalità non sia più un requisito necessario, anzi. La sua verifica non risiede più nel potere di discernimento di uno solo (sia esso l’editore, il direttore, il segretario). La verifica della professionalità diventa anch’essa un momento pubblico. Il politizen più del politico, deve adoperarsi per rendere pienamente trasparente la sua vita e il suo operato. Deve essere un tutt’uno con il pubblico.

Vi chiedo: il M5S risponde a tutto ciò in che modo? Veramente assegna al pubblico il potere di verifica e di controllo? Davvero il web può diventare strumento per una conoscenza pienamente libera?

Come vedete ho molti dubbi e domande. Il dibattito è aperto.

Dietro ACTA la strategia ultra repressiva della Commissione Barroso

[tradotto da cubicamente] Articolo originale su LQDN
La Commissione europea sta inesorabilmente difendendo ACTA, l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement, tanto che deve affrontare l’opposizione diffusa in Europa e fuori. Raffigurando falsamente ACTA come un accordo accettabile, la Commissione sta preparando la strada per la sua agenda ultra-repressiva in fatto di rafforzamento del copyright, come rivelato nei documenti appena pubblicati. I cittadini e i loro rappresentanti eletti in tutta Europa devono denunciare questa pericolosa deriva del processo di decisione politica, che è destinato a minare le libertà online e la stessa architettura di Internet, che invece richiedono una profonda riforma del diritto d’autore.
La scorsa settimana, Neelie Kroes (Commissario UE per l’Agenda digitale) e Viviane Reding (commissario europeo per la Giustizia, Cittadinanza e diritti fondamentali) hanno entrambi espresso il loro sostegno ad ACTA, aiutando così Karel De Gucht, commissario per il Commercio Internazionale, nella ‘vendita’ di questo infame accordo al Parlamento Europeo. Il commissario De Gucht ha passato un sacco di tempo la scorsa settimana facendo lobbying presso il Parlamento Europeo, incontrandosi con i vari gruppi politici per convincerli che l’opposizione ad ACTA si basa sulla disinformazionee che i membri del Parlamento Europeo (MEP) dovrebbe accettarlo.E’ estremamente preoccupante vedere sia Neelie Kroes che Viviane Reding indifferenti alle numerose critiche contro ACTA. La Quadrature du Net, come sottolinea in un documento (1), sostiene che gli argomenti addotti dai commissari UE a favore di ACTA non resistono ad una verifica dei fatti.
Ancor più preoccupante è che, senza nemmeno aspettare la decisione del Parlamento europeo di accettare o rifiutare ACTA, il commissario Michel Barnier, responsabile del mercato interno, sta già spingendo per la nuova applicazione di misure repressive in materia di copyright analoghe a quelle dei disegni di legge Sopa / PIPA negli Stati Uniti. Una ‘roadmap’ pubblicata di recente sulla revisione dell'”Intellectual Property Rights Enforcement direttiva” (IPRED – 2), conferma che la Commissione intende specificamente affrontare casi di violazione on-line, utilizzando ACTA per implementare meccanismi di censura privati ​​nell’ordinamento normativo europea (3).
Il documento suggerisce che un rapido, extra-giudiziale oscuramento dei contenuti online, blocchi nelle forme di finanziamento dei siti web che si presume siano in violazione e anche misure di filtraggio del traffico Internet potrebbe essere considerati (4) con il pretesto della cooperazione tra gli operatori di Internet e le industrie del copyright (5). Inoltre, vi è una chiara volontà di estendere la portata delle sanzioni attraverso una definizione di “scala commerciale”, che dovrebbe includere qualsiasi attività che possa provocare perdite di ricavi per le major del cinema e della musica (6).
“La Commissione europea sta cercando di aggirare la democrazia per imporre misure repressive che saranno rese inevitabili da ACTA. Mentre Michel Barnier sta già lavorando per implementare le misure repressive di ACTA nel diritto comunitario nella revisione di IPRED, i commissari De Gucht, Kroes e Reding chiedono al Parlamento di accettare ACTA, come se si trattasse di un accordo commerciale innocuo. La verità è che la Commissione sta cercando di imporre l’agenda scritta dalle Industrie del settore per far rispettare le politiche obsolete sul copyright, sui brevetti e sui marchi attraverso dure sanzioni penali e misure extra-giudiziarie” ha dichiarato Jérémie Zimmermann, portavoce del gruppo di difesa dei cittadini La Quadrature du Net.
“Ciò che è necessario non è una maggiore repressione, ma un aperto dibattito per la positiva riforma di un regime del copyright che è sempre più in contrasto con i diritti fondamentali e l’innovazione. Se ratificato, ACTA creerebbe nuovi significativi ostacoli alla riforma. I cittadini dell’UE devono continuare ad invitare i loro rappresentanti eletti a respingere ACTA. E’ l’unico modo per bloccare questa corsa agli armamentie sviluppare un quadro positivo per l’attività creativa in un ambiente digitale e le nuove pratiche culturali” dichiara Philippe Aigrain, co-fondatore de La Quadrature du Net.

Entra in contatto con i membri del Parlamento Europeo per assicurarsi che essi sappiano di che cosa tratta davvero ACTA.

1. https :/ / www.laquadrature.net / wiki / Counter-Arguments_Against_ACTA
2. Vedi la nostra webdossier il IPRED: http://www.laquadrature.net/en/anti-sharing-directive-ipred
3. Secondo questo documento, “il relativo anonimato di Internet, la sua natura transfrontaliera e dei suoi servizi ai consumatori e user-friendly accessibili da tutto il mondo hanno creato un ambiente online in cui tali soggetti non possono essere facilmente identificati, le prove digitali sono difficili da preservare, i danni derivanti dalle vendite su internet sono difficili da quantificare e, dopo essere stato scoperto, i trasgressori in fretta possono”riapparire” sotto un nome diverso”. Vedi: http://ec.europa.eu/governance/impact/planned_ia/docs/2011_markt_006_rev
4. Come dice l’articolo 27 di ACTA, IPRED prevede già misure per “scoraggiare ulteriori violazioni”. Sembra che la Commissione voglia imporre misure ad hoc per impedire le violazioni.
Nel corso di una udienza presso il Parlamento Europeo sui marchi di fabbrica a metà gennaio, Jean Bergevin, capo unità per l’applicazione della proprietà intellettuale presso la Commissione europea, ha sottolineato che il blocco DNS veniva considerata come una misura di ultima istanza, quando di diritto civile non riesce a fermare l’infrazione.
5. La cooperazione è una parola make-up per celare misure extra-giudiziarie. ACTA incoraggia la cooperazione per affrontare i contenuti online in presunta violazione del copyright (art. 27,4). Il documento indica una tabella di marcia che recita:
“Misure complementari in strumenti di soft-law destinati a distruggere il businness/catena del valore della contraffazione e ad accrescere la cooperazione tra i titolari dei diritti di proprietà intellettuale e gli intermediari (ad esempio fornitori di servizi Internet, gli spedizionieri e corrieri, i service provider di pagamernto, ecc.) non si possono escludere”.
Questo chiaramente fa eco alle misure di SOPA e PIPA. Previa notifica da parte delle industrie di intrattenimento, i motori di ricerca così come i fornitori di pagamento e gli inserzionisti sarebbero stata impossibilitata a fornire prestazioni o di contrattare con determinati siti web, senza alcuna decisione giudiziaria. Per un’analisi dettagliata di tali disposizioni, si veda: http://benkler.org/WikiLeaks_PROTECT-IP_Benkler.pdf
Osservate come “cooperazione” è diventata una parola chiave nelle politiche di tutela del copyright: http://www.laquadrature.net/wiki/Cooperation
6. Vedi argomentazioni contrarie a quanto sostenuto dalla Commissione Europea che ACTA è relativo solo alla contraffazione su larga scala: https://www.laquadrature.net/wiki/Arguments_Against_ACTA # 0,22 ACTA_does_no …

Le bugie della Commissione Barroso su ACTA

La Quadrature du Net è una associazione francese impegnata da anni nella lotta per l’indipendenza e la neutralità della Rete. Lanciò l’allarme su ACTA, l’accordo internazionale anti contraffazione, già due anni fa, nel silenzio generale. La Quadrature du Net ha smascherano le bugie della commissione Barroso.

Articolo tratto da La Quadrature du Net e tradotto da cubicamente.

In un documento pubblicato sul proprio sito web e che gira in Parlamento Europeo, la Commissione ha messo in circolazione altre bugie su ACTA.
1. “ACTA è importante per la competitività esterna dell’Unione europea, la crescita e l’occupazione nonché per la sicurezza dei cittadini”

  • ACTA è un diretto sottoprodotto delle attività di lobbying dell’offensiva lanciata nel 2004 dalla Camera di Commercio Internazionale, presieduta dal direttore generale della Vivendi-Universal
  • Jean-René Fourtou, la cui moglie ha agito come relatore del Parlamento UE per la Direttiva Enforcement (IPRED) adottata nello stesso anno. E ‘uno dei peggiori esempi di come gli interessi privati ​​possano assumere decisioni politiche.
  • ACTA potrebbe essere stato negoziato, come altri accordi commerciali, ma non è solanto un accordo commerciale sulle tariffe. ACTA generalizza  sanzioni civili estreme e allarga la portata delle sanzioni penali. […]
  • •Non c’è mai stata alcuna valutazione sulla necessità di tale accordo plurilaterale. La Commissione non ha mai dimostrato che queste norme standard applicabili in tutto il mondo vadano a beneficio dell’interesse pubblico generale dell’Unione europea, tanto meno per il resto del mondo.
  • Invece di imporre ACTA ai paesi in via di sviluppo, l’UE dovrebbe urgentemente osservare le più ampie conseguenze delle sue politiche attuali (EUCD, IPRED) per l’innovazione, l’accesso alla
  • cultura e dei diritti fondamentali e la riforma di queste politiche per gettare le fondamenta di una vera economia basata sulla conoscenza.
  • Contrariamente a quanto sostiene la Commissione, la trasparenza su ACTA è stato possibile solo dopo che documenti negoziali sono stati fatti trapelare dagli addetti preoccupati delle conseguenze di ACTA. Queste fughe di documenti hanno costretto i negoziatori a rilasciare i testi della trattativa nella primavera del 2010, più di 3 anni dopo l’inizio dei negoziati.
  • La negoziazione e la realizzazione di ACTA ha bypassato organizzazioni internazionali legittime (WTO, WIPO) dove la politica sul copyright, brevetti e marchi di fabbrica sono
    in discussione. Ciò è considerato ancor più inaccettabile tanto che un numero crescente di paesi sta capendo l’importanza di riformare queste politiche rompendo con la politica della repressione cieca.
2. “ACTA è un accordo equilibrato, che fornisce una protezione adeguata ai settori in necessità, salvaguardando i diritti dei cittadini e dei consumatori”
  • Le garanzie nel testo sono puramente generiche e dichiarative, soprattutto nelle parti generali dell’accordo, in cui le disposizioni di applicazione, in genere vagamente formulate, sono vincolanti per i firmatari. Per esempio, lo studio legale professori Kroff e Brown sottolinea che ACTA “rafforza globalmente e significativamente le misure di esecuzione (in particolare il diritto criminale), senza alcuna delle garanzie e delle eccezioni necessarie per garantire un equilibrio di interessi tra titolari dei diritti e delle parti”.
  • La Commissione dice che ACTA non va oltre l’acquis communitaire, ma leader UE nello studio del diritto hanno chiarito che su punti importanti in realtà lo eccede:, in particolare su misure penali, per i quali non c’è acquis communitaire, e misure alle frontiere;
  • Le norme di ACTA potrebbero non essere contrarie alla direttiva sul commercio elettronico, EUCD o IPRED, ma la rafforza e impedisce ai legislatori europei di modificarne punti cruciali;
  • La logica generale del capitolo sul digitale di ACTA apre la strada a misure extra-giudiziarie, simili a quelle di SOPA e PIPA, per cui i detentori dei diritti d’autori e gli ISP o i provider di servizi finanziari dovrebbero “cooperare” per adottare “misure” contro presunte violazioni che possono consistere anche in meccanismi di censura, bypassando il diritto ad un giusto processo.
  • Questa lettura è confortata dalle sanzioni penali previste per “favoreggiamento” alle infrazioni (art. 23,4). Tali preoccupazioni sono inoltre accentuate dalla strategia IPR della Commissione UE e l’attuale revisione della direttiva IPRED sull’e-Commerce.

3. “L’obiettivo di ACTA è di far rispettare adeguatamente i diritti di proprietà intellettuale, ma non crea nuovi diritti “

  • ACTA modifica la portata delle sanzioni penali negli Stati membri dell’UE, assicurando che essa sarà applicata per i casi di violazione su “scala commerciale”, definita come “diretto o indiretto vantaggio economico o commerciale “(art. 23,1). Questo termine è vago, aperto a qualsiasi interpretazione, e proprio chiaramente sbagliato quando si tratta di determinare il campo di applicazione di una norma proporzionata, in quanto non fa alcuna distinzione tra violazione commerciale e non-profit. Diffuse pratiche sociali, come il non-profit filesharing tra gli individui, così come l’editing di un sito web di informazioni o di distribuzione di innovativi strumenti tecnologici, potrebbe essere interpretato come “scala commerciale”.
  • Estendendo il campo di applicazione delle sanzioni penali per “favoreggiamento” a tali “violazioni su scala commerciale”, ACTA creerà strumenti giuridici che minacceranno ogni attore di Internet. Fornitori di accesso, di servizi o di hosting, pertanto, soffriranno di una massiccia incertezza giuridica, rese vulnerabili al contenzioso con l’industria dell’intrattenimento.
  • La Presidenza del Consiglio dell’UE (che rappresenta i 27 Stati membri governi) ha dovuto negoziare ACTA in collaborazione con la Commissione. La Presidenza ha negoziato il capitolo di ACTA che contiene la “sanzione criminale”, che non poteva essere negoziato dalla Commissione poiché il diritto penale fa parte delle competenze degli Stati membri’. Questo dimostra che non c’è acquis comunitaire in materia di sanzioni penali e dimostra che ACTA non cambia il diritto comunitario.
  • Al di là di ampliare l’ambito di applicazione di copyright, brevetti e marchi, ACTA stabilisce nuove norme procedurali favorendo l’industria dell’intrattenimento. Queste procedure avranno un drammatico e agghiacciante effetto sui potenziali innovatori e creatori, soprattutto se si considera l’assurda disposizione dell’ACTA sui danni (durante un processo, i titolari del diritto d’autore saranno in grado di presentare la forma di calcolo dei danni che preferiscono, vedi art. 9.1).
  • In futuro, l’ambito ACTA potrebbe anche essere facilmente ampliato attraverso il “Comitato ACTA”. Quest’ultimo ha l’autorità di interpretare e modificare l’accordo dopo che è stato ratificato, e di proporre emendamenti. Tale processo legislativo parallelo, il che equivale a firmare un assegno in bianco ai negoziatori ACTA, creerebbe un precedente che difficilmente potrà esser bypassato dai Parlamenti nazionali in un cruciale potere normativo, inaccettabile in una democrazia. Questo da solo dovrebbe giustificare il perché ACTA deve essere respinta.

4. “ACTA ha un’ampia copertura, in modo da proteggere tutti i creatori e innovatori europei, attraverso una vasta gamma di mezzi “

  • Cina, Russia, India e Brasile, paesi dove si produce la maggior parte della contraffazione non fanno parte di ACTA, e hanno dichiarato pubblicamente che non lo saranno mai. Considerando la diffusa opposizione ad ACTA, l’accordo ha perso ogni legittimità sulla scena internazionale.
  • Anche in questo caso, la Commissione non ha neppure dimostrato la necessità di nuove misure esecutive, né che le attuali misure TRIPS non siano sufficienti.
  • La Commissione continua a intensificare la repressione, quando in molti casi la contraffazione è all’interno di un fallimentare mercato dovuto alla inadeguatezza dei modelli di business dei titolari di IPR e dei contratti. Allo stesso tempo, nessuna iniziativa della Commissione UE esiste al fine di adottare un positivo approccio e discutere di nuovi modelli di finanziamento per l’adattamento della cultura dell’economia all’ambiente digitale.
  • Indicazioni geografiche – un punto chiave per il patrimonio culturale delle piccole imprese europee  – sono per lo più escluse da ACTA. I pochi riferimenti ai concetti geografici indicate in ACTA avranno un effetto nullo o molto basso sul diritto nazionale dei paesi terzi.

 

Paulo Coehlo contro il #SOPA: la pirateria aiuta a vendere. Il resto è avidità e ignoranza

Pubblico tradotto in italiano un testo di Paulo Coehlo contro la legge #SOPA e in generale contro tutti i tentativi di limitare la diffusione dei saperi su Internet.

Nella ex Unione Sovietica nel 1950, sulla fine dei 50 e l’inizio dei 60, molti libri che hanno sfidato il sistema politico hanno cominciato ad essere distribuiti privatamente in forma ciclostilata. I loro autori non hanno mai guadagnato un centesimo di royalties. Al contrario, essi sono stati perseguitati, denunciati dalla stampa ufficiale, e mandati in esilio nei noti gulag della Siberia. Tuttavia, hanno continuato a scrivere. Perché? Perché avevano bisogno di condividere ciò che sentivano. Dai Vangeli ai manifesti politici, la letteratura ha permesso alle idee di viaggiare e persino di cambiare il mondo.

Non ho nulla contro le persone che guadagnano soldi dai loro libri, è così che mi guadagno da vivere. Ma guardate cosa sta accadendo ora. La legge sulla pirateria online (#SOPA) può alterare Internet. Questo è un reale pericolo non solo per gli americani ma per tutti noi, poiché la legge – se approvata – interesserà l’intero pianeta. E come mi sento su questo? Come autore, dovrei essere per la difesa della “proprietà intellettuale”, ma non lo sono. Pirati il ​​mondo, unitevi e piratate tutto quello che ho scritto!

Quanto più spesso si sente una canzone alla radio, più forte è la possibilità di acquistare il CD.  E’ lo stesso con la letteratura. Più la gente “pirata” un libro, meglio è. Se gli piace il primo, comprerà il libro il giorno dopo, perché non c’è niente di più faticoso che leggere volumi di testo su uno schermo di computer.

Alcuni diranno: Tu sei ricco abbastanza per permettere loro libri da distribuire gratuitamente. Questo è vero. Io sono ricco. Ma è stato il desiderio di fare soldi che mi ha spinto a scrivere? No, la mia famiglia e i miei insegnanti hanno tutti detto che non c’era futuro per lo scrivere.

Ho iniziato a scrivere e ho continuato a scrivere perché mi dà piacere e dà un senso alla mia esistenza. Se il denaro fosse stato il movente, avrei smesso di scrivere anni fa e ciò mi avrebbe salvato dal dover sopportare le lunghe recensioni negative.

L’industria editoriale dice che gli  artisti non possono sopravvivere se non sono pagati. Nel 1999, quando fui pubblicato la prima volta in Russia (con una tiratura di 3.000 copie), il paese stava soffrendo una grave penuria di carta. Per caso, ho scoperto una versione ‘pirata’ di L’Alchimista e l’ho pubblicato sul mio sito. Un anno dopo, quando la crisi è stata risolta, ha venduto 10.000 copie dell’edizione di stampa. Nel 2002, aveva venduto un milione di copie in Russia, e ora ha venduto 12 milioni di copie.

Quando ho viaggiato in treno lungo tutta la Russia, ho incontrato diverse persone che mi hanno detto che aveva scoperto per la prima volta il mio lavoro attraverso l’emissione “pirata” che ho pubblicato sul mio sito. Oggi ho eseguito un ‘Pirate Coelho sito’, dando link ai miei libri che sono disponibili sui siti di file-sharing. E le mie vendite sono ancora in crescita – oltre 140 milioni di copie in tutto il mondo. Quando hai mangiato un’arancia, devi andare al negozio per comprarne un’altra. In questo caso, ha senso pagare in loco. Con un oggetto d’arte, non si comprerà carta, inchiostro, pennello, tela, o note musicali, ma l’idea nasce da una combinazione di questi prodotti.

La “pirateria” può agire come introduzione al lavoro di un artista. Se la vostra idea piace, allora dovrete averla nella vostra casa, e una buona idea non necessita di protezione.
Il resto è l’avidità o l’ignoranza.

Paulo Coehlo, 20 Gennaio 2012