Le opposizioni naufraghe sullo scoglio delle regionali. PD, UDC, IDV e MoVimento 5 stelle in preda al caos.

Ma quale unitarismo in senso antiberlusconiano. Qui si guarda al tornaconto proprio. E chi resta in mezzo ai due fuochi – giustizialismo e appeasement – rischia di rimanere con il cervello fritto.
Le Opposizioni si sono arenate sullo scoglio della scelta dei candidati di colaizione alle prossime elezioni regionali, nessuno escluso: PD, IDV, UDC, MoVimento a 5 stelle. In ordine di gravità:

  1. nel Lazio, mentre Renata Polverini, ex segretaria UGL, candidata per il PdL, va alla televisione a Raidue per un’intervista senza contradditorio con Monica Setta, Nicola Zingaretti si è defilato, l’UDC si allea con la destra ( e forse non è la cattiva notizia), il PD brancola nel buio e nessuno prende posizione chiaramente (dov’è Bersani?);
  2. in Campania, il PD è diviso ancora – e siamo nel 2009, quasi 2010 – fra bassoliniani e antibassoliniani, mentre l’UDC vuole D’Amato, ex Confindustria, ma forse per un’alleanza con la destra;
  3. in Puglia, l’assemblea di ieri – sempre del PD – è finita in un parapiglia di grida e insulti fra sostenitori di Michele Emiliano e sostenitori di Nichi Vendola (con la complicanza che Emiliano non è neppure candidabile causa doppio incarico – è sindaco di Bari – e per esserlo gli servirebbe giusto una leggina regionale ad hoc che i vendoliani non vogliono votare);
  4. in tutto questo scenario di PD-dissoluzione, l’UDC fa la parte del leone, sapendo di essere determinante in ogni regione, un vero e proprio ago della bilancia, con quella manciata di voti che tutti anelano ma che nessuno è in grado di conquistare da sé, e si appresta a giocare il modulo doppiogiochista, con il PD in Piemonte, con il PdL in Lazio eccetera – un’alleanza anti-berlusconiana a macchia di leopardo, si direbbe;
  5. nel frattempo, l’IDV pone veti a questo e a quest’altro (in Campania osteggia i bassoliniani, in Puglia sostiene Vendola), ma non fa alcun passo avanti rispetto alla forma del partito ad personam quale è ed è sempre stata; Di Pietro sembra propendere per un congresso confermativo degli attuali assetti di partito e si attira le critiche dei girotondini nella persona di Flores D’Arcais, il quale lo invita oggi, a mezzo post, a farsi coraggio e aprire il suo partito ai movimenti, al popolo viola, alla base – a Grillo? – a nuovi giovani protagonisti (De Magistris?), in sostanza a mettere a pregiudizio la propria leadership, ovvero ad essere un po’ più democratico;
  6. infine, il MoVimento a 5 stelle, di cui già abbiamo parlato delle difficoltà interne, presente in sole tre regioni – Emilia-Romagna, Piemonte, Campania – ovvero laddove l’IDV non ha da temere la sua concorrenza come alfiere dell’antiberlusconismo, ancorché in crisi per la mancata realizzazione delle cosiddette “primarie dei cittadini”, prontamente archiviate dal coordinatore nazionale (Grillo stesso), in favore di candidati scelti dal coordinatore stesso, diciamo sulla base del “sentito dire”.

Inosmma, un bel parapiglia. Per finire, gustatevi la rassegna web sul tema e il filmato dell’Assemblea dei delegati del PD in Puglia (una bella pagina di democrazia, al grido di “andate a lavorare!”):

    • “A questo punto le primarie le chiedo io a Vendola”.
    • Sono le 16 quando i 126 delegati regionali si apprestano ad iniziare l’incontro nel quale, attraverso il voto segreto, dare il benestare alla candidatura di Emiliano. Il resto è storia, fatta di tensioni, urla e scontri verbali fra i sostenitori di Nichi Vendola e i rappresentanti del Pd.
    • Oggi, quindi, a dettare le sue condizioni è proprio il sindaco di Bari. “Voglio le primarie – ha dichiarato apertamente Emiliano – a patto che il consiglio regionale il 19 gennaio approvi la legge elettorale. Sarò felice in ogni caso – prosegue – sia che perda le primarie, perchè resterò sindaco, sia che le vinca, in modo da poter occuparmi della città da Presidente della Regione. In entrambi i casi – sottolinea – rimarrò con Vendola, il quale dovrà accettare il risultato delle primarie e riconciliarsi con me”.
    • Se dovesse vincere la destra, a rischio i 30mila posti di lavoro che sono stati il cavallo di battaglia, della campagna elettorale di Emiliano
    • Lazio, non pervenuto. Campania, non pervenuto. Puglia non pervenuto. In tre delle regioni più importanti per la sfida di marzo il centrosinistra non ha ancora designato i suoi candidati. Se volesse davvero vincere le elezioni regionali dovrebbe almeno provare a nominarli prima della chiusura delle liste.
    • Nel Lazio i casiniani sono già traslocati con la Polverini, applicando uno nuovo “modello doppiofornista” (indimenticabile definizione di Giulio Andreotti): dove è sicura la vittoria a destra vanno a destra, dove è sicura la vittoria a sinistra vanno a sinistra.
    • in Puglia in queste ore, dove è in corso una incredibile sfida fratricida fra il presidente uscente Nichi Vendola e lo scalpitante Michele Emiliano
    • le primarie sono sterilizzate, molti iscritti del Pd protestano per la mancata consultazione, e il nome di chi prevarrà nel duello fratricida ancora non si conosce

    • Ieri l’assemblea convocata a Bari per designare il candidato del partito di Bersani (la seconda, perché un primo sì a Vendola era già stato) non ha votato. Emiliano aveva chiesto un voto unanime per correre, non l’ha avuto. Per candidarsi ha bisogno di una legge ad personam che 15 consiglieri vendoliani non vogliono votare. Lo scontro, ambizioni personali a parte, è nato dal veto dell’Udc a Vendola. Ma il bello è che ancora non è certo che l’Udc correrà con il centrosinistra.
    • Il caso Campania è ancora più eloquente, e in qualche modo incredibile. Anche qui il candidato ancora non c’è perchè l’Udc ha chiesto un “segnale di discontinuità”. Enzo Amendola, il nuovo segretario regionale del Pd (un trentenne a cui non manca il dinamismo e il senso dei tempi) ha subito risposto: “Siamo disponibili a dare questo segnale”. Tradotto dalla lingua rituale del politichese, la discontinuità significherebbe scegliere un uomo che non viene dall’entourage del presidente uscente, Antonio Bassolino.
    • l’avversario storico di Antonio Bassolino, Vincenzo De Luca, sarebbe pronto a correre. Unico problemino: due rinvii a giudizio che rendono non proprio praticabile la candidatura, e che sono sicuramente poco digeribili dall’Italia dei Valori
    • difficile scegliere un bassoliniano, difficile scegliere un non bassoliniano. E difficile anche scegliere un candidato gradito all’Udc, senza avere la sicurezza che l’Udc ci sia
    • anche Amendola lo ammette: “E che ne so io, cosa decideranno De Mita e i suoi?”.
      Già, chi lo sa? Pierferdinando Casini era calato in Campania per gettare sul piatto un nome pesante: “Il profilo ideale sarebbe quello dell’ex presidente di Confidustria Antonio D’Amato“.
    • non si è capito se D’Amato sarebbe disposto a correre, e sostenuto da chi
    • L’unico dato positivo, alla fine, è che qui le primarie potrebbero celebrarsi. Sono state ufficialmente convocate per il 24 gennaio, ma le candidature si devono presentare entro il 9 gennaio
    • caso del Lazio. In questo momento l’unico nome in campo è quello di Esterino Montino, il vice di Marrazzo, che dopo il caso del video con i trans ha assunto la direzione della giunta prote-tempore
    • È tramontanta già la candidatura di Nicola Zingaretti, che pure aveva dato la sua disponibilità. Aveva fissato tre condizioni. I dalemiani gli hanno chiesto di accettare senza condizioni, lui si è tirato indietro. La più importante delle tre, era che in coalizione ci fosse anche l’Udc.
    • Ma i casiniani, come abbiamo visto, hanno già detto che si schierano a destra. Insomma: dal Piemonte alle Marche, dal Lazio alla Puglia, alla Campania, il partito di Casini, con il 6% ha il potere di veto su quello di Bersani, che ha il 30%. A Casini sicuramente conviene. Ma al Pd?
    • il silenzio di Bersani. “State tranquilli, sto lavorando per portare la coalizione alla vittoria”
    • in Puglia ha delegato le missioni diplomatiche (si fa per dire) a Massimo D’Alema. E nel Lazio – a quel che dicono i protagonisti – non è intervenuto
    • Dar vita ad una nuova opposizione è dunque un compito improcrastinabile. Opposizione larghissima nel paese, assente in Parlamento.
    • Di fronte a tale compito, un mero congresso di “rinnovamento”, da parte dell’Italia dei valori, è meno di un’aspirina per curare un cancro. Passare dal 7% al 9% non cambia nulla.
    • L’Italia ha un DISPERATO bisogno di una grande opposizione civile, di un grande Partito della Costituzione. Di una forza che può già ora raccogliere un italiano su quattro, e in un domani non lontano ambire alla maggioranza.
    • Mi domando perché Di Pietro tentenni ancora, di fronte alla strada maestra dello scioglimento del suo partito dentro un crogiuolo da lui stesso proposto e che veda co-protagonisti i movimenti della società civile, le lotte sindacali che si moltiplicano, le nuove generazioni “viola”, la cultura “azionista” e la scienza “illuminista”.
    • Caro Tonino, solo se avrai il coraggio e la lungimiranza di proporre questo Big Bang – per oggi, non per un fumoso domani – diventerai lo statista che puoi essere, e un’alternativa a Berlusconi.

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MoVimento 5 stelle, ma quale democrazia? Le regionali mettono in crisi le liste di Grillo.

Premessa: di quanto segue non leggerete neanche una riga sul blog di Grillo. Alla faccia della trasparenza tanto sbandierata come principio fondante del MoVimento. Questa è una storia di primarie non vere. Prima guardate cosa è successo:

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Dovevano essere le primarie “dei cittadini”, in opposizione alle primarie del partito, quelle del PD. Ma Giovanni Favia, candidato alle regionali dell’Emilia Romagna per la lista MoVimento 5 stelle, non è stato eletto dalle primarie “dei cittadini”. E’ stato nominato per mezzo blog. Grillo in persona lo ha scritto in un post l’8 novembre scorso:
Il MoVimento a Cinque Stelle si presenterà alle prossime regionali che si terranno a marzo 2010. Siamo come Davide e Golia. Noi abbiamo solo la Rete, i MeetUp, il nostro entusiasmo e il miei incontri. Loro, tutto il resto. Siamo gli ultimi, gli esclusi, i derisi. Per questo ce la faremo. La mia forza e quella dell’organizzazione che mi sostiene sono limitati, senza fondi, senza soldi, senza informazione libera che parli di noi (a parte il Fatto Quotidiano) e con tutti i media contro. Dobbiamo fare delle scelte, anche se non mi piace. Per questo mi impegnerò in particolare in Emilia Romagna, in Campania e in Piemonte. Non posso però ignorare il “grido di dolore” che viene da tante Regioni d’Italia. Dal Veneto, alle Marche, alla Lombardia, alla Liguria. Per cui, se si presenteranno delle Liste a Cinque Stelle in tutte le Regioni, tutte le supporterò con le mie possibilità. Il Movimento è in fase di formazione e i tempi elettorali stringono. Per questo mi prendo la responsabilità di presentare i due candidati per Campania e Emilia Romagna: Roberto Fico e Giovanni Favia. Ho ascoltato molte voci nelle due Regioni e mi sembrano i candidati ideali. In futuro, dopo le Regionali, con le iscrizioni on line al Movimento, ogni scelta, ogni candidato, ogni punto del programma sarà votato dagli iscritti on line (vedi: Comunicato politico numero 28 – blog di Beppe Grillo).
In sostanza, secondo Grillo, la mancanza di tempo e di risorse (soldi in primis) sono buone ragioni per “sospendere” il modello di democrazia diretta che sosteneva di voler applicare. Ed ha imposto in due regioni i candidati, ovvero Favia in Emilia-Romagna e Fico in Campania. Soltanto che in Emilia-Romagna le fantomatiche primarie “dei cittadini” si sono svolte ugualmente, ma già durante il dibattito tutti i candidati concorrenti si erano o ritirati (Cinzia Pasi per Ravenna Punto a Capo) o avevano manifestanto con parole pesanti il loro malumore per esser stati estromessi dalla competizione per la candidatura (“ma davvero non si è trovato altro in tutta la regione che presentare un consigliere comunale?”).
La denuncia delle primarie fasulle è giunta agli onori della cronaca per merito del meet-up di Ravenna, “Ravenna Punto a Capo”, che ha manifestato il proprio dissenso il 18 Novembre con un comunicato e il contemporaneo ritiro della loro candidata, Cinzia Pasi: Favia ha minimizzato sostenendo che si tratta di “due esponenti di una piccola associazione ravennate”, esterni al vero MoVimento, affermazione non fondata a mio avviso, essendo i grillini di Punto a Capo in grado addirittura di esprimere una loro candidata, quindi non tanto esigui e non tanto marginali. Ci si domanda sulla base di quale cultura politica si discrediti una critica sulla base del fatto che chi critica sono solo “due” espoenenti di una “piccolissima” associazione del ravennate, quasi che il numero sia ragione dell’infondatezza (“sono in pochi a dirlo, e sono estranei”).
Invece Favia ora dovrebbe spiegare come mai le stesse critiche siano giunte anche dal consigliere comunale di Bologna Savena, Valerio D’alessio. Forse che un consigliere comunale non ha dignità di criitca? Dovrebbe spiegare, magari con il supporto del suo celebre “investitore”, come sia possibile che critiche analoghe sulle modalità di selezione dei candidati siano giunte anche dai meet-up delle Marche e da Genova.
Dal Meet-up di Recanati si lamenta il fatto che la volontà della “base” di dar vita a una lista del MoVimento 5 stelle anche nelle Marche sia stata pregiudicata dal comportamento controproducente di molti organizzatori del MoVimento stesso, molti di questi già “impegnati” con l’IDV. Mentre da Genova si scopre che si erano svolte correttamente tutte le procedure, erano stati svolti tutti gli incontri, si erano celebrate le primarie ed era persino stato individuato un candidato, il dr. Paolo Franceschi, ma il leader nazionale ha fermato tutto dicendo che non ci sono i presupposti per partecipare alla competizione elettorale. E quello di Grillo pretende di essere un movimento dove ognuno conta uno… Se così fosse, allora in Liguria dovrebe esserci una lista a 5 stelle per le regionali perché così hanno votato i ragazzi dei meet-up. O forse no? O forse ci sono altre ragioni di carattere politico che impediscono il libero manifestarsi di queste forme di democrazia diretta? Forse che qualcuno abbia posto dei veti per non disperdere il proprio bacino d’utenza? Forse che la mancanza di “cassa” sia solo una delle tante ragioni, per giunta nemmeno così determinante come Grillo stesso vuol far credere?
Di seguito una rassegna dei comunicati e delle reazioni del web sull’argomento che Grillo si ostina a non trattare apertamente.
  • Facebook | ELEZIONI REGIONALI: COMUNICATO UFFICIALE: Ravenna Punto a Capo, Meetup-24 Ravenna, L’Occhio Verde
    • da qualche anno ognuno di noi ha deciso di rendere costruttivo il proprio malcontento. Associazioni, meetup e liberi cittadini, si sono uniti in un’unica forza per sfociare in lista civica nel 2011, ma soprattutto per unire le forze sul territorio di Ravenna.
      Siamo arrivati al tavolo tecnico (chiuso) delle regionali con molta umiltà, per dare una mano nel nostro piccolo. Non credevamo, però, di dover mettere in discussione i nostri principi etici. Abbiamo scelto di fare politica perché quella che ci viene propinata da anni ci disgusta, eppure ci siamo ritrovati di fronte proprio a quella linea politica che contestavamo da anni. C’è sembrato di camminare come i gamberi.
    • Come tutte le associazioni abbiamo uno statuto, delle regole, un regolamento etico.
    • Lavorare con un gruppo che dovrebbe coordinare tutto il territorio regionale senza statuto, né regole, non è stato facile. La totale assenza di regole non è democrazia, è anarchia, dove vince il più furbo.
    • Abbiamo presentato dei candidati autorevoli come Cinzia Pasi.
    • Nei partiti e nei movimenti, ci sono delle tappe fondamentali che o fanno crescere il movimento o lo disgregano. Non avendo delle basi per poter crescere, siamo arrivati alla disgregazione.
    • lista regionale, dovremmo essere ciechi per non vedere il dissenso di molti davanti a questa vicenda
    • stiamo pensando a Cinzia, al nostro gruppo, a tutti quelli che si ritrovano negli ideali di democrazia partecipata e dal basso e li vogliono applicare
    • Quello che c’è mancato per anni sul nazionale è un’identità politica, il metodo, la rete che unisse non solo i meetup, ma anche tutti coloro che collaborano e lavorano con noi. Queste voci dovevano arrivare al tavolo che costruiva la lista regionale, dovevano essere ascoltate e meritavano la possibilità di esprimere un voto.
    • Ritiriamo quindi la candidatura per Ravenna di Cinzia Pasi alle “ non primarie” per la presidenza della regione, le nostre candidature, i nostri tecnici, la nostra manovalanza e il nostro supporto. Siamo certi che la lista avrà il percorso che merita e incoronerà il nuovo Capezzone di una politica che non ci appartiene e non ci rappresenta.
    • Di cui ripudiamo la sola idea che si possano minacciare le persone con l’espulsione dal tavolo tecnico perché la pensano in modo diverso. Forse si sta creando una “nuova casta”. Rispettiamo comunque la scelta intrapresa da altri,come vorremmo che fosse rispettata la nostra. “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita purché tu lo possa esprimere”. Questa è la democrazia.
  • Non c’è pace tra gli ulivi: il nostro No alla Lista Regionale di Beppe Grillo
    • Ravenna Punto a Capo meetup di Beppe Grillo di Ravenna intende comunicare e spiegare la scelta di non appoggiare la Lista Regionale del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, che parteciperà alle elezioni regionali nel marzo prossimo.Nei mesi scorsi abbiamo partecipato come Provincia di Ravenna alla costruzione per la Lista Regionale in questione mediante le riunioni al tavolo tecnico di Bologna. Tavolo che fin dall’inizio è stato per pochi e scelti…Durante queste riunioni s’è vista la peggior politica della prima repubblica, fatta di intrallazzi, accordi sottobanco, politica nei corridoi, minacce d’espulsione, decisioni prese, votate e poi rimaneggiate. Tutto ciò che per anni avevamo contestato portando la bandiera di Grillo.Tutto veniva portato avanti senza metodo né regole, ma la mancanza di regole non genera la democrazia, bensì l’anarchia, dove, purtroppo, vince il più scaltro.

      Nonostante ci fossero tre candidati alle primarie per il ruolo di Presidente, con un comunicato da veggente Grillo annuncia sul suo blog che il candidato è Giovanni Favia, neo eletto consigliere comunale a Bologna, che si appresta pertanto a lasciare l’incarico per il quale è stato votato dai cittadini dopo solo 5 mesi.

      Successivamente si sono inscenate delle primarie a numero chiuso, con delegati scelti in maniera poco trasparente e con voto palese per la maggioranza di essi.

      In vista della presentazione ufficiale alla stampa della Lista Regionale, Ravenna Punto a Capo, L’Occhio verde e il meetup 24 di Ravenna vogliono ribadire ai ravennati che : abbiamo ritirato ogni disponibilità per appoggiare questa politica senza etica, non saremo noi a raccogliere le firme necessarie a Ravenna, e che continueremo a costruire quell’alternativa politica in cui credevamo, fatta dai cittadini con la democrazia dal basso.

      Ravenna Punto a Capo

  • Il Meet Up di Genova in dissenso con Beppe Grillo sulle regionali
    • Relativamente alla presentazione di una Lista Civica 5 Stelle “beppegrillo.it” per la Liguria, il Meet Up Beppe Grillo Genova vuole pubblicamente sottolineare l’impegno speso ad attivare una procedura che tenesse conto in modo rigoroso di quanto il referente nazionale va predicando in modo convincente da molti anni.
    • Abbiamo avuto cura a che la partecipazione fosse la più ampia possibile, aprendo confronti con il territorio, tenendo riunioni nelle province con tutte le realtà associative interessate, oltre che con tutti i Meet Up della “rete del Grillo”. Di fronte a una molteplicità di associazioni, realtà civiche, legate o meno al Movimento 5 Stelle, si sono condivisi il metodo e il merito di una Lista Civica 5 Stelle. Abbiamo aperto a chiunque lo volesse la possibilità di candidarsi a presidente della Regione, partecipando poi alle nostre “primarie”. Questo metodo di selezione ci è parso, ed è, il più partecipativo e il più orizzontale a disposizione, anche sulla scorta di quanto hanno fatto i Meet Up di altre regioni.
    • Un altro parametro tipicamente “grillino” è stata la pubblicità degli atti: tutto è stato reso pubblico e trasparente sui forum online. Ci siamo assunti il rischio dell’accesso di disturbatori e sabotatori, o di far conoscere in anticipo ai nostri avversari le mosse che avremmo fatto, perché era nostro interesse seguire con intransigenza anche questo “must” dettato da anni da Beppe Grillo. Ancora, abbiamo imposto, sempre consensualmente, un parametro che dovrebbe essere il non plus ultra del grillismo, ossia che i candidati consiglieri e il candidato presidente non avessero alle spalle nell’ultimo anno incarichi di partito o cariche elettive in nome e per conto di un partito politico.
    • Il movimento di Beppe Grillo si dichiara apertamente anti-partitico, dunque la norma era coerente, e ci preservava
      dall’assalto di eventuali esclusi nelle liste dei partiti classici.
    • nfine sul programma abbiamo dichiarato che avremmo seguito linee progettuali rigorose e nettamente alternative non solo a quelle ordinariamente elaborate dal degenerato sistema dei partiti, ma anche e soprattutto a quelle vie di mezzo, a quelle soluzioni compromissorie a cui purtroppo anche talune frange del movimento “grillino”, anche già a Genova, tendono ad indulgere.
    • Che questo processo rigoroso e realmente “dal basso”, fatto da cittadini “con l’elmetto”, fosse la strada giusta lo dimostra l’esito, ossia la designazione di un profilo altissimo come il Dr. Paolo Franceschi, a cui si sono affiancati altri nomi noti per la severità delle loro posizioni anti-sistema e a favore di una politica e un’amministrazione vicine ai cittadini. Tanto autorevole questa designazione che in breve ha coagulato attorno a sé, facendo superare ogni divisione, il consenso di tutta la rete “grillina” ligure da La Spezia a Savona, fino a Sanremo.
    • È dunque incontrovertibile che il nostro percorso rientrasse pienamente nei parametri di consensualità, partecipazione, trasparenza e coinvolgimento “dal basso” che tanto Grillo diffonde, anche appendendosi alle statue. Quel 2,4-2,5% che i sondaggi attribuiscono a un’eventuale Lista 5 Stelle in Liguria, con un percorso del genere e un candidato come Paolo Franceschi, era probabilmente destinato a raddoppiare.
    • Stante tutto questo, il Meet Up di Beppe Grillo Genova dissente radicalmente con la valutazione del comico genovese secondo cui non ci sono nella regione le condizioni per scendere nell’agone elettorale.
    • Beppe Grillo ha così invalidato un percorso che invece avrebbe dovuto appuntarsi al bavero con orgoglio, e che avrebbe dovuto riconoscere quasi ad occhi chiusi. Sul motivo per cui non l’abbia fatto occorrerà interrogarsi nell’immediato futuro, cercando di capire se e quanto il leader di un movimento anti-partitico è davvero libero e indipendente dalle pressioni trasversali di quei partiti che sarebbero danneggiati dalla presenza di una Lista Civica 5 Stelle.
    • Il Meet Up di Genova si dichiara amareggiato e deluso dalle scelte di Beppe Grillo, che hanno come primo risultato un’incrinatura nella credibilità del personaggio per la dimostrata sua palese non consistenza con quanto predicato da anni. Ora si attendono ulteriori eventuali prese di posizione in merito alle elezioni regionali in Liguria, a seguito delle quali quello che ora è un semplice dissenso in breve potrebbe rischiare, cosa che comunque non auspichiamo, di diventare aperta rottura.
    • Il percorso ed il progetto che ha messo insieme persone e soggetti collettivi, a questo punto, indipendentemente dalle elezioni regionali del 2010, va comunque avanti, perché un impegno civile condiviso, coerente e determinato è in grado di camminare con gambe proprie.
  • Blog di Beppe Grillo – Mafia a Milano
    • MARCHE: DALLE STELLE ALLO STALLO

      LA POSSIBILITÀ DI PARTECIPAZIONE DELLA LISTA CIVICA A 5 STELLE ALLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI NELLE MARCHE È ORMAI DEL TUTTO TRAMONTATA, O QUASI

      MOLTI ORGANIZERS E ASSISTANTS DI DIVERSI MEETUP HANNO DATO FORFAIT, NEGANDO AI LORO ISCRITTI E AGLI ALTRI CITTADINI MARCHIGIANI LA POSSIBILITÀ DELLA “NOSTRA ALTERNATIVA” ALLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2010; QUALCUNO ADDUCENDO MOTIVAZIONI RIDICOLE RISPETTO AL MOMENTO, DEGNE DEI BENPENSANTI, ALTRI DEFILANDOSI DIETRO IL LORO IMPEGNO CON IDV, ALTRI ANCORA MANIFESTANDO APERTAMENTE LA LORO AVVERSITÀ AL MOVIMENTO A 5 STELLE E, IN QUALCHE CASO, ANCHE VERSO BEPPE GRILLO,

      PRENDIAMO ATTO CHE I SABOTATORI, GLI INFILTRATI E I DOPPIOGIOCHISTI HANNO PORTATO A TERMINE IL LORO LAVORO; A QUESTO PUNTO NON ABBIAMO PIÙ NESSUN BISOGNO DELLA LORO CONTRO-COLLABORAZIONE E RITENIAMO CHE DOPO LA CHIAREZZA, PERCHÉ ORMAI IL QUADRO È CHIARO, VADA FATTA PULIZIA.

      RIVOLGIAMO ANCHE AGLI ATTENDISTI, AGLI INCERTI E AI TENGOFAMIGLISTI IL NOSTRO DISAPPUNTO.

      NON POSSIAMO OMETTERE LA NOSTRA PERPLESSITA’ AL FATTO CHE DALLO STAFF DI BEPPE GRILLO NON CI SIA STATO ALCUN INTERESSAMENTO E COLLABORAZIONE, NONOSTANTE FOSSE NOTO IL TENTATIVO DI DARE VITA ALLA LISTA CIVICA REGIONALE “MARCHE A 5 STELLE”.

      Roberto, Samuele e Stefano del MEETUP di Recanati.

  • Lista ‘grillina’ alla Regionali, emergono fratture
    • Non si scompone Giovanni Favia, candidato dei grillini alle elezioni regionali, di fronte al fatto che “un’associazione privata non facente parte delle reti legate al blog di Beppe Grillo non raccogliera’ le firme” per sostenerlo. Non si scompone perche’ non reputa significativo il dissenso che arriva da Ravenna. E, inoltre, dice, “le firme per le regionali, come era gia’ previsto le raccoglieranno quelle centinaia di cittadini iscritti al sito del movimento a cinque stelle nazionale”
    • Favia, in una lunga nota, smonta poi i suoi ‘accusatori’. “Due esponenti di una piccola associazione ravennate
    • il comunicato del Meetup ravennate “e’ pura calunnia” e quindi, “probabilmente, dovendo difendere il lavoro di centinaia di attivisti in regione, dovremmo procedere per vie legali”

Il partito di Grillo.

Quindi l’annuncio. Il Movimento di Liberazione Nazionale sarà il partito di Grillo. Alcune considerazioni s’impongono:

  1. Grillo dice di voler creare un partito per realizzare un modello di democrazia cosiddetta partecipata: di fatto il suo partito dovrà confrontarsi con la questione del numero. Sarà – immagino – strutturata in assemblee degli iscritti, oppure sarà aperta ai non iscritti? Quale il livello di partecipazione quindi? Il dilemma nel PD fra forma solida (solo iscritti) o liquida (iscritti più elettori) si ripropone anche nel modello Grillo. Le cariche saranno frutto di congressi durante i quali si fronteggeranno i sostenitori di questo o quel candidato – fra questa e quella corrente, o si cercherà una via di mezzo con lo strumento delle primarie?
  2. il programma di Grillo si estende per cinque singoli punti, i cui termini sono ampiamente condivisibili –  e, a mio parere, già in parte trasmigrati nella mozione Marino – eppure la loro realizzazione suppone un certo grado di radicamento sul territorio, in special modo negli enti locali. Pertato un MLN governativo – magari in una coalizione con IDV – dovrebbe poter produrre una classe dirigente estesa in grado di entrare nella buona parte degli organi assembleari, una diffusione capillare che oggi non esiste. La prova delle Liste a 5 Stelle fatta la scorsa tornata elettorale ha avuto esiti non omogenei sul territorio. Per fare un parallelo, i primi movimenti leghisti risalgono al 1983 – la Lega Autonomista Lombarda – e solo nel 1989 emerge come soggetto politico rilevante (Elezioni Europee, in alleanza con la Liga Veneta – 1.83% fonte wikipedia). I primi sindaci leghisti risalgono alla tornata elettorale 1991-1992, quindi fra gli otto e i dieci anni dopo la creazione dei primi movimenti. Questo Grillo non lo dice, ma per contare politicamente qualcosa, seguendo le regole della democrazia rappresentativa, ci vorrà del tempo, durante il quale egli stesso dovrà tener vivo il progetto di cui parla. Un’opera non da poco. La Lega ha creato un’identità territoriale. Grillo muove dall’indignazione popolare. L’indignazione può anche passare, un’identità una volta creata resta difficile da cancellare.
  • Quest’Italia che dedica strade al ladro Craxi, senza democrazia partecipata, con l’espropriazione del voto di preferenza e di mille altre oscenità sociali, si sta decomponendo. Quando i soldi finiranno, o meglio, quando saranno costretti a annunciare che i soldi sono finiti, allora inizierà il ballo. Nessuno può dire che tipo di ballo sarà. Secessionista, peronista, federalista. pre unitario, fascista. Una danza a cui dobbiamo partecipare, non assistere. Dopo l’estate lancerò le Liste regionali a Cinque Stelle per le elezioni del 2010. In autunno nascerà un nuovo Movimento di Liberazione Nazionale, un soggetto politico a Cinque Stelle espressione dei cittadini. Un esempio di democrazia diretta.

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