La rivolta in IDV: Di Pietro, non svoltare a destra. Disse De Magistris

Che farà Di Pietro? Tradirà le cause del movimentismo di sinistra per logiche elettorali opportunistiche?

Un paio di considerazioni. Punto primo: la scelta di svoltare a destra, o al centro, con il discorso alla Camera e l’attacco a Bersani, è la scelta di un uomo solo. La scelta di un capo partito presa per nome e per conto di tutti gli iscritti e gli elettori. Questo detto da uno che da mane a sera chiede le primarie del centrosinistra, non so se mi spiego. Ha speso anni per far passare il suo partito personale – un partito in forma monarchica – come baluardo della democrazia. Ora compie una svolta politica senza passare per assemblee nazionali o congressi.

E’ l’aspetto più eloquente: IDV già soffriva di discrasia fra la politica romana e la politica nelle amministrazioni locali, spesso in contrasto. Viene alla mente il caso dell’acqua pubblica: Di Pietro inizialmente aveva una posizione che era tutt’altro che purista in fatto di acqua come bene comune. IDV aveva un suo quesito alternativo a quello del movimento e per un periodo – seppur breve – ha fatto concorrenza ad esso nella raccolta firme. Spesso gli amministratori locali hanno facce impresentabili; talvolta stringono alleanze con facce altrettanto impresentabili.

Secondo: l’elettorato che ha fatto la fortuna di IDV ha una provenienza di sinistra ed ha scelto di votare quel partito per le istanze legalitarie (la questione morale) di cui si è fatto carico sin dalla sua fondazione. Annunciare la trasmigrazione al centro è già un mezzo tradimento di quei voti.

Naturale aspettarsi le prime defezioni e critiche:

De Magistris all’attacco: “Tonino stai sbagliando non andare al centro”

Sonia Alfano: Io voglio stare al mio posto, a sinistra

Così la parlamentare europea sul suo blog: “Io credo che certe “decisioni”, che coinvolgono un intero partito e che ne modificano sostanzialmente l’essenza e gli obiettivi, non possano essere prese in solitudine. Credevo che questo partito avesse una linea politica ben precisa, ma scopro che ci si deve spostare dove si trova spazio. Se lo spazio lo si trova a sinistra stiamo lì, mentre se si trova al centro comunichiamo ai nostri elettori che si cambiano idee e programmi e ci si lancia in un limbo per cercare un posto al sole? Non fa per me, e non può funzionare.” (blog Sonia Alfano).

Sulle intercettazioni Di Pietro si riallinea alla posizione storica dell’IDV, ovvero a favore e a tutela di uno strumento indispensabile per le indagini della magistratura. Non sono necessaria altri interventi legislativi: la normativa attuale è già comprensiva degli strumenti necessari a “verificare e valutare quando un’intercettazione può essere fatta, quando depositata, quando può essere utilizzata e quando pubblicata”. Fare una legge – scrive Di Pietro –  per cercare di fermare le indagini oppure l’informazione, il diritto a essere informati e a informarsi dei cittadini, è un modo per favorire la criminalità e per nascondere la verità agli italiani. Certo c’è differenza dai toni impiegati un anno fa, quando si profilava l’approvazione della legge bavaglio:

Di Pietro: “Intercettazioni vietate? E noi le leggiamo in Aula … 21 Aprile 2010
Antonio Di PietroIntercettazioni: continueremo a resistere 10 Luglio 2010
Intercettazioni
Di Pietro: “Berlusconi è la malattia” 21 Febbraio 2010

Oggi niente strilli: un tono pacato, un tono da leader. Ma è veramente proponibile una sua candidatura alle primarie del centrosinistra?

Elezioni amministrative: il punto sui sondaggi

Prima che cali la scure della par condicio, in questi giorni è un fiorire di sondaggi sulle intenzioni di voto degli elettori alle imminenti consultazioni amministrative. Milano è il capoluogo chiave: qui si determinerà il futuro assetto di governo e, qualora la Lega dovesse avere un successo elettorare a discapito del partito dei berluscones, probabilmente assisteremo a un rimpasto di governo o anche ad una mini-crisi con vittoria di leghisti e tremontiani.

Pisapia è accreditato di una percentuale che oscilla intorno al 41-43%, non sufficiente a sopravanzare la Sciura Moratti ma abbastanza per costringerla al ballottaggio. Il dato è confermato da due sondaggi pubblicati da Clandestinoweb e dal Tg3 e ribadito stasera dalla rilevazione divulgata da Mentana durante il Tg La7:

IPR per Tg3 - 28/04/2011

Fullresearch per Clandestinoweb: Letizia Moratti – Centrodestra 47,0-49,0%; Giuliano Pisapia – Centrosinistra 41,0-43,0%; Manfredi Palmieri – Polo della Nazione 6,0-8,0%; Mattia Calise – Movimento Cinque Stelle 3,0-5,0%; Altri 1,0-3,0% Indecisi 16,2%.

La Sciura ha per ora la possibilità di battere Pisapia al primo turno. Gli indecisi sono ancora tanti e forse si accoderanno alla consueta percentuale di astenuti. Da sottolineare la probabilità di avere il Mov 5 Stelle al 5% a Milano.

Torino: Fassino è a cavallo del 50%, può farcela al primo turno. E’ forse la città dove il PD rischia meno. Anche a Torino il Mov 5 Stelle al 5%, un movimento a vocazione urbanistica, prende piede nei centri urbani, prima Bologna, poi il nord-ovest, Milano e Torino. Qualcosa a che vedere con l’uso e la diffusione di internet?


Napoli: il caso. Lettieri (PdL) potrà vincere facilmente, nonostante le botte e gli insulti di oggi – così a beneficio di telecamera… – grazie alla divisione cervellotica del centro-sinistra, fenomeno che si spiega con quella vicenda scandalosa che furono le primarie con il trucco:

De Magistris raccoglierà il 20% circa. Un’enormità di voti. Che dire: doveva continuare a fare il parlamentare europeo, come gli contesta Grillo? E’ vittima della sua stessa ambizioso? Roberto Fico, candidato per il Mov 5 Stelle, è consigliere regionale. La sua candidatura è più seria di quella di De Magistris? Non abbandonerebbe pure lui il posto da consigliere regionale, ottenuto soltanto un anno fa? Non sarebbe un tradimento tale e quale quello di De Magistris?

Crisi IDV: Pino Arlacchi condanna De Magistris e Di Pietro

Pino Arlacchi, sociologo, ex deputato europeo di IDV poi transitato nel gruppo del PD, non ha mezze misure nel condannare la querelle fra De Magistris e Di Pietro. Lui, che ha recentemente sbattuto polemicamente la porta, ha risposto alle domande del cronista di Europa, quotidiano del PD, cannoneggiando sia il Presidente di IDV sia il contestatore.

De Magistris? È di una superficialità sconcertante. Fa politica come ha fatto il magistrato, un sacco di chiasso senza alcun risultato». E Di Pietro? «Vuole un piccolo partito personale da controllare facilmente, ma le sue sono decisioni arbitrarie, spesso sbagliate, che inevitabilmente creano malcontento («Io li conosco bene», Arlacchi spiega l’Idv – Europa).

Secondo Arlacchi, De Magistris non avrebbe alcun seguito all’interno del partito, per cui se se ne va, non si produrrà alcuna scissione. Di Pietro ne sarebbe a conoscenza, e se non fosse stato per Flores D’Arcais e quegli articoli su Micromega e Il Fatto Quotidiano, un tempo trombettieri dell’ex pm di Mani Pulite, ora in prima linea fra i tiratori di polpette avvelenate, “non gli avrebbe nemmeno risposto”. De Magistris si muoverebbe per fini personali: sentendo l’odore di elezioni anticipate cerca un riposizionamento in IDV come deputato nazionale. Così pure la Alfano, mentre Cavalli è un idealista di passaggio che si è lasciato irretire dagli altri due.

o scarso appeal dell’ex pm calabrese all’interno del suo stesso partito era apparso evidente anche in occasione del congresso di febbraio. Allora De Magistris rinunciò a una candidatura alternativa a quella del leader e fallì miseramente anche la conta attorno alla linea da lui proposta in vista delle elezioni regionali in Campania (non sostenere il nome di De Luca, proposto dal Pd) […] lo stesso De Magistris ancora attende quella nomina ai vertici di Idv, che Tonino gli promise davanti alla platea congressuale […] a verità – spiega Arlacchi – è che Di Pietro mise praticamente al suo servizio tutto il partito in vista delle europee, con l’effetto non voluto di vedersi scavalcare nella conta delle preferenze. Prima si preoccupò, poi conobbe il vero De Magistris e allora si tranquillizzò (Europa, cit.).

Questione morale all’interno di IDV? Per Arlacchi non esiste, “i deputati di IDV sono nella media italiana”. Ma De Magistris “non è abbastanza intelligente politicamente” per capire che il limite di IDV è quello di essere ancorato ad una sorta di vetero-antiberlusconismo al punto tale da minarne l’esistenza politica stessa: “Quel partito potrà esistere finché esisteranno Berlusconi, Di Pietro e una certa idea della legalità, così come si è affermata in questi anni. Quando la situazione cambierà, Idv non avrà più alcuna forza”. IDV cioè è condannata a rimanere il partito personale di Di Pietro, il quale teme la concorrenza di Vendola e non sembra in grado di poter cambiare le cose. Di Pietro è forse fra coloro che voglione mantenere IDV ai minimi termini. Un micro partito della galassia del centro-sinistra, in cui coltivare la propria clientela. E qualora IDV scendesse sotto la soglia della rappresentanta, Tonino avrebbe, secondo Arlacchi, pronto il piano di emergenza: migrare nel Partito Democratico. Una bella triste parabola.

A margine di tutto ciò, giudico altrettanto strano il silenzio del Blog di Grillo sulla vicenda, invece tanto attento a fare la posta a Vendola su quella vecchia promessa della ripubblicizzazione della società che gestisce l’acqua in Puglia, tanto solerte nell’elencare tutte le volte in cui il PD ha visto mancare i suoi deputati in voti chiave per questo governo. Disinteressamento verso queste polemiche da teatrino della politica, o strategia nel colpire i concorrenti di IDV?

La crisi di Italia dei Valori: il ‘j’accuse’ di De Magistris contro Di Pietro

Quando B. ordì la spallata contro Prodi, dove vennero reclutati i sabotatori? Lo scorso 14 Dicembre, quando B. si è salvato dalla sfiducia, fra le fila di quale partito furono trovati i manovali del trasformismo? La risposta non è univoca, poiché i volontari del mutuo soccorso a Berlusconi si annidano negli ambienti più impensabili. E’ però vero che IDV è stato l’humus ideale in cui personaggi come Scilipoti e Razzi sono cresciuti e si sono moltiplicati. Qualcuno ricorda De Gregorio? Grazie al suo voltafaccia, Prodi cadde. Dopo quel fatto, Di Pietro riuscì a riciclare il suo partito, sempre organizzato nella forma personalistica e patrimonialistica che lo ha contraddistinto sin dalle origini sulla falsa riga del fondamento di tutti i partiti ad personam che è stato Forza Italia, avvicinandolo alle iniziative politiche e alle cause condotte da Beppe Grillo e contemporaneamente sopravvivendo al naufragio dell’Unione Prodiana alleandosi con il PD di Veltroni. Nel corso degli ultimi due anni, IDV è diventato l’emblema dell’antiberlusconismo, l’unica vera forza di opposizione, secondo buona parte dell’elettorato di sinistra o centro-sinistra. Ha accolto dentro sé personaggi come Luigi De Magistris e Sonia Alfano, da Grillo stesso prima additati come esempio da seguire poi messi all’Indice come profittatori desiderosi di carriera e scaldapoltrone. Nonostante l’apparente rottura con Grillo, nonostante le dettagliate e pesantissime critiche provenienti dai girotondini di Paolo Flores D’Arcais (critiche forse interessate a riformare il campo dell’antagonismo di sinistra passando per la sottrazione dell’elettorato di IDV che in precedenza votava Diliberto e Bertinotti), Di Pietro riesce a capitalizzare il bonus di consenso proveniente dal primo No Berlusconi Day per raggiungere nei sondaggi percentuali anche superiori al 7-8%. Le elezioni regionali sono per IDV un successo. Di Pietro mette in difficoltà il Partito Democratico di Franceschini e poi quello di Bersani, spesso non pronto nelle battaglie parlamentari. Poi, le retrovie del partito, imbottite di ex trombati della Democrazia Cristiana e di capibastone locali, tornano a fornire manodopera berlusconiana. E’ chiaro che qualcosa non va. Di Pietro avrebbe dovuto pensarci mesi or sono, durante il (primo) congresso di IDV, svoltosi lo scorso Febbraio. Eppure, anche in quella occasione, l’ex pm di Mani Pulite eccitò la paltea con il plebiscito su De Luca, il candidato del centro-sinistra alla presidenza della Campania con qualche grosso guaio giudiziario sulle spalle. Di Pietro chiese ai delegati di turarsi il naso. E questi lo fecero volentieri. Unica voce dissonante quella di Luigi De Magistris. Che ora, nel pieno del caos Scilipoti, con il partito dato al 5%, in discesa e sofferente rispetto al dinamismo di Vendola (altro personalismo), torna a farsi sentire con questo comunicato congiunto con Sonia alfano e Giulio Cavalli in cui chiede, senza mezzi termini, di fare pulizia in IDV. Saprà Di Pietro resistere alla crisi di Scilipoti?

L’IDV e la questione morale.

In molti, da più parti, ci chiedono di prendere posizione, di esprimerci su quanto accaduto negli ultimi mesi all’interno dell’Italia dei Valori. Ce lo chiede la base di questo partito, straordinariamente attiva e senza timori reverenziali. Ce lo chiedono i nostri elettori, anche quelli che di questo partito non sono. E ce lo chiede, prima di tutto, la nostra coscienza. E’ a loro e ad essa che oggi parliamo.

Non abbiamo voluto sfruttare l’onda delle ultime polemiche per dire la nostra, per non offrire il fianco a strumentalizzazioni che avrebbero danneggiato l’Italia dei Valori. Abbiamo fatto passare la piena facendo quadrato attorno all’Idv. Ora però alcune considerazioni per noi sono d’obbligo. E si rende necessario partire da una premessa: nell’Idv oggi c’è una spinosa e scottante “questione morale”, che va affrontata con urgenza, prima che la stessa travolga questo partito e tutti i suoi rappresentanti e rappresentati. Senza rese dei conti e senza pubbliche faide, crediamo che mai come adesso il presidente Antonio Di Pietro debba reagire duramente e con fermezza alla deriva verso cui questo partito sta andando per colpa di alcuni.

Le ultime vergogne, come altrimenti chiamare il caso Razzi/Scilipoti, due individui che si sono venduti, quantomeno moralmente, in virtù di altri interessi rispetto alla politica e al bene pubblico, sono solo la punta di un iceberg che pian piano emerge nella realtà di questo partito. Come dimenticare lo scandaloso caso Porfidia, inquisito per fatti di camorra e ancora difeso da qualche deputato dell’Idv che parla di sacrificio a causa di “fatti privati”. E poi il fumoso Pino Arlacchi, che dopo essere stato eletto con l’Idv e solo grazie all’Idv, ha salutato tutti con un misero pretesto ed è tornato con le orecchie basse al Pd. Ma chi ha portato questi personaggi in questo partito?

Per questo oggi, con questo documento condiviso, rilanciamo la necessità di una brusca virata, e chiediamo al presidente Di Pietro di rimanere indifferente al mal di mare che questa provocherà in chi, un cambiamento, non lo vuole. In chi spera che l’Idv torni un partito del 4% per poterlo amministrare come meglio crede. Seggi garantiti, candidature al sicuro, contestazioni zero. Gente, questa, che non ha più alcun contatto con la base e rimane chiusa nelle stanze del potere, cosciente che senza questa legge elettorale mai sarebbe arrivata in Parlamento e che se questa cambiasse mai più ci tornerebbe.

Abbiamo un patrimonio da cui ripartire, ed è quella “base” pensante e operativa, che non ha timore di difendere a spada tratta il suo leader Di Pietro ma nemmeno di rivolgersi direttamente a lui per chiedere giustizia e legalità all’interno del partito “locale”. Chiedono un deciso “no” alla deriva dei signori delle tessere, ai transfughi, agli impresentabili che oggi si fregiano di appartenere a questo partito e si rifanno, con precisione chirurgica, una verginità politica. Dopo i congressi regionali moltissime realtà si sono addirittura rivolte alle Procure per avere giustizia, presentando video e documentazione che proverebbero macroscopiche irregolarità nelle consultazioni tra gli iscritti.

Oggi una questione morale c’è ed è inutile e dannoso negarlo. Noi non possiamo tacere. La maggior parte della “dirigenza” dirà che con queste nostre parole danneggiamo il partito, altri che danneggiamo il presidente Di Pietro, altri ancora che siamo parte di un progetto eversivo che vuole appropriarsi dell’Idv. Noi crediamo che questo invece sia un estremo atto di amore per tutti gli iscritti, i militanti e i simpatizzanti dell’Italia dei Valori. Al presidente chiediamo solo una cosa: si faccia aiutare a fare pulizia. Ci lasci lavorare per rendere questo partito quello che lui ha pensato e realizzato e che ora qualcuno gli vuole togliere dalle mani.

Terminiamo questo documento con le parole di un grande politico italiano, che oggi purtroppo non è più con noi. Enrico Berlinguer.

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati”.

Luigi de Magistris, Sonia Alfano, Giulio Cavalli

IDV: Luisa Capelli nel Lazio da indipendente. Giulio Cavalli minacciato dalla mafia.

Novità in casa IDV. De Magistris è felice della rinnovata alleanza fra il partito e il PD. Nell’intervista di Luca Telese pubblicata da Il Fatto Quotidiano non manca di sottolineare come il merito sia di Di Pietro, che ha condotto la trattativa in prima persona.

Ecco il grave limite di IDV: la decisione di allearsi con il PD è stata presa dal vertice, il vertice ha condotto la trattativa, il vertice si è preso il merito della sua buona riuscita. Tutto passa per Di Pietro. IDV è Di Pietro. Una cosa sua.

De Magistris avverte: non basta allearsi per sciogliere i nodi. Non bastano le alleanze pre-elettorali. L’accordo non è un accordo nazionale. Campania e Calabria restano fuori. De Magistris dice che la causa è il PD e  le sue divisioni interne. E suggerisce due nomi: per la Calabria, Pippo Callipo, imprenditore, ex presidente di Confindustria, ora candidato a Presidente della Regione con il sostegno di IDV; e Raffaele Cantone, ex magistrato, PM della DDA di Napoli, l’uomo che ha condannato Sandokan, il re dei Casalesi. De Magistris però aggiunge un auspicio: che si giunga finalmente a creare una coalizione fra IDV e il movimentismo, sia esso Popolo Viola, siano le Liste a 5 Stelle di Beppe Grillo. Eccolo, il piano che ha in mente. Tenere Di Pietro in sella, ma rendere IDV trasparente come la vorrebbero quelli che ne sono rimasti fuori e che nulla hanno condiviso della gestione familistica, patrimonialistica, personalistica data da Di Pietro al partito. Fondere IDV con i movimenti, ispirando il nuovo soggetto ai principi della democrazia partecipata, sottraendo al PD il gergo delle primarie aperte, realizzado diversamente a mezzo web il progetto della partecipazione capillare. Un’idea che in realtà coltivano in molti. Ad esempio, la Base IDV, il gruppo dei dissidenti, che al Congresso del 5-6-7 Febbraio presenterà una mozione di opposizione a quella di Di Pietro. In quella circostanza, la Base IDV e De Magistris – ma anche Sonia Alfano – si incontreranno e quasi certamente avranno occasione per confrontarsi con il gruppo dei cosiddetti “cacicchi”. Solo allora si potrà dire se De Magistris ha la possibilità di far convergere tutta IDV verso quel modello. Solo allora si potrà sperare nel veder maturare una forza politica che conduca, a livello nazionale, nelle aule parlamentari, le battaglie condotte dai movimenti.

Intanto si scoprono alcuni nomi dei candidati per IDV alle Regionali. Nel Lazio, si candida come indipendente, per sottolineare ancora una volta la sua distanza verso dinamiche partitiche alquanto discutibili, Luisa Capelli, editrice, da anni impegnata nella politica, ma mai inglobata nelle gerarchie di partito:

Fondatrice (nel 1994), direttrice editoriale e amministratrice unica della Meltemi Editore, per la casa editrice ha svolto le funzioni di editor, curatrice, traduttrice e redattrice. Dal 2005 insegna all’Università degli studi di Roma “Tor Vergata” “Economia e gestione delle imprese editoriali”, dopo aver svolto per anni attività di docenza in seminari e master universitari sulle tematiche relative alla sua professione (fonte Wikipedia).

Luisa Capelli è estremamente sensibile ai temi delle Libertà Digitali, di cui ne ha fatto il centro del suo impegno politico. Secondo Luisa, “la conoscenza in Rete” è da considerarsi “come un bene comune e un diritto di cittadinanza, riconoscendone il valore di sistema estensivo del mondo relazionale e informazionale della nostra società”.

In questa sfida siamo tutti coinvolti: singoli cittadini, imprese, istituzioni; ma appare evidente come siano necessari e impellenti orientamenti politici chiari che non contrastino solo a parole, o con prese di posizione occasionali connesse all’opposizione sugli ennesimi legge, decreto o progetto di legge (dalla Hadopi in Francia, al Digital Millennium Copyright Act negli Stati Uniti, alla pletora di provvedimenti approvati o in arrivo in Italia), strategie di limitazione, censura, soffocamento della libertà della Rete presenti, pur con diversa aggressività, ovunque nel mondo […] L’impegno che considero non più rinviabile, almeno per me, oltre a promuovere e sostenere ogni iniziativa di contrasto alle politiche nazionali che minano le libertà di Internet, come quelle che ci hanno spinto a indire lo sciopero dei blogger il 14 luglio scorso, a sottoscrivere la “Carta dei Cento“, a lanciare l’appello “Libera rete in libero Stato” lo scorso mese di dicembre, ad aderire alla nuova iniziativa in cantiere dei Corsari della rete e a quelle programmate dai pirati per il prossimo futuro, è quello di intraprendere un’azione propositiva sui due terreni nei quali ho la possibilità di esprimere più che una protesta (fonte: Luisa Capelli, I liberi, la rete, la politica).

Luisa Capelli individua due aspetti sui quali condurre un’azione politca decisa:

  • l’individuazione, in accordo con gli autori, di forme di accesso libero e gratuito ai contenuti che ne garantiscano la permanenza nel tempo e non “recinzione” e che coesistano con la vendita dei file digitali dei libri a prezzi competitivi con il mercato delle fotocopie;
  • l’elaborazione di un piano di politiche attive che non si limitino alla difesa della neutralità della Rete, ma stimolino la partecipazione dei cittadini alle discussioni e deliberazioni pubbliche, alla condivisione dei contenuti, alla disponibilità e democratizzazione delle informazioni della Pubblica Amministrazione, a partire dai contenuti della Carta per l’Innovazione, la creatività e l’accesso alla conoscenza sottoscritta a Barcellona nel novembre scorso.

In Lombardia, invece, viene candidato Giulio Cavalli, su proposta dello stesso De Magistris: Giulio Cavalli (Milano, 26 giugno 1977) è un attore, scrittore e regista italiano. E’ considerato una delle nuove voci del teatro di narrazione civile degli ultimi anni in Italia; fra i suoi spettacoli, (Re) Carlo (non) torna dalla battaglia di Poitiers, dedicato alla vicenda del G8 a Genova nel 2001 e alla morte di Carlo Giuliani, e Linate 8 ottobre 2001: la strage, ma è con Do ut Des, spettacolo teatrale su riti e conviti mafiosi, che Cavalli si è attirato le ire della Mafia. Proprio in questi giorni è stato raggiunto da telefonate minatorie, addirittura gli è stato recapitato un priettile e un messaggio intimidatorio è stato inviato alla banca presso la quale ha organizzato la raccolta fondi per la sua campagna elettorale. Recitava più o meno così: “La mafia controlla la filiale Intesa San Paolo di Via Palmanova”. Un fatto che ha dell’inquietante. Forse vogliono solo spaventare. Ma è indubbio che la candidatura di un uomo che dice ciò che pensa è alquanto scomoda. Anche all’interno di IDV.

individuare, in accordo con gli autori, forme di accesso libero e gratuito ai contenuti che ne garantiscano la permanenza nel tempo e non “recinzione” e che coesistano con la vendita dei file digitali dei libri a prezzi competitivi con il mercato delle fotocopie