La Manovra è legge. Il testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale

La manovra è, per alcuni suoi aspetti, immediatamente applicativa. Fin da oggi tutti i deposito titoli saranno sottoposti alla nuova imposta di bollo, per esempio. Come pure saranno immediatamente effettivi i ticket sanitari (almeno in sette regioni). Eppure la lettura del provvedimento legislativo è una pratica di tortura che non si applica neanche nelle più terribili dittature. Mi spiego.

A causa della intrinseca urgenza del documento, visti i disagi sui mercati che i nostri Btp hanno dovuto subire in termini di spread, è stata applicata una procedura di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale tale per cui la nuova normativa è divulgata, “per motivi di massima urgenza, senza note, ai sensi dell’art. 8, comma 3 del regolamento di esecuzione del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sulla emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 14 marzo 1986, n. 217″.

Pertanto il testo della legge di conversione non è coordinato con quello del decreto legge n. 98/2011, ne consegue che è estremamente difficile la comprensione della norma e una noma che non è compresa è anche difficilmente applicabile. Viene riportato che “nella Gazzetta Ufficiale – Serie generale n. 171 del 25 luglio 2011 si procedera’ alla ripubblicazione del testo della presente legge coordinata con il decreto-legge sopra citato, corredato delle relative note, ai sensi dell’art. 10, comma 3 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 1092″.

Divertitevi nella comparazione fra decreto e legge di conversione. Qui allego il testo della legge di conversione:

Legge n. 111 del 15/07/2011 di conversione del decreto legge 98/2011 recante disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria.

Questo invece il Dossier di Studio della Camera dei Deputati con un riassunto delle principali novità:

Dossier Studio della Camera dei Deputati – atto n. 4509

Qui invece il testo del decreto modificato dal Senato e approvato dalla Camera:

Atto Camera n. 4509

Ddl Stabilità: la porcata del maxi-emendamento

Sì, di una manovra elettorale si tratta. Regali e regalini, ma solo dove serve, non sia mai che Tremonti si arrabbi. Nell’ordine, il maxi-emendamento al ddl Stabilità dispensa circa 6 miliardi divisi in:

  • abolizione ticket sanitari fino all’Aprile 2011;
  • anticipo del 5xmille agli enti e alle associazioni (attenzione, sono soldi non dello Stato, soldi che voi contribuenti avete destinato a enti o associazioni da voi stessi scelte!) pari a 100 milioni, un quarto della volta scorsa secondo l’on. gianluca Galletti (UDC);
  • minor restrittività del patto di stabilità con gli Enti Locali (Regioni e Comuni, che così potranno spendere di più, pace all’anima del debito pubblico);
  • ben 245 milioni per le scuole paritarie – attenti al trucco, si tratta di scuole private, che in Italia equivale a dire “scuole cattoliche” – e qui l’UDC potrebbe anche votare a favore;
  • dulcis in fundo, 100 milioni per l’editoria – televisioni comprese (e non siamo più in conflitto d’interessi, non è vero?).

Inoltre c’è la questione delle frequenze radiotelevisive. Il comma 13 del maxi-emendamento punta a recuperare circa 2,4 miliardi per il 2011 con l’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze per i servizi di comunicazione mobili. Una mega torta da spartirsi fra tre-quattro operatori telefonici:

13. Entro 15 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni avvia le procedure per l’assegnazione di diritti d’uso di frequenze radioelettriche da destinare a servizi di comunicazione elettronica mobili in larga banda con l’utilizzo della banda 790-862 MHz e di altre risorse eventualmente disponibili, conformemente a quanto previsto dal codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259. In coerenza con la normativa dell’Unione europea, il Ministro dello sviluppo economico fissa la data per l’assegnazione della frequenze della banda 790-862 MHz e delle altre risorse eventualmente disponibili ai servizi di comunicazione elettronica mobili in larga banda. Il Ministero dello sviluppo economico può sostituire le frequenze già assegnate nella banda 790-862 MHz con quelle liberate ai sensi delle seguenti disposizioni o altrimenti disponibili. Il piano nazionale di ripartizione delle frequenze e il piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive sono adeguati alle disposizioni del presente comma.[…]

18. Dall’attuazione dei commi da 13 a 17 derivano proventi stimati non inferiori a 2.400 milioni di euro. Le procedure di assegnazione devono concludersi in termini tali da assicurare che gli introiti dell’assegnazione siano versati all’entrata del bilancio dello Stato entro il 30 settembre 2011. Nel caso in cui, in sede di attuazione del presente comma, si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alla previsione, ai sensi dell’articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro dell’economia e delle finanze provvede, con proprio decreto, alla riduzione lineare, sino alla concorrenza dello scostamento finanziario riscontrato, delle dotazioni finanziarie, iscritti a legislazione vigente, nell’ambito delle spese rimodulabili di cui all’articolo 21, comma 5, lettera b), della citata legge n. 196 del 2009, delle missioni di spesa di ciascun Ministero. (Emendamento 1.500).

Va da sé che la prevista entrata di 2,4 mld sia da considerarsi come una “tantum”, e non potrebbe avere alcun effetto in termini di riduzione del debito strutturale. E’ facile prevedere che tale norma sarà stoppata dalla UE, ai sensi del Codice di condotta sulle entrate una tantum e che quindi il suo inserimento nel maxi-emendamento sia del tutto inutile. di fatto, come scritto nel comma 18, l’inattuabilità della norma ai fini della riduzione debitoria finirà per produrre un ulteriore intervento di riduzione della spesa a carico della spesa dei vari Ministeri. E questo avverrà entro un anno circa, se non prima.

Il testo del ddl Stabilità – Atto Camera C. 3778

OECD, la ripresa economica è finita

Si chiama Composite Leading Indicator. E’ un aggregato di indicatori economici usato dall’OECD – OCSE per gli italiani – per prevedere il ciclo economico dei prossimi sei mesi. Mesi or sono, il governo e la maggioranza impiegarono il CLI per raccontarci la favola che la “crisi è finita”. Il 9 Luglio scorso, l’OECD ha pubblicato il nuovo rapporto, disponibile sul sito dell’organizzazione. Nessuno, né del governo, men che meno della maggioranza, ha osato aprire il rapporto. La ragione è la seguente:

Per i paesi OECD si può ancora parlare di espansione, ma la curva ha preso una ‘china pericolosa’. La crescita segna il passo. Certo, in questa sigla – paesi OECD –  vi è dentro di tutto. Quasi tutti i paesi europei, compresa la Grecia. L’Italia ha fatto segnare una crescita del PIL per il primo trimestre di ben 0.5%. Giusta osservazione, si potrebbe dire. Allora guardiamo al CLI paese per paese. Abbiamo adottato questo parametro come fosse la Bibbia, in tempi recenti. Non più tardi dello scorso autunno. E ora? Possiamo mica smentirci…

Ecco i dati:

Nell’ordine: espansione in Giappone e Germania, picco potenziale (ovvero la curva tende verso il basso) in Regno Unito, Canada e Brasile. La curva mostra invece chiaramente il raggiungimento del picco della “ripresina” in Francia, in India e – signore e signori! – in Italia. Che se sommato alla Manovra Finanziaria lacrime & sangue con zero misure a favore della crescita, significa una cosa sola: depressione.

Si salvi chi può.

Manovra, emendamento dei Radicali PD contro la norma interpretativa della TIA

Saprete dell’art. 14 comma 33 contenuto nel Decreto Legge n. 78 del 31/05/2010, la manovra finanziaria di Tremonti targata 2011-2012-2013, comprendente le misure urgenti in materia finanziaria volte a esercitare una stretta mortale ai conti pubblici, alla deriva del debito. Saprete che tale articolo contiene una norma interpretativa dell’art. 238 del DLGS  3 Aprile 2006, n. 152, volta a impedire la restituzione dell’IVA illecitamente riscossa dai Comuni con la Tariffa di Igiene Ambientale, come da pronuncia della Corte Costituzionale n. 238/2009 (se ne parla su questo blog qui e qui e qui).

I senatori Radicali del PD, Donatella Poretti e Marco Perduca, hanno proposto un emendamento interamente soppressivo dell’art. 14 c. 33, emendamento che verrà presto discusso in Va Commissione Bilancio del Senato, probabilmente già a partire da domani:

La sentenza 238/2009 della Corte Costituzionale ha chiarito la natura tributaria della vecchia TIA (Tassa Igiene Ambientale), dando luogo cosi’ alla rimborsabilita’ dell’Iva pagata ingiustamente dai contribuenti. La Corte ha giustificato la scelta con ampie motivazioni in diritto e con l’individuazione di parametri con cui poter discernere un corrispettivo da un tributo. Di certo, ha specificato, non basta chiamare “corrispettivo” un tributo mascherato perche’ muti natura giuridica e diventi, a piacere del legislatore, appunto corrispettivo (rectius “corrispettivo e dunque iva”). Nonostante cio’ ci troviamo oggi a discutere della norma contenuta in merito alla nuova TIA (Tassa integrata ambientale), con cui il Governo dichiara che la tassa, che al vaglio dei parametri indicati dalla Corte e’ uguale alla precedente, in realta’ tassa non e’.
Perche’? Per continuare a tassare doppiamente (prima con la TIA e poi con l’IVA sulla nuova TIA)? La Corte ha chiarito che non si puo’ fare, checche’ ne voglia il legislatore. Per questo si chiede la soppressione del comma 33 dell’art.14, che cosi’ recita:
Le disposizioni di cui all’articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si interpretano nel senso che la natura della tariffa ivi prevista non è tributaria. Le controversie relative alla predetta tariffa, sorte successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, rientrano nella giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria (blog Donatella Poretti).

Stando al silenzio dei media, anche di quelli più impegnati nella campagna antigovernativa sul fronte intercettazioni, questo emendamento verrà rapidamente accantonato e consapevolmente verrà approvata una norma che è apertamente in contrasto con la sentenza della Corte Costituzionale. Il legislatore, nella figura di Tremonti e del governo, non si è nemmeno immaginato di riformare il tributo della TIA per riconfigurarlo come tassa, onde continuare ad applicarle l’IVA. No, il legislatore ha scelto la contrapposizione istituzionale, rischiando di veder impugnata la norma ed esser condotto nuovamente dinanzi al Giudice delle Leggi. Una norma inaccettabile, oltreché illegittima.

E’ il caso forse di cominciare a farsi sentire.

Manovra, tutte le menzogne di Tremonti

Effetti del DL 31 maggio 2010, n. 78 sul conto economico delle Amministrazioni pubbliche (milioni di euro)
2010 2011 2012 2013
ENTRATE
Misure che accrescono le entrate 693 6.413 10.716 8.204
Contrasto all’evasione: 406 5.063 7.607 6.795
–Potenziamento accertamento e riscossione 51 955 1963 1763
–Divieto compensazione crediti 0 700 2100 1900
–Fattura telematica 0 628 837 837
–Nuovo redditometro 0 741 709 815
–Imprese in perdita sistematica e apri e chiudi 0 633 1025 1066
–Ritenuta 10% su interventi di recupero patrimonio edilizio 355 756 559 0
–Adeguamento normativa OCSE su Transfer Price 0 651 415 415
Riduzione acconti Irpef 0 0 2.300 600
Altro 288 1.351 808 808
Misure che riducono le entrate 0 -2.318 -625 -200
Riduzione acconti Irpef 0 -2.300 -600 0
Ritenuta del 10% su interventi di recupero patrimonio edilizio 0 0 0 -168
Altro 0 -18 -25 -33
VARIAZIONE NETTA ENTRATE 693 4.095 10.091 8.004
SPESE
Misure che accrescono le spese 1.044 2.228 851 470
Spese correnti 1.044 1.908 531 150
-Fondo per interventi strutturali di politica economica 0 1.700 250 0
-Sanità 550 0 0 0
-Rateizzazione TFS per il pubblico impiego 100 0 0 0
-Censimento ISTAT 0 200 277 150
-Missioni di Pace 320 0 0 0
Altro 74 8 4 0
Spese in conto capitale 0 320 320 320
-Sanità (tessera sanitaria) 0 20 20 20
-Roma capitale 0 300 300 300
Misure che riducono le spese -381 -10.186 -15.742 -17.445
Spese correnti -381 -9.436 -14.442 -15.545
-Riduzione del 10% spese dei Ministeri e delle spese  PCM -45 -665 -750 -800
-Redditi da lavoro -5 -1.003 -1.485 -1.787
-Sanità (risparmi spesa farmaceutica) -300 -600 -600 -600
-Rateizzazione TFS per il pubblico impiego 0 -400 -240 0
-Riduzione finestre pensionamento 0 -360 -2.600 -3.500
-Pensioni di invalidità (aumento requisiti e accertamento) 0 -80 -160 -220
-PSI e disposizioni su RSS e PA: 0 -6.300 -8.500 -8.500
—-RSO 0 -4.000 -4.500 -4.500
—-Comuni 0 -1.500 -2.500 -2.500
—-Province 0 -300 -500 -500
—-RSS + PA 0 -500 -1.000 -1.000
-Altro -31 -29 -107 -138
Spese in conto capitale 0 -750 -1.300 -1.900
-Riduzione del 10% spese dei Ministeri e delle  spese 0 -750 -1.300 -1.900
VARIAZIONE NETTA SPESE 662 -7.958 -14.891 -16.975
VARIAZIONE INDEBITAMENTO NETTO -31 -12.053 -24.982 -24.979

Secondo la Banca d’Italia, negli anni 2011-2012-2013, la manovra permetterà di risparmiare 62 miliardi di euro (12 nel 2011, circa 25 nel 2012 e nel 2013).

Effetti della manovra sul conto economico delle PA

Le misure che accrescono le spese sono pochissime. E’ quindi presumibile che la manovra non abbia alcun effetto sul PIL. Ciò che provoca sconcerto è il taglio alle Regioni a Statuto Ordinario (RSO nella tabella): -13 mld in tre anni –  nel 2011 4 mld, pari al 39% dei tagli alle spese. Complessivamente il 62% dei tagli alla spesa nel 2011 riguarderanno gli enti locali (in arancione nel grafico).  Solo il 14% dei tagli è relativo alle spese della “casta” (in blu nel grafico). Invece circa il 25% della riduzione spese è riferibile a Lavoro pubblico, Pensioni (invalidità, riduzione finestra), Sanità (riduzione spesa farmaceutica) – (in verde nel grafico).

Manovra - Misure che riducono le spese

I grafici che seguono mettono in evidenza il peso crescente che la mini riforma pensionistica (chiusura “finestre” di pensionamento) e la stretta sulle pensioni di invalidità avrà nel corso del biennio 2012-2013:

Le maggiori entrate che il governo pensa di realizzare deriverebbero tutte dal contrasto alla evasione fiscale – circa il 75% di tutte le nuove entrate del 2011 (in giallo nel grafico). Potenziamento dell’accertamento e della riscossione, divieto di compensazione crediti e nuovo redditometro dovrebbero incidere per il 36%:


Conclusione: il governo mente. Tremonti mente. Le cifre sono diverse. Tremonti parla di 24 mld di euro, ma evidentemente riferisce solo alle nuove entrate. I tagli saranno pesantissimi e colpiranno le Regioni. Poi si rimesta nelle tasche dei soliti “noti”: lavoratori pubblici e lavoratori prossimi alla pensione. Le entrate sono tutt’altro che certe – legate alla sola attività di contrasto dell’evasione. Le aziende – in special modo le piccole e gli artigiani – potrebbero venire ‘colpiti’ dai criteri per il Nuovo Redditometro. Politiche di sviluppo non sono contemplate. Il taglio ai costi della politica è assolutamente marginale.

Tremonti e la Kultura

Vodpod videos no longer available.
Video satira sui tagli della Finanziaria, ieri, oggi, domani: parodia di Tremonti ad opera di Corrado Guzzanti, in una vecchia puntata di Parla con me, alle prese con i tagli alla cultura. Certo, la cul-tura non è solo roba di sinistra. Ma la crisi impone delle scelte e il governo sceglie di tagliare il superfluo: non i super compensi dei manager della pubblica amministrazione, non il parco macchine destinato alle auto blu, non i privilegi di ‘casta’, ma quegli enti culturali che tengono in vita generi dello spettacolo o della musica oramai fruiti soltanto da una elité di affezionati, generi messi ‘fuori mercato’ prima dal cinema e poi dalla televisione (che ha a sua volta ucciso il cinema – a margine di questo post si potrebbe disquisire fino a quando la televisione giocherà il ruolo di master o se per sopravvivere ai new media dovrà adottare forme ibride). Migliaia di lavoratori dello spettacolo, già messi in croce con la scorsa finanziaria, ricevono ora un ulteriore invito a dedicarsi ad altra attività. Il degrado di un paese lo si misura a partire da ciò: meno soldi alla kultura, meno soldi alla scuola. Persone meno istruite, lavori dequalificati, paghe da fame.

Siamo tutti sulla stessa barca, la barca chiamata ‘debito’

Qualcuno può pensare che è il momento di fare le valigie. Lo pensa Beppe Grillo, per l’intera classe politica. Il dramma che ci colpirà, secondo il blogger economista, è costituito dal fatto che:

dal 29 aprile 2010 al 31 dicembre 2012″ dovremo “rimborsare 611,9 miliardi di euro di titoli in scadenza (fonte Der Spiegel). 251,5 miliardi entro l’anno, 192,2 nel 2011, 168,2 nel 2012. Una cifra colossale. Una tempesta perfetta costruita nel tempo dai governi Craxi e Berlusconi (Italia in scadenza – Blog di Beppe Grillo).

Il grafico pubblicato da Der Spiegel sul debito italiano

Perciò, secondo Grillo, il paese sarà venduto ai suoi creditori, i quali pretenderanno un cambio di governo. Sarà un governo tecnico: “chi comprerà i titoli in scadenza diventerà il nostro padrone e chiederà contropartite e rassicurazioni. La cessione di una parte della nostra sovranità nazionale e un uomo di garanzia e con una forte reputazione internazionale a capo del prossimo governo tecnico”.

Occorre dire che le cifre colossali sbandierate da Der Spiegel, riprese da Wall Street Italia e quindi adottate da Grillo senza far di conto, sono note da anni. Non a caso abbiamo uno dei debiti più alti del mondo – ma inferiore per esempio a quello del Giappone. In secondo luogo, le cifre da rimborsare non verranno effettivamente sborsate dallo Stato, ma il governo effettuerà una operazione che si chiama ‘rifinanziamento’ del credito, ovvero emetterà bonds o cct per onorare i prestiti pregressi. Niente di diverso da ciò che si è fatto in passato, passato recente che però non viene rappresentato nel grafico di Der Spiegel.

Certo, il debito in scadenza ammonta a circa il 3% del pil. Eppure questa coincidenza della scadenza del debito non è la vera ragione della manovra. Ne parla giustamente Der Spiegel: il rapporto deficit/pil italiano è uno dei migliori dell’area euro, non dissimile da quello tedesco (IT: 5.3%; GER: 5%); la disoccupazione – il dato ufficiale, che non tiene conto della cassa integrazione – è circa del 9%, contro il 20% della Spagna, dove il lavoro lo hanno perso soprattutto i precari, i lavoratori senza tutela, in special modo del settore edilizio; lo spread fra bond italiani e tedeschi rimane stabile – intorno all’1% – nonostante la ‘scossa’ della crisi greca. No, la manovra si è imposta come necessaria il giorno successivo alla revisione da parte del governo del rapporto debito/pil per l’anno 2010, che secondo le stime del governo passerebbe dal 116.9 al 118.4 – una previsione che ha fatto per l’appunto crollare la borsa di Milano il 6 Maggio scorso, evento che i media italiani hanno correlato soltanto all’andamento dei mercati internazionali, mentendo alla pubblica opinione.

La manovra si deve confrontare anche con una previsione di crescita assolutamente incerta: lo 0.8% preventivato dal governo potrebbe essere un dato ‘sovrastimato’. La crisi vera, non quella finanziaria, bensì quella che colpisce le aziende e i lavoratori, sta arrivando al suo apice proprio in questi mesi.

Berlusconi, dinanzi alla platea di Confindustria, disse non senza un certo tetro divertimento, “siamo tutti sulla stessa barca”: spiace dirlo, ma stavolta ha ragione. Tutti, intendendo proprio tutti, a cominciare dai partner europei dell’euro, siamo sulla stessa barca, la barca del debito pubblico. Sempre su Der Spiegel potete trovare questo interessante grafico che spiega l’andamento del debito tedesco comprensivo della previsione per il 2011. Ebbene, il rapporto deb/pil della Germania galoppa verso il 79%, con tassi di crescita molto più alti di quello italiano. Per i tedeschi questa è una emergenza nazionale.


Il governo, per bocca di Tremonti, afferma che la stretta alle finanze pubbliche è ‘necessaria per salvare l’euro’. La crisi dell’euro è stata descritta sinora con toni grotteschi. Solo un paio di anni prima si auspicava un riallineamento del cambio euro-dollaro. Le esportazioni franco-tedesche erano in difficoltà, il made in Italy anche. Il cambio attuale, di 1.227 sul dollaro, non è il livello più basso sinora raggiunto. Ad Ottobre 2000, qualche mese dopo il suo debutto sui mercati monetari, scese otto lo 0.85; a Dicembre 2005,scese sotto quota 1.20 dopo un anno di discesa continua; e che dire della crisi dell’euro del 2008? Fra Luglio e Ottobre passò da 1.60 e 1.25, un crollo ben più veloce di quello attuale:

Conclusione: basta drammi. Da anni “viviamo” a debito, abbiamo costruito il boom degli anni ’80 a debito. Lo abbiamo in parte pagato con le lacrime e il sangue del governo Prodi, con quindici anni di stagnazione e di precariato. Risolvere il problema del debito dovrebbe essere la principale occupazione del Parlamento e del governo, i quali invece discettano di privacy e intercettazioni. La criminalità è quel gorgo muto in cui sono precipitati tutti o parte di quei soldi. Là, e soltanto là, dovrebbe esser cercata la chiave di volta. Perché preoccuparsi di eventuali limitazioni della sovranità? Sono contemplate dalla Costituzione nel sempiterno articolo 11, secondo comma, purché siano alla luce del sole, frutto di accordi internazionali. L’Europa lo è. Più che di sovranità nazionale, ci si dovrebbe preoccupare di dotare l’Europa di istituzioni democratiche, rappresentative dei popoli europei. Grillo non lo fa, e in questo rivela tutta la sua miopia politica.

Manovra, la norma interpretativa che annulla i ricorsi della Tassa Rifiuti

Il CorSera pubblica oggi il testo completo della manovra finanziaria del governo Berlusconi per gli anni 2011-2013. A parte il giallo sulla mancata firma del (finto) premier, il quale pretendeva di apporre il suo sigillo soltanto dopo il benestare del Presidente della Repubblica, atto assolutamente irrituale, il testo contiene veramente la norma interpretativa dell’art. 238 del DLGS  3 Aprile 2006, n. 152, volta a impedire la restituzione dell’IVA illecitamente riscossa dai Comuni con la Tariffa di Igiene Ambientale, come da pronuncia della Corte Costituzionale n. 238/2009 (se ne parla su questo blog qui).

La norma di Tremonti ribalta l’interpretazione della Corte Costituzionale, la quale invece considerava la TIA equivalente alla TARSU, quindi attribuendole valore di tributo pagato dai cittadini per la prestazione di un servizio dal parte dell’amministrazione comunale, pertanto non assogettabile ad IVA. E’ possibile ribaltare per legge una sentenza della Corte Costituzionale?

Art. 14 – Patto di stabilità interno ed altre disposizioni sugli enti territoriali

33. Le disposizioni di cui all’articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si interpretano nel senso che la natura della tariffa ivi prevista non è tributaria. Le controversie relative alla predetta tariffa, sorte successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, rientrano nella giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria.

Occorre innazitutto dire che la Corte si pronuncia sulla vecchia TIA Ronchi (DLGS 22/97), ma la nuova TIA non sembra presentare alcun elemento di difformità dalla precedente. Il DLGS n. 152/2006 parla chiaro: Art. 238 – Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani, comma 1: ” Chiunque possegga o detenga a qualsiasi titolo locali, o aree scoperte ad uso privato o pubblico non costituenti accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale, che producano rifiuti urbani, è tenuto al pagamento di una tariffa. La tariffa costituisce il corrispettivo per lo svolgimento del servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani […] comma 4: “La tariffa è composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio”[… ] “nonché da una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione” (DLGS n. 152/2006).

La Corte Costituzionale, nella sentenza del 2009, ha evidentizato l’identità dei due prelievi (TIA Ronchi e TARSU)  in fatto di obbligo del pagamento e dei soggetti obbligati,  in fatto di struttura autoritativa, di criteri di commisurazione e pure in fatto di accertamento e liquidazione:

Con riguardo, poi, alla disciplina dell’accertamento e della liquidazione della TIA, la lacunosità delle statuizioni contenute nel comma 9 dell’art. 49 del d.lgs. n. 22 del 1997 (il quale si limita a prevedere che «la tariffa è applicata dai soggetti gestori nel rispetto della convenzione e del relativo disciplinare») può essere colmata con l’esercizio del potere regolamentare comunale previsto per le entrate «anche tributarie» (Corte Cost. cit.).

La TIA, in maniera analoga alla TARSU, conclude la Corte, ha “la funzione di coprire anche le pubbliche spese afferenti a un servizio indivisibile, reso a favore della collettività e, quindi, non riconducibili a un rapporto sinallagmatico con il singolo utente” (ibidem). Le poche differenze fra i due prelievi non sono sufficienti a caratterizzare in ‘senso privatistic’ la TIA:

L’unica sostanziale differenza sul punto tra i due prelievi si riduce al fatto che, mentre per la TARSU il gettito deve corrispondere ad un ammontare compreso tra l’intero costo del servizio ed un minimo costituito da una percentuale di tale costo determinata in funzione della situazione finanziaria del Comune (art. 61, comma 1, del d.lgs. n. 507 del 1993); per la TIA il gettito deve, invece, assicurare sempre l’integrale copertura del costo dei servizi (art. 49 del d.lgs. n. 22 del 1997). Tuttavia, tale differenza non è sufficiente a caratterizzare in senso privatistico la TIA, perché nulla esclude che una pubblica spesa (come il costo di un servizio utile alla collettività) possa essere integralmente finanziata da un tributo (ibidem).

Poi il passaggio fondamentale, che annulla all’istante qualsiasi effetto per la ‘norma interpretativa’ di Tremonti:

la rilevata inesistenza di un nesso diretto tra il servizio e l’entità del prelievo – quest’ultima commisurata, come si è visto, a mere presunzioni forfetarie di producibilità dei rifiuti interni e al costo complessivo dello smaltimento anche dei rifiuti esterni – porta ad escludere la sussistenza del rapporto sinallagmatico posto alla base dell’assoggettamento ad IVA ai sensi degli artt. 3 e 4 del d.P.R. n. 633 del 1972 e caratterizzato dal pagamento di un «corrispettivo» per la prestazione di servizi. Non esiste, del resto, una norma legislativa che espressamente assoggetti ad IVA le prestazioni del servizio di smaltimento dei rifiuti, quale, ad esempio, è quella prevista dall’alinea e dalla lettera b) del quinto comma dell’art. 4 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, secondo cui, ai fini dell’IVA, «sono considerate in ogni caso commerciali, ancorché esercitate da enti pubblici», le attività di «erogazione di acqua e servizi di fognatura e depurazione, gas, energia elettrica e vapore». Se, poi, si considerano gli elementi autoritativi sopra evidenziati, propri sia della TARSU che della TIA, entrambe le entrate debbono essere ricondotte nel novero di quei «diritti, canoni, contributi» che la normativa comunitaria (da ultimo, art. 13, paragrafo 1, primo periodo, della Direttiva n. 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006; come ribadito dalla sentenza della Corte di giustizia CE del 16 settembre 2008, in causa C-288/07) esclude in via generale dall’assoggettamento ad IVA, perché percepiti da enti pubblici «per le attività od operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorità» (come si desume a contrario dalla sentenza della Corte costituzionale n. 335 del 2008), sempre che il mancato assoggettamento all’imposta non comporti una distorsione della concorrenza (distorsione, nella specie, non sussistente, in quanto il servizio di smaltimento dei rifiuti è svolto dal Comune in regime di privativa) (ibidem).

Pertanto la norma di Tremonti è da ritenersi assolutamente illegittima, poiché pretende di ribaltare una sentenza della Corte e, in secondo luogo, viola la normativa comunitaria espressa dalla Direttiva n. 2006/112/CE e dalla sentenza della Corte di Giustizia CE C-288/07.

Fate il ricorso. Pretendete i vostri soldi percepiti illegalmente. Esercitate il vostro diritto.

Manovra del Governo, norma interpretativa evita rimborsi Iva sulla Tassa Rifiuti

L’abolizione delle Province con popolazione inferiore ai 220.000 abitanti, a patto che non si trovino al confine di Stato e non si tratti della provincia di residenza di Tremonti (Sondrio; la battuta è di ciwati), non è l’unica norma irrazionale introdotta dal decreto legge della iper Manovra Finanziaria del Governo.

Secondo le informazioni pubblicate dai giornali, il Governo, in tema di tagli di spesa relativi agli Enti Locali, avrebbe introdotto un comma avente carattere di ‘norma interpretativa’ (ma guarda, a volte ritornano) sull’IVA riscossa illegalmente attraverso la TIA, la Tariffa di Igiene Ambientale. La norma sarebbe volta a scongiurare i rimborsi milionari che i Comuni si troverebbero a dover sborsare in caso di ricorsi di massa dei cittadini. Tremonti ha pensato bene di ricorrere alla formula enigmatica della norma interpretativa. Ma l’interpretazione che Tremonti può fare della norma legislativa che istituisce la TIA è solo e soltanto quella già specificata dalla Corte Costituzionale con la pronuncia n. 238/2009:

[Identità di scopo TARSU-TIA] Contrastando questa visione delle cose, la Corte Costituzionale afferma che per una corretta valutazione della natura della tariffa di igiene ambientale (TIA), è invece opportuno muovere dalla constatazione che tale prelievo, pur essendo diretto a sostituire la TARSU, è disciplinato in modo analogo a detta tassa, la cui natura tributaria non è mai stata posta in dubbio né dalla dottrina né dalla giurisprudenza. Conseguentemente, deve procedersi ad una approfondita comparazione tra il prelievo tributario sostituito e quello che lo sostituisce, sotto i profili della struttura, della funzione e della disciplina complessiva della fattispecie dei prelievi […] un altro significativo elemento di analogia tra la TIA e la TARSU è costituito dal fatto che ambedue i prelievi sono estranei all’àmbito di applicazione dell’IVA.[…] Non esiste, del resto, una norma legislativa che espressamente assoggetti ad IVA le prestazioni del servizio di smaltimento dei rifiuti (Corte Cost. cit.).

La Consulta quindi sancisce l’assoluta identità fra le due formule di tassazione e tributo e ne deduce la non assoggettabilità all’IVA della TIA. Questo è scritto. Ora Tremonti può solo fornire indicazioni circa le modalità di rimborso in caso di ricorso accolto positivamente dall’autorità amministrativa. Che senso può avere la norma interpretativa? Solo spaventare i probabili ricorrenti. La norma risulterebbe inapplicabile. Non si può interpretare per legge una sentenza della Corte Costituzionale. Se ne possono sono ‘normare’ gli effetti. Tanto più che la sentenza indirettamente ascrive al cittadino un diritto, ovvero quello di vedersi restituita la parte di tassazione illecitamente riscossa che vedrebbe così violato. Si innescherebbe così un corto circuito istituzionale che avrebbe solo l’effetto di posticipare di anni i rimborsi. E forse proprio questo Tremonti va cercando.

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