Arresto Milanese: cosa deciderà la Camera

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Si voterà a scrutinio segreto e con voto elettronico. Ergo, fra i banchi della Camera, domani mattina verso mezzogiorno, sarà tutto un fiorire di trame incrociate. Da una parte l’ufficialità della presa di posizione di PdL e della segreteria leghista, propense per il no all’arresto, dall’altra i frondisti maroniani e i i delusi del PdL, facenti capo a Crosetto – sì, l’uomo che disse della manovra tremontiana di Luglio che era roba da psichiatria – forse pronti a vendicarsi delle lacrime e sangue patite durante l’estate.

C’è spazio per la dietrologia: colpire Milanese per colpire Tremonti e quindi a sua volta colpire di sponda i leghisti del cerchio magico. Mille le domande di queste ore: davvero l’opposizione resterà compatta? L’Udc non sarà tentata di votare contro l’arresto in nome del tanto sbandierato garantismo e forse per aprire un ponte con il PdL in vista di un soccorso scudo-crociato quando verrà meno l’alleanza con la Lega? Tremonti resterà al suo posto se l’aula non difende Milanese? E Berlusconi si dimetterà, come chiesto da Bersani stasera, subito prima del voto? Oppure, come è più probabile, mostrerà fiero il suo ghigno all’aula annichilita?

Su Milanese la Lega si spacca

Domani il voto in Giunta per le Autorizzazioni sulla richiesta di arresto per l’ex collaboratore di Tremonti e parlamentare Marco Milanese, uno dei presunti sgherri di Bisignani e della sua centrale occulta di spionaggio e dossieraggio. In Giunta la Lega può contare sull’operato di Paolini e Follegot. I due hanno già avvalorato le tesi – bislacche – del fumus persecutionis, non già da parte dei giudici bensì da quelli dell’accusatore di Milanese, tale Paolo Viscione, imprenditore.

Follegot ha dichiarato di esser “venuto qui a Montecitorio anche durante le vacanze per studiare le carte. L’indagine è complessa, è stata anticipata dalla stampa ampiamente ma molte cose che vengono affermate non sono state riscontrate”. Paolini e Follegot voteranno allineati a quanto deciso dai vertici del PdL – Alfano, Verdini, Gasparri. Giovedì, il giorno dopo la scontatissima approvazione della Manovra-bis, la questione verrà portata al voto dell’aula. E qui si impone la domanda: davvero Bossi e i soci del cerchio magico detengono il controllo del partito? Paolini medesimo avverte: “prima del voto in Aula ci sarà certamente una riunione in cui spiegherò ai colleghi le nostre convinzioni poi ogni deputato si fa la sua idea ed esprimerà un voto secondo coscienza“. In questo caso si potrebbe riproporre la spaccatura dei maroniani, già avvenuta sul caso di Alfonso Papa. Se ciò avvenisse, sarebbe il tramonto della leadership di Bossi sulla Lega. La Lega potrebbe esser il prossimo partito politico a dividersi sul confine dell’antiberlusconismo.