Il settennato di Re Giorgio alla ricerca di una pace impossibile

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Articolo scritto per Giovine Europa Now su Linkiesta: leggi qui http://www.linkiesta.it/blogs/giovine-europa-now/giorgio-napolitano-sette-anni-senza-pace

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Crisi di Governo | Napolitano anestetizza la Repubblica Parlamentare

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Tecnicamente, con la scelta di oggi pomeriggio di ammettere la prorogatio di Mario Monti, Giorgio Napolitano ha fatto la più grande riforma istituzionale di sempre: ha modificato la Forma di Governo. La crisi del parlamentarismo (che attanaglia il nostro paese da almeno dieci anni, come è evidente dalla trasformazione della pratica della decretazione d’urgenza in iniziativa legislativa preponderante) e l’impossibilità di formare un nuovo governo per via della fine del bipolarismo, ha creato le condizioni per cui il Capo dello Stato non è stato in grado di conferire un nuovo incarico con una base parlamentare certa.

La prorogatio, suggerita a Grillo dal professor Becchi e che inizialmente sembrava una boutade e conteneva (e continua a contenere) in sé medesima evidenti aspetti di incostituzionalità (il governo presieduto da Mario Monti è dimissionario, non è mai stato sfiduciato ma ha ricevuto la fiducia dal Parlamento nella scorsa legislatura e pertanto necessiterebbe di un passaggio parlamentare, anche solo per affrontare le iniziative legislative dettate dalle urgenze economiche), sospende il rapporto fiduciario fra esecutivo e legislativo producendo di fatto le condizioni proprie di una Repubblica Presidenziale. Infatti, solo nelle Repubbliche Presidenziali i governi non sono retti dal rapporto fiduciario e sono diretta emanazione del Presidente (che ad onor del vero è eletto con forme dirette o semi-dirette). Nel semipresidenzialismo francese il rapporto di fiducia è addirittura raddoppiato: il governo riceve il sostegno sia del Presidente, che ne ha deciso la composizione e ne revoca la nomina, sia del Parlamento, senza il quale il governo non può insediarsi.

Tutto ciò accade mentre il Presidente vede ridursi il proprio potere –  non può sciogliere le Camere – in quanto alla fine del suo mandato (cosiddetto semestre bianco).

Chi ha un minimo di conoscenza della Storia del Diritto Costituzionale, sa che queste derive della Costituzione materiale rispetto alla Costituzione formale sono l’anticamera di modifiche del dettato costituzionale. Così accadde in Francia, con il passaggio dalla Quarta alla Quinta Repubblica. De Gaulle approfittò della crisi algerina per imporre un nuovo governo in cui la figura del Presidente avesse molti più poteri che in precedenza. Prima venne la pratica del potere, poi vennero le modifiche costituzionali, infine il referendum popolare, che era assolutamente strumentale a fornire allo stravolgimento del parlamentarismo della Quarta Repubblica un quadro di legittimità che non aveva avuto.

Nel nostro caso, è fin troppo chiaro che Napolitano ha accettato giocoforza la soluzione della prorogatio, ma facendolo ha esercitato un potere nei confronti del Parlamento che costituzionalmente non è prescritto. Dovesse persistere questo stallo, la via della riforma presidenzialista è già stata imboccata. E forse si tratta di una strada senza ritorno.

Mps, Monti bond e la campagna elettorale

MPS

Infografica ANSA

Lo scandalo Mps ha radici molto profonde. Il sindaco di Siena, Ceccuzzi (PD), si dimise a metà Maggio 2012 dopo esser stato sfiduciato sul voto della legge di bilancio da parte della fazione PD facente capo ai ‘popolari’ della ex Margherita, per intenderci la corrente di Franco Marini. In realtà, la crisi del ‘sistema Siena’ comincia a fine 2011 quando emersero “tutte le difficoltà della Fondazione Mps, schiacciata da un indebitamento allora pari a circa un miliardo di euro e con la quasi totalità delle azioni del MONTE date in pegno alle banche a fronte dei prestiti” (Archivio La Stampa). I mercati finanziari, a inizio 2013, invece tendevano a scommettere sul risanamento di Mps da parte del nuovo management guidato da Alessandro Profumo.

09-01-13: Banca Mps ha chiuso le contrattazioni odierne a quota 0,29 euro, in rialzo del 4,45%, a fronte di un progresso limitato all’2,21% per il Ftse Mib. Segno evidente che, dopo la pausa di riflessione di ieri (-1,24%) hanno ripreso vigore gli acquisti.
Di sicuro, un peso in questo rally lo ha avuto il ritorno di fiducia sulla società grazie al calo del rendimento del Btp, sceso oggi sotto il 4,30% nella versione decennale: a fine settembre la banca registrava titoli di Stato per 25 miliardi di euro, con una forte esposizione sulle scadenze lunghe (huffpost.it).

E’ normale che il calo dello Spread Btp-Bund abbia giovato a Mps, avendo in pancia tutta quella scorta di titoli del Tesoro. Venticinque miliardi di euro che Mps ha dato allo Stato mentre sono 3,9 i miliardi ritornati con i Monti-bond. Il prestito del governo è stato votato a Dicembre con un emendamento alla legge di Stabilità. In precedenza, Mps aveva usufruito anche dei Tremonti-bond, per una cifra pari a 1,9 miliardi di euro. Si tratta di due strumenti diversi, frutto di provvedimenti normativi diversi. In particolare, i Tremonti-bond hanno la caratteristica di poter essere ripagati in forma ‘ibrida’, a scelta con azioni oppure obbligazioni. A seconda delle richieste della banca. E sono perpetui.

Questi aspetti, nei Monti-bond, vengono inizialmente recepiti. Il 17 dicembre scorso, Mario Draghi fa pervenire il proprio parere, nella veste di presidente della BCE, al governo e al ministro Grilli. La censura di Draghi, però, colpisce esattamente quella parte di normativa che i Monti-bond ereditano dai Tremonti-bond: appunto, la perpetuità e la caratteristica ibrida.

L’Eurotower non ha mancato di rilevare entrando nel merito dell’emendamento governativo alla legge di Stabilità per esprimersi a favore della trasformazione degli interessi dei Monti bond, il veicolo dell’aiuto di Stato, in nuove azioni della banca senese invece che in nuove obbligazioni […] il vantaggio del mancato ingresso dello Stato nella banca per gli attuali soci di Mps e, in particolare, il suo principale azionista, la Fondazione Mps di emanazione piddina, che non dovranno diluire le loro quote. A tutto svantaggio, oltre che del contribuente, dello stesso istituto di credito che, emettendo più bond, moltiplicherebbe gli interessi da pagare, limitando la capacità di generare capitale, in una spirale più simile a una catena di Sant’Antonio che a un risanamento (Wall Street Italia).

In sostanza, lo Stato emette il bond pro-Mps, la quale incassa subito promettendo di pagare interessi con tassi crescenti nell’arco degli anni. Solo per il 2012 si parla di 500 milioni di euro. Che Mps può non pagare effettivamente, ma lo farà emettendo un altro titolo di credito che lo Stato non incasserà mai, eccetera. Questa è la ‘formula alluga debito’ di cui parla Draghi e che invece Tremonti spiega in tv come una idea geniale. Il governo ha così corretto il tiro sulla base delle indicazioni della Bce e il Monti-bond prevede che:

Gli eventuali interessi eccedenti il risultato dell’esercizio, come definito al comma 3, sono composti mediante assegnazione al Ministero di azioni ordinarie di nuova emissione valutate al valore di mercato (art. 357, c. 3 – Legge 24.12.2012 n° 228 , G.U. 29.12.2012, altresì detta Legge di Stabilità 2013).

Una parte degli interessi viene monetizzata, l’altra parte, quella eccedente il risultato dell’esercizio, viene trasformata in azioni. Se il risultato dell’esercizio è negativo, tutto l’ammontare degli interessi viene trasformato in azioni ordinarie. Che passano nella mani del Tesoro. Questa è di fatto una ‘nazionalizzazione’ della Banca Mps. Tremonti ieri sera a La7 criticava i Monti-bond ma si diceva favorevole alla nazionalizzazione di Rocca Salimbeni. Una asincronia che è difficilmente spiegabile se non con una intenzione chiara di usare questo argomento per la campagna elettorale. Che Tremonti vuole costruire tutta intorno alla critica a Mario Draghi e a Mario Monti.

Osservate attentamente la scansione temporale. Mentre il governo inserisce l’emendamento salva-Mps nella legge di Stabilità e lo sottopone alla lettura di un Parlamento che subodora le elezioni anticipate, il duo Profumo-Viola, il 13 dicembre scorso, si fa inviare da Nomura la registrazione della conference-call avvenuta il 7 Luglio 2009 fra i vertici di Mps e di Nomura circa l’operazione di ristrutturazione del debito – in termine tecnico uno ‘swap’ – della Banca senese. Tutto ciò lo scrive il Fatto Quotidiano il 22 Gennaio 2013. Il medesimo giorno, Mussari si dimette dalla presidenza dell’ABI.

L’amministratore delegato, Fabrizio Viola, e il presidente, Alessandro Profumo, hanno scoperto solo il 10 ottobre 2012 un contratto segreto risalente al luglio 2009 con la banca Nomura relativo al derivato Alexandria. Quel contratto impone subito una correzione nel bilancio 2012 da 220 milioni, ma i consulenti di Pricewaterhouse ed Eidos stanno studiando per quantificare il buco reale che è certamente più alto: un autorevole ‘uomo del Monte’, sotto garanzia di anonimato, parla al Fatto di 740 milioni di euro. Il contratto (Mandate agreement) di 49 pagine in inglese è rimasto nascosto per tre anni e mezzo in una cassaforte del direttore generale Antonio Vigni, che lo firmò assieme all’ex capo della finanza Gianluca Baldassarri (Il Fatto Q).

Appena scoperto il contratto truffa, Viola chiede al governo di aumentare il prestito da 3,4 a 3,9 miliardi di euro. Il Monti-bond viene approvato in tutta fretta – con un emendamento! –  e Monti cerca addirittura di forzare la mano al Parlamento chiedendo la questione di fiducia (ottenuta in entrambi i rami del Parlamento, con quel giallo – quello della tentata sfiducia del segretario del PdL, Alfano, poi ritirata in maniera goffa con un cambio di rotta finora rimasto inspiegabile).

Draghi, per bocca della Bce – che con la nascita della Vigilanza bancaria unica che si appresta a diventare il principale organo di controllo anche delle banche italiane – fa sapere a Monti e Grilli che il governo avrebbe dovuto consultare Francoforte e tenere conto di questo parere prima di introdurre l’emendamento sui Monti bond nella Legge di stabilità (Wall Street Italia).

Draghi interviene pesantemente in questa vicenda. Nel correggere il governo sul provvedimento dei bond. E ora viene coinvolto nella polemica politica per la ‘mancata sorveglianza’. Ma anche Mario Monti sapeva. Grilli pure. Chi ha suggerito lo scoop a quelli de Il Fatto? Il governo? Monti non avrebbe di certo interesse a rivelare una vicenda che metterebbe in dubbio l’operato di Draghi in seno a Bankitalia.

Allora chi? I vertici di Mps? Profumo? Viola? E a che scopo?

Le Politiche 2013 e il sentimento su Twitter

Da oggi terrò traccia dei risultati della ‘sentiment analysis’ che si può fare online – un po’ rozzamente – con alcune applicazioni quali http://twitrratr.com/ e http://www.sentiment140.com/. Inutile dire che siamo ben lungi dalle sofisticate analisi che la Stanford University ha realizzato nel 2009 e che qualcuno ha applicato con successo in occasione delle elezioni americane dello scorso Novembre. Però potrebbe essere una misura, un indicatore, del feeling che i leader delle coalizioni hanno su Twitter. Potrebbe suggerire delle tendenze in atto che i sondaggi tradizionali fanno fatica a intercettare.

twittrratr

Data Ora Nome 🙂 = 😦 Tweet totali %pos %neg
28/01/13 20,29 Berlusconi 31 259 11 301 10,3% 3,7%
28/01/13 20,3 @berlusconi2013 1 58 1 60 1,7% 1,7%
28/01/13 20,31 Bersani 1 35 0 36 2,8% 0,0%
28/01/13 20,32 @pbersani 11 150 0 161 6,8% 0,0%
28/01/13 20,33 @senatoremonti 52 636 10 698 7,4% 1,4%
28/01/13 30,36 @pierferdinando 2 24 0 26 7,7% 0,0%
28/01/13 20,4 @beppe_grillo 3 161 0 164 1,8% 0,0%

Sentiment 140

Berlusconi

Bersani (@pbersani)

Mario Monti (@SenatoreMonti)

Beppe Grillo (@beppe_grillo)

La polemica su Mussolini e le leggi razziali innescata ieri dall’abile troll Silvio Berlusconi ha fatto aumentare la ‘torta’ dei tweet che contengono il suo nome. Male o bene, purché se ne parli. Anche Mario Monti ha un modesto afflusso di tweet, sia positivi che negativi. E’ probabile che in questa analisi, l’ora di esecuzione delle query ha il suo impatto. Domani le ripeterò, alla stessa ora.

31/01: penso che concluderò anticipatamente questa analisi. Le Query realizzate per tramite di queste applicazioni online sono inaffidabili e non distinguono i post sarcastici. Inoltre sono solo in lingua inglese, pertanto le analisi dei tweet tendono a privilegiare Mario Monti, che in questi giorni ha spesso avuto interazioni con twitteratori in lingua inglese, specie dopo la sua partecipazione alla conferenza di Davos. In secondo luogo, non ho trovato sinora un modo coerente di trattare i post negativi: devono essere sottratti a quelli positivi o esser trattati come i neutri? Insomma, troppi dubbi metodologici e strumentali per poter proseguire questa esperienza.

Politiche 2013: i candidati premier nei trend di ricerca

Spulciando Google Trends negli ultimi 90 giorni si scopre che dei quattro nominativi dei candidati leader delle coalizioni, i termini di ricerca più digitati sono quelli di Mario Monti e Silvio Berlusconi. Bersani è in coda, minimizzato, ma non è una novità: questo strumento lo penalizzava anche alle primarie di Italia Bene Comune laddove era in coda insieme a Tabacci in una classifica dominata da Matteo Renzi e Nichi Vendola. Sappiamo tutti come è andata a finire.

trend_monti_b_bersani

Ricerca su Google Trends, ultimi 90 giorni: in blu il volume di ricerca per Mario Monti, in rosso Bersani, in giallo Silvio Berlusconi. I due picchi di Monti corrispondono alla settimana della sua ascesa in campo; il picco rosso indicato con C corrisponde alla elezione di Bersani al ballottaggio delle primarie del 2 Dicembre.

Se sostituiamo Bersani con Partito Democratico (“il PD non è un partito personale”) la curva rossa cambia sensibilmente e mette maggiormente in evidenza i flussi di ricerca in prossimità delle primarie per la leadership:

Mario Monti e Silvio Berlusconi vs. Partito Democratico su Google Trends

Mario Monti e Silvio Berlusconi vs. Partito Democratico su Google Trends

L’ultimo grafico che vi propongo è relativo al confronto del volume di ricerca fra Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle: ebbene, le due curve (in blu Grillo, in rosso M5S, nel grafico sottostante) sono strettamente correlate e ogni volta che il nome di Grillo subisce una impennata nel motore di ricerca, il M5S riceve un traino esattamente proporzionale. Forse così si spiegano le periodiche ‘sparate’ del comico. La lettera A, per esempio, corrisponde ad una intervista a Grillo trasmessa dal Tg1 il 10 Gennaio scorso. Le lettere C e D corrispondono alle espulsioni di Favia e Salsi.

Grillo vs. M5S su Google Trends

Grillo vs. M5S su Google Trends

Melfi, Italia

20 Dicembre 2012: Fiat ha appena annunciato un investimento presso lo Stabilimento Sata di Melfi da un miliardo di euro per la produzione di due mini Suv. Mario Monti, in visita all’impianto:

“Penso che sarebbe irresponsabile dissipare i tanti sacrifici che gli italiani si sono assunti”, ha detto rivolgendosi agli operai. “Tredici mesi fa l’Italia aveva febbre alta e non bastava un’ aspirina ma una medicina amara non facile da digerire ma assolutamente necessaria per estirpare la malattia”. E ancora: “Siamo solo all’inizio delle riforme strutturali”. Come dire, il lavoro del governo tecnico è appena cominciato. Infine, un messaggio che è quasi un programma: “Oggi, da Melfi, parte un’operazione che non è per i deboli di cuore, ma noi sappiamo che può emergere un’Italia forte di cuore” (La Stampa.it).

Oggi, 15 Gennaio 2013:

Fiat, a Melfi cassa integrazione per ristrutturare impianti

Sky.it

  • Adnkronos/IGN

Proprio Melfi. Che doveva essere il simbolo di una riscossa, il simbolo di una “scelta civica”.

Monti, meno tasse per tutti

Ecco che fine ha fatto il bando contro il populismo del Sen. Mario Monti:

messaggero020113repubblica020113

Per un anno circa, invece, il taglio delle tasse era “prematuro”. Lo stesso ministero dell’Economia Monti-Grilli ha proposto e ottenuto l’aumento programmato dell’IVA dal 21% al 22%, che avverrà automaticamente a metà 2013 (con la pantomima in autunno della riduzione dell’aumento di un punto percentuale – dal 23% al 22% – che fece affermare al sottosegretario Polillo, in diretta a Ballarò, “abbiamo abbassato le tasse”).

Monti: “Per una riduzione delle tasse bisognerà aspettare” – Sky Tg24