Il suicidio del Samurai (ma #giorgiopensacitu)

Avrei titolato questo post in maniera diversa fino a due ore fa. Poi ho sentito parlare Angelino Alfano, ricordarci che il suo padrone è il “detentore del titolo”, e ho compreso tutto il dramma di questo strano segretario, di questo manichino che non sa più da che parte voltarsi, che un giorno su due è smentito da chi lo ha messo in quel posto. Berlusconi detentore del titolo! La frase più ridicola della terra.

Le pantomime di questi mesi sono nulla dinanzi alla ipotesi di una nuova candidatura di Berlusconi. Lui, il premier per eccellenza (nella vulgata giornalistica tutti gli altri sono semplici Presidenti del Consiglio, un po’ a indicare che lui è il Primo, il più importante), fu deposto dalla crisi dello spread per manifesta incapacità. Ha avuto un anno per uscire definitivamente dalla politica. Ma invece no. Ha tenuto il coltello puntato al collo di Mario Monti. Ha assistito all’autodistruzione del suo partito minacciandone la dismissione. Ridotto ai minimi termini in fatto di consenso popolare, il Cavaliere, Mr B, il signor Bunga Bunga, pretende, alla fine di questa delirante legislatura, di annunciare il suo ritorno come fosse per questo paese l’annuncio della soluzione di tutti i guai. E’ chiaro che non è così. E’ chiaro che la riproposizione del passato sia tradotto all’estero come segno di instabilità, di inaffidabilità: in poche parole, come un raggiro in piena regola. Il ritorno di B., il solito Italian Job. Lo spread Btp-Bund è la miglior misura di questo sentimento. E da oggi sino al giorno delle elezioni questo indicatore non potrà che disegnare una ripida salita.

B. poteva dunque destinarsi al buen retiro keniano ma invece ha deciso di ributtarsi nella mischia, con quel corpo politico malandato che si ritrova. Non è solo il partito ad essere marcescente. La sua titubanza, la sua indecisione, il suo perenne scostamento dal paese reale, il suo codice fatto di populistica riproposizione del fantasma del comunismo, dello straniero delinquente, della insicurezza dei cittadini, del giogo insopportabile delle tasse, della magistratura che vuole distruggerlo e che è il primo problema del paese, lo fanno apparire ora come un vecchio rimbambito, schiavo delle sue ossessioni, che va dicendo cose non vere come per esempio “sono in molti a chiedermi di tornare” quando fuori da palazzo Grazioli non vi erano che un paio di figuranti con bandiere inedite di una Nuova Forza Italia e recanti scritte puerili, della serie “Silvio for president”:

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Ecco, la sua ricandidatura è un suicidio. Avrebbe potuto dimenticarsi di noi e andare a stare altrove, con tutti quei suoi dannati soldi. Invece vuol perire sul campo. Dategli questa soddisfazione, non votatelo. Soltanto noi elettori possiamo liberarci di lui e di tutti i suoi Colonnelli. E’ una occasione storica. Il nostro paese è vaccinato al berlusconismo, abbiamo avuto una febbre lunga venti anni. Permettergli di perdere con disonore, è l’ultima richiesta accettabile.

L’Europa? Un buco da nove miliardi di euro

Infografica relativa al bilancio 2011 – Provenienza dei fondi

Ce lo chiede l’Europa. E, sulla base di questo assunto, tagliamo senza pietà i diritti sociali dei lavoratori. L’Europa, questo gigante morale. In questi giorni di trattative sotterranee e meno sotterranee, è emerso che il bilancio dell’Unione Europea dell’anno in corso ha in qualche modo prodotto un buco, un deficit, una voragine di nove miliardi di euro. Denaro che deve essere fornito dai paesi membri in quanto l’Unione deve portare a termine i progetti formativi e infrastrutturali. Sono i cosiddetti fondi per la ricerca e fondi sociali, i fondi per l’agricoltura, nonché l’amatissimo Erasmus, a non avere più copertura. Ad ottobre, l’UE aveva già speso una cifra pari all’88% del bilancio per il 2012. David Cameron è stato oggi in visita a Roma a Palazzo Chigi. La sua posizione è irremovibile: “E’ arrivato il momento di avere un maggiore controllo sulla spesa. Non possiamo piu’ permetterci di aumentare il bilancio, l’Europa deve imparare a vivere coi i suoi mezzi”. Monti ha ribadito che le distanze con il Regno Unito sulle modalità di colmare il disavanzo. La conciliazione è di fatto fallita. Le resistenze di Cameron sono rivolte anche e soprattutto sul prossimo settennato. Nel mirino di Cameron sono le politiche agricole, che premiano soprattutto l’Est Europa. Una vecchia storia che ricorda le battaglie di Margaret Tatcher. Sua la famosa esclamazione: “I want my money back”, voglio i miei soldi indietro. La Gran Bretagna ha minacciato di porre il veto se non sarà accolta la sua richiesta di congelare il livello delle spese in termini reali.

Ora la Commissione e il Parlamento hanno tre settimane di tempo per ricucire lo strappo nel Consiglio. La Commissione Ue preparerà due nuovi progetti, certamente dopo il vertice straordinario dei capi di stato e di governo Ue del 22-23 novembre. Sarà scorporato il piano per l’estensione del bilancio 2012 dal Progetto di Bilancio 2014-2020. Per fare un esempio, sulla crescita economica, la Commissione propone di stanziare 376 miliardi di euro a favore degli strumenti della politica di coesione, suddividendo tale importo tra i diversi settori interessati:

Ricerca e innovazione; Infrastrutture e energia; PAC;

  • 162,6 miliardi di euro per le regioni dell’obiettivo di convergenza;
  • 38,9 miliardi di euro per le regioni in transizione;
  • 53,1 miliardi di euro per le regioni dell’obiettivo di competitività;
  • 11,7 miliardi di euro per la cooperazione territoriale;
  • 68,7 miliardi di euro per il Fondo di coesione.
  • 9,1 miliardi di euro per l’energia;
  • 31,6 miliardi di euro per i trasporti;
  • 9,1 miliardi di euro per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC);
  • 281,8 miliardi di euro a favore del primo pilastro della PAC;
  • 89,9 miliardi di euro a favore dello sviluppo rurale;
  • 4,5 miliardi di euro per la ricerca e l’innovazione;
  • 2,2 miliardi di euro per la sicurezza alimentare;
  • 2,5 miliardi di euro per gli aiuti alimentari;
  • 3,5 miliardi di euro per una nuova riserva per crisi eventuale nel settore agricolo;
  • fino a 2,5 miliardi di euro per il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione.

L’Italia è il terzo contributore netto dell’Unione e il primo per saldo netto negativo in termini relativi (0,38% del Pil). Però sono gli agricoltori di Lituania, Lettonia e Estonia ad aver annunciato annunciato una marcia su Bruxelles per protestare contro il sistema di finanziamento delle agricolture che loro ritengono “discriminatorio”. Nel nostro paese, se ce lo chiede l’Europa, siamo pronti anche a rinunciare a qualsiasi contributo.

DL Stabilità, colpita anche la spesa per intercettazioni

Mentre la politica sta implodendo – sì, penso che sia questo il termine più corretto per descrivere lo psicodramma nazionale – il governo procede imperterrito, come un rotativa di stampa, a produrre nuove norme correttive di quelle adottate sinora tanto che risulta quasi impossibile star dietro ai cambiamenti e forse ci vorranno mesi, per non dire anni, a capire e comprendere in profondo gli effetti di questo stravolgimento.

Il DL Stabilità ha occupato le prime pagine dei giornali per quella odiosa norma che riduce le detrazioni fiscali anche per l’anno corrente, il che significa per molti, parlo in special modo per i sostituti d’imposta, dover stornare a Gennaio, in sede di conguaglio, la parte di imposta non versata poiché coperta dalla detrazione. Ma il disegno di legge è una costellazione di norme, spesso da leggere in combinato con quelle oggetto di emendamenti e aggiunte o modifiche di singole parole. Per cui colpisce quel che emerge dalla lettura del comma 11 dell’articolo 3 intitolato “Riduzione delle spese rimodulabili ed ulteriori interventi correttivi dei Ministeri”.

Il decreto 259/2003 è noto con il nome di Codice delle comunicazioni elettroniche. Il comma 2 dell’art. 96 fa riferimento a una sorta di listino prezzi stabilito dal Ministero delle Comunicazioni, contenuto nel D.M. 26 aprile 2001, che è relativo alle intercettazioni effettuate da soggetti specializzati per conto delle autorità giudiziarie. La norma, come ridisegnata dal governo Monti, cancella di fatto il listino prezzi del 2001 e demanda ad un decreto del Ministro della giustizia e del Ministro dello sviluppo economico, da adottare con il concerto del Ministro dell’economia e delle finanze, il compito di determinare le prestazioni obbligatorie a carico degli operatori e il ristoro dei costi, nelle forme di un canone annuo forfettario. E’ di fatto la tanto temuta riduzione di spesa per le intercettazioni. Il comma 12 specifica che l’abrogazione del listino prezzi del 2001 avrà effetto solo nel momento in cui il Ministero della Giustizia approverà il decreto suddetto, questo al fine di evitare un blocco delle attività investigative da parte dei fornitori delle procure. In ogni caso, il taglio che si prefigura non è affatto chiaro ed è soggetto al vaglio del MEF. Ma è implicito che tale modifica abbia lo scopo di raggiungere evidenti obiettivi di spesa, anche se non specificati.

Non credo sia il caso di dare la stura ai profeti dell’indignazione, ma credo che la propensione del governo a tagliare tutto quanto sia tagliabile sia un fatto preoccupante tanto quanto quello di aumentare le tasse ad ogni decreto di carattere economico. Ma quel che più impressiona e che ciò stia avvenendo in un clima di generale caos nella classe politica, distratta dal mercimonio del denaro pubblico a tal punto da non accorgersi che l’erosione della spesa stia oramai procedendo verso il nocciolo delle funzioni vitali della Macchina-Stato. E Monti e soci sono al punto di recidere la giugulare del paese, che è poi l’attività investigativa delle procure chiamate a far giustizia anche di questa marmaglia che passa sotto al nome di Casta. Senza una magistratura inquirente e una giustizia funzionanti, non riusciremo mai a bonificare il terreno pubblico della competizione politica. E resteremo in una sorta di stato comatoso, estremamente bisognosi di un governo tecnico. Bis, magari.

Pasticcio Imu-Chiesa, il Governo corre ai ripari

Con un comunicato, il Governo Monti annuncia quanto segue:

Il Governo, preso atto dei rilievi formulati dal Consiglio di Stato nel parere depositato il 4 ottobre 2012 sullo schema di regolamento ministeriale relativo all’applicazione dell’esenzione dall’IMU per gli immobili utilizzati con modalità non commerciali (per il caso di utilizzazione mista “indistinta”), ha ritenuto di intervenire integrando la norma primaria, nel punto in cui autorizza l’intervento regolamentare, inserendo anche i requisiti che devono avere le attività per essere definite come non commerciali.

Le linee guida, pertanto, definiranno le modalità e le procedure della dichiarazione e gli elementi rilevanti per quantificare il rapporto proporzionale tra attività commerciali e non. Definiranno inoltre i requisiti, sia generali che di settore, per poter qualificare come svolte con modalità non commerciali le attività di vario tipo (assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive).

Pertanto il quadro regolatorio, sia primario che secondario, sarà completamente definito in tempo per il periodo annuale di imposta (che decorre dal 1 gennaio 2013) con l’effetto di pieno adeguamento al diritto comunitario e con la determinazione delle situazioni assoggettabili alla imposta in questione.

Incidente chiuso?

Imu-Chiesa, che figuraccia per i Prof

Il parere preliminare del Consiglio di Stato sullo schema di Decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, contenente il regolamento che doveva estendere l’Imu ai beni immobili adibiti a svolgimento di attività in parte commerciale e in parte no, come possono esserlo gli immobili della Chiesa, è al pari di un quattro in pagella in Diritto pubblico, solo che il votaccio questa volta se lo sono presi il professor Monti e il suo prode scudiero, ora titolare del MEF, Vittorio Grilli. Una défaillance talmente clamorosa da indurre i soliti cospirazionisti a suggerire alla stampa che il decreto sia stato volutamente sbagliato per salvare la Chiesa e le sue molteplici attività commerciali svolte in immobili adibiti anche ad attività non commerciali (quindi sinora esenti dall’ICI e dall’Imu) dal pagamento dell’imposta comunale.

Delle due l’una: o il ministro Grilli, e prima di lui lo stesso professor Monti, non sanno fare il loro lavoro visto che in otto mesi non sono riusciti a scrivere una norma essenziale per i conti pubblici oppure il Consiglio di Stato riceve suggerimenti dal Vaticano e li accoglie. Per la verita’ – continua il leader socialista – c’e’ una terza possibilita’, ovvero che la norma sia stata scritta tardi e male a bella posta contando proprio sulla bocciatura (Nencini, PSI, Asca).

Incompetenza o malafede? In entrambi i casi il Governo dei tecnici ha fatto un altro pasticcio con il decreto per applicare l’Imu sugli enti non commerciali, e quindi anche sulla Chiesa. La bocciatura da parte del Consiglio di Stato e’ una prova ulteriore di inadeguatezza: l’Esecutivo e’ sempre molto attento quando si tratta di colpire i piu’ deboli, ma e’ invece timido e impacciato quando deve applicare misure di equita’ anche ai poteri che contano”. Lo dichiara, in una nota, il Capogruppo dell’Italia dei Valori in Senato, Felice Belisario (Asca).

Intanto, occorre dirlo, c’è – ed è stato evidenziato dal consiglio di Stato – un limite a livello normativo stabilito proprio nell’art. 91-bis, comma 3, del D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27. Leggiamolo, prima di commentare:

Art. 91-bis. Norme sull’esenzione dell’imposta comunale sugli immobili degli enti non commerciali

1. Al comma 1, lettera i), dell’articolo 7 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, dopo le parole: «allo svolgimento» sono inserite le seguenti: «con modalità non commerciali».

2. Qualora l’unità immobiliare abbia un’utilizzazione mista, l’esenzione di cui al comma 1 si applica solo alla frazione di unità nella quale si svolge l’attività di natura non commerciale, se identificabile attraverso l’individuazione degli immobili o porzioni di immobili adibiti esclusivamente a tale attività. Alla restante parte dell’unità immobiliare, in quanto dotata di autonomia funzionale e reddituale permanente, si applicano le disposizioni dei commi 41, 42 e 44 dell’articolo 2 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286. Le rendite catastali dichiarate o attribuite in base al periodo precedente producono effetto fiscale a partire dal 1° gennaio 2013.

3. Nel caso in cui non sia possibile procedere ai sensi del precedente comma 2, a partire dal 1° gennaio 2013, l’esenzione si applica in proporzione all’utilizzazione non commerciale dell’immobile quale risulta da apposita dichiarazione. Con successivo decreto del Ministro dell’economia e delle finanze da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 17 agosto 1988, n. 400, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le modalità e le procedure relative alla predetta dichiarazione e gli elementi rilevanti ai fini dell’individuazione del rapporto proporzionale.

4. È abrogato il comma 2-bis dell’articolo 7 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248.

Quindi il decreto, al comma 3, assegnava potestà regolamentare in materia al medesimo governo. Specifica il Consiglio di Stato: “L’oggetto dello schema di regolamento in esame è limitato a tale ultima ipotesi e, in particolare, alla definizione delle modalità e delle procedure relative alla predetta dichiarazione e degli elementi rilevanti ai fini dell’individuazione del rapporto proporzionale. Trattandosi di un decreto ministeriale da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 17 agosto 1988, n. 400, il potere regolamentare deve essere espressamente conferito dalla legge e, di conseguenza, il contenuto del regolamento deve essere limitato a quanto demandato a tale fonte dal comma 3 dell’art. 91-bis del d.l. n. 1/2012” (Consiglio di Stato, parere n. 07658/2012). Il problema è che il decreto di Grilli-Monti è diretto a definire i requisiti che distinguono le diverse attività come svolte con modalità non commerciali. Ma il suddetto comma 3 dell’articolo 91 assegna potestà regolamentare solo relativamente alla definizione degli elementi rilevanti utili all’individuazione del rapporto proporzionale in caso di utilizzazione dell’immobile mista commerciale/non-commerciale dell’immobile; invece il testo del decreto eccede da quanto previsto dalla legge 27/2012 e agli articolo 3 e 4 riporta inutilmente i requisiti, “generali e di settore, per lo svolgimento con modalità non commerciali delle varie attività”.

Con quest’ultima disposizione l’amministrazione ha compiuto alcune scelte applicative, che non solo esulano dall’oggetto del potere regolamentare attribuito, ma che sono state effettuate in assenza di criteri o altre indicazione normative atte a specificare la natura non commerciale di una attività (Consiglio di Stato, parere n. 07658/2012).

Insomma, un caso di scuola. Il decreto eccede la potestà regolamentare disposta dall’ex decreto 1/2012, quindi il governo ha agito il proprio potere amministrativo in maniera eccessiva, fuori della legge. Non a caso il decreto è fermo allo stadio di “schema”, non è pertanto ancora stato presentato al Presidente della Repubblica né al Parlamento, proprio perché si è preferito consultare prima il giudice amministrativo. Il ricorso al Consiglio di Stato è appunto stato condotto in via preventiva proprio da parte del Ministero dell’Economia. Il parere del Consiglio di Stato sarebbe stato favorevole se il Ministero dell’Economia non si fosse soffermato a scrivere norme compilative e meramente definitorie, inutili a stabilire il criterio di riparto proporzionale degli immobili ad uso misto, come quelle contenute negli articoli 3 e 4 del suddetto schema di decreto. Il sospetto che si tratti di un errore voluto è quindi legittimo. Il direttore del quotidiano cattolico Marco Tarquinio ha così detto ai microfoni di Repubblica.tv: “La Chiesa paga già l’Imu, non ci sarà nessuna condanna dall’Europa per gli aiuti di Stato”. Excusatio non petita…

Attenzione poi, perché proprio Repubblica, in homepage, scrive che “la bocciatura del Consiglio di Stato […] contesta l’applicazione dell’imposta affidata al ministero”. Ciò non è corretto, poiché il decreto riguarda solo la definizione del criterio di proporzionalità per l’applicazione dell’Imu alla sola parte ad uso commerciale dell’immobile (vedi comma 2). Il Consiglio di Stato non tocca in alcun modo l’articolo 91 della legge 27/2012 che elimina l’esenzione agli immobili misti.

In merito all’imposta sugli immobili della Chiesa “l’obiettivo non cambia: troveremo la soluzione tecnica appropriata per assoggettare all’Imu” chi deve pagare, ha commentato il ministro [Grilli]. La sentenza del Consiglio di Stato blocca il decreto del Tesoro per l’applicazione dell’Imu agli enti non commerciali, quindi alla Chiesa (La Repubblica).

Grilli, stasera, passa per essere la Giovanna d’Arco dell’Imu, ma è lui il ministro che ha firmato lo schema di decreto. E con una piroetta argomentativa di Repubblica, sembra che il Consiglio di Stato abbia bocciato l’applicazione dell’Imu alla Chiesa, cosa non vera. L’errore, il ministro Grilli, lo potrebbe correggere subito domattina, cancellando dallo schema di decreto gli articoli 3 e 4. Tempo necessario: cinque minuti? Forse meno.

Dopo l’affondo sull’Euro / i tedeschi sbertucciano Berlusconi: torna a fare il Bunga-Bunga

La giornata di ieri ha segnato l’amaro e infelice ritorno di Berlusconi sui campi “pesanti” della politica. A parte alcune gaffes (ha chiamato Giuliano Ferrara con il nome di Giovanni e detto che il rapporto di cambio euro/lira è circa 1927), mentre presentava il libro dell’esimio economista (ah!) Renato Brunetta, si è inerpicato in una assurda analisi storico-economica dell’Unione Europea. Il nocciolo duro delle sue affermazioni è questo: la Germania è uno stato egemone, l’euro una fregatura e lo spread una montatura per farlo saltare. Insomma, il solito motivetto che viene ripetuto sulle sue televisioni e sui suoi giornali dallo scorso Novembre. Con una aggiunta che ha del clamoroso: la fine della crisi potrà avvenire solo con l’uscita della Germania dall’euro. Una bomba. Un atto di guerra verbale che praticamente lo condannano a non esser mai più presidente del Consiglio. Berlusconi ieri si è bruciato il futuro politico che gli è rimasto da vivere. Non c’è spazio in europa per un leader anti-tedesco. L’Europa si fonda sull’integrazione della Germania all’interno di relazioni internazionali pacifiche e di cooperazione. Mettere la Germania alla porta significa distruggere l’Unione.

Una ipotesi tanto ridicola e sciocca non poteva passare inosservata. In maniera quasi automatica, le sue parole sono rimbalzate sui giornali e sui siti tedeschi, scatenando la reazione non solo della Cancelliera Angela Merkel, ma anche dei lettori. Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung sono giunti circa sessanta commenti – evidentemente sottoposti a moderazione – alcuni dei quali esilaranti. Val la pena leggerli per comprendere quanta autorevolezza ha quest’uomo nel mondo:

Carsten Zimmerman: Io lo voterei subito! Come possiamo aiutare questo uomo a tornare al potere? Preferibilmente durante la notte! Con un paio di groupies, così lui non continuerà a sentirsi contro di noi; Hans-jurgen Bletz: Germania – un Hegemonialstaat. Queste sono affermazioni che esprimono la mentalità corrente delle élite politiche europee. Voglio uscire da questa Europa. Lee Brillelaux: Finalmente un politico italiano competente. Speriamo che gli italiani lo scelgano. Sono ironico. Ma sul serio, se si guarda a Monti e Draghi, è difficile desiderare Berlusconi. I quali non sono così subdoli e intelligenti, sicuramente più facile da controllare. Speriamo comunque che ci siano di nuovo gli attacchi Silvio alle prossime elezioni […] (FAZ.net).

Accanto a questi commenti più ironici, ce ne sono altri estremamente seri e tecnici che contestano le soluzioni presentate da Berlusconi ieri, in special modo l’idea di fornire credito illimitato ai paesi in difficoltà, intesa come pericolosa. E in merito all’uscita della Germania dall’euro, i lettori della FAZ scrivono che sarebbe meglio creare l’Europa a due velocità, con l’Euro del sud in cui metter dentro tutti i paesi dell’area PIIGS. C’è anche chi ricorda di un sondaggio, pubblicato dalla FAZ soltanto domenica scorsa, secondo il quale i tedeschi, nonostante la crisi, continuano ad avere fiducia nella moneta unica. Altri fanno notare che il “distinto Monti” non ha bisogno di questi slogan ed ha fatto molti di più in un anno che Berlusconi in venti. “Chi conosce l’Italia da molti anni, è già annoiato”, dicono. Ma secondo Gerhard Dunnhaupt, Berlusconi è d’accordo con Soros, il quale di recente ha dichiarato che è meglio per l’Europa che la Germania esca dall’unione monetaria. Karim scherza: “parole interessante, così anche la Germania deve dire meno male che Silvio c’è!”. Britta dice che “non vogliamo consigli da chi ha un partito travolto da scandali e corruzione”, “non fidatevi, il suo consiglio è avvelenato”. Certo, Berlusconi avrebbe potuto vendere “Villa Certosa Bunga Bunga” e il ricavato darlo a Mario Monti per aggiustare il bilancio pubblico. “Per settimane i consiglieri regionali del suo partito sono stati accusati di aver sottratto milioni di euro”, “torna a fare ciò che sai fare meglio, il Bunga-Bunga!”.

Ilva di Taranto: è falso che il GIP abbia imposto la chiusura

E’ semplicemente falso che il GIP Patrizia Todisco abbia imposto la chiusura degli impianti a caldo dell’Ilva di Taranto. Lo dice Affaritaliani.libero.it pubblicando le quattro pagine dell’ordinanza datata 10/08/2012.

In sostanza, il GIP Todisco ha confermato quanto stabilito dalla sentenza del Tribunale del Riesame del 25/07/2012, vale a dire che il sequestro preventivo è, e non può che essere, una misura funzionale alla tutela delle esigenze preventivo-cautelari indicate dalla legge (art. 321, c. 1, C.P.). Il GIP si limita a rinnovare il sollecito del Tribunale dei Riesame rivolto ai custodi ed amministratori di adottare tutte le misure tecniche necessarie a scongiurare il protrarsi delle situazioni di pericolo e ad eliminare le stesse.

Come si spiegano questi titoloni?

Ilva Taranto: gip, stop a produzione Impianti in funzione ma per ‎ AGI – Agenzia Giornalistica Italia

Ilva, arriva lo stop alla produzione Ordinanza a sorpresa del gip Corriere della Sera – 11 ago 2012

Ilva, gip: non prevista alcuna facoltà d’uso. L’azienda impugna il ‎ Adnkronos/IGN

Ilva, l’ordinanza del Gip: risanare gli impianti ma stop alla ‎ Il Sole 24 Ore