PD, eppur si muove: mobilitazione online contro il bavaglio ai bloggers

Aboliamo il comma ammazza-blog

Potrà sembrare poco. Ma per il PD è tanto. E’ il segnale che il corpo della ‘balena’ è ancora vivo e si muove con una intensità leggermente in crescita. Così è stata lanciata una campagna online di mobilitazione contro una norma della Legge Bavaglio che interessa i blogger, norma passata sotto silenzio nei giorni della battaglia al Senato; norma che estende l’obbligo di rettifica previsto dalla Legge sulla Stampa, n. 47/1948, esponendo i bloggers a sanzioni pari a 12.500 euro. La norma non è stata finora oggetto di alcun emendamento. E’ ancora nella sua versione originale come redatta dal governo.

Su questo blog si è parlato dell’iniziativa di Il Nichilista e Byoblu, i quali hanno cercato la sponda di un parlamentare PdL (Cassinelli), per ottenere una modifica almeno parziale del comma 28 – o 29 nel testo come approvato dal Senato. Si è discusso se la proposta di emendare il comma ammazza-blog non fosse aprire la strada per la sua accettazione e implementazione nel sistema giuridico e nella cultura di questo paese. Ho spiegato il mio punto di vista: la proposta di Cassinelli è insufficiente poiché limitata solamente a modificare il termine delle quarantotto ore di tempo per la rettifica. Manca del tutto una trattazione sul divieto di contro-commento da parte del blogger e in fatto di sanzioni. Pertanto il destino di questa norma deve essere soltanto quello di essere accantonata.

Civati, Orfini e Gentiloni hanno il merito di aver messo all’ordine del giorno questo problema, altrimenti confinato ai dibattiti online. No, il bavaglio ai blogger è altrettanto pericoloso di quello ai giornalisti e deve essere tolto. Emendarlo è un compromesso al ribasso che potrebbe soltanto limitare i danni gravissimi portati alla libertà individuale di ognuno di noi.

Sottoscrivi anche tu l’appello su Facebook:

Il Partito Democratico lancia, per la prima volta nella sua storia, una mobilitazione online contro la legge sulle intercettazioni per la parte che riguarda internet. L’iniziativa è di Pippo Civati, Paolo Gentiloni, Matteo Orfini e sostiene il lavoro parlamentare di Felice Casson e Vincenzo Vita, richiamando tutti ad appoggiare l’emendamento che vuole abrogare una delle tante cose sbagliate contenute nella legge voluta dal governo Berlusconi, ovvero l’obbligo per i blog di pubblicare le richieste di rettifica entro 48 ore o esporsi a una possibile multa di 12.500 euro. L’invito per tutti è a sottoscrivere e rilanciare l’appello (Nessuno tocchi i blog | Cambia l’Italia).

L’appello/ Nessuno tocchi i blog

Art.1, comma 29 del ddl intercettazioni: i blogger devono pubblicare le richieste di rettifica in 48 ore o pagare fino a 12.500 euro. Aboliamo questa norma. Metti questa campagna sul tuo status Facebook

Da pochi giorni in Senato la maggioranza con la trentesima fiducia ha approvato il ddl intercettazioni: un testo che tutela meglio i criminali dei cittadini e uccide il diritto ad essere informati. Tra i commi del testo ci sono attacchi e censure anche alla Rete. Una pagina davvero brutta per la democrazia italiana, il ddl intercettazioni dopo 2 anni di gestazione si dimostra un grande esproprio della democrazia e dell’informazione, dove le notizie cattive si sommano, e ora toccano anche il controllo e la censura della Rete. Come hanno indicato i senatori del Pd Vincenzo Vita e Felice Casson tra i tanti passaggi liberticidi e censori del maxiemendamento sulle intercettazioni ce n’è anche uno devastante per la rete. Infatti, per ciò che attiene alla ‘rettifica’, si equiparano i siti informatici ai giornali, dando ai blogger l’obbligo di rettifica in 48 ore. Il comma 29 dell’art. 1 prevede che la disciplina in materia di obbligo di rettifica prevista nella vecchia legge sulla stampa del 1948 si applichi anche ai “i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”! I blogger all’entrata in vigore della nuova legge anti-intercettazioni, dovranno provvedere a dar corso ad ogni richiesta di rettifica ricevuta, entro 48 ore, a pena, in caso contrario, di vedersi irrogare una sanzione fino a 12.500 euro.

Ma un blog non è un giornale, il blogger non è un redattore, spesso gli aggiornamenti sono saltuari. Si può rischiare una maximulta perché magari si è in vacanza o non si controlla la posta? Ciò significa rendere la vita impossibile a migliaia di siti e di blog, ben diversi dalle testate giornalistiche. Lo fanno dimenticando che la rete è proprio un’altra cosa. L’emendamento del PD per modificare questa norma non è stato discusso perché la fiducia taglia tutto . Ma la destra abituata a usare la tv o non lo sa, o sperando nel silenzio prova a mettere le mani dove ancora non era riuscita a farlo. Non sappiamo se questo sia l’obiettivo perseguito o solo un effetto collaterale dell’ignoranza con la quale il centrodestra continua ad affrontare le dinamiche della ret e, di sicuro faranno passare ai più la voglia di occuparsi, on line, di informazione in ambiti o materie suscettibili di urtare la sensibilità di qualcuno ed indurlo a domandare – a torto o a ragione – la rettifica. Un ottimo silenziatore alle domande legittime dei frequentatori del web.

Non finisce qui. I senatori PD vogliono presentare, d’intesa con i colleghi della Camera dei D eputati, un disegno di legge seccamente abrogativo della seconda parte della lettera a del comma 29 che recita per l’appunto: ”per i siti informatici sono pubblicate entro 48 ore dalla richiesta…”. Ci chiediamo se l’emendamento sarà sostenuto anche dai parlamentari di PDL e Lega che fanno parte dell’intergruppo web 2.0 e che nei convegni si esprimono sempre a difesa della libertà d’espressione in rete. Ora devono dimostrare alla rete che le loro non sono solo parole, da abolire a un cenno di Berlusconi. Chiediamo loro di firmare e votare l’emendamento PD al comma 29 per abolire l’obbligo di rettifica in 48 ore per siti e blog.

COSA PUOI FARE:
– firma l’appello
– metti il badge sul tuo sito, blog
– facci sapere se metti il badge inserendo il link nei commenti
-metti l’appello come status su facebook utilizzando il facebook connector

Annunci