1992-1993-1994. Una verità che terrorizza. Il bavaglio si stringe su Annozero e Report.

Per darvi l’idea dell’entità delle parole dette fra i denti oggi da Mr b sulle procure che stanno complottando, si potrebbe pensare all’onda di uno tsunami. La vedi e non capisci cos’è. Ma quando arriva, cancella tutto. Azzera tutto. Le parole di Mr b solo le parole di uno che sa che sta per abbattersi l’onda dello tsunami. Sa che arriva. E’ solo una questione di tempo.
A Milano indagano sia sul caso Mediatrade e le compravendite dei diritti tv fra le sue società occulte, sia sull’attentato di Via Palestro del 1993. L’anno della destabilizzazione. E’ possibile che la Boccassini riapra il fascicolo e riprenda il filone d’inchiesta che vedeva coinvolto Dell’Utri. Ciò è reso possibile dagli sviluppi intercorsi sull’altra sponda, a Palermo e a Caltanissetta, dove il quadro s’è fatto più chiaro fra le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza e Massimo Ciancimino e il famoso papello e lo stralcio di lettera minatoria scritta da Provenzano a Mr b e inviatagli non a mezzo posta ma a mezzo di amici (Vito Ciancimino-Dell’Utri).
Il fatto che oggi Mr b abbia attaccato le procure, quando invece dalle stesse non sembrano giungere ulteriori novità, è segno che Berlusconi è terrorizzato dalla verità che ne potrebbe emergere. Ciò non sarebbe se queste stesse verità non lo vedessero coinvolto nei fatti del 1992.
Intanto dalla RAI provengono segnali ulteriori di censura. E’ una censura non manifesta, bensì burocratica, tesa a ostacolare la realizzazione di certe trasmissioni televisive a carattere giornalistico. I casi: Annozero con Travaglio e altri redattori senza contratto; Report senza assistenza legale. Questi fatti mostrano come “Loro” abbiano messo in pratica una strategia ad ampio raggio: uso dei media di proprietà per bastonare e diffamare, per fare propaganda diretta senza alcuna vergogna (vedi il caso della telefonata a Mattino Cinque, e l’intervista riparatoria a Noemi su SkyTG24); cooptazione dei vertici RAI, nessun editto ma impoverimento dei mezzi della tv di Stato, da una parte facendo saltare il tavolo di trattative con SKY, dall’altra non mettendo sotto contratto e riducendo le tutele legali (manleva).

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    • le Procure di Milano e di Palermo “cospirano contro di noi”
    • Lui sa, per esempio, che la Procura di Milano sta chiudendo non una cospirazione, ma un’indagine giudiziaria che lo vede indagato dall’aprile del 2007 per appropriazione indebita (con conseguente evasione fiscale) insieme al presidente Mediaset Fedele Confalonieri e ad altre sette persone.
    • è uno stralcio del processo che vede imputati Berlusconi e altri dinanzi al Tribunale di Milano per le “creste” sugli acquisti di diritti televisivi e cinematografici in America da parte di una miriade di società offshore del gruppo Fininvest-Mediaset. In quel processo (congelato dal lodo Alfano in attesa che dal 6 ottobre la Consulta si pronunci sulla costituzionalità o meno del Salva-Silvio) il premier è imputato per appropriazioni indebite da 276 milioni di dollari
    • L’inchiesta-stralcio che sta per chiudersi, invece, riguarda l’accusa – come ha scritto Luigi Ferrarella sul Corriere il 25 giugno scorso – di avere “mascherato la formazione di ingenti fondi neri” dirottati dalle casse Fininvest-Mediaset su “conti esteri gestiti dai suoi fiduciari
    • Un replay della vicenda già approdata in Tribunale, solo che quella si riverbera sui bilanci del gruppo fino al 2001, mentre questa si spinge anche negli anni successivi per via dell’ammortamento pluriennale dei diritti tv
    • L’inchiesta-stralcio prende nome da Mediatrade, cioè dalla società berlusconiana che dal 1999 è subentrata alla maltese Ims per l’acquisto dei diritti tv, e riguarda una serie di conti esteri dai nomi variopinti (“Trattino”, “Teleologico”, “Litoraneo”, “Sorsio”, “Pache” e “Clock”)
    • Il Cavaliere sa bene che, scaduti in estate i termini per indagare, la Procura sta per depositare alle difese “l’avviso di conclusione delle indagini e deposito degli atti”: una mossa che, in mancanza di una richiesta di archiviazione, prelude alla richieste di rinvio a giudizio che lo trasformeranno da indagato a imputato.
    • Poi c’è Palermo. Qui il presidente del Consiglio ha voluto essere più preciso: “E’ una follia che ci siano frammenti di Procura che da Palermo a Milano guardano ancora a fatti del ’92, del ’93, del ’94”
    • In realtà non c’è niente di folle a indagare sulle stragi politico-mafiose che hanno insanguinato l’Italia fra il 1992 e il 1993. L’unica follia è che, a 17 anni dalle bombe di Palermo, Milano, Roma e Firenze, non se ne siano ancora smascherati e ingabbiati i mandanti occulti, nonché gli autori e gli ispiratori delle trattative fra pezzi dello Stato e Cosa Nostra
    • le indagini paiono a buon punto, grazie alle rivelazioni di persone molto informate sui fatti, come il mafioso pentito Gaspare Spatuzza (dinanzi alle procure di Caltanissetta, Firenze, Milano e Palermo) e il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Massimo Ciancimino
    • su Libero, Gianluigi Nuzzi parlava di importanti acquisizioni da parte di Ilda Boccassini, che indaga sulla strage di via Palestro del 27 luglio 1993, e della possibile riapertura del filone investigativo che aveva portato all’iscrizione di Marcello Dell’Utri (ma anche di Silvio Berlusconi) per concorso in strage
    • riparte per il rush finale davanti alla Corte d’appello di Palermo il processo di secondo grado a carico di Dell’Utri
    • la Corte dovrà decidere se ammettere nel fascicolo processuale la lettera che – secondo Ciancimino jr. – Provenzano inviò a Berlusconi tramite Vito Ciancimino e Dell’Utri nei primi mesi del 1994, in cui prometteva appoggi politici in cambio della disponibilità di una rete televisiva
    • Una possibile prova regina del ruolo di cerniera fra Cosa Nostra e Berlusconi svolto per decenni da Dell’Utr
    • Nulla di segreto: tutto noto e stranoto, almeno nelle segrete stanze (giornali e telegiornali non si occupano di certe quisquilie). Noto, soprattutto, al Cavaliere. Il quale ha deciso di giocare d’anticipo. Così quando gli atti di Mediatrade saranno depositati a Milano e quelli di Palermo saranno acquisiti al processo Dell’Utri, lui potrà dire: ve l’avevo detto che stavano cospirando. Quella di oggi è un’esternazione preventiva. A orologeria
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    • Aria sempre più tesa su due dei programmi di punta di Rai 2 e Rai 3. Da una parte Michele Santoro denuncia i ritardi che stanno mettendo a rischio Annozero, dall’altra il direttore di Rai 3 Paolo Ruffini, si schiera per sollecitare l’assistenza legale ai giornalisti di Report.
    • “E’ un programma che si base su una squadra di freelance. A questi giornalisti la Rai ha garantito copertura legale negli anni passati. Ora l’azienda vuole rivedere la clausola, nonostante il parere contrario della rete. Report è un patrimonio e quindi è utile alla Rai”, dice Ruffini.
    • A due settimane dalla partenza di AnnoZero, nessuno dei contratti dei collaboratori del programma è stato ancora firmato. Compreso quello di Marco Travaglio, uno dei nomi di punta del programma di Rai 2
    • Per questo Michele Santoro, che conduce la trasmissione, ha scritto una lettera al direttore generale della Rai, Mauro Masi e al direttore di Raidue, Massimo Liofredi. Santoro ricorda come gli spot non siano ancora partiti e sottolinea che “non intende rinunciare a quanto le sentenze stabiliscono”. Un chiaro riferimento alla sentenza con cui Santoro è stato reintegrato alla Rai.
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    • la lettera che Michele Santoro oggi ha inviato al direttore generale della Rai Mauro Masi, al direttore di Raidue Massimo Liofredi e ai copnsiglieri di amministrazione
    • a due settimane dalla partenza di Annozero nessuno dei contratti dei miei collaboratori è stato ancora firmato. Allo stesso modo, con grave pregiudizio del lavoro preparatorio del programma,  non sono stati resi operativi gli accordi con operatori e tecnici che sono essenziali per le riprese esterne e le inchieste
    • non sono stati diffusi gli spot che annunciano la data di inizio di Annozero
    • una simile situazione non si era mai verificata da quando lavoro in televisione, né  era mai accaduto che obiezioni e perplessità in materia editoriale si presentassero sotto forma di impedimenti burocratici
    • Mi risulta che anche altri programmi di punta del servizio pubblico, in particolare di Raitre, abbiano gli stessi problemi e si trovino a dover superare ostacoli pretestuosi per la messa in onda. Si tratta di pezzi pregiati che offrono al pubblico importanti motivazioni per continuare a pagare il canone e contemporaneamente risultano tra i più appetibili per la pubblicità in un momento assai difficile del mercato.
    • siamo una delle pochissime trasmissioni della Rai ( credo si contino su una sola mano) che con le entrate degli spot  supera abbondantemente i costi del programma.
    • un’eventuale soppressione del programma aprirebbe un buco difficilmente colmabile nella programmazione, arrecando un danno ai bilanci della Rai valutabile in decine di milioni di euro.
    • giornali e agenzie vicini al Presidente del Consiglio continuano a diffondere notizie su vostre intenzioni che a me non risultano ma che voi non provvedete a smentire, sono costretto a ricordare, a voi prima di tutto ma anche al Presidente della Rai e ai Consiglieri di amministrazione, che io sono in onda non per le decisioni di un partito ma per una sentenza della magistratura interamente confermata in appello
    • Perciò pende un procedimento presso la Corte dei Conti che vorrebbe attribuire a responsabilità individuali i costi che la Rai ha dovuto accollarsi per le condanne subite.
    • io non intendo rinunciare a quanto le sentenze stabiliscono; e, nell’interesse dell’Azienda, mi aspetto che si recuperi il tempo perduto siglando tutti i contratti (e tra essi quello di Marco Travaglio), da noi predisposti più di due mesi fa, prima che Annozero fosse presentato a Milano agli investitori pubblicitari come un punto di forza del palinsesto autunnale

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