Banda larga: diritto di internet e diritto di blog.

Nel nostro paese la democrazia è sempre a rischio. Figurarsi la webcrazia. Il digital divide è una zavorra che frena lo sviluppo: prima che economico, culturale. E persino il governo se ne è accorto, anche se i vari Scajola e Brunetta pensano forse più ai risvolti in termini di PIL piuttosto che in termini di diffusione della conoscenza e dell’informazione. Essi paiono muoversi in controtendenza rispetto alla linea fin qui seguita dal governo, ovvero quella linea politica rappresentata dai vari disegni di legge presentati in aula alla Camera o al Senato, volti alla equiparazione del blogger al giornalista e alla sua sottoposizione alla legge sulla stampa, facendo ricadere su di esso l’obbligo di rettifica e esponendolo al rischio di chiusura per querela (o lite temeraria).

E’ chiaro che il passaggio alla Banda Larga da solo non basta. Poiché il web non ha sole implicazioni tecniche o tecnologiche. Basti pensare alla questione del diritto d’autore. Alla recente proposta di Rupert Murdoch di far pagare le notizie in rete.

Il ruolo dell’utente internet non è – e non può essere – quello del solo fruitore di prodotti editoriali. Il netizen è partecipe. Scrive, si relaziona, pubblica notizie, commenta le notizie (come si fa su questo blog, per esempio), pubblica video e foto, crea contenuti, è autore e consumatore insieme. E’ il web 2.0. Il netizen è il cittadino che esce dalla sola dimensione economica ed è multiplo poichè si relaziona su piani molteplici. In questo si prefigurano tutta una serie di nuovi diritti, che vanno dalla possibilità dell’accesso alla rete, al riconoscimento della libertà di espressione (che comprende anche la ricombinazione di contenuti prodotti da altri, puché se ne specifichi l’origine). Il vecchio mondo diviso fra autore – editore – pubblico si smonta e si ricompone in forme molteplici che ribaltano e rielaborano i ruoli.

Per questa ragione si rende necessaria una riforma del diritto d’autore che vada nel senso di una molteplicità delle forme, non solo quindi proprietà esclusiva dell’opera, ma anche condivisione e compartecipazione. E una riaffermazione del principio costituzionale della libertà d’espressione s’impone, disinnescando i disegni di legge di questo governo che procedono in senso opposto, magari adoperandosi per una bozza di legge che penalizzi il caso della lite temeraria quando questa sia tesa a limitare l’articolo 21 della costituzione (elemento mancante anche per quanto concerne la disciplina sulla stampa).

Per una webcrazia compiuta, si privilegino non gli interessi degli operatori telefonici, ma quelli dell’individuo.

BANDA LARGA: ZINGARETTI, “CON BRUNETTA ANCHE TANTI AMMINISTRATORI LOCALI”

“Nell’interesse del Paese, Brunetta sappia che sull’ impegno per investire sulla banda larga troverà accanto decine e decine di amministratori pubblici. Per avere più forza, mettiamo a disposizione del Ministro anche le numerose adesioni all’appello che ho lanciato per il riconoscimento dell’accesso ad internet in banda larga come servizio universale sul modello della legge che è stata approvata la scorsa settimana in Finlandia. Queste adesioni confermano che su questo tema c’è un grande interesse e una larga condivisione . Internet rappresenta ormai uno strumento essenziale di comunicazione, sapere, socialità, lavoro, fruizione di servizi di base che ogni cittadino ha il diritto di poter usare”.

È quanto dichiara in una nota il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.

All’appello, lanciato sul sito della Provincia di Roma (www.provincia.roma.it), hanno aderito, tra gli altri, mandando una e-mail all’indirizzo bandalarga provincia.roma.it, diversi rappresentanti degli enti locali. Tra questi il presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, il presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, il presidente della Provincia di Parma, Vincenzo Bernazzoli, il presidente della Provincia di Rieti, Fabio Melilli, il presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane, il presidente della Provincia di Viterbo, Alessandro Mazzoli, il presidente della Provincia di Pesaro-Urbino, Matteo Ricci, il presidente della Provincia di Potenza, Piero Lacorazza, il presidente della Provincia di Ferrara, Marcella Zappaterra, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, il sindaco di Carpi, Enrico Campedelli, il sindaco di Piacenza, Roberto Reggi, il sindaco di Cesena, Paolo Lucchi, il sindaco di Imola, Daniele Manca, il sindaco di Cinisello Balsamo, Daniela Gasparini il sindaco di Maranello, Lucia Bursi, il sindaco di Casalecchio, Simone Gamberoni e il sindaco di Vignola, Daria Denti.

  • Scajola: “Il governo finanzierà la banda larga entro la fine dell’anno” – LASTAMPA.it
    • Il Governo approverà e finanzierà la banda larga prima della fine dell’anno.
    • Lo sviluppo della rete della banda larga è «fondamentale» e «troppe parti del paese sono scoperte», ha sottolineato Scajola a Sky Tg 24
    • «Nella Legge Sviluppo che ho presentato in Parlamento ancora prima della crisi ed è stata approvata negli ultimi giorni del luglio scorso è previsto lo stanziamento di 800 milioni per la banda larga. È importante come misura anti-ciclica perché essendo la sua realizzazione formata da tanti micro cantieri, più di 30 mila, potrebbe dare lavoro in tempi brevissimi a 50/60 mila persone» ha proseguito Scajola.
    • Senza banda larga non c`è futuro, è come se nel 1960 non avessimo fatto l`Autostrada del Sole. È fondamentale per far parlare tra di loro le imprese, i giovani, il nuovo mercato che si svolge attraverso un Internet veloce. Troppe parti del nostro paese sono ancora scoperte. Noi riteniamo che sia un investimento prioritario da portare avanti al pari delle infrastrutture materiali, strade, ferrovie e altro»

NNOVAZIONE, NICOLA ZINGARETTI: “GRAVE ERRORE GOVERNO SU BANDA LARGA”

“Mi preoccupa molto la decisione del Governo di cancellare gli investimenti previsti per portare la banda larga su tutto il territorio nazionale e di rimandare questa importante scelta quando l’Italia sarà uscita dalla crisi economica. Si tratta di un errore, perché non coglie le occasioni che vengono dall’innovazione e mette in secondo piano un investimento strategico per il nostro paese, che darebbe impulso a tutta l’economia servirebbe proprio a uscire dalla crisi. L’Italia, anziché rinunciare a questo importante servizio, dovrebbe, come hanno la Finlandia e altri paesi europei, dichiarare la banda larga ‘servizio universale’, ossia diritto per ciascuno cittadino”.

E’ quanto dichiara in una nota il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.

“Quella contro il divario digitale – aggiunge Zingaretti – è una lotta democratica: un impegno necessario perché una parte della popolazione rischia di essere esclusa dall’uso delle tecnologie. Si tratta di una scelta che guarda al futuro e che cambia concretamente la qualità della vita delle persone, rende più efficiente il lavoro e stimola la competitività tra le aziende. Per questo La Provincia di Roma sta investendo 2 milioni 450 mila euro in un programma per la creazione, entro la fine del 2010, di 500 aree pubbliche raggiunte dalla connessione a internet Wi-Fi. Si tratta del più imponente progetto in Italia per la diffusione di internet gratis senza fili, per numero di abitanti coinvolti (circa 4 milioni di persone), superficie del territorio (5 mila Kmq) e Comuni interessati (121). Per capire quanto è diffusa la banda larga – continua Zingaretti – la Provincia di Roma ha lanciato inoltre il sito http://www.zerodigitaldivide.it per costruire, insieme ai cittadini, una mappa pubblica del divario digitale nel territorio. Starà agli utenti misurare la qualità della propria connessione alla rete e inviare rilievi e segnalazioni. Si tratta del primo esperimento di questo tipo in Italia, un passo fondamentale per arrivare a tessere un quadro complessivo della copertura di Rete nel territorio ed evidenziare le aree e le situazioni in cui è più urgente intervenire”.

Finanziaria, in Senato si alza la fronda finiana.

Scricchiolii. Deboli prima, più o meno forti dopo. Le liti nel consiglio dei Ministri fra Tremonti e Brunetta, o Prestigiacomo e Tremonti, o Tremonti da solo. Berlusconi riflesso su sé stesso. Un’ombra. Il pensiero rivolto agli affari privati, di famiglia e di azienda, i 750 milioni di euro solo in sospensiva, certi grattacapi che giungono dalla Svizzera e quella faccenda dello scudo fiscale (ne riparleremo), il disegno di legge sul cosiddetto "processo breve" che non piace a Fini, pronto a farlo saltare, e ora anche la Finanziaria.
Oggi è stata votata in Senato, ma non senza dilemmi. Tremonti è riuscito a farla scorrere fra i banchi di Palazzo Madama quasi indenne, eppure c’è del malumore. La Banca del Sud è andata a gambe per aria, almeno per adesso, ci si è messa di mezzo pure l’opposizione con questa insistenza sui regolamenti, che l’emendamento che la introduceva non era stato discusso in commissione, quindi era inammissibile, insieme a una norma sui tartufi. Ma guarda. Schifani, a quanto si dice, c’è rimasto male, anche quelli del MpA, il partitino di Lombardo, il governatore della Sicilia. Chissà se torneranno a parlare di Lega del Sud, lui e Micciché. La Prestigiacomo si lamenta della mancanza di fondi per i suoi provvedimenti. La Gelmini, invece, dovrà nuovamente avere a che fare con l’ira dei ricercatori, i cui fondi – datati 2007 – per assunzioni a tempo indeterminato, saranno ancora bloccati, salvo diversa decisione alla Camera.
Ecco allora il momento per dare un segnale di insofferenza: viene votato il pacchetto Baldassarri, quaranta fra finiani e altri fanno astensione, il governo non va sotto per un pelo. Gasparri tradisce il suo ruolo di capogruppo astenendosi pure lui. Un tentativo di calvalcare la fronda, secondo alcuni. In ogni modo, la sua adesione in exstremis, rappresenta forse il punto di maggior criticità del giorno.

    • Stop alla Banca del Sud, niente fondi per i ricercatori universitari, niente calo dell’Irap e cedolare secca sugli affitti: il governo non cede di fronte al pressing della maggioranza, soprattutto del Pdl, e in Finanziaria trovano posto solo una manciata di novità, tra cui 100 milioni per la sicurezza ma anche alcune micro-norme.

    • La manovra ’light’ del super ministro Giulio Tremonti incassa dunque il voto del Senato con 149 sì, 122 no e 3 astensioni dell’Mpa, ma lascia molto malumore tra i banchi di Palazzo Madama.

    • Il segnale inequivocabile del malumore arriva durante la votazione del ’pacchetto Baldassarrì (la manovra aggiuntiva messa a punto dal presidente della commissione Finanze del Senato da 40 miliardi di euro), quando il governo evita di essere battuto per un soffio con una ventina di senatori che scelgono l’astensione in segno di protesta

    • «Abbiamo avuto la conferma – dice in Aula il numero uno del Pd al Senato Anna Finocchiaro – che su questioni decisive e di indirizzo della politica economica la maggioranza è spaccata»

    • «esiste un ’partito alternativo riguardo alla linea di politica economica del ministro Tremonti»

    • una pattuglia di ex senatori di An e che oggi avrebbero appunto scelto l’astensione per inviare un «segnale politico», come spiegano nei corridoi, non nascondendo irritazione per la scelta dei vertici del gruppo del Pdl (Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello) di aggiungersi in extremis in modo, sottolineano sempre le medesime fonti, da mettere il cappello sulla protesta

    • anche il presidente del Senato Renato Schifani non nasconde un pò di amarezza per dover alla fine decretare lo stop alla Banca del Sud, che insieme a un mini-emendamento sui tartufi, incappa nella rete dell’ inammissibilità

    • Un no che viene sollecitato dalle opposizioni e imposto dal regolamento che prevede che in Aula si possano affrontare solo le questioni già discusse durante i lavori in commissione

    • L’unico escamatoge per incassare la norma sul Mezzogiorno, d’altro canto, era svanito ore prima, quando la maggioranza aveva capito che Tremonti non avrebbe mai concesso la cedolare secca sugli affitti, voluta fortemente anche dai partiti della minoranza, impedendo così un accordo bipartisan

    • sorte analoga dovrebbero subire anche i fondi per i ricercatori universitari (il cui stanziamento era stato chiesto da un emendamento del Pdl, poi fatto proprio dal Pd) che, rimasti fuori dalla Finanziaria, potrebbero rientrare nella riforma dell’Università

    • Ottanta milioni destinati all’assunzione a tempo indeterminato di 4200 ricercatori universitari finiti nel nulla

    • Il rischio che la somma, stanziata dalla Finanziaria 2007 ma ‘vincolata’ a un successivo provvedimento, svanisse nel nulla si è concretizzato quando l’emendamento presentato nell’Aula del Senato (e a suo tempo bocciato in commissione Bilancio a Palazzo Madama), (che ha appena approvato il provvedimento in via definitiva), è diventato un semplice ‘ordine del giorno’.

    • "Siamo di fronte alla ormai quasi certa perdita di fondi per le assunzioni dei ricercatori – denuncia il coordinatore dell’Osservatorio, Rino Falcone, del Cnr

    • "L’emendamento presentato dal presidente della commissione Cultura Antonio Possa (Pdl) – spiega Antonio Rusconi, presidente dei senatori Pd all’interno della commissione – era frutto di un’iniziativa comune. Quando si è andati a votare, il presidente Possa è stato costretto a togliere la firma, mentre il secondo firmatario Sciutti, capogruppo Pdl in commissione Cultura, ha chiesto che l’emendamento venisse trasformato in ordine del giorno.

    • Manuela Ghizzoni, capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, che già alcune settimane fa ha presentato un’interrogazione al governo, chiedendo quando e come s’intende sbloccare gli 80 milioni stanziati tre anni fa

    • "Se non si procederà con le nuove assunzioni, si salterà ancora una generazione – denuncia Daniele Archibuti, ricercatore del Cnr e professore alla Sapienza di Roma e all’Università di Londra – Quella dei quarantenni è già tutta all’estero. Anche a quella dei trentenni non rimarrà che partire.

    • Non c’era bisogno che parlasse, infatti non ha parlato. Ma l’immagine che Berlusconi ha offerto ieri in Consiglio dei ministri — lo sguardo spento, il volto sofferente, un senso di estraniamento durante tutta la riunione — rendeva l’idea del distacco del premier.

    • apriva gli occhi solo quando i ministri riempivano la stanza con urla e parole grosse

    • Le mani sul viso o tra i capelli, solo in un’occasione ha dato voce al proprio fastidio: «Dài, rinviamo. Se c’è un problema si risolve la prossima volta».

    • nell’esecutivo tutti pensavano si trattasse di sgravi per le imprese, del taglio degli acconti sull’Ires e soprattutto sull’Irap, balzello che Berlusconi un mese fa aveva anticipato di voler abolire. Tutto sembrava pronto, il comunicato del governo di martedì aveva preannunciato la decisione. E alcuni ministri ieri giuravano di aver letto bene il provvedimento presentato alla riunione. Invece il taglio ha riguardato l’Ire, la vecchia Irpef.

    • cos’è stato votato in Consiglio? Non è chiaro se si sia trattato solo di un «misunderstandig»

    • dopo il Consiglio sono passate ore prima della nota ufficiale alla stampa

    • in quel lasso di tempo si è svolto un incontro riservato tra Berlusconi, Letta e Tremonti

    • E lì che al decreto sarebbe stata data una «registrata», e si sarebbe deciso di tagliare l’imposta sui redditi «per una ragione di giustizia e di equità sociale»

    • le pressioni dei sindacati, «perché Cisl e Uil sono pronte allo sciopero generale se concedessimo sconti fiscali solo alle imprese. Invece con l’Ire ne beneficiano tutti»

    • tutti gli altri ministri avevano inteso diversamente

    • Ma non è una novità che in Consiglio si parlino lingue diverse, e che per capirsi si ricorra a gesti e parolacce. Come è successo ieri tra Tremonti e Brunetta, che presentava un altro pezzo della riforma sulla Pubblica amministrazione

    • Il «professor Giulio» non ha esitato a bocciare il «professor Renato»: «Non si fa la semplificazione con una nuova regolamentazione », ha iniziato a ripetere dando sulla voce del collega

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Il volto duro della legge: Brunetta.

Che la sinistra abbia fatto scarsa opposizione, quello lo sanno tutti. Ma che addirittura esista una elité “di merda”…

Dovrebbe dire, lo sceriffo Brunetta, che l’uso del termine elité è sbagliato per la sinistra. Dovrebbe correggere e sostituire elité con “avanguardia”. L’elité è solo quella borghese. Mentre storicamente a sinistra si parla di avanguardie, vale a dire di gruppi dirigenti che si autoassegnano la capacità di determinare l’indirizzo politico a prescindere da ciò che pensa la “base”, il popolo, il quale non è sufficientemente maturo politicamente parlando per poter partecipare alla sua definizione. Storicamente la sinistra dirigista, di vaga ispirazione leninista, si è sempre opposta nelle fasi di governo, alla componente movimentista, a cui invece fa abbodantemente ricorso nella fase di conquista del potere. Il movimentismo ha invece sempre avuto una grande pecca: l’incapacità di governare.

Ecco quindi che l’analisi di Mr. Brunetta è fondamentalmente sbagliata, in quanto storicamente senza senso. Poi ancora, il maggior partito dell’ala sinistra-centro, il PD, oggi, si è dotato di un meccanismo di “circolazione delle elité” (qui il termine elité è storicamente fondato poiché riferisce alla teoria di Pareto – per approfondire il tema, voce Elitismo su wikipedia), che nella pur riconosciuta farraginosità, consente a nuovi soggetti di entrare nel partito e di poterne decidere l’orientamento. Il fatto assolutamente nuovo, e che deve essere salvaguardato, è la ricerca dell’approvazione “dal basso”, che disegna un percorso di conferimento dell’autorità che promana dal cosiddetto demos, dal popolo.

  • Marino (Pd): «Gli insulti coprono il vuoto di governo» – Il Mattino, TERESA BARTOLI
    Ignazio Marino, medico, senatore e terzo incomodo nella corsa alla segreteria del Pd, che contende a Dario Franceschini e Pierluigi Bersani, è «sbigottito» e spera che «almeno questa volta Brunetta non sia tradotto sui giornali internazionali». Ma è anche convinto che «urla e insulti coprano il vuoto delle politiche di governo».
    Il ministro vi manda a «morire ammazzati». «È preoccupante per la nostra democrazia che il ministro Brunetta, che nel suo ruolo non dovrebbe permettersi un linguaggio così colorito, pensi che i medici sono macellai, gli impiegati fannulloni, i registi parassiti, i ricercatori capitani di ventura e che i dirigenti della sinistra vadano ammazzati».
    Come si spiega un attacco del genere? «Tante urla coprono un vuoto di proposte. Oggi ci sono 8 milioni di persone ridotte in povertà assoluta, 2 milioni e nove in condizioni di grave indigenza, 152 mila persone nella scuola senza posto di lavoro, 4 milioni di precari a rischio, e una cassa integrazione in grado di proteggere solo il 20 per cento dei lavoratori. Questi sono i problemi della gente e un governo responsabile si deve occupare di questo, non urlare annunci o insulti. Quale è il piano dell’esecutivo per questa emergenza figlia della crisi economica? La verità è che urlano per conquistare i titoli dei giornali e coprire quel vuoto parlando d’altro».
    Veramente Brunetta vi dipinge prigionieri di élite economiche e dell’informazione che tentano il colpo di stato… «Non so proprio che dire, sono sbigottito. Spero che queste affermazioni, a differenza delle precedenti, non vengano tradotte dai giornali internazionali per non aumentare il discredito sul nostro governo che, come italiano, mi umilia molto. Sarà per il mio “conflitto d’interessi”, ma mi ha colpito ancor di più il suo attacco a medici e ricercatori. Si rende conto che è finito su Nature, la più grande rivista scientifica del pianeta? Con una risonanza enorme in quel mondo che si sta ancora chiedendo che razza di governo abbiamo».
    Però il ministro distingue tra una sinistra «per bene» ed una «per male». «Se le categorie del bene e del male sono quelle cui faccio riferimento io, Brunetta dovrebbe preoccuparsi di tutti i condannati in forma definitiva che siedono in parlamento nel centrodestra. Mi sembra un fatto più grave».
    Ha detto anche che nessuno dei candidati alla segreteria del Pd lo entusiasma. «Noi rispettiamo un processo democratico che ci porterà a scegliere un leader con un meccanismo trasparente. Mi sembra che lo stesso meccanismo di democrazia interna non esista nel partito in cui milita Brunetta. Lì fa premio la fedeltà alla legge del capo. E quando questa non viene rispettata, come è successo nel caso di Gianfranco Fini che ha solo espresso le sue idee, si tenta il linciaggio mediatico».
  • C’è una sinistra che non si è fatta vedere quando il governo stava gestendo (sic) la crisi. C’è una sinistra “per male”. C’è una sinistra con una “élite di merda”. C’è una “povera sinistra che si fa usare”. Come non essere d’accordo con il sinistro Brunetta? E’ tutto vero quello che dice. E’ infatti grazie a questa sinistra di merda che si fa usare che lo psiconano è al governo e Brunetta ministro. Perché allora volere che “vada a morire ammazzata”? Un morto non si può uccidere due volte.

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    • «Che vada a morire ammazzata». Così il ministro della Repubblica Renato Brunetta, Funzione pubblica, dal convegno del Pdl a Cortina d’Ampezzo va all’assalto della «sinistra per male», «elitaria e parassitaria», accusandola di preparare un colpo di Stato, ennesima versione del «piano eversivo»
    • c’è «la sinistra per bene» (quale sia non si sa), invitata a liberarsi «da questa élite di merda», e a recuperare «gli ideali di una volta»
    • «tornate alla politica, compagni di sinistra, senza farvi fare la politica dai giornali»
    • «liberatevi da questo abbraccio mortale»
    • Il problema è che Brunetta non trova un interlocutore alla sua altezza: «Mentre gestivamo la crisi non abbiamo visto l’opposizione – si lamenta infatti – e questo per la democrazia è un problema. Abbiamo visto le élite, o sedicenti tali, impegnate a buttare giù il governo. Sono sempre le solite: quelle delle rendite editoriali, finanziarie, burocratiche, cinematografiche e culturali, che hanno combattuto il governo reo di aver cominciato a colpire le case matte della rendita»
    • Il ministro è cupo, ringhioso e, mentre traccia il suo fosco scenario, si fa trascendentale: «La nostra – avvisa l’umanità – sarà una missione straordinaria contro la cattiva rendita, contro i parassiti dovunque essi siano

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